Palazzina di caccia di Stupinigi

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Coordinate: 44°59′42″N 7°36′14″E / 44.995°N 7.603889°E44.995; 7.603889"Nel palazzo,[...], prese stanza Napoleone I lorché portavasi a Milano a cingere la corona d'Italia."

Pietro Baricco, Torino descritta, Torino 1869 (pp. 922-923)

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Palazzina di caccia di Stupinigi
(EN) Residences of the Royal House of Savoy
PalazzinaStupinigi12.JPG
Tipo architettura
Criterio C (i) (ii) (iv) (v)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1997
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

La Palazzina di caccia di Stupinigi è un'opera di Filippo Juvarra, iniziata nel 1729 e finita nel 1754 facente parte del circuito delle Residenze Sabaude, sito seriale proclamato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. È situata nella località di Stupinigi (frazione di Nichelino), alla periferia sud-occidentale di Torino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Particolare del salone centrale della palazzina

Il territorio definito in età medioevale Suppunicum[1] presentava già un piccolo castello, tuttora visibile a levante della palazzina (via Vinovo di Stupinigi), che anticamente difendeva il paese di Moncalieri: esso era possesso dei Savoia-Acaia, ramo cadetto della dinastia, ma passò sotto la proprietà di Amedeo VIII di Savoia quando l'ultimo degli Acaia morì nel 1418. Amedeo VIII lo lasciò in proprietà nel 1439 ad un membro della famiglia, il marchese Pallavicino di Zibello, ma i Savoia ne tornarono in possesso quando Emanuele Filiberto ne reclamò la proprietà nel 1564. Per volontà del duca, il castello e le terre adiacenti vennero lasciate all'Ordine Mauriziano. Siccome il Gran Maestro dell'Ordine era il capo di Casa Savoia, Stupinigi era gestito direttamente da questi, e nel corso degli anni le terre adiacenti al castello erano divenute uno dei luoghi prediletti per le battute di caccia dei duchi, insieme ai boschi di Altessano (dove a metà Seicento fu costruita Venaria).

Fu Vittorio Amedeo II di Savoia a decidere la trasformazione del complesso in forme degno del titolo reale cui era ascesa Casa Savoia. Nell'aprile 1729,quando già aveva deciso di abdicare, egli affidò il progetto a Filippo Juvarra. Una sorta di lascito per il suo Primo architetto civile e per il figlio Carlo Emanuele III. Formalmente, come ripetuto in numerose sedi, la palazzina di caccia fu inaugurata alla festa di Sant’Uberto del 1731 e da allora vi si tennero numerose battute di caccia. Tuttavia, la fabbrica fu terminata (nella sua fase juvarriana) solo con i lavori del triennio 1735-37, quando, fra l’altro, si concluse la decorazione degli appartamenti del re e della regina. A causa della Guerra di successione polacca, tuttavia, la vera inaugurazione del complesso alla vita di corte avvenne, però, nel maggio 1739, in occasione della visita a Torino del Granduca di Toscana Francesco di Lorena, futuro imperatore del Sacro Romano Impero e fratello della regina di Sardegna Elisabetta Teresa.

È importante comprendere che nel Settecento Stupinigi non era una vera e proprio residenza,nel senso di luogo in cui sovrani e corte si trasferivano per soggiorni più o meno lunghi. Come mostrano studi recenti, i sovrani sabaudi risiedevano a Torino solo per alcuni mesi, normalmente da Natale a Pasqua: dopo di che essi iniziavano a trasferirsi nel circuito delle residenze che circondava la capitale, alternando tali soggiorni a viaggi fuori dal Piemonte (soprattutto in Savoia e, più raramente, nel Nizzardo). Le loro residenze principali restarono sino a fine Settecento la Venaria e Moncalieri. Stupinigi era usata, normalmente, come palazzina di caccia, ed era luogo di brevi soggiorni, normalmente una o due notti al massimo [2].

