Blevio

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Blevio
comune
Blevio – Stemma Blevio – Bandiera
Blevio vista dal sentiero Capovico-Brunate
Blevio vista dal sentiero Capovico-Brunate
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Como-Stemma.png Como
Amministrazione
Sindaco Alberto Trabucchi (lista civica "per Blevio") dal 25-5-2014
Territorio
Coordinate 45°50′00″N 9°06′00″E / 45.833333°N 9.1°E45.833333; 9.1 (Blevio)Coordinate: 45°50′00″N 9°06′00″E / 45.833333°N 9.1°E45.833333; 9.1 (Blevio)
Altitudine 231 m m s.l.m.
Superficie 5,47 km²
Abitanti 1 268[1] (31-12-2010)
Densità 231,81 ab./km²
Comuni confinanti Brunate, Cernobbio, Como, Moltrasio, Torno
Altre informazioni
Cod. postale 22020
Prefisso 031
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 013026
Cod. catastale A905
Targa CO
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti bleviani
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Blevio
Posizione del comune di Blevio nella provincia di Como
Posizione del comune di Blevio nella provincia di Como
Sito istituzionale

Blevio (Biev[2] o Biéef[3] nel dialetto locale, pronuncia fonetica IPA: /ˈbjeːf/) è un comune italiano di 1.219 abitanti (statistica ISTAT 2011) della provincia di Como in Lombardia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Blevio, in una posizione panoramica sulla riva orientale del lago di Como, è l'insieme di sette abitati di antica origine, detti “le sette città” (Capovico, Cazzanore, Girola, Maggianico, Mezzovico, Sopravilla, Sorto) di cui quello prospiciente il lago di Como era in origine il più importante. Il territorio del comune occupa un'area di varia altitudine tra le pendici del monte Boletto e il lago, da 200 a 1140 metri sul livello del mare.

L'origine del nome è rinvenibile nel celto ligure "Biuelius"(confronta il latino "uiuo" - i latini non distinguevano la v dalla u - Osc. bivus 'vivo' (n. plu.), gallese "byw"; e in tal senso anche l'irlandese "biu-I use to be", l'anglosassone "beo-I am, I become", l'indo-germanico "bheou"). Dalla disposizione degli abitati più antichi se ne desume l'origine di un "castellum" dell'età del ferro (circa 3000 anni fa - cultura di Golasecca XI - IV secolo a.C.); in tale periodo la zona di Como si sviluppa come area di scambio tra il mondo celtico transalpino e l'area etrusca centro-italica (grano e schiavi venivano scambiati con prodotti artigianali, in particolare vasellame ceramico). Gli insediamenti dell'età del ferro erano costituiti da nuclei fortificati con mura formate da legno, pietra e terra, oppure da "oppida", piccoli centri urbani con abitazioni, magazzini e luoghi di esercizio di attività artigianali; a volte le due tipologie tendevano ad integrarsi.

La prima testimonianza scritta riguardante Blevio risale al 1084, anno in cui il vescovo di Como, Reginaldo, morì lasciando espressa per iscritto la volontà che venisse celebrata in perpetuo una funzione per l’anniversario della sua morte, come suffragio per la sua anima. Perché questo fosse possibile lasciò alla cattedrale di Como alcuni suoi beni patrimoniali collocati proprio nel territorio di Blevio. Risale al 1279 la posizione giuridica di comune, anno in cui i canonici del Capitolo della Cattedrale di Como inventariarono tutti i loro beni e tra questi risultò esservi il comune di Blevio che compare nei documenti storici come libero comune però non ebbe mai dei propri statuti , mentre nel 1465 risulta essere incorporato nel territorio di Como, probabilmente a causa della sua vicinanza con Como, rispetto al quale era destinato a vivere come una piccola borgata. Ed è proprio negli "Statuti di Como" che lo troviamo citato per almeno tre volte: nel 1340, in occasione di un'autorizzazione eccezionale a coltivare il grano, nonostante il preciso divieto in vigore nel Medioevo.In un'altra citazione il comune viene obbligato a tenere una contabilità precisa de suoi commerci e in una terza si parla degli oneri di manutenzione della Strada Regia (così erano chiamate dai Romani tutte le vie imperiali), che andava da Como a Chiavenna (il suo tracciato è documentato dalla tabula Peutingeriana, il più celebre esempio di "itineraria picta" cioè carta stradale disegnata, lasciatoci dai Romani), oneri che spettavano non solo ai comuni toccati dalla stessa, ma a tutte le cittadinanze rivierasche che ne usufruivano.

