Calcio Padova

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Calcio Padova
Calcio Football pictogram.svg
CalcioPadovaLogo2011.png
Biancoscudati, Patavini
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
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Maglietta
Maglietta
Manica destra
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Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
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Maglietta
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Manica destra
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Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
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Maglietta
Maglietta
Manica destra
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Pantaloncini
Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali 600px Bianco e Rosso (Croce) e Rosso.png Bianco-Rosso con scudo bianco-rosso
Inno Vai, grande Padova!
Gianni Malatesta
Dati societari
Città Padova
Paese Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Serie B
Fondazione 1910
Proprietario Italia Diego Penocchio (attraverso Iniziative Euganee S.r.l.)[1][2][3]
Presidente Italia Diego Penocchio
Allenatore Italia Michele Serena
Stadio Euganeo
(32.336 + 84 (tribuna stampa): 32.420 posti)
Sito web www.padovacalcio.it
Palmarès
Titoli nazionali 1 Campionato di Serie B
1 Campionato di Serie C o C1
2 Campionati di Serie C2
Trofei nazionali 1 Coppe Italia Serie C/Lega Pro
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce

Il Calcio Padova S.p.A, già Associazione Calcio Padova, nota semplicemente come Padova, è una società calcistica italiana di Padova, fondata ufficialmente il 29 gennaio 1910 da un gruppo di padovani guidati da Giorgio Treves de'Bonfili.

Fra i migliori piazzamenti della squadra ci sono il terzo posto nel Campionato di Serie A del 1957-1958, la finale di Coppa Italia nel 1966-1967, la finale nella Coppa Piano Karl Rappan nel 1962-1963, la vittoria della Coppa Italia Semiprofessionisti nel 1979-1980, la finale della Coppa Anglo-Italiana nel 1983 e lo scudetto da parte della formazione Primavera nel 1965-1966.

Occupa il 23º posto nella Classifica perpetua della Serie A dal 1929, vantando 16 presenze nella massima serie da quando esiste il girone unico, l'ultima nel 1996. Attualmente milita in Serie B.

La squadra gioca le sue partite casalinghe nello Stadio Euganeo, inaugurato nel 1994. L'Euganeo ha preso il posto del vecchio Stadio Silvio Appiani, per oltre settant'anni campo ufficiale della formazione patavina. La maglia classica è bianca con lo scudo cittadino (croce rossa su sfondo bianco) sul petto ed i bordi rossi, ed i giocatori vengono chiamati biancoscudati.

Il Monza ed il Padova sono stati protagonisti del primo anticipo televisivo in assoluto disputato il 28 agosto 1993 alle 20:30, per la prima giornata del campionato di Serie B.[4]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dagli albori agli anni cinquanta[modifica | modifica sorgente]

« È costituita col nome di Associazione del Calcio Padova una società avente lo scopo di incrementare la pratica e la diffusione del Gioco del Calcio in particolare e degli altri sport atletici in genere col fine della educazione fisica della gioventù. »
(Primo articolo dell'atto costitutivo del Padova, approvato il 29 gennaio 1910 dall'Assemblea dei soci tenutasi nella sede della Rari Nantes Patavium in Piazzetta del Teatro Garibaldi, 3)
Formazione del Padova annata 1910-1911. Con il numero 8, il fondatore e presidente della squadra Giorgio Treves de'Bonfili.

L'Associazione Calcio Padova viene fondata il 29 gennaio 1910 nella sede della Rari Nantes Patavium, in piazzetta delle Garzerie, e sceglie subito il bianco e il rosso come propri colori sociali. Dopo l'approvazione dello Statuto, i cinquanta soci eleggono il direttivo. Presidente è nominato il barone Giorgio Treves de'Bonfili, vicepresidente il marchese Giuseppe Corradi. Il 20 febbraio la formazione biancoscudati esordisce in amichevole contro l'Hellas Verona e pareggia a reti bianche al campo “Giovan Battista Belzoni”, l'odierno Walter Petron.

Nella stagione 1913-1914 il Padova vince il campionato veneto-emiliano di promozione e passa al campionato di Prima Categoria dell'Italia Settentrionale, la massima serie dell'epoca; la stagione di esordio in massima serie si risolve con il quarto posto nel girone eliminatorio alle spalle di Vicenza, Hellas Verona e Venezia. Silvio Appiani, non ancora ventenne, mette a segno 17 reti in 14 partite. Il 20 ottobre 1915 il giovane soldato volontario Appiani muore sul Carso. Il 19 ottobre 1924 viene inaugurato lo stadio di via Carducci che ancora porta il suo nome.

Il Padova vincitore del girone C della Lega Nord nel campionato di Prima Divisione 1921-1922

Nei primi anni del primo dopoguerra, il Padova si confermò tra le migliori squadre del Veneto, qualificandosi regolarmente alle semifinali dell'Alta Italia, nelle quali non brillò mai particolarmente, concludendo sempre nelle ultime posizioni. Nel 1921-22 fu tra le secessioniste che si staccarono dalla FIGC fondando una federazione e un campionato indipendenti (CCI): il Padova concluse al 5º posto nel girone B di Prima Divisione CCI, qualificandosi senza problemi al torneo successivo di massima serie nonostante la riconciliazione tra FIGC e secessioniste e conseguente riduzione dei quadri. Nella stagione 1922-23 il Padova riuscì nell'impresa di vincere il girone C di Prima Divisione qualificandosi al girone a tre di semifinale per lo scudetto con Genoa e Pro Vercelli, nel quale terminò però solo terza. Nella stagione 1923-24 disputò un altro ottimo torneo sfiorando l'accesso alla finale con un 2º posto nel girone A. Negli anni successivi il Padova riuscì sempre a salvarsi rimanendo in massima serie (che da Prima Divisione cambiò prima denominazione in Divisione Nazionale nel 1926 e poi nel 1929 in Serie A). Nel 1928-29, con un 8º posto nel girone A di Divisione Nazionale, riuscì a qualificarsi, seppur in extremis, al primo campionato di Serie A a girone unico. La stagione del debutto in A fu tuttavia infausta per i padovani: terminando il torneo al penultimo posto, precipitò per la prima volta in Serie B.

Nell'estate del 1931, con il Padova in Serie B, diventa presidente l'ingegner Ferruccio Hellmann, che contribuisce all'acquisto di importanti calciatori. Il bomber Gastone Prendato va alla Fiorentina ma arrivano alcuni giovani di grande avvenire fra i quali Annibale Frossi o Alfredo Foni, che diventerà terzino nella Juventus nonché uno dei grandi del calcio del quinquennio (campione olimpico 1936 e del mondo nel 1938). Il posto di Prendato viene preso da Mario Perazzolo che con le sue 17 reti porta la squadra verso il secondo posto che vale la promozione in Serie A, dove la squadra rimarrà per due campionati prima di tornare in Serie B. Dopo una breve parentesi in Serie C, nel 1937 il Padova riconquista la serie cadetta contemporaneamente all'arrivo alla presidenza di Bruno Pollazzi. Diventa presidente nell'estate del 1937 e la squadra ottiene un ottimo quarto posto a soli 3 punti dalla vetta.

