Masso erratico
Il masso erratico (dal latino erràre, vagare) o masso delle streghe (spesso indicati anche col nome di trovanti) è una grande roccia che è stata trasportata a fondovalle da un ghiacciaio. Questi massi, dopo che il ghiacciaio si è ritirato, occupano un'insolita posizione in mezzo alla pianura; per questo, e anche a causa delle loro insolite dimensioni, diventano spesso meta di molti rocciatori e alpinisti.
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Scoperta[modifica]
Prime ipotesi[modifica]
Nel XVIII secolo, i primi geologi che giungono nelle Alpi e sul massiccio del Giura sono attratti da questi enormi blocchi di granito posti in cima a colline o isolati in mezzo a pianure alluvionali. Li chiamarono blocchi erratici perché non ne conoscevano la provenienza. Horace-Bénédict de Saussure su questo tema affermava "Il granito non si forma in terra come i tartufi, e non cresce come i pini sulla roccia calcare". Molte furono le teorie avanzate per giustificarne la presenza. Jean-Étienne Guettard avanzò l'ipotesi nel 1762 che i massi che si trovavano sparsi nelle pianure europee del nord erano tutto quanto restava di antichi monti erosi. Ma rapidamente se ne dimostro l'origine alpina. Scoperta l'origine restava da scoprire che cosa li aveva trasportati così lontano dai loro luoghi di provenienza. Nel 1778, Jean-André De Luc avanza una teoria basata su possibili esplosioni che avrebbero proiettato lontano questi massi. De Saussure non aderì ad essa, ritenendola perlomeno fantasiosa, "non vi è alcun esempio di queste esplosioni e i blocchi si dovrebbero polverizzare nel loro impatto al suolo", impatto che, tra l'altro, non lasciava evidenze sotto di essi. De Saussure constatò che i blocchi si trovavano disseminati negli assi delle vallate alpine. Si pensò allora a un possibile trasporto per fiume: le rocce sarebbero state deposte da enormi alluvioni, provocate da straripamenti di laghi o da repentine fusioni di ghiacciai dovute a vulcani o altro. Christian Leopold von Buch ne calcolò persino la forza necessaria per spostarli fin sopra il Giura. Altri supposero un'origine marina: L'innalzamento della catena alpina sarebbe stato così repentino che le acque che vi si trovavano ai piedi avrebbero trascinato via i blocchi. Altri ritenevano invece responsabile di questi spostamenti la banchisa o gli iceberg che li avrebbero deposti in antichi mari che sommergevano la regione. Queste teorie hanno i loro vantaggi e le loro lacune, i loro difensori e i loro detrattori. Nessuna trovò larghi consensi.
1. Masso di Sant'Antonio.
2. Pera Majana.
3. Massi erratici lasciati dai ghiacciai del Monte Bianco.
4. Preja Buja.
5. Sasso Cavalaccio.
6. Pietra Pendula.
7. Sasso di Preguda.
8. Sass Negher.
9. Sasso Lentina.
10. Sasso di Guidino.
11. I "Giganti".
12. Morgia Sant'Angelo o "Leonessa".
L'origine glaciale[modifica]
In quell’epoca i ghiacciai alpini erano in piena espansione al punto da inquietare le autorità svizzere che temevano la distruzione di alcuni villaggi a causa del rapido avanzamento che ghiacci. Questo periodo viene infatti indicato come la ‘’Piccola era glaciale’’. Nel 1821, Ignaz Venetz, ingegnere svizzero, studiò i ghiacciai per comprenderne il funzionamento. Raccolse testimonianze sull’avanzamento degli stessi e constatò un fenomeno che prima non era stato valutato: sui ghiacciai giacevano importanti blocchi e materiale minuto e sul fronte degli stessi si formavano colline di detriti, poi indicate con il nome di morene che ne indicano il loro punto finale. La constatazione che queste morene esistevano anche molto più a valle di dove si trovavano allora, fece avanzare l’ipotesi, ora unanimemente riconosciuta valida, che il fenomeno dipendeva dagli avanzamenti e dalle ritirate delle lingue di ghiaccio in ere successive.
