Nicolae Ceaușescu

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Nicolae Ceaușescu
Nicolae Ceausescu.jpg

6º Presidente della Repubblica Socialista di Romania
Durata mandato 28 marzo 1974 –
22 dicembre 1989
Predecessore Chivu Stoica
Successore Ion Iliescu

Presidente del Consiglio di Stato della Repubblica Socialista di Romania
Durata mandato 9 dicembre 1967 –
28 marzo 1974
Predecessore Chivu Stoica
Successore Carica abolita

Segretario Generale del Partito comunista rumeno
Durata mandato 22 marzo 1965 –
22 dicembre 1989
Predecessore Gheorghe Gheorghiu-Dej
Successore Partito abolito

Dati generali
Partito politico Partito Comunista Rumeno
Firma Firma di Nicolae Ceaușescu
Nicolae Ceauşescu
26 gennaio 1918 - 25 dicembre 1989
Nato a Scornicești
Morto a Târgoviște
Dati militari
Paese servito Romania Romania
Forza armata Forțele Terestre Române
Anni di servizio 1948-?
Grado Tenente generale

[senza fonte]

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Nicolae Ceaușescu (pronuncia rumena [ˌnikoˈlae ʧauˈʃesku][1]) (Scornicești, 26 gennaio 1918Târgoviște, 25 dicembre 1989) è stato un politico rumeno. Segretario generale del Partito Comunista Rumeno dal 1965, fu il dittatore della Romania dal 1967 al dicembre 1989, anno in cui fu deposto e processato[2][3][4] con le accuse di crimini contro lo stato, genocidio e "distruzione dell'economia nazionale".[5]

Il 22 dicembre 1989, con decreto di Ion Iliescu (CFSN), fu istituito il Tribunale Militare Eccezionale: tre giorni dopo i coniugi Ceaușescu furono giudicati dopo un processo sommario e condannati a morte. La loro esecuzione fu eseguita alcuni minuti dopo la pronuncia della sentenza e rappresentò l'atto finale della rivoluzione rumena del 1989.

Gioventù e inizi della carriera[modifica | modifica sorgente]

Ceaușescu in una foto segnaletica del 1936.

Nato in una numerosa famiglia contadina nel villaggio di Scornicești, nel distretto di Olt, Ceaușescu si trasferì a Bucarest all'età di 11 anni per diventare apprendista calzolaio[6]. Entrò nell'illegale Partito Comunista Rumeno nel 1932 e fu arrestato nel 1933, a 15 anni, durante uno sciopero, con l'accusa di essere un agitatore.

Fu arrestato ancora nel 1934 prima per aver raccolto firme per una petizione di protesta contro un processo ai lavoratori della ferrovie, e altre due volte per altre attività simili, che gli valsero la definizione di "pericoloso agitatore comunista" e "distributore attivo di propaganda comunista e antinazionale", sui documenti della polizia. A seguito di ciò si diede alla clandestinità, ma fu catturato e imprigionato nel 1936 con una condanna a due anni di carcere nella prigione di Doftana per attività sovversive[7].

Nel 1939, mentre era fuori di prigione, incontrò Elena Petrescu: i due si sposeranno il 23 dicembre 1947 ed ella avrebbe svolto un ruolo importante nella sua vita politica nel corso dei decenni. Venne arrestato e imprigionato nuovamente nel 1940. Nel 1943 fu trasferito nel campo di concentramento di Târgu Jiu, dove divise la cella con Gheorghe Gheorghiu-Dej, divenendone il protetto. Dopo la Seconda guerra mondiale, mentre la Romania stava cominciando a cadere sotto l'influenza sovietica, servì come segretario dell'Unione della Gioventù Comunista (1944-1945).

Dopo che i comunisti presero il potere in Romania nel 1947, fu a capo del ministero dell'agricoltura, quindi servì come vice ministro delle forze armate sotto il regime stalinista di Gheorghiu-Dej. Nel 1952 Gheorghiu-Dej lo portò nel Comitato Centrale, mesi dopo che la "fazione moscovita" del partito, guidata da Ana Pauker, era stata epurata. Nel 1954 divenne membro a pieno titolo del Politburo e alla fine si trovò ad occupare la seconda carica più importante all'interno della gerarchia del partito[8].

Capo della Romania[modifica | modifica sorgente]

Il segretario generale del Partito Comunista Rumeno Gheorghe Gheorghiu-Dej (al centro), con un gruppo di delegati al VI Congresso del P.C.R. tenutosi a Bucarest nel 1948. Il suo futuro successore, Nicolae Ceauşescu, è in piedi alla sua sinistra.

Tre giorni dopo la morte di Gheorghiu-Dej, avvenuta nel marzo del 1965, Ceauşescu divenne primo segretario del Partito Rumeno dei Lavoratori[9]. Uno dei primi atti fu quello di ribattezzare il movimento in Partito Comunista Rumeno e di dichiarare che il paese ora era la Repubblica Socialista della Romania e non più una repubblica popolare: a seguito di ciò, nel 1967 venne nominato Presidente del Consiglio di Stato[9].

