Emanuele Filiberto di Savoia

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Emanuele Filiberto
Emanuelo Filiberto de Savojo.jpg
Duca di Savoia
Stemma
In carica 1553 - 1580
Predecessore Carlo II
Successore Carlo Emanuele I
Nome completo Emanuele Filiberto
Altri titoli duca di Savoia
Nascita Chambéry, 8 luglio 1528
Morte Torino, 30 agosto 1580
Sepoltura Cappella della Sacra Sindone, Torino
Casa reale Savoia
Padre Carlo II
Madre Beatrice d'Aviz
Consorte Margherita di Valois
Figli Carlo Emanuele
Duchi di Savoia
e Re di Sardegna
Casa Savoia

Armoiries Savoie 1630.svg

Figli
  • Lodovico
  • Emanuele Filiberto
Emanuele Filiberto Testa di Ferro
Figli
Figli
NOTA
Dal 1720 Vittorio Amedeo II divenne anche re di Sardegna. Vedi Casa Savoia Regno di Sardegna.

Emanuele Filiberto di Savoia detto Testa 'd Fer ("Testa di ferro" in piemontese) (Chambéry, 8 luglio 1528Torino, 30 agosto 1580) fu conte di Asti (dal 1538), duca di Savoia, principe di Piemonte e conte d'Aosta, Moriana e Nizza dal 1553 al 1580. Fu anche re titolare di Cipro e Gerusalemme. Era il figlio secondogenito maschio di Carlo II di Savoia (14861553) e di Beatrice del Portogallo (15041538).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Emanuele Filiberto era stato destinato alla carriera ecclesiastica quale figlio cadetto ma, alla morte del fratello Ludovico (1536), in previsione della successione venne indirizzato allo studio delle lettere e delle armi. Il ducato che ereditò alla morte del padre nel 1553 era il campo di battaglia delle lotte tra francesi e spagnoli e proprio in quell'anno venne occupato dalle truppe di Enrico II re di Francia.

Iniziato giovanissimo alla vita politica e militare, nel 1543 entrò al servizio dello zio Carlo V Imperatore del Sacro Romano Impero, diventato Carlo I re di Spagna. Fu zio acquisito e cugino avendo sposato Isabella del Portogallo cugina di primo grado e sorella di Beatrice. Emanuele Filiberto, con l'obiettivo di recuperare le proprie terre, prese parte alle vittorie imperiali di Ingolstadt nel (1546) e di Mühlberg nel 1547 dove, sotto il comando di Maurizio di Sassonia, eseguì gli ordini con tale precisione e rapidità da contribuire in maniera decisiva alla vittoria finale. Successivamente si recò in Spagna stringendo amicizia con il cugino di secondo grado Filippo II e partecipando alla difesa di Barcellona contro un attacco marittimo francese nel 1551. Prestò servizio anche con Ferrante I Gonzaga nella guerriglia tra spagnoli e francesi in Piemonte, quindi tornò nuovamente da Carlo V guidando l'esercito imperiale, come comandante supremo, alla presa di Metz e Bra (1552).

Nel 1553 fu nominato luogotenente generale e comandante supremo dell'esercito spagnolo nelle Fiandre e nel 1556 ebbe da Filippo II la carica di governatore dei Paesi Bassi. Nel 1557, alla ripresa delle ostilità, dopo l'effimera tregua di Vaucelles, inflisse alle truppe francesi guidate da Anne de Montmorency e da Gaspard de Coligny la decisiva sconfitta di San Quintino. La successiva pace di Cateau-Cambrésis (1559) premiò Emanuele Filiberto con la restituzione dei suoi stati, ad eccezione di alcune fortezze che rimasero ancora per qualche anno in mano francese e spagnola, e del territorio ginevrino a cui veniva riconosciuta l'indipendenza. La pacificazione fu sancita dal matrimonio del duca di Savoia con Margherita di Francia, figlia di Francesco I re di Francia. Nel 1574 riuscì ad ottenere dal re di Francia Enrico III le città di Savigliano e Pinerolo, e nel 1575 ottenne dalla Spagna Asti e Santhià. Tentò a lungo, senza riuscirvi, di entrare in possesso anche dei marchesati di Monferrato e di Saluzzo, il primo in potere dei Gonzaga, il secondo della Francia.

