Superga

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Superga
Basilica di Superga, veduta notturna.
Basilica di Superga, veduta notturna.
Stato Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Provincia Torino Torino
Città Torino-Stemma.svg Torino
Circoscrizione Torino VII Circoscrizione
Quartiere Superga
Superga
Stato Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Provincia Torino Torino
Altezza 672 m s.l.m.
Catena Colline del Po
Coordinate 45°04′51″N 7°46′03″E / 45.080833°N 7.7675°E45.080833; 7.7675Coordinate: 45°04′51″N 7°46′03″E / 45.080833°N 7.7675°E45.080833; 7.7675
Altri nomi e significati Bric di Superga
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Superga

Superga (Soperga in piemontese) è uno dei colli più alti (672 m s.l.m.) di Torino, che sorge ad est del capoluogo piemontese, sul quale è edificata l'omonima basilica. Fa parte delle colline del Po.

Quando Jean-Jacques Rousseau venne per la prima volta a Superga guardando il panorama sottostante esclamò pieno di entusiasmo: «Io ho dinnanzi il più bello spettacolo che possa colpire l'occhio umano». Già Edmondo De Amicis scriveva: «Il panorama del colle di Superga è più grande e più bello della sua fama», ed anche papa Pio XII lo definì «il più bel panorama d'Europa».[1][2]

La Basilica di Superga[modifica | modifica sorgente]

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la basilica di Superga
Panorama notturno di Torino dal colle di Superga.

La Basilica di Superga è stata edificata per soddisfare un voto che Vittorio Amedeo II fece davanti alla statua della Madonna delle Grazie in un momento difficile per il regno sabaudo. Nel 1706 Torino era assediata dalle truppe francesi. Luigi XIV, nella sua grande ambizione, mirava a trasformare il Piemonte in una provincia francese, ma trovò una ferrea resistenza da parte del duca Vittorio Amedeo II. La storia narra che il 2 settembre del 1706 il Duca, con il Principe Eugenio, salì sul colle di Superga per esaminare, da quell'altura, il campo di battaglia. Successivamente entrarono nella chiesetta che fungeva da parrocchia per pochi fedeli di Superga. Davanti alla statua della Madonna il Duca fece un voto: avesse ottenuto la vittoria sui Francesi, avrebbe fatto innalzare in quel luogo una grande chiesa in suo onore. Scesi dal colle i due principi misero in esecuzione il loro piano di battaglia. La mattina del 7 settembre alle ore 10 iniziarono i combattimenti. Lo scontro fu terribile e massacrante, ma l'esercito piemontese ebbe la meglio e quello francese fu definitivamente sconfitto. Torino era libera, il Piemonte manteneva la sua libertà. Il duca Vittorio Amedeo II di Savoia, assunta la corona di Sicilia e poi di Sardegna, nel 1717 poneva la prima pietra del glorioso Tempio votivo in onore della «Madre del Salvatore - Salvatrice di Torino». Era stato necessario abbassare il colle di quaranta metri, dopo avere demolito la chiesa preesistente, ceduta al Sovrano dal Comune di Torino. Il progetto della Basilica e del palazzo venne affidato all'architetto messinese abate Filippo Juvarra, che ne fece un capolavoro. Il tempio fu ultimato e aperto al pubblico, dopo un lavoro di quattordici anni, il 1º novembre 1731.

Gli avvenimenti del 1706[modifica | modifica sorgente]

L'assedio di Torino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Torino.

