Alfred Dreyfus

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Foto di Alfred Dreyfus

Alfred Dreyfus (Mulhouse, 9 ottobre 1859Parigi, 12 luglio 1935) è stato un militare francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Capitano dello Stato Maggiore, ebreo, il 22 dicembre 1894 fu condannato da un tribunale militare con l'accusa, poi rivelatasi falsa, di alto tradimento.

La degradazione di Dreyfus, all'École militaire di Parigi.

Nel 1871 la Francia era reduce dalla sconfitta subita nell guerra Franco-Prussiana, ed i rapporti interni erano ancora tesi. Nonostante il processo si basasse su documenti palesemente falsi, Dreyfus fu condannato quale estensore di una lettera indirizzata a un ufficiale tedesco in cui venivano rivelate importanti informazioni militari francesi. Nonostante l'esplodere del caso, Dreyfus non fu interamente riabilitato prima del luglio 1906, grazie a un verdetto della Corte di Cassazione.

A causa di un indebolimento fisico causato dalla prigionia, venne congedato dall'esercito nell'ottobre 1907 e posto nella riserva. Ritornò nell'esercito allo scoppio della Grande Guerra col grado di maggiore dell'artiglieria, perlopiù nelle retrovie ma partecipando anche a combattimenti a Verdun ed al Chemin des Dames, raggiungendo il grado di tenente colonnello. Nel novembre 1918 acquisì il grado di ufficiale della Legion d'onore.

Morì a Parigi e fu sepolto nel Cimitero di Montparnasse. L'iscrizione sulla sua tomba (Qui giace il tenente colonnello Alfred Dreyfus, ufficiale della Legion d'onore) è in francese ed in ebraico.

Il caso Dreyfus[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Affare Dreyfus.

Durante la prigionia di Dreyfus sull'Isola del Diavolo, nella Guiana Francese, in Francia il caso giudiziario divenne motivo di divisione nel Paese; l'opinione pubblica si divise in due schieramenti: i dreyfusards e gli antidreyfusards. I primi, intellettuali, politici e tutti coloro che consideravano l'affaire un eclatante caso di antisemitismo, di razzismo e di nazionalismo cieco; i secondi erano, al contrario, nazionalisti, antisemiti e militari.

Un ruolo importante nella formazione dell'opinione pubblica fu svolto dalla stampa: in particolare dal giornale L'Aurore, che pubblicò un articolo dello scrittore Émile Zola; si trattava di una lettera aperta al presidente della Repubblica francese Félix Faure, suggestivamente intitolata J'accuse: una denuncia dell'arbitrio giudiziario e della manipolazione dell'informazione.

Anche in Italia il caso ebbe molto seguito, anche per il possibile coinvolgimento dell'addetto militare italiano presso l'ambasciata in Francia, Alessandro Panizzardi, circostanza che avrebbe rischiato di compromettere i tentativi di miglioramento dei rapporti tra Italia e Francia dopo la guerra doganale e l'adesione italiana alla Triplice alleanza. Inoltre, il caso Dreyfus fu con passione seguito dal segretario di legazione dell'ambasciata italiana a Parigi, Raniero Paolucci di Calboli, che, convinto dell'innocenza di Dreyfus, raccolse una vasta quantità di materiale, costituendo un fondo considerato "unico nel suo genere"[1], oggi conservato presso la Biblioteca civica di Forlì.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

L'Imperatrice Eugenia (consorte del defunto Napoleone III) era una "pro-Dreyfus". Lo difese infatti dallo storico Gustave Schlumberger, il quale era convinto della colpevolezza di Dreyfus ed interrompeva chiunque parlasse a favore dell'ufficiale ebreo: tuttavia egli ascoltò, senza interrompere, il discorso che l'Imperatrice tenne a favore dell'ufficiale all'Hotel Continental, a Parigi.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Ufficiale dell'Ordine della Legion d'onore - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine della Legion d'onore
Croix de Guerre 1914-1918 - nastrino per uniforme ordinaria Croix de Guerre 1914-1918

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comune di Forlì - Comune di Roma, Dreyfus. L'affaire e la Parigi fin de siècle nelle carte di un diplomatico italiano, Edizioni Lavoro, Roma 199, p. 74.

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