Ciò spiega perché sino alla Restaurazione Stupinigi non avesse un proprio governatore (come avevano, invece, Venaria e Moncalieri). Al contrario, la carica di governatore di Stupinigi era assegnata al comandante di Venaria, cioè al numero due dell’organigramma della Reggia. Il governatore di Venaria, infatti, rivestiva anche la carica di Gran cacciatore di Savoia e il suo vice era il Comandante dell'equipaggio. Poiché Stupinigi veniva utilizzando quasi unicamente come palazzina venatoria, e in quei casi l'equipaggio di caccia di Venaria si spostava in essa, nulla di più naturale che al comandante l'equipaggio, e numero due della Venaria, fosse assegnato di diritto il comando di Stupinigi. I tre comandanti di Stupinigi che si succedettero fra 1751 e 1836 avevano tutti iniziato la loro carriera alla Reggia di Venaria. Paolo Giuseppe Avogadro di Casanova, comandante dal 1751 al 1769, era stato nominato «gentiluomo della Venaria» nel 1736; Luigi Ciaffaleone di Villabona, comandante dal 1777 al 1791, aveva iniziato la propria carriera a corte come «paggio della Venaria», divenendo «gentiluomo della Venaria» nel 1754; Luigi Umoglio della Vernea, ultimo comandante di Stupinigi, seguì la stessa carriera: «paggio della Venaria» (1770ca.), «gentiluomo della Venaria» (1776) e, infine, comandante nel 1791; perso il suo ruolo durante l'occupazione francese lo ricuperò alla Restaurazione, mantenendolo sino all'età carloalbertina. Il governatore di Stupinigi, quindi, era tale in quanto Comandante dell'equipaggio, ed era sottoposto alle dirette dipendente del Governatore di Venaria e Gran cacciatore di Savoia.[3]

Anche se le residenze di Venaria e di Moncalieri (quest'ultima soprattutto dal 1773, con l'ascesa al trono di Vittorio Amedeo III e Maria Antonia Ferdinanda) restavano le principali sedi delle feste di corte, dagli anni Sessanta anche Stupinigi fu usata, pur se occasionalmente, per importanti ricevimenti, soprattutto in occasioni di visite di ospiti importanti. Di grande importanza fu poi la festa del 1773 per il matrimonio tra Maria Teresa di Savoia e il conte d’Artois (il futuro re di Francia Carlo X)[4]. Fra gli ospiti vanno ricordati almeno l'imperatore Giuseppe II, nel 1769[5], lo zarevic Paolo Romanov (futuro zar Paolo I) e sua moglie nel 1782[6], e il re di Napoli Ferdinando I di Borbone. con la moglie Carolina, nel 1785.[7]

La costruzione si ampliò durante i regni di Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III con il contributo di altri architetti, tra i quali Prunotto, Bo e Alfieri. Nel 1740 furono aggiunte altre due ali, ospitanti le scuderie e le rimesse agricole.

Anche Napoleone Bonaparte vi soggiornò, dal 5 maggio al 16 maggio 1805, prima di recarsi a Milano per cingere la Corona Ferrea. Qui egli discusse con le principali cariche politiche di Torino, accogliendo il sindaco, la magistratura e il clero, con a capo il cardinale Buronzo.

Statua del cervo di Francesco Ladatte

Sembra che il cardinale, severamente redarguito dall'imperatore per le sue presunte corrispondenze con Carlo Emanuele IV di Savoia, sia stato oggetto di una discussione che ebbe come risultato la sua sostituzione con il vescovo di Acqui Terme, monsignor Della Torre.

Nel 1808 per brevi periodi soggiorna alla Palazzina Paolina Bonaparte con il marito Camillo Borghese[8] allora governatore generale del Piemonte.

Nel 1832 la palazzina divenne di nuovo proprietà della famiglia reale e il 12 aprile 1842 vi fu celebrato il matrimonio tra Vittorio Emanuele II, futuro primo re d'Italia, e l'austriaca Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena. Fu poi ceduta al demanio statale nel 1919 e nel 1925 fu restituita, con le proprietà circostanti, all'Ordine Mauriziano.

Nell'Ottocento ospitò per diversi anni un elefante indiano maschio, che era stato regalato a Carlo Felice. L'elefante Fritz divenne famoso, ma dopo qualche anno l'elefante impazzì e incominciò a distruggere ciò che lo circondava (i segni sono ancora visibili sulle parti in legno); venne abbattuto e donato al museo zoologico dell'università di Torino. Attualmente l'animale imbalsamato è in mostra presso il Museo regionale di scienze naturali di Torino. Dal 1919 la palazzina di Stupinigi ospita il Museo di arte e ammobiliamento, riunendo al suo interno molti mobili provenienti dalle residenze sabaude oltre ad altri appartenenti alle corti italiane pre-unitarie, come quella dei Borboni di Parma e del loro Palazzo Ducale di Colorno.