Divenne ben presto una figura popolare, grazie alla sua politica di rifiuto della sovranità limitata, che sfidava la supremazia dell'Unione Sovietica e condannava lo sfruttamento di tipo neo-coloniale subito dalla Romania, attuato anche attraverso le famigerate SovRom. Dal 1966 non partecipò più attivamente al Patto di Varsavia (sebbene formalmente la Romania ne rimanesse membro) e nel 1968 si rifiutò di prender parte all'invasione della Cecoslovacchia da parte delle forze del Blocco Orientale, dichiarando in un discorso pubblico che l'invasione di un paese membro del Patto di Varsavia da parte di un altro stato membro costituiva pericolo per la pace e per il già precario equilibrio politico in Europa.

Stendardo del Presidente della Romania

La tolleranza accordata dall'Unione Sovietica al comportamento di Ceauşescu diede alla Romania uno status di paese anticonformista rispetto ai restanti paesi dell'est Europa[9]. Nel 1974 Ceauşescu si insignì del titolo di Presidente della Romania, consolidando così il proprio potere. Egli seguì una politica indipendente nelle relazioni estere; per esempio, la Romania fu uno dei tre paesi comunisti (gli altri due sono la Repubblica popolare cinese e la Jugoslavia) a prendere parte ai Giochi della XXIII Olimpiade, organizzati a Los Angeles negli Stati Uniti nell'estate del 1984[10].

Nicolae Ceauşescu con Giorgio Napolitano, 1974.
Ceaușescu insieme al primo ministro francese Jacques Chirac nella cittadina di Neptun (1975).

Inoltre, la Romania fu il primo dei paesi d'oltre cortina ad avere relazioni con la Comunità Europea: nel 1974 fu sottoscritto un patto che includeva la Romania nel Sistema Generalizzato di Preferenze della Comunità e nel 1980 fu stipulato un accordo sui prodotti industriali[11]. In ogni caso Ceauşescu rifiutò qualsiasi ipotesi di riforma liberale: l'evoluzione del regime seguì il tracciato stalinista già delineato da Gheorghiu-Dej.

L'opposizione al controllo da parte sovietica fu dovuta alla determinazione di non procedere alla de-stalinizzazione. La polizia segreta (Securitate) mantenne un assoluto controllo sui media e su qualsiasi tipo di discorso e non tollerò nessun tipo di opposizione interna. A partire dal 1972, Ceauşescu istituì un programma di sistematizzazione della Romania. Presentato come un modo per costruire una "Società socialista sviluppata multilateralmente", il programma di demolizione, ristrutturazione e costruzione, cominciò nelle campagne e culminò con un tentativo di completo rimodellamento della capitale del paese.

Oltre un quinto di Bucarest, incluse chiese e palazzi storici, venne demolito negli anni ottanta con l'intenzione di ricostruire la città nello stile voluto da Ceauşescu. La Casa del Popolo ("Casa Poporului") a Bucarest, adesso sede del Parlamento, è la seconda più grande costruzione al mondo dopo il Pentagono.[12] Ceauşescu inoltre pianificò di distruggere molti villaggi con i bulldozer e di trasferirne gli abitanti in condomini cittadini come parte del suo programma di "urbanizzazione" e "industrializzazione". Il progetto di un'organizzazione non governativa chiamato "Villaggi Fratelli" che creava dei collegamenti tra le comunità romene e quelle europee potrebbe aver giocato un ruolo nel contrastare i piani governativi.

Il decreto del 1966 e il bando dell'aborto[modifica | modifica sorgente]

Ceaușescu viene accolto dal Re Juan Carlos I di Spagna a Madrid, 1979.

Nel 1966 il regime decretò la messa al bando di qualsiasi forma di contraccezione o aborto e introdusse altre politiche a sostegno dell'incremento del tasso di natalità, inclusa una tassa tra il dieci e il venti per cento del reddito sia per gli uomini che per le donne (sposati o celibi/nubili) che dopo i 25 anni fossero rimasti senza prole. L'aborto era ammesso solo per le donne sopra i quarantadue anni o già madri di quattro (successivamente cinque) bambini. Madri che avessero più di cinque bambini ricevevano vari benefici, mentre le madri di più di dieci bambini erano dichiarate madri-eroine, ricevevano una medaglia d'oro, un'automobile gratuitamente, trasporto gratuito sui treni e altri bonus. Poche donne in ogni caso raggiunsero questi obiettivi, una famiglia romena aveva mediamente tra i due e i tre bambini.[13] Inoltre, un numero considerevole di donne morì o subì mutilazioni durante l'esecuzione di aborti clandestini.[14]

Il governo si diede l'obiettivo di diminuire la percentuale dei divorzi rendendolo difficile da ottenere, fu infatti decretato che il matrimonio poteva essere annullato solo in casi eccezionali. Nei tardi anni sessanta la popolazione iniziò a crescere accompagnata da un incremento della povertà e del numero di persone senza fissa dimora (bambini di strada) nelle aree urbane. Dall'altro lato un nuovo problema fu creato dalla crescita incontrollata del fenomeno dell'abbandono dei bambini, che portò alla conseguente crescita della popolazione degli orfanotrofi (vedi Cighid). Questo facilitò la diffusione dell'AIDS al finire degli anni ottanta, favorita anche dalla decisione del governo di non riconoscere l'esistenza di questa malattia, e di conseguenza di non consentire l'esecuzione del test HIV[15][16].