Nella primavera dell'anno 1706 Luigi XIV, con un forte esercito, occupa Nizza e le terre della Savoia con la ferma intenzione di scendere in Piemonte. I piemontesi, nel frattempo, si preparano allo scontro: in città furono accumulate milioni di fascine ed una grande quantità di tronchi d'albero, per formare delle barricate difensive. I boschi intorno a Torino furono tagliati per impedire che si formassero dei rifugi utili al nemico, mentre il selciato delle strade della città fu divelto per evitare il pericolo delle schegge provocate dalle cannonate. E fu ammassata una grande quantità di viveri sufficiente ai soldati e alla popolazione per almeno quattro mesi. Il 12 maggio di quello stesso anno (1706) l'esercito francese, forte di 78 battaglioni e di 8 squadroni complessivamente composto di 60.000 soldati, pose l'assedio alla città di Torino, accampandosi nel triangolo formato da Venaria, Lucento e Regio Parco. L'esercito piemontese contava, sino a quel momento, soltanto 6.600 unità più 5.000 uomini appartenenti alla milizia urbana. Il divario era enorme, la differenza di potenziale umano e di mezzi bellici era tale da rendere la situazione dei piemontesi disperata. Eppure bisognava resistere; era in palio la sopravvivenza di Torino e l'autonomia del Piemonte. Tutto dipendeva dalla capacità di tenuta dei piemontesi, dall'eroismo dei soldati, dal coraggio della popolazione e dall'aiuto promesso dall'Austria con l'invio di un esercito forte di 28.000 soldati sotto il comando del Principe Eugenio di Savoia-Carignano. Per quattro mesi Torino fu bombardata: sulla città piombavano fino ad oltre 8.000 cannonate al giorno. Fu durante questi quattro mesi di assedio che si verificarono fatti di grande eroismo da parte della popolazione e dei soldati. Il 28 agosto 1706 avveniva l'incontro del Principe Eugenio con l'allora duca Vittorio Amedeo II di Savoia (poi Re di Sicilia dal 1713 e primo Re di Sardegna dal 1720). I due condottieri salirono sul colle di Superga per esaminare meglio, da quell'altura, il campo di battaglia. Constatarono che lo schieramento nemico presentava punti deboli nella zona tra la Dora Riparia e la Stura. Giunsero alla conclusione che solo convogliando gli attacchi in quella zona ci potesse essere una possibilità di successo.

Il voto alla Madonna[modifica | modifica sorgente]

Pochi giorni dopo, il 2 settembre, il duca Vittorio Amedeo Il ed il Principe Eugenio decisero di recarsi una seconda volta sul colle di Superga. È in questa occasione che, secondo le fonti storiche, i due entrarono insieme nella chiesetta sita sul colle, che fungeva allora da parrocchia per i pochi fedeli della collina. Lo storico Felice Pastore afferma che in quella circostanza, durante una celebrazione eucaristica, il Duca e il Principe si accostarono ai sacramenti; poi venne cantata solennemente l'Ave Maris Stella. Giunti al versetto «monstra Te esse Matrem» (mostra di essere madre) Vittorio Amedeo Il si prostrò ai piedi della statua (quella venerata tutt'oggi nella cappella detta del voto) e fece voto che se la Vergine Maria gli avesse fatto ottenere la vittoria, avrebbe fatto costruire, in quel luogo posto sulla cime del colle di Superga, un magnifico tempio a Lei dedicato.

Superga di notte

Notevoli sono le testimonianze sull'esistenza del voto. Il Carbonieri asserisce: «che la notizia del voto fu già raccolta dai viaggiatori che visitarono Superga durante i lavori: Breva, Selhouette, Kejssler. D'altronde che di voto si trattasse è opinione di scrittori settecenteschi, come il Craveri (1753). Al voto fanno riferimento anche il discorso funebre per Vittorio Amedeo Il del Vescovo di Alessandria Gattinara, l'11 dicembre 1732, nonché l'epigrafe posta sopra la porta principale all'interno della Basilica di Superga»:

Virgini Genitrici Victorius Amedeus, Sardiniae Rex Bello Gallico, vovit / Et pulsis hostibus fecit, dedicavitque ("Alla Vergine Madre di Dio Vittorio Amedeo, Re di Sardegna nella guerra contro i francesi, fece voto e cacciati i nemici costruì e dedicò questo tempio").

La vittoria[modifica | modifica sorgente]

I due principi scesi dal colle misero in esecuzione il loro piano di battaglia. La sera del 6 settembre l'esercito piemontese era tutto schierato alle spalle dì quello nemico fra la Dora Riparia e la Stura. La mattina del 7 settembre 1706 alle ore 10 iniziò il conflitto. Lo scontro fu tremendo con perdite ingenti da ambo le parti, però l'esercito piemontese ebbe la meglio; quello francese fu definitivamente sconfitto. La vittoria liberava Torino e la popolazione da tutte le sofferenze, il Piemonte aveva acquistato in un giorno la sua autonomia. La popolazione venuta a sapere del voto del Duca attribuì la vittoria all'intercessione della Madonna. Una vittoria inaspettata suscitò in tutti una gioia e un entusiasmo incontenibile. Le sofferenze subite erano state troppe, ora finalmente la liberazione. L'incubo della paura e della morte era scomparso provocando nell'animo di tutti un sollievo indicibile.

