Corporazioni delle arti e mestieri

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La bottega dello speziale

Le corporazioni delle arti e mestieri, o Gilde, erano delle associazioni create a partire dal XII secolo in molte città europee per regolamentare e tutelare le attività degli appartenenti ad una stessa categoria professionale.

In Italia esse furono definite genericamente Arti ("Gremi" in Sardegna); in Francia presero il nome di Guildes, in Inghilterra Guilds, in Spagna Gremios e in Germania Zünfte. In Veneto erano chiamate fraglie (dal latino medievale "fratalea", cioè "fratellanza").[1] Solitamente il nome ufficiale era in latino "Universitates" o "Collegia".

Premessa[modifica | modifica sorgente]

Il regime corporativo non si diffuse ovunque secondo le medesime modalità e nello stesso arco di tempo: nelle città europee più strettamente vincolate alle autorità imperiali le corporazioni si costituirono solo per iniziativa del potere signorile, sia laico che ecclesiastico, come avvenne a Strasburgo, dove i capi delle corporazioni erano nominati da un delegato del vescovo; nelle Fiandre, nonostante la grande vivacità degli scambi commerciali, ancora alla fine del Duecento, alcune città non possedevano delle associazioni di questo tipo, mentre a Lione esse verranno istituite solo nel Cinquecento.

Neppure in Italia il processo di formazione delle corporazioni può dirsi univoco, e benché la nascita e lo sviluppo di queste associazioni sia prevalentemente spontaneo e legato alla fioritura dei Comuni, non mancano delle significative eccezioni, che si rilevano soprattutto nel Sud Italia dove i capi delle associazioni erano designati dal sovrano o da un suo rappresentante e non ebbero nessun tipo di riconoscimento giuridico fino alla metà del Trecento. L'Italia offre comunque un panorama molto ricco e variegato di esperienze, a cominciare dal nome che queste istituzioni si dettero da città a città: Arti, Paratici [2], Fraglie[3], Ordini, Collegi.

Precedenti in età romana[modifica | modifica sorgente]

Già in epoca romana sono attestate associazioni di quanti esercitassero uno stesso mestiere[4]: nel I secolo queste partecipavano ancora attivamente alla vita politica cittadina (come mostrano i graffiti elettorali di Pompei), ma successivamente rappresentarono piuttosto un efficace strumento di controllo locale da parte del potere imperiale, in particolare a Ostia, porto di Roma ed essenziale tappa nel percorso di approvvigionamento della capitale.

Queste associazioni prendevano il nome di corpus o collegium (più propriamente utilizzato per le associazioni funerarie o religiose). A differenza delle corporazioni medioevali (sebbene il termine di "corporazioni" sia spesso utilizzato per designarle in italiano) erano costituite principalmente da imprenditori e avevano come compito principale quello di difendere gli interessi di questi presso le autorità.

Sotto l'imperatore Diocleziano vennero create e rese obbligatorie delle corporazioni ereditarie per operai e artigiani, che garantissero la stabilità sociale dopo le profonde trasformazioni determinate dalla crisi del III secolo.

La nascita delle corporazioni[modifica | modifica sorgente]

Il Palazzo dei Priori a Perugia

In certi casi le corporazioni sembrano formarsi come derivazione di preesistenti confraternite di carattere devozionale, mentre quelle create, per così dire, ex novo, si fondano sul sodalizio dato dal giuramento che impegna i loro membri all'assistenza reciproca e alla difesa degli interessi comuni.

Le prime corporazioni a costituirsi sono quelle mercantili, che nel corso del Duecento riescono a inserirsi e ad assumere un ruolo guida nelle istituzioni cittadine, estendendo il loro controllo a funzioni di natura pubblica come quello sui pesi e le misure e la sorveglianza delle strade. Il reale peso politico raggiunto dalle corporazioni nei governi cittadini varia molto a seconda delle città e all'interno del medesimo contesto urbano; le associazioni artigianali infatti si costituiscono in un secondo momento e sono relegate a un ruolo subalterno rispetto a quelle mercantili; così ad esempio, le Arti fiorentine vengono suddivise, rispettando il reddito possibile che i pra ticanti possano ottenere, in Maggiori, Medie e Minori tant'è vero che sia a Firenze che a Bologna la loro avanzata sociale si conclude con la piena affermazione in ambito politico, a tal punto che le istituzioni governative ricalcano le strutture corporative. A Milano e a Venezia il raggiungimento di un simile traguardo viene impedito dalle disposizioni della signoria dei Visconti e dall'oligarchia a capo della repubblica, addirittura a Ferrara le corporazioni vengono soppresse nel 1287.