Convinto che l'unica possibilità di sopravvivenza per il ducato stesse nell'unificazione politico-militare degli innumerevoli feudi che lo componevano e nell'accentramento dei poteri nella corona, Emanuele Filiberto abolì praticamente le congregazioni generali (sorta di stati provinciali che avevano a volte limitato l'autorità dei suoi predecessori), riformò gli statuti municipali e feudali, sopprimendo antiche autonomie; centralizzò il controllo finanziario in un'unica corte dei conti. Il rafforzamento dell'elemento piemontese nel ducato si espresse tra l'altro con l'imposizione dell'italiano nella legislazione (reso ufficiale nel 1562) e con il trasferimento della capitale da Chambéry a Torino, avvenuto il 7 febbraio 1563. Emanuele Filiberto cercò con ogni mezzo di ridare impulso all'economia del ducato, prostrato dalle devastazioni e dalle occupazioni straniere: favorì lo sviluppo della canalizzazione, incoraggiò l'immigrazione di artigiani e coloni, abolì la servitù della gleba, promosse lo sviluppo delle manifatture con esenzioni e sovvenzioni, moltiplicò gli istituti di credito. I risultati di questa politica furono solo parziali, ma diedero comunque al duca le risorse necessarie per la costituzione di un piccolo ma disciplinato esercito basato sulle milizie provinciali, e non più sulle leve feudali o sulle truppe mercenarie; anche le fortificazioni ricevettero notevole impulso e una piccola flotta sabauda, al comando dell'ammiraglio Andrea Provana di Leinì si distinse nella battaglia di Lepanto (1571).

Il monumento equestre a Emanuele Filiberto in piazza San Carlo a Torino, opera dello scultore Carlo Marochetti

Uno dei primi provvedimenti di Emanuele Filiberto, ancor prima di entrare in Torino fu di abolire l'uso del latino nei tribunali e nella burocrazia a favore del francese nei domini a ovest delle Alpi e nella Valle d'Aosta e del volgare (italiano) in quelli ad est (Piemonte) e sud (contado di Nizza). Ci fu quindi una prima spinta ufficiale verso l'uso dell'italiano.[1]

In campo religioso Emanuele Filiberto seguì l'indirizzo della Controriforma, applicando coscienziosamente i decreti del concilio di Trento, ma non rinunciò a difendere i diritti dello stato contro l'ingerenza della chiesa e concesse ai valdesi delle valli alpine una relativa libertà di culto con la pace di Cavour del 1561. Anche l'istruzione fu curata, e nel 1566 lo Studio fu trasferito da Mondovì a Torino e potenziato con la chiamata di insegnanti stranieri. Curiosamente Emanuele Filiberto era un appassionato alchimista e si dilettava a lungo, specie nelle ore notturne, con storte ed alambicchi.[2]

Emanuele Filiberto morì di cirrosi epatica, conseguenza diretta dell'abuso di vino a cui era solito[3], nell'agosto 1580. Lasciò al suo successore una buona eredità, consistente in uno Stato ormai saldo ed avviato a svolgere un ruolo di potenza mediana e di "ago della bilancia" nelle vicende politico-militari europee dei secoli successivi. Venne sepolto presso la cattedrale di Torino e traslato nella Cappella della Sindone solo tre secoli dopo.

Il monumento ad Emanuele Filiberto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Caval ëd Bronz.

La memoria del duca "Testa di ferro" rimase ben viva nel ricordo dei suoi sudditi e successori: Emanuele Filiberto veniva considerato uno dei fondatori dello stato sabaudo. Per celebrarne la memoria, la città di Torino affidò a Carlo Marochetti l'incarico di realizzare una statua equestre che raffigurasse il grande condottiero. L'opera, inaugurata il 4 novembre 1838 in piazza San Carlo, è conosciuta dai torinesi con il nome di caval ëd bronz (cavallo di bronzo) ed è diventata, nel corso degli anni, uno dei simboli della città, accanto alla Mole Antonelliana.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Da Margherita di Francia, duchessa di Berry, Emanuele Filiberto ebbe un solo figlio:

