Ponte Lambro
| Ponte Lambro comune |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Sindaco | Andrea Cattaneo (lista civica Tutti per il Futuro di Ponte Lambro) dal 14/06/2004 e rieletto nelle Amministrative del 07/06/2009 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 45°50′0″N 9°14′0″E / 45.83333°N 9.23333°ECoordinate: 45°50′0″N 9°14′0″E / 45.83333°N 9.23333°E | ||||
| Altitudine | 365 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 3,43 km² | ||||
| Abitanti | 4 483[1] (31-12-2010) | ||||
| Densità | 1 307 ab./km² | ||||
| Frazioni | Busnigallo, Fucina, Lezza, Mazzonio, Schieppo | ||||
| Comuni confinanti | Caslino d'Erba, Castelmarte, Erba | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 22037 | ||||
| Prefisso | 031 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 013188 | ||||
| Cod. catastale | G847 | ||||
| Targa | CO | ||||
| Cl. sismica | zona 4 (sismicità molto bassa) | ||||
| Nome abitanti | pontelambresi | ||||
| Patrono | S. Maria annunciata | ||||
| Localizzazione | |||||
| Sito istituzionale | |||||
Ponte Lambro (Punt in dialetto brianzolo, pronuncia fonetica IPA: /ˈpuunt/), è un comune italiano di 4.426 abitanti della provincia di Como, in regione Lombardia. Ubicato nella giustà metà dei due rami del Lago di Como in Alta Brianza, nella Penisola Lariana, è attraversato dal fiume Lambro, ed è sormontato dal monte Puscio. È ubicato a 15 km da Como, capoluogo di provincia, ed a 19 km da Lecco, capoluogo della Provincia di Lecco; si trova inoltre a 57 km dal centro di Milano ed a 27 km da Chiasso (Canton Ticino) confine di stato della Svizzera (Svizzera italiana). Altri centri di particolare interesse sono Bellagio 26 km e Monza 35 km. La rete ferroviaria di FerrovieNord (ferrovia Milano-Asso) ha una fermata alla stazione di Ponte Lambro, che permette di raggiungere la Stazione di Milano Cadorna in 1 h. 7 min.. I principali aeroporti distano: Aeroporto di Milano-Malpensa 71 km - Aeroporto di Milano-Linate 59 km - Aeroporto di Bergamo-Orio al Serio 76 km.
Indice |
[modifica] Città gemellate
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Andrea Cattaneo (lista civica Tutti per il Futuro di Ponte Lambro) dal 14/06/2004 e rieletto nelle Amministrative del 07/06/2009
[modifica] Lo Stemma Araldico
Lo stemma araldico di Ponte Lambro è costituito da uno scudo sannitico troncato o diviso in fascia recante nella parte superiore il disegno di un ponte ad un solo arco ricurvo. Sulla riva sinistra si estolle un vigoroso alberello. Lo scudo è sormontato dalla corona comitale a nove merli ed è ornato ai lati da due fronde di quercia e di lauro.
Blasonatura: Stemma d’argento al ponte fondato nella pianura erbosa sorpassante un fiume ed accostato a sinistra da una pianta, il tutto al naturale. Ornamenti esteriori da Comune.
Autorizzazione: Decreto reale in data 12 marzo 1931, Registrato alla Corte dei conti il 3 aprile 1931, Reg. 3, Foglio 128- Trascritto nel Libro araldico degli Enti Morali Vol. I, pag. 316. Blasonatura di Vito Vincenzo Di Turi
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Etnie e minoranze straniere
Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 517 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:
Siria 122 2,74%
Marocco 71 1,59%
Romania 56 1,26%
[modifica] Collegamenti esterni
[modifica] Storia Breve
Da un ponte di legno sul Lambro è venuto il nome di Ponteligno, modificato in età moderna per comprendere anche gli antichi rioni di Mazzonio e di Lezza.
Tolomeo (VI secolo a.C.) afferma che nella Gallaica esisteva una città chiamata "Flavia Lambris", e Pomponio Mela da Tingentera (Spagna) nel suo libro "De Chronographia" (Lib. 3° - Cap. 1°) conferma l'esistenza di tale località chiamadola a sua volta "Lambriacam". (Ponte Lambro - nella leggenda e nella storia di Giusto Zappa)
La sua popolazione operosa ha sempre intrattenuto un rapporto produttivo con il Lambro, prima sfruttandone l’energia per alimentare magli e fucine, poi per muovere gli ingranaggi del setificio. È nota dal 1397 la decisione, adottata dagli ingegneri e fabbri della Fabbrica del Duomo di Milano, di preferire l’acciaio che veniva prodotto a Ponteligno. Si riferisce invece alle illuminate iniziative settecentesche la scelta dei filatoi di Ponte Lambro quali laboratori nei quali collaudare le tecniche innovative in campo tessile. Sull’onda di una tradizionale concretezza, la popolazione è cresciuta nel tempo, prima ossequiosa verso la parentela dominante dei Carpani, poi sempre più aperta all’integrazione sociale.
Di questo regolare progresso, capace di superare anche i momenti difficili, sono i cosiddetti beni culturali, i quali annoverano i ritrovamenti archeologi di Cascina Schieppo, le sopravvivenze del Convento di San Bernardo di Lezza e l’articolazione dell’area che fa capo alla parrocchiale S. Maria Annunciata di Mazzonio.
I ritrovamenti di Schieppo hanno riportato in luce i resti di una abitazione del IV secolo d.C., tipica della colonizzazione dell’età imperiale. Il convento di Lezza ospitò per tre secoli un gruppo di Servi di Maria che lasciarono nella chiesa e nel complesso di San Bernardo, insieme all’espressione della loro devozione ai Dolori della Madonna, brani di architettura ed arredi di pregio. La parrocchiale di Santa Maria Annunciata fu oggetto di ristrutturazione settecentesca in base ad un progetto dell’architetto Simone Cantoni. L’antistante scalinata ed il monumentale coordinamento con l’abitato meritano una segnalazione, così come vale un sopralluogo il parco di Villa Guaita, espressione pregevole dell’Ottocento in villa.
Personaggi illustri quale lo scrittore Pier Ambrogio Curti, il musicista Enrico Petralla ed il pittore Tranquillo Cremona animarono l’ospitalità di Villa Matilde.
In tempi recenti trovò ispirazione a Ponte Lambro il cartellonista e pittore Leopoldo Metlicovitz, che soggiornò saltuariamente dal 1908 e, stabilmente dal 1915.
Un Decreto Ministeriale dell'aprile 1928 aggregava Lezza a Ponte Lambro, il comune assunse la denominazione di "Ponte Lezza". Nel 1929 il paese riprese definitivamente il nome di Ponte Lambro.
Il periodo della resistenza fu legato indubbiamente a uomini come il parroco don Giovanni Strada, iniziatore di uno dei primi nuclei dell’area erbese, di cui era componente Giancarlo Puecher.