Nell'estate successiva giunge in biancoscudato Gino Cappello, attaccante diciottenne poi al Bologna, che si presenta alla prima stagione segnando dieci gol mentre al suo secondo campionato con i biancoscudati metterà in rete 29 gol in 28 partite. Nel campionato 1940-1941, concluso col quinto posto, viene ingaggiato Nereo Rocco, mezz'ala ventottenne che ha già vestito la maglia della nazionale e quella di club importanti come Triestina e Napoli e in seguito allenatore sempre del Padova. Adcock e Giancarlo Vitali sono i due centravanti (rispettivamente 17 e 18 centri) alla guida di un attacco che chiude con un bottino di 71 reti. Nell'estate del 1951 la dirigenza si sforza di modificare profondamente i connotati di questo Padova e a novembre, sotto la spinta di una classifica preoccupante, si corre ancora ai ripari ingaggiando il norvegese Knut Andersen. Ciononostante, la squadra alla fine retrocede.

L'era Rocco[modifica | modifica sorgente]

Nel campionato 1953-1954 la squadra stenta e il presidente Pollazzi decide di sostituire il tecnico Rava con un allenatore che è appena stato esonerato dalla Triestina e sta meditando di lasciare il calcio per dedicarsi all'azienda di famiglia[5]. È Nereo Rocco, che traghetta i biancoscudati verso la salvezza. Rocco viene riconfermato anche per la stagione successiva, che vede il dominio del Lanerossi Vicenza, ma il Padova lotta alla grande e nell'ultimo turno supera il Legnano e conquista col secondo posto un'insperata promozione. La città è in festa; Rocco ha ottenuto il meglio dai suoi e ha riportato il Padova in Serie A.

Charles Adcock con la maglia del Padova.

Nel 1955-1956, dopo un avvio disastroso (1-2 dalla Lazio all'Appiani, 0-1 dalla Fiorentina in trasferta e un pesante 1-5 dal Milan ancora in casa), il Padova si afferma come la sorpresa del torneo. È iniziata l'“era Rocco”. La squadra punta le proprie possibilità su un dispositivo difensivo potenziato: una casa solida, ama dire Rocco, comincia dalle fondamenta. Il suo “catenaccio” diventa una vera filosofia calcistica, capace di influenzare tutto il calcio italiano. La squadra si piazza addirittura ottava.

Nel campionato 1956-1957 la squadra ottiene la salvezza, terminando il torneo all'undicesimo posto, e il 1957-1958 viene invece chiuso al terzo posto in massima divisione, miglior risultato di sempre. Questa la formazione: Pin, Blason, Scagnellato, Pison, Azzini, Moro, Hamrin, Rosa, Brighenti, Mari (Chiumento), Boscolo.

Il 1958-59 vede il Padova privato di Hamrin, che prende la via di Firenze, ma Rocco costruisce un altro capolavoro guidando la squadra al settimo posto in campionato e portando la coppia d'attacco Brighenti - Mariani in nazionale per un'amichevole a Wembley con l'Inghilterra (2-2 proprio con gol della coppia patavina). Il Padova è ormai acquartierato nelle zone nobili della classifica e l'Appiani (violato solo da Milan e Juventus) è un campo che fa paura a tutti. Ma il sogno termina l'estate del 1961 quando, dopo aver resistito più di una volta, Nereo Rocco deve cedere alle sirene di un grande club: lo chiama il Milan di Gipo Viani e l'appuntamento con gli obiettivi di vertice, nazionali ed internazionali, non può più essere rimandato. Il Pàron se ne va e con lui il pezzo più glorioso della storia della società biancoscudata.

Ritorno in A dopo 32 anni[modifica | modifica sorgente]

Gli anni sessanta e settanta si rivelano avari di soddisfazioni calcistiche. Nel 1961 il Padova prende parte alla terza edizione della "Coppa dell'Amicizia" italo-francese nella selezione rapprestentante l'Italia composta anche da SPAL, Lanerossi Vicenza, Atalanta, Milan, Venezia, Prato, Ozo Mantova, Como e Genoa. Gli italiani batterono la selezione francese per 22 punti a 18. Nel 1961-62, orfano di Rocco e alle prese con una rosa da rinnovare, il Padova retrocede in B dopo sei anni nella massima Serie.

Gastone Zanon, 255 presenze e 2 gol in maglia biancoscudata.

L'anno seguente la squadra partecipa alla Coppa Piano Karl Rappan, torneo ufficiale tra le Nazioni della Mitteleuropa. In questa edizione i biancoscudati vincono il loro girone battendo il Dorogi Bányász SE, l'FC La Chaux-de-Fonds e lo Spartak Plzen. Ai quarti di finale superano 7-1 gli jugoslavi dell'OFK Belgrado con un 7-1 all'andata e una sconfitta per 4-3 al ritorno; vincono anche in semifinale con gli ungheresi del Pécsi Dózsa FC con un 3-4 e una vittoria per al ritorno per 3-0. La finale del 3 aprile 1963 in casa a Padova viene però persa con lo Slovnaft Bratislava della Cecoslovacchia per 1-0.

Nel 1965-66 la squadra primavera, il cui campionato all'epoca si disputava diviso tra squadre di Serie A e squadre di Serie B, vince il massimo trofeo nazionale.

È nell'anno 1967, invece, una delle migliori prestazioni di sempre nella storia del club biancoscudato, all'epoca relegato in Serie B, che gioca la finale di Coppa Italia contro il Milan di Trapattoni e Rivera, perdendola per 1-0[6].

Per tutti gli anni settanta la squadra naviga in terza serie, senza risultati di rilievo, concludendo il decennio con la retrocessione in serie C2 nella stagione 1978-79 durante la presidenza Pastorello: si tratta del punto più basso della storia del club. La prima stagione in C2 si conclude con l'amaro epilogo della sconfitta ai calci di rigore con il Trento nello spareggio promozione di Verona, davanti a ben ventimila tifosi biancoscudati. L'anno seguente la squadra centra il ritorno in serie C1 dominando il proprio girone e si aggiudica la Coppa Italia Semiprofessionisti. Al termine della stagione 1982-83, alla guida di Bruno Giorgi, il Padova riesce infine a fare ritorno in serie B, categoria lasciata nel 1969.

Claudio Valigi, 33 presenze e 8 reti nell'anno della promozione in Serie B del 1986-1987.

Nel 1983 il Padova perde la finale della Coppa Anglo-Italiana col Cosenza. In una tre giorni disputata tra il 23 ed il 25 aprile a Cosenza, i biancoscudati si imposero in semifinale per 4-2 contro il Chelmsford. Nella finale del 25 aprile i padroni di casa si assicurarono il titolo battendo il Padova di Bruno Giorgi per 2-0. Il Padova partecipò alla competizione anche nel 1993-94 affrontando Portsmouth, West Bromwich Albion, Stoke City e Southend United.

