Giuditta Pasta

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Giuditta Pasta

Giuditta Angiola Maria Costanza Pasta, nata Negri (Saronno, 26 ottobre 1797Como, 1º aprile 1865), è stata un mezzosoprano e soprano italiano.

È considerata, insieme a Maria Malibran, come la più celebre cantante lirica del XIX secolo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlia di Carlo Antonio Negri e Rachele Ferranti, già da piccola dimostrò un certo interesse per la musica.

Iniziò a studiare solfeggio e canto privatamente, dapprima con lo zio materno Filippo Ferranti, violoncellista, in seguito a Como con Bartolomeo Lotti, maestro di cappella della cattedrale. Nel 1813, raggiunta l'età minima necessaria, si iscrisse al Conservatorio di Milano, dove continuò gli studi con il compositore e maestro di cembalo Giuseppe Scappa, che notò subito lo straordinario talento della giovane.

Il debutto come professionista avvenne nel 1815 al Teatro Filodrammatici di Milano con Le tre Eleonore dello stesso Scappa, dove la Pasta esordì come contralto.

Dopo l'infelice esibizione, la Pasta continuò gli studi con Scappa e l'anno successivo ottenne invece uno strepitoso successo alla Salle Favart di Parigi, dove cantò Il principe di Taranto di Ferdinando Paër. Quello stesso anno, sposò l'avvocato e tenore Giuseppe Pasta.

Nel 1817 fu scritturata al Her Majesty's Theatre di Londra dove interpretò Telemaco nella Penelope di Domenico Cimarosa con Gaetano Crivelli. Come il debutto italiano, anche quello inglese si rivelò un fallimento, ma la Pasta rispettò coscienziosamente gli impegni presi, continuando a cantare opere di Paër, Mozart e Giacomo Ferrari, ma fu costretta a ritirarsi temporaneamente dalle scene a causa della gravidanza.

Dopo la nascita della figlia Clelia (27 marzo 1817), nel settembre di quello stesso anno riprese l'attività al Teatro San Benedetto di Venezia dove cantò in Adelaide e Comincio di Giovanni Pacini.

Nel biennio 1818-20 sviluppò la carriera italiana, cantando nelle principali città della penisola (Padova, Roma, Brescia, Trieste, Torino, Venezia), collaborando con la grande Giuseppina Grassini.

Nel 1819 è Vespina in Agnese di Fitz-Henry di Ferdinando Paër con Marco Bordogni, Luigi Lablache e Filippo Galli (basso) al Théâtre-Italien di Parigi.

Al Teatro La Fenice di Venezia debutta nel 1820 come Gonzalvo nella prima assoluta di La conquista di Granata di Giuseppe Nicolini e nel 1821 è la protagonista della prima assoluta di Arminio ossia L'eroe germano di Stefano Pavesi.

Tra il 1821 e il '23 cantò prevalentemente al Théâtre Italien di Parigi in un vasto repertorio, in particolare Rossini (Desdemona in Otello con Manuel García (padre) e Nicolas-Prosper Levasseur nel 1821, Enrico in Elisabetta, regina d'Inghilterra) e la protagonista in Tancredi (opera), Elcia in Mosè in Egitto nel 1822, la protagonista in Medea in Corinto (Mayr), Elvira in La rosa bianca e la rosa rossa di Mayr con Claudio Bonoldi e Carlotta in Elisa e Claudio di Mercadante nel 1823, La gazza ladra, ma anche Don Giovanni di Mozart, Giulietta e Romeo di Nicola Zingarelli, Camilla di Paër e Nina, ossia la pazza per amore di Giovanni Paisiello.

In questo periodo della sua carriera francese, la Pasta è contesa non solo dai teatri (Odeon e Opéra), ma anche dalla nobiltà.

Nel dicembre 1821 è Edoardo in Eduardo e Cristina di Rossini con Nicola Tacchinardi al Teatro Regio di Torino.