Nei medesimi anni Don Luigi Monza, parroco a San Giovanni di Lecco creava a Villa Scaravaglio uno dei primi centri della Nostra Famiglia, oggi sede generale dell’associazione diretta dalle Piccole Apostole della Carità e diffusa in Italia e nel mondo.
[modifica] Monumenti storici
[modifica] Monumenti Religiosi
[modifica] Santa Maria Annunciata
Chiesa parrocchiale dedicata alla Santissima Maria Annunziata (festa il 25 marzo), fu eretta nella seconda metà del XVII secolo su disegno dell'architetto ticinese Simone Cantoni di Muggio, che la condusse termine - dopo non lievi difficoltà - nel 1785.
[modifica] San Bernardo - Lezza
Scheda storico-artistica
Di ciò che la chiesa era in remoto passato nulla è oggi visibile; delle sue supposte origini medievali non è rimasto alcunché; nemmeno nei disegni della curia milanese fatti nel 1584 è presente la chiesa di San Bernardo e, d'altronde, in una visita pastorale del 1566 si legge: “oportet destriere dictam ecclesiam”. Forse essa venne solo restaurata, ma le condizioni in cui si trovava alla metà del secolo XVI non dovevano essere molto soddisfacenti per la curia di S.Carlo. Le opere presenti oggi, superstiti delle vendite compiute all’atto della soppressione del convento e di quelle compiute da eredi successivi, sono di alterna qualità artistica, ma alcune interessanti almeno dal punto di vista storico. Prima di tutto è necessario rilevare che la chiesa subì numerosi rimaneggiamenti e restauri, sia prima della soppressione, sia una volta tornata ad essere officiata: il più evidente è il taglio subito dalla cappella di destra che ne ha mutilato parte dei dipinti originali presenti sulla parete. Proprio questi dipinti, angeli e profeti, sono tra i più interessanti, sia per la loro qualità stilistica che per la loro antichità; dovrebbero essere, infatti, ascrivibili ad un pittore di buone capacità, delle nostre zone, tra la seconda metà del XVI e l’inizio del XVII secolo. Di fronte a questi, sull’arcone della cappella di sinistra, sono presenti due figure di profeti della stessa mano, così come sarebbero stati della stessa mano gli angeli del sottarco, pesantemente restaurati in un’epoca recente. Molto interessante anche il soffitto a cassettoni, di difficile datazione, forse del XVI secolo, l’altare barocco intarsiato, opera settecentesca, le decorazioni in stucco delle due cappelle laterali, che sono coeve alle pitture e con esse rivelano quello stile tardo-rinascimentale che deve risalire ai lavori di ripristino voluti dalla curia e dalla comunità di Lezza alla fine del ’500. La sacrestia e gli ambienti connessi rivelano altri particolari storico-artistici di una certa rilevanza: in essa sono conservati alcuni dipinti appartenuti probabilmente alla chiesa stessa ma che, come in molti casi, non erano più consoni ai cambiamenti della liturgia e della devozione, oppure non trovavano più posto dopo le ristrutturazioni compiute sull’edificio primitivo. Tra i dipinti, tutti bisognosi di adeguati restauri, si possono ricordare una “Cena di Emmaus” di buona fattura appartenente al XVII secolo e una “Madonna” pesantemente ritoccata ed integrata, che dalle sue fattezze e nella posizione riecheggia uno stile bizantino. Non c’è invece traccia di un “pallio dipinto in pelle di S.Maria Elisabetta”, secondo la descrizione che se ne fa di una visita pastorale del 1566. Sono invece presenti tre grossi frammenti in cotto dipinto ad imitazione del marmo, probabilmente utilizzati come elemento di sostegno di qualche particolare architettonico o scultoreo. La loro fattura è di qualità stilistica notevole, con figure angeliche che reggono la struttura soprastante, forse la base di qualche statua che oggi non esiste più e lo stile di queste figure, molto eleganti e raffinate, è probabilmente ascrivibile al rococò settecentesco. Le ultime opere interessanti sono due affreschi che si trovano in un ambiente di passaggio al convento, sito dietro la parete dell’altare maggiore. Essi rappresentano due santi monaci in adorazione di un crocefisso; la loro qualità stilistica, pur non eccelsa, riporta al XV secolo e potrebbe essere l’unica testimonianza sopravvissuta della primitiva chiesa. Interessante, nel dipinto, il pavimento che si trova sotto le tre figure e che ne accentua la prospettiva con le linee convergenti; di fronte a questa lunetta affrescata sulla parete piuttosto malconcia si vedono i monogrammi dei padri serviti, dipinti anch’essi probabilmente nel XV secolo, all’epoca del loro insediamento. La figurazione rientra in quel repertorio di dipinti di ispirazione mistica tipica degli ambienti conventuali e prevalente nei monasteri toscani, regione dalla quale provenivano i primi serviti venuti a Lezza, che potrebbero averla realizzata personalmente, come spesso avveniva nell’ambiente monastico del XV secolo. La breve nota artistica si può concludere con l’esame della facciata, che si rivela di stile rococò settecentesco ma pesantemente restaurato in epoca moderna, così come moderne sono le decorazioni presenti nell’interno della chiesa, salvo le cappelle già descritte, opera del pittore Emilio Magistretti voluta da don Adalberto Catena che alla fine del secolo scorso aveva ereditato e restaurato la proprietà.
Descrizione della chiesa.
S.Bernardo di Lezza si presenta con una sola navata che si conclude con un’abside rettangolare; nei fianchi della chiesa si aprono due cappelle incorniciate da una struttura architettonica in stucco di forma classica sovrastata da un timpano; la parte superiore dell’interno è spartita da una finta loggia in stucco, il soffitto della navata è a cassettoni, mentre quello dell’abside a volta dipinta. Alcune statue si trovano in nicchie ricavate nello spessore dei muri, compresa quella della Madonna dell’altar maggiore, tutte di stile barocco.