Una vicenda di illecito sportivo (Caso Padova) fa precipitare nuovamente la squadra in terza serie. Questa volta, però, il purgatorio ha breve durata: ad una stagione anonima chiusa al settimo posto, il Padova guidato da mister Adriano Buffoni torna in Serie B al termine del campionato 1986-87, concluso al secondo posto dietro al Piacenza. Seguono tre stagioni tra i cadetti che si concludono in posizioni di metà classifica. Nel corso della stagione 1990-91, alla guida di Mario Colautti, il Padova sfiora il ritorno in prima divisione, concludendo al quinto posto a un punto dall'Ascoli: fatale, per una squadra che vede protagonisti futuri punti fermi della Nazionale italiana quali Angelo Di Livio, Antonio Benarrivo e un giovanissimo Demetrio Albertini, è la sconfitta per 2-1 contro la Lucchese all'ultima giornata[7]. La stagione successiva riesce, sempre all'ultima giornata, a conquistare il punto decisivo che consente di ottenere la salvezza (1-1 a Pescara), senza rientrare nel gruppo di squadre con 35 punti coinvolte nella classifica avulsa.

Anche nella stagione 1992-93, con in panchina Mauro Sandreani, la promozione svanisce di un soffio. Durante il girone di ritorno i veneti compiono una rincorsa che riesce a far raggiungere alla terzultima giornata il quarto posto, dopo aver battuto 2-0 il già retrocesso Taranto, ed agganciando il Lecce (fermato in casa sul pari dalla SPAL) e l'Ascoli (1-1 ad Andria), mentre il Piacenza allunga; la domenica successiva avviene la beffa: i biancoscudati pareggiano 1-1 a Lucca, mentre i salentini espugnano per 3-2 il Dall'Ara (spedendo il Bologna in C1) e si riportano ad un punto di vantaggio insieme all'Ascoli, che supera agevolmente il Cesena (3-0). Unico spiraglio viene dal pareggio casalingo degli emiliani, fermati 0-0 in casa dalla Fidelis Andria. All'ultima giornata, nello scontro diretto dell'Appiani, i marchigiani vengono sconfitti per 3-2, ma le contemporanee vittorie del Lecce sulla Lucchese (2-1) e del Piacenza a Cosenza (1-0), vanificano tutto.

Alessandro Del Piero e Angelo Di Livio coi biancoscudati nei primi anni novanta

Per il ritorno dei biancoscudati in serie A occorre attendere il campionato 1993-94. Al termine della stagione, sotto la presidenza del commendator Marino Puggina, uno spareggio vinto 2-1 contro il Cesena il 15 giugno sul neutro di Cremona[8] permette alla squadra veneta di risalire in massima serie dopo 32 anni.

Il Padova resiste due stagioni tra le grandi della Serie A, guidato dal nuovo presidente Sergio Giordani e dal tecnico Mauro Sandreani. Le gare in casa si disputano nel nuovo stadio Euganeo, inaugurato nel settembre 1994. Dopo un campionato caratterizzato da risultati importanti contro le "grandi" (vittorie in casa con Milan, Inter e un clamoroso 1-0 al Delle Alpi ai danni della Juventus[9]) ma modesti contro le piccole, il Padova si salva grazie allo spareggio con il Genoa, giocato a Firenze e deciso ai calci di rigore. Tra i giocatori di quell'anno c'è il difensore Alexi Lalas, primo statunitense ad approdare nel calcio italiano: anche grazie alla sua altezza (191 cm) la difesa subisce pochissimi goal di testa. Nel 1996 la squadra non riesce a bissare l'impresa, nonostante la prolifica coppia gol Goran Vlaović-Nicola Amoruso. La retrocessione segna l'inizio di un periodo nero che in soli quattro anni vede sprofondare i biancoscudati in Serie C2.

Gli anni 2000[modifica | modifica sorgente]

Filippo Maniero, bomber del Padova di metà anni novanta.

Nel 2000-01 la squadra, guidata da Franco Varrella e trascinata da Felice Centofanti, torna in C1. Nella stagione 2002-2003, guidata da Pierluigi Frosio, sfiora invece la promozione in Serie B perdendo con l'Albinoleffe in semifinale di play-off. Il 18 ottobre del 2004 il cavalier Marcello Cestaro diventa ufficialmente presidente della Società, subentrando all'imprenditore padovano Alberto Mazzocco. I biancoscudati sfiorano i play-off con Renzo Ulivieri nel 2004-05, ma al termine della stagione il tecnico toscano si dimette e la squadra passa sotto la direzione di Maurizio Pellegrino. Nella stagione 2006-07 i patavini non partono benissimo per poi riprendersi nel girone di ritorno con l'arrivo alla guida di Andrea Mandorlini, subentrato a Maurizio Pellegrino. La squadra, però, conclude la stagione al settimo posto, fuori dalla zona play-off.

Il 18 marzo 2008, Ezio Rossi viene esonerato a causa degli scarsi risultati. Viene chiamato il tecnico della Berretti, Carlo Sabatini. A fine stagione 2007-08 il Padova si classifica 6º ad un solo punto dal Foggia e dai play-off pur avendo il miglior attacco di tutta la Serie C1 con 57 gol realizzati.

Nella stagione 2008-09 il Padova gioca il suo undicesimo campionato di Lega Pro (ex Serie C) – di cui 9 in Prima Divisione (l'ottavo consecutivo in Prima Divisione dalla stagione 2001-2002) e 2 in Seconda Divisione – e prende parte insieme ad altre squadre di Lega Pro e Serie D alla Coppa Italia con le squadre di Serie A e B (come nell'edizione 2005-06).

Il 17 settembre 2008 il Padova, dopo un avvio non incoraggiante in campionato dove racimola due punti in tre partite, viene eliminato dal Catania al quarto turno di Coppa Italia per 4-0 dopo un inizio di torneo dove aveva eliminato il Pontedera, il Piacenza e il Chievo, presentandosi così al quarto turno insieme al Ravenna come uniche 2 squadre non appartenenti alla A o alla Serie B.

Vincenzo Italiano, capitano del Padova nel triennio 2009-2012.

Il 12 gennaio 2009, dopo il pareggio per 0-0 contro il Legnano seguito da una contestazione dei tifosi nel fine partita, la società decide per l'esonero del direttore sportivo Mauro Meluso e dell'allenatore Carlo Sabatini. Al loro posto vengo chiamati Doriano Tosi (nuovo direttore sportivo) e Attilio Tesser (nuovo allenatore). Tuttavia il 22 febbraio dopo aver raccolto solo 4 punti in 5 partite, Tesser viene esonerato. Al suo posto viene richiamato Carlo Sabatini[10]. Il ritorno di Sabatini sembra risvegliare la squadra, che da quel momento ricomincia a risalire la china. Un filotto di cinque vittorie consecutive permette ai biancoscudati di raggiungere i play-off di Prima Divisione al quarto posto in classifica finale.

