Cagliari Calcio

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Cagliari Calcio
Calcio Football pictogram.svg
Cagliaricalciostemma.png
Casteddu, Rossoblu, Sardi
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
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Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali 600px Rosso Blu coi 4 mori.png Rosso - Blu
Simboli Quattro mori
Inno Cagliari nel nostro cuore
Sikitikis.
Dati societari
Città Cagliari
Paese Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Serie A
Fondazione 1920
Rifondazione 1935
Proprietario Fluorsid Group
Presidente Italia Tommaso Giulini
Allenatore Rep. Ceca Zdeněk Zeman
Stadio Sant'Elia
(14.827 posti)
Sito web www.cagliaricalcio.net
Palmarès
Scudetto.svg
Scudetti 1
Titoli nazionali 1 campionato di Serie C
Trofei nazionali 1 Coppe Italia Serie C/Lega Pro
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce

Il Cagliari Calcio è una società calcistica italiana con sede nella città di Cagliari, in Sardegna. Fu fondata nel 1920 e dalla stagione 2004-2005 milita stabilmente in Serie A, dopo esserci arrivata per la prima volta nel 1964.

Ha vinto, prima squadra del Mezzogiorno, il campionato italiano di Serie A nel 1969-70[1] dopo aver raggiunto la seconda posizione nella stagione 1968-69.[2] Ha raggiunto il 2º posto nelle finali con "torneo all'italiana" della Coppa Italia 1968-69,[3] ed ha vinto la Coppa Italia Serie C nella stagione 1988-89.[4] In campo europeo ha raggiunto gli ottavi di finale della Coppa dei Campioni (edizione 1970-71)[5] ed è stato semifinalista della Coppa UEFA 1993-94.[6]

Il club è iscritto per la 35ª volta al campionato nella massima serie, risultando così la seconda formazione del Mezzogiorno d'Italia, dopo il Napoli, per numero di partecipazioni in Serie A. Inoltre il Cagliari è al 14º posto su 63 squadre nella classifica perpetua della Serie A.

Il giocatore simbolo del club, Gigi Riva, è tuttora il miglior marcatore della Nazionale italiana di calcio con 35 reti in 42 partite,[7] ed è stato per tre volte capocannoniere della Serie A.[8]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Una delle prime formazioni del Cagliari.

La prima partita riportata dalle cronache venne disputata nel 1902 tra un gruppo di studenti cagliaritani e una squadra di marinai genovesi, approdati in città a bordo di una nave a vapore. Teatro della sfida fu la piazza d'armi, allagata a causa di un acquazzone. Si giocò con un pallone di cuoio, più o meno sferico, utilizzando gli alberi come porte di gioco. Vinsero i liguri perché più forti e più abili.[9] Quasi otto anni dopo quel primo match, una compagine isolana, la Società Ginnastica Amsicora, si recò a Torino per giocare un torneo contro le esperte squadre del continente, riuscendo a rimediare solo pesanti sconfitte, tuttavia quella esperienza gettò le basi per la creazione di un club calcistico cagliaritano. Il 30 maggio 1920 il chirurgo Gaetano Fichera fondò il Cagliari Football Club. La prima gara della storia del sodalizio cagliaritano è datata 8 settembre del 1920, quando sul campo dello Stallaggio Meloni i cagliaritani (i cui colori ufficiali erano nerazzurri) affrontarono la Torres. La partita terminò col punteggio di 5-2 per il Cagliari con una tripletta di Alberto Figari, detto "Cocchino". Il neonato club successivamente prese parte al “Torneo Sardegna”. Le avversarie furono nuovamente la Torres di Sassari, l’Ilva Maddalena e un'altra compagine del capoluogo, l'Eleonora d’Arborea. Il Cagliari, sotto la guida dell'allenatore-giocatore Giorgio Mereu, si impose vittoriosamente sulle altre compagini. Mereu, di professione avvocato, divenne successivamente il nuovo presidente del Cagliari succedendo a Fichera. Nel 1922 lo Stallaggio Meloni venne ampliato con l'aggiunta di una nuova tribuna, necessaria a accogliere un pubblico sempre più numeroso e partecipe. Nel 1926 il Cagliari indossò per la prima volta la divisa con i colori rosso e blu.[10]

Nella seconda metà degli anni venti, dopo una lunga crisi finanziaria, la società venne riorganizzata dall'allora podestà della città Vittorio Tredici e dall'avvocato Carlo Costa Marras. In seguito si decise di acquistare calciatori non isolani, provenienti dal resto d'Italia. Nel 1927 la guida della squadra venne affidata all'allenatore ungherese Robert Winkler, il quale si disimpegnava anche come portiere o centrocampista.

La formazione rossoblu che ottenne la prima promozione in Serie B, nel campionato 1930-1931.

Il primo torneo ufficiale a cui il Cagliari si iscrisse fu la Divisione Meridionale, nel girone laziale-umbro. La squadra raggiunse le finali, ma perse contro Lecce, Palermo e Foggia.[10] Dopo il 5º posto del 1930, arrivò dall'Ungheria l'allenatore Ernest "Egri" Erbstein, e con lui in panchina il Cagliari vinse il girone F di Prima Divisione e poté così accedere per la prima volta al campionato di Serie B.

« La promozione in Serie B , da lungo tempo inseguita, arriva a conclusione della doppia finale con la Salernitana. Nella città campana, i cagliaritani pareggiano per 1-1. Il ritorno è il 31 maggio 1931, nello straripante stadio di via Pola, con migliaia di tifosi giunti da tutta l'isola. La partita inizia male. Segna la Salernitana, che riesce a controllare senza affanni il gioco per tutto il primo tempo. Quando ormai sembra che ogni sogno debba svanire, ecco sul finire dell'incontro la reazione vincente: prima pareggia il terzino Puligheddu, uno dei "veterani", con un gran tiro da trenta metri; poi mette a segno il goal della vittoria il centravanti Filippi. Cagliari è in festa, cortei di tifosi invadono la città per l'intera settimana. »
(L'Unione Sarda.[11])

A causa, però, della mancanza di risorse finanziarie, la società fu obbligata a cedere i suoi pezzi migliori, tra cui proprio Erbstein. L'anno successivo venne eletto presidente Aldo Pacca, ma arrivò il fallimento societario: nel 1935, nonostante il 9º posto ottenuto sul campo, il Club Sportivo Cagliari si sciolse, travolto dai debiti. Dalle sue ceneri nacque l'Unione Sportiva Cagliari, che raccolse l'eredità sportiva della vecchia società, ripartendo dal campionato sardo di Seconda Divisione.[12] Nel 1937 il giovane club si iscrisse al campionato di Serie C, sfiorando per poco la retrocessione. Nel 1938, l'allora presidente Mario Benditelli richiamò alla guida della squadra Winkler, che classificò i rossoblu al 5º posto. Nel 1939, dopo il secondo addio di Winkler, la squadra si piazzò al 6º posto grazie al centrocampista Mariolino Congiu, che svolse il ruolo di giocatore-allenatore, prima che la seconda guerra mondiale fermasse i campionati di calcio. L'attività proseguì con tornei a carattere regionale. Nel frattempo Banditelli abbandonò la società.[13]

Il dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Il Cagliari della prima promozione in Serie A.

I rossoblu ripresero a giocare nel 1945 in Prima Divisione Regionale, mentre nel 1947 la squadra venne ammessa in Serie B terminando il campionato all'ultimo posto. La squadra venne quindi iscritta alla Serie C e venduta a Domenico Loi che avviò un progetto di rinascita. Nel 1952 grazie ai gol di Livio Gennari, Roberto Serone e Erminio Bercarich il Cagliari riuscì ad ottenere la promozione in Serie B. In quello stesso anno i sardi abbandonarono il vecchio campo di via Pola ritenuto inadeguato e si trasferirono nel nuovo stadio Amsicora.[14]

La scalata alla Serie A[modifica | modifica sorgente]

Nel primo anno in Serie B la squadra si qualificò sesta, non rendendo pienamente giustizia alle proprie possibilità. L'anno successivo i rossoblu finendo secondi in campionato, disputarono gli spareggi per la promozione in serie A, perdendo per 2-0 contro la Pro Patria. La metà degli anni cinquanta furono caratterizzati da una girandola di presidenti e allenatori, tra quest'ultimi spicca la presenza di uno dei più forti giocatori italiani di tutti i tempi, Silvio Piola. In quel periodo il Cagliari si piazzò spesso a ridosso della zona promozione. Nel 1960 il Cagliari retrocedette in Serie C.[14] L'anno successivo la squadra sotto la guida dell'allenatore Rigotti sfiorò con il secondo posto la riconquista della Serie B. Ma fu con l'avvento in panchina dell'ex terzino milanista Arturo Silvestri, detto Sandokan, che il Cagliari riuscì a ottenere la promozione in Serie B, classificandosi primo davanti all'Anconitana. Nella prima stagione tra i cadetti, i sardi terminarono il campionato all'undicesimo posto. L'anno successivo la società sarda aggiunse alcuni importanti tasselli, il maggiore dei quali, Gigi Riva, si rivelerà il più grande colpo di mercato della storia del club isolano.

Gigi Riva o Rombo di Tuono, come verrà più tardi soprannominato da Gianni Brera, diventerà il giocatore più rappresentativo del Cagliari. Acquistato per 37 milioni di lire dalla società sarda (che riuscì ad avere la meglio sul Bologna), Riva trovò nel club sardo l'ambiente ideale per maturare calcisticamente, lontano dagli effetti distorti della popolarità, trovando inoltre "una squadra ambiziosa".[15] Grazie ad una squadra così rafforzata il Cagliari riuscì a conquistare per la prima volta la promozione in Serie A, classificandosi secondo, dietro il Varese e davanti al Foggia.[16]

Le prime stagioni in Serie A e la scalata verso lo scudetto[modifica | modifica sorgente]

Nel Cagliari 1964-1965 che disputò il suo primo campionato di Serie A giocavano giocatori come il difensore Mario Martiradonna, i centrocampisti Pierluigi Cera, Ricciotti Greatti, Nené e l'attaccante Gigi Riva.

Gigi Riva, simbolo del Cagliari a cavallo degli anni sessanta e settanta, con indosso l'iconica divisa bianca che contraddistinse lo scudetto del 1969-1970.

Nella prima metà della stagione il Cagliari giocò malissimo ed al termine del girone d'andata era ultimo in classifica con soli 9 punti. Poi nel girone di ritorno si riprese, rimontò e arrivò alla fine sesto in classifica con 34 punti.[16] Nella stagione 1965-1966, l'ultima dell'allenatore Silvestri, il Cagliari finì undicesimo. In quel periodo giocatori come Riva e Rizzo entrarono nel giro della Nazionale azzurra. In particolare i goal realizzati da Riva indussero l'allora C.T. della Nazionale Edmondo Fabbri a convocare l'ala sinistra, facendola esordire, ventenne, il 27 giugno 1965. Nella stagione seguente, i rossoblu sotto la guida di Manlio Scopigno, dopo una prima parte del campionato trascorsa nelle prime tre posizioni in classifica, finirono sesti a quota 40 punti e Riva, segnando 18 reti, vinse il suo primo titolo di capocannoniere della Serie A. In quel campionato il Cagliari risultò la squadra con meno reti al passivo. Il 1967 segnò una svolta per la squadra sarda; essa cominciò, infatti, a prefissarsi degli obiettivi sempre più ambiziosi. Tuttavia, il Cagliari rischiò di perdere il suo talento più rappresentativo: Luigi Riva. I costi della Serie A diventavano sempre più insostenibili per la squadra. Necessitato a dover far quadrare i bilanci, il presidente Enrico Rocca, fu costretto a mettere in vendita Riva. Ci fu l'interessamento del Napoli. La contrarietà della tifoseria portò Rocca a trasformare l'Unione Sportiva Cagliari in una Spa. I tifosi avrebbero dovuto sottoscrivere le azioni del valore di 10 mila lire l'una, creando un capitale di almeno 80 milioni di vecchie lire che avrebbero "salvato" così il Cagliari e Riva. Questo fu il racconto dello stesso Riva:

« La risposta dei tifosi fu molto tiepida, per non dire scoraggiante. Alla vigilia della chiusura erano stati raccolti dalle casse del Banco di Sardegna, delegato ad effettuare l'operazione, appena 17 milioni. Dopo Scopigno anche Riva sembrava destinato a lasciare il Cagliari. Ma all'ultimo giorno utile, qualche ora prima della chiusura degli sportelli, quattro persone versarono centocinquanta milioni e divennero praticamente i padroni del Cagliari, con la maggioranza assoluta del pacchetto azionario.[17] »

Dalle prime indiscrezioni emerse si seppe che dietro la sottoscrizione si celava la Saras, industria petrolifera della famiglia Moratti, che a sua volta risultava proprietaria dell'Internazionale di Milano. Seguirono delle polemiche, in parte ridimensionate con la comunicazione ufficiale del coinvolgimento della Saras nell'operazione, ma con la partecipazione di altre industrie sarde come la Sir di Porto Torres, la Cartiera di Arbatax, la Tessili Beretta di Villacidro e la Petrolchimica Macchiareddu di Assemini; queste cinque imprese si impegnarono a versare un contributo annuale per la gestione economica della società.[18] Nel 1967-68, venne chiamato ad allenare il Cagliari Ettore Puricelli e la squadra si piazzò nona. Fu con il ritorno di Scopigno che il Cagliari poté compiere il definitivo balzo nell'alta classifica. Venne ceduto Rizzo alla Fiorentina in cambio del portiere Enrico Albertosi e del centrocampista Mario Brugnera. Nella stagione 1968-1969 l'undici rossoblu lottò fino alla fine per lo scudetto insieme a Fiorentina e Milan. La Fiorentina vinse poi il campionato e i sardi si piazzarono al secondo posto. In tutto i Rossoblù totalizzarono 41 punti vincendo 14 gare, pareggiandone 13, e perdendone 3. Con 18 reti al passivo risultò la seconda difesa del campionato. Riva vinse la classifica marcatori segnando 20 reti. In totale furono 41 le reti realizzate. Terminato il campionato il Cagliari maturò la necessità di ulteriori rinforzi e in cambio della cessione di Roberto Boninsegna ottenne Angelo Domenghini, Cesare Poli e Sergio Gori.[19]

Cagliari campione d'Italia

CagliariCalcio69-70.jpg


Una formazione del Cagliari 1969-1970.



Scudetto.svg
Serie A, 28ª giornata.
Cagliari, 12 aprile 1970, stadio Amsicora.


600px Rosso Blu coi 4 mori.png Cagliari – Bari 600px Bianco e Rosso (Bordato) con gallo.png
2 – 0


  • Cagliari: Albertosi, Martiradonna, Mancini, Cera, Niccolai, Poli, Domenghini, Nenè, Gori, Brugnera, Riva.
  • Allenatore: Manlio Scopigno.

  • Bari: Spalazzi, Roseto, Zuckowski, Diomedi (dal 61’ D’ Addosio), Spimi, Muccini, Canè, Fara, Spadetto, Colautti, Pienti.
  • Allenatore: Carlo Matteucci.

  • Arbitro: De Robbio.
  • Marcatori: Gol 39’ Riva, Gol 88’ Gori.
  • Spettatori: 30 000 circa.

La stagione successiva, nel 1969-1970, il Cagliari vinse il suo primo e fin qui unico titolo nazionale, sotto la guida dell'allenatore "filosofo" Manlio Scopigno. I sardi balzarono al primo posto nella sesta giornata di campionato grazie alla vittoria sui campioni d'Italia a Firenze per 1-0, rimarnendo in testa fino alla fine del torneo benché incalzati dalla Juventus; furono infatti i torinesi gli antagonisti principali della squadra isolana in quell'annata. Si ricordano in particolare le partite contro il Vicenza, vinta dal Cagliari con una rete di Riva in rovesciata, e lo scontro diretto avvenuto al Comunale di Torino sotto la direzione dell'arbitro Concetto Lo Bello, dove i bianconeri passarono per due volte in vantaggio, prima con l'autorete di Niccolai e poi con il rigore realizzato da Anastasi. Alle reti juventine rispose Riva realizzando il primo pareggio con un colpo di testa e il secondo goal finalizzando un rigore concesso da Lo Bello. Il pareggio permise alla compagine di Scopigno di poter mantenere inalterato il distacco con la Juventus.

Il 12 aprile 1970, il Cagliari batté il Bari per 2-0 (reti di Riva e di Sergio Gori) all'Amsicora, mentre la Juventus risultò sconfitta in casa della Lazio, acquisendo la certezza matematica del tricolore con due giornate di anticipo. L'ultima partita di quel campionato si giocò in casa del Torino, dove i neo campioni si imposero sui granata per 4-0. I sardi terminarono il campionato a 45 punti, davanti all'Inter e alla Juventus. In tutto i Rossoblù vinsero 17 gare, pareggiandone 11, mentre furono solo due le partite perse (con il Palermo e con l'Inter, entrambe per 1-0). 42 furono le reti complessive (secondo migliore attacco del torneo). Con 11 gol subiti (record fino ad oggi imbattuto per i tornei a 16 squadre) risultò la miglior difesa della Serie A e stabilì inoltre il record della migliore differenza reti (+31). Nella Coppa delle Fiere, il cammino del Cagliari fu meno fortunato. Dopo aver superato i trentaduesimi di finale contro i greci dell'Aris, pareggiando in terra ellenica ma vincendo 3-0 a Cagliari, i rossoblu vennero eliminati nei sedicesimi di finale dai tedesco-orientali del Carl Zeiss Jena, i quali vinsero 2-0 in casa e 1-0 a Cagliari.

In campionato Riva si aggiudicò per la terza volta il titolo di capocannoniere del torneo. Calciatori come Albertosi, Cera, Domenghini, Gori, Niccolai e Riva furono poi convocati ai mondiali del 1970 raggiungendone la finale.[1] Tuttora lo scudetto del Cagliari è il più "meridionale" nella storia del massimo Campionato Italiano di Calcio, nonché l'unico vinto da una squadra isolana. Il campionato 1970-71 inizia nello stesso modo del precedente. Il Cagliari grazie alle vittorie all'Olimpico sulla Lazio per 4-2 e a San Siro sull'Inter per 3-1 dopo quattro giornate è già in testa alla classifica, ma l'infortunio riportato da Gigi Riva durante Austria-Italia 1-2 del 31 ottobre 1970, dove il terzino Hof gli fratturò tibia e perone, condizionò negativamente la stagione dei campioni d'Italia.

I rossoblu senza il loro giocatore più importante terminarono il torneo al 7º posto e anche l'avventura in Coppa dei Campioni fu compromessa dall'assenza di Rombo di Tuono: con lui in campo il Cagliari eliminò al primo turno i campioni di Francia del Saint-Étienne (3-0 a Cagliari, 0-1 in Francia) e superò nell'andata degli Ottavi di finale i campioni di Spagna dell'Atlético Madrid 2-1 per poi venire eliminato (il 4 novembre 1970, prima partita senza Riva) con un perentorio 3-0 nella gara di ritorno al Vicente Calderón.[20][21]

Nella stagione 1971-1972 il Cagliari, trascinato dalle 21 reti di un Riva tornato alla sua forma ottimale chiuse il campionato al quarto posto, a quattro lunghezze dalla Juventus campione d'Italia, totalizzando 39 punti. Il piazzamento consentì l'accesso alla Coppa UEFA 1972-1973, dalla quale i rossoblu vennero eliminati al primo turno dall'Olympiakos.[20] Nonostante il bis-tricolore sfiorato, a fine stagione Scopigno non venne confermato e fu chiamato al suo posto l'ex CT azzurro Edmondo Fabbri. Fu l'inizio del declino. La squadra non riuscì più a ripetere le prestazioni degli anni precedenti, rimanendo lontana dalla zona scudetto, e terminando il campionato all'ottavo posto. Negli anni successivi, sulla panchina del Cagliari si alternarono con esiti non sempre positivi molti allenatori, fra i quali Beppe Chiappella, Luigi Radice, e l'ex nerazzurro Luis Suárez. L'irreversibile decadenza dei sardi culminò con la retrocessione in Serie B nel 1976, anno in cui Gigi Riva fu costretto al definitivo ritiro dal calcio giocato in seguito ad un ulteriore grave infortunio durante la gara interna con il Milan alla 15ª giornata, vinta dai rossoneri per 3-1.[20]

Il declino[modifica | modifica sorgente]

L'allenatore Claudio Ranieri, dalla C1 alla Serie A col club sardo.

Dopo la retrocessione il Cagliari, la stagione successiva, sotto la guida di Toneatto, si piazzò quarto in campionato, ma perdette uno spareggio promozione a tre per due posti. Cagliari-Pescara 0-0 (a Terni), Atalanta-Cagliari 2-1 (a Genova), Pescara-Atalanta 0-0 (a Bologna).

In quella stagione la Luigi Piras forma con Pietro Paolo Virdis il duo d’attacco più forte della serie B. Nel campionato 1976-1977 segneranno complessivamente ventotto reti. Ritornò in Serie A nel 1979 insieme all'Udinese che lo precedette e Pescara che si classificò alle sue spalle dopo aver vinto lo spareggio col Monza a Bologna. Grazie a calciatori quali Franco Selvaggi, Luigi Piras, Oreste Lamagni, Mario Brugnera e Alberto Marchetti il Cagliari restò altri quattro anni in A, ottenendo un eccellente nono posto nel campionato d'esordio 1979-1980 ed un brillante sesto posto nel 1980-1981, cui tuttavia seguirono 2 mediocri tornei coincidenti con la gestione societaria di Alvaro Amarugi, culminati con la sfortunata retrocessione del 1983, quando la squadra guidata da Gustavo Giagnoni precipitò in serie B con ben 26 punti all'ultima giornata, al termine dello spareggio di Ascoli perso per 2-0. Seguì una anonima stagione fra i cadetti. Nel 1984 la società venne rilevata dall'ambizioso imprenditore edile Fausto Moi, ma i risultati sportivi furono comunque deludenti: nel 1984-85 la compagine sarda, dopo un inizio disastroso (caratterizato da ben 5 sconfitte di fila e dall'esonero del tecnico Fernando Veneranda, sostituito da Renzo Ulivieri), retrocesse perfino in serie C1 (ancora all'ultima giornata, stavolta nella gara spareggio pareggiata al Sant'Elia per 0-0 col Catania), venendo tuttavia rispescata in luogo del Padova (declassato d'ufficio per illecito sportivo); nel 1985-86 il parco giocatori fu profondamente rinnovato allo scopo di tentare il ritorno in serie A, ciò nonostante la stagione fu ancora deludente, con la squadra che riuscì a salvarsi solo all'ultima giornata grazie al lavoro sapiente del tecnico Gustavo Giagnoni (subentrato all'esonerato Ulivieri in avvio del girone di andata), e la società portata sull'orlo del fallimento dalla disastrosa conduzione di Moi; nel 1986-87, infine, dopo essere riuscita ad iscriversi in extremis, la società venne penalizzata di 5 punti per il suo coinvolgimento nel calcioscommesse, un pesante gap che la squadra non riuscì a colmare, finendo col retrocedere in serie C1.

La rinascita e l'era Cellino[modifica | modifica sorgente]

Una formazione del Cagliari nella stagione 1992-1993, capace di raggiungere la qualificazione europea in Coppa UEFA.