[modifica] Le santelle di Ponte Lambro - immagini della devozione popolare
La santella è un particoare tipo di edicola, ove sono poste immagini religiose. Deriva dal termine dialettale santèla, ovvero luogo dei santi. Un censimento effettuato nell'anno 2008 dal Comune di Ponte Lambro, unitamente all'Istituto scolastico comprensivo Aldo Moro, con la collaborazione del Gruppo Fotografico locale ha evidenziato la presenza delle seguenti immagini della devozione popolare: Madonna con Bambino: di inizio secolo XX, è ora una stampa moderna entro nicchia, le misure della nicchia 120x180x10, le misure della stampa 30x50, sito in Lezza di Ponte Lambro, Via Nazario Sauro. La stampa ha sostituito l’originale in lastra di rame conservato dalla famiglia Giussani. Si tramanda che l’edicola venne fatta costruire dalla famiglia Giussani come ex voto, per il ritorno dalla guerra del figlio Antonio. Sacra Famiglia: risalente al secolo XX, è un bassorilievo in gesso colorato entro una cappella viaria, le misure della struttura 150x300, le misure dell'immagine 50x80, sito in Lezza di Ponte Lambro, piazza San Salvatore. Si tramanda che la cappella fu eretta per desiderio dei contadini di Lezza nel luogo in cui temevano la comparsa dei briganti che si nascondevano al Buco del Piombo. Madonna di Lourdes: Inizio secolo XX, una statua in gesso dipinto entro nicchia in pietra lavorata. L'altezza della statua 40 cm, le misure della nicchia 40x80x30 sito in Lezza di Ponte Lambro, via F.Filzi. Madonna della pace: 1915 ca., affresco realizzato con tecnica mista sovrapposta a dipinto più antico, le misure del dipinto 220x350, sito a Lezza di Ponte lambro, via F.Filzi, Curt dei Bravett. Viene indicata come Madonna della Pace perché, in basso reca la scritta Pace. Potrebbe anche trattarsi del cognome dell’ignoto artista che la dipinse. Si tramanda che un artista girovago l’abbia lasciata come segno di riconoscenza per essere stato ospitato e sfamato. Sotto il dipinto ci sarebbero i resti di una più antica Deposizione di Cristo. Ai lati dell’immagine sono appesi alcuni ex voto. Crocifisso: Inizio secolo XIX scultura in legno posizionata entro edicola, le misure dell'edicola 120x150, le misure della croce 80x130. Sito in Ponte Lambro, Via General Guaita. Il Crocefisso veniva un tempo portato in processione, nel mese di giugno, dalla Confraternita. Madonna di Lourdes: Esecuzione del 1927, Statue in gesso colorato entro grotta ricavata in cappella viaria. Le Misure della struttura 200x300x200. Sito in Mazzonio di Ponte Lambro, via Leonardo da Vinci. Nell’androne di quello che si riteneva il Castello di Mazzonio c’era un dipinto antico della Madonna di Caravaggio. Intorno agli anni 1925-28 il Sig. Mauro Castelletti, di fronte all’impossibilità di recuperare il dipinto, fece scavare la grotta e collocare le statue della Madonna e di Bernadette, la quale in realtà non ritraggono la Madonna di Caravaggio, semmai quella di Lourdes. Meta di devozione, la grotta annovera molti ex voto. Madonna con il Bambino tra San Rocco e San Sebastiano: si tratta di un rifacimento da originale settecentesco. Affresco entro cappella, le misure della cappella 500x700x400, la misura dell'affresco 400x450, sito in Ponte Lambro, via Trieste. Proprietà comunale. Restauro negli anni 1970-80. Santella di Santa Caterina: Secolo XVIII Affresco in cappella coeva. Le Misure della cappella 280x500, le misure del dipinto 250x450, sito in Ponte Lambro, Piazza Puecher. Alcuni leggono nel dipinto un episodio della vita di Santa Caterina d’Alessandria, altri la Comunione della Madonna. La cappella ospita un sepolcro in granito e di granito sono fatte le altre cappelle che accompagnano la principale. La lavorazione della pietra ha conferito alle strutture un aspetto quasi alato, forse per simulare le ali dell’Angelo Gabriele dell’Annunciazione, alla quale è dedicata la chiesa sovrastante. Madonna in gloria con il Bambino: fine secolo XIX, affresco entro cappella viaria. Le misure della struttura 250x350, le misure dell'immagine 120x160. Ponte Lambro, Busnigallo Località La Fola. La cappella venne fatta erigere e decorare, alla fine del secolo scorso, dalla Sig.ra Rita Villa Tosi moglie del proprietario dell’ex Cartiera Villa, come ex voto dopo che il figlio aveva rischiato di annegare nella Roggia Molinara. Si tramanda che la Madonna avesse in testa una preziosa corona, rubata negli anni ’40. Madonna con il Bambino ed Angeli: Secolo XVIII, affresco entro cornici in cappella stradale le misura della struttura 165x200. Sito in Ponte Lambro, via Fiume. Madonna del rosario con San Antonio: Secolo XIX, Affresco su muro interno a cortile Misure dipinto 80x100, sito in Lezza di Ponte lambro, via Garibaldi. Si tramanda che l’affresco sia un ex voto. Nella corte in cui si trova c’era un macello dal quale un giorno sfuggì un toro inferocito. Una donna avrebbe gettato il rosario sull’animale ed invocato Sant’Antonio, il toro si sarebbe allora ammansito. San Rocco: Secolo XVIII, affresco su muto interno a portico, le misure del dipinto 80x100, sito in Lezza di Ponte Lambro, via Garibaldi. Si tramanda che nel cortile venne ospitato un viandante malato il quale, dopo aver dormito in una stalla, avrebbe eseguito il dipinto come ringraziamento. Cristo Benedicente: Esecuzione 1920, statua in gesso entro una grotta, l'altezza della statua 170 cm, le dimensione della grotta 250x400, sito in Lezza di Ponte Lambro, p.za IV Novembre. Monumento in commemorazione dei caduti della Guerra 1915-18. Vale inoltre la pena di segnalare due ulteriori immagini poste all'interno del vecchio convento San Bernardo di Lezza: Madonna in gloria: Secolo XVII, un affresco posto in un locale superiore a Lezza di Ponte Lambro sito nella chiesa di San Bernardo, è ubicato in un vano accessibile attraverso una botola dal corridoio della sacrestia; Cristo crocefisso tra due santi monaci: Fine secolo XV, un affresco in lunetta a Lezza di Ponte Lambro, sito nella chiesa di San Bernardo, ubicato nel collegamento posteriore con il convento. I monaci raffigurati sono probabilmente glorie dell’ordine.
[modifica] Monumenti Civili
[modifica] Il lavatoio di Lezza
[modifica] Uomini Illustri
[modifica] Leopoldo Metlicovitz
(Trieste 1868 / Ponte Lambro - Como 1944)
Pittore, cartellonista, illustratore e scenografo teatrale di origine oriundo-dalmata (il cognome originario della famiglia era Metlicovich), inizia a lavorare giovanissimo; a quattordici anni riesce a mantenersi fuori di casa viaggiando per l'Italia probabilmente grazie all'attività commerciale del padre Leopoldo, che possiede una ditta di minuteria meccanica fine a Trieste.
Se della madre dell'artista si ignorano le origini e l'influenza esercitata sul figlio, il lavoro del padre può avergli aperto la strada verso una sapienza tecnica che ben presto diviene apprendistato tradotto in un percorso formativo che si snoda tra Udine e Milano. A Udine infatti impara il mestiere di aiuto-litografo e viene notato da Giulio Ricordi, che lo invita a trasferirsi a Milano.