I festeggiamenti per la vittoria[modifica | modifica sorgente]

Si iniziarono i festeggiamenti che furono solenni. Torino appariva trasformata, bandiere e drappi sventolavano da ogni parte. Sulla cittadella, segnata dai bombardamenti, sventolava una grande bandiera con al centro lo stemma di Vittorio Amedeo Il. Torino non si limitò ai festeggiamenti di stato e di folklore, iniziò anche preghiere di ringraziamento in tutte le chiese specialmente alla Consolata. Ma come spesso succede, passati i giorni di euforia e ognuno ritornato alle proprie faccende con il pericolo ormai scampato, si dimenticano anche le promesse fatte. Per questo, alcuni storici, accusano Vittorio Amedeo Il di essersi dimenticato del voto fatto. A ricordarglielo fu il beato Sebastiano Valfrè, il quale, quattro mesi dopo la liberazione, in data 13 febbraio 1707, scriveva a Vittorio Amedeo: «... ad honor della Vergine potrebbe V.A.R. dedicare la chiesa che farà nella cittadella, o a Soperga, o in un altro luogo». Questo scritto indica il desiderio del Valfrè di erigere a titolo di ringraziamento una chiesa; se non era possibile a Superga andava bene anche in un altro luogo, purché si facesse. È tuttavia ragionevole pensare che il lungo periodo che trascorse dalla liberazione (1706 al 1716) alla realizzazione del voto, sia dovuto non alla dimenticanza del Duca, ma alle condizioni disastrose in cui si trovava Torino. Non dimentichiamo che la città e il Piemonte uscivano da una lunga guerra, da tante scorribande e rapine. L'erario statale e la cassa ducale erano completamente vuote. La riserva monetaria non esisteva più, tutto era andato a sostenere le spese della guerra. Inoltre bisognava fare prima e cose più essenziali, ricostruire la città danneggiata dai bombardamenti, rifare le strade, le case, le chiese danneggiate o lesionate, portare via le macerie, disfare i cunicoli sotterranei, togliere le barricate; un lavoro certamente lungo e costoso per quel tempo. Ricostruita Torino, il Duca pensò poi a mantenere il voto fatto.

La costruzione della Basilica di Superga[modifica | modifica sorgente]

L'inizio del lavori[modifica | modifica sorgente]

I lavori di costruzione della chiesa furono affidati da Vittorio Amedeo II di Savoia all'abate siciliano Filippo Juvarra. Come artista, lo Juvarra, esordì nella bottega di oro e argento del padre in qualità di cesellatore, imponendosi all'attenzione critica dei maestri del tempo. Nel 1703, con l'intenzione di perfezionare gli studi, venne a Roma, fu allievo dell'architetto Carlo Fontana collaboratore del Bernini. A Roma fece parte dell'Accademia di Santa Lucia, la quale in quel tempo raggruppava i migliori artisti. Come saggio per la sua iscrizione presentò un progetto di chiesa con due campanili (preludio di quello che farà poi a Superga). Arricchitosi di idee nuove e di esperienza ritornò in Sicilia. La fama di architetto la ottenne con la venuta del duca Vittorio Amedeo Il in Sicilia, divenne Architetto della Real Casa. Quando Vittorio Amedeo II, dopo aver assunto il titolo di re, lasciò definitivamente l'isola (1714), portò con sé a Torino anche l'abate Juvarra. A Torino l'attività dello Juvarra assume un ritmo frenetico e travolgente e si manifesta nelle linee architettoniche di molti edifici cittadini e dei dintorni. Non si limitò a lavorare solo per i Savoia, ma lasciò l'impronta del suo estro e della sua abilità in tutta l'Italia e anche all'estero. Mentre edificava la basilica di Superga, costruiva contemporaneamente la cattedrale e il Castello reale di Lisbona, infatti, lo troviamo a sovrintendere nel 1720 a quei lavori. Era architetto dei Savoia e anche architetto della Fabbrica di San Pietro a Roma. Le sue opere sono inconfondibili, stilisticamente continue, non denotano nessun divario di età, sono tutte solenni con sovrabbondanza di spazi che si traducono in agio e respiro, rappresentano validamente il tardo barocco con tendenze al neoclassicismo.