L'organizzazione delle corporazioni[modifica | modifica sorgente]

le Case delle Corporazioni nella Grand Place di Bruxelles.
le Case delle Corporazioni nel Grote Markt di Anversa.

Indipendentemente dalle diversità e dal coinvolgimento politico più o meno profondo, il compito primario di ogni corporazione era la difesa del monopolio dell'esercizio del proprio mestiere e chi lo praticava pur non essendovi iscritto veniva considerato, dalla corporazione, un lavoratore che costituiva un potenziale pericolo verso gli iscritti. È quindi possibile individuare dei tratti comuni a tutte le corporazioni, riguardanti la loro linea di condotta e gli scopi perseguiti:

  • La tutela della qualità dei manufatti, soprattutto per quanto riguarda le corporazioni dedite alle attività commerciali; i regolamenti interni imponevano un rigido controllo sull'uso delle materie prime, gli strumenti di lavoro, le tecniche di lavorazione e quello che oggi chiameremmo la lotta ai falsi, cioè quei prodotti che non rispettavano gli standard qualitativi previsti dalle associazioni;
  • Il principio dell'uguaglianza tra i soci, che sebbene fosse rispettato solo formalmente, era volto a impedire azioni di concorrenza sleale tra i membri della corporazione; in realtà lo svolgimento delle attività era vincolato da un ordine gerarchico, che distingueva gli appartenenti in maestri, apprendisti e semplici lavoranti, creando una notevole disparità economica tra gli iscritti;
  • La particolare attenzione rivolta verso la formazione delle nuove matricole, attraverso un periodo di apprendistato (l'attuale tirocinio) che aveva durata variabile da città a città; l'apprendista entrava poco più che bambino nella bottega del maestro che si impegnava ad insegnargli tutti i segreti del mestiere;
  • L'esercizio della giurisdizione sui suoi iscritti, per cui le corporazioni rivendicavano una competenza esclusiva nelle materie di loro competenza, come le cause tra i membri e le infrazioni commesse verso i regolamenti.

Ogni arte aveva un proprio statuto ed era strutturata secondo degli organismi di rappresentanza che tesero a diventare sempre più ristretti:

  • Il Corporale: era l'assemblea plenaria degli iscritti che inizialmente si riuniva a scadenze ravvicinate ed eleggeva dei rappresentanti chiamati a seconda dei casi, consoli, priori, rettori, capitani, ecc.; i consoli restavano in carica solo per brevi periodi e avevano il compito di gestire tutte attività della corporazione, comprese le pubbliche relazioni con l'esterno;
  • Il Consiglio: era un organo di consulta più ristretto con il compito di ratificare o respingere le decisioni dei consoli e si sostituì progressivamente al Corporale, convocato sempre meno frequentemente;
  • L'Apparato burocratico: composto in genere da un notaio con funzioni di segretario e addetto al protocollo e un tesoriere.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vocabolario Garzanti, Italiano, pag. 998, ed. 2010.
  2. ^ Perché i componenti, nelle cerimonie pubbliche, andavano in parata dietro le proprie insegne. Vocabolario Treccani, ad vocem.
  3. ^ Dal latino medievale fratalea, fratellanza.
  4. ^ Carlo Pavolini, La vita quotidiana ad Ostia, Bari 1986, pp.129-139 (capitolo "Le associazioni").

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • F. Franceschi, Tutti per uno, in «Medioevo», III, n. 11 (34), novembre 1999, pp. 93-113.
  • Carlo M. Travaglini (a cura di), Corporazioni e gruppi professionali a Roma tra XVI e XIX secolo, in «Roma moderna e contemporanea», VI, n. 3, settembre-dicembre 1998, Università degli Studi Roma Tre.

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