Castello di Rivoli

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Coordinate: 45°04′12.35″N 7°30′38.51″E / 45.070097°N 7.510697°E45.070097; 7.510697

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Castello di Rivoli
(EN) Residences of the Royal House of Savoy
CastelloRivoli.JPG
Tipo architettonico
Criterio C (i) (ii) (iv) (v)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1997
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Il castello di Rivoli è stato una residenza sabauda, nel comune di Rivoli, in provincia di Torino ed è la sede del museo d'arte contemporanea.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La costruzione del castello risale, con ogni probabilità, al IX-X secolo, ma la sua esistenza è attestata la prima volta nel 1159, in un diploma con il quale l'imperatore Federico I Barbarossa cedeva i territori rivolesi, castello compreso, ai vescovi di Torino.

La famiglia Savoia si inserì nel panorama cittadino già dal suo arrivo in Italia nell'XI secolo, a causa della posizione favorevole, prospiciente la piana di Torino a ovest e la Val di Susa a est, che rappresentava una pedina importante per il controllo dei territori conquistati.

Fu così che iniziò una vera e propria faida con i vescovi di Torino, che già nel 1184 provocò danni all'incastellamento.

Il primo Savoia che ufficialmente entrò nella storia di Rivoli fu Amedeo IV. Nel 1330 Amedeo VI, detto "il Conte Verde" per il colore del mantello e della bardatura che utilizzava durante i tornei, spostò al castello il Consiglio dei Principi, massimo organo amministrativo del contado.

Il castello vanta anche il primato della prima ostensione in Piemonte della Sacra Sindone: il sacro lino, infatti, vi era stato portato quale tappa intermedia prima di raggiungere Pinerolo, dove fu osteso la prima domenica di Pasqua. La duchessa Jolanda, moglie di Amedeo IX di Savoia, pensò fosse giusto permettere anche agli abitanti di Rivoli di venerare la sacra reliquia.

Dopo un periodo di declino, con il trattato di Cateau-Cambrésis del 1559 venne stabilito che il duca Emanuele Filiberto non potesse stabilirsi nella città di Torino, finché non avesse avuto un erede maschio e il duca fissò la sua residenza al castello di Rivoli, il quale venne restaurato e modificato dall'architetto Ascanio Vittozzi. Il 12 gennaio 1562 nacque il tanto atteso erede, Carlo Emanuele I ed Emanuele Filiberto tornò a stabilirsi in Torino, novella capitale del ducato sabaudo.

Il progetto vittozziano, però, fu portato avanti dagli architetti Carlo ed Amedeo di Castellamonte ed i lavori si dissero conclusi nel 1644. In questo periodo venne realizzata la cosiddetta "Manica Lunga", destinata ad essere la pinacoteca dei Savoia e che è, ad oggi, l'unico edificio seicentesco visibile. Tuttavia il castello risultò ben diverso dai progetti disegnati dagli architetti e questo è facilmente riconducibile a motivi economici: nello stesso periodo vennero, infatti, realizzate altre opere sontuosissime ed inoltre vennero dispiegati grandi mezzi economici per potenziare l'apparato difensivo del ducato.

Ci fu poi di nuovo un periodo di declino per Rivoli allo scoppio della contesa fra francesi e sabaudi: in quegli anni tutto il complesso di edifici del castello venne saccheggiato e incendiato dai francesi guidati dal generale Catinat e la Manica Lunga fu quella che subì i danni maggiori, poiché numerose e pregevoli opere d'arte scomparvero. Il castello venne nuovamente modificato solo dopo il 1706, ovvero dopo la sconfitta dei francesi. I lavori furono affidati all'architetto Michelangelo Garove.

Al ritorno da un viaggio in Sicilia Vittorio Amedeo II portò in Piemonte l'architetto Filippo Juvarra, che disegnò un grandioso progetto per la dimora sabauda, ma, nuovamente, i lavori non furono completati, lasciando una facciata incompiuta.

Vittorio Amedeo II visse la sua pazzia all'interno del castello: pur avendo abdicato in favore del figlio, non ne volle sapere di lasciare perdere gli affari del suo regno e cercò di spodestare Carlo Emanuele III, il quale, di concerto con il suo ministro il marchese Ormea, decise di rinchiudere il padre nella residenza rivolese.
Per l'occasione l'edificio venne nuovamente modificato: vennero messe grate alle finestre e venne chiuso l'accesso alla Manica Lunga.

Alla morte del sovrano il castello fu abbandonato dai Savoia.

Nel 1863 venne affittato all'amministrazione comunale rivolese, che ne fece una caserma, per la cifra di 2.000 lire al mese.

Nel 1883 venne infine venduto ed acquistato dal Comune di Rivoli, per la cifra di 100.000 lire: subito venne trasferita la biblioteca civica e vennero conservati alcuni mobili appartenuti alla famiglia Savoia, mentre il resto dell'edificio rimase caserma.

La seconda guerra mondiale distrusse buona parte degli edifici: i primi interventi architettonici furono fatti con la semplice intenzione di non far crollare definitivamente la struttura.

Tuttavia fino al 1979 viene lasciato in stato di abbandono. In quell'anno venne riaperto il cantiere di lavoro, affidato all'architetto Andrea Bruno, con l'intento di dare nuova vita al castello e alla città.

Nel 1984 venne inaugurato il Museo d'arte contemporanea del castello di Rivoli con la prima mostra, "Ouverture". Nel corso degli anni e anche oggi non solo si è arricchita la collezione, facendo diventare uno dei musei più conosciuti in Europa, ma si continuano i lavori, al fine di realizzare le idee avute dagli antichi architetti e portare il castello al suo massimo splendore. Dall'agosto 2009, Giovanni Minoli è diventato presidente del Museo d'arte contemporanea del castello di Rivoli.

Immagini[modifica | modifica sorgente]

Ubicazione[modifica | modifica sorgente]

Il castello si trova a Rivoli, in piazza Mafalda di Savoia (già piazza Castello).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]