Vertemate con Minoprio

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Vertemate con Minoprio
comune
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Como-Stemma.png Como
Amministrazione
Sindaco Roberto Antonio Sironi (lista civica Idee in comune) dal 14/06/2004
Territorio
Coordinate 45°44′00″N 9°04′00″E / 45.733333°N 9.066667°E45.733333; 9.066667 (Vertemate con Minoprio)Coordinate: 45°44′00″N 9°04′00″E / 45.733333°N 9.066667°E45.733333; 9.066667 (Vertemate con Minoprio)
Altitudine 340 m s.l.m.
Superficie 5,77 km²
Abitanti 4 025[1] (31-12-2010)
Densità 697,57 ab./km²
Frazioni Minoprio, Vertemate
Comuni confinanti Cadorago, Cantù, Cermenate, Cucciago, Fino Mornasco,
Altre informazioni
Cod. postale 22070
Prefisso 031
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 013242
Cod. catastale L792
Targa CO
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti minopriesi, vertematesi
Giorno festivo 17 gennaio, Minoprio 15 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Vertemate con Minoprio
Posizione del comune di Vertemate con Minoprio nella provincia di Como
Posizione del comune di Vertemate con Minoprio nella provincia di Como
Sito istituzionale

Vertemate con Minoprio (Vertemaa e Minöbra in dialetto brianzolo[2], pronuncia fonetica IPA: /verteˈmaa/ e /miˈnøːbra/), è un comune italiano di 4.017 abitanti della provincia di Como in Lombardia.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Vertemate con Minoprio sorge a Nord-Ovest di Milano nella Brughiera Briantea per buona parte nella Bassa Comasca. Dista 14 kilometri da Como, capoluogo di Provincia.

Il suo territorio ha una superficie di 5,77 km² ed una popolazione di 4.017 abitanti, di cui ben il 55% ha una età compresa tra 30 e 65 anni, un saldo naturale positivo e un saldo migratorio negativo. Le donne superano di poche unità gli uomini (50,18% contro il 49,82% degli uomini). Il nuovo strumento urbanistico prevede un contenuto sviluppo demografico con una popolazione insediabile fino a 4610 abitanti. Un dato prudenziale che limita eccessi e tende a recuperare abitazioni già esistenti. Valorizza un consistente patrimonio edilizio da ristrutturare e riadattare mantenendo le caratteristiche costruttive e paesaggistiche della tradizione locale, conservando la tipologia dei materiali tra cui figurano i laterizi e l’arco borgognone ellittico, lo stato preesistente con una eventuale nuova destinazione d’uso funzionale ai servizi ed alle attività da realizzare.

Le strade comunali coprono 23 km, quelle provinciali 3,5 km (La frequentatissima ex Strada Statale dei Giovi: Genova-Milano-Chiasso). Pur non avendo una propria stazione, il comune di Vertemate con Minoprio è attraversato per un breve tratto dalla ferrovia statale (Linea Milano Como-Chiasso; fermata più vicina Cantù Asnago) ed è molto vicino a una regionale (Ferrovie Nord Milano; fermate più vicine Cadorago e Fino Mornasco).

Il territorio comunale si trova ad una media di circa 330 metri sul livello del mare, tra il piano delle morene glaciali, i paleoalvei di antiche lingue derivate dai ghiacciai principali, le ondulazioni dovute ai cumuli di detriti rocciosi, strati di loss di origine eolica e le prime colline della cintura alpina che hanno come cornice le Prealpi e le Alpi. Il comune è vicino al Lago di Como e ad altri piccoli laghi (Montorfano, Pusiano, Segrino, Alserio). Il territorio comunale risulta nel complesso molto ricco d'acqua, con alcune aree quasi paludose. Il corpo idrico di maggior interesse è fiume Seveso, che segue la linea di confine tra i comuni di Fino Mornasco e Cucciago scorrendo in una valle un tempo ricca di mulini e ancora oggi in gran parte boschiva, oltre al Seveso sono presenti altri piccoli corsi d'acqua e laghetti: la piccola roggia di Desio, il ruscello Rì, il minuscolo laghetto della Fondazione Minoprio, il laghetto della fornace e molti altri brevi corsi d'acqua. È da ricordare la sorgente perenne d'acqua potabile nei pressi dell'abbazia, soggetto di antiche storie popolari.