La palazzina ospita periodicamente mostre d'arte di livello internazionale.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Pianta della Palazzina di Stupinigi. I bracci diagonali della croce di Sant'Andrea indicano la direzione delle rotte di caccia

La pianta è a quattro bracci a croce di Sant'Andrea. Bellissimo il giardino e affascinante il lungo viale che conduce alla palazzina, arrivando da Torino, fiancheggiato da cascine e scuderie.

Il nucleo centrale è costituito da un grande salone centrale di pianta ovale da cui partono quattro bracci più bassi a formare una croce di Sant'Andrea. Nei bracci sono situati gli appartamenti reali e quelli per gli ospiti. Il cuore della costruzione è il grande salone ovale a doppia altezza dotato di balconate ad andamento "concavo-convesso", sormontato dalla statua del "Cervo", opera di Francesco Ladatte: con l'allontanarsi di Juvarra da Torino (destinazione Madrid), il principe Carlo Emanuele III affidò la direzione dei lavori a Giovanni Tommaso Prunotto, il quale provvide ad ampliare la palazzina partendo dagli schizzi lasciati dall'architetto messinese, cercando così di salvaguardare i complessi giochi di luce e di forme cari al suo predecessore. È così che vengono chiamati a corte, nella "Real Fabrica", un gran numero di artisti per decorare i nuovi ambienti. L'interno è in Rococò italiano, costituito da materiali preziosi come lacche, porcellane, stucchi dorati, specchi e radiche che, oggi, si estendono una superficie di circa 31.000 metri quadrati, mentre 14.000 sono occupati dai fabbricati adiacenti, 150.000 dal parco e 3.800 dalle aiuole esterne; in complesso, sono presenti 137 camere e 17 gallerie.
La costruzione si protende anteriormente racchiudendo un vasto cortile ottagonale, su cui si affacciano gli edifici di servizio.

Tra i pregiati mobili eseguiti per la palazzina vanno ricordati quelli dell'intagliatore Giuseppe Maria Bonzanigo, di Pietro Piffetti e di Luigi Prinotto. L'edificio conserva decorazioni dei pittori veneziani Giuseppe e Domenico Valeriani, di Gaetano Perego, e del viennese Christan Wehrlin. Vanno ricordati inoltre gli affreschi di Vittorio Amedeo Cignaroli, Gian Battista Crosato e Carlo Andrea Van Loo.

Il salone[modifica | modifica wikitesto]

Salone centrale della Palazzina

Il salone, cuore della palazzina, fu la prima idea dello Juvarra ad essere portata a termine, tant'è vero che già nel 1730 era concluso e il 10 febbraio 1731 il re commissionava ai fratelli Giuseppe e Domenico Valeriani un grande affresco sulla volta, raffigurante il Trionfo di Diana, la dea della caccia. I lavori per la realizzazione di tali affreschi iniziarono già l'8 marzo, concludendosi nel 1733. Sembra che lo Juvarra abbia imposto lo schema delle quadrature ai due fratelli per non rovinare il suo complesso disegno d'insieme: tale ipotesi appare avvalorata dalle finte architetture della volta, di stile juvarriano.

Scomparso Juvarra, non venne più ultimata l'idea dell'artista messinese di porre dei grandi gruppi scultorei di cani e cervi presso i grandi finestroni del salone. In compenso, venne completato il progetto, affidato a Giuseppe Marocco, delle trentasei ventole in legno con teste di cervo che danno sfoggio di sé sulle pareti della sala. Dello stesso periodo sono gli intarsi in legno dorato della balaustra.

Da segnalare, ancora, i quattro busti in marmo realizzati, dopo il 1772, da Giovanni Battista Bernero, che sovrastano altrettanti ingressi al salone.

