Pierre Legros

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Statua di San Stanislao Kostka (1705). Sant'Andrea al Quirinale, Roma

Pierre Legros (Parigi, 12 aprile 1666Roma, 3 maggio 1719) è stato uno scultore francese attivo a Roma.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Pierre Legros era figlio dello scultore omonimo, un artista di buona qualità che aveva partecipato ai lavori di decorazione di Versailles. Giunto in Italia nel 1690, vi si trattenne per il resto della sua vita. Nel 1695 eseguì lo spettacolare gruppo con la Religione che sconfigge l'eresia per l'altare di S. Ignazio nella Chiesa del Gesù, su progetto di padre Andrea Pozzo; sarà la prima di numerose commissioni per i Gesuiti, che lo vedranno attivo con il S. Luigi Gonzaga a Sant'Ignazio di Loyola a Campo Marzio (1700 circa; anche questo altare fu disegnato da Andrea Pozzo), il San Stanislao Kostka nel noviziato di Sant'Andrea al Quirinale e con il S. Francesco Saverio per la chiesa del collegio di S. Apollinare (entrambi datati 1702). Vanno anche ricordate le statue di S. Domenico per la Basilica di San Pietro e di S. Filippo Neri per la cappella Antamoro a San Gerolamo della Carità (su architettura di Filippo Juvarra). Nel secondo decennio del secolo Legros lavorò alla cappella del Monte di Pietà, per la chiesa di S. Giacomo degli Incurabili e partecipò (con le statue di S. Bartolomeo e S. Tommaso) alla grande commissione di Clemente XI degli Apostoli di S. Giovanni in Laterano, dove si rifiutò con insofferenza di realizzare i disegni di Carlo Maratta, come invece fecero gli altri scultori coinvolti (in primis il rivale Camillo Rusconi). Sempre a S. Giovanni Legros eseguì il sepolcro del cardinale Girolamo Casanate, fondatore della Biblioteca Casanatense (dove fu posta un'altra statua del cardinale, sempre di Legros).

Del Legros sono pure le statue di Santa Cristina e di Santa Teresa, destinate in un primo tempo alla chiesa di santa Cristina a Torino e poi sistemate invece nel Duomo della stessa città.[1]

Dotato di una capacità tecnica di altissimo livello, Legros riuscì a coniugare l'impeto barocco di Gian Lorenzo Bernini e lo stile classicista di Alessandro Algardi in una miscela originalissima e di grande qualità. Caratteristica è la sua delicatezza nel trattare il marmo, appena sbozzato o rifinito con estrema precisione.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Marziano Bernardi, Torino – Storia e arte, Torino, Ed. Fratelli Pozzo, 1975, p. 84

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