La Pietra Nairola[modifica | modifica wikitesto]

Dalla frazione di Mezzovico percorrendo una mulattiera che permette di ammirare bei paesaggi lacustri e di incontrare i cosiddetti "massi erratici" o "trovanti" tipici della zona, ci si imbatte in un enorme masso erratico la famosa "prea de Nairöla" (Monumento Nazionale dal 1984: si tratta di un'enorme monolito di granito ghiandone di metri 4,5 per 7,4 circa, molto sporgente rispetto al pendio della montagna, posta a circa 750 metri di altezza e proveniente dalla Val Masino). Tali massi vennero trasportati nel Neozoico dai ghiacciai alpini. Molti massi erratici sono stati incisi in epoca preistorica. Di particolare interesse sono i massi avelli, tombe probabilmente preistoriche a forma di vasca scavate nei massi erratici. Ai trovanti sono pure legate storie e leggende di santi, diavoli, folletti, maghi e streghe (si stima che la sede dell'Inquisizione di Como abbia condannato al rogo nell'anno 1485 e seguenti oltre trecento presunte streghe; un editto, letto due volte l'anno durante le funzioni religiose, obbligava a denunziare all'Inquisizione entro quindici giorni ogni eretico, o chi mostrasse fuorviare dalla credenza comune, o tenesse libri proscritti).


A lago si può ammirare l’antica Parrocchiale dei Santi Gordiano ed Epimaco, sorta nella seconda metà del 1700 sulle rovine di un preesistente edificio sacro. La chiesa presenta una bella facciata a due ordini ed è coronata da un bellissimo timpano. All'interno è conservata una tela secentesca attribuita al Nuvolone(1581-1651), visita di Maria ad Elisabetta, una deposizione dalla croce di un seguace di Pier Francesco Mazzucchelli (detto il Morazzone, 1573-1626), una nascita di Gesù della scuola di Guglielmo Caccia (detto il Moncalvo, 1568-1625) ed un organo del 1821 costruito dai fratelli Prestinari di Magenta.

Nel XVII secolo gli sperduti casolari sui monti dei dintorni di Blevio avevano assunto il ruolo di veri e propri lazzaretti per ricoverare i malati contagiati dalla peste portata dai mercenari luterani Lanzichenecchi nel 1630 (calata su Mantova), in questo modo si era accelerata la fine dell'epidemia. La peste colpì la zona anche nel 1549 e prima ancora nel 1361. Un'indiretta testimonianza di tali eventi è rintracciabile nella frazione di Capovico, dove, inoltrandosi nell'antico borgo attraverso la strada Regia, si può incontrare - superato il bivio pedonale per Brunate - una cappella dedicata a san Rocco (festeggiato il 16 agosto), santo cui la devozione popolare rendeva omaggio come ringraziamento per la scomparsa della peste (mentre San Sebastiano veniva invocato mentre era in corso l'epidemia).

Crivelli Lucrezia e il Contado delle Tre Pievi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1497 Ludovico il Moro nominò la sua favorita, la bella Lucrezia Crivelli, succeduta in tale ruolo a Cecilia Gallerani (entrambe le donne furono ritratte da Leonardo, la Gallerani nel 1488 - "La dama con l'ermellino" - la Crivelli nel 1490 - "La belle ferronière"), feudataria della pieve di Sorico, Gravedona, Dongo, Nesso e Blevio. Nel secolo successivo Blevio entrò a far parte del Contado delle Tre Pievi e in seguito la sua storia rimase legata a quella di Como. All'inizio del XVIII secolo, Blevio fu infeudata ai Tanzi, nobile famiglia milanese che raggiunse il culmine dello splendore con il conte Antonio Tanzi, costruttore di villa Tanzi Taverna nella frazione di Perlasca.

Leonardo da Vinci[modifica | modifica wikitesto]

