Lipomo

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Lipomo
comune
Lipomo – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Como-Stemma.png Como
Amministrazione
Sindaco Giordano Molteni (lista civica) dal 5-4-2005
Territorio
Coordinate 45°48′00″N 9°07′00″E / 45.8°N 9.116667°E45.8; 9.116667 (Lipomo)Coordinate: 45°48′00″N 9°07′00″E / 45.8°N 9.116667°E45.8; 9.116667 (Lipomo)
Altitudine 384 m s.l.m.
Superficie 2,46 km²
Abitanti 5 860[1] (31-12-2010)
Densità 2 382,11 ab./km²
Comuni confinanti Capiago Intimiano, Como, Montorfano, Tavernerio
Altre informazioni
Cod. postale 22030
Prefisso 031
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 013129
Cod. catastale E607
Targa CO
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti lipomesi
Patrono santi Vito e Modesto
Giorno festivo 15 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lipomo
Posizione del comune di Lipomo nella provincia di Como
Posizione del comune di Lipomo nella provincia di Como
Sito istituzionale

Lipomo (Lipòm in dialetto brianzolo[2], pronuncia fonetica IPA: /liˈpomː/), è un comune italiano di 5.829 abitanti della provincia di Como in Lombardia.

Il territorio del comune appartiene alla Diocesi di Como.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La più antica traccia di civiltà del paese riguarda il «Sass sura Lipomm» (il sasso sopra Lipomo). Si tratta di un grande masso situato sul monte Croce, sulla cui superficie si trovano scolpite cinque coppelle, ovvero scodelle, dalla forma rituale (sembra richiamino la costellazione del Cigno). Risalendo all’epoca in cui le scodelle furono scolpite, si può giungere alla conclusione che la zona era dunque già popolata fra il Mille e l’Ottocento a.C.

Venne rifondato dopo la conquista romana di Como nel 59 a.C. ad opera di Cesare. Per quanto riguarda la storia altomedioevale del paese, sono da segnalare i resti di un antico insediamento. Si tratta delle fondamenta di alcune case di probabile epoca medievale, quasi certamente coeve alla parte inferiore delle chiesa parrocchiale. Lipomo dunque esisteva già al tempo dei Comuni, come appare anche dagli scritti di alcuni storiografi comaschi, che riportano la distruzione del paese, nel 1050, ad opera degli abitanti di Cantù, all’epoca della guerra fra Como e Milano.

Dopo il trattato del 1196 Lipomo venne acquartierato alla Pieve di Zezio della città di Como. Riguardo alla storia precedente ci si affida a fonti frammentarie. Si narra che nel XVIII secolo, secondo una storia tramandata dagli anziani, sarebbero stati ritrovati resti umani e duecento monete romane. Si è così ipotizzato che in epoca imperiale Lipomo, data la sua vicinanza a Como, possa essere stata una località di villeggiatura al riparo dalle invasioni delle genti del Lario. Secondo recenti ricerche sembra inoltre che la zona della «Curt Granda», una corte posta nella zona più antica dell’abitato, possa essere stata sede di un accampamento romano.

Nel basamento di quella che era una volta la Cassina dell’Oca, lungo via Cadorna, si nota invece un paio di corsi di ciottoli posati a «lisca di pesce», secondo una tipica tecnica costruttiva dell’epoca romanica. La tipologia architettonica della «colombera» della «Curt dei Tunela», in via Volta, richiama un’origine antica e fa pensare alla tipologia costruttiva di un castello (o di un sistema di torri di difesa), risalente all’epoca dei secoli fra il XIV e il XVI. Notizie più certe sulla storia di Lipomo si hanno a partire dalla seconda metà del secolo XVI secolo, quando in paese risiedono 150 anime, che diventeranno 500 tre secoli più tardi. Il borgo, nonostante la vicinanza al capoluogo, rimase però pressoché isolato dalle sue vicende storiche.

Quando lo stato di Milano cadde sotto la dominazione spagnola, nel 1535, anche Como e quindi Lipomo seguirono la stessa sorte. Come tutti i nuclei della Pieve di Zezio, Lipomo nel 1656 si affrancò, pagando un dazio in base al numero di famiglie presenti sul territorio, dalle soggezioni feudali. Si trattò di una decisione del Governo Spagnolo alla ricerca di nuovi fondi per rimpinguare le sempre dissestate casse statali. Si decise così nel 1647 di vendere una determinata zona come feudo a un nobile. I centri inclusi nella zona stessa potevano comunque riscattarsi dietro il pagamento di denaro.

