Filippo Juvarra

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Filippo Juvarra

Filippo Juvarra o Juvara (Messina, 27 marzo 1678Madrid, 31 gennaio 1736) è stato un architetto e scenografo italiano, uno dei massimi esponenti del Barocco, che operò per lunghi anni a Torino come architetto di casa Savoia.

La facciata juvarriana di Palazzo Madama a Torino
La fronte posteriore del Palazzo della Granja (1735-36)
La cupola del Duomo di Como
La torre campanaria di Belluno

La formazione del giovane Juvarra avvenne nella città natale, dove studiò architettura sui trattati e lavorò come scenografo e argentiere. La sua prima opera architettonica fu il completamento, nel 1703, della Chiesa di San Gregorio, oggi scomparsa, per la quale progettò la sistemazione interna comprendente la realizzazione del coro e dell'altare maggiore[1].

Roma, Lucca, Lisbona[modifica | modifica wikitesto]

Si trasferì a Roma nel 1704, dove fu allievo di Carlo Fontana e Francesco Fontana e dove conobbe anche Giuseppe Merenda. Nel 1705, dopo solo otto mesi di permanenza a Roma, ottenne un clamoroso successo al concorso di disegno architettonico dell'Accademia di San Luca, che segnò l'inizio della sua attività indipendente.

Impiegato all'inizio come architetto teatrale dal cardinale Pietro Ottoboni (nipote di Alessandro VIII e uno dei più importanti mecenati dell'epoca), Juvarra faticò a trovarsi grandi commissioni a Roma; ai primi anni romani è databile, infatti, solo la piccola cappella Antamori a San Gerolamo della Carità (1708-1710), ornata da una statua di San Filippo Neri di Pierre Legros.

A Roma si dedicò con perseveranza allo studio delle architetture antiche, ma anche di quelle di Michelangelo, Bernini, Borromini, Pietro da Cortona e Andrea Pozzo. Il frutto di tale studio decennale è un ampio corpus di disegni.

Agli anni successivi risalgono alcuni edifici progettati per Lucca, come il Palazzo della Repubblica e alcune ville del contado (villa Garzoni a Collodi e villa Mansi a Segromigno). Fu impegnato anche in un progetto per gli altari di San Martino, a Napoli.[2]

Nel 1715 Juvarra partecipò, insieme a Nicola Michetti, Antonio Canevari e ad altri al concorso per la sacrestia della Basilica di San Pietro. Il successo fu unanime, ma il progetto (di cui resta un modello, in cattive condizioni, nei depositi della Basilica) non fu mai posto in opera per i costi troppo elevati (la sacrestia attuale è più tarda e fu progettata sotto [papa [Pio VI]] da Carlo Marchionni).

Altrettanto avaro di soddisfazioni fu un altro soggiorno romano, quello del 1735. La facciata di San Giovanni in Laterano, per cui Juvarra aveva preparato alcuni "schizzi" e disegni a mano libera, fu infatti costruita da Alessandro Galilei (1735), dopo un concorso che lo vide primeggiare, per essere conterraneo del papa fiorentino Clemente XII, su Luigi Vanvitelli, Nicola Salvi, autore della Fontana di Trevi, Ferdinando Fuga, e Ludovico Rusconi Sassi, e dopo che Juvarra fu invitato a partecipare al confronto solo come giudice.

Altri suoi progetti per un grandioso palazzo dei conclavi non ebbero esito.

Alcuni anni più tardi, quando era già al servizio dei Savoia, Juvarra fu chiamato a Lisbona da Giovanni V del Portogallo per disegnare un nuovo palazzo reale annesso ad una grandiosa basilica patriarcale, ma anche questo progetto non fu realizzato.

Torino[modifica | modifica wikitesto]

Già nel 1714 Juvarra era divenuto l'architetto di fiducia di Vittorio Amedeo II di Savoia, che, per un breve periodo, aveva ottenuto anche la corona di re di Sicilia e che lo richiamò a Messina per progetti non eseguiti.

Scambiata la corona di Sicilia con quella di Sardegna, il re si stabilì nuovamente a Torino e impiegò Juvarra in un grandioso progetto di riqualificazione urbana per la capitale del nuovo regno. Moltissime furono le opere di quegli anni; tra quelle di architettura religiosa si segnalano, nel 1720, gli ultimi 12 metri della torre campanaria del Duomo, la facciata della chiesa di Santa Cristina in piazza San Carlo (ispirata alla romana San Marcello al Corso, di Carlo Fontana (1715), la Basilica di Superga, uno dei suoi capolavori, fatta costruire del re tra il 1716 e il 1731 per sciogliere un voto, le chiese di San Filippo Neri e del Carmine (quarto decennio del secolo), Sant'Andrea a Chieri (1728, andata distrutta) e una serie di grandiosi progetti, a pianta centrale e longitudinale, per una nuova cattedrale di Torino.

