Duomo di Como

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Coordinate: 45°48′42.46″N 9°05′02.14″E / 45.811794°N 9.083928°E45.811794; 9.083928

Cattedrale di Santa Maria Assunta
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Flag of Lombardy.svg Lombardia
Località Como-Stemma.png Como
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria
Diocesi Diocesi di Como
Stile architettonico tardogotico, rinascimentale
Inizio costruzione 1396
Completamento 1770
Sito web [1]

La cattedrale di Santa Maria Assunta è il principale edificio di culto della città di Como, chiesa madre della diocesi omonima.

Situata vicino al lago, rappresenta uno dei più ragguardevoli monumenti dell'Italia settentrionale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Una prima cattedrale dedicata a Santa Maria Maggiore venne costruita nel cuore di Como nel IX secolo, non lontana dal lago.

Alla fine del XIV secolo, il capitolo dei canonici decise di restaurare l'antica cattedrale; tuttavia, in seguito, si decise di ricostruirla ex-novo. La costruzione ebbe inizio nel 1396, dieci anni dopo l'avvio della costruzione del duomo di Milano. In una prima fase, rimasero in piedi sia la cattedrale vecchia che quella erigenda; poi, a partire dalla metà del XV secolo, l'antico complesso venne demolito per lasciare spazio a quello nuovo. Il primo architetto fu Lorenzo degli Spazzi di Laino[1], al quale successero, tra il 1426 e il 1453, Pietro da Breggia e, dal 1457, Florio da Bontà e Luchino Scarabota.

La facciata venne realizzata tra il 1447 e il 1489; essa, nel primo progetto, si sarebbe venuta a trovare o arretrata rispetto a quella del Broletto, oppure decisamente nel mezzo dell'antistante piazzetta; si decise perciò a quel punto di impostare la facciata allineandosi al Broletto, impostando poi di conseguenza la disposizione interna. Secondo alcuni racconti invece il Broletto era in origine più lungo di due arcate, sacrificate per far posto alla chiesa.[2] Durante gli scavi vennero ritrovate alcune fondazioni che si pensò appartenessero alla parte mancante del Broletto ma studi più approfonditi hanno permesso di capire come invece in quella posizione si situasse il campanile di Santa Maria Maggiore, poi distrutto per fare posto all'ampliamento della chiesa, le campane furono "provvisoriamente" sistemate sulla torre civica che divenne da quel momento definitivamente il campanile della nuova chiesa.[3]

I lavori per la costruzione terminarono nel 1770, con l'elevazione della cupola, opera di Filippo Juvara.[2]

La facciata è stata interessata, recentemente, da importanti restauri: il primo risale al 1933 quando, per correggere lo "strapiombo" della facciata (che rischiava di crollare sulla piazza antistante), si è operato "smontando" le pietre della parte superiore e ricomponendole "a piombo" nella loro esatta posizione. Un ulteriore intervento, nel secondo dopoguerra, ha interessato il gugliotto che, colpito da un fulmine, aveva subito una torsione rimanendo però miracolosamente al suo posto. In seguito, si è intervenuto per salvaguardare le statue di Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane poste ai lati del portale che, a causa dello smog ed altre impurità, rischiavano di essere corrose, si sono perciò posizionate, a protezione delle due statue, due teche di vetro che dopo alcuni anni sono ormai entrate a far parte dell'immagine consolidata della facciata. Altri interventi più recenti hanno infine interessato la sostituzione di alcuni marmi che compongono la facciata, eccessivamente rovinati, si è così inoltre potuto restituire alla facciata stessa una cromia più veritiera, eliminando così la comune convinzione che “le cattedrali erano bianche come i mulini”.[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Foto aerea con l'abside e la cupola di Filippo Juvara
Vista da Piazza del Duomo

Lungo 87 metri, largo 36-56 metri, alto 75 metri al culmine della cupola, presenta un impianto a croce latina con tre navate e transetto sormontato da un'imponente cupola. All'interno vi sono custoditi arazzi del XVI secolo e XVII secolo, eseguiti a Ferrara, Firenze, Anversa e dipinti cinquecenteschi di Bernardino Luini e di Gaudenzio Ferrari.

