Simone Cantoni

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Simone Cantoni (Muggio, 2 settembre 1739Gorgonzola, 3 marzo 1818) è stato un architetto svizzero-italiano[1]. Detto Cantòn Grigo, fu uno dei maggiori architetti neoclassici italiani, erede della tradizione dei magistri cumacini. Per circa mezzo secolo svolse un'attività quasi frenetica, lasciando innumerevoli testimonianze, particolarmente a Milano, Gorgonzola, Bergamo, Como ed in Brianza..

Indice

[modifica] Biografia

Di origine ticinese, era figlio di Pietro Cantoni e di Anna Maria Gianazzi. Il padre, capomastro e costruttore come architetto militare al servizio della Repubblica di Genova, progettò varie fortificazioni tra cui il Forte di Santa Tecla. La sua famiglia era originaria del comune di Caneggio, nella Valle di Muggio presso Mendrisio. Da qui e dalle valli attigue giunsero, nei secoli, notevolissimi artisti e decoratori (da Anselmo e Bonino da Campione, sino a Carlo Maderno, a Borromini e molti altri), tutti espressione di una lunghissima tradizione artistica che risaliva alla tradizione dei magistri cumacini. Il fratello di Simone, Gaetano fu pure lui valente architetto in Liguria.

[modifica] La prima formazione genovese

A Genova Pietro Cantoni venne raggiunto dai due figli, molto giovani, Gaetano (ricordato come insigne architetto civico di Genova) e Simone, nel 1753. Proprio qui il padre gli dette i primi insegnamenti, facendolo esercitare nel disegno e nelle attività di cantiere, tanto da farne un capomastro. A Genova ebbe, sicuramente, modo di conoscere assai bene le architetture del tardo manierismo (ad esempio le opere dell'Alessi e, in generale, i palazzi della Strada Nuova). Si afferma che s'impratichì "a copiar da piccolo in grande l'architettura di Padre Pozzo"[senza fonte].

[modifica] Il perfezionamento a Roma e Parma

Nel 1756, a 17 anni, compì un soggiorno di studio a Roma della durata di cinque anni, dove fu, forse, accolto nella bottega del Luigi Vanvitelli (l'architetto della Reggia di Caserta) e prese parte alle visite archeologiche di Pompei, sotto la guida del napoletano Francesco La Vega (1738-1810) capo degli scavi[2]. Con l'inglese George Dance il Giovane (1741-1825)[3] si avvicinò all'ambiente culturale di Palazzo Corsini. Nel 1758 si rivolse all'architetto Carlo Murena[4] per completare il suo perfezionamento. In queesto ambiente trovò colleghi e maestri con cui condividere la sua progressiva adesione all'architettura fondata sullo studio dell'antichità classica, quali Giuseppe Venanzio Marvuglia, soggiornante a Roma dal 1755 al 1759 e il citato Francesco La Vega, figlio dell'omonimo pittore spagnolo, a Roma dal 1757 al 1762 grazie ad una borsa aseegnatagli da Carlo di Borbone[5].

Nel 1764 per la prima volta partecipò al concorso alla celebre Accademia di Belle Arti di Parma e la seconda volta nel 1766, vincendo il primo premio nella sezione architettonica con il tema: "Un ospedale per gli infermi". Qui subisce la forte influenza del Petitot, sin dal 1753 responsabile della docenza di architettura all'Accademia, che gli trasmise una duratura ammirazione per l'architettura neoclassica francese. A Parma ebbe modo di conoscere diversi esponenti dell'elite culturale dell'epoca, come l'abate Ignazio Frugoni e poi Carlo Castone della Torre di Rezzonico, segretario perpetuo dell'Accaemia di Belle Arti nonché pastore arcade.

Tornato in patria, si sposò con Giuseppa Fontana di Muggio, sua nipote: circostanza, forse, causa della morte dei tre figli, che morirono tutti in tenera età.

[modifica] Prima permanenza a Milano

Palazzo Mellerio a Milano.

