Fuga in Egitto

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La Fuga in Egitto è un episodio dell'infanzia di Gesù. Tra tutti i libri che compongono il Nuovo Testamento canonico è riportato solo dal Vangelo secondo Matteo (2,13-23), in cui Giuseppe, assieme a Maria e Gesù neonato, fugge in Egitto dopo la visita dei Magi dopo aver appreso che re Erode il Grande intende far uccidere i bambini della zona (strage degli innocenti); l'episodio è presente anche in fonti non canoniche e in tradizioni della Chiesa copta.

L'evento è frequentemente raffigurato nell'arte come episodio finale della natività di Gesù, oltre ad essere incluso nei cicli della Vita della Vergine e Vita di Cristo.

Indice

Racconto del Vangelo secondo Matteo [modifica]

Icona murale raffigurante il Sogno di Giuseppe, XI secolo, chiesa di Ateni Sioni, Georgia.

Nel racconto del Vangelo secondo Matteo i Magi, si recano da re Erode il Grande a chiedergli dove trovare il neonato "Re dei Giudei"; Erode, timoroso che il bambino possa minacciare il suo trono, tenta di ucciderlo (2,1-8), ordinando la morte di tutti i bambini sotto i due anni (2,16-18). Ma un angelo appare in sogno a Giuseppe e lo avverte del pericolo, dicendogli di prendere madre e figlio e recarsi in Egitto (2,16-18), cosicché Gesù poté scampare alla strage degli innocenti.

Dopo la morte di Erode, l'angelo appare di nuovo in sogno a Giuseppe per dirgli che possono tornare nella loro terra: Giuseppe, però, viene a sapere che in Giudea regna il figlio di Erode, Erode Archelao, e temendo per il bambino invece di tornare in Giudea, si reca con la famiglia a Nazaret, in Galilea.

Profezia di Osea [modifica]

In Matteo 2,15 è citato un verso del Libro di Osea dell'Antico Testamento (11,1, «Quando Israele era fanciullo, io lo amai e chiamai mio figlio fuori d'Egitto»), che secondo l'autore del vangelo era una profezia soddisfatta dal ritorno di Gesù dall'Egitto: «Là rimase fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: "Fuori d'Egitto chiamai mio figlio"». Si tratta di un verso che fa riferimento all'esodo degli Ebrei dall'Egitto, in cui il popolo di Israele è chiamato da Dio "mio figlio", come nel Libro dell'Esodo 4,22-23, «[...] Israele è mio figlio [...] lascia andare mio figlio».

Altre narrazioni [modifica]

Icona russa del XVII secolo raffigurante la fuga in Egitto. Nel registro inferiore sono raffigurati degli idoli egiziani che crollano miracolosamente distruggendosi al passaggio di Gesù.

Se il Vangelo secondo Matteo, unica fonte canonica a tramandare il racconto della fuga in Egitto, è silenzioso riguardo agli anni trascorsi dalla famiglia in Egitto, l'episodio della fuga e la vita di Gesù e dei suoi genitori in terra egiziana è narrato in diversi apocrifi del Nuovo Testamento; questi riportano storie miracolose, come alberi di palma che si inchinano davanti a Gesù bambino, bestie del deserto che gli rendono omaggio, incontri con i due ladri che saranno poi crocifissi con lui, oltre ad aggiungere dettagli come l'aggregarsi alla famiglia di Salomè come balia dell'infante.

Le storie della vita di Gesù in Egitto hanno svolto un ruolo importante specialmente all'interno della Chiesa copta. Per tutto l'Egitto vi sono diverse chiese e santuari che sarebbero stati eretti in luoghi abitati dalla famiglia; il più importante di questi è la chiesa dei Santi Sergio e Bacco ad Abu Serghis, che sarebbe stata eretta sulla casa di Gesù in Egitto.

Bibliografia [modifica]

Fuga in Egitto (Armadio degli Argenti)
  • Albright, W.F. e C.S. Mann. "Matthew." The Anchor Bible Series. New York: Doubleday & Company, 1971.
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  • Gundry, Robert H. Matthew a Commentary on his Literary and Theological Art. Grand Rapids: William B. Eerdmans Publishing Company, 1982.
  • Jones, Alexander. The Gospel According to St. Matthew. London: Geoffrey Chapman, 1965.
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