Nel biennio 1824-25 cantò a Londra e Parigi. Nell'aprile 1824 è Desdemona in Otello di Rossini al Her Majesty's Theatre, in giugno partecipa alla prima assolta della cantata nelle Almack's Assembly Rooms di "Il pianto delle Muse in morte di Lord Byron con Rossini, Isabella Colbran, Maria Malibran e Giuseppe De Begnis, in luglio canta in concerto all'Università di Cambridge con Rossini al pianoforte, Angelica Catalani ed il contrabbassista Domenico Dragonetti, è la protagonista di Semiramide (Rossini) diretta dal compositore con Lucia Elizabeth Bartolozzi al Her Majesty's Theatre e canta in concerto al nella Apsley House del Duca di Wellington con Rossini al pianoforte e Giuseppina Ronzi de Begnis, nel giugno 1825 fu scritturata nuovamente al King's Theatre di Londra per cantare nel Barbiere di Siviglia di Rossini, ma l'11 - a causa di un'indisposizione - fu sostituita dalla giovanissima Malibran. Ripresasi, si recò immediatamente a Parigi (Théâtre Italien), dove il 19 giugno cantò la parte protagonistica di Corinna nel successo della prima assoluta de Il viaggio a Reims di Rossini con Ester Mombelli e Domenico Donzelli ed in settembre è Armando nel successo di Il crociato in Egitto di Meyerbeer.

Nel 1826, oltre ai agli impegni con Parigi come Zelmira con Giovanni Battista Rubini al Théâtre-Italien e Londra con Medea in Corinto che canta anche all'Opera, la Pasta debuttò con strepitoso successo al Teatro San Carlo di Napoli con la prima assoluta di Niobe di Pacini con Carolina Ungher.

Nel 1827 è la protagonista delle prime assolute di Giuditta di Pietro Raimondi al San Carlo e di Maria Stuart, regina di Scozia di Carlo Coccia a Londra.

Al Teatro Comunale di Bologna nel 1829 è Desdemona in Otello di Rossini con Domenico Reina, Semiramide di Rossini con Clorinda Corradi ed Amenaide in Tancredi. Nel 1829, dopo circa quindici anni come contralto, passò al registro di soprano, esordendo a Vienna con la Semiramide di Rossini, questa volta nei panni della protagonista. Nel frattempo si esibiva con frequenza a Milano, dove soggiornava nella sua casa di via Del Monte (ora via Montenapoleone).

In quello stesso anno, il conte Czernin, ciambellano della Corte asburgica, le conferì il titolo di Illustrissima cantatrice di S.M.I.R.A., ossia Sua Maestà Imperial Regia Apostolica.

Nel 1830 Donizetti compose per lei l'opera Anna Bolena, che fu data con strepitoso successo al Teatro Carcano il 26 dicembre e cantata anche a Londra ed al Théâtre-Italien con Marietta Brambilla nel 1831 con Eugenia Tadolini. Per la stesura dell'opera, il compositore aveva soggiornato a Blevio, ospite della stessa Pasta, che contribuì alla composizione con preziosi suggerimenti.

Nel 1831 cantò a Milano le parti da protagonista nelle prime assolute de La sonnambula con successo come Amina (cantata anche a Londra ed al Théâtre-Italien nel 1831) e l'insuccesso (per l'indisposizione della Pasta) di Norma di Vincenzo Bellini diretta da Alessandro Rolla con Giulia Grisi, rispettivamente al Teatro Carcano (6 marzo) e al Teatro alla Scala di Milano (26 dicembre).

L'incontro tra la Pasta e il compositore catanese fu fondamentale per entrambi: la cantante trovò nel giovane musicista l'unica persona capace di metterne in risalto le doti, mentre Bellini trovò l'interprete ideale, l'unica che grazie ai ricchi mezzi vocali soddisfacesse pienamente la sua verve creativa e sperimentale.

Nel 1832 è Anna Bolena e Bianca nella prima assoluta di Ugo, Conte di Parigi alla Scala e Norma diretta dal compositore al Teatro Riccardi (poi Teatro Donizetti) di Bergamo ed alla Fenice di Venezia.

Nel 1833 è Desdemona in Otello di Rossini e Tancredi a Venezia e Bellini scrisse per lei una nuova opera, Beatrice di Tenda con Giovanni Orazio Cartagenova, cantata in anteprima con insuccesso al Teatro la Fenice di Venezia il 16 marzo. Ancora nello stesso anno è Norma a Londra e Fausta (opera) a Venezia.

