Tamburello basco

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Tamburello basco
Pandeiro3.JPG
Un percussionista suona un pandeiro, variante brasiliana del tamburello basco
Informazioni generali
Origine Medio Oriente (Egitto, Mesopotamia), Grecia, Magna Grecia, India
Invenzione II millennio a.C.
Classificazione 211.311
Membranofoni a percussione
Utilizzo
Musica dell'antichità
Musica folk
Musica europea dell'Ottocento
Musica dell'Asia Occidentale
Musica tradizionale dell'Europa Meridionale
Genealogia
 Antecedenti Discendenti 
sconosciuti bodhran, buben, daf, dayereh, kanjira, pandeiro, panderoa, rabana, rebana, riq, tammorra, timbrel
Suonatrice di tamburello basco
(cartolina francese, inizio sec. XX)

Il tamburello basco, chiamato anche semplicemente tamburello,[1] è uno strumento musicale a percussione a suono indeterminato, appartenente alla categoria dei membranofoni.

Origine e storia[modifica | modifica sorgente]

Nome[modifica | modifica sorgente]

Nella musica antica[modifica | modifica sorgente]

Tipico della tradizione popolare, il tamburello ha origini antichissime: forse esisteva già nel secondo millennio a.C. ed era comune a tutte le civiltà antiche, dagli Ebrei agli Egizi, dai Sumeri agli Ittiti.

Era uno strumento esclusivamente maschile, come testimoniano i dipinti anche dei grandi pittori medievali come Giotto. Si pensa infatti che la sua forma circolare con i sonagli attorno sia stata scelta per la sua somiglianza col Sole, simbolo di Astarte, dea della fertilità. Per questo i pittori spesso lo rappresentavano con la corona di legno rosso e delle fiamme dipinte sopra.

Nella musica classica[modifica | modifica sorgente]

Nel Gluck[modifica | modifica sorgente]

L'origine dell'uso del tamburello basco nel repertorio musicale colto è da ricollegare alle opere di Christoph Willibald Gluck.

Nel manoscritto originale del Paride ed Elena di tale autore, difatti, si può trovare il primo richiamo in assoluto a un'esecuzione da parte di un tamburino in un'orchestra. In particolare, nell'Allegro della Sinfonietta (Atto Quinto, Scena Ultima), l'orchestrazione del Gluck comprende cinque parti: Violini, Mezzi flautini, e Tamburrini, Viola, Violoncello, Bassi. L'indicazione per le percussioni - in questo caso, dunque, il tamburello - è Con V.V.i; ciò significa che la stesura ritmica del tamburo deve essere parallela a quella dei violini. La tonalità è fa maggiore e il tempo due quarti, e il tamburello basco esegue due parti di otto battute ciascuna, ognuna ripetuta due volte per via del ritornello.[2] In una ristampa dello spartito, la parte del suddetto strumento è denominata mezzi Flautini, e Tamburini con i Violini, e di nuovo vede l'accostamento delle percussioni agli zufoli o fiati simili. Il primo utilizzo in orchestra dello strumento è quindi databile all'anno di composizione del Paride ed Elena, ovvero al 1770, quando fu pubblicata la partitura ed eseguita la première.[3] Il primo utilizzo in orchestra dello strumento è quindi databile all'anno di composizione del Paride ed Elena, ovvero al 1770, quando fu pubblicata la partitura ed eseguita la première.

Un altro lavoro del Gluck la cui orchestrazione comprende il tamburello basco è l'Echo et Narcisse del 1779 (con revisione dello stesso autore nel 1780). In particolare, in un Allegro (Atto Terzo, Scena Quinta), l'orchestrazione del Gluck comprende otto parti: Petites Flutes et Tambourin, Oboi E Clarini, Corni, Violino 1.º, Violino 2.º, Alto, Fagotti, Baße. L'indicazione per le percussioni - in questo caso, dunque, il tamburello - è col V.1º; ciò significa che la stesura ritmica del tamburo deve essere parallela a quella del primo violino. La tonalità è do maggiore e il tempo due quarti, e il tamburello basco suona per un totale di settantotto battute.[4]

Nel Mozart[modifica | modifica sorgente]

Altri due riferimenti a questo strumento nello spartito di una composizione classica sono attribuiti al lavoro di Wolfgang Amadeus Mozart.