Il ritorno in Serie B[modifica | modifica sorgente]

Il 17 maggio il Padova affronta nella semifinale play-off il Ravenna, pareggiando 1-1 all'Euganeo e vincendo per 2-1 fuori casa, dopo 90 minuti intensi, con i gol di Pătraşcu su punizione e Falsini. Nella finale d'andata arriva il pareggio interno per 0-0 contro la Pro Patria, dove i veneti sbagliano anche un rigore con Rabito. Alla fine della gara di ritorno, grazie alla vittoria per 2-1 con doppietta di Antonio Di Nardo, resa ancora più difficile dall'inferiorità numerica per tutto il secondo tempo (espulso Di Venanzio), il Padova torna in Serie B dopo undici anni di assenza[11].

Stagione 2009-2010[modifica | modifica sorgente]

La squadra inizia bene la sua avventura nel campionato cadetto, rimanendo imbattuta fino all'ottava giornata, quando perde per 1-2 a Crotone, e dopo nove giornate è al 2º posto, in zona play-off, insieme al Cesena, altra rivelazione del torneo. In seguito arrivano le prime sconfitte, che progressivamente fanno scivolare il Padova in zona play-out. L'8 febbraio 2010, in seguito alla sconfitta con il Piacenza per 1-0 (undicesima sconfitta), viene esonerato il tecnico Carlo Sabatini[12].

Il 9 febbraio il suo posto viene preso da Nello Di Costanzo[13]. Dopo due mesi Sabatini torna alla guida della squadra. Il 30 maggio 2010 dopo la vittoria per 2-1 in casa contro il Brescia il Padova si trova a disputare i play-out contro la Triestina in due sfide che si tengono il 4 giugno e il 12 giugno. La gara di andata giocata in casa termina senza reti e dunque occorre una vittoria per salvarsi: il 12 giugno i biancoscudati restano in Serie B grazie ad un secco 3-0, con le reti di Vantaggiato, Cuffa e Bonaventura[14].

Stagione 2010-2011[modifica | modifica sorgente]

Stephan El Shaarawy, alla stagione d'esordio tra i professionisti col Padova, viene eletto miglior giocatore della Serie B 2010-2011 al Gran Galà del calcio.

Nella stagione 2010-2011 dopo il cambio di allenatore e con un nuovo direttore sportivo, il Padova parte bene trascinato dalla coppia d'attacco Succi-Vantaggiato e dal trequartista Davide Di Gennaro che, grazie ai punti ottenuti soprattutto in casa portano la squadra a ridosso della zona play-off. Tuttavia i numerosi infortuni occorsi durante la stagione fanno ripiombare la squadra nella zona di centro classifica. Il 15 marzo 2011 dopo la sconfitta nel derby contro il Cittadella l'allenatore Alessandro Calori viene esonerato. Lo stesso giorno la guida della squadra viene affidata al tecnico della Primavera, Alessandro Dal Canto, che al suo debutto in panchina il 19 marzo vince per (2-0) contro il Pescara. Nell'ultimo turno di campionato del 29 maggio la squadra di Dal Canto, trascinata nella fase finale del torneo da Stephan El Shaarawy, ottiene il 5º posto battendo il Torino 2-0 in trasferta ottenendo così un posto ai play-off. Dal 15 marzo al 29 maggio la squadra non ha mai perso. Alle semifinali dei play-off, il Padova supera il Varese con una vittoria in casa per 1-0 seguita da un pareggio per 3-3 fuori casa. La finale per la serie A vede il Padova affrontare il Novara che ha battuto la Reggina nella semifinale, con un gol all'ultimo minuto. Dopo un pareggio per 0-0 in casa, il 12 giugno la squadra veneta perde la finale di ritorno per 2-0, vedendo così svanire il sogno di un ritorno in massima serie.

Stagione 2011-2012[modifica | modifica sorgente]

La stagione inizia con la conferma del duo Foschi-Dal Canto, che dopo l'ottima stagione appena conclusa, rinforzano la squadra portando all'ombra del Santo giocatori del calibro di Omar Milanetto, Ivan Pelizzoli, Michele Marcolini, Daniele Cacia e il giovane portiere Mattia Perin. Dopo un buon inizio dove nelle prime sette giornate la squadra totalizza 17 punti su 21, senza mai perdere, i biancoscudati iniziano ad inanellare una serie di risultati insoddisfacenti (4 vittorie, 4 sconfitte e 2 pareggi tra l'8ª giornata e la 17ª giornata) che culmineranno nella famigerata partita della 18ª giornata contro il Torino sospesa al 76' per un guasto all'impianto di illuminazione sul risultato di 1-0 in favore dei biancoscudati. Dopo il recupero del 14 dicembre che sancisce il risultato di 1-0, si susseguiranno una serie di ricorsi e controricorsi, che culmineranno dapprima in un 3-0 in favore del Torino e poi nell'1-0 in favore del Padova. Successivamente, dopo un mercato invernale sterile in cui l'unico rinforzo è Simone Bentivoglio e dove viene assunto Luca Baraldi come collaboratore del presidente, la stagione del Padova è un continuo calare, che conosce il suo punto più basso nella sconfitta in casa per 0-6 contro il Pescara di Zeman. I biancoscudati dicono addio al sogno della Serie A il 20 maggio 2012 dopo aver perso 3-0 fuori casa contro la Nocerina e concludono la stagione al settimo posto.

Stagione 2012-2013[modifica | modifica sorgente]

Il quarto campionato di fila in serie cadetta inizia con Fabrizio Salvatori come direttore sportivo[15] e Fulvio Pea in panchina[16]. Anche la squadra è fortemente rinnovata, con l'innesto di diversi giovani e la riduzione complessiva del budget di mercato. Con il coinvolgimento nello scandalo scommesse del 2011 della società, riconosciuta colpevole di responsabilità oggettiva per le violazioni di un suo tesserato, la squadra deve iniziare la stagione con 2 punti di penalità,[17] provvedimento revocato durante la stagione. Il 17 dicembre, a seguito della sconfitta casalinga per 1-3 contro la capolista Sassuolo, Fulvio Pea viene esonerato e al suo posto subentra Franco Colomba. Il 20 marzo 2013, dopo la sconfitta per 3-0 subita in trasferta contro il Bari, Franco Colomba viene sollevato dall'incarico e rientra Fulvio Pea[18], che traghetta la formazione biancoscudata a una tranquilla salvezza.

Stagione 2013-2014[modifica | modifica sorgente]

La stagione inizia con la vendita del club da parte di Marcello Cestaro a Diego Penocchio, proprietario del gruppo Ormis. Il nuovo presidente conferisce un nuovo assetto alla società nominando Andrea Valentini come amministratore delegato, Alessio Secco come direttore sportivo (ex direttore sportivo di Juventus e Modena) e Dario Marcolin come allenatore.