Qui, dopo un breve periodo di collaborazione con la ditta Tensi specializzata nella produzione di carte e lastre per la fotografia, nel 1892 entra definitivamente alle Officine Grafiche Ricordi (Ricordi (editore musicale)) in veste di direttore del reparto tecnico.
Metlicovitz affinerà la tecnica litografica sulla base degli esempi di importanti cartellonisti di Casa Ricordi (Hohenstein, Mataloni e Villa), ma inizierà presto la sua attività di cartellonista autonomo nel 1896: La Sera (1892) e Distillerie Italiane (1898) sono tra i primi manifesti firmati.
Gli anni novanta dell’ottocento sono per Metlicovitz strettamente connessi all’ambiente teatrale milanese: è scenografo e costumista al Teatro alla Scala, cartellonista e illustratore di libretti d'opera, spartiti, calendari, riviste. In questo ambiente conosce personalmente Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini, oltre che la sua futura moglie, Elvira Lazzaroni. Frequenta i locali mondani, viaggia in Inghilterra, in Germania e a Parigi. Contemporaneamente si afferma come cartellonista di aziende di rilievo, tra cui la napoletana Mele (1898-1915), e per importanti esposizioni nazionali (suo il manifesto del 1906 per l'Esposizione nazionale di Milano). Sul fronte dell'attività di illustratore collabora alle riviste "Ars et Labor" (1906-1915), "La Lettura" (1906-1920), "Almanacco Italiano"; inoltre disegna cartoline illustrate per Ricordi e porta avanti una parallela attività di pittore con dipinti ad olio, acquerelli e studi dal vero spesso riprodotti in serie.
Nel 1907 si sposa e si reca in viaggio di nozze in Sud America raggiungendo l'Argentina per conto di Ricordi. Rientrato, abiterà a Milano fino al 1908, ma dopo questa data le sue trasferte nella villa di Ponte Lambro si faranno sempre più frequenti, fino a sceglierla come residenza definitiva per sé e per la famiglia nel 1915.
Al 1910 risale il secondo e ultimo viaggi in Argentina, con un soggiorno durato sei mesi, sempre su invito di Ricordi, probabilmente per affidargli la gestione di un'azienda grafica che Metlicovitz però rifiuta. Molti dei cartelloni creati in questi anni per il mercato argentino saranno riprodotti dalle officine Grafiche Ricordi negli anni Venti.
Metlicovitz ebbe due figli: Roberto (1908-??) e Leopolda (1912-2008).
L'artista è inoltre l'ideatore di due noti marchi di fabbrica: per "Fernet Branca" con l'aquila che tiene il mondo tra gli artigli, disegnato attorno al 1899 (ma depositato presso la Camera di Commercio Agricoltura e Industria di Milano nel gennaio 1906), e per le "Officine Grafiche Ricordi" con i tre cerchi inanellati, probabilmente ideato attorno al 1912. Lavorò inoltre per la ditte Liebig (per cui ideò anche una serie di cartoline), Pirelli, Pastore e Moretti.
Dal 1915 l'artista si dedica quasi esclusivamente alla pittura eseguendo paesaggi e ritratti, secondo un metodo di lavoro - quello della ripresa dei soggetti in posa dal vero - seguito anche nella realizzazione dei manifesti pubblicitari.
Dopo quarantasei anni di lavoro presso Ricordi, morto Giulio e succeduti al figlio Manolo Tito Ricordi II e Ugo Valcarenghi, la collaborazione con le Officine si interruppe bruscamente: Metlicovitz, che fino a quel momento aveva comunque mantenuto lo studio presso Ricordi, deluso, si chiuse sempre più in se stesso. Morirà nel 1944, tre anni dopo la morte della moglie amatissima. È sepolto nel cimitero comunale di Ponte Lambro con la moglie e la figlia.
[modifica] Roberto Lepetit
Lezza (Ponte Lambro) 29.08.1906 – Ebensee 04.05.1945.
Roberto Lepetit, industriale chimico e farmaceutico e uomo della Resistenza, è una figura oggi dimenticata. Eppure la sua è una bella storia, privata e pubblica. Era nipote del fondatore dell’azienda, quel Robert George Lepetit, chimico francese della zecca di Parigi, che emigrò prima a Londra, poi a Milano, dove nel 1870 con il fratello della moglie, lo svizzero Alberto Dollfuss, fondò la Società Lepetit & Dollfuss, che produceva e commercializzava coloranti e tinture per tessuti. Dei due figli del fondatore, Roberto ed Emilio, il primo sviluppò la ricerca in campo farmaceutico (dando così vita ai primi del ‘900 alla Lepetit Farmaceutici), il secondo ebbe invece profondi interessi sociali e partecipò alla fondazione del Partito Economico, che propugnava l’attenzione al mondo operaio e la composizione dei conflitti di classe. Da Emilio e Bianca Moretti il 29 agosto 1906 a Lezza (oggi Comune di Ponte Lambro) nacque Roberto Lepetit. Lasciati presto gli studi classici per lavorare in azienda, ne divenne unico responsabile nel 1928, dopo la morte del padre e dello zio. Negli anni ’20 la Lepetit aveva vissuto un boom e il gruppo crebbe con 16 stabilimenti in Italia e presenze in 36 paesi del mondo. Roberto Lepetit, giovane amministratore delegato e direttore generale della Lepetit era un uomo brillante e spiritoso, un imprenditore illuminato, di aperte idee sociali. Benché fosse obbligato, come industriale, a restare inquadrato nelle organizzazioni sindacali del regime, Lepetit in breve tempo matura una tale avversione al fascismo, e in modo così poco nascosto, che nel 1942 fu espulso dai Fasci. In quell’anno ebbe i primi contatti clandestini con esponenti del Comitato di Liberazione Alta Italia, e si avvicinò al Partito d’Azione. Alla fine del 1942, come tanti, fu costretto dalla guerra a sfollare da Milano. Trasferì a Garessio, nel cuneese, la famiglia e il personale dell’azienda. Così si allontanò dai bombardamenti alleati, ma si venne a trovare nel bel mezzo di una durissima guerriglia partigiana. Alla fine di novembre 1943 i tedeschi arrivarono in forze e occuparono il paese. Ma Lepetit aveva già dato il suo contributo per far fuggire gli jugoslavi prigionieri in un campo di concentramento nella valle e aveva stretto rapporti con i partigiani della Val Casotto. Il 3 maggio 1944 Lepetit decise di cambiare aria, perché aveva capito di essere ormai sospettato dal podestà locale e dai tedeschi. Portò per qualche tempo la famiglia a Rho e tornò a lavorare nella sede di Milano. Il 6 luglio 1944, poi, l’azione forse più pericolosa a cui Lepetit abbia partecipato: nella campagna attorno a Castellazzo di Rho riceve una missione aviolanciata. La sede della Lepetit a Milano era ormai diventata un punto di riferimento per la Resistenza, fino al 29 settembre 1944, giorno del suo arresto. Dopo gli interrogatori e le torture a San Vittore, fu mandato in campo di concentramento; prima a Bolzano, poi a Mauthausen, quindi a Melck e infine a Ebensee. Morì il 4 maggio 1945, due giorni prima che gli americani arrivassero al campo di concentramento di Ebensee e nove giorni dopo la liberazione di Milano. Oggi la memoria di Roberto Lepetit è affidata ad una croce eretta sulla fossa comune di Ebensee. La moglie Ilda ha voluto che vi fossero scritte, in tre lingue, queste parole: “Al marito qui sepolto – compagno eroico dei mille morti che insieme riposano e dei milioni di altri martiri di ogni terra e di ogni fede – affratellati dallo stesso tragico destino – una donna italiana dedica - pregando perché così immane sacrificio – porti bontà nell’animo degli uomini”.