La terra è fertile, tendenzialmente acida, in parte coltivata ed in parte coperta di foreste e boschi. Il territorio di Vertemate con Minoprio non è soggetto a terremoti, inondazioni, alluvioni o devastanti incendi. Un tempo la campagna era ricoperta di gelsi con grande successo dell’allevamento di bachi da seta che rese famosa in tutta Europa l’industria manifatturiera della seta nel Comasco. Oggi invece l’agricoltura si è in parte trasformata in florovivaismo, la bachicoltura e la sericoltura hanno lasciato il posto a tessiture che nonostante la crisi perdurante sono presenti ancora in gran numero e continuano la loro attività con innovazioni e tecniche aggiornatissime capaci di competere con la globalizzazione dei mercati ed il costo crescente della manodopera e dei materiali.

Le ditte, imprese, aziende, e attività presenti sul territorio sono attorno a mille e offrono una notevole occupazione nei settori più diversi, ma soprattutto della moda e della ortoflorofrutticoltura, piante ornamentali e vivaismo, centri commerciali, tessiture e pelletterie. Elevate le aziende che forniscono servizi di eccellenza, semilavorati con notevole valore aggiunto e manufatti artigianali di pregio.

Fauna[modifica | modifica sorgente]

Nel breve corso d'acqua Rì, che scorre nelle zone rurali vicino l'abitato di Minoprio prima di affluire nel fiume Seveso, è presente la rara specie di anuro Rana dalmatina

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il ritrovamento di reperti archeologici e sepolcri, ha dimostrato che il territorio di Vertemate con Minoprio è abitato fin dall'Età del Bronzo In epoca successiva si presume che i primi abitanti del Comasco ed in particolare di Vertemate fossero presenti popoli Celtici gli Orobi o gli Insubri ai quali venne anche attribuita la fondazione della città di Como. Ai Celti succedettero gli Etruschi, i Galli, i Romani, i Longobardi con i quali si raggiunse un elevato livello economico ed artistico. Da notizie storiche sappiamo che il nome antico di Vertemate (ancorché riferibile a “luogo elevato al vertice” del suo territorio) era Bardomagum-Bardomagnum interpretato dallo storico Olivieri come “città o borgo dei Bardi”, cantautori di origine celto-gallica; per lo stesso Olivieri Vertemate deriverebbe dalla voce gallica “VERTAMO”; per Minoprio l’etimologia sembra provenire dalla parola gallica “ MOENAWR” che sta a significare una estensione fondiaria di un paese con un’ampia contrada agricola. La rivalità tra Vertemate e Minoprio in passato è stata notevole e i soprannomi dispregiativi degli abitanti altrettanto sprezzanti: “Sciatt” i Vertematesi e “Pescaluna” i Minopriesi. La storia di Vertemate con Minoprio è caratterizzata da episodi particolari e sporadici collegati agli avvenimenti storici di Milano e Como. La trasformazione delle città del Comasco in Comuni coincise con la guerra decennale tra Como e Milano iniziata a partire dal 1118.Vertemate con Minoprio fu coinvolta essendo dipendente da Como e situata in posizione strategica tra Como e Milano. Nel 1125 i Milanesi posero l’assedio alla città di Como. I Comaschi dopo aver conseguito una vittoria navale sugli avversari rientrarono in città e la liberarono dai Milanesi che si diedero alla fuga. In questa occasione c’e’ un episodio che riguarda Vertemate. Si narra che i Guanzatesi uccisero il nobile comasco Beltramo Bocca e che i Comaschi per vendetta uccisero a loro volta Alberto, figlio di un prode spadaccino guanzatese e fecero prigioniero Manfredo uno dei capi dei Guanzatesi. Rientrando verso Como i Vertematesi ostacolarono la marcia dei Comaschi e li tennero in scacco per lungo tempo. Ottenuti rinforzi di truppe i Comaschi cinsero d’assedio il castello di Vertemate dove si erano rifugiati gli assalitori difendendosi strenuamente fino a che furono costretti ad arrendersi. La città venne saccheggiata e per buona parte distrutta. Finita la guerra e caduta Como tutto il territorio lariano ed anche Vertemate venne a dipendere da Milano che impose pesanti tributi. Successivamente ci fu la dominazione del Barbarossa a Como e nel Ducato di Milano quella delle Signorie dei Visconti e degli Sforza.