Tra gli edifici civili vanno ricordati i grandiosi disegni per una vera e propria corona di regge che circonda la capitale, tra cui il castello di Rivoli (1718; incompiuto), che avrebbe dovuto dominare un imponente giardino fatto di terrazze su più livelli, la Palazzina di caccia di Stupinigi (1727), dall'originalissimo impianto ovale che si espande a "X" verso i giardini, e la Reggia di Venaria Reale, con l'aerea "Grande Galleria" e la chiesa di Sant'Uberto.

Risale al 1718 invece la facciata di Palazzo Madama in piazza Castello, ispirata alla fronte posteriore di Versailles, frammento di un ambizioso programma di rinnovamento monumentale del centro antico della città. Nel corso del primo ventennio del '700 Juvarra lavora all'ampliamento del Borgo Castello nel parco de La Mandria.

All'architetto si devono inoltre i quartieri di via del Carmine-Corso Valdocco (1716-1728) e di via Milano-Piazza Emanuele Filiberto (1729-1733).[3]

Continuatori dell'architettura di Juvarra a Torino furono Bernardo Antonio Vittone, che ne continuò la linea barocca, contaminandone lo stile con quello di Guarino Guarini, e Benedetto Alfieri, zio di Vittorio, che ne seguì le istanze classicistiche.

Como[modifica | modifica wikitesto]

L'imponente Duomo, iniziato nel 1396, fu terminato nel 1770 con l'elevazione della cupola, opera di Juvarra. Precedenti progetti furono forniti da A. Biffi, F. Castello e C. Fontana di Bruciato, ma non si cominciò a fabbricare che nel 1730, quando Juvarra attese alla soluzione del problema della copertura, progettando una cupola emisferica con lanterna, impostata su un alto tamburo ottagonale e alta 75 metri da terra.

Mantova[modifica | modifica wikitesto]

È datato al 1732 il progetto della cupola della Basilica di Sant'Andrea a Mantova, a completamento di una delle opere più importanti di Leon Battista Alberti, uno dei massimi architetti ed umanisti del Rinascimento. La cupola riprende, nei quattro piloni diagonali a Croce di Sant'Andrea, l'impianto di quella di Sant'Andrea delle Fratte del Borromini, riportato in forme molto più grandiose.

In Lombardia Juvarra progettò anche un monumentale altare maggiore per il Santuario di Caravaggio (non eseguito e sostituito da un progetto più dimesso del milanese Carlo Giuseppe Merlo) e l'altare dei Ss. Fermo, Rustico e Procolo nel Duomo di Bergamo.

Madrid[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1735 il re di Spagna Filippo V richiese un progetto di Juvarra per il nuovo Palazzo Reale. L'architetto siciliano si trasferì quindi nella capitale spagnola, dove progettò un monumentale e grandioso edificio ispirato ancora una volta alla reggia di Versailles. Anche questa volta il progetto juvarriano, troppo dispendioso, non fu realizzato; solo dopo la morte dell'architetto, il suo assistente Giovanni Battista Sacchetti costruì un edificio che ne riprendeva alcune caratteristiche stilistiche, ma ne modificava radicalmente l'impianto, riducendolo ad un palazzo di pianta quasi quadrata, privo delle vastissime ali laterali che avrebbero dovuto dilatarsi espandendosi nell'area dei giardini.

In Spagna Juvarra aveva anche fornito numerosi disegni per la costruzione del palazzo reale della Granja de San Ildefonso, sempre nei pressi di Madrid.

Belluno[modifica | modifica wikitesto]

A Belluno si trova uno dei più eleganti campanili d'Italia, quello della cattedrale. Fu progettato dallo Juvarra e realizzato fra il 1732 e il 1743: misura 71,98 metri e costò complessivamente 150 000 lire venete. Sulla guglia a cipolla svetta un angelo ligneo alto 4,63 metri (già incluso nell'altezza del campanile).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ F. Lenzo, Filippo Juvarra a Messina: La chiesa di san Gregorio, in "Annali di architettura" n.15, 2003
  2. ^ J. L. Morales y Marín, Barocco e Rococò, Novara, De Agostini, 1991, p. 72.
  3. ^ J. L. Morales y Marín, op. cit.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianfranco Gritella, Filippo Juvarra, l'architettura, Modena 1992.
  • Fulvio Lenzo, Filippo Juvarra a Messina: la chiesa di San Gregorio in Annali di Architettura, n. 15, Vicenza 2003. articolo in pdf
  • Richard Pommer, Architettura del Settecento in Piemonte: le strutture aperte di Juvarra, Alfieri e Vittone, Torino 2003.
  • Laura Orsini, Il progetto di Filippo Juvarra per la chiesa reale di Venaria. Proposte per una storia in Annali di Architettura nº 17, Vicenza 2005. articolo in pdf
  • Ciro D'Arpa, Un progetto di Filippo Juvarra per un altare a Palermo, in «Il Disegno di Architettura», n. 18, 1998, pp. 47-49.

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