La Chiesa dei Santi Vito e Modesto venne eretta parrocchiale, smembrandola dalla Cattedrale di Como, il 3 aprile 1632, ad opera del Vescovo di Como mons. Lazzaro Caraffino che concesse alla comunità il diritto di patronato della neocostituita parrocchia. Nel '600 venne pagato dalla città il riscatto dall'infeudazione, operata dal governo spagnolo del Ducato di Milano in gravi difficoltà economiche.

Un ricordo della dominazione spagnola fu la presenza della famiglia dei De Herra, che mantennero nelle loro mani per lungo tempo gran parte del patrimonio fondiario e immobiliare del paese. Con la pubblicazione del Catasto Teresiano, nel XVIII secolo, Tarliscia, fino ad allora unità indipendente, veniva aggregata in via definitiva a Lipomo.

Nell’epoca napoleonica Lipomo fu aggregato al XXII distretto di Como. Con l’avvento della Repubblica Cisalpina passò invece nel Distretto I di Como. Dopo l’incoronazione di Napoleone a imperatore del 6 marzo 1805, Lipomo, con i suoi 266 abitanti, venne infine inserito nel Cantone II di Como, inglobato nel già citato Distretto I di Como. Nel 1809 divenne quartiere di Como, per riprendere la sua indipendenza dopo il Congresso di Vienna. A metà del secolo XIX, anche se non vi sono date precise, venne istituita la prima scuola in paese.

Nel periodo risorgimentale si ricorda la figura del notaio comasco Tomaso Perti, che possedeva terreni in quel di Tarliscia. Podestà di Como, ricoprì la carica di capo del governo provvisorio di Como, durante le Cinque Giornate di Milano. Un altro rappresentante della famiglia, l’avvocato Antonio Perti, fu il secondo sindaco della storia di Lipomo dopo la proclamazione dell’unità d’Italia (il primo fu Antonio Marelli). Due medici, Innocenzo Regazzoni e Fermo Coduri, presero parte alle guerre di Indipendenza.

Eroe della seconda guerra mondiale fu invece Enrico Cantaluppi, originario di Lipomo, il cui ritratto campeggia dal giugno 2000 nella sala consiliare. Enrico Cantaluppi, il cui nome di battaglia era «Fani», venne fucilato il 24 gennaio del 1945 a Como, in via Barelli. Alla sua memoria sono dedicate, a Lipomo, la via principale che collega il centro con il quartiere di Como-Lora e la statale Briantea, oltre alle scuole elementari di via Cadorna. La Chiesa dei Santi Vito e Modesto venne riconsacrata dal Vescovo di Como mons. Alessandro Macchi il 12 aprile 1947 per concedere alla comunità che aveva rinunciato al diritto di patronato l'Indulgenza Plenaria concessa dal papa Pio XII. La Chiesa dello Spirito Santo, costruita su progetto dell'ing. Biscotti e dell'arch. Noè su terreni donati alla parrocchia dalle Figlie di Santa Maria della Provvidenza (Famiglia Guanelliana), venne consacrata il 3 ottobre 1993 dal Vescovo di Como mons. Alessandro Maggiolini. Le attività economiche rimasero legate all’agricoltura fino alla conclusione del secondo conflitto mondiale. Da allora si registrò un notevole sviluppo industriale con conseguente aumento demografico, che portò agli inizi degli anni ’90 quasi a sfiorare le 6000 unità.

Le attività industriali presenti operano nel settore tessile (tessiture, tintorie e stamperie) e metalmeccanico (officine, costruzioni meccaniche, lavorazione di laminati e di ferro battuto).

Negli anni '80 venne rinvenuto in parrocchia un dipinto di una Sacra Famiglia (ora conservato nella chiesa dello Spirito Santo) che fu attribuito da alcuni a Leonardo da Vinci da altri a scuola leonardesca. Il dipinto, restaurato negli ultimi anni, venne esposto nella chiesa di san Giacomo a Como in occasione della Città dei Balocchi.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 355.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.