Responsabilità oggettiva

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In diritto la responsabilità oggettiva configura una situazione in cui il soggetto può essere responsabile di un illecito, anche se questo non deriva direttamente da un suo comportamento e non è riconducibile a dolo o colpa del soggetto stesso.

Tale situazione costituisce una deroga al principio generale della responsabilità - che trova origine nel "neminem laedere" della "lex Aquilia de damno" e successiva conferma nella corrente filosofica del giusnaturalismo - secondo cui è necessaria l'esistenza di un preciso nesso di causalità tra il fatto illecito ed il comportamento dell’individuo, affinché a questi possano essergliene attribuite le conseguenze giuridiche.

In coerenza con lo sviluppo dei rapporti giuridici ed economici che ha caratterizzato, in particolare, l'ultimo secolo si è sentita la necessità di invocare una responsabilità da accadimento distinta da quella (classica) da comportamento e si è andato così a formare nella coscienza sociale un nuovo concetto di responsabilità fondato su un generale e generico principio di equità (peraltro nemmeno del tutto sconosciuto allo stesso diritto romano che lo esprimeva col broccardo "ubi commoda, ibi incommoda"). Secondo il quale è giusto che chi trae vantaggi dalla sua particolare posizione risponda anche degli eventuali svantaggi. Anche per tale ragione, nel delinearla, si parla di responsabilità "da rischio lecito" ("periculum") contrapponendola a quella, ordinaria, "da fatto illecito".

Un'importante e distintiva caratteristica della responsabilità oggettiva si ha in tema di onere della prova: la responsabilità extracontrattuale (normale) viene meno se l'autore del fatto illecito fornisce la prova dell'assenza di sua colpa, quella oggettiva solo se si prova che il danno è dovuto ad un evento fortuito imprevedibile ed inevitabile.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Già nel diritto romano, al principio cardine della responsabilità da fatto illecito formulato dalla "lex Aquilia de damno" facevano eccezione alcuni casi di responsabilità per fatto altrui precursori, secondo alcuni, del concetto di responsabilità oggettiva in senso stretto. Secondo altra opinione invece fondati sulla responsabilità da custodia o sulla "culpa in vigilando. Trattasi delle responsabilità riconosciute al "pater familias" per fatti illeciti commessi da membri della famiglia, soprattutto se incapaci; agli armatori ("nautae"), agli albergatori ("caupones") e ai gestori di stazioni di ricambio ("stabularii") per danni arrecati dall'opera dei propri sottoposti. Fattispeci tutte presenti, pur se adattate all'evoluzione dei tempi, nei più importanti ordinamenti civilistici moderni.

A partire dalla fine dell’Ottocento,in piena rivoluzione industriale, la scuola di pensiero del cosiddetto socialismo giuridico ha ampliato il campo di applicazione della responsabilità oggettiva riconnettendolo al rischio d'impresa in modo da sottrarre ai datori di lavoro una possibile forma di immunità per i danni provocati ai dipendenti che l'evoluzione tecnologica, organizzativa e culturale rendeva sempre più anacronistica ed iniqua.

Il principio della colpa divenne improvvisamente troppo angusto e rigido per poter comprendere tutte le singole fattispecie della prassi sociale, ormai consolidata. La profonda trasformazione che stavano vivendo i paesi industrializzati richiedeva una decisa evoluzione della responsabilità civile, per poter dare una previsione normativa a problematiche sociali mai affrontate prima.

Ad un rilevante, frequente e severo utilizzo della responsabilità oggettiva si è infine giunti nel diritto sportivo con l'adozione, da parte degli organismi sportivi nazionali ed internazionali, di norme che stabiliscono sanzioni sportive ed economiche anche gravi in conseguenza di comportamenti illeciti di soggetti terzi (i sostenitori o tifosi) del tutto privi di vincoli si sottoposizione col sanzionato e rispetto ai quali quest'ultimo non è in grado di esercitare alcun potere di vigilanza o controllo.

Nell'ordinamento italiano[modifica | modifica sorgente]

Fondamento della responsabilità per fatto illecito[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fatto illecito.

La colpa, anche presunta, e il dolo, non sono più i fondamenti unici del fatto illecito; esistono infatti numerose fattispecie in cui non risponde il soggetto che ha tenuto un comportamento doloso o colposo, ma colui che si è accollato il rischio dell'attività che ha deciso di intraprendere. In buona sostanza, chi dirige un'impresa deve sopportare i rischi derivanti da quell’attività (il cosiddetto rischio d'impresa), anche se non derivano causalmente da lui.

È il criterio del rischio che fonda la responsabilità e che, di conseguenza, comporta il risarcimento. Ma che cosa si deve intendere con il concetto di rischio? Una corrente dottrinaria ritiene che il concetto di rischio è da ascrivere alla sfera economica e non giuridica, per questo è impossibile utilizzarlo come criterio di imputazione di responsabilità. Altri invece sostengono che si possa parlare di rischio solo quando vi è un’attività d’impresa.

La situazione civilistica italiana[modifica | modifica sorgente]

Ma al di là delle interpretazioni della dottrina, il codice civile italiano si è preoccupato di dare una previsione normativa alle fattispecie più frequenti. Riportiamo di seguito, gli articoli del codice più rilevanti in materia di responsabilità oggettiva:

  • art. 2048 - Responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori, e dei maestri d’arte - Il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela che abitano con essi. La stessa disposizione si applica all’affiliante. I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza. Le persone indicate nei commi precedenti sono liberate dalla responsabilità solo se provano di non aver potuto impedire il fatto
  • art. 2049 - Responsabilità dei padroni e dei committenti - I padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell’esercizio delle incombenze a cui sono adibiti
  • art. 2050 - Responsabilità per l’esercizio di attività pericolose - Chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un’attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati è tenuto al risarcimento, se non prova di aver adottato tutte le misure idonee a evitare il danno
  • art. 2051 - Danno cagionato da cose in custodia - Ciascuno è responsabile del danno cagionato delle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito
  • art. 2052 - Danno cagionato da animali - Il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui l'ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall'animale, sia che fosse sotto custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito
  • art. 2053 - Rovina di edificio - Il proprietario di un edificio o di altra costruzione è responsabile dei danni cagionati dalla loro rovina, salvo che provi che questa non è dovuta a difetto di manutenzione o a vizio di costruzione
  • art. 2054 - Circolazione di veicoli - Il conducente di veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. Nel caso di scontro tra veicoli, si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dai conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli.

Il proprietario del veicolo, o, in sua vece, l’usufruttuario o l’acquirente con patto di riservato dominio, è responsabile in solido col conducente, se non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà. In ogni caso le persone indicate dai commi precedenti sono responsabili dei danni derivati da vizi di costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo.
In questo articolo nella prima parte si è di fronte ad un caso di colpa presunta, essendo ammessa pur sempre la prova liberatoria, mentre è responsabilità oggettiva per il proprietario del veicolo e soggetti assimilati, e per i danni causati da difetti del veicolo.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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