La facciata del Duomo di Como, realizzata tra il 1447 e il 1498, ci appare allineata al Broletto ed alla torre civica, il Duomo non nasce su un terreno libero da vincoli e preesistenze, ma sull'area che ospitava l'antica chiesa di Santa Maria Maggiore. La facciata è organizzata con una composizione che "rispecchia" l'organizzazione dello spazio interno a tre navate, e presenta molte analogie con la facciata del Duomo di Milano. La facciata, gotica, è suddivisa verticalmente da 4 lesene, decorate da serie di sculture, che suddividono una zona centrale e due laterali; la prima presenta il portale d'ingresso, un rosone ed ai suoi lati due finestre dalla forma allungata, le parti laterali presentano ciascuna una porta d'ingresso ed una bifora posta al di sopra. La maggior parte delle sculture presenti sulla facciata sono realizzate in stile gotico, alcune di queste sculture presentano però caratteri propriamente rinascimentali. Al di sopra del portale sono presenti due tondi all'interno dei quali due sculture rappresentano (Adamo ed Eva), sopra ci sono cinque sculture di santi, al di sopra di queste sculture è presente un altro tondo in cui la scultura di un giovinetto (lo Spirito Santo; sul rosone è posta una piccola edicola in cui una statua rappresenta Dio, le due ai lati rappresentano l'arcangelo Gabriele e la vergine, mentre quella superiore, rappresenta la resurrezione. Da questa descrizione si nota come la parte centrale della facciata sia strutturata in modo molto preciso: alla base Adamo ed Eva rappresentano l'umanità, mentre salendo s'incontrano i santi e ancora più sopra, nel punto più alto Dio. Al di sopra del portale e delle porte d'ingresso laterali sono presenti delle lunette in cui sono rappresentate scene della vita di Maria: al centro, (sopra il portale), è rappresentata l'adorazione dei magi, mentre le altre scene rappresentano la visita di Maria ad Elisabetta. Dalla composizione geometrica della facciata è possibile comprendere perché le due finestre ai lati del portale siano più alte di quelle laterali: se a partire dal rosone si immagina di tracciare un cerchio ad esso concentrico, che passi per il tondo in cui è rappresentato lo Spirito Santo, si ottiene il vertice delle finestre centrali, mentre con un altro cerchio, concentrico ai precedenti, che passi per la sommità dell'edicola più alta si trova il vertice delle finestre laterali, infine con un altro cerchio, sempre concentrico ai precedenti, che passi per la sommità del gugliotto, è possibile individuare la posizione delle due porte d'ingresso laterali. In ultimo, anche la posizione del rosone non risulta casuale all'interno della facciata, è infatti possibile notare come, descrivendo il più grande triangolo contenuto all'interno della facciata, il rosone si trovi nel suo centro.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno
L'interno della cattedrale in una fotografia del maggio 1931

L'interno della cattedrale di Santa Maria Assunta è a croce latina, con tre navate scandite da due file di pilastri che marcano interassi di lunghezza diversa. Le pareti sono decorate da dipinti fra i quali spiccano I santi Sebastiano e Cristoforo (secondo altare della navata destra), l' Adorazione dei pastori di Bernardino Luini, sormontata da Due profeti, e lo Sposalizio della Vergine di Gaudenzio Ferrari (terzo altare della navata destra). Dei due pittori ritroviamo nel transetto, accanto all'altare dedicato a Sant'Abbondio (dall'esuberante apparato decorativo del 1514 di Giovanni Angelo Del Maino che ritroviamo nel 1515 attivo per l'altare del Crocefisso), patrono della città, rispettivamente i dipinti l'Epifania e la Fuga in Egitto. Ancora del Luini, sulla parte destra del transetto, la Pala Raimondi (o Sacra Conversazione o pala di San Gerolamo) commissionatagli dal cardinale Scaramuccia Trivulzio, allora vescovo di Como[4].

L'abside è interamente occupato dal presbiterio, sopraelevato di alcuni gradini rispetto al resto della chiesa e, dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, riorganizzato con nuovi arredi marmorei (ambone, altare, cattedra) che riutilizzano rilievi provenienti dall'antica cattedrale di Santa Maria Maggiore. Al centro dell'abside si trova l'altare maggiore barocco, opera del 1728 in marmo, onice e bronzo di stile barocco; intorno ad esso, si trovano i pregevoli stalli lignei scolpiti del coro. Il paliotto del nuovo altare è decorato da sculture del 1317 dei Maestri campionesi.[5]

Nel Duomo sono inoltre sepolti numerosi prelati ed un laico: Benedetto Giovio, fratello maggiore del più noto Paolo Giovio.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Nella cattedrale, si trova l'organo a canne Balbiani Vegezzi-Bossi opus 1519.

Lo strumento venne costruito nel 1932 con tre tastiere e pedaliera; un primo ampliamento vi fu negli anni trenta del XX secolo, con l'aggiunta del corpo Corale dietro l'altare maggiore e, nel 1986, l'organo è stato ulteriormente ampliato con lo spostamento nel transetto di sinistra del corpo Corale e l'installazione di una nuova consolle a quattro tastiere e pedaliera. L'organo è stato restaurato ed ampliato dalla ditta Mascioni negli anni novanta del Novecento e nel 2000.