Anticamera della Regina[modifica | modifica wikitesto]

Affrescata tra il 1733 e il 1734 dal pittore Giovanni Battista Crosato (già operante alla Tesoriera), l'Anticamera della Regina è una delle quattro sale che si affacciano sul salone centrale della palazzina. Tra il 1738 e il 1739 gli affreschi vennero affiancati dalla nuova produzione del pittore Francesco Casoli; tra gli altri artisti, vi lavorò anche Giuseppe Maria Bonzanigo, che rimaneggiò la sala dal 1786, riproponendola in stile Luigi XVI. In questa anticamera si trovano quattro tele ovali raffiguranti principesse di casa Savoia, di artista sconosciuto, tra cui Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours e Maria Cristina di Borbone-Francia.

Anticamera del Re[modifica | modifica wikitesto]

Rimasta incompiuta fino al 1737 per la partenza di Filippo Juvarra per la corte spagnola, l'Anticamera del Re venne affidata, come del resto altre ale della palazzina, alla supervisione di Giovanni Tommaso Prunotto, succeduto al messinese nella "fabbrica" di Stupinigi. Gli affreschi vennero affidati a Michele Antonio Milocco, sotto il controllo diretto di Claudio Francesco Beaumont. La mobilia presente è in stile Luigi XV e Luigi XVI; di particolare pregio le sovrapporte e le decorazioni su di esse, con tele di Pietro Domenico Olivero.

Sala degli Scudieri[modifica | modifica wikitesto]

Anch'essa, come le precedenti anticamere descritte, collegata al salone principale della palazzina, la Sala degli Scudieri fu uno dei primi ambienti della struttura ad essere affrescata, nel 1733. Al contrario, la realizzazione di porte e sovrapporte dipinte risale solo al 1778, quando Vittorio Amedeo Cignaroli ne terminò il complesso, ritraendo scene di caccia al cervo nelle residenze sabaude, forse ispirato dal ciclo di cacce ideali realizzato dal fiammingo Jean Miel.

Particolare della Sala del Bonzanigo, col ritratto di Giuseppe Placido di Savoia.

Anticappella[modifica | modifica wikitesto]

Denominata fino al 1767 Sala delli buffetti, venne ribattezzata in tal modo quando fu adibita a cappella dedicata a Sant'Uberto o, meglio appunto, anticappella, in relazione al vero e proprio spazio religioso realizzato dietro la parete maggiore. Alla trasformazione della Sala delli buffetti lavorarono Ignazio Birago, Giacomo Borri, Ignazio Nipote e Gaetano Perego, che ne decorarono il soffitto e curarono gli stucchi.

Sala del Bonzanigo[modifica | modifica wikitesto]

Divenuto celebre per lo stipo (che fungeva da libreria e scrivania) realizzato dal Bonzanigo, cui la sala viene oggi legata, questo ambiente fu teatro del lavoro anche di altri artisti, tra cui Giovanni Battista Alberoni, che realizzò l'affresco del soffitto (1753) e Pietro Domenico Olivero, che ne curò le sovrapporte tra il 1749 e il 1753. A staccare dal barocco delle decorazioni è la mobilia, in stile classicista, tra cui spicca la specchiera del Bonzanigo che incastona un ritratto ovale (la cui cornice è sempre dell'artista astigiano) raffigurante Giuseppe Placido di Savoia, conte di Moriana.

Galleria dei ritratti[modifica | modifica wikitesto]

Ciò che oggi viene denominato come "galleria dei ritratti", un tempo era la sala adibita a scuderia. Ai lati sono disposti cinquantaquattro tele raffiguranti membri della casa regnante: la sala venne disegnata dallo Juvarra e realizzata da Benedetto Alfieri.

Visuale della palazzina dai parchi

Dopo la campagna di restauro 2006/2011 la "sala dei ritratti" è stata rinominata "sala del cervo o scuderia Juvarriana". Attualmente ospita 12 medaglioni in legno raffiguranti alcuni membri di casa Savoia e il cervo originale. Quello che si trova sulla cupola è infatti una copia realizzata negli anni '80 del '900.

Il giardino e il parco[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parco naturale di Stupinigi.