Il Cagliari, appena acquistato dagli Orrù, trascorse in Serie C1 due stagioni, la prima delle quali vide la squadra sarda, ricostruita precipitosamente per via del rischio incombente di fallimento, evitare per un punto la retrocessione in Serie C2 sotto la conduzione del rientrante Mario Tiddia (subentrato a campionato in corso ad Enzo Robotti). Nel 1988-89, con l'avvento in panchina di un tecnico emergente qual'era all'epoca Claudio Ranieri, la squadra venne ringiovanita (degni di nota i prestiti della Roma di Fabrizio Provitali, Marco Pacioni e Massimiliano Cappioli), riuscendo a conquistare il ritorno nella serie cadetta classificandosi prima davanti al Foggia con 45 punti. Nello stesso anno i sardi vinsero la Coppa Italia di Serie C, battendo nella doppia finale la SPAL per 3-0 a Ferrara e 2-1 a Cagliari. Nella stagione di Serie B 1989-90 il Cagliari, ancora imperniato su svariati giovani emergenti (fra cui rammentiano Alfonso Greco, Pasquale Rocco e Raffaele Paolino, oltrechè Aldo Firicano e Maurizio Poli), con 47 punti riuscì sorprendentemente a ripetersi, ottenenendo la promozione in Serie A sulle ali dell'entusiasmo e di un gioco collaudato quanto divertente, .[22]

Per rafforzarsi in vista della massima divisione il Cagliari acquisì ottimi elementi che si riveleranno fondamentali, tra i quali il regista Gianfranco Matteoli e il trio uruguayano composto dal fantasista Enzo Francescoli, l'attaccante Daniel Fonseca e il mediano José Oscar Herrera. Al ritorno nella massima serie seguirono due campionati conclusi con una sofferta salvezza, ma nella stagione 1992-1993 il Cagliari, acquistato da Massimo Cellino e allenato da Carlo Mazzone, grazie soprattutto alle giocate di Francescoli, si piazzò sesto in campionato con 37 punti e riuscì a qualificarsi alla Coppa UEFA,[23] che l'anno successivo vide gli isolani guidati dal tecnico Bruno Giorgi autori di una memorabile cavalcata. I sardi arrivarono agli ultimi atti del torneo dopo aver eliminato i rumeni della Dinamo Bucarest, i turchi del Trabzonspor Kulübü e i belgi K.V. Mechelen. Ai quarti il Cagliari riuscì nell'impresa di eliminare la Juventus vincendo a Torino 2-1 e a Cagliari per 1-0, qualificandosi alle semifinali. La squadra sfidante risultò un'altra italiana, l'Inter, con la quale i rossoblu vinsero in casa per 3-2 e persero nella gara di ritorno a Milano per 3-0.[24][25] In campionato i sardi si piazzarono dodicesimi, precedendo di un punto in classifica proprio l'Inter. Uomini-simbolo di quel periodo oltre al già citato Matteoli furono il belga-brasiliano Luís Oliveira (capocannoniere del Cagliari in Europa con 4 goal) e il panamense Julio César Dely Valdés.

Luís Oliveira, uno dei principali protagonisti rossoblu durante gli anni novanta.

Nel 1994-95 i sardi, sotto la guida di Óscar Washington Tabárez, giunsero noni, sfiorando per tre punti una nuova qualificazione alle coppe europee. Tra i protagonisti di quel campionato risultò Roberto Muzzi, autore di 12 marcature. Nel 1996-97 il Cagliari nonostante i 10 goal stagionali di Muzzi e i 12 di Tovalieri, retrocedette di nuovo in Serie B dopo aver perso lo spareggio con il Piacenza (1-3) a Napoli. L'anno successivo, il Cagliari, grazie anche alle 17 reti di Muzzi, ritornò immediatamente in Serie A insieme a Salernitana e Venezia che lo precedettero e davanti al Perugia. Nella stagione 1998-99 ottenne la salvezza nelle ultime giornate, dando però spettacolo nelle gare interne sotto la guida di Giampiero Ventura, trascinata dalle 16 reti di Muzzi, dalle giocate di Fabian O'Neill e di Gaetano Vasari. Al termine della stagione 1999-00 la squadra retrocedette ancora una volta in Serie B sotto la guida di Renzo Ulivieri.[24]

Anni duemila[modifica | modifica sorgente]

Il Cagliari trascorse le successive quattro stagioni in Serie B senza riuscire a ottenere la promozione nella massima serie. Nel 2003-04 i rossoblu, condotti dal fuoriclasse Gianfranco Zola, furono promossi in Serie A, sotto la guida tecnica di Gianpiero Ventura (esonerato) e Edoardo Reja; le reti di David Suazo e di Mauro Esposito contribuirono al tanto atteso ritorno nella massima serie. Importanti furono gli innesti di giocatori come Alessandro Agostini e Roberto Maltagliati. Il Cagliari finì il campionato a pari punti con la capolista Palermo (ma risultò al secondo posto per la peggiore differenza reti) Nella stagione successiva il Cagliari riuscì a ottenere la salvezza classificandosi dodicesimo, grazie all'apporto del tridente Zola-Suazo-Esposito e con l'apporto decisivo dell'attaccante Antonio Langella.[26][27]

La stagione 2005-2006, preceduta dal ritiro di Zola, iniziò nel peggior modo possibile per il Cagliari, che cambiò allenatore per tre volte (nell'ordine: Tesser, Arrigoni, Ballardini) prima di affidarsi a Nedo Sonetti: il navigato tecnico toscano riuscì a salvare la squadra dalla retrocessione, anche grazie ai 22 gol dell'attaccante honduregno David Suazo.[26][28]

L'ennesimo avvicendamento in panchina, con il licenziamento del promettente tecnico Marco Giampaolo, ha caratterizzato la prima parte della stagione 2006-2007.[29] Dopo aver silurato il giovane tecnico abruzzese, il presidente Massimo Cellino si affidò a Franco Colomba,[30] salvo tornare sui propri passi due mesi più tardi, richiamando alla conduzione tecnica della squadra Giampaolo.[31] Grazie alla vittoria ottenuta alla penultima giornata, contro la Roma allo Stadio Sant'Elia, la squadra rossoblu, complici inaspettati risultati pervenuti dagli altri campi, riuscì a confermare la sua permanenza in Serie A con una giornata di anticipo.[26]

Gianfranco Zola, protagonista della promozione in Serie A nel 2004.

Per la stagione 2007-2008 la rosa viene ridisegnata puntando su un gruppo di giocatori giovani, adatti al 4-4-2 utilizzato dal tecnico Marco Giampaolo. L'inizio è promettente, ma di lì a poco la squadra perde il ritmo e a farne le spese è Giampaolo, esonerato il 12 novembre 2007.[32] Al suo posto viene chiamato Nedo Sonetti, che però non riesce ad ottenere i risultati sperati venendo destituito a sua volta dall'incarico il 19 dicembre. Viene richiamato Giampaolo, ancora sotto contratto, che però rifiuta subito rescindendo il contratto con la società isolana. Il 20 dicembre Sonetti è ancora sulla panchina del Cagliari ma dopo la sconfitta per 5-1 contro la Fiorentina viene definitivamente sollevato dall'incarico.[26][33]

A sorpresa Massimo Cellino affida nuovamente l'incarico a Davide Ballardini, già ingaggiato ed esonerato nella stagione 2005-2006;[34] nella finestra di mercato Nicola Salerno spinge per l'ingaggio del portiere Marco Storari e dell'attaccante Jeda, mentre fa ritorno dall'Hellas Verona il trequartista Andrea Cossu. L'inizio è negativo (due sconfitte), ma a partire dalla vittoria del 27 gennaio sul Napoli e nei turni seguenti, i rossoblu cominciano a macinare punti proseguendo nella loro rimonta nonostante una penalizzazione di 3 punti (poi ritirata).[35][36] Grazie all'imbattibilità casalinga ed ai successi negli scontri diretti contro Livorno e Empoli, la squadra conquista la salvezza con una giornata di anticipo, vincendo 2-0 sul campo dell'Udinese. La squadra chiuderà al 14º posto, +6 rispetto alla zona retrocessione.[26][37]

Il 28 maggio 2008 Ballardini lascia la squadra, venendo rimpiazzato da Massimiliano Allegri.[38] La stagione 2008-2009 si apre con cinque sconfitte in altrettante gare, ma ciò nonostante i rossoblu riescono a chiudere il girone d'andata con 25 punti e l'undicesima posizione in classifica. Nel girone di ritorno la squadra comincia conquistando subito tre vittorie in tre gare, quelle in trasferta con Lazio e Juventus e quella al Sant'Elia con il Siena; tra metà novembre e tutto gennaio, così, i sardi totalizzano 24 punti in 10 partite, uscendo dalla zona retrocessione e raggiungendo, alla 22ª giornata, il settimo posto in classifica a quota 34 punti, in zona Europa League.[39] Seguono risultati un po' altalenanti, ma alla 33ª il Cagliari è sempre settimo in classifica, insieme al Palermo. Tuttavia, dopo lo scontro diretto del 34º turno, che vede i siciliani imporsi per 5-1, la rincorsa al posto in Europa risulta vana: negli ultimi quattro incontri arrivano quattro punti, e il club termina la stagione al nono posto con 53 punti.[26]

La stagione 2009-2010 comincia in maniera stentata. Dopo appena 1 punto nelle prime 4 partite il Cagliari ritrova la sua forma migliore e inanella diversi risultati positivi: quattro vittorie esterne con Bari, Parma, Lazio e Bologna; le prestigiose vittorie interne con Juventus, Genoa, Atalanta e Sampdoria i due doppi pareggi interni in rimonta contro Napoli (da 0-2 a 3-2 prima del pareggio finale) e Roma (da 0-2 a 2-2). Il girone di ritorno si apre come si è concluso quello di andata, ma dopo 5 risultati utili (con 3 vittorie) su sei partite il Cagliari coglie solo 2 punti in 8 gare che nonostante il superamento della quota 40 punti portano all'esonero di Allegri.[40] La squadra viene affidata al mister della Primavera Giorgio Melis che riesce alla 36ª giornata a raggiungere la salvezza matematica con 3 pareggi consecutivi.[26][41]

Anni duemiladieci: da Cellino a Giulini[modifica | modifica sorgente]

Davide Ballardini, autore dell'insperata salvezza nella stagione 2007-2008.

Il 22 giugno 2010 la società annuncia Pierpaolo Bisoli come nuovo allenatore.[42][43] La stagione 2010–2011 inizia con uno 0-0 a Palermo, seguita dalla vittoria casalinga contro la Roma per 5-1. Dall'8 ottobre 2010 Sandro Angioni ritorna nell'organigramma societario del Cagliari, come responsabile delle relazioni esterne della società rossoblu.[44] Dopo le due sconfitte interne con Napoli (Cagliari-Napoli 0-1) e Genoa (Cagliari-Genoa 0-1), Bisoli viene esonerato dall'incarico e al suo posto Massimo Cellino ingaggia Roberto Donadoni.[45] Il suo esordio sulla panchina rossoblu avviene positivamente, con una vittoria esterna contro il Brescia (Brescia-Cagliari 1-2) nella 13ª giornata del girone di andata; la sua prima vittoria interna invece, arriva nella giornata successiva, allo Stadio Sant'Elia, con la vittoria per 3-2 contro il Lecce. La squadra grazie a ottime prestazioni riesce a raggiungere la salvezza con un mese di anticipo. La stagione si chiude al 14º posto con 45 punti, dopo quattro sconfitte consecutive (con Fiorentina, Catania, Cesena e Milan) e un pareggio nell'ultima giornata di campionato contro il Parma.[26]

A meno di due settimane dall'esordio nella stagione 2011-2012, il presidente Cellino esonera Roberto Donadoni per incomprensioni legate al mercato della società.[46] Al posto dell'ex allenatore azzurro viene ingaggiato Massimo Ficcadenti, reduce dalla salvezza raggiunta a Cesena.[47]

Il Cagliari inizia bene la stagione 2011-2012, con la vittoria alla Roma fuori casa per 1-2 (Il Cagliari non vinceva all'Olimpico da 43 anni) e la seconda vittoria consecutiva al Sant'Elia contro il Novara per 2-1. Dopo aver esonerato anche Massimo Ficcadenti, Cellino affida nuovamente la guida tecnica al romagnolo Davide Ballardini, cavallo di ritorno nell'isola, dopo la grande cavalcata che portò alla salvezza nella stagione 2007-2008.[48] L'anno solare 2012 si apre l'8 gennaio con la bella vittoria per 3-0 ai danni del Genoa. Ad aprile, data l'inagibilità del Sant'Elia, il Cagliari è costretto a giocare le ultime partite casalinghe allo Stadio Nereo Rocco di Trieste.[49] Le prestazioni altalenanti della squadra sotto la guida di Ballardini portano il presidente Cellino ad esonerare il tecnico e riportare nuovamente in panchina Massimo Ficcadenti.[50] Il doppio 3-0 rifilato al Cesena e al Catania, rilancia il Cagliari verso una salvezza più vicina, salvezza concretizzata poi alla 36ª giornata, quando il Lecce pareggia 1-1 con la Juventus. Nonostante un finale di stagione negativo (2 punti nelle ultime 5 partite del campionato), la squadra sarda si salva quindi con due turni di anticipo, chiudendo la stagione al quindicesimo posto.[26]

Il 10 giugno 2014, nel giorno del 23o anniversario[51] dell'insediamento di Massimo Cellino nella società rossoblu, l'imprenditore sanlurese cede il 100% delle azioni della Cagliari Calcio S.p.A. alla Fluorsid Group, società attiva nel settore della chimica industriale. L'imprenditore milanese diventa il nuovo presidente.[52]. Con lui parte un nuovo progetto a medio-lungo termine: sotto il profilo tecnico opta per l'esperto allenatore Zdenek Zeman, che come suo solito punta molto sui giovani (e con i nuovi acquisti i sardi sono la squadra con la media età più bassa di tutta la Serie A 2014-2015), mentre sotto il profilo dirigenziale si punta a risolvere l'annosa questione Sant'Elia, dove dichiara di voler dare al Cagliari e alla città uno stadio entro il centenario nel 2020[53].