Lo strumento è a trasmissione elettrica e conta 69 registri, per un totale di 6515 canne, su quattro tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note. I corpi fonici sono distribuiti all'interno della chiesa nel seguente modo:

  • l'Organo corale (prima tastiera) si trova nel transetto di sinistra, dietro l'ancona dell'altare;
  • il Grand'Organo (seconda tastiera) si trova sotto l'ultima arcata di sinistra della navata centrale, nella cassa di uno dei due organi barocchi;
  • il Positivo espressivo (terza tastiera) e l'Espressivo si trovano sotto l'ultima arcata di destra della navata centrale, nella cassa di uno dei due organi barocchi;
  • l'Organo Eco (quarta tastiera) si trova nel matroneo sopra l'ingresso della sagrestia;
  • il Pedale è distribuito nei vari corpi.

La consolle si trova nel presbiterio del braccio sinistro del transetto. Di seguito, la disposizione fonica dello strumento:

Prima tastiera - Organo Corale
Principale 8'
Bordoncino 8'
Ottava 4'
Ripieno 5 file
Flauto 8'
Armonica 8'
Voce angelica 8'
Flauto 4'
Cromorno 8'[6]
Vibratore
Quarta tastiera - Eco
Corno dolce 8'
Coro violini 8'
Armonia eterea 5 file
Tromba squillo 8'
Voci corali 8'
Campane
Vibratore
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale 8'
Diapason 8'
Corno di camoscio 8'
Bordone 8'
Viola gamba 8'
Dulciana 8'
Unda maris 8'
Flauto armonico 4'
Ottava 4'
Decimaquinta 2'
Ripieno 9 file
Tromba 16'
Tromba 8'
Chiarina 4'[6]
Arpa
Terza tastiera - Positivo espressivo
Bordone 16'
Eufonio 8'
Flauto da concerto 8'
Viola d'amore 8'
Salicionale 8'
Voce celeste 8'
Flauto a camino 4'
Principalino 4'
Nazardo 2.2/3'
Flautino 2'
Terza 1.3/5'
Cornetto combinato
Ripieno 7 file
Clarinetto 8'
Campane
Vibratore
Quarta tastiera - Espressivo
Controgamba 16'
Diapason 8'
Eolina 8'
Flauto in selva 8'
Bordoncino 8'
Flauto d'orchestra 8'
Concerto di viole 8'
Corno di notte 4'
Fugara 4'
Ottavina 2'
Ripieno 5 file
Oboe 8'
Tromba armonica 8'
Arpa
Vibratore
Pedale
Bordone corale 16'
Contrabbasso acustico 32'
Contrabbasso 16'
Violone 16'
Subbasso 16'
Bordone 16'
Basso 8'
Basso armonico 8'
Bordone 8'
Violoncello 8'
Corno 4'
Bombarda 16'

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lorenzo degli Spazzi
  2. ^ a b Como Cernobbio e Brunate, 16
  3. ^ a b S. Della Torre Incontro: "La linea del sacro: il Duomo di Como. Lettura della facciata" 31-08-2007
  4. ^ Diocesi di Como#Cronotassi dei vescovi
  5. ^ Como Cernobbio e Brunate, 22.
  6. ^ a b aggiunto nel 1998 dalla ditta Mascioni

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Artioli, Il duomo di Como. Guida alla storia. Restauri recenti, NodoLibri (collana Storie d'arte, 1990).
  • Stefano Della Torre, Maria Letizia Casati (a cura di), Il progetto della cupola del Duomo di Como, NodoLibri, 1996, 28-30.
  • Maria Teresa Binaghi Olivari, I vescovi Trivulzio e il Duomo di Como, in Le arti nella diocesi di Como durante i vescovi trivulzio, Atti del convegno, Como 26-27 settembre 1996, Como 1998, 11-19.
  • AA.VV., Como Cernobbio e Brunate, Editrice Lariologo, Como, ISBN 88-87284-21-0
  • Raffaele Casciaro, Maestri e botteghe del secondo Quattrocento, in Giovanni Romano e Claudio Salsi (a cura di), Maestri della Scultura in Legno nel ducato degli Sforza, Silvana Editoriale, 2005.
  • Marco Albetario, Giovanni Angelo del Maino e Gaudenzio Ferrari, alle soglie della maniera moderna, in «Sacri Monti. Rivista di arte, conservazione, paesaggio e spiritualità dei Sacri Monti piemontesi e lombardi», I, 2007, 339-364.
  • Maria Teresa Binaghi Olivari, Bernardino Luini, 5 continents Editions, Milano 2007.
  • Marco Albetario, Spunti per la lettura dell'ancona, in «Tota enitet auro». L'ancona dell'Assunta nel santuario di Morbegno, Morbegno 2007, 65-85.
  • Marco Albetario, Una scheda su Giovanni Angelo Del Maino. (Tra il 1500 e il 1515), in «Rassegna di Studi e di Notizie», XXXI, 2007-2008, 13-36.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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