Emanuele Filiberto ebbe inoltre i figli illegittimi:

  • da Lucrezia Proba:
    • Amedeo, Marchese di Saint-Rambert, sposò Ersilia Asinari di San Marzano.
  • da Beatrice Langosco, marchesa di Pianezza, unica figlia nata dal matrimonio di Giovanni Tommaso, conte di Stroppiana, e Delia Roero di Sanseverino:[4]
    • Ottone, morto bambino;
    • Beatrice († 1580);
    • Matilde († 1639), legittimata il 10 febbraio 1577; marchesa di Pianezza, andata sposa a Carlo de Simiane, signore di Albigny.
  • da Laura Cravola:[5]
    • Maria di Savoia, andata sposa nel 1570 a Filippo d'Este, marchese di San Martino (1537 - 1592);
    • Francesca di Savoia, andata sposa nel 1570 a Gabriel Vial.

da altre:

  • Filippino († 1599);
  • Margherita, andata monaca.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Emanuele Filiberto di Savoia Padre:
Carlo II di Savoia
Nonno paterno:
Filippo II di Savoia
Bisnonno paterno:
Ludovico di Savoia
Trisnonno paterno:
Amedeo VIII di Savoia
Trisnonna paterna:
Maria di Borgogna
Bisnonna paterna:
Anna di Lusignano
Trisnonno paterno:
Giano di Cipro
Trisnonna paterna:
Carlotta di Borbone
Nonna paterna:
Claudina di Brosse
Bisnonno paterno:
Giovanni II di Brosse
Trisnonno paterno:
Giovanni I di Brosse
Trisnonna paterna:
Giovanna di Naillac
Bisnonna paterna:
Nicole de Châtillon
Trisnonno paterno:
Charles de Châtillon
Trisnonna paterna:
Isabeau de Vivonne
Madre:
Beatrice di Portogallo
Nonno materno:
Manuele I del Portogallo
Bisnonno materno:
Ferdinando d'Aviz
Trisnonno paterno:
Edoardo del Portogallo
Trisnonna paterna:
Eleonora d'Aragona
Bisnonna materna:
Beatrice d'Aviz
Trisnonno materno:
Giovanni d'Aviz
Trisnonna materna:
Isabella di Braganza
Nonna materna:
Maria d'Aragona e Castiglia
Bisnonno materno:
Ferdinando II d'Aragona
Trisnonno materno:
Giovanni II d'Aragona
Trisnonna materna:
Eleonora d'Alburquerque
Bisnonna materna:
Isabella di Castiglia
Trisnonno materno:
Giovanni II di Castiglia
Trisnonna materna:
Isabella del Portogallo

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Gran Maestro dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera
Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Claudio Marazzini, Storia linguistica di Torino, Carocci editore, p. 39
  2. ^ Vittorio Messori e Giovanni Cazzullo, Il Mistero di Torino, Milano, Mondadori, 2005, ISBN 88-04-52070-1. p. 219
  3. ^ Arturo Segre e Pietro Egidi, Emanuele Filiberto, Torino, Paravia, 1928, p. 278
  4. ^ Treccani on line - Beatrice Langosco
  5. ^ Geneanet - Emanuele Filiberto

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Voce dal Dizionario del Pensiero Forte
Predecessore Duca di Savoia Successore Savoie flag.svg
Carlo II 1553 - 1580 Carlo Emanuele I
Predecessore Pretendente al trono del Regno di Gerusalemme Successore Armoiries de Jérusalem.svg
Carlo II di Savoia 1553 - 1580
Emanuele Filiberto I
Carlo Emanuele I di Savoia
Predecessore Governatore dei Paesi Bassi asburgici Successore Flag of the Low Countries.svg
Maria d'Ungheria 1555 - 1559 Margherita d'Austria
Predecessore Custode della Sacra Sindone Successore Turiner Grabtuch Gesicht negativ klein.jpg
Carlo II di Savoia 1553 - 1580 Carlo Emanuele I di Savoia

Controllo di autorità VIAF: 22935733 LCCN: n82163369