Lo scavo del colle[modifica | modifica sorgente]

Juvarra aveva elaborato un progetto di costruzione ma il colle di Superga come era geograficamente costituito non dava la possibilità di realizzarlo. Bisogna quindi scavare il colle, abbassandone la cima. Nel maggio del 1716 iniziarono i lavori di demolizione della vecchia chiesa e il conseguente abbassamento. Si trova conferma della data dei lavori dalla firma del contratto e dalla prima rata di lire 50 000, pagate il 7 maggio 1716 dalla tesoreria di stato. Non si trovano nei documenti né il giorno né il mese in cui Vittorio Amedeo diede ufficialmente l'incarico allo Juvarra di effettuare i lavori, certamente nei primi mesi dell'anno 1716, poiché troviamo in quel medesimo anno che era già stato pagato il falegname Carlo Maria Ugliengo, per avere effettuato il modello della basilica e del fabbricato annesso (bozzetto in legno che si conserva ancor oggi a Superga). Questo pagamento spiega con evidenza che in quel periodo lo Juvarra aveva già portato a termine il suo disegno.

L'abbassamento del colle fu compiuto con molta celerità. Con i mezzi a disposizione (picconi, pale, carriole) è sorprendente constatare che nell'arco di un anno si sia riusciti ad abbassare il monte di 40 metri. Nello scavo intervenne anche Juvarra con una sua descrizione dettagliata nella quale spiega come deve essere effettuato il lavoro di scavo e si raccomanda di conservare il materiale scavato che potesse eventualmente essere utile alla costruzione.

Nel corso dei lavori risultò che l'area occupata dall'antica chiesa e i terreni ceduti dal comune, non erano sufficienti a formare un piazzale con le dimensioni richieste dallo Juvarra. Il Re fu costretto a comperare altri appezzamenti di terreni da alcuni privati, tra i quali uno di proprietà della Compagnia del SS. Rosario, firmarono il contratto di vendita i signori Rocco Nicola e Bertoglio Giovanni, priori in quell'anno. Mentre le squadre degli operai lavoravano allo scavo, la grande quantità di materiale utile alla fabbrica (pietre, mattoni, marmi, legnami ecc.) che proveniva da luoghi diversi veniva depositata ai piedi della salita che porta al colle, per cui la località venne chiamata «Sassi» nome con cui ancor oggi è conosciuta dai torinesi.

Posa della prima pietra[modifica | modifica sorgente]

Terminato lo scavo del colle, il 20 luglio 1717 venne deposta la prima pietra sotto il grande pilastro che divide la sacrestia dalla cappella dedicata alla beata Margherita di Savoia, con un'iscrizione in latino incisa su di una lastra di marmo bianco e coperta con un'altra dello stesso marmo. L'iscrizione dice:

Alla Madre del Salvatore / Alla Salvatrice di Torino / Vittorio Amedeo, Re di Sicilia, di Gerusalemme e di Cipro / posava la prima pietra il giorno 20 luglio 1717.

Alla cerimonia era presente il marchese Garaglio, governatore di Torino, in rappresentanza del Re. La cerimonia si svolse con una messa celebrata dal vicario generale del Capitolo, il canonico Domenico Tanfo. Al termine della messa vennero lette le preghiere rituali della benedizione. In quella occasione, il Re, con «regio biglietto», ordinò di elargire allo Juvarra una gratifica di lire mille. I lavori della costruzione iniziarono subito dopo la posa della prima pietra.

Il materiale usato era quasi tutto di provenienza locale, perché era difficile, in quell'epoca, acquistare e trasportare materiale edile dalle altre regioni d'Italia o da altri stati. Le cave di marmo maggiormente sfruttate erano quelle di Frabosa, Gassino, Rossasco, Foresto; invece l'onice veniva estratto dalla cava di Busca-Dronero. Dalla cava di Frabosa, essendo la più lontana da Torino, il trasporto o «le condotte» si svolgevano in due tempi; prima fino a Chieri e poi da Chieri a Superga. I blocchi di marmo venivano generalmente abbozzati e talvolta lavorati sul posto, poi trasportati su carri a Superga. La sabbia veniva scavata e tolta presso la confluenza del Po con la Stura di Lanzo. La calce e i mattoni venivano preparati sul colle.

È opportuno far notare a questo riguardo alla difficoltà di trasportare il materiale da Sassi a Superga, poiché la strada non era agevole come quella di oggi: essa faceva un diverso percorso, si dirigeva verso Tetti Bertoglio per poi arrampicarsi sul colle. Era, come si legge nelle cronache del tempo, una strada stretta, disagevole, alpestre, che, durante il periodo delle piogge, diventava impraticabile. Troviamo nei conti della tesoreria somme dì denaro più volte pagate per ripararla: eppure la maggior parte del materiale, persino l'acqua, è transitato su quella strada. Il Pastore dice che i Reali, quando si recavano a Superga, non passavano mai da questa strada, bensì da Chieri. Quella attuale fu fatta più tardi, al tempo di Carlo Emanuele III. Le cronache dicono che i lavori iniziarono verso la fine del 1755 e finirono solo nel 1760, perché ebbero un rallentamento a causa di un contenzioso sorto tra il curato Carlo Rosso e i Reali per l'esproprio di una casa.