Nel 1768, terminati gli studi, si recò a Milano, dove non ottenne commissioni pubbliche (ancora monopolizzate dal Piermarini). Si concentrò quindi su commissioni private da parte di alcune delle ricche famiglie nobili della città.

Il suo primo progetto realizzato fu la facciata del Palazzo Mellerio, sul corso di Porta Romana eretta dal 1772 al 1774, subito bene accolto dalla critica ufficiale che lo introdusse nell'ambiente milanese.

Ma il suo intervento più importante dal 1775 al 1794 è rappresentato dal fondamentale Palazzo Serbelloni, in Corso di Porta Venezia (allora Porta Orientale), ove i riferimenti al neoclassicismo francese si unirono a cospicue citazioni del manierismo italiano del tardo XVI secolo. A Milano sistemò ulteriormente la casa del marchese Castiglioni Stampa nel 1775 e forse l'attigua zona verde.

L'opera gli consentì di confermare la fiducia del marchese Gian Galeazzo Serbelloni, il quale gli affidò, a Gorgonzola, il vecchio feudo della famiglia, il rifacimento del Sepolcro di famiglia dal 1775 al 1776 e la costruzione dell'importante chiesa alcuni anni dopo. Per questo cantiere si prodigò per tutta la vita: infatti, iniziato nel 1804 continuò oltre la sua morte. Nella stessa località costruì l'edificio del mercato e della dogana, oggi demoliti.

Palazzo Ducale.

Altri e numerosi incarichi ricevette presso le famiglie più importanti milanesi, comasche e bergamasche quali, fra gli altri, i Trivulzio, i Borromeo, i Pezzoli, i Perego, i Giovio, i Terzi.

Ad Erba ricevette l'incarico della riattazione del palazzo Chiesa Molinari con annessa cappella.

A Gernetto realizzò la riattazione di una villa per il conte Giacomo Mellerio dal 1772 al 1783, ove forse progettò anche il giardino e il sistema di terrazzamenti verdi con disegno di giardino all'italiana.

Per la famiglia del marchese - divenuto duca - Serbelloni ideò nel 1778 l'allestimento del catafalco funebre per Giovan Battista; successivamente progettò per la famiglia una casa di campagna a forma ellittica a Castiglione d'Adda nel 1801 (mai realizzata), in cui prevedeva un ragionato giardino all'inglese.

La sala del Minor Consiglio

[modifica] Una grande commessa a Genova

Nel frattempo, auspice il padre rimasto a Genova, Simone partecipò al concorso per la ricostruzione del Palazzo Ducale (nell'ambito dei lavori di ricostruzione, seguiti al grande incendio del 1777). Il successo milanese gli consentì di ottenere finalmente la rilevante commessa pubblica: fra il 1778 e il 1783 fu impegnato nella ricostruzione della facciata e dei saloni.

La sala del Maggior Consiglio

Nelle due sale dedicate al Maggior e al Minor Consiglio ruscì a dar prova di sapiente composizione architettonica e di gusto decorativo, realizzando un'articolata monumentalità di forme.

Nel 1777 una parte dell'edificio venne distrutta da un incendio. La ricostruzione della facciata, in monumentale stile neoclassico, e dei saloni interni, gli venne assegnata con la partecipazione dell'architetto Giacomo Maria Gaggini di Bissone.

Per la sua fama venne quindi nominato Accademico all'Accademia Ligustica di Belle Arti. Ed è stata questa l'unica sua opera rimasta fuori della Lombardia.

[modifica] Ritorno in Lombardia

Ormai celebre, ricevette notevoli commissioni, specie per nuovi edifici religiosi, in particolare nel triangolo Milano-Como-Bergamo e nel Canton Ticino. Si ricordano a Vimercate la Chiesa di San Michele e la ristrutturazeicneto|ione neoclassica della notevole seicentesca Villa Gallarati Scotti nella frazione di Oreno; a Carate Brianza la Chiesa di Sant'Ambrogio e Simpliciano; la chiesa della Santissima Maria Annunciata a Ponte Lambro.