[modifica] Beato Don Luigi Monza
(Cislago, 22 giugno 1898 – Lecco, 29 settembre 1954)
Il 23 febbraio 1991 a Ponte Lambro, in provincia di Como, dove Don Luigi Monza è sepolto, alla presenza del Cardinale Carlo Maria Martini si concluse la fase diocesana del suo processo di canonizzazione ed il 20 dicembre 2003 fu già dichiarato “venerabile” da Giovanni Paolo II. Il miracolo avvenuto per sua intercessione, riconosciuto il 19 dicembre 2005 con decreto di papa Benedetto XVI, ha portato alla sua beatificazione, avvenuta il 30 aprile 2006 nel Duomo di Milano con cerimonia presieduta dal Cardinale Arcivescovo Dionigi Tettamanzi.
Il messaggio lanciato dal novello beato affascina ancora uomini e donne, chiamati a saper valorizzare la loro vita quotidiana, il “nascondimento” della vita di tutti i giorni, che deve essere riempita di carità e generosità. Il suo insegnamento ebbe indubbiamente un fulcro nella carità, modellata sull’esempio di quelle entusiasta dei cristiani dei primi secoli, che spinge a non ignorare i fratelli ma piuttosto a farsene carico, costruendo autentici rapporti interpersonali ed impegnandosi nell’azione missionaria ed evangelizzatrice.
Luigi Monza nacque a Cislago (Varese) il 22 giugno 1898 da famiglia contadina, le cui uniche ricchezze erano il lavoro, il coraggio e la fede. Entrò in seminario a 18 anni dopo aver conosciuto la fatica del lavoro dei campi, le veglie nella notte per proseguire gli studi e la lotta per la sopravvivenza quotidiana della povera gente.
Venne ordinato sacerdote il 19 settembre 1925.
Il suo primo impegno pastorale fu tra i giovani della parrocchia di Vedano Olona (Varese) L’inizio della sua vita sacerdotale fu contrassegnata da prove di ogni genere, fino all’ingiustizia del carcere sotto il regime fascista. Nel 1929 fu assegnato al santuario di Saronno, dove fu animatore di numerose iniziative giovanili.
Nel 1936 fu nominato parroco a San Giovanni di Lecco, dove fu “sacerdote secondo il cuore di Dio”.
Nel 1937 trovò la strada che il Signore gli indicava.
Nacquero così dal suo cuore di padre l’Istituto Secolare delle piccole Apostole della carità e l’Associazione La Nostra Famiglia, che da allora iniziò a prendersi cura di bambini handicappati e a tutt’oggi conta numerosi Centri di riabilitazione sparsi sul territorio Nazionale e all’estero.
La Sede di Ponte Lambro, ove è il sacello del Beato don Luigi Monza, è la sede generale delle Piccole Apostole della Carità e dell'Associazione La Nostra Famiglia.
[modifica] Strada don Giovanni 1921-1949
(Milano 28.11.1882 - Ponte Lambro 12.03.1949)
Partigiano - cappellano.
Parroco di Ponte Lambro tra il 1921 ed il 1949. Fu tra gli iniziatori della resistenza erbese. È considerato il padre spirituale di Giancarlo Puecher, medaglia d'oro al valor militare.
Affidò il progetto di realizzazione della facciata della chiesa parrocchiale S.S. Maria Annunciata (centoquaranta anni dopo la costruzione) allo scultore prof. Ambrogio Bolgiani dell'Accademia di Brera, già vincitore del concorso per le porte laterali del Duomo di Milano.
[modifica] I Sindaci o Podestà dal 1859 ad oggi
Caspani Ambrogio 1859-1862; Roscio Pietro 1862-1866; Guaita Gen. Giuseppe 1866-1871; Carpani Cesare 1871-1876; Caldara Giuseppe 1876-1881; Bressi Comm. Gedeone 1881-1885; Zappa Giosia 1885-1893; Rossi Rag. Aronne 1893-1895; Bressi Cav. Guglielmo 1895-1900; Villa Giovanni 1900-1902; Castelnuovo Giuseppe 1902-1914; Ratti Francesco 1914-1919; Scaravaglio Alessandro 1919-1925; Palazzolo Ottorino 1925-1932; Bollani Cav. Aldo 1933-1934; Verga Cav. Aquilino 1934-1939; Martegani Comm. Aurelio 1939-1943; Fusi Carlo 1943-1945; Diclemente Dott. Leo 1945-1946; Ghidotti Giuseppe 1946-1948; Castelletti Cav. Mauro 1948-1964; Mauri Francesco 1964-1965; Maggi Pierluigi 1965-1976; Tavecchio Carlo 1976-1995; Paiella Romano 1995-2004; Cattaneo Andrea 2004- ;
[modifica] I Parroci dal 1573 a oggi
Zucchi don Matteo 1573-1604; Pallavicini don Gabriele 1605-1661; Roscio don Cosimo 1662-1707; Castoldi don Francesco 1708-1709; Pellegatta don Carlo 1710-1745; Brioschi don Carlo Antonio 1746-1783 (iniziò la costruzione della chiesa parrocchiale dedicata a S.S. Maria Annunciata); Staurenghi don Antonio Maria 1783-1807 (proseguì e terminò, ad esclusione della facciata, la chiesa parrocchiale dedicata a S.S. Maria Annunciata); Mauri don Paolo 1808-1819; Bracchi don Gerolamo 1819-1829; Villa don Luigi 1829-1836; Collini don Giovanni 1836-1851; Brambilla don Giosuè 1851-1867; Cagliani don Filippo 1868-1877; Cervieri don Edoardo 1877-1900; Luraghi don Giuseppe 1900-1911; Gaffuri don Luigi 1911-1913; Borghi don Carlo 1914-1920; Strada don Giovanni 1921-1949; Lanzani don Francesco 1949-1963; Comerio don Ugo 1963-1987; Panzeri don Enrico 1987-1997; Perego don Sergio 1997-2008; Fumagalli don Massimo 2008-2009; Dolci don Stefano 2009....;
[modifica] Le Associazioni
[modifica] Il Corpo Bandistico "Cav. Pietro Masciadri"
Sito del Corpo Musicale "Cav.Pietro Masciadri"
Il Corpo Bandistico di Ponte Lambro nasce nel 1924, quando alcuni musicanti Pontelambresi appartenenti a bande di diversi paesi limitrofi, formarono un piccolo complesso, su invito del direttore della società sportiva ciclistica. Una sede messa a disposizione di alcuni benemeriti cittadini diede la possibilità di creare una scuola musicale, creando nel giro di pochi anni, con l'innesto di molti giovani una vera e propria banda. Nel 1934 il complesso musicale veniva incorporato nell'allora dopo lavoro aziendale della Società Anonima Cotonificio di Ponte Lambro, dove veniva assegnata una sede nello stabilimento, assumendo alle proprie dipendenze coloro che desideravano entrare a far parte della banda raggiungendo così un organico di 60 elementi, tutti dotati di divisa e di strumenti. Incominciava un vero e proprio periodo d'oro per il sodalizio: la sua presenza era richiesta in più parti della provincia, per raduni folcloristici e concerti diretti e quotati Maestri quali