Il Cagliari negli Stati Uniti d'America[modifica | modifica sorgente]

1967 (Chicago Mustangs)[modifica | modifica sorgente]

Nell'estate 1967 il Cagliari disputò il campionato statunitense organizzato dalla United Soccer Association: accadde infatti che tale campionato fu disputato da formazioni europee e sudamericane per conto delle franchigie ufficialmente iscritte al campionato, che per ragioni di tempo non avevano potuto allestire le proprie squadre: il Cagliari rappresentò i Chicago Mustangs, e chiuse al terzo posto nella Western Division, con 3 vittorie, 7 pareggi e 2 sconfitte, non qualificandosi per la finale (vinta dai Los Angeles Wolves, rappresentati dai Wolverhampton Wanderers). Roberto Boninsegna, con 10 reti all'attivo, fu il capocannoniere del torneo.[54][55]

Dal 2005 ad oggi (Cagliari Strike Force)[modifica | modifica sorgente]

Dal 2005 il presidente Massimo Cellino prese la residenza a Miami negli USA. Due anni dopo, nel 2007, gli venne in mente di creare una squadra satellite giovanile in grado di scovare giovani talenti nella Florida. Seguendo quindi il modello adottato dall'Ajax, che nel 1999 fondò in Sudafrica l'Ajax Cape Town F.C., acquistò i gialloneri del Miami Strike Force, cambiandogli il nome in Cagliari Strike Force.[56]

Nel periodo iniziale la squadra dei giovani talenti americani fu allenata dall'ex portiere rossoblu Maurizio Franzone. I primi calciatori che si sono messi in mostra agli occhi dei dirigenti sardi arrivarono già l'anno successivo.[57]

Nel 2008 lo statunitense classe '91 Fabrice-Jean Picault fu inserito stabilmente nella rosa della Primavera del Cagliari.[58]

Cronistoria[modifica | modifica sorgente]

Cronistoria del Cagliari Calcio
  • 1920 - Fondazione del Cagliari Football Club da parte del professor Fichera.
  • 1921 - Inizio dell'attività calcistica con la partecipazione a vari "Tornei Sardi".
  • 1922-1923 - Partecipa al primo Campionato Sardo di Terza Divisione.
Nasce una nuova società cagliaritana col nome di Unione Sportiva Italia.
  • 1923 - Green Arrow Up.svg Ammesso al Campionato Sardo di Prima Divisione.
  • 1924 - Dalla fusione fra il Cagliari F.C. e l'Unione Sportiva Italia nasce il Club Sportivo Cagliari, che continua la partecipazione ai Campionati Sardi di Prima Divisione.
  • 1928 - Partecipa al 1º Campionato Federale Sardo. Green Arrow Up.svg Ammesso alla piramide calcistica della FIGC.
  • 1928-1929 - 4º nel girone A del Campionato Meridionale.
  • 1929-1930 - 5º nel girone D Sud della Prima Divisione.

  • 1930-1931 - 1º nel girone F Sud della Prima Divisione. 1º nel girone finale Sud. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie B.
  • 1931-1932 - 13º in Serie B.
  • 1932-1933 - 14º in Serie B.
  • 1933-1934 - 12º nel girone A della Serie B.
  • 1934-1935 - 9º nel girone A della Serie B. Retrocesso per riduzione degli organici.
  • 1935 - Rifondazione a seguito di dissesto finanziario: il Club Sportivo Cagliari si scioglie e nasce una nuova società che ne raccoglie l'eredità sportiva, assume la denominazione di Unione Sportiva Cagliari e parte dalla Seconda Divisione, l'ultima categoria regionale.
  • 1935-1936 - 1º nel campionato di Seconda Divisione Sarda. Green Arrow Up.svg Promosso nel campionato di Prima Divisione.
  • 1936-1937 - 1º nel girone unico della Seconda Divisione XVIII Zona (Sardegna). Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C.
  • 1937-1938 - 13º nel girone E della Serie C.
  • 1938-1939 - 7º nel girone F della Serie C.
  • 1939-1940 - 6º nel girone F della Serie C.

  • 1940-1941 - Red Arrow Down.svg A causa dello scoppio della guerra e delle conseguenti difficoltà nelle trasferte sul continente, abbandona la Serie C.[59]
4º nella 1ª Divisione Sarda, separata dai tornei italiani per cause belliche.
  • 1941-1942 - 6º nel Direttorio XVIII Zona (Sardegna) del campionato di Prima Divisione.
  • 1942-1943 - 5º nel girone unico del campionato di Prima Divisione Sarda.
Il campionato fu sospeso dalle autorità militari il 28 febbraio, V d'andata, a causa dei bombardamenti aerei,[60] e non fu portato a termine.
  • 1943 - L'attività sportiva rimase sospesa nella stagione 1943-44 e ripresa gradualmente a partire dal 29 settembre[61].
  • 1944 - Si ricostruisce la Società, recuperando quasi completamente tutti i giocatori dispersi durante il periodo bellico, iscrivendola ai campionati organizzati dal Comitato Regionale Sardo.
  • 1944-1945 - 1º nel girone A del Campionato Misto Sardo.
  • 1945-1946 - 1º nel girone unico del Campionato Sardo di Prima Divisione.
  • 1946-1947 - 3º nel girone unico del Campionato Sardo di Prima Divisione.
  • 1947 - Il ripristino di sufficienti mezzi di trasporto e di un'adeguata capacità finanziaria permette il ritorno nei tornei italiani. Green Arrow Up.svg La F.I.G.C. riammette d'ufficio la società nella Serie B a gironi plurimi.
  • 1947-1948 - 18º nel girone A della Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C.


Nell'estate del 1967 disputa il campionato statunitense organizzato dalla United Soccer Association rappresentando i Chicago Mustangs; 3º nella Western Division. Non ammesso alla finale.
Ottavi di finale della Coppa Mitropa.
Quarti di finale della Coppa Mitropa.
Fase a gironi della Coppa delle Alpi.
Finalista di Coppa Italia.
Ottavi di finale della Coppa Mitropa.
Sedicesimi di finale di Coppa delle Fiere.

Ottavi di finale di Coppa dei Campioni.
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.

Semifinalista di Coppa Italia.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia di Serie C.

Semifinalista di Coppa UEFA.
Semifinalista di Coppa Italia.

Semifinalista di Coppa Italia.

Colori e simboli[modifica | modifica sorgente]

Colori[modifica | modifica sorgente]

I colori sociali del Cagliari sono il rosso e il blu. Questi colori sono stati utilizzati dalla squadra dal 1927, mentre nelle prime stagioni disputate la formazione sarda scese in campo con un completo nerazzurro.[10] Il rosso e il blu adottati dal Cagliari sono i colori della città, riportati anche nel gonfalone e nella bandiera cittadina.

Prima divisa[modifica | modifica sorgente]

La divisa della stagione 1985-1986, con una grande "C" sul petto.

La maglia del completo di casa del Cagliari è cosiddetta a quarti rossoblù: rossa a destra e blu a sinistra, con le maniche generalmente invertite, ossia rossa a sinistra e blu a destra. Sul dorso i colori sono invertiti. Sul lato sinistro, in corrispondenza del cuore, è presente lo stemma della squadra che per lungo tempo era rappresentato semplicemente da uno scudo bianco con i quattro mori simbolo della Sardegna. La maglia con l'ammodernamento dell'abbigliamento tecnico e con il variare degli sponsor tecnici ha subito dagli anni ottanta delle leggere variazioni che comunque non hanno stravolto la sua struttura classica; tra le poche eccezioni, la divisa realizzata dalla ennerre per il campionato di Serie B 1985-1986, che presentava le maniche completamente bianche ed una grande "C" nel petto sotto il main sponsor.

Negli anni duemila gli sponsor tecnici che si sono succeduti hanno realizzato divise che si discostavano dalla tradizione per la presenza nella maglia di vari inserti bianchi o dorati. Negli ultimi anni lo sponsor tecnico Kappa ha realizzato divise più classiche e tradizionali interamente rossoblù. I pantaloncini sono generalmente blu con inserti rossi e bianchi (raramente bianchi per non generare confusione con squadre avversarie). I calzettoni sono blu con risvolto rosso (solo nel biennio 96/98 a strisce orizzontali rossi e blu).[62][63]

Seconda divisa[modifica | modifica sorgente]

Il Cagliari dell'annata 1982-1983; lo stemma dei quattro mori è sulla manica sinistra invece che, come da tradizione, sopra al cuore.

La maglia del secondo completo del Cagliari è bianca con i risvolti rossi e blu. Anche questa maglia ha risentito molto nel tempo degli sponsor tecnici specialmente nel corso degli ultimi anni con vari inserti sempre di colore rosso-blu. La maglia più celebre è sicuramente quella degli anni settanta: bianca con il collo a laccetti rosso-blu. La casacca in quel periodo fu più utilizzata del primo completo per motivi scaramantici,[64] e per tutto il corso degli anni settanta rimase sempre tale. Nei primi anni ottanta la seconda maglia rimase bianca con degli inserti rossoblù nelle spalle e nelle maniche e presentava la peculiarità di avere lo stemma con i quattro mori nella spalla sinistra.

Negli anni sessanta, periodo della prima promozione in Serie A, e nel biennio 2000-2002 la seconda maglia del Cagliari è stata bianca con banda trasversale rosso-blu. La soluzione è stata ripresa dallo sponsor tecnico Kappa nella stagione 2013-2014.[65] Negli anni cinquanta si sono avute anche divise con banda orizzontale rossoblù, in particolare, la maglia della stagione 1959-60 recava al centro della banda il simbolo dei quattro mori. Pantaloncini e calzettoni sono sempre stati a bordi rosso blu oppure completamente bianchi.

Terza divisa[modifica | modifica sorgente]

Il terzo completo del Cagliari da quando questo è stato introdotto ha subito numerose variazioni a seconda dello sponsor tecnico. Il primo completo che usciva dai canoni del rosso e blu si ritrova nel periodo della gestione di Claudio Ranieri a cavallo tra il 1988 e il 1990, una maglia rossa con banda orizzontale bianca e blu. La maglia rossa (biennio 2003/05 e dal 2008 a oggi) è la più utilizzata dalla società sarda dopo l'introduzione in pianta stabile della terza divisa negli anni novanta, a questa segue il completo azzurro (biennio 1996/98 e stagione 2002-03), il completo arancione (1998/00), il giallo (2000/02), la maglia grigia con pantaloncini rossi e calzettoni grigi (2005/06), la maglia acquamarina con pantaloncini e calzettoni rossi (2006-07), il completo oro (2007-08).[66][67] Nel 2011/2012 con l'avvento dello sponsor tecnico Kappa, oltre il consueto completo rosso, la squadra avrà a disposizione anche un quarto completo di colore blu.