A Milano si occupò di Palazzo Trecchi dal 1786 al 1794; poi per il conte Gaetano Pertusati negli anni 1789-1792 restaurò la facciata del suo palazzo in contrada delle Spighe, verso il Naviglio; nel palazzo, oggi distrutto, fece uso dell'ordine gigante e dell'attico con balconata: un progetto estremamente maestoso, simile a quello per Palazzo Serbelloni; forse disegnò anche il giardino antistante la fronte.[senza fonte] Ammodernò il palazzo Pezzoli nel 1797, rinnovando tutto l'apparato decorativo dei saloni. Realizzò nel 1786 il Belvedere nel giardino di casa Masserati sui Navigli; ideò un Caffehaus a Merate nel 1788 e quello mai attuato per casa Odescalchi a Carnasino nel 1795.

A quell'epoca l'architetto risiedeva a Milano in Contrada de' Moroni (una trasversale di Corso Porta Romana).

Volta del battistero di villa Meda

Per il principe Alberico XII di Belgiojoso d'Este progettò nel 1788 le scuderie a Corte Sant'Andrea e il tempietto nel bosco di Belgioioso. Vanno anche ricordate altre sue opere: la casa del conte Meda a Canzo nel 1787, la casa dei fratelli Giani a Barlassina nel biennio 1788-1789, il palazzo Litta Modigliani a Biumo Inferiore al 1806 al 1812, il progetto per il palazzo del marchese Maggi a Cremona nel 1795, la ristrutturazione della casa di campagna del principe Rasini a Cavenago d'Adda dal 1777 al 1787, i progetti per la villa Raimondi a Birago edificata dal 1794 al 1798 e per gli stessi proprietari la sistemazione nella loro villa di Minoprio nel 1796.

Numerosi sono i suoi interventi a Como, come le ristrutturazioni del Palazzo Primavesi nel 1779, del palazzo dei conti Somigliana nel 1785, del palazzo Odescalchi nel biennio 1782-1783 e la realizzazione della sua facciata nel 1786, e per volere del marchese Innocenzo, la riattazione del Palazzo cittadino del vescovo Giacomo Mugiasca negli anni 1787-1790, 1812-1815, la ristrutturazione del Palazzo del marchese Raffaele Raimondi negli anni 1791-1794, del palazzo del conte Giovan Battista Giovio nel 1794, quella del Palazzo del conte Giampietro Porro nel 1810.

Per la sua attività nel Canton Ticino si ricordano la Chiesa di San Giovanni Evangelista a Morbio Superiore, la Chiesa di San Michele a Sagno, la Chiesa dell'Ascensione o di San Salvatore a Cabbio, la Chiesa di San Siro a Bruzella. Rimasero progetti non realizzati quelli per la chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano a Mendrisio con tutto il disegno della sistemazione esterna del giardino e delle scalinate d'accesso.

Stilò un importante parere per la chiesa di Valmadrera, approntò i disegni per la chiesa del Crocifisso di Lodi nel 1787, per la chiesa dei Santi Vito e Modesto a Lomazzo nel 1795, per la chiesa di Sant'Ambrogio a Morazzone del 1814; si occupò dell'ampliamento della chiesa di Carate dal 1803 al 1807, di quello della chiesa di Civello nel 1806, della chiesa di Ponte Lambro nel 1814, della facciata della chiesa di Busto piccolo nel 1817. Venne incaricato di realizzare la ristrutturazione statica della chiesa di Rho nel 1808. In alcuni casi disegnò solo l'altare, come nella chiesa di Caprino nel 1786 e in quella di Alzate Brianza nel 1817.