Il primo si trova nel Trio. e nella Coda. della Tanz n°6. (Danza n° 6) delle 6 Deutsche Tänze, K.571 (6 danze tedesche), datate 21 febbraio 1789. Secondo le indicazioni del Mozart, l'opera è strumentata per diciannove strumenti suonati da sedici musicisti: tre archi, undici legni, due ottoni e tre percussioni. Queste sono in partitura i Pauken o Timpani in D.A., ovvero i timpani in re e in la, i Becken o Piatti., ovvero i piatti, e il Tamburin o Tamburino., ovvero il tamburello basco. Nel trio, il tamburino suona un trillo, ovvero viene agitato, per un totale di trentadue quarti, facendo da sfondo al contrappunto degli altri strumenti. Anche nella coda questo membranofono funge da tappeto per l'esecuzione dell'orchestra, ma chiude anche, a battuta 19 insieme ad archi e fiati, la prima parte del finale.[5]

La seconda indicazione si trova nel Trio. della Tanz n°5. (Danza n° 5) delle 12 Deutsche Tänze, K.586 (12 danze tedesche), composte nel dicembre del 1789. La strumentazione comprende questa volta diciotto strumenti suonati da quindici musicisti: tre archi, undici legni, due ottoni e, infine, due percussioni, le cui parti sono eseguibili da parte dello stesso percussionista. Queste sono in partitura i Pauken o Timpani in C.G., ovvero i timpani in do e in sol, e il Tamburin o Tamburino., ovvero il tamburello basco. Nel trio, il tamburino sostituisce i timpani, accompagnando la tessitura melodica con moduli di tre semiminime a battuta, e scandisce dunque il tre quarti dell'ensemble orchestrale.[6]

Nella musica folkloristica[modifica | modifica sorgente]

Lo strumento è diffuso in tutto il Mediterraneo meridionale; in Italia si trova specialmente nelle regioni centro-meridionali.

Caratteristiche e tecniche esecutive[modifica | modifica sorgente]

Tamburello

Lo strumento è costituito da una corona di legno sulla quale è tesa una membrana di pelle. Nel telaio sono presenti delle fessure in cui sono applicati dei cimbalini (sonaglietti), che ad ogni percussione arricchiscono il suono col loro tintinnare. Per questo motivo il tamburello è stato chiamato cembalo da Boccaccio.

Il tamburello può essere suonato "intuitivamente" semplicemente battendolo con la mano o scuotendolo per muovere i cimbalini, ma nel corso del tempo sono state sviluppate delle tecniche per ovviare a diversi inconvenienti derivati da un uso improprio.

In primo luogo limitarsi a battere o scuotere lo strumento alla lunga provoca un certo dolore, specialmente durante le feste, che a volte duravano un giorno intero. Per questo si è pensato di:

  • Variare le dita che percuotono la membrana di pelle (ad esempio dando un colpo col pollice ed uno con le dita opposte)
  • Far suonare i cimbalini frizionando un dito sulla pelle. Questo riesce meglio se prima si rende umido il dito con la saliva. Tracciando un '8' col dito si può così ottenere un suono continuo.

Per suonare le terzine si lascia invece che sia il tamburo a colpire il dito: il primo battito viene dato col dito medio, il secondo dal tamburello che, ricadendo, colpisce lo stesso dito e il terzo col pollice. Questa tecnica, unita all'allenamento, può raggiungere una notevole velocità.

Varianti e strumenti simili[modifica | modifica sorgente]

Esiste in diverse varianti, che presentano ciascuna delle sottili differenze:

  • Tamburello a mano: è sprovvisto di cimbalini.
  • Tamburello con battente: come quello a mano, ma è suonato con una bacchetta apposita, chiamata battente.
  • Tammorra: come il tamburello basco (è munito di cimbalini), ma di maggiori dimensioni; è uno strumento della tradizione campana.
  • Tamburo del mare: anche questo di origine italiana, è provvisto di due membrane (una di pelle e una di plastica o entrambe di pelle), che isolano lo spazio interno alla corona, in cui sono posti dei pallini di piombo che producono il suono scorrendo sulla membrana.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Guido Facchin riporta nel suo Le percussioni, a p. 482, Tamburello o tamburo basco, tamburino, tamburello senza pelle.
  2. ^ Tutte le informazioni sono reperibili nello spartito. Manoscritto di Gluck, C. W., conservato nella Biblioteca Conservatorio S. Pietro a Majella, Napoli.
  3. ^ Tutte le informazioni sono reperibili nello spartito. Paride ed Elena, Vienna: G.T. de Trattnern, 1770.
  4. ^ Tutte le informazioni sono reperibili nello spartito. Echo et Narcisse, Parigi: Des Lauriers, 1781.
  5. ^ Tutte le informazioni sono reperibili nello spartito. Wolfgang Amadeus Mozarts Werke, Serie 11: Tänze für Orchester (pp. 92-105, N°9: 6 Deutsche Tänze), Lipsia: Breitkopf & Härtel, 1881. Plate W.A.M. 571.
  6. ^ Tutte le informazioni sono reperibili nello spartito. Wolfgang Amadeus Mozarts Werke, Serie 11: Tänze für Orchester (pp. 106-126, N°10: 12 Deutsche Tänze), Lipsia: Breitkopf & Härtel, 1881. Plate W.A.M. 586.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

musica Portale Musica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di musica