Simboli ufficiali[modifica | modifica sorgente]

Stemma[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bandiera dei quattro mori.
Lo stemma dell'Unione Sportiva Cagliari utilizzato fino al 1971

Lo stemma coi quattro mori è il simbolo del Cagliari sin dalle origini nonché simbolo della Sardegna perlomeno dai tempi del dominio aragonese. Dal 1952 è anche la bandiera ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna, che fino al 1999 era del tutto simile allo stemma del club calcistico. In tale anno fu modificata da una legge regionale, portando la benda sulla fronte e non più sugli occhi dei mori con il viso non più rivolto a sinistra ma a destra, ossia in direzione opposta all'inferitura. Cionostante il gonfalone e lo stemma della Regione Autonoma della Sardegna sono ancora oggi del tutto simili allo stemma del Cagliari Calcio. [68]

Fino alla stagione 1992-1993 nella maglia del Cagliari era presente solamente lo stemma con i quattro mori ma a partire dal campionato 1993-1994 cominciò ad essere riprodotto il logo societario attualmente costituito da un ovale con all'interno uno scudo nel cui interno compaiono centralmente i quattro mori. Tale stemma, senza lo scudo e l'ovale, è stato reintrodotto nella divisa da trasferta a partire dalla stagione 2012-2013 dallo sponsor tecnico Kappa.[69]

Nella stagione 2011-2012 i quattro mori sono apparsi anche nel secondo completo della squadra sarda, in una versione stilizzata e con le teste rivolte a sinistra, appena sotto il main sponsor Sardegna.[70]

Inno[modifica | modifica sorgente]

Il 4 agosto 2014, in occasione della presentazione ufficiale della stagione 2014-2015, evento in sostegno della candidatura della città di Cagliari a Capitale europea della cultura 2019, viene presentato all'Arena Grandi Eventi il nuovo inno ufficiale cantato dai Sikitikis e intitolato Cagliari nel cuore, il quale è cantato sulla musica di Voglio dormire con te, uno dei loro più grandi successi.[71]

Esso va a sostituire il vecchio inno intitolato Voleremo nato da un progetto di Elena Ledda, ispirata dalle sonorità di Andrea Parodi (alla realizzazione parteciparono diversi artisti sardi: le Balentes, i Menhir, Silvano Lobina, Mariangela Ledda e i Blacksoul). Questo fu presentato il 2 settembre 2007 in occasione della gara Cagliari-Juventus ma fu poi scarsamente utilizzato sia prima delle partite dei rossoblù che negli eventi collaterali. Precedentemente all'inno di Elena Ledda il vecchio inno era Cagliari Grande di Mario Fabiani.

Prima di questi, nel periodo della Coppa UEFA 1993-1994 l'inno del Cagliari è stato Sardi nel Mondo scritta da Piero Marras e cantata in collaborazione con altri artisti sardi come i Tazenda. Negli anni settanta l'inno del Cagliari era considerato invece Lo scudetto in Sardegna un canto sardo a chitarra in italiano cantato da Serafino Murru nato inizialmente per festeggiare appunto lo scudetto del 1970.

Strutture[modifica | modifica sorgente]

La prima sede del Cagliari era situata nei pressi del Caffè Torino, in via Roma. Negli anni cinquanta la società si trasferì in Piazza del Carmine, per poi stabilirsi in via Tola. Con l'arrivo di Massimo Cellino, nel 1992, la società fu trasferita in via Bonaria. In seguito passò in via Deffenu e, in un secondo momento, in via Tuveri, prima del definitivo trasloco in viale la Playa. La palazzina che ospita la sede del Cagliari è di due piani in stile liberty. La sede fu acquistata negli anni settanta dalla famiglia Cellino come sede dell'attività molitoria. Dal 1999 ospita solo gli uffici del Cagliari Calcio e il Cagliari Point, dove è possibile acquistare il merchandising e i biglietti per le partite.

Stadio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stadio Amsicora, Stadio Nino Manconi, Stadio Sant'Elia, Stadio Nereo Rocco e Stadio Is Arenas.

Il primo stadio nella storia del Cagliari fu lo Stadio Stallaggio Meloni, nel quale la formazione cagliaritana esordì l'8 settembre 1920 battendo la Torres per 5-2.[10] Nel 1922, in occasione della partecipazione al campionato cittadino viene dotato di una piccola tribuna e di spogliatoi.[10] Nell'ottobre 1924 inizia la costruzione del nuovo Stadio Comunale Via Pola,[10] del quale il Cagliari prende possesso nel 1928. In ricordo del vecchio impianto è stata eretta una targa commemorativa:

« A perenne ricordo delle gesta calcistiche del club sportivo Cagliari che su questo terreno divenuto famoso come Campo di Via Pola – dal 1924 per 25 anni di costante volontà e generoso impegno di giocatori e dirigenti locali – si evolse dai tornei regionali ai successi dei campionati nazionali sino a concludere l'epoca leggendaria con la conquista del mitico scudetto di campione d'Italia. »
(L'associazione ex giocatori rossoblu.[72])

Nel 1951 il Cagliari si trasferisce allo Stadio Amsicora, che prende il nome dal leggendario eroe sardo Ampsicora, protagonista della rivolta del suo popolo contro i romani nel 215 a.C.[73] In questo stadio la squadra rossoblu conquista lo scudetto nel 1969-1970, prima di trasferirsi allo Stadio Sant'Elia.[73] Sotto la supervisione strutturale dell'ingegnere Giorgio Lombardi, il Sant'Elia fu completato nell'estate del 1970. Lo stadio venne inaugurato nel settembre 1970. Il nuovo stadio inizialmente non disponeva di adeguate infrastrutture: le vie d'accesso erano poco adatte alla dimensione della struttura e il parcheggio, in un primo momento, poteva contenere solo duecento autovetture. L'impianto poteva ospitare circa 70 000 persone (compresi gli spettatori in piedi), e costò al Comune di Cagliari poco più di 1,9 miliardi di lire dell'epoca, circa un quarto dei quali coperti dal CONI attraverso un credito sportivo di circa 550 milioni in due tranche. Il 12 settembre 1970, nel primo turno di Coppa Italia, il Cagliari sconfisse la Massese per 4-1 di fronte a poco più di 30 000 spettatori. Quattro giorni più tardi, il 16 settembre 1970, lo stadio vide il suo primo incontro di Coppa dei Campioni, in cui il Cagliari sconfisse 3-0 i francesi del Saint-Étienne davanti a 63 000 spettatori. Dal settembre 2003 al dicembre 2003 il Cagliari ha disputato le sue partite interne allo Stadio Nino Manconi di Tempio Pausania, a seguito dei lavori di adeguamento del Sant'Elia. Dall'aprile all'agosto 2012 il Cagliari ha invece giocato le sue gare casalinghe allo Stadio Nereo Rocco di Trieste, a causa della parziale inagibilità del Sant'Elia e di alcune incomprensioni tra il presidente Cellino e il sindaco di Cagliari Massimo Zedda.[74][75][76]

Lo stadio Sant'Elia negli anni settanta.

Nel 2012 il Cagliari abbandona il Sant'Elia per trasferirsi nell'impianto temporaneo di Is Arenas, nel comune limitrofo di Quartu Sant'Elena,[77] fino a quel momento utilizzato dalle squadre locali del Sant'Elena e del Quartu 2000. Per questo motivo lo stadio è stato completamente rivoluzionato, nelle strutture e nelle capienza, per ospitare il campionato di Serie A 2012-2013. L'impianto, che può ospitare circa 16 500 spettatori, è stato costruito in poco più di cinque mesi, ed è interamente costituito da parti prefabbricate e in acciaio. È un impianto dedicato esclusivamente al calcio, sprovvisto di pista d'atletica e di barriere architettoniche.[78] La parte più all'avanguardia dello stadio è la cosiddetta Main Stand, interamente coperta e dotata di undici Sky Box[79] per aziende e VIP, i locali per gli addetti (spogliatoi, infermeria e sala antidoping) e un punto ristoro per gli spettatori. Il resto dello stadio è in tribune Dalmine, ereditate da quelle montate al Sant'Elia negli anni duemila. Nei piani, doveva essere utilizzato per tre anni dal club rossoblù, con un canone annuale di 30 000 euro al comune.[80] L'esordio nel nuovo stadio è avvenuto il 2 settembre 2012, per la partita di Serie A Cagliari-Atalanta terminata 1-1. Nella stagione seguente, a causa della mancata agibilità dell'impianto di Quartu Sant'Elena (che verrà successivamente smantellato), il Cagliari ritorna al Sant'Elia, ristrutturato parzialmente per consentirne l'agibilità, in attesa del progetto di un nuovo stadio.[81][82]

Centro di allenamento[modifica | modifica sorgente]

Centro allenamenti Ercole Cellino[modifica | modifica sorgente]

Il centro allenamenti Ercole Cellino si trova nella località Sa Ruina, nel comune di Assemini (CA). Qui, oltre alla prima squadra, si allenano la Primavera e alcune formazioni giovanili quali gli allievi nazionali, la juniores, i giovanissimi nazionali. La Primavera e le giovanili vi disputano anche le loro partite. Il centro ha 3 campi in erba di dimensioni regolari, 1 campo sintetico di dimensioni regolari, 1 in erba di dimensioni quasi regolari, una palestra e una gabbia in sintetico. La sala stampa si trova a fianco agli spogliatoi. Nel centro Ercole Cellino sono presenti anche un hotel e un centro benessere. L'albergo ha 15 stanze di cui 10 doppie e 5 singole, una President Suite e una Junior Suite. È presente una sala conferenze che può ospitare da un minimo di 20 persone a un massimo di 150. È presente un ristorante che offre anche cucina internazionale.[83]

Società[modifica | modifica sorgente]

Massimo Cellino nel suo primo anno di presidenza.

Il Cagliari Calcio è una società per azioni controllata da un consiglio di amministrazione presieduto attualmente da Tommaso Giulini, succeduto a Massimo Cellino nel Giugno 2014. Il bilancio della società isolana al 30 giugno 2011 si è chiuso con una perdita di 1 807 384 euro. I maggiori ricavi provengono dalla cessione dei diritti televisivi che rappresentano il 67% del valore della produzione, la quale ammonta a 46 782 669 euro. Il Cagliari controlla due società con un valore di carico di 45 042 931 euro invariato rispetto all'esercizio precedente: trattasi di SGS Sport General Service srl (45 milioni), controllata al 90% e Cagliari Service US Miami Florida (42 391 euro), controllata al 51%; inoltre il Cagliari possiede anche alcune quote della Banca di Cagliari, esposte in bilancio per 50 mila euro.[84]

Le attività durante l'esercizio 2010-2011 (pari a 85,4 milioni, con una riduzione del 15,3% rispetto al 2009-2010) consistono nell'acquisto di un terreno edificabile nel Comune di Elmas (zona Santa Caterina), per un costo di 6 milioni di euro, sul quale sarebbe dovuto sorgere lo stadio Karalis Arena, per i quali son stati spesi 2 038 000 euro per la progettazione.[84]

Le disponibilità liquide segnano la maggiore riduzione, diminuendo da 16,1 milioni del 2009-2010 a 1,7 milioni del 2010-2011. Il motivo di tale riduzione è da ricercare nel ritardo dell’incasso dei proventi derivanti dalla cessione centralizzata dei diritti TV, a causa della querelle sui bacini d'utenza.[85]

Il patrimonio netto è positivo e ammonta a 29 488 594 euro, mentre nell'esercizio precedente era pari a 31 295 978, con una diminuzione del 5,8% dovuta alla perdita d'esercizio. Essendo non negativo è conforme a quanto stabilito dal fair play finanziario. Il patrimonio netto finanzia il 34,5% delle attività. I debiti, pari a 43,7 milioni, risultano aumentati dello 0,3% e non comprendono debiti bancari. Riguardano principalmente debiti verso fornitori per 10,9 milioni, debiti verso enti settore specifico per 10,8 milioni, debiti verso dipendenti per 8 559 510 euro e debiti verso altri per 11,8 milioni. Tra questi ultimi era compreso il debito verso il Comune di Cagliari, il quale ammontava a circa 2 milioni di euro, dovuto ad una condanna al pagamento dei canoni di concessione d’uso del Sant'Elia dal 1970 al 1994, risoltasi con il pignoramento dei proventi derivati dalla cessione dei diritti televisivi da parte del Comune.[86] I costi della produzione, pari a 48,9 milioni, risultano aumentati del 9,5%. Il costo del personale segna la cifra di 21 173 690 euro, con un incremento del 13,3% rispetto al 2009-2010.[84]

Organigramma societario[modifica | modifica sorgente]

Dal sito ufficiale della società:[87]

Staff attuale dell'area amministrativa
  • Presidente:Tommaso Giulini.
  • Consiglio di Amministrazione: Mariano Delogu, Gianfranco Matteoli, Alessandro Marino, Stefano Matalucci, Gianluca Serra, Stefano Signorelli, Stefano Filucchi
  • Collegio sindacale. Sindaci Effettivi: Giovanni Pinna Parpaglia (presidente), Luigi Zucca, Roberta Isu.
  • Direttore Generale: vacante
  • Direttore Sportivo: Francesco Marroccu
  • Consigliere Responsabile Marketing: Federica Vargiu.
  • Consigliere Amministrativo Delegato Rapporti Tifoseria: vacante.
  • Segretaria di Presidenza: Francesca Caredda.
  • Direttore Settore Giovanile: Gianfranco Matteoli
  • Responsabile Amministrativo: Carlo Catte.
  • Direttore Organizzativo & Segretario Generale: Matteo Stagno.
  • Direttore Area Stadio e Sicurezza:
  • Direttore Editoriale e Responsabile del Coordinamento Contenuti della Comunicazione Societaria: Fabrizio Serra.
  • Addetto Ufficio stampa: Alessandro Steri.