Dopo un avvio di campionato in cui i biancoscudati hanno collezionato un solo punto in sei partite, il 28 settembre l'allenatore Dario Marcolin, il suo vice Enrico Annoni e il preparatore dei portieri Gaetano Petrelli, vengono sollevati dall'incarico.[19] Al suo posto subentra Bortolo Mutti con il suo staff. Il 29 dicembre, il Padova chiude il girone di andata terzultimo con quattro vittorie, sei pareggi, dieci sconfitte, 16 gol segnati e 27 subiti all'attivo.

Il 2014 si apre con la cessione del restante 52% del pacchetto azionario da parte di Marcello Cestaro a Diego Penocchio, che diventa così proprietario unico della S.p.A. biancoscudata.[20][21]

Il 2 febbraio, dopo aver collezionato un solo punto nelle ultime cinque partite, l'allenatore Bortolo Mutti, il suo vice Mauro Di Cicco, il preparatore dei portieri Gianni Piacentini, e il preparatore atletico Ruben Scotti, vengono sollevati dall'incarico.[22] Al suo posto subentra Michele Serena con il suo staff.[23]

Cronistoria[modifica | modifica sorgente]

Cronistoria dell'Associazione Calcio Padova
  • 1910 - Fondazione dell'Associazione Calcio Padova.
  • 1910-1911 - nel Campionato Veneto di Seconda Categoria.
  • 1912-1913 - 3º nel Campionato Veneto di Promozione.
  • 1913-1914 - 1º nel Campionato Veneto di Promozione. Green Arrow Up.svg Promosso in Prima Categoria.
  • 1914-1915 - 4º nel girone eliminatorio Veneto-Emiliano.
  • 1915-1919 - Attività sospesa per cause belliche.
  • 1919-1920 - 6º nel girone B delle semifinali nazionali.





Finalista di Coppa Italia.

Vince la Coppa Italia Serie C (1º titolo).

Finalista di Coppa Anglo-Italiana.


Centenario del club.

Colori e simboli[modifica | modifica sorgente]

Colori[modifica | modifica sorgente]

Nella storia della società padovana, due sono state le colorazioni principali della maglia del club: il nero e il bianco, utilizzato nelle prime partite, ed il rosso e bianco con lo scudo, tuttora in uso.

Simboli ufficiali[modifica | modifica sorgente]

Stemma[modifica | modifica sorgente]

Lo stemma storico della società padovana rappresenta uno scudo diviso in due parti. Il lato sinistro è occupato da una croce rossa su sfondo bianco, mentre nel lato destro trova posto la scritta rossa "Calcio Padova 1910", o l'acronimo "A.C.P.", all'interno di un piccolo rettangolo bianco a sua volta su uno sfondo rosso.

Per un certo periodo, dalla fine degli anni ottanta all'inizio degli anni duemila, il vecchio scudo fece posto ad uno più moderno, di forma squadrettata, sempre con la croce nel lato sinistro, ma nel destro fece la sua comparsa una variante del monumento equestre al Gattamelata, con una palla sotto uno zoccolo del cavallo.

Con l'arrivo di Alberto Mazzocco alla presidenza il Padova indisse, tramite le pagine del Mattino di Padova, un sondaggio d'opinione tra tutti i tifosi: tornare al vecchio stemma o tenere quello in uso da ormai più di 10 anni? I tifosi biancoscudati espressero la loro preferenza, decretando il ritorno sul petto del vecchio, storico scudo che aveva fatto la storia del Padova nel secolo precedente.

Nella stagione 2009-2010, anno del centenario, allo storico scudo viene aggiunto un cerchio rosso celebrativo riportante nella parte alta le date "1910-2010" e nella parte bassa la scritta "Calcio Padova", in corsivo. Nella stagione 2010-2011 il Padova ha deciso di adottarlo anche per le stagioni a venire, modificandolo parzialmente togliendo il riferimento al centenario[26]. La decisione ha sollevato le proteste di molti tifosi, che hanno rifiutato questa soluzione[27]. Dalla stagione 2011-2012 è così ritornato lo storico scudo sulle maglie della squadra[28].

Mascotte[modifica | modifica sorgente]

La mascotte del Calcio Padova è invece la famosa gallina padovana, che proprio come il Padova ha i colori bianco e rosso.

Stadio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stadio Walter Petron, Velodromo Giovanni Monti, Stadio Silvio Appiani e Stadio Euganeo.
L'Euganeo

Il Padova, durante la sua storia, ha giocato le partite interne di campionato su quattro diversi campi. Il primo fu il "Campo di Via Belzoni" (oggi "Walter Petron") dove il 29 gennaio 1910 il Padova giocò la sua prima partita in assoluto contro il Verona. Il secondo fu il "Campo Giovanni Monti" (ex stadio comunale) intitolato al giocatore Giovanni Monti e costruito al interno dell'omonimo velodromo inaugurato il 12 febbraio 1916 con la partita Padova-Verona finita (4-0). Il Padova vi giocherà fino al campionato 1922-1923.

Il 19 ottobre 1924 adiacente al vecchio campo da gioco venne inaugurato il terzo stadio del Padova, l'Appiani, dedicato al ex giocatore del Padova Silvio Appiani. In questo stadio, una sorta di "catino" nel centro città[29], la squadra giocherà dal 1924 al 24 maggio 1994. Nel 1994 infine viene inaugurato il quarto e, al momento, ultimo stadio di Padova, l'Euganeo, costruito per il ritorno in Serie A, che nei suoi primi anni di utilizzo era privo della curva Sud riservata ai tifosi locali (fu terminata nel 1999). In questo stadio si è consumata, fra le altre, la retrocessione nell'arco di cinque anni dalla Serie A alla Serie C2.

Dal 1991 il Padova e le squadre giovanili si allenano al "Centro Sportivo Euganeo" situato a Teolo ai piedi dei Colli Euganei in frazione Bresseo. Comprende 5 campi di cui uno con tribuna spettatori.

Società[modifica | modifica sorgente]

Organigramma societario[30][modifica | modifica sorgente]

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Staff dell'area amministrativa
  • Italia Diego Penocchio - Presidente
  • Italia Andrea Valentini - Consigliere e Amministratore Delegato

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Cronologia degli sponsor tecnici
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Cronologia degli sponsor ufficiali


Impegno nel sociale[modifica | modifica sorgente]

Il Padova Calcio è impegnato assieme al Comune di Padova in progetti nel campo sociale a favore del "Villaggio Sant'Antonio", della "Città della Speranza" e dell'associazione "Per un Sorriso".

Settore giovanile[modifica | modifica sorgente]

De Franceschi, Del Piero e Boscolo nelle giovanili biancoscudate nei primi anni novanta

Il settore giovanile del Padova è formato da squadre che giocano nei campionati Primavera, Allievi Nazionali e Regionali, Giovanissimi Nazionali, Regionali e categoria C, Esordienti e Pulcini. Con oltre 200 tesserati ed una scuola di calcio con oltre 200 bambini, il Padova Calcio con le sue società gemellate conta un totale di quasi 2.000 tesserati.