Nel 1834 è Anna Bolena e la protagonista nella prima assoluta di Emma d'Antiochia a Venezia ed a Bologna Fausta ed Anna Bolena.

Nel 1835 è Giulietta ne I Capuleti e i Montecchi di Bellini diretta dal compositore a Londra e Norma al Théâtre-Italien. Poi la Pasta si ritirò dalle scene dopo alcune infelici esibizioni alla Scala nella Norma: da qualche tempo sentiva che la voce cominciava a tradirla, ma con uno sforzo quasi sovrumano era sempre riuscita a dominarla; ora, nell'affrontare una parte così impegnativa, la voce le si spezzò, provocando reazioni indignate da parte della critica e del pubblico.

Nel 1837, dopo due anni di riposo, riprese l'attività al Drury Lane di Londra, proseguendo con una serie di concerti sia in Gran Bretagna che a Parigi. A proposito delle condizioni vocali della Pasta in queste sue esibizioni, la celebre cantante Pauline Viardot affermò: "È come l'Ultima Cena di Leonardo da Vinci: un quadro in rovina, ma il più bel quadro del mondo".[1]

Cantò per l'ultima volta opere complete in una tournée in Russia nel 1841, dove a San Pietroburgo e Mosca interpretò Norma, Semiramide e Anna Bolena.

Ritiratasi dalle scene, diede ancora qualche concerto di beneficenza fino al 1845. Nel 1846 morì il marito, Giuseppe Pasta. Nel 1848 appoggiò da Blevio i patrioti italiani durante i moti rivoluzionari delle Cinque giornate di Milano; avuta notizia della vittoria degli insorti, il 22 marzo si recò con un manipolo di fedelissimi sul colle di Brunate, dove piantò la bandiera tricolore ed intonò l'inno dell'Italia libera.

La sua ultima esibizione risale al 1851, quando cantò in un concerto alla Royal Opera House con Teresa Parodi, sua allieva.

Tra il 1849 e il 1863 visse tra Milano e Blevio, che abbandonò nel 1864 per stabilirsi a Como.

È deceduta a Como nel 1865, all'età di 67 anni, a causa di una bronchite. È sepolta nel cimitero di Blevio.

Repertorio[modifica | modifica wikitesto]

Repertorio operistico[senza fonte]
Ruolo Titolo Autore
Beatrice Beatrice di Tenda Bellini
Romeo I Capuleti e i Montecchi Bellini
Imogene Il pirata Bellini
Amina La sonnambula Bellini
Norma Norma Bellini
Curiazio[2] Gli Orazi e i Curiazi Cimarosa
Telemaco Penelope Cimarosa
Anna Anna Bolena Donizetti
Bianca Ugo, Conte di Parigi Donizetti
Diana Festa patria Farinelli
Re Clearco I riti d'Efeso Farinelli
Linceo Danao Mayr
Enrico La rosa bianca e la rosa rossa Mayr
Medea Medea in Corinto Mayr
Elisa Elisa e Claudio Mercadante
Armando d'Orville Il crociato in Egitto Meyerbeer
Despina Così fan tutte Mozart
Donna Elvira
Donna Anna
Don Giovanni Mozart
Servilia
Sesto
La clemenza di Tito Mozart
Cherubino Le nozze di Figaro Mozart
Marco Antonio La morte di Cleopatra Nasolini
Lodomiro Giulio Cesare nelle Gallie Nicolini
Gonzalvo La conquista di Granata Nicolini
Ippolito Fedra Orlandi
Adelaide Adelaide e Comingio Pacini
Niobe Niobe Pacini
Zora La schiava in Bagdad Pacini
Matilde La sposa fedele Pacini
Agnese Agnese Paër
Nina Nina, o sia La pazza per amore Paisiello
Arminio Arminio, ovvero L'eroe germano Pavesi
Arsace Aureliano in Palmira Rossini
Eduardo Eduardo e Cristina Rossini
Elisabetta Elisabetta, regina d'Inghilterra Rossini
Rosina Il barbiere di Siviglia Rossini
Corinna Il viaggio a Reims Rossini
Ninetta La gazza ladra Rossini
Elcia Mosè in Egitto Rossini
Desdemona
Otello
Otello Rossini
Semiramide Semiramide Rossini
Tancredi Tancredi Rossini
Zelmira Zelmira Rossini
Eleonora Le tre Eleonore Scappa
Isabella Lopez de Vega Scappa
Romeo
Giulietta
Giulietta e Romeo Zingarelli