Berra e Montanari. Dopo gli anni della guerra, che non interruppero l'attività della banda, il 30 gennaio 1950, il corpo musicale, pur rimanendo di diritto degli stabilimenti di Ponte Lambro, passava sotto l'amministrazione di un consiglio autonomo. Nel frattempo dopo 34 anni d'infaticabile dedizione e di tenace perseveranza nella preparazione degli allievi, il Maestro Masciadri, lasciava la bacchetta al Maestro Limonta, a cui è succeduto il Maestro Pozzoli. Con il consenso di tutti musicanti, il direttivo decideva, come si legge nel regolamento interno, in data 2 dicembre 1978, di chiamare col nome di cav. Pietro Masciadri il corpo musicale di Ponte Lambro. Il complesso bandistico è tutt'oggi presente alle commemorazioni di fine guerra, accompagna le processioni all'interno del paese e dove la sua presenza viene richiesta per altre celebrazioni in paesi circostanti. Come dagli anni della sua fondazione lo spirito della banda e quello di avvicinare alla musica i giovani e di poter allietare per qualche ora la comunità, come nel tradizionale concerto di Natale. Dopo alcuni anni di crisi per il calare della presenza di musicanti, oggi il corpo musicale conta circa quaranta elementi nella maggior parte giovani e con dei grandi pilastri (come vengono definiti dagli stessi) che superano gli ottanta anni, ma con ancora molta voglia di suonare. Forti di un direttivo completamente composto da giovani elementi, la banda attualmente propone ai propri concerti famosi pezzi classici di grandi compositori, ma anche trascrizioni di musica leggera, raccolte di cantautori moderni, o fantasia per banda.
Nel 2001 il Corpo Musicale ha contribuito alla nascita della Fe.Ba.Co. (Federazione Bande Comasche), Associazione che riunisce molte delle bande della provincia di Como, con lo scopo di partecipare e creare manifestazioni sul territorio, oltre a divulgare la conoscenza della musica e l'insegnamento della stessa con il supporto di validi professionisti. Sempre alla ricerca di giovani per proseguire la tradizione bandistica e grazie al grosso impegno assunto dai consiglieri, (ognuno di loro a un proprio compito nella amministrazione), forte di un'esperienza d'anni, il corpo musicale è sostenuto da tutta la popolazione, sia moralmente sia finanziariamente, a dimostrazione della sua serietà.
[modifica] I Brianzoli - Gruppo Folklorico
Il Gruppo folcloristico " I BRIANZOLI " viene fondato nel 1987 con l'intenzione di far rivivere la cultura e le tradizioni tipiche della terra di Brianza. I quaranta componenti realizzano uno spettacolo molto vario, ricco di musiche, canti e balli. Lo strumento utilizzato è tipicamente brianzolo, costruito con canne di bambù di cui le rive dei laghi sono molto ricche. Il suo nome è "firlinfeu" o " flauto di Pan ", anche se qualche anziano del gruppo, alla maniera antica, preferisce chiamarlo " fregamùson ", dato che lo si strofina sul viso (muso) per farne uscire le note caratteristiche e particolarissime. Unendo così, bassi, accompagnamenti, primi e secondi, l'orchestra, che non usa spartito, riesce, attraverso le varie tonalità di canna, a proporre allegre e tipiche suonate. Le donne indossano costumi che riproducono abiti del Seicento lombardo, in accordo a quelli descritti da Alessandro Manzoni ne "I Promessi Sposi" riferendosi alle "contadine nel milanese". Caratteristica e preziosa è la " spadinera ", tutta in argento massiccio, con cui le donne trattengono le trecce " Trapassate da lunghi spilli d'argento che si dividono all'intorno, quasi a guisa dei raggi d'un'aureola... "come descrive Manzoni. Il costume femminile è composto da un bustino in velluto nero,gonna, sottogonna, scialle e mutandoni. Ai piedi portano un paio di "zucurett",come usavano i popolani di un tempo che oltre al lavoro nei campi svolgevano anche quello nelle filande, particolarmente numerose in Lombardia. " I BRIANZOLI ", con il loro gruppo, intendono contribuire alla diffusione, in Italia e in Europa, della fantasia e dall'allegria delle tradizioni e della cultura popolare della Brianza.
[modifica] Unione Ciclistica Pontelambrese
Il gruppo sportivo Unione ciclistica pontelambrese viene affiliata alla Federazione Ciclistica italiana l’8 maggio 1981. La nascita del sodalizio si deve soprattutto a Fortunato Caspani, primo presidente, al suo vice, Gianluigi Colzani e a Gianni Secchi e alla loro grande passione per la bicicletta. Le redini del gruppo, in qualità di presidenti, sono state successivamente prese da: Auro Garbellini, Paolo Ripamonti che ne ha svolto le funzioni, Paolo Sanfelice e dall’attuale Angelo Pini, già da 15 anni in carica. Le più importanti gare e raduni nei suoi 25 anni di attività sono stati: nel 1981 il primo raduno di Asso con la vittoria del primo premio per il gruppo più numeroso e sempre in quell’anno, il primo premio al Raduno Rosa del Ghisallo. Nel 1983 si è svolta a Ponte Lambro una gara a cronometro individuale e c’è stata la partecipazione del gruppo al primo Gran fondo a Venezia. Nel 1984 è stata organizzata una cronometro a coppie in occasione della Festa di Lezza e sempre in quell’anno con il supporto di familiari e simpatizzanti, gli atleti hanno partecipato alla gara medio fondo Milano-Biella. Nel 1985 due atleti dell’U.C. pontelambrese: Angelo Ratti e Giovanni Chiaro hanno partecipato alla gara gran fondo Milano-Sanremo. I ciclisti dell’U.C. pontelambrese hanno preso parte, tra le altre, a gare di medio e gran fondo come: Monza-Campione d’Italia, Monza-Castellania, Piccolo giro di Lombardia, Milano-Sanremo, Nove Colli, Maratona delle Dolomiti, Felice Gimondi. Nel 2005 il sodalizio ha organizzato con successo una gara giovanile alla quale hanno partecipato 140 ragazzini. Vista la grande partecipazione non solo di atleti, ma anche di pubblico, la gara verrà riproposta anche quest’anno il 30 luglio.Oggi l’Unione ciclistica pontelambrese conta circa una trentina d’iscritti di età compresa tra i trenta e settanta anni.