Allenatori e presidenti[modifica | modifica sorgente]

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Allenatori
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Presidenti


Giocatori[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Calciatori del Calcio Padova e Categoria:Calciatori del Calcio Padova.

Stranieri del Padova[modifica | modifica sorgente]

Di seguito i giocatori stranieri che hanno giocato con la maglia del Padova (in grassetto quelli attualmente in rosa).

# Nazionalità Giocatori
16 Brasile Brasile Robert Anderson Cavalheiro, César Vinicio, Thiago Rangel Cionek, Ronaldo Pompeu da Silva, Marcos Ariel de Paula, Emanuele Del Vecchio, Diego Farias, Felipe Campanholi Martins, Siumar Ferreira Nazaré, Diego Santos Oliveira, Anderson Luiz Schveitzer, Rafael Sciani, Diego Simoes, Bruno Leonardo Vicente, Vinícius, Zé Eduardo
12 Argentina Argentina Lucas Cantoro, Matías Cuffa, José Curti, Juán Landolfi, Christian La Grottería, Enrique Martegani, Adolfo Morello, Michele Nicoletto, Victor José Pozzo, Jorge Quinteros, Humberto Rosa, Silvio Rudman
5 Nigeria Nigeria Mohammed Aliyu Datti, Mast Hashimu Garba, Jerry Mbakogu, Nwankwo Obiorah, Wilfred Osuji
4 Ungheria Ungheria János Biri, Károly Fatter, Róbert Feczesin, Zsolt Laczkó
3 Croazia Croazia Vedran Celjak, Renato Kelić, Goran Vlaović
3 Francia Francia Selim Ben Djemia, Ousmane Drame, Marc Lewandowski
3 Svezia Svezia Linus Hallenius, Kurt Hamrin, David Ljung
3 Svizzera Svizzera Philippe Fuchs, Xavier Hochstrasser, Ernesto Peyer
3 bandiera Jugoslavia Aleksandar Arangelovic, Tomislav Kaloperović, Zvonko Monsider
2 Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina Vedin Musić, Zlatan Muslimović
2 Danimarca Danimarca Thomas Fig, Dan Thomassen
2 Paesi Bassi Paesi Bassi Michel Kreek, Leonard van Utrecht
2 Romania Romania Bogdan Pătraşcu, Dionisio Weisz
2 San Marino San Marino Claudio Maiani, Andy Selva
2 Slovenia Slovenia Enej Jelenič, Dejan Lazarević
1 Costa d'Avorio Costa d'Avorio Adama Diakite
1 Uruguay Uruguay Pablo Granoche
1 Albania Albania Edgar Çani
1 Bulgaria Bulgaria Ivan Tonchev Stoilov
1 Finlandia Finlandia Jonas Portin
1 Germania Germania Rudolf Kölbl
1 Inghilterra Inghilterra Charles Adcock
1 Iran Iran Alì Lolli
1 Montenegro Montenegro Irfan Šahman
1 Norvegia Norvegia Knut Andersen
1 Paraguay Paraguay José Parodi
1 Perù Perù Álvaro Ampuero
1 Portogallo Portogallo Vasco Faísca
1 Senegal Senegal Khouma el Babacar
1 Spagna Spagna José Ángel Crespo
1 Stati Uniti Stati Uniti Alexi Lalas
1 Venezuela Venezuela Rolf Feltscher

Vincitori di titoli[modifica | modifica sorgente]

Coppa d'Africa[modifica | modifica sorgente]

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

La Coppa Italia Semiprofessionisti vinta dal Padova nella stagione 1979-1980.

Competizioni nazionali[modifica | modifica sorgente]

1979-1980
1947-1948
1936-1937
1980-1981, 2000-2001

Competizioni giovanili[modifica | modifica sorgente]

1965-1966
1972-1973, 1974-1975
1965-1966
1960[31]
1989-1990

Competizioni internazionali (non ufficiali)[modifica | modifica sorgente]

1961[32]

Altri piazzamenti[modifica | modifica sorgente]

Terzo posto: 1922-1923 (Lega Nord)
Terzo posto: 1957-1958
Finale: 1966-1967
Finale: 1963
Finale: 1983

Statistiche e record[modifica | modifica sorgente]

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica sorgente]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Serie A 16 1929-1930 1995-1996 27
Prima Categoria 3 1914-1915 1920-1921
Prima Divisione 5 1920-1921 1925-1926
Divisione Nazionale 3 1926-1927 1928-1929
Serie B 37 1930-1931 2013-2014 37
Serie C 11 1935-1936 1977-1978 25
Serie C1 13 1978-1979 2007-2008
Lega Pro Prima Divisione 1 2008-2009
Serie C2 4 1979-1980 2000-2001 4

Statistiche di squadra[modifica | modifica sorgente]

Aurelio Scagnellato, 349 presenze complessive in maglia biancoscudata
  • In Serie A:
    • Vittoria interna più larga: Padova-Pro Patria 7-0 (1929-1930)
    • Vittoria esterna più larga: Venezia-Padova 0-8 (1949-1950)
    • Sconfitta interna più pesante: Padova-Juventus 0-5 (1995-1996)
    • Sconfitta esterna più pesante: Genoa-Padova 8-0, Roma-Padova 8-0 (1929-1930), Triestina-Padova 9-1 (1948-1949)
    • Maggior numero di vittorie in un Campionato: 16 (1957-1958, 18 sq)
    • Maggior numero di vittorie consecutive: 4 (1929-1930, 1957-1958, 1959-1960)
    • Maggior numero di gare utili consecutive: 11 (1957-1958)
    • Minor numero di sconfitte: 8 (1957-1958, 18 sq)
    • Maggior numero di pareggi: 16 (1957-1957, 18 sq)
    • Minor numero di vittorie: 7 (1961-1962, 1995-1996, entrambi 18 sq)
    • Maggior numero di sconfitte: 24 (1995-1996, 18 sq)
    • Maggior numero di sconfitte consecutive: 11 (1995-1996)
    • Minor numero di gol segnati: 29 (1961-1962, 18 sq)
    • Maggior numero di gol subiti: 78 (1929-1930, 18 sq)
    • Minor numero di gol subiti: 39 (1956-1957, 18 sq)
    • Il Padova detiene il record della vittoria in trasferta più larga in Serie A, appunto in Venezia-Padova 0-8

Statistiche individuali[modifica | modifica sorgente]

Record di presenze
Record di reti


Tifoseria[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo ultras Hell's Angels Ghetto.
Ultras del Calcio Padova allo Stadio Silvio Appiani.