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Oreste Lamagni indossa una delle prime maglie sponsorizzate del Cagliari.

Dal sito ufficiale della società:[88]
Nota: Gli sponsor sulla maglia del Cagliari comparvero dal 1980 con l'acquisto della società da parte di Alvaro Amarugi.

Cronologia degli sponsor ufficiali
Cronologia degli sponsor tecnici


Settore giovanile[modifica | modifica sorgente]

Gianluca Festa, dal vivaio all'Europa col Cagliari.

Il settore giovanile del Cagliari Calcio è composto da selezioni che militano nei seguenti campionati: Primavera,[89] Allievi professionisti,[90] Juniories,[91] Giovanissimi professionisti,[92] Giovanissimi regionali,[93] e Giovanissimi provinciali.[94]

La principale peculiarità del settore giovanile cagliaritano è l'essere formato quasi esclusivamente da giocatori nati e cresciuti in Sardegna, da Cagliari ad Alghero, passando per Oristano e Nuoro. Questo modello organizzativo è stato architettato e studiato dall'attuale responsabile del settore giovanile Gianfranco Matteoli, ex giocatore di Como, Inter e Cagliari.[95]

Le attività delle giovanili rossoblu si svolgono al Centro allenamenti Ercole Cellino in località Sa Ruina ad Assemini, in provincia di Cagliari, nel quale si allena anche la prima squadra.[83] Il vivaio a dicembre 2006 contava 280 ragazzi, facenti parte di dieci squadre suddivise tra le succursali di Cagliari e Oristano, in cui è presente anche una scuola calcio. A Cagliari è anche presente una struttura di accoglienza organizzata con i salesiani dove i giovani studiano e si allenano.[95]

La gestione del centro giovanile del Cagliari costa almeno 600 000 euro all'anno, tra spese per le trasferte, affitto alberghi e pasti.[95] L'attuale allenatore della Primavera è Vittorio Pusceddu,[89] mentre Giorgio Melis allena gli Allievi Nazionali.[90]

Nel corso dei decenni il settore giovanile del Cagliari ha arricchito in modo significativo l'organico della prima squadra, mentre altri giocatori hanno fatto le fortune di importanti squadre italiane e estere. Tra i giocatori più importanti ad essere usciti dal vivaio rossoblu vi è Gianluca Festa, protagonista della scalata dalla Serie C1 alla A tra fine anni ottanta e inizio anni novanta e della qualificazione UEFA nel 1993, prima di approdare all'Inter, alla Roma e avere una brillante carriera in Inghilterra.[96] Tra le file del suo settore giovanile il Cagliari ha visto passare giocatori come Vittorio Pusceddu, Enzo Maresca, Fabio Liverani, Alessio Scarpi, Andrea Pisanu, Giovanni Sulcis, Emiliano Melis, Andrea Capone, Davide Carrus e Andrea Cocco. Negli ultimi anni hanno esordito in maglia rossoblu giocatori come gli attaccanti Daniele Ragatzu e Marco Sau, il centrocampista Marco Mancosu, e i terzini Nicola Murru e Francesco Pisano. Quest'ultimo è uno dei giocatori con più presenze in Serie A della squadra cagliaritana.[97]

Il Cagliari e le Nazionali di calcio[modifica | modifica sorgente]

Convocati nella Nazionale italiana[modifica | modifica sorgente]

[98]

Enrico Albertosi, portiere dello scudetto e titolare a Messico '70.

Il primo giocatore del Cagliari ad esordire nella Nazionale maggiore fu Gigi Riva, nell'incontro amichevole del 27 giugno 1965 contro l'Ungheria, vinto dai magiari con il risultato di 2-1. Riva segnò i suoi primi gol in maglia azzurra (una tripletta) nella partita contro Cipro del 1º novembre 1967 valida per le qualificazioni agli Europei del 1968 e conclusasi col risultato di 5-0 per gli azzurri. Riva, nella sua carriera in Nazionale, ha fatto parte della vittoriosa spedizione agli Europei 1968, e a quella dei mondiali del 1970, conquistando il secondo posto. È tuttora il capocannoniere della Nazionale italiana con 35 reti in 42 presenze dal 1965 al 1974.

Il periodo d'oro del club sardo a cavallo tra fine anni sessanta e inizio anni settanta si rispecchia anche nelle convocazioni in Nazionale. In quel periodo fecero il loro esordio con la maglia azzurra Francesco Rizzo, Roberto Boninsegna, Pierluigi Cera, Comunardo Niccolai e Sergio Gori, oltre alla chiamata di Enrico Albertosi e Angelo Domenghini che erano già all'interno del giro della Nazionale. Questo blocco, insieme a Riva, si rese protagonista di una delle partite più emozionanti della storia del calcio, la semifinale della Coppa del Mondo 1970, disputata mercoledì 17 giugno 1970 allo Stadio Azteca di Città del Messico tra Italia e Germania Ovest. Per la cronaca, l'Italia concluse quel mondiale al secondo posto, battuta in finale dal Brasile.

Franco Selvaggi, campione del mondo a Spagna '82.

Nel 1981 fece il suo esordio in Nazionale Franco Selvaggi, nella partita amichevole contro la Germania Est disputata a Udine il 19 aprile. Selvaggi fece parte della spedizione che vinse i mondiali del 1982, non giocando, tuttavia, neanche un minuto e vedendo tutte le partite dalla tribuna; è attualmente l'unico giocatore ad aver vinto una coppa del mondo nel suo periodo di militanza a Cagliari.[99]

Seguì un lungo periodo senza che il Cagliari prestasse giocatori alla Nazionale maggiore, interrotto finalmente nella seconda metà degli anni 2000, con l'esordio in maglia azzurra di Mauro Esposito, convocato in occasione delle qualificazioni ai mondiali del 2006. Seguirono gli esordi di Antonio Langella nel 2005 a Cagliari, e di Pasquale Foggia nel 2007.

Il 2009 vide l'esordio di Davide Biondini, che collezionò la prima presenza il 14 novembre in un'amichevole contro l'Olanda, e di Federico Marchetti; quest'ultimo, giocò da titolare i mondiali in Sud Africa del 2010 per via di un infortunio occorso al portiere titolare Gianluigi Buffon.[100]

Andrea Cossu nel 2010, dopo 3 presenze in partite amichevoli, andò vicino a far parte della spedizione per i mondiali in Sud Africa, vendendo scartato nell'ultima selezione dall'allora CT Marcello Lippi.[101] Dopo il difensore Davide Astori, il quale ha esordito il 29 marzo 2011 nella partita contro l'Ucraina terminata 2-0 per gli azzurri, l'ultimo giocatore del Cagliari a scendere in campo con la maglia della nazionale italiana è stato Marco Sau, nell'amichevole del 31 maggio 2013 contro San Marino.

Convocati in altre Nazionali[modifica | modifica sorgente]

Radja Nainggolan nella nazionale belga.

Grazie alla collaborazione negli anni novanta tra il Cagliari e il procuratore sportivo Paco Casal arrivarono in Sardegna numerosi calciatori uruguayani che vestirono con alterne fortune le maglie della squadra sarda e della celeste. Si ricordano in particolare Enzo Francescoli (tre Coppe America nel 1983, nel 1987 e nel 1995), Daniel Fonseca (Copa América 1995), Fabian O'Neill, Dario Silva, Josè Herrera, Luis Romero, Diego López, Nelson Abeijón, Joe Bizera e Fabián Carini.

Numerosi anche i giocatori africani che hanno vestito la maglia della loro Nazionale nel periodo di militanza al Cagliari. I sud africani Eric Tinkler e David Nyathi, il congolese Jason Mayélé, il camerunese Patrick Mboma, e Mohamed Kallon, originario della Sierra Leone.

Tra i rappresentanti del Sud America e del Centro America vi sono Alberto Gallardo e Julio César Uribe (Perù), Julio Cesar Dely Valdes (Panama), Rafael Acosta (Venezuela), David Suazo e Edgar Álvarez (Honduras) e Mauricio Pinilla (Cile).

Tra gli europei si ricordano gli svizzeri Marco Pascolo e Ramon Vega, lo svedese Albin Ekdal e i belgi Radja Nainggolan e Luis Oliveira, che pur essendo di origine brasiliana scelse di rappresentare la Nazionale del Belgio. Nel 2013, Agim Ibraimi, da tesserato del Cagliari, ha vestito la maglia della nazionale macedone.[102][103]

Presidenti e allenatori[modifica | modifica sorgente]

I presidenti[modifica | modifica sorgente]

Gaetano Fichera, fondatore e primo presidente del Cagliari.

Il primo presidente, nonché primo allenatore e fondatore del Cagliari Calcio, allora chiamato Cagliari Football Club, fu il medico chirurgo Gaetano Fichera il 30 maggio del 1920. Sotto la sua guida, si riunirono quel giorno, nei locali del cinema Eden sotto i portici di via Roma, i soci fondatori Antonio Colomo, Guido Costa, Manlio Cottiglia, Francesco Falqui, Giacomo Fiorentino, Natale Illario, Enrico Nonnoi, Carlo Papi, Giacomo Puddu e Antonino Zedda. La prima formazione del Cagliari schierava molti studenti universitari della Facoltà di Medicina nella quale Fichera insegnava, e per richiamare il colore dei loro camici ospedalieri scelsero inizialmente delle maglie di colore bianco, poi sostituite da quelle nerazzurre e infine da quelle rossoblu.[104]

Tra i circa quaranta presidenti succedutisi alla guida della società isolana un ruolo importante lo riveste Efisio Corrias. Occupatosi di politica negli anni cinquanta e sessanta, ricoprendo la carica di Presidente della Regione e del Consiglio regionale,[105] acquistò il Cagliari una prima volta nel 1954, e successivamente nel 1968, restando in carica nell'anno dello Scudetto.[106]

Nel 1986 divenne presidente Gigi Riva, dopo che cinque imprenditori (Gianni Simonetti, Tonino Orrù, Carlo Cogliolo, Vinicio Sarritzu e Ubaldo Caria) rilevarono il Cagliari dopo la gestione fallimentare di Fausto Moi, che lasciò la società travolta dai debiti. A Riva fu affidata la presidenza come uomo simbolo da cui incominciare un nuovo corso, dove l'ex calciatore si occupò principalmente di trovare nuovi sponsor per risollevare le finanze della società.[107]

Nel 1992 l'imprenditore Massimo Cellino, acquistò la società dai fratelli Orrù. È il presidente più longevo nella storia della società rossoblu, festeggiando nel 2012 i vent'anni di presidenza, intervallati solamente dalla gestione di Bruno Ghirardi nel 2005.[104] Nel 2014, Cellino cede la proprietà del Cagliari a Fluorsid Group, che opera nel settore chimico, rappresentato dall'imprenditore Tommaso Giulini.