Nel 500 tutto il territorio lombardo e quindi anche quello lariano subì la dominazione Francese (per breve tempo) e poi Spagnola e Austriaca. Dopo un breve parentesi napoleonica il ritorno degli austriaci suscitò un anelito di libertà nella famiglia Raimondi di Minoprio e in Don Vincenzo Guaita di Vertemate accomunati dal desiderio e dalla volontà di formare un’Italia unita, libera ed indipendente. Nel 1928 i due comuni di Vertemate e di Minoprio vennero incorporati in un unico comune

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Abbazia[modifica | modifica sorgente]

Nel territorio comunale, in cima ad una collina, sorge l'abbazia di San Giovanni a Vertemate. L’Abbazia di San Giovanni Battista venne fondata nel 1084 da un monaco benedettino milanese di nome Gerardo durante il suo ritorno da Cluny. Sorse in stile romanico, in un luogo ameno che sovrastava una zona paludosa e solitaria della Valle del Seveso in prossimità della strada che collegava Milano con Como. Il suo circondario apparteneva all’antico territorio longobardo del Seprio (Castelseprio o Torba)

Con il termine Abbazia si intende un complesso di edifici monastici in cui venivano forniti importanti servizi che accompagnavano la vita religiosa, la meditazione e la preghiera. Ad esempio il refettorio, la stalla, il granaio, la cucina, il forno, la farmacia-erboristeria e liquoreria, un orto botanico di piante officinali e medicinali, una sorgente di acqua fresca e pura e soprattutto una chiesa, una bibilioteca, un chiostro e tante celle per i monaci. Tutto il complesso era provvisto di mura e di una torre per l’avvistamento di nemici. Era considerato all’epoca un luogo sicuro, un rifugio per sbandati ed emarginati ma anche una accogliente dimora per personaggi importanti come Papa Urbano II o Sant’Ugo, Abate di Cluny. Nel 1095 vi fu la consacrazione della Abbazia ad opera del Vescovo di Imola Odone. Nel 1288 si trovò coinvolta nella lotta tra Milano e Como ed i Comaschi ne distrussero le mura, il chiostro e in parte la torre. I primi interventi di restauro furono effettuati solo duecento anni dopo nel 1480, ma soltanto alla fine del Quattrocento, con Papa Sistro IV l’Abbazia riacquistò completamente il suo antico splendore. Verso il 1800 la Chiesa, ormai proprietà dei Marchesi Cusani di Desio venne adibita a cascinale agricolo con ricovero per cavalli ed attrezzi agricoli. Nel 1960 un avvocato milanese, il Dott. Piero Ricotti incaricò il Prof. Clemente Bernasconi di dirigere e seguire i lavori di restauro con ingenti opere di ristrutturazione che a partire dal 1970 riportarono l’Abbazia al suo aspetto originale.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Castello[modifica | modifica sorgente]