Non abbiamo, dagli archivi del tempo, una dettagliata descrizione progressiva dei lavori compiuti nella costruzione della basilica; tuttavia si può ricostruire tutto l'andamento della fabbrica consultando i registri di pagamento della tesoreria, poiché i pagamenti venivano fatti a lavoro «compiuto e collaudato» o «a mira del travaglio che si andarà facendo». Questo lavoro di comparazione l'ha compiuto egregiamente Nino Carboneri nel suo colossale volume «La Real Chiesa di Superga di Filippo Juvarra».

L'inaugurazione della Basilica[modifica | modifica sorgente]

Verso la fine dell'anno 1730 la chiesa era quasi completata: mancavano solo alcune rifiniture molto marginali; anche il caseggiato destinato ad accogliere i convittori era finito, arredato e reso abitabile. Mancava da terminare la residenza del Re (la parte rimasta incompiuta) ed a questa si sarebbe pensato in seguito; non se ne fece nulla ed è rimasta così come era allora. Lo stesso Vittorio Amedeo II, che nel frattempo aveva abdicato il 13 settembre 1730 in favore del figlio Carlo Emanuele III, scriveva da Chambery al marchese d'Ormea (17 dicembre 1730): «... abbiamo tutta la soddisfazione d'intendere che nel prossimo aprile si consacri la chiesa e si apra il convitto di Soperga». Sorsero però delle difficoltà che costrinsero a dilazionare l'inaugurazione. Non si conoscono con esattezza le cause (forse furono dovute alla nomina del preside e dei convittori), tuttavia il 23 ottobre 1731 Carlo Emanuele III poté nominare i dodici convittori e stabilire la data dell'inaugurazione. Da un documento attendibile si apprende che il giorno 30 ottobre 1731 tutti i convittori con il preside Cerretti erano radunati a Superga.

La sera del 31 ottobre il grande elemosiniere del Re, il rev. Gian Francesco Arborio di Gattinara, benediceva la chiesa alla presenza dell'architetto Juvarra. Il giorno seguente, 1º novembre 1731, la chiesa veniva aperta al pubblico con una solenne celebrazione. Alla cerimonia erano presenti il re Carlo Emanuele III, lo Juvarra, i convittori, le autorità civili e numeroso pubblico; mancava solo Vittorio Amedeo lI, l'ispiratore e l'ideatore della Basilica, perché il figlio non gli permise di essere presente all'inaugurazione del più bel monumento costruito a Torino, lasciandolo relegato nella residenza di Chambery.

La consacrazione della basilica venne compiuta il 12 ottobre 1749 dal cardinale Delle Lanze. Non siamo in grado di stabilire con esattezza la cifra che si spese per tutta la costruzione di Superga, perché nei registri di pagamento della tesoreria di stato alla voce «Soperga» furono aggiunte anche somme di denaro pagate per lavori eseguiti in altre località, per esempio Rivoli, Venaria, ecc.; tuttavia un calcolo approssimativo farebbe pensare a circa due milioni di lire antiche del Piemonte.

I sotterranei della basilica ospitano parte delle Reali Tombe della famiglia Savoia.

Avvenimenti[modifica | modifica sorgente]

Il 4 maggio 1949 Superga fu teatro di un incidente aereo nel quale persero la vita i giocatori del Grande Torino.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tragedia di Superga.

Nel 1958 Superga è stata sede di arrivo della 4ª tappa del Giro d'Italia.

Tappe del Giro d'Italia con arrivo a Superga
Anno Tappa Partenza km Vincitore di tappa Maglia rosa
1958 Saint-Vincent 132 Spagna Federico Bahamontes Italia Aldo Moser

La collina di Superga è collegata a Torino da una strada e dalla storica Tranvia a dentiera, che parte dalla zona della città nota come Sassi. Tutta la collina è parte del territorio del Parco naturale della Collina di Superga e la stazione di Superga della Tranvia Sassi-Superga ospita il Centro Visite del Parco.

Superga panoramica.jpg

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Panorama su Torino e San Mauro Torinese dalla cupola della basilica

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Padre Benedetto Marengo, La Basilica di Superga. Cenni storici del più grande monumento juvarriano, Tipografia Scarafaglio, Torino, 1997
  2. ^ La Basilica di Superga, parrocchie.it

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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