Presidenti del Cagliari Calcio
  • 1920-1921 - Italia Gaetano Fichera
  • sostituito da - Italia Antonio Zedda
  • 1921-1922 - Italia Giorgio Mereu
  • sostituito da - Italia Angelo Prunas
  • 1922-1924 - Italia Angelo Prunas
  • sostituito da- Italia Agostino Cugusi
  • 1924-1926 - Italia Agostino Cugusi
  • 1926-1928 - Italia Vittorio Tredici
  • sostituito da - Italia Carlo Costa Marras
  • 1928-1929 - Italia Carlo Costa Marras
  • 1929-1931 - Italia Enzo Comi
  • sostituito da - Italia Giovan Battista Bosazza
  • 1931-1932 - Italia Guido Boero
  • sostituito da - Italia Vitale Cao
  • 1932-1933 - Italia Vitale Cao
  • sostituito da - Italia Enrico Endrich
  • 1933-1934 - ItaliaPietro Faggioli
  • 1934-1935 - Italia Aldo Vacca
  • 1935-1940 - Italia Mario Banditelli
  • 1940-1943 - Italia Giuseppe Depperu
  • 1944-1946 - Italia Eugenio Camboni
  • 1946-1947 - Italia Umberto Ceccarelli
  • sostituito da - Italia Emilio Zunino
  • 1947-1949 - Italia Emilio Zunino
  • sostituito da - Italia Domenico Loi
  • 1949-1953 - Italia Domenico Loi
  • sostituito da - Italia Sforza (commissario)
  • 1953-1954 - Italia Pietro Leo
  • 1954-1955 - Italia Efisio Corrias
  • 1955-1957 - Italia Ennio Dalmasso
  • 1958-1960 - Italia Giuseppe Meloni
  • 1960-1968 - Italia Enrico Rocca
  • sostituito da - Italia Lombardi (commissario)
  • 1968-1971 - Italia Efisio Corrias
  • 1971-1973 - Italia Paolo Marras
  • 1973-1976 - Italia Andrea Arrica
  • 1976-1981 - Italia Mariano Delogu
  • 1981-1984 - Italia Alvaro Amarugi
  • 1984-1986 - Italia Fausto Moi
  • sostituito da - Italia Gigi Riva
  • 1986-1987 - Italia Gigi Riva
  • sostituito da - Italia Lucio Cordeddu
  • 1987-1991 - Italia Antonio Orrù
  • 1991-2005 - Italia Massimo Cellino
  • 2005-2006 - Italia Bruno Ghirardi
  • 2006-2014 - Italia Massimo Cellino
  • 2014-in carica - Italia Tommaso Giulini

Gli allenatori[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Allenatori del Cagliari Calcio.
Manlio Scopigno, il tecnico del tricolore.

Sono più di 50 gli allenatori alternatisi sulla panchina del Cagliari dall'anno della fondazione fino ad oggi. Dopo il fondatore Gaetano Fichera, che guidò la squadra nei suoi primi anni di vita, i primi allenatori che incominciarono ad ottenere risultati furono gli ungheresi Robert Winkler e Ernest Erbstein. Sulla panchina del Cagliari si ricordano le esperienze poco positive di grandi nomi del calcio quali Silvio Piola e Luisito Suarez.[10]

Nel 1968 l'allora presidente Corrias ingaggiò l'allenatore “filosofo” Manlio Scopigno, reduce da un esonero in quel di Bologna. Nel 1970 Scopigno conquistò il primo e finora unico scudetto della squadra sarda, divenendo automaticamente l'allenatore più vincente della storia rossoblu.[106] Ottenne inoltre un secondo posto in campionato nel 1969 e un quarto posto nel 1972. Nel 2005 lo stadio di Rieti è stato dedicato all'allenatore, così come la tribuna stampa dello Stadio Sant'Elia.[108]

Mario Tiddia allenò in diversi periodi la compagine rossoblù. La prima volta fu per il campionato di Serie A 1975-1976, per altre tre stagioni dal 1978 al 1981, nella stagione di Serie B 1983-1984 e infine nel campionato di Serie C1 1987-1988. I suoi risultati migliori alla guida del Cagliari furono la promozione in serie A nel campionato di B 1978-1979 e il sesto posto nella massima serie nella stagione 1980-1981.

Resta memorabile anche l'opera di Claudio Ranieri che guidò il Cagliari per tre stagioni (dal 1988 al 1991),riuscendo raggiungere con i sardi la doppia promozione dalla Serie C1 alla Serie A e infine ad ottenere la salvezza nel massimo campionato.

Carlo Mazzone ebbe fortune alterne alla guida della compagine rossoblu, con una qualificazione alla Coppa UEFA nel 1993 e una retrocessione nel 1997 dopo lo spareggio col Piacenza al San Paolo. Bruno Giorgi, che sostituì Mazzone l'anno dopo la qualificazione, portò la squadra fino alla semifinale di Coppa UEFA nella stagione 1993-1994, eliminando nei quarti di finale la Juventus e arrendendosi solo nella semifinale di ritorno contro l'Inter.[24]

Nella stagione 2007-2008 Davide Ballardini si rese protagonista di un'incredibile rimonta, prendendo la squadra all'ultimo posto e classificandola 14ª nello spazio di un girone, ottenendo la salvezza con una giornata di anticipo.[26] L'attuale allenatore è Zdenek Zeman.

Allenatori del Cagliari Calcio

Giocatori[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Calciatori del Cagliari Calcio.
Gigi Riva, miglior marcatore della storia del Cagliari e della Nazionale.

Il giocatore più rappresentativo nella storia del Cagliari Calcio è Gigi Riva. Unanimemente considerato uno dei migliori giocatori italiani di ogni epoca,[109] è tuttora il capocannoniere della Nazionale italiana con 35 reti. Considerato bandiera del Cagliari e di tutta la Sardegna, aiutò il club sardo a ottenere la sua prima promozione in Serie A nel 1965 e a conquistare il primo, e finora unico, scudetto nella storia del Cagliari nel 1970.[99] Soprannominato da Gianni Brera Rombo di Tuono,[110] possedeva grandi doti fisiche unite a una tecnica essenziale, abilità nei colpi di testa e nel gioco acrobatico.[99] È tuttora il giocatore con più reti all'attivo nella storia del Cagliari, con 164 gol in 315 presenze, e tre titoli di capocannoniere all'attivo.[111]

Un altro giocatore importante nella storia del club rossoblù è Gianfranco Zola. Dopo una carriera passata tra Napoli, Parma e soprattutto Chelsea, il fantasista di Oliena tornò in Sardegna nel 2003 aiutando il Cagliari a raggiungere la promozione nella massima categoria.[99][112] Protagonista di quella promozione fu anche l'honduregno David Suazo, che detiene attualmente il record di reti segnate in un singolo campionato con 22 centri, superando il vecchio record di Riva,[99] e venendo premiato nel 2006 dalla AIC come miglior giocatore straniero alla pari del brasiliano Kaká.[113]

Angelo Domenghini, uno dei protagonisti dello scudetto del 1970.

Uno dei protagonisti della qualificazione UEFA del 1993 fu Enzo Francescoli, detto El Principe,[99] insieme a Gianfranco Matteoli, che come Zola arrivò al Cagliari in età avanzata per concludere la carriera nella propria terra. Oggi è responsabile del settore giovanile del Cagliari.[95]

Tra i giocatori più rappresentativi trovano posto anche molti giocatori vincitori dello scudetto del 1970, come Nené (che detiene il record di presenze in rossoblù in Serie A per un giocatore straniero, con 311 apparizioni), Enrico Albertosi, Pierluigi Cera, Mario Brugnera (secondo per quanto riguarda le presenze assolute in campionato con la maglia del Cagliari), Angelo Domenghini, Ricciotti Greatti, Mario Martiradonna e Sergio Gori.[99] Molti di questi giocatori insieme a Riva formarono un blocco importante per la Nazionale italiana negli anni settanta, andando a sfiorare il titolo di campioni del mondo in Messico 70.[114]

Tra i calciatori sardi più importanti, oltre Zola, Piras e Matteoli, si ricordano Tonino Congiu, idolo dei tifosi alla fine degli anni sessanta, rimase a lungo nello staff della società anche dopo il suo ritiro, in qualità di allenatore delle giovanili e allenatore in seconda dei tecnici della prima squadra, Pietro Paolo Virdis, che col Cagliari collezionò 97 presenze condite da 29 reti, Mario Tiddia, terzino grintoso e volenteroso, che dedicò tutta la sua vita alla squadra rossoblù, prima da calciatore (203 partite tra il 1957 e il 1968) e poi da allenatore conquistando una promozione in Serie A nel 1979, e Andrea Cossu, che attualmente vanta più di 170 presenze col Cagliari e 2 con la maglia dell'Italia.[99]

Agli anni recenti sono legati i nomi di Luis Oliveira, belga-brasiliano protagonista della cavalcata europea della squadra sarda nella Coppa UEFA 1993-1994 in cui segnò 4 reti, Roberto Muzzi, attaccante massiccio e tenace, Mauro Esposito, il quale formava il trio della meraviglie a metà degli anni 2000, prima con Zola e Suazo e successivamente con Langella e l'honduregno, Diego López, ultimo della lunga serie di calciatori uruguayani che hanno fatto grande il Cagliari, attuale allenatore della prima squadra e capitano dall'estate del 2007 fino al suo ritiro, e Daniele Conti, figlio della leggenda della Roma Bruno, attuale capitano nonché recordman di presenze in campionato della compagine rossoblù.[99]

Capitani[modifica | modifica sorgente]

Pierluigi Cera, capitano nell'anno del tricolore.

Il primo capitano del Cagliari di cui esistono fonti fu Mario Martiradonna nella stagione della prima promozione in A nel 1963-1964, succeduto cronologicamente da Enrico Spinosi, nella stagione 1964-1965 e da Mario Tiddia, che la tenne al braccio per due stagioni. Nella stagione 1967-1968 fu la volta del terzino sinistro Giuseppe Longoni seguito da Miguel Angelo Longo e da Pierluigi Cera, che fu capitano nella stagione dello scudetto fino alla stagione 1972-1973. Dopo la partenza di Cera la fascia passò a Comunardo Niccolai, dal 1973 al 1978, e a Mario Brugnera, che restò capitano fino alla stagione 1981-1982.[115]

Il primo sardo a indossare la fascia di capitano fu Luigi Piras nella stagione 1982-1983, mentre negli anni della Serie C divenne capitano il centrocampista Lucio Bernardini. Col ritorno in Serie A divenne capitano Gianfranco Matteoli fino alla stagione 1993-1994. Venne succeduto da Aldo Firicano che rimase capitano dei rossoblù fino al 1996. Matteo Villa divenne il nuovo capitano, portando la fascia per quattro anni.[115]

Nei primi anni 2000 la fascia non ebbe un padrone fisso, alternandosi al braccio di Gianluca Grassadonia e Fabrizio Cammarata, fino all'arrivo, nella stagione 2003-2004 di Gianfranco Zola. Il fantasista di Oliena rimase capitano per due anni fino al suo ritiro nel 2005.[115]

Ereditò la fascia l'uruguayano Diego López, capitano dei cagliaritani per cinque anni fino alla stagione 2009-2010, cedendo il testimone all'attuale capitano Daniele Conti.[115]

Vincitori di titoli[modifica | modifica sorgente]

Campioni del Mondo[modifica | modifica sorgente]

Campioni d'Europa[modifica | modifica sorgente]

Campioni d'Europa Under 21[modifica | modifica sorgente]

Campioni del Sud America[modifica | modifica sorgente]

Campioni d'Africa[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'oro alle Olimpiadi[modifica | modifica sorgente]

Maglie ritirate[modifica | modifica sorgente]

In occasione della partita amichevole della Nazionale contro la Russia che si svolse allo Stadio Sant'Elia il 9 febbraio 2005,[116] venne ritirata in via ufficiale, dopo una raccolta di firme su internet da parte dei tifosi,[117] la maglietta numero 11 appartenuta a Gigi Riva con una cerimonia svoltasi nel pre-partita, a cui partecipò lo stesso Riva e gli ex giocatori del Cagliari dello scudetto.[118] Da allora nessun giocatore rossoblù ha più vestito la maglia numero 11; l'ultimo ad averla indossata è stato il difensore Rocco Sabato.[119]

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Altri piazzamenti[modifica | modifica sorgente]

Secondo posto: 1968-1969
Girone finale: 1968-1969; 1969-1970
Semifinale: 1986-1987; 1999-2000; 2004-2005
Semifinale: 1993-1994

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica sorgente]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
A Serie A 35 1964-65 2013-14 35
B Serie B 28 1931-32 2003-04 28
C Direttorio Meridionale 3 1928-29 1930-31 14
Serie C 9 1936-37 1961-62
Serie C1 2 1987-88 1988-89

Nota: Statistiche relative alle 77 stagioni sportive disputate all'interno della piramide calcistica nazionale della FIGC dall'esordio nel 1928, compresi 3 campionati del Direttorio Meridionale. Il Cagliari dovette ritirarsi nei tornei del Comitato Regionale Sardo dal 1935 al 1937 per fallimento finanziario, e dal 1940 al 1947 per la seconda guerra mondiale.