Il castello, da tempo monumento nazionale, sorge in posizione preminente sulla sommità di un dosso a dominio della campagna circostante. Durante il Feudalesimo era il centro intorno al quale si muoveva l’attivita’ della popolazione (artigianato, arti, mestieri, commercio, traffici) All’occorrenza rappresentava una sicura protezione ed un baluardo contro i nemici e le calamità. È abbastanza vasto e contiene nel suo interno ampie sale delle quali la più bella è senz’altro quella della “caccia”. Tra gli affreschi spicca quello della battaglia del 1125 quando i Comaschi lo cinsero d’assedio. All’interno si possono facilmente distinguere le mura perimetrali di due delle quattro torri laterali. Altri affreschi si trovano ove fino al 1946 era ubicata la cappella di famiglia, a destra dell’ingresso. In parte restaurati nel 2011, essi sono stati attribuiti ai fratelli Recchi, allievi del Morazzone che ha decorato la Basilica della SS. Annunciata (Santuario del SS. Crocifisso) di Como. La torre centrale, invece, isolata nel cortile si erge per 35 metri con la sua mole massiccia e ferrigna, con grandi feritoie in alto, merlature guelfe ed un pinnacolo centrale da cui si gode un’ampia visuale su tutto il territorio comunale e sui monti all’orizzonte: il Monte Rosa, il Campo dei Fiori, il Generoso, il Bisbino, il Bollettone, le Grigne e il Resegone. È accessibile mediante una scaletta a chiocciola interna, dalla quale si può andare ai granai del maniero che rappresentavano la scorta alimentare per tutta la popolazione.

Del primitivo castello rimane ben poco perché con il passare degli anni, a causa della sua posizione di confine e delle traversie dovette subire a più riprese saccheggi, devastazioni ed incendi specialmente durante le guerre tra Comaschi e Milanesi, nelle quali furono implicati e coinvolti i proprietari che si succedettero tra cui la famiglia più famosa fu quella dei Della Porta. Si narra che un certo Bressano della Porta, verso la metà del XIII secolo consegnò il Castello a suoi parenti milanesi. Scoperto il tradimento Como si armò e mandò i suoi soldati a Vertemate dove cacciarono Bressano e la sua famiglia dal Castello, distruggendone una buona parte. Bressano riuscì a fuggire ma la moglie ed i figli furono fatti prigionieri. Dopo tre anni di scorribande comasche, Bressano ricorse all’arbitraggio di Martino Torriani che insieme ai Decurioni Milanesi decisero di effettuare una transazione con la quale Vertemate ed il suo castello ritornarono a Como. Da Bressano si originò la famiglia dei Da Vertemate.

Nella seconda metà del Quattrocento il Castello passò ai nobili Carcano che ne fecero la loro dimora elegante, costruendo un giardino all’italiana con siepi di bosso (mortella), aiuole geometriche e statue disposte su terrapieni e parapetti a monte della Statale dei Giovi con una magnifica vista sul Monte Rosa. Dai Carcano il castello passò agli Olginati di Como e nel 1938 lo ebbero in lascito dall’ultimo Olginati, le suore Canossiane di Como che vendettero parte dei poderi e rimaneggiarono l’edificio snaturando la sua natura militare e di dimora signorile per renderlo idoneo ad un pensionato per anziani e ad una scuola materna privata. A tutti gli effetti il Castello di Vertemate è chiamato “Castello dei Della Porta”. Anche il castello di Vertemate, come quasi tutti, ha i propri aneddoti e i propri segreti, in particolare si narra di un misterioso passaggio sotterraneo che in epoche passate sarebbe servito per la fuga in caso d'attacco.

