Castello di Moncalieri

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Coordinate: 45°00′05.82″N 7°41′12.54″E / 45.001617°N 7.686817°E45.001617; 7.686817

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UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Residenze Sabaude
Castello di Moncalieri
(EN) Residences of the Royal House of Savoy
Castle of Moncalieri 2818.jpg
Tipo architettonico
Criterio C (i) (ii) (iv) (v)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1997
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
Uno degli imponenti torrioni

Il castello di Moncalieri sorge sulla sommità di una collina, nel centro storico di Moncalieri, in provincia di Torino. Assieme ad alcune delle altre residenze sabaude è dal 1997 nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Intorno all'anno 1100 Tommaso I di Savoia costruì su questa collina, che domina il passaggio sul Po in un punto dove la sua larghezza è relativamente modesta non avendo ancora ricevuto le acque del Sangone e della Dora, un massiccio fortilizio per controllare l'accesso da sud a Torino. Moncalieri costituisce infatti la porta di accesso a Torino sulla via di Asti, come Rivoli lo è dalla via di Francia; da Moncalieri in avanti inoltre il Po si avvicina definitivamente alle colline per tenersi continuamente a oriente della città.

Nel corso della seconda metà del XV secolo sotto il dominio della duchessa Jolanda, moglie di Amedeo IX di Savoia, l'impianto primitivo fu ampliato per renderlo dimora ducale e trasformarlo in una villa di delizie; qui nel 1475 vi venne stipulato il trattato di Moncalieri tra la duchessa Jolanda, Carlo duca di Borgogna e Galeazzo Sforza, duca di Milano.

Emanuele Filiberto (1528-1580) usò il castello quale dimora saltuaria, mentre Carlo Emanuele I, suo successore, diede inizio ai lavori di ampliamento dell'antico maniero, che continuarono per volere di Vittorio Amedeo I e della "Madama Reale" Cristina di Francia, figlia di Enrico IV (1634-1675), portando il castello, nell'arco di un sessantennio, in cui vi lavorarono (spesso sovrapponendo le loro opere), Amedeo di Castellamonte, Andrea Costaguta, Carlo Morello e vari architetti, all'attuale configurazione. Delle quattro torri circolari originarie, due sono visibili in facciata, ma rivestite in mattoni nel XVIII secolo, mentre la terza torre è stata portata alla luce durante i recenti lavori di restauro ed è attualmente visibile nel percorso di visita dell'appartamento reale della principessa Maria Letizia, sito al piano terreno. In questo lungo periodo vennero apportate modifiche anche al parco superiore, la cui superficie fu ampliata; furono realizzati giardini e giochi di fontane, eseguiti dal Vignon.

Il castello fu la residenza preferita di Vittorio Amedeo II (1666-1732) che vi morì, dopo aver abdicato in favore del figlio Carlo Emanuele III, il quale vi tenne prigioniero il padre con la seconda moglie, la marchesa di Spigno, dopo il tentativo dello stesso di riprendere il trono.

Durante il regno di Carlo Emanuele III, il castello fu oggetto di numerosi interventi, sotto la supervisione di Benedetto Alfieri, iniziando così una fase costante di abbellimenti, fino al culmine, raggiunto nel 1775, grazie all'intervento dell'architetto messinese Francesco Martinez, durante il regno di Vittorio Amedeo III (1726 - 1796). A lui si affiancarono il Baijs, il Mosso ed il Revelli; i lavori prevedevano la costruzione della cappella vicino allo scalone principale, la modifica della facciata interna, la costruzione della "Carrozzere" nel piazzale ubicato davanti al castello - l'attuale "Giardino delle Rose" - lavori di riarredo degli appartamenti, lavori di riallestimento al parco e antiparco soprastante - aventi una superficie di 100.000 m². - a cura di Michele Bernard e Mario Ludovico Quarini.

Nel castello morirono Vittorio Amedeo III nel 1796 ed il figlio Vittorio Emanuele I nel 1824, dopo l'abdicazione in favore del fratello Carlo Felice di Savoia nel 1821.

L'arrivo delle truppe francesi (Moncalieri è stato il primo castello ad essere occupato dai Francesi nell'avanzata in Piemonte del 1798) portò gravi danni: infatti esso venne usato come caserma, ospedale militare e carcere, mentre una zona del parco venne utilizzata quale cimitero.

Tornato nelle mani dei Savoia con la "Restaurazione", Vittorio Emanuele I nel 1817 iniziò opere di restauro del complesso: le lunghe maniche laterali vennero arredate con grandi quadri raffiguranti le gesta dei regnanti. Fu rifatto lo scalone principale, edificando l'attuale a tre rampe ed affidando le sculture al professore Giacomo Spalla, il quale recuperò le parti della vecchia costruzione; contemporaneamente vennero modificati gli appartamenti limitrofi; venne inoltre costruita la "Cavallerizza" al fondo del cortile principale.