Il Padova conta alcuni gruppi organizzati di tifosi. Nel 1970 nacque per opera di Francesco Zambolin (a tutti i tifosi padovani noto come "Sivori") il club "Magico Padova".[33] Successivamente venne costituito il gruppo ultras "Leoni della Nord".[33] Poi arrivarono "ACP 1910 - Ultras Padova", "Juventude PD", "Fronte Opposto", questi ultimi schierati politicamente ad estrema destra. In passato ne sono esistiti molti altri (tra di essi lo storico gruppo degli "HAG - Hell's Angels Ghetto") che per vari motivi oggi non esistono più o si sono fusi dando vita ad altri gruppi. Inoltre sempre in passato è esistio un gruppo tutto al femminile dal nome "Galline Padovane".[34]

Storia[modifica | modifica sorgente]

I primi esempi di amicizia si hanno tra il 1977 e 1979 con il Vicenza quando militava in Serie A.[33] I tifosi del Padova (non ancora però effettivamente legati a qualche gruppo organizzato) si recavano allo Stadio Menti per assistere alle partite della massima serie in compagnia dei tifosi del Lanerossi Vicenza, con i quali avevano instaurato un buon rapporto d'amicizia.[33] Il 6 maggio 1979 però, in occasione di Vicenza-Juventus, alcuni tifosi del Padova, si unirono in curva ospiti, ai tifosi della Juventus.[33] I tifosi del Vicenza, per ripicca, la stagione successiva si presentarono all'Appiani a fianco dei tifosi del Venezia.[33]

Il 17 gennaio 1982 nacque il sodalizio tra i "Leoni della Nord" e i tifosi del Modena.[33] Questo rapporto, tuttavia, non resistette a lungo, poiché nel 1984 il Padova si gemellò con il Bologna, acerrimo rivale dei canarini. In risposta i modenesi si schierarono con i veneziani.[33]

In quegli stessi anni poi, alcuni ultras biancoscudati si recarono varie volte allo Stadio Bentegodi di Verona per assistere alle partite di Serie A dell'Hellas.[33] Ne nacque presto un'amicizia (tuttavia mai trasformatasi in gemellaggio ufficiale) favorita dall'odio sportivo verso il Vicenza e anche dal comune sentire politico di molti esponenti delle due curve, vicino a posizioni di estrema destra.[33] Il 31 dicembre 1984 tuttavia, in seguito ad un'amichevole giocatasi all'Appiani che vide i biancoscudati prevalere sugli scaligeri per 5-0, scoppiò una grossa rissa tra le due tifoserie, originata dai cori di scherno rivolti dai supporters biancoscudati ai tifosi veronesi.[33]

Nel 1984 in nome della comune rivalità con il Vicenza, i tifosi del Padova si gemellarono con il gruppo "Costa" del Bologna.[33] Sul finire degli anni '80 però, in entrambe le curve avvenne un notevole cambio generazionale.[33] Per questi motivi l'amicizia iniziò a scricchiolare sempre di più sino alla stagione 1991-1992, quando il sodalizio di comune accordo non venne più rinnovato.[33]

I tifosi del Palermo, sono gli unici gemellati con quelli del Padova; questo gemellaggio nasce nella stagione 1983-1984 ed ha resistito a tutti i ricambi generazionali delle due tifoserie.[35]

Tutto nacque nei primi anni '80, quando cinque tifosi della curva nord dell'Appiani si recarono in vacanza al mare, in Sicilia, dove conobbero alcuni ultras della squadra rosanero, membri dei "Commandos Aquile".[33] Memori di questo incontro estivo, in occasione di Padova-Palermo il 20 novembre 1983, le due tifoserie strinsero amicizia, un'amicizia che venne “ripescata” dai giovani di Piazza Cavour nella stagione 1991-1992, quando le due squadre tornarono ad affrontarsi dopo sette stagioni, durante le quali il rapporto si era un po' affievolito.[33] In quell'anno però, complice il ritorno del Palermo in Serie B, i tifosi del Padova ricominciarono a coltivare l'amicizia con i siciliani, accomunati dalle medesime posizioni politiche. L'8 dicembre 1991 nasce dunque ufficialmente, il secondo, vero gemellaggio della storia del Calcio Padova.[33]

Altri rapporti di amicizia non ufficiali ci sono poi con le tifoserie della Torres e del Varese. In passato ha avuto rapporti di amicizia con le tifoserie della Civitanovese (negli anni '70) e del Campobasso (negli anni '80).[35]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Rivalità[38][modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Derby di Padova e in Veneto.

Organico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Calcio Padova 2013-2014.

Rosa[modifica | modifica sorgente]

Rosa aggiornata al 21 febbraio 2014.[40]

N. Ruolo Giocatore
1 Italia P Timothy Nocchi
2 Italia C Alessandro Bellemo
3 Italia D Fabiano Santacroce
5 Italia C Manuel Iori
6 Italia C Giovanni La Camera
7 Italia D Luca Ceccarelli
8 Argentina C Matías Cuffa (vice capitano)
9 Ungheria A Róbert Feczesin
10 Italia A Daniele Vantaggiato
11 Italia A Riccardo Improta
13 Croazia D Renato Kelić
14 Nigeria C Wilfred Osuji
16 Italia A Federico Melchiorri
17 Slovenia A Enej Jelenič
18 Italia A Tommaso Rocchi (capitano)
19 Brasile D Vinícius
N. Ruolo Giocatore 600px Bianco e Rosso (Croce) e Rosso.png
20 Italia A Cristian Pasquato
21 Italia A Davide Voltan
22 Italia P Luca Mazzoni
23 Italia D Francesco Modesto
24 Italia D Simone Benedetti
25 Italia D Luca Di Matteo
26 Italia D Filippo Carini
27 Italia D Armando Perna
28 Italia C Gianluca Musacci
29 Italia C Igor Radrezza
30 Costa d'Avorio A Adama Diakite
31 Italia D Alberto Almici
33 Italia C Federico Moretti
35 Italia A Cristian Buonaiuto
36 Italia C Simone Pasa
37 Montenegro C Irfan Šahman

Staff tecnico[modifica | modifica sorgente]

Staff tecnico aggiornato al 2 febbraio 2014.[41]

Direttore Sportivo: Italia Marco Valentini
Allenatore: Italia Michele Serena
Allenatore in seconda: Italia Davide Zanon
Assistente di Campo: Italia Francesco Colonnese
Preparatore dei Portieri: Italia Massimo Lotti
Preparatore Atletico: Italia Roberto Fiorillo
Responsabile osservatori: Italia Federico Crovari
Responsabile Area Tecnica: Italia Marco Valentini
Team manager: Italia Eugenio Caligiuri