Villa Raimondi[modifica | modifica sorgente]

Scorcio del parco di Villa Raimondi, sede della Fondazione Minoprio

Le prime notizie riguardanti la costruzione della Villa Raimondi di Minoprio risalgono alla seconda metà del Settecento quando la sua edificazione fu affidata a Simone Cantoni. La famiglia Raimondi, ricca e potente casata di Como, la costruì come residenza di campagna e di caccia. Oltre a questa villa i Raimondi avevano ville a Fino Mornasco, Gironico, Beregazzo, Mosino e Urago. Ma la più famosa di tutte fu Villa Olmo così chiamata per un possente e maestoso olmo posto davanti alla fontana, ereditata dai Raimondi dai Coniugi Odescalchi con cui si erano imparentati.

Notizie più remote ci portano ad un Raimondi giunto a Minoprio con i Franchi di Carlo Magno e più recentemente, nel periodo di massimo splendore, ad un Giorgio Raimondi nato l'8 marzo 1801 che a Minoprio, nel periodo della caccia, aveva a disposizione servitori e cuochi per organizzare pranzi e cene e dare ospitalità a comitive numerose di cacciatori e agli accompagnatori al loro seguito. Il marchese Giorgio Raimondi fu un munifico sostenitore delle iniziative patriottiche e finanziò imprese risorgimentali che purtroppo si dimostrarono un fallimento e lo portarono ad accumulare debiti.

Nel 1849 mentre Carlo Alberto riprendeva la guerra contro l'Austria, Giorgio Raimondi con Pietro Nessi costituiva a Como un Governo provvisorio. Il 20 aprile 1849 dopo l'ordine di arresto degli Austriaci si rifugia in Svizzera in Canton Ticino. Sua moglie Livia Giannone diede a Giorgio un erede maschio (Giorgio Raffaele) e tre figlie: Giulietta, Livia e Anna Maria. Una quarta detta "Giuseppina" venne riconosciuta dal Marchese Giorgio Raimondi come figlia naturale. Questa giovane nata il 17 marzo 1841, cresciuta in un clima di tensioni e di cospirazioni, è ardimentosa ed energica. Diviene famosa perché segue il padre in esilio in Canton Ticino per poi passare clandestinamente da Mezzana in Lombardia, portando sul calesse nei doppi fondi con armi e proclami insurrezionali per i patrioti lombardi. Non c'è da stupirsi se pur avendo 18 anni è molto conosciuta dalla nobiltà milanese che lei frequenta come giovane libera e spregiudicata.

Al Caffè della Sincerità di Milano conosce e frequenta Luigi Cairoli figlio di una ricca famiglia che aveva fatto fortuna con l'allevamento del baco da seta e le filande. La "Marchesina Raimondi" come viene chiamata ha un carattere forte e temerario tanto che si offre volontaria il 1. giugno 1859 per correre con il calesse incontro a Garibaldi (che ha 52 anni e Anita è già morta da quasi 10 anni) a Robanello in una antica osteria, accompagnata da Don Luigi Giudici. Appena Garibaldi la incontra ne rimane abbagliato e riconosce in lei, ardimentosa e coraggiosa, il carattere ed il temperamento della sua Anita. Nei successivi mesi di giugno e luglio, dopo la battaglia di San Fermo che sbaraglia gli Austriaci, Garibaldi si innamora perdutamente della Marchesina. Vengono programmate le nozze per il 15 dicembre, rimandate al 24 gennaio per un improvviso attacco di tifo di Giuseppina. Tutto è pronto: i duecento invitati, la crema della aristocrazia risorgimentale comasca e milanese, attende la cerimonia che viene celebrata dal sacerdote Filippo Gatti nella chiesa immersa nel verde del parco secolare di Villa Raimondi a Fino Mornasco. Mentre gli sposi escono gioiosi e festanti dalla chiesa un messaggero si avvicina a Garibaldi e gli consegna una lettera. Garibaldi sorride, chiede scusa e si apparta. Man mano che legge il testo si rabbuia e diventa rosso per la rabbia. Si avvicina alla moglie la afferra vigorosamente per un braccio e la trascina sul belvedere. La Marchesina, febbricitante e infreddolita, gli conferma il contenuto della lettera e per tutta risposta riceve uno sferzante insulto dal marito. Poi la sposa fugge dalla villa e Garibaldi, uscendo da un cancelletto secondario, parte immediatamente a cavallo, lasciando tutti gli invitati di stucco, in mezzo allo stupore, alla incredulità, allo sgomento e alla vergogna. Giuseppina aveva un amante: un giovane militare, ufficiale del piccolo esercito garibaldino di cui si era invaghita pazzamente.