[modifica] Bocciofila Polisportiva Pontelambrese
L’attuale Bocciofila Polisportiva pontelambrese nasce nel 1966 grazie ad un gruppo di giovani Aclisti e al parroco di Ponte Lambro, don Ugo Comerio. Nel 1968 viene inaugurato il bocciodromo a tre corsie (specialità raffa) con relativa tribuna per il pubblico e fondata la Bocciofila Lambrina con sede proprio nel nuovo impianto. Il primo presidente della neo bocciofila è stato Fortunato Caspani; in seguito sono stati Gabriele Forcella, Carlo Pontiggia, Achille Molteni, Giorgio Molteni e Sergio Pirovano, presidente attuale. Nel periodo di presidenza di Carlo Pontiggia le due Bocciofile allora in attività: la Bocciofila Lambrina e Sempre Avanti si sono unificate con il nome di Bocciofila Polisportiva pontelambrese con sede al bar bocciodromo ACLI di via Volta. Sempre sotto la presidenza di Carlo Pontiggia, la Bocciofila ha organizzato il primo Trofeo Banca di credito cooperativo dell’Alta Brianza di Alzate Brianza, una delle poche gare nazionali nell’ambito del Comitato F.I.B. di Como, ha inoltre mantenuto la gara regionale denominata “Trofeo Nava Osvaldo alla memoria”. Attualmente il presidente è Sergio Pirovano già presidente dal 1984 al 1992. La Bocciofila conta 97 soci.
[modifica] Pallavolo Polisportiva Pontelambrese
Nel 1984 un gruppetto di ragazze pontelambresi, aderendo ad un invito affisso in paese tramite un volantino, si ritrova in palestra per iniziare gli allenamenti di uno sport nuovo per Ponte Lambro: la pallavolo. Il settore tecnico e dirigenziale è allora composto da Giuliano Meroni, Francesco De Martini, Alberto Bosis, Giulio Rusnighi, Enrico Molteni, Alberto Testori e Antonio Brusadelli. L’iniziativa e i progetti del gruppo vengono esposti alla dirigenza della Polisportiva pontelambrese, attiva in paese nel calcio, atletica, bocce e ciclismo che accetta l’ingresso nella struttura di questa nuova sezione sportiva. L’appoggio e il sostegno del Comune di Ponte Lambro permettono di effettuare l’affiliazione alla Federazione Italiana Pallavolo e partecipare al Campionato di Seconda Divisione provinciale femminile. Le soddisfazioni non tardano a venire e in pochi anni si ottiene anche la promozione alla Prima Divisione femminile, massima categoria provinciale. Nel frattempo si amplia il numero delle squadre con la costituzione di una formazione giovanile, al limite dei 18 anni di età. L’impegno profuso viene ulteriormente premiato con l’aggiunta di una seconda squadra giovanile che opera con atlete delle scuole medie inferiori e la costituzione di una formazione maschile che si iscrive al Campionato di Seconda Divisione provinciale. Inoltre viene creato un settore minivolley dedicato ai giovanissimi e giovanissime delle scuole elementari. Si continua fino al 1992 anno in cui, approfittando di una scissione interna, si aderisce a un progetto sovraccomunale. Il sodalizio si associa con Orsenigo e Albavilla assumendo la denominazione di Volley Alta Brianza Ponte Lambro. L’operazione ha successo al punto che ben presto anche Canzo al quale è collegata Valbrona, una società di Erba “il Cigno”e infine Cantù sposano quest’iniziativa. Questa unione permette di avere una squadra di livello molto alto a Cantù (si raggiunge la serie A”), squadre impegnate in campionati provinciali a Orsenigo, Ponte Lambro, Canzo e corsi di minivolley in tutti i paese aderenti. In questi anni è attivo il progetto Volley 2000, una scuola rivolta alle giovani di tutta la provincia di Como e agli allenatori, presieduta dal professor Mencarelli che ottiene, a conclusione di anni di lavoro, la soddisfazione di portare, per la prima volta, una rappresentanza comasca, alle finali nazionali di Catania perdendo per 3 a 2 proprio la finale. Oggi diverse ragazze che hanno indossato la maglia della Pontelambrese e successivamente del Pool Volley Alta Brianza Pontelambro sono annoverate nelle formazioni di serie nazionali A1 A2 B1 e B2.
[modifica] Calcio Polisportiva Pontelambrese
La Pontelambrese, sezione calcio, nasce con la Polisportiva: il 26 luglio 1974. I nove soci fondatori (Pierluigi Maggi, Carlo Tavecchio, Roberto Di Felice, Mauro Zappa, Giuseppe Gandola, Giorgio Tardonato, Gianbattista Tavecchio, Carlo Molteni e Gabriele Rigamonti) avevano in mente l’idea di favorire la pratica di più sport in paese, ma, di fatto, fu il calcio a dare il via al progetto. I campionati disputati dai nero-arancio in trent’anni di vita, dal 1974 ad oggi, sono stati dalla Terza categoria all’Eccellenza quale diritto sportivo acquisito in seguito alla fusione con l’Erbese calcio. Il primo allenatore fu Federico Rigamonti che ebbe l’incarico di formare una squadra che doveva disputare inizialmente alcuni tornei estivi e, successivamente, il campionato di Terza categoria. I presidenti della Pontelambrese calcio sono stati numerosi: il primo fu Roberto Di Felice, seguirono Carlo Tavecchio, Pierluigi Maggi, Livio Sala, Donato Colombo, Giacomo Ezio Mazzer. Nel 1994 la Pontelambrese, in seguito alla fusione con l’Erbese, divenne Alto Lambro Calcio con presidente Giorgio Morini e vice nonché presidente onorario Carlo Pina, presidente dell’Erbese. Seguirono in qualità di presidenti: Giovanni Santambrogio, Giorgio Morini, Achille Molteni, Carlo Pirovano e Massimo Conte. Negli anni di presidenza di Pirovano e Conte si è assistito alla vittoria consecutiva della prima squadra di due campionati che hanno decretato il passaggio dalla Terza alla Prima categoria. Negli anni il settore giovanile è stato potenziato e oggi costituisce un importante punto di riferimento per i bambini e i ragazzi di Ponte Lambro e non solo che si dedicano alla pratica del calcio. Oggi l'Associazione Sportiva Pontelambrese milita in 3ª categoria.Nella stagione 2009/2010 la pontelambrese ha vinto il girone a di terza categoria como ed è stata promossa in seconda categoria. il 6/5/2010 ha vinto anche la coppa lombardia di terza categoria vincendo la finale a calusco d'adda per 3-1 contro i cremonesi del Romanengo
[modifica] Atletica Polisportiva Pontelambrese
La sezione atletica della Polisportiva pontelambrese nasce nel 1975, in seguito alla positiva esperienza avuta nella fase comunale dei Giochi della Gioventù, per merito di Giambattista Tavecchio, Gianni Sandionigi (in seguito sostituito dal fratello Antonio) e di Sergio Fusi, favoriti anche dal fattivo interessamento dell’allora presidente della Polisportiva, Carlo Tavecchio. Le prime gare si sono disputate nel novembre dello stesso anno con la partecipazione di uno sparuto gruppo alle campestri del Csi; il primo piazzamento è avvenuto al “Trofeo Lanfritto Maggioni” 1975-76: un diciottesimo posto partecipando a solo 5 prove su 8. In seguito al felice impatto con il mondo dell’atletica, nel primo anno di attività, in breve tempo sono aumentate le adesioni dei ragazzi; nel 1980 hanno raggiunto quota 77. È seguito un salto di qualità testimoniato da numerosi risultati, tra questi il primo posto nel “Trofeo Lanfritto Maggioni”nel 1978/79. Tra l’altro la società ha avuto modo di scoprire e lanciare l’allora giovanissimo Ferruccio Borgonovo, più volte campione e primatista provinciale che, nel 1979, ha addirittura rivestito la maglia azzurra prendendo parte alle Gimnasiadi in terra francese. Sino al 1979 l’allenatore è stato Sergio Fusi al quale è subentrato Franco Schincariol. La sezione atletica ha cessato la sua attività negli anni ’80.