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La cassaforte che possiede le quote mattinopadova.gelocal.it
  2. ^ Le carte segrete / Penocchio ha pagato 96 mila euro per la metà del Padova mattinopadova.gelocal.it
  3. ^ Cestaro esce di scena: 'Un abbraccio ai tifosi' tgbiancoscudato.it
  4. ^ "Sport in Tv", c'è anche il Padova nel nuovo libro di Massimo De Luca in padovasport.tv, Padova Sport, 14 febbraio 2011. URL consultato il 10 aprile 2011.
  5. ^ Il Padova di Nereo Rocco: la leggenda del santo catenaccio, storiedicalcio.it
  6. ^ Il Milan conquista la Coppa Italia superando in finale il Padova: 1 a 0 in La Stampa, 15 giugno 1967, p. 8. URL consultato il 10 aprile 2011.
  7. ^ L'emozionante epilogo della stagione '90-'91, quando il Padova sfiorò la Serie A in padovasport.tv, 7 aprile 2014. URL consultato il 7 aprile 2014.
  8. ^ Enzo Sasso, Il Padova sale sull'ultimo treno: i veneti rimontano e battono il Cesena in Corriere della Sera, 16 giugno 1994, p. 42. URL consultato il 10 aprile 2011.
  9. ^ Fabio Vergnano, La Juve si dimentica di essere Juve in La Stampa, 24 aprile 1995, p. 31. URL consultato il 10 aprile 2011.
  10. ^ Carlo Sabatini torna a sedere sulla panchina del Padova in padovacalcio.it, 22 febbraio 2009. URL consultato il 10 aprile 2011.
  11. ^ Un'impresa leggendaria, fuori casa e in dieci Totò schianta i bustocchi in Il Mattino di Padova, 22 giugno 2009. URL consultato il 6 settembre 2012.
  12. ^ Carlo Sabatini non è più l'allenatore del Calcio Padova in padovacalcio.it, 8 febbraio 2010. URL consultato il 10 aprile 2011.
  13. ^ Di Costanzo è il nuovo allenatore del Calcio Padova in padovacalcio.it, 9 febbraio 2010. URL consultato il 10 aprile 2011.
  14. ^ Triestina-Padova 0-3: incubo alabardato, i patavini restano in Serie B! in goal.com, 12 giugno 2010.
  15. ^ Padova calcio via al nuovo corso: addio Foschi, arriva Salvatori in PadovaOggi, 7 giugno 2012.
  16. ^ Nuovo corso a Padova: è ufficialmente Fulvio Pea, ex-Sassuolo, il nuovo allenatore in goal.com, 10 giugno 2012.
  17. ^ Provvedimenti della Corte di Giustizia Federale del 6 luglio 2012, a pag. 9 del documento PDF sul sito della FIGC
  18. ^ Sollevato dall'incarico mister Franco Colomba, da domani panchina affidata a Fulvio Pea, padovacalcio.it, 20 marzo 2013.
  19. ^ "Comunicato Ufficiale: sollevato dall'incarico Dario Marcolin, guida tecnica affidata a Bortolo Mutti", padovacalcio.it, 28 agosto 2013. URL consultato il 28 agosto 2013.
  20. ^ "Comunicato Ufficiale", padovacalcio.it, 15 gennaio 2014. URL consultato il 15 gennaio 2014.
  21. ^ "Cestaro esce di scena: 'Un abbraccio ai tifosi'", tgbiancoscudato.it, 31 dicembre 2013. URL consultato il 2 gennaio 2014.
  22. ^ Interrotto il rapporto di collaborazione con mister Mutti, padovacalcio.it, 2 febbraio 2014. URL consultato il 2 febbraio 2014.
  23. ^ Michele Serena è il nuovo allenatore del Calcio Padova, padovacalcio.it, 2 febbraio 2014. URL consultato il 2 febbraio 2014.
  24. ^ Almanacco illustrato del calcio 1968 pag.217.
  25. ^ Almanacco illustrato del calcio 1978 pag.291.
  26. ^ È finito l'anno del Centenario, ecco il logo rinnovato in padovacalcio.it, 1º luglio 2010. URL consultato il 10 aprile 2011.
  27. ^ Nuovo logo, tifosi divisi: vota il nostro sondaggio in tgpadova.it, 6 luglio 2010. URL consultato il 10 aprile 2011.
  28. ^ Il Padova torna al tradizionale scudo con le nuove maglie Joma in passionemaglie.it, 1º luglio 2011. URL consultato il 2 febbraio 2012.
  29. ^ Pino Lazzaro, Nella fossa dei leoni. Lo stadio Appiani di Padova nei ricordi di tanti ex calciatori biancoscudati, Ediciclo, 2002
  30. ^ Consiglio di amministrazione, Calcio Padova 1910. URL consultato l'11 luglio 2013.
  31. ^ Foto Padova Campione d'italia Juniores 1960
  32. ^ Il Padova (come altre squadre italiane) faceva parte della rappresentativa italiana. Questo trofeo venne giocato tra squadre italiane (selezione italiana) e squadre francesi (selezione francese) e fu vinto dalla selezione italiana della quale il Padova faceva parte. Di conseguenza il Trofeo è stato assegnato alla Federazione Italiana Giuoco Calcio.
  33. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s Non solo Palermo: amicizie e gemellaggi nella storia del tifo biancoscudato
  34. ^ Donne manager nei club e tifose allo stadio: partite da vincere
  35. ^ a b UltrasACP1910
  36. ^ a b c d e f g h i j k l m Tifonet
  37. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x Tifoserie venete
  38. ^ tifonet.it
  39. ^ a b c d e f g h i j k l Nemici
  40. ^ Squadra, Calcio Padova 1910. URL consultato il 10 aprile 2011.
  41. ^ Staff Tecnico, Calcio Padova 1910. URL consultato il 10 aprile 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pino Lazzaro, Nella fossa dei leoni. Lo stadio Appiani di Padova nel ricordo e nei ricordi dei tanti ex giocatori biancoscudati - Ediciclo, 2003
  • Il Calcio Veneto. Venezia, Treviso, Padova, Vicenza, Verona, Rovigo, Belluno - di Gianni Brera, Neri Pozza editore, Vicenza 1997, 180 pagg.
  • Fantino Cocco, 77 volte Padova, 1910-1987, Edizioni Pragmark, Padova 1987.
  • "Storia fotografica del calcio italiano" di Lino Cascioli, edizioni Newton, 1982
  • Documenti storici sul gioco del calcio dalle origini all'antichità al Medio evo ai 50 anni di vita dell'A.C. Padova 1910-1960 di Angelo Gardellin, Tipografia STEDIV, 1960
  • Guida del calcio padovano nuovo almanacco del calcio veneto 1 di Gianadolfo Trivellato, 1986
  • Quartostadio il Calcio Padova giorno dopo giorno di Fantino Cocco e Paolo Donà, Eurograf, 1992
  • Calcio Padova 1910 - 2010, a cura di Toni Grossi, 2009, Finegil editoriale.
  • Biancoscudo, cent'anni di Calcio Padova, a cura di Massimo Candotti e Carlo Della Mea (contributi di Paolo Donà, Gabriele Fusar Poli, Andrea Pistore, Marco Lorenzi e Massimo Zilio), EditVallardi 2009.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]