Rilevantissimi furono i suoi interventi a Como, la città assai prossima alla natia Muggio e sede della diocesi dui faceva capo il Ticino. Qui il marchese Innocenzo Odescalchi gli commissionò l'edificazione della imponente Villa Olmo realizzata tra il 1782 e il 1794, cui fece seguito una fortunata serie di residenze di campagna tra cui: Villa Muggiasca a Mosino[6] tra il 1788 e il 1804; Villa Giovio a Breccia dal 1790 al 1795; la Villa Odescalchi a Fino Mornasco tra il 1802 e il 1810; la ristrutturazione delle pertinenze della Villa Perego a Cremnago dal 1794 al 1796; l'aggiornamento stilistico della Villa del marchese Cigalini a Bernate Ticino dal 1792 al 1812; Villa Recalcati a Casbeno nel 1778; il progetto per le parti esterne di Villa Muggiasca a Pizzo negli anni 1804-1808; la risistemazione di Villa Visconti Crivelli ad Albese nel 1809 e la magnifica casa di campagna per il marchese Girolamo Teodoro Trivulzio a Locate Triulzi che gli commissionò anche le ristrutturazioni del suo palazzo milanese nel 1807 e del palazzo di Melzo nel 1809.

Palazzo Vailetti Medolago Albani

Dal 1783 al 1791 fu chiamato a Bergamo dal conte Vailetti per la realizzazione del suo palazzo urbano e dal marchese Terzi per la ristrutturazione del suo palazzo in cui disegnò uno splendido giardino a terrazze, rimasto sulla carta, e stilò un parere sulla cupola della chiesa della Compagnia della Carità nel 1793, proponendo una nuova facciata.

Il Liceo A. Volta in Como

Generalmente nella progettazione delle residenze a villa si occupava anche dei disegni dei giardini e del parco circostante. Per i marchesi Porro Lambertenghi nel 1806 progettò il giardino all'inglese della loro villa a Cassina Rizzardi, ispirato dalla pubblicazione di Ercole Silva uscita in prima edizione a Milano nel 1801. Poi nel 1808 gli furono affidati il seminario vescovile di Como e dal 1804 al 1816 la ristrutturazione del Liceo Alessandro Volta, presso Porta Torre per il quale disegnò, fra l'altro, il salone della biblioteca nel 1811) e la facciata nel 1816.

Seminario vescovile di Como.

Per alcune famiglie aristocratiche intervenne realizzando la cappella di Palazzo Belgioioso a Milano nel 1787, un delizioso oratorio per il marchese Busca ad Villa Beldosso e lo scalone d'onore di palazzo Visconti nel 1792 a Milano, attualmente non più visibile. A Corte Sant'Andrea per il marchese Belgiojoso edificò l'Arco di trionfo nel 1788; l'Arco Filangeri nel 1790 e progettò l'Arco di trionfo di Porta Torre a Como (non attuato) per commemorare l'arrivo dell'imperatore Francesco I nel 1813.

[modifica] Il laborioso cantiere a Gorgonzola

Nel frattempo continuava la collaborazione con i Serbelloni: per loro Cantoni edificò a Gorgonzola il mausoleo della famiglia e, dal 1806, il suo capolavoro di arte religiosa: la chiesa prepositurale dei Santi Gervasio e Protasio, che si specchia nel Naviglio.

A Gorgonzola (facilmente raggiungibile per via d'acqua tramite il Naviglio della Martesana che scorreva accanto al palazzo di Milano) stava la residenza di campagna dei duchi che si staglia ancora oggi, con la sua inconfondibile sagoma, lungo il naviglio. Tali opere furono finanziate dal lascito del marchese Gian Galeazzo, morto nel 1802: la chiesa, meraviglioso esempio di neoclassico lombardo, è l'unico edificio sacro progettato e costruito interamente da lui, che morì durante una visita in cantiere nel 1818. Alla soglia degli ottant'anni, nel 1818, per volontà testamentaria della famiglia Serbelloni fu sepolto con grandi onori nel Sacello dell'illustre famiglia: la tomba si trova nel mausoleo dei Serbelloni, ovvero la cappella a sinistra del tempio. Dopo la morte del Cantoni, la chiesa venne completata dal suo vero erede artistico, il grande architetto neoclassico Giacomo Moraglia, che realizzò il campanile.