Dopo Carlo Felice di Savoia (1765-1851), fratello di Vittorio Emanuele I, che regnò per un decennio, essendosi estinto il ramo primogenito dei Savoia, nel 1831 la successione al trono passò al ramo Savoia-Carignano con Carlo Alberto di Savoia detto "il magnanimo" (1798-1849), che scelse il castello quale residenza reale, apportando ulteriori ammodernamenti, soprattutto interni ed il castello divenne sede dei giovani principi, che qui studiarono.

Durante gli anni del "Risorgimento", Vittorio Emanuele II, che lo preferiva a Palazzo Reale a Torino, oltre che continuare la tradizione e farne sede di studio per i suoi figli, fece arredare numerosi appartamenti secondo il suo gusto tra cui quello destinato a lui e alla regina Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena, che subì lavori di restauro e di abbellimento sotto la direzione di Giuseppe Devers, che diede l'impronta di gusto eclettico della seconda metà dell'Ottocento, cancellando quasi completamente i ricordi dei secoli passati.

Il 20 novembre 1849 fu firmato nel castello il famoso Proclama di Moncalieri con cui il Re scioglieva la Camera dei Deputati e faceva appello agli elettori affinché appoggiassero al ruolo di presidente del Consiglio Massimo d'Azeglio favorevole ad approvare il trattato di pace con l'Austria.

In questo periodo vennero realizzati nuovi lavori, documentati da "I testimoniali di Stato del Genio Civile", a firma dell'architetto Foglietti e dell'ingegnere Giuseppe Tonta. Fu demolita la scala del padiglione sud-est e quindi ricostruita aggiungendo un corpo in più, furono modificati i vari appartamenti assegnando una diversa distribuzione agli ambienti; fu realizzato un nuovo atrio nella parte est del castello; furono costruiti i fabbricati laterali est e ovest. Nel parco fu costruita la "Torre del Roccolo", fu ampliato il "Ninfeo" settecentesco attraverso la realizzazione di serre: si costruì, al centro del cortile, una grande cisterna per la raccolta delle acque e fu creato un laghetto.

Il castello, nella seconda metà del secolo, fu residenza di regine madri e principesse reali, come la principessa Maria Clotilde di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele II, e sua figlia Maria Letizia Bonaparte, che vi morì il 25 ottobre 1926.

Dal 1921 il castello di Moncalieri fu sede del I Battaglione dell'Arma dei Carabinieri fino al 1943 quando divenne il comando della Guardia Nazionale Repubblicana di Frontiera. Nel 1945 fu nuovamente destinato ai Carabinieri del I battaglione; gli appartamenti delle due Regine e di Vittorio Emanuele II sono conservati in buone condizioni e restaurati da pochi anni nell'ambito di un progetto che ha ridato smalto a questa dimora.

Il 5 aprile 2008[1] uno dei torrioni è stato danneggiato da un incendio, in cui è andata distrutta anche la sala del Proclama di Moncalieri. L'appartamento del Re e della Regina, coinvolti nell'incendio del 2008, non sono visitabili. Attualmente è aperto al pubblico l'appartamento della Principessa Maria Letizia Savoia Bonaparte.

Struttura[modifica | modifica sorgente]

La struttura attuale del castello è a ferro di cavallo rivolto verso nord, con quattro possenti torrioni angolari parallelipedi. I corpi laterali presentano cinque piani e le pareti in laterizio presentano robusti contrafforti. Due corpi di fabbrica paralleli ai corpi laterali creano altrettante corti esterne adibite a scuderie e appartamenti della servitù. La facciata meridionale guarda un piccolo giardino all'italiana e presenta due torrette cilindriche, vestigia dell'antico castello quattrocentesco. Originale il belvedere all'ingresso nord.

Parco[modifica | modifica sorgente]

Il giardino all'inglese si estende sulla collina per circa 10 ettari. È stato oggetto di recenti lavori di restauro che hanno permesso il recupero della componente vegetale e degli edifici presenti nel parco, tra cui la Cavallerizza (la più estesa delle residenze sabaude con i suoi 1000 metri quadrati), la Casa del Vignolante, la Torre del Roccolo e il laghetto delle ninfee. Il grande parterre all'italiana non è stato recuperato interamente in quanto una parte di esso è occupata dal poligono di tiro dei Carabinieri.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fiamme nel castello di Moncalieri, danneggiate le stanze reali, La Repubblica, 05/04/2008.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alfonso Panzetta, Nuovo dizionario degli scultori italiani dell'Ottocento e del primo Novecento: da Antonio Canova ad Arturo Martini, AdArte, Torino 2003.
  • Beatrice Bolandrini, Artisti della "val di Lugano" a Torino. Un primo repertorio dei ticinesi nell'Ottocento, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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