I massi erratici non sono perciò che le tracce di antiche morene che i ghiacciai hanno lasciato ritirandosi.
Terminologia[modifica]
Soprattutto nella letteratura alpina e in scritti di naturalisti legati al Club Alpino Italiano spesso ancor oggi i massi erratici sono chiamati col termine di "trovanti".[1]
Masso avello[modifica]
| Per approfondire, vedi Masso avello. |
Per la loro natura curiosa i massi erratici hanno sempre suscitato una forte suggestione, tanto da venire usati già in epoche remote come luoghi di culto o direttamente di inumazione. I massi avelli sono appunto massi erratici usati come sepoltura. Sono tipici del territorio comasco, in nessun altro luogo esistono testimonianze paragonabili.[2][3]
Distribuzione dei massi erratici in Italia[modifica]
In Italia sono presenti in quantità sia lungo o a ridosso dell'arco Alpino che negli Appennini (in particolare nell'Appennino Tosco-Emiliano, nel parco del Pollino e nel comprensorio del Gran Sasso). I principali sono:
- Rosta (Torino): masso erratico chiamato di Sant'Antonio di Ranverso, posto davanti all'omonima basilica. Situata sulla collina che costituisce la morena laterale destra dell'Anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana. È alto circa 2 m e fu oggetto di culto in passato.
- Villarbasse (Torino): massi erratici di Pera Majana, trasportati da un ghiacciaio che scendeva nella Val di Susa per 90km, con uno spessore di circa 600 metri.
- Vollein (Quart, Val d'Aosta): massi erratici lasciati dai ghiacciai del Monte Bianco nel susseguirsi delle ultime glaciazioni.
- Sesto Calende (Varese): masso erratico Preja Buja, usato come altare sacrificale nella preistoria.
- Ranco (Varese): masso erratico Sasso Cavalaccio o Sasso Cavallazzo, usato anch'esso come altare nella preistoria; si trova nei pressi della foce del torrente Quassera sul lago Maggiore.
- Torno (Como): Pietra Pendula, blocco granitico in bilico.
- Valmadrera (Lecco): Sasso di Preguda.
- Valmadrera (Lecco): Sass Negher (sasso nero). Unico esempio di questo colore.
- Bellagio (Como): Sasso Lentina (conosciuta anche come Prea Lentina), a Piano Rancio e tutta la Comunità montana del Triangolo Lariano ne presenta diversi esempi.
- Besana in Brianza (Monza e Brianza): Sasso di Guidino. Il masso erratico più a sud della Lombardia.
- Fontanefredde (Bolzano): massi detti "Giganti".
- Cerreto Sannita (Benevento): la Morgia Sant'Angelo è un imponente macigno di pietra, denominato anche "leonessa" per la curiosa somiglianza a tale felino. Sede di un insediamento umano fin dalla Preistoria, fu adibita a luogo di culto intorno al 700 d.C da popolazioni longobarde, che dedicarono la grotta a San Michele Arcangelo.
Curiosità[modifica]
Esistono anche massi erratici sommersi: a poche decine di metri verso ovest dell'Isolino Partegora sul lago Maggiore, sommerso dalle acque, si trova un masso erratico detto sass margunin o margunée.
Voci correlate[modifica]
Note[modifica]
- ^ Cfr. F. Mauro, G. Nangeroni, I trovanti nella regione dei tre laghi, CAI, Milano, 1947
- ^ A. Magni, I massi avelli della regione comense, Como, 1922.
- ^ G. Frigerio, I massi-avelli del comasco, Ass. pro loco Torno 1979.
Bibliografia[modifica]
- Antonio Spano, La Trilogia dei Massi Erratici, Edizione Speciale 150° Unità d'Italia, Associazione Es.S.sE.
Altri progetti[modifica]
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Collegamenti esterni[modifica]
- Masso erratico in Tesauro del Nuovo Soggettario. BNCF, marzo 2013