Le tesi di luglio[modifica | modifica sorgente]

Ceaușescu, incontro con il leader della Corea del Nord Kim Il-sung nel 1971.

Ceauşescu visitò la Repubblica popolare cinese, il Vietnam del Nord e la Corea del Nord nel 1971[17] e rimase colpito dai modelli presenti in questi paesi[18]. Mostrò grande interesse all'idea di una trasformazione totale della nazione insita nei programmi del Partito dei Lavoratori di Corea e nella Rivoluzione culturale cinese. Poco dopo essere tornato in Romania cominciò ad emulare il sistema nord-coreano influenzato dalla filosofia del Juche del presidente Kim Il-sung. I libri coreani sul Juche furono tradotti e ampiamente distribuiti nel paese. Il 6 luglio del 1971 Ceauşescu emanò un discorso per il comitato esecutivo del PCR. Questo, dall'intonazione simil-maoista, conosciuto come tesi di luglio, contiene diciassette proposte. Alcune di queste sono:

  • continua crescita del ruolo di guida del partito
  • miglioramento dell'educazione del partito e una massiccia azione politica
  • far partecipare i giovani al grande piano di costruzioni come parte del loro "lavoro patriottico"
  • un'intensificazione dell'istruzione politico-ideologica in scuole e nelle università, così come tra i bambini, la gioventù e le organizzazioni studentesche
  • un'espansione della propaganda politica, coinvolgendo radio e spettacoli televisivi così come le case editrici, i teatri e il cinema, l'opera, il balletto e le unioni degli artisti ecc.
  • promuovere un carattere "militante, rivoluzionario" nelle produzioni artistiche.

La liberalizzazione del 1965 veniva condannata e l'indice dei libri e degli autori proibiti veniva ristabilito: le tesi annunciavano l'inizio di una "piccola rivoluzione culturale", lanciavano una offensiva neo-stalinista con l'autonomia culturale riaffermando una base ideologica per la letteratura che il Partito aveva in teoria abbandonato. Ceauşescu nell'occasione affermò che "un uomo che non scrive per tutto il suo popolo non è un poeta"[19] e si presentò come il campione dei valori romeni, dando così inizio al suo culto della personalità[20].

Anche se presentato come una forma di "socialismo umanista" - il che, unitamente alla mancata partecipazione alla repressione praghese del 1968, gli guadagnò per oltre un decennio il favore dell'intelligencija di sinistra europea e francese in particolare - le tesi nei fatti riaffermavano un ritorno alle stringenti linee guida del Realismo Socialista e attaccavano gli intellettuali non allineati. Una stretta aderenza ideologica veniva richiesta nelle scienze umanistiche e sociali; la competenza e l'estetica vennero sostituite dall'ideologia, i professionisti vennero sostituiti dagli agitatori e la cultura divenne ancora una volta uno strumento per la propaganda politico-ideologica.

La defezione di Pacepa[modifica | modifica sorgente]

Ceauşescu nel 1978 insieme al presidente Carter.

Nel 1978 Ion Mihai Pacepa, uno dei più vecchi membri della polizia politica rumena (Securitate), riparò negli Stati Uniti d'America. Generale a due stelle, fu l'ufficiale più alto in grado che abbia defezionato dal blocco sovietico durante la guerra fredda. La sua fuga fu un potente colpo contro il regime, che costrinse Ceauşescu a rivedere l'organizzazione della Securitate. Il libro di Pacepa del 1986 Red Horizons: Chronicles of a Communist Spy Chief (ISBN 0-89526-570-2) rivela dettagli del regime di Ceauşescu come la collaborazione con i terroristi arabi, il massiccio spionaggio delle industrie americane e i suoi elaborati sforzi per ottenere il supporto politico dell'ovest.

Dopo la defezione di Pacepa, il paese si isolò e la crescita economica si arrestò. L'intelligence di Ceauşescu cominciò ad essere infiltrata dalle agenzie di intelligence straniere ed egli cominciò a perdere il controllo del paese. Tentò diverse riorganizzazioni del controspionaggio nel tentativo di liberarsi dei vecchi collaboratori di Pacepa, ma questo si rivelò un insuccesso.

Secondo la dichiarazione ufficiale fatta del presidente Ion Iliescu quando Pacepa chiese di riottenere le sue proprietà e la sua posizione, Pacepa era "un uomo confuso" che aveva ammassato proprietà illegali in Romania, