Turibolo

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Turibolo classico in uso dei riti cristiani. Quello in fotografia è fiammingo del XVII secolo.

Il turibolo (detto anche incensiere) è il vaso, spesso in metallo, dove viene bruciato incenso, zolfo o altre essenze profumate e penetranti durante una funzione religiosa.

Viene utilizzato in quasi tutte le religioni attuali ed antiche.

Culture antiche[modifica | modifica sorgente]

Incensiere antico a forma di braccio umano, Egitto, XV dinastia

L'utilizzo dell'incenso nelle culture antiche per scopi rituali, presupponeva l'utilizzo di appositi incensieri, che erano essenzialmente di due tipi: a braciere e manuale.

  • La tipologia a braciere, utilizzata prevalentemente nella cultura occidentale dei templi greco-romani e nelle case, prevedeva per l'appunto l'utilizzo di un braciere di dimensioni variabili che poteva essere portato a mano o lasciato stabile sul pavimento dell'edificio ove si celebravano i culti. In altri casi il braciere era sostituito da una piccola coppetta all'interno della quale veniva bruciato l'incenso, così come era tradizione presso il culto delle vestali.
  • La tipologia manuale, prevedeva invece l'utilizzo di un supporto (inizialmente di legno e successivamente di materiale metallico come bronzo o oro) avente un lungo manico con la parte terminale scava a incavo e contenente l'incenso da bruciare. Questi incensieri manuali potevano talvolta essere doppi e solitamente venivano tenuti da un solo sacerdote celebrante date le loro dimensioni portatili. Tale oggetto era utilizzato soprattutto presso la cultura egizia e siriana e in generale in oriente.

Il cristianesimo[modifica | modifica sorgente]

Il Botafumeiro il più grande turibolo cristiano mai costruito, utilizzato ancora oggi nella cattedrale di Santiago di Compostela.

Nel Cristianesimo esso è usato nella Chiesa cattolica, nella Chiesa ortodossa, nella Chiesa anglicana ed in altre confessioni cristiane. Storicamente i primi cristiani nell'uso del turibolo si rifecero alla liturgia e alle purificazioni della Religione romana e Greca (che utilizzavano anche lo zolfo oltre l'incenso), che a loro volta importarono tale uso dalla Religione egizia.

Il nome turibolo deriva dal latino thuribulum, la cui radice thur significa incenso.

L'uso del turibolo è molto semplice. Nel turibolo viene acceso un carboncino, su cui viene poi versato un po' di incenso (o altra sostanza). In questo modo dal turibolo si leva una nuvola di fumo profumato.

Esistono diversi modelli di turibolo:

  • quelli comunemente chiamati brucia-incenso sono di tipo fisso, più o meno muniti di coperchio forato;
  • quelli più usati nelle funzioni religiose sono muniti di catene che ne permettono un utilizzo più ampio. Questi tipi di turibolo hanno normalmente quattro catene, tre sono passanti per il coperchio e reggono il vaso mentre la quarta regge il coperchio. Altri hanno solo tre catene essendo sprovvisti di coperchio: questo tipo di turibolo è usato nel rito ambrosiano.

Il turibolo è accompagnato dalla navicella: piccolo vaso in cui viene conservata la scorta di incenso da aggiungere al momento opportuno nel turibolo. Il chierichetto incaricato di portare il turibolo è detto turiferario.

Un famoso turibolo è il Botafumeiro, nella cattedrale di Santiago di Compostela. Sospeso al soffitto della cattedrale, questo turibolo è noto per la sua straordinaria altezza di circa un metro e mezzo e per il peso di 55 chilogrammi di puro argento (quello attuale, fuso nel 1855 è in ottone ricoperto d'argento). Per il suo utilizzo vengono impiegate circa una dozzina di persone ed esso viene fatto oscillare lungo la navata centrale della chiesa. Esso viene ancora oggi utilizzato simbolicamente nelle celebrazioni solenni della cattedrale.

Una delle spiegazioni delle grandi dimensioni del Botafumeiro era l'antico uso che se ne faceva probabilmente per rinfrescare l'aria all'interno della cattedrale, appesantita dalla presenza dei moltissimi pellegrini che vi si recavano in adorazione.

Dal 2010 il primato per il turibolo più grande al mondo è detenuto dalla chiesa di Cava de' Tirreni ove l'incensiere è simile a quello spagnolo ma ha un'altezza di un 1,5 metri e un peso di circa 80 kg.[senza fonte]

Modi di utilizzo cristiano cattolici di rito latino[modifica | modifica sorgente]

Ministrante nell'atto di incensare

Uno dei tipici utilizzi del turibolo nella Chiesa cattolica di Rito latino è durante la Celebrazione Eucaristica, la Benedizione eucaristica ed altri riti.

Durante la Celebrazione eucaristica può essere utilizzato in questi momenti principali:

  • all'inizio della celebrazione stessa. Vengono incensati l'altare (sul quale si svolgerà il sacrificio eucaristico) e la croce, sempre presente durante la Messa ed eventuali statue o immagini di santi di cui ricorra la festa o la solennità;
  • prima della lettura del Vangelo. Viene incensato l'Evangeliario da cui verrà letto il brano di Vangelo;
  • durante l'Offertorio. Vengono incensati il pane ed il vino che diventeranno corpo e sangue di Cristo; si incensa nuovamente la mensa eucaristica e poi, in segno di purificazione, anche tutti i presenti: il celebrante o i celebranti, i ministri, i fedeli;
  • al momento della consacrazione: durante l'elevazione del Corpo e del Sangue di Cristo.