Statistiche di squadra[modifica | modifica sorgente]

Daniele Conti, recordman di presenze in campionato con la maglia del Cagliari.

In 76 stagioni sportive a partire dall'esordio ufficiale, risalente al 1928, il Cagliari Calcio ha disputato 35 campionati di massima serie, tutti in Serie A, vincendo il titolo nella stagione 1969-1970, arrivando secondo nel 1968-1969, quarto nel 1971-1972 e piazzandosi tra i primi sei posti in sette occasioni (1965, 1967, 1969, 1970, 1972, 1981, 1993). È al secondo posto tra le squadre del mezzogiorno d'Italia per numero di partecipazioni in Serie A dopo il Napoli, e al 14º posto su un totale di 60 squadre nella classifica perpetua della Serie A.

In base alle partite ufficiali finora disputate, la miglior vittoria del Cagliari è il 7-0 del 3 ottobre 1948 contro la Pistoiese (Serie C 1948-1949), mentre la peggiore sconfitta è il 6-0 subito contro la Gallaratese il 22 aprile 1948 (Serie B 1947-1948).[120]

Il Cagliari detiene il record di minor numero di gol subiti in un campionato a 16 squadre (11), registrato nella stagione dello scudetto. Altri primati che riguardano la squadra sarda sono i 49 gol segnati nella stagione 1998-1999, maggior numero di gol segnati dal Cagliari in un campionato a 18 squadre, le 17 vittorie della stagione 1969-1970, maggior numero di vittorie in un campionato, le due sconfitte nella stessa stagione, minor numero di sconfitte in un singolo campionato, e i 58 gol subiti nella stagione 1996-1997, record negativo di gol subiti dal Cagliari in un campionato di Serie A.[121]

L'acquisto più dispendioso nella storia del Cagliari è quello di Fabrizio Cammarata nel 2000 dal Verona per 14 miliardi di lire,[121] mentre la cessione più remunerativa è quella di Alessandro Matri alla Juventus per 18 milioni di euro più la metà del cartellino del difensore Lorenzo Ariaudo nel 2011.[122]

Statistiche individuali[modifica | modifica sorgente]

Il giocatore che detiene il record di presenze nei campionati con la maglia rossoblù è Daniele Conti, con oltre 410 presenze (oltre 310 in Serie A, e 101 in B), cui seguono Mario Brugnera con 328 presenze (227 in A, 101 in B) e Gigi Piras con 320 presenze (132 in A, 188 in B); il primato per quanto concerne la sola Serie A spetta ancora da Daniele Conti con 315 presenze, seguito poi da Claudio Nené con 311 presenze, e da Gigi Riva con 289 presenze.[97]

Il giocatore che ha segnato più reti con la maglia della squadra isolana è Gigi Riva con 164 gol (156 in Serie A, 8 in B) dal 1963 al 1976. Seguono parecchio distanziati l'honduregno David Suazo con 94 centri (44 in A, 50 in B) e Gigi Piras con 87 reti segnate (31 in A, 56 in B).[8] Riva detiene anche il record di gol segnati nella sola Serie A, mentre Suazo detiene il record di maggior numero di gol segnati in un singolo campionato, con 22 reti nel 2005-2006.[123]

Il portiere con più presenze con la maglia e del Cagliari è Mario Ielpo con 205 presenze tra A, B e C1, mentre il record d'imbattibilità appartiene ad Adriano Reginato con 712 minuti di porta inviolata stabilito nella stagione 1966-1967.[124] Alessandro Matri in coabitazione con Riva detiene il record di maggior numero di gol consecutivi con la maglia del Cagliari con 7 centri.[125] Infine i giocatori che sono riusciti a realizzare una tripletta in Serie A sono Riva (per due volte) Mancin, Piras, Dely Valdes, Oliveira, Mboma, Nenê, Larrivey, Pinilla e Ibarbo.[126]

In corsivo i giocatori ancora in attività.

Record di presenze in campionato[97]
Record di reti in campionato[8]

Tifoseria[modifica | modifica sorgente]

« Voglio solo innalzare un coro al cielo e sventolar con forza le bandiere, su cui sono dipinti dei colori che noi portiamo in giro con orgoglio. L’orgoglio con cui entriamo in ogni stadio, fieri di dimostrar la nostra fede. Sconfitti o vittoriosi usciremo sempre a testa alta da ogni stadio. Se verremo insultati o applauditi, noi marceremo sempre più uniti. Siamo Cagliaritani e siamo fieri di girar l’Italia in mille o dieci. Ti seguiremo ovunque con passione, con le sciarpe al collo e lo striscione. »
(Coro originale della tifoseria cagliaritana.[127])

Al momento il Cagliari Calcio è la 12ª squadra d'Italia per numero di tifosi (1,9%) al pari di Parma e Bari come risulta da un sondaggio effettuato dallo Studio Grizzaffi, azienda specializzata in ricerche di mercato, e pubblicato dalla stessa il 17 giugno 2010.[128] Il numero di tifosi si aggira sulle 321 000 unità secondo una rilevazione dell'Istituto Nielsen effettuata tra giugno e luglio 2008.[129]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Un'immagine della Curva Nord della fine degli anni ottanta.

Il tifo organizzato cagliaritano nasce nel 1967, grazie a Mario Sardara, noto Marius, ideatore dell'associazione dei cagliari club, che da allora opera per diffondere i valori del tifo sano e corretto. Agli inizi degli anni settanta si formarono alcuni gruppi ultras: Fossa Ultrà e Commando Ultrà Young Supporters (CUYS). Dalla loro unione nascono, nel 1985, gli Ultrà Cagliari Curva Nord (UCCN), che vanno ad affiancare gli Eagles. Altri gruppi importanti, nati da allora, sono: Crazy Boys, Brigata S.Elia, Panthers, Rebels, I Miserabili, I Welt Schmerz, Bunker Skin, Furiosi, nati nel 1989 dalla fusione di piccoli gruppi radicali, e Vecchie Facce, gruppo di estrema destra fatto sciogliere dopo un Cagliari-Ascoli di Coppa Italia nella stagione '99-00. Capitolo a parte merita la nascita degli Sconvolts, nel febbraio 1987, da una costola degli Ultrà. Gli Sconvolts riescono a farsi largo nel momento più buio del Cagliari, in C1, fine anni ottanta, introducendo idee rivoluzionarie per le abitudini cagliaritane, ritrosia per le relazioni con l’esterno, materiale selezionato. Per diversi anni porteranno avanti la curva Nord con i Furiosi, dividendosela anche fisicamente: Sconvolts nell'anello inferiore, Furiosi, la minoranza, in quella superiore, vista l’impossibile convivenza tra i due gruppi, per una netta, insanabile spaccatura, che scaturisce da una diversa mentalità di vivere la curva e il tifo (diversi anche i gemellaggi). Una guerra intestina che porterà all'eliminazione forzata nel 2003, dei Furiosi dalla curva Nord, con annesse numerose diffide.[senza fonte] Tra le “colpe” dei Furiosi, la perdita, per ben due volte, dello striscione: ad opera dei milanisti, nel ’91-92,[130] e ad opera degli anconetani, nei primi anni duemila.[127]

La curva dei tifosi cagliaritani con uno dei primi striscioni degli Sconvolts, nella stagione 1988-1989.

Il gruppo principale della tifoseria organizzata cagliaritana sono gli Sconvolts, gruppo storico del panorama ultras nazionale, formatisi il 6 febbraio 1987. Ufficialmente apolitici,[127] risiedono nel settore curva Nord, la quale nell'agosto 2012, nello Stadio Is Arenas, gli era stata dedicata con tanto di logo del gruppo formato con i seggiolini colorati.[131] In Italia era un caso unico, all'estero era già successo con gli olandesi del Twente e il gruppo Vak-P. Tuttavia dopo soltanto otto giorni la scritta è stata fatta rimuovere su esplicita richiesta della Questura.[132][133] Nel 1987, l'allora gruppo dominante (UCCN), a causa di contrasti interni, si sciolse per fare spazio a un gruppo di ragazzi che risultavano avere un'altra mentalità, un modo di tifare e un modo di vivere la vita di curva completamente differente dai precedenti gruppi. Nella stagione 1992-1993 l'allora idolo dei tifosi Daniel Fonseca, passò al Napoli e durante la partita Cagliari-Napoli, rivolse un gesto poco elegante verso la curva. Questo avvenimento cambiò radicalmente e storicamente il tifo cagliaritano: è da allora che la Nord smise di inneggiare ai singoli giocatori, spostando l'incitamento verso la maglia e l'orgoglio per la città. Gli anni successivi vedono gli Sconvolts affermarsi sempre più a gruppo leader del movimento ultras cagliaritano.[senza fonte]

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica sorgente]

Dopo la fine del gemellaggio coi foggiani, la tifoseria cagliaritana ha solamente rapporti di amicizia. La più importante è quella con l'Olbia, ultimo rapporto nel 2013[senza fonte], con gli Sconvolts amici degli Sbandati e i Furiosi in buoni rapporti con le Brigate Bianche[127]. Altri rapporti d'amicizia si hanno con altre sarde come Carbonia e Nuorese, mentre rapporti di rispetto reciproco si mantengono con le tifoserie del Parma, della Sampdoria, del Lecce, del Livorno e dell'Atalanta. In passato, oltre a quella con i foggiani, ci sono stati rapporti di gemellaggio o amicizia diventati rivalità con le tifoserie di Torres, Verona, Inter, Genoa, Bari, Napoli, Ancona e Lazio.[134][135]

La rivalità più sentita è quella con la seconda squadra sarda della Torres, con pesanti scontri avvenuti in un'amichevole nel 1999.[127] Rapporto di ostilità anche con il Napoli, dopo gli scontri tra tifoserie e forze dell'ordine avvenuti nel 1997 in occasione dello spareggio salvezza Cagliari-Piacenza allo Stadio San Paolo[136][137] e con il Milan, a causa del gemellaggio che c'era con la curva dell'Inter. Esistono rapporti di ostilità anche verso le tifoserie di:[134][135][138]

Organico[modifica | modifica sorgente]

Rosa[modifica | modifica sorgente]

Rosa aggiornata al 12 agosto 2014.[139]

N. Ruolo Giocatore
1 Italia P Simone Colombi
3 Italia D Nicola Murru
4 Italia C Lorenzo Crisetig
5 Italia C Daniele Conti (capitano)
7 Italia C Andrea Cossu
8 Brasile D Danilo Avelar
9 Italia A Samuele Longo
10 Brasile C Adryan
12 Italia A Alessandro Capello
13 Brasile A Caio Rangel da Silva
14 Italia D Francesco Pisano
15 Italia D Luca Rossettini
16 Italia C Daniele Dessena
17 Brasile A Diego Farias
18 Italia C Nicolò Barella
N. Ruolo Giocatore 600px Rosso Blu coi 4 mori.png
19 Italia A Antonio Loi
20 Svezia C Albin Ekdal
21 Italia D Antonio Balzano
22 Uruguay C Matías Cabrera
23 Colombia A Víctor Ibarbo
24 Italia D Simone Benedetti
25 Italia A Marco Sau
26 Svezia C Sebastian Eriksson
27 Italia P Alessio Cragno
28 Italia P Werther Carboni
29 Italia C Mattia Muroni
30 Ghana C Godfred Donsah
32 Italia D Luca Ceppitelli
33 Italia D Marco Capuano

Staff tecnico[modifica | modifica sorgente]

Staff tecnico aggiornato al 22 luglio 2014.[140]

Staff dell'area tecnica
  • Allenatore: Zdeněk Zeman.
  • Allenatore in seconda: Vincenzo Cangelosi.
  • Collaboratori tecnici: Giacomo Modica, Oscar Erriu.
  • Preparatore dei portieri: Nico Facciolo.
  • Preparatori atletici: Roberto Ferola, Francesco Fois.
  • Medici: Marco Scorcu, Francesco Piras
  • Fisioterapisti: Francesco Todde, Salvatore Congiu


Note[modifica | modifica sorgente]

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