Un inciso su Leonardo: nel periodo in cui soggiornò a Milano (1482-1500) si recò al vicino paese di Torno, presso la fonte intermittente della "villa Pliniana" (villa edificata successivamente nel 1573 dall'architetto Giovanni Antonio Piotti da Vacallo su commissione del governatore di Como, Giovanni Anguissola; nella villa dimorarono celebri personaggi tra i quali Giuseppe II, Napoleone, Stendhal, Alessandro Volta, Vincenzo Bellini, Gioachino Rossini, Byron, Foscolo e Antonio Fogazzaro, cui ispirò il romanzo "Malombra") per indagarne il misterioso fenomeno ("una fonte copiosa che sempre cresce e cala ogni ora" scrive Plinio il vecchio nella "Naturalis Historia", scritta tra il 23 ed il 79 d.C.). Leonardo si recava nella zona del lago, su incarico del Ducato di Milano, alla ricerca di minerali ferrosi necessari per produrre armi, attrezzi agricoli ed utensili (il duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, s'interessa personalmente allo sfruttamento dei filoni ferrosi, su cui poggiano, con le miniere del Canton Ticino e del lago di Como, le speranze di sviluppo dell'industria della Lombardia sforzesca. Per ordine del Duca, il 7 luglio 1472, fu disposta la costruzione di grandi opere di sfruttamento: il minerale viene ora trasformato con tecniche importate più moderne, vengono infatti abbandonati i bassi fuochi e i forni a tino, in favore dei primi altiforni dell’epoca di Nicolò Muggiasca). In un suo libretto di appunti scrive Leonardo: "...sopra Como 8 miglia è la Priniana, la quale cresce e decresce ogni 6 ore; e il suo crescere fa acqua per 2 mulina e n'avanza, il suo calare fa asciugare le fonti. Più su 2 miglia è Nesso, terra dove cade uno fiume con grande empito, per una grandissima fessura di monte. Queste gite son da fare nel mese di maggio. ..." (si riferisce all'orrido di Nesso, profonda forra rocciosa attraverso cui una cascata precipita a lago). Nel Codice Atlantico Leonardo descrive le Grigne come "I maggiori sassi schoperti chessi truovno in questi paesi". Nel 1800 Blevio, grazie alla sua posizione panoramica ed alle attrattive naturali, cominciò ad essere considerato come rinomato luogo di soggiorno e nel suo territorio vennero costruite le prime ville. Le splendide ville bleviane ospitarono personaggi illustri del XVIII e XIX secolo. Giuditta Pasta (1797-1865) celebre cantante lirica, soggiornò spesso in Villa Ferranti, già appartenuta ai Tanzi conti di Blevio ed è sepolta nel cimitero del paese. Per lei Vincenzo Bellini compose la famosa opera "Norma". Il musicista comasco Pasquale Ricci diede il nome alla Villa Belvedere, un tempo chiamata Malpensata. Divenuta proprietà Imbonati, Alessandro Manzoni trascorse qui alcuni periodi della sua infanzia e della sua prima giovinezza tra il 1807 e 1818. Villa Borletti ora Chiara, fatta costruire dal Conte Russo Grigoriy Petrovich Shuvalov, è legata al ricordo dell'attrice drammatica Adelaide Ristori e della Principessa Trivulzi Belgioioso che vi ospitò personaggi illustri. Nei primi del XIX secolo a Villa Maria, vi dimorò la ballerina Maria Taglioni, poi appartenuta ad un principe russo e conosciuta come Villa Usuelli, fu chiamata anche "Ca' dell'Imperatore" perché il 22 giugno 1769 Giuseppe II d'Austria ed il suo seguito, si rifugiarono a causa di un violento temporale.

Il 28 ottobre 1901 nacque a Blevio il comandante partigiano Enrico Caronti, detto "Romolo", torturato e fucilato dalle brigate nere di Menaggio il 23 dicembre 1944.

Nell'estate del 1935, durante un soggiorno estivo, il celebre scultore Arturo Martini (Treviso 1889 - Milano 1947) realizza in poche settimane una serie di undici sculture in gesso denominate "Gruppo di Blevio" (collezione Banca Popolare di Vicenza - Palazzo Thiene, Vicenza).

Il calciatore Gianpaolo Pazzini decise di sposarsi qui, in paese, l'8 luglio 2011 con la fidanzata Silvia Slitti.

Il turismo è, ancora oggi, la principale fonte di reddito di questo centro. Il paese è sede di un imbarcadero e scalo fisso della navigazione lacustre (dal maggio 2007 il servizio è sospeso per motivi non specificati). Il parco pubblico in riva al lago non è al momento accessibile. Il numero degli abitanti, in base al censimento del 2001, è di 1219.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]


Amministrazione comunale[modifica | modifica wikitesto]

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

La cittadina di Blevio è oggi piuttosto nota perché vi abitano le cantanti Ivana Spagna e Milva, La Rossa. Inoltre vi ha abitato l'ex calciatore del Milan Andrij Ševčenko.

Tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento le ville più belle ospitarono famosi cantanti e compositori di musica lirica. Il castello abbandonato [modifica] Ancora più in quota a sud di Montepiatto si trovano le rovine dell'inquietante Castel d'Ardona[3], fatto costruire nel 1894 dal professor Angelo Ruspini, detto "il fratino", nato in Francia a Toulouse ma appartenente al ramo dei Ruspini tornaschi. Alla sua morte la bizzarra costruzione passò in eredità alla governante del professore, essendo Angelo Ruspini privo di eredi diretti. Questa cedette quasi subito il "maniero" al "Gruppo Aziendale Tintoria Comense" che lo adibì in un primo tempo a sede per le vacanze estive dei figli dei dipendenti, aggiungendo anche il sottostante fabbricato, e successivamente lo abbandonò. Oggi i vari fabbricati che un tempo costituivano il castello Ruspini, che una volta si poteva vedere chiaramente sulla sommità del monte, dal paese e dal lago, si presentano quasi totalmente diroccati e soffocati dalla vegetazione. Vi si può ancora arrivare lungo il sentiero che sale da Montepiatto, oppure da un altro sentiero detto del "faro Voltiano", che si inerpica vicino alla baita Carla sopra la località di San Maurizio .

Le rovine del Castel d'Ardona, edificato nel 1894, sono una delle mete più nascoste di Blevio: quasi interamente nascosto dalla vegetazione, il castello si trova vicino al confine con Torno.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ nel sistema ortografico moderno
  3. ^ nell'Ortografia milanese classica AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 82.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

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