Vocalità e personalità interpretativa[modifica | modifica wikitesto]

Giuditta Pasta (ca 1821)
Dipinto di Gioacchino G. Serangeli Museo Teatrale alla Scala

Dotata inizialmente di una voce limitata e debole, "priva di charme e di flessibilità", e che presentava notevole disomogeneità, velature e tendenza a stonare,[3] ella seppe valorizzarne, grazie allo studio indefesso, perfino gli aspetti negativi e trasformarla in uno strumento eccezionale per sonorità, varietà di colori, duttilità, agilità ed estensione (dal la grave al re sovracuto.[4])

Il suo stile ampio e aulico fu definito da Bellini «sublime tragico»[5].

Come attrice possedeva una notevole presenza scenica, ottime doti recitative, straordinaria musicalità e forte temperamento drammatico.

Le ragioni del precoce declino della voce della Pasta sono da ricercare nella transizione dal registro di contralto a quello di soprano, le cui tessiture erano per lei troppo elevate. La Pasta era di fatto un mezzosoprano[5][6], seppure dall'ampia estensione acuta: sforzandosi di sostenere scritture acute, la sua voce accusava presto segni di stanchezza, portandola a "calare". È noto, ad esempio, che per venire incontro a tali difficoltà, nella Norma Bellini dovette abbassare di un intero tono la Casta Diva (da sol maggiore a fa maggiore), affinché la cantante calasse il meno possibile.

La Pasta è passata alla storia soprattutto per avere contribuito tramite eccezionali interpretazioni all'affermazione dei primi melodrammi di Bellini e Donizetti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Chorley, p. 139
  2. ^ Giovanni Morelli, «E voi pupille tenere», uno sguardo furtivo, errante, agli «Orazi» di Domenico Cimarosa e altri, saggio contenuto nel Programma di sala del Teatro dell'Opera per le rappresentazioni de Gli Orazi e i Curiazi, Roma, 1989, p. 27.
  3. ^ Chorley, pp. 128 e 129:
    «Her voice was, originally, limited, husky, and weak–without charme, without flexibility– a mediocre mezzo-soprano ... To equalize it was impossible. There was a portion of the scale which differed from the rest in quality, and remained to the last "under a veil," to use the Italian term. There were notes always more or less out of tune, especially at the commencement of her performances"»
  4. ^ Pleasants: «La voce di Madam Pasta possiede un'estensione considerevole: raggiunge con una perfetta risonanza note basse come il la grave, e può salire al do diesis sovracuto, persino ad un re leggermente crescente»
  5. ^ a b Garzantine, Musica: vol. 2, Pasta, Giuditta.
  6. ^ Pleasants: «possiede il raro dono di poter cantare con facilità sia la musica per contralto, sia quella per soprano... Direi che il suo registro naturale sia di mezzosoprano, e i compositori che scrivessero per lei dovrebbero usare questa estensione»

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Appolonia, Giuditta Pasta gloria del belcanto, EDA, Torino, 1997.
  • Henry Fothergill Chorley, Thirty Years' Musical Recollections, Londra, Hurst and Blackett 1862, (il primo volume è accessibile gratuitamente on-line in books.google; contiene, in particolare il capitolo dal titolo Madame Pasta, pp. 125–139, alcune vivacissime descrizioni delle interpretazioni londinesi della cantante; ristampa: Horizon Press, New York 1983 - ISBN 978-0-8443-0026-9).
  • Maria Ferranti Giulini, Giuditta Pasta e i suoi tempi, Giulini, Milano 1935.
  • Henry Pleasants, The great singers, Londra, Gollancz, 1967, (riedizione aggiornata: The Great Singers: From the Dawn of Opera to Caruso, Callas and Pavarotti, Olympic Marketing Corp, 1985. ISBN 0-671-42160-3)
  • Cencio Poggi: Le medaglie di Giuditta Pasta, in Rivista italiana di numismatica, 1889

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