Il complesso è inserito all'interno di un vastissimo giardino geometrico con un continuo succedersi di aiuole e viali: il parco circostante, delimitato da un muro di cinta e intersecato da lunghi viali, fu progettato dal giardiniere francese Michael Benard nel 1740. Nel 1992 è stato istituito il Parco naturale di Stupinigi, che si estende per quasi 1.700 ettari ed ha una discreta varietà faunistica.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Corrado il Salico, nel 1026, confermava all'Abbazia di Novalesa il dominio sulle terre nei pressi del borgo di Suppunicum, poi divenuto Stupunico, Suppunigo e quindi Stupinigi
  2. ^ A. MERLOTTI, Una corte itinerante. Tempi e luoghi della corte sabauda da Vittorio Amedeo II a Carlo Alberto (1713-1831), in Architettura e città negli Stati sabaudi. Studi in onore di Franco Rosso, a cura di F. De Pieri e E. Piccoli, Macerata. Quodlibet, 2012, pp. 59-83
  3. ^ A. MERLOTTI, Il Gran cacciatore di Savoia nel Settecento, in Caccia e cultura nello Stato sabaudo (secc. XVI-XVIII), atti del convegno (Reggia di Venaria, 11-12 settembre 2009), a cura di P. Bianchi e P. Passerin d’Entreves, Torino, Zamorani, 2010, pp. 79-96 (in part. pp 92-94)
  4. ^ U. BERTAGNA, Le feste di Stupinigi, in «Cronache economiche», 3-4, 1977, pp. 3-16; P. CORNAGLIA, Le feste alla corte di Torino nel XVIII secolo, in Torino in festa, a cura di P.L. Bassignana, Torino, s.n.t., 2004, pp. 86-150 (in part. 133-137)
  5. ^ A: MERLOTTI, «Il y a ici quelque étiquette?» Cerimonie e sociabilità per la visita di Giuseppe II a Torino nel 1769, in La festa teatrale nel Settecento. Dalla corte di Vienna alle corti d’Italia, a cura di A. Colturato e A. Merlotti, Lucca, LIM, 2011, pp. 155-171
  6. ^ M. DI MACCO, Il soggiorno dei conti del Nord a Torino nel 1782. Sedi diplomatiche e collezioni di ambasciatori, in San Pietroburgo 1703-1825. Arte di corte dal Museo dell'Ermitage, catalogo della mostra, Torino, Berenice, 1991, pp. 417-436
  7. ^ http://www.museotorino.it/resources/pdf/books/227/files/assets/downloads/page0351.pdf
  8. ^ Antonio Spinosa, Paolina Bonaparte l'amante imperiale, Oscar Storia Mondadori, 2001 (pg.169)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marziano Bernardi, La Palazzina di caccia di Stupinigi, Torino, Istituto bancario San Paolo di Torino, 1958
  • Carlo Merlini, Ambienti e figure di Torino vecchia, Torino, Rattero, 1962
  • Luigi Mallè, "Stupinigi. Un capolavoro del Settecento europeo tra barocchetto e classicismo", Torino, Tipografia torinese, 1968 (seconda edizione: ibid., 1981)
  • Umberto Bertagna, "Le feste di Stupinigi", in «Cronache economiche», 3-4, 1977
  • Gianfranco Gritella, "Stupinigi. Dal progetto di Juvarra alle premesse neoclassiche", Modena, Panini, 1987
  • "Museo dell'arredamento. Stupinigi", a cura di N. Gabrielli, Torino, Ente Ordine mauriziano, 1988
  • Roberto Gabetti, Andreina Griseri, "Stupinigi. Luogo d'Europa", Torino, U. Allemandi, 1996
  • "Le Delizie di Stupinigi e della «Danae» del Correggio: Camillo Borghese tra impero e restaurazione", a cura di Michela Di Macco, Torino, U. Allemandi, 1997
  • Carlo Balma Mion. "Lodovico Bò (1721-1800). Misuratore, Soprastante, Architetto". Trento, UNI-Service, 2007
  • Carla Enrica Spantigati, Elisabetta Ballaira, Anna Maria Bava, "La Palazzina di Stupinigi", Torino, U. Allemandi, 2007
  • "La Palazzina di Caccia di Stupinigi", a cura di Edith Gabrielli, Leo S. Olschki ed., Firenze 2014 ISBN 978-88-222-6260-8

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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