[modifica] Eventi
[modifica] Il Ponte d'Oro
Benemerenza civica istituita con il consiglio comunale del 29 novembre 2005.
La benemerenza interpreta i desideri ed i sentimenti della cittadinanza, valorizzando l'attività di quanti, con opere concrete nel campo del lavoro, dell'educazione, dello sport, delle scienze, delle lettere, delle arti, del volontariato in campo sociale, abbiano in qualsiasi modo giovato alla comunità pontelambrese, sia rendendo più alto il prestigio attraverso il loro personale valore, sia servendone con disinteressata dedizione le singole istituzioni.
Il riconoscimento civico è destinato a premiare quanti, singoli, gruppi, enti, associazioni o aziende, si siano particolarmente distinti nei campi e per le attività sopraindicate, dando lustro al Comune di Ponte Lambro.
La civica benemerenza è costituita da una targa recante inciso il ponte che campeggia sullo stemma del Comune.
Le civiche benemerenze sono conferite ogni anno in forma solenne, in un'occasione prestabilita dalla Giunta Comunale (fine anno - festività natalizie - festa patronale.).
I premi saranno assegnati con provvedimento della Giunta Comunale. Le proposte di candidatura, adeguatamente documentate ed in busta chiusa, vengono presentate da parte dei cittadini alla segreteria del Comune dal 1º gennaio al 30 giugno di ogni anno.
[modifica] Sport Insieme
“Sport insieme” è una convenzione stipulata tra il Comune e l’Istituto comprensivo di Ponte Lambro a partire dall’anno scolastico 2004/2005. Si tratta di un progetto che coinvolge l’assessorato alla Cultura, associazioni, sport e tempo libero e le scuole del primo ciclo (scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado) facenti capo all’Istituto comprensivo di Ponte Lambro nonché le associazioni sportive operanti sul territorio (Polisportiva pontelambrese). Tale progetto è inserito a pieno titolo nel Piano dell’Offerta Formativa (POF) dell’Istituto scolastico. “Sport insieme” si propone di valorizzare e promuovere l’attività sportiva rivolgendosi ai bambini e ai ragazzi più giovani. Il progetto persegue alcuni importanti obiettivi: concorrere con l’attività sportiva alla formazione integrale della persona dei ragazzi e delle ragazze della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado; creare occasioni di incontro tra il mondo della scuola e l’associazionismo sportivo al fine di un reciproco scambio ed arricchimento; favorire la diffusione della pratica sportiva avvicinando a più specialità; creare momenti ed occasioni di socializzazione attraverso una pratica sportiva sana, coinvolgente e divertente; combattere la dispersione e l’assenteismo scolastico con un’offerta formativa valida, motivante, ricca di momenti educativi che includono anche il gioco.
Il Comune tramite l’Assessorato alla Cultura, associazioni, sport e tempo libero si impegna: a creare annualmente momenti di raccordo tra le varie associazioni sportive presenti sul territorio; a verificare la disponibilità delle associazioni e dei singoli tecnici e preparatori sportivi a partecipare al progetto; a rappresentare unitariamente le associazioni e i singoli che aderiscono al progetto; a definire il progetto nelle sue linee essenziali con l’Istituto scolastico; a contribuire economicamente, nei limiti di spesa previsti dallo specifico capitolo di bilancio, al finanziamento per l’acquisto di materiale e attrezzature, per la sponsorizzazione delle giornate dello sport, di altri avvenimenti sportivi, spese di trasferte; a partecipare alla valutazione finale.
L’Istituto comprensivo si impegna a definire annualmente con l’amministrazione comunale gli aspetti del progetto (scopi, specialità sportive praticate, numero dei tecnici e preparatori coinvolti, calendario manifestazioni, richiesta di contributi economici anche ad enti pubblici, quali CONI, MIUR, Provveditorato agli Studi,…) nel quale saranno coinvolti anche gli alunni diversamente abili; a contattare tecnici e preparatori sportivi oltre che gli insegnanti di scienze motorie e sportive per definire il calendario degli interventi; a individuare un referente del progetto sia a livello di Istituto (collaboratore del dirigente) che a livello di plesso (insegnante di scienze motorie e sportive) a cui saranno attribuiti compiti organizzativi; a monitorare l’andamento del progetto in itinere; a deliberare annualmente uno stanziamento economico specifico per il progetto per l’acquisto di materiale e attrezzature, per il finanziamento delle giornate dello sport, per spese di trasferta; a utilizzare per il raggiungimento degli obiettivi dichiarati i contributi economici di enti pubblici e privati; a provvedere alla copertura assicurativa dei tecnici e preparatori sportivi.
I tecnici e i preparatori si impegnano: ad offrire gratuitamente la loro opera e competenza per il raggiungimento degli scopi del progetto; ad attenersi a quanto concordato per iscritto o verbalmente con i responsabili del progetto (referente d’istituto o di plesso); a partecipare ad incontri di progettazione e di verifica.
[modifica] Note
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
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