"Divortium post duos dies evenit" venne scritto come postilla all'atto matrimoniale e Garibaldi scrisse una supplica al Re d'Italia il 4 settembre 1859 per ottenere un sovrano decreto di scioglimento del matrimonio a datare dal 24 gennaio 1860.

Villa Raimondi è famosa anche per il suo parco di 6 ettari con 300 essenze arboree e 1600 arbusti, una serra tropicale, un giardino con collezioni di rose, azalee, camelie e un piccolo orto botanico di piante medicinali, officinali e aromatiche, essenze mediterranee, estesi campi catalogo dimostrativi e numerose serre sperimentali, centro di riproduzione meristematica e di ricerca con un laboratorio per l'analisi dei suoli e dei terricci, vasti vivai e un frutteto di 20 ettari con antiche varietà di frutta ormai non più coltivate. La sua Scuola di Ortoflorofrutticoltura è nata da una intuizione del Dott. Enrico Sibilia, appassionato botanico e proseguita da Giordano dell'Amore, realizzata dal primo direttore Alfred Dufour e oggi diventata Fondazione Minoprio della Regione Lombardia.

Tra il 1965 e il 1976 accanto alla scuola ha operato il Centro di ricerche orticole, che ha svolto studi sulla biodiversità agraria in Italia e all'estero, sul miglioramento genetico vegetale, sulla tecnica vivaistica e sulla micropropagazione. La Scuola è sede di numerose attività di spicco (Corsi di laurea, Master post universitari, Istituto Superiore, CFP, Centro di Sperimentazione, divulgazione e dimostrazione). La presidenza e la direzione della Fondazione sono poste in una sede principesca e sontuosa con affreschi e stanze residenziali, parquet, stucchi e infissi originali con decorazioni murali, meridiane e stemmi a vista, una grande fontana e due ettari di prati in cui si trovano esemplari meravigliosi di piante antiche e rare: un tiglio centenario, olmi, una sofora japonica pendula, allori enormi, magnolie grandiflore gigantesche, sequoie, piante da fiore e da siepe, bambù, collezioni di camellie e piante da alberature.

I visitatori che frequentano le mostre in primavera e autunno in un anno superano le 30.000 persone. Villa Raimondi è un fiore all’occhiello di Vertemate con Minoprio, un’oasi verde meravigliosa, una degnissima cornice per attività ricreative e manifestazioni floricole, enogastronomiche, musicali ed esibizioni teatrali, un centro culturale di alto livello qualitativo e di eccellente professionalità, un patrimonio da valorizzare come realtà comunale di pregio e di grande interesse botanico, naturalistico ed ambientale senza escludere in futuro la possibilità di aprire ad altre attività sfilate di moda di grandi atelier e famosi sarti, scuola di moda e di stile di alto profilo.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Libera Mente: associazione culturale di Vertemate con Minoprio, promotrice di molti progetti per la valorizzare del patrimonio storico, artistico ed ambientale del territorio.

Sito web: http://www.libera-mente.eu

  • Gli Spalconati: compagnia teatrale amatoriale di Vertemate con Minoprio.

Sito web: http://www.spalconati.it

  • Artexxis: associazione artistico/culturale.

Sito web: http://www.artexxis.eu/

  • ColoreCaramella: associazione genitori operante sul territorio vertematese e minopriese

Persone legate a Vertemate con Minoprio[modifica | modifica sorgente]

  • Lodovico da Vertemate, esploratore

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 696.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
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