Il turibolo è anche utilizzato nel rito delle esequie, per incensare la salma. L'incenso è utilizzato anche per rendere culto ai santi. Esso perciò viene usato per incensare le immagini della Vergine Maria, dei santi e dei beati. Non possono essere incensate immagini di defunti o di persone viventi.

Per l'incensazione si usano criteri precisi:

  • per il Santissimo Sacramento (durante la consacrazione o la benedizione eucaristica), le reliquie della S. Croce, l'immagine di Gesù Crocifisso e i sacerdoti: 3 tratti
  • per l'immagine della Madonna, dei santi o dei beati: 2 tratti
  • per i laici: un tratto.

I tratti possono essere singoli, doppi o tripli in base alla consuetudine del luogo(CE), si dia comunque più importanza al SS. Sacramento.

Nelle chiese di rito ambrosiano tuttavia il turibolo viene usato in maniera differente. L'incensazione consta di una apertura con movimento rotatorio antiorario seguita da tre movimenti rotatori in senso orario intervallati da un piccolo tratto verticale e, in caso di incensazione ai laici, da una chiusura con movimento rotatorio antiorario. L'inizio e la fine dell'incensazione sono accompagnate da un inchino. Nella tradizione ambrosiano il turibolo è di tipo "aperto", ossia non è dotato di coperchio.

Le chiese di rito orientale[modifica | modifica sorgente]

Sacerdote ortodosso e diacono mentre celebrano i riti d'ingresso dei vespri con l'incensazione dell'altare.

Nelle chiese di Rito bizantino (ortodosse e cattoliche) il turibolo (chiamato thymiateria dall'omonima parola greca) è molto simile a quello della Chiesa occidentale, ma solitamente dispone di quattro catene, alle quali sono attaccate dodici piccole campanelle a simboleggiare i dodici apostoli. Secondo una certa tradizione gli incensieri con le campanelle sono utilizzati esclusivamente dai vescovi.

A differenza del cattolicesimo latino, però, le Chiese orientali fanno uso molto più frequentemente del turibolo: esso è utilizzato nelle funzioni mattutine, ai vespri, nella liturgie domenicali così come nelle pannikhida. Anche in questo caso l'incensazione del celebrante viene fatta da un diacono. Gli accoliti e le persone che non hanno ricevuto gli ordini hanno la possibilità di preparare l'incensiere ma non di amministrare l'incensatura.

L'incensiere nelle culture cristiane di Rito orientale (cattoliche e ortodosse) è utilizzato anche per l'incensazione delle icone che si trovano negli altari casalinghi.

La cultura cinese[modifica | modifica sorgente]

Incensiere in bronzo e smalti della dinastia Han.
Incensiere in ceramica della dinastia Han.
Un incensiere a forma di dragone della dinastia Qing.
Incensiere giapponese del periodo Edo, XVIII secolo.

La storia degli incensieri nella cultura cinese ha inizio probabilmente con la dinastia Zhou orientale (770–256 a.C.). Nella lingua cinese la parola "incensiere" è composta da lu (爐 o炉 "braciere; fornace"), Xianglu (香爐, "incenso") e Xunlu (熏爐, "fumo", o 薰爐, "fragranza, erba aromatica".

L'incensiere più comune è il Shoulu (手爐, "mano") ovvero incensiere a mano.

Il boshanlu (博山爐 "incensiere universale a montagna" o boshan xianglu 博山香爐), che divenne popolare durante l'era dell'imperatore Wu Han (regnante 141-87 a.C.), rappresentava in esso tutto il microcosmo di una sacra montagna (come erano il monte Kunlun o il Monte Penglai. Questi incensieri elaborati vennero disegnati con aperture che facessero sembrare il denso fumo dell'incenso come delle nuvole che attorniavano il picco della montagna.[1] Il primo scrittore a darci notizia dell'esistenza di oggetti simili è lo scolaro Liu Xiang che riportò appunto (nel 40 a.C. circa) la parola boshanlu per primo.

Gli archeologi hanno rinvenuto molti boshanlu in Cina e precisamente a Mawangdui, molti dei quali contenevano ancora dei resti di cenere che le analisi hanno rivelato essere di piante aromatiche come il maoxiang (茅香 "Imperata cylindrica"), il gaoliangjiang (高良薑 "Galangal"), lo xinyi (辛夷 "Magnolia liliiflora) ed il gaoben (藁本"Ligusticum sinense"). Gli studiosi ritenevano che il bruciare queste essenze favorisse il contatto con gli spiriti durante le cerimonie funebri.[2]

Secondo il sinologo e storico Joseph Needham, alcuni taoisti adattarono anche gli incensieri per utilizzare nella religione la cannabis.[3]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Erickson, Susan N. (1992). "Boshanlu: Mountain Censers of the Western Han Period: A Typological and Iconological Analysis", Archives of Asian Art 45:6-28.
  2. ^ Erickson (1992), p. 15.
  3. ^ Needham and Lu (1974), p. 150.

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