Il neoclassicismo del Cantoni parte dal Vanvitelli, come quello del Piermarini, da quale però si separa, procedendo in direzione di un suo peculiare tipo di monumentalità. Piermarini e Cantoni rappresentano due soluzioni differenti ed opposte, per non dire avverse, di una stessa ricerca formale.

[modifica] Archivi

[modifica] Note

[modifica] Bibliografia

  • Emilio De Tipaldo, Biografia degli Italiani illustri nelle scienze, lettere ed arti del secolo XVIII, e de' contemporanei, Tip. di Alvisopoli, Venezia, 1840, [1]
  • Credito Italiano, Centro Formazione Professionale, Milano, 1991.
  • AA. VV. Palazzo Mellerio. Una dimora nobiliare della Milano neoclassica Dival Sim, Milano, 1996.
  • Giovanna Curcio, Elisabeth Kieven, Storia dell'architettura italiana. Il Settecento, volume II, Milano 2000, 248, 375, 376, 377, 446-447.
  • Giacinta Jean, La "Casa da nobile" a Cremona. Caratteri delle dimore aristocratiche in età moderna, Milano 2000, 200-2006.
  • Alvar Gonzales-Palacios, Il tempio del gusto,Vicenza 2000, 738-739.
  • Germano Babarini, Carlo Capra, Francesco Degrada, Fernando Mazzocca, L'Amabil rito. Società e cultura nella Milano del Parini, volume II, Bologna 2000, 938.
  • Alberto Rovi, Villa Gallia, in "Saporiti, Gallia, Amalia. Ville storiche della provincia di Como", Como 2000, 91-112.
  • E. de Negri, Intorno ai Cantoni: capi d'opera e architetti a Genova a fine Settecento e la ricostruzione di Palazzo Ducale, in «Una tecnologia per l'architettura ricostruita. Forme, strutture e materiali nell'edilizia genovese e ligure», Genova 2001, 155-174.
  • Federica Bianchi, Ccristina Sonderegger, Committenza pubblica e privata, in «Arte in Ticino 1803-2003. La ricerca di un'appartenenza (1803-1870)», a cura di Rudy Chiappini, Lugano 2001, 249.
  • V. Cirio, ad vocem Simone Cantoni, in «Artisti di Frontiera», Lugano 2001, 52-54.
  • Fernando Mazzocca, Alessandro Morandotti, Enrico Colle, Milano Neoclassica, Milano 2001, 40, 103, 117, 207-209, 210, 220, 489, 537, 538, 539.
  • C. Bartolini, Il *ristoro" del Salone del Maggior Consiglio: il progetto di Simone Cantoni e il dibattito in città, in Giusi Testa Grauso (a cura di), «Marcantonio Franceschini. I cartoni ritrovati», Cinisello Balsamo 2002, 127-133.
  • Giorgio Perego, Gorgonzola. Tre secoli della nostra storia, Gorgonzola 2002, 44.
  • Nicoletta Ossanna Cavadini, Villa Olmo. Universo filosofico sulle rive del lago di Como, A Universe a Philosophy on the Shores of Lake Como, Milano 2002.
  • Marco Pippione, Liberté, Fraternité, egalité: Como francese, in AA.VV., Storia di Como. Dall'età di Volta all'età contemporanea (1750-1950), volume V, tomo I, Como 2002, 3, 11.
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  • Nicoletta Ossanna Cavadini, Simone Cantoni architetto, Electa, Milano 2003.
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  • Riccardo Navone, Viaggio nei Caruggi, edicole votive, pietre e portali, Fratelli Frilli Editori, Genova 2007, 123.
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  • Nicoletta Ossanna Cavadini, Simone Cantoni di Muggio in Palazzo Vailetti Albani e le sue relazioni con la committenza bergamasca, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Bergamo nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal '500 ad oggi. Campionesi a Bergamo nel Medioevo, Arte&Storia, anno 10, numero 44, settembre-ottobre 2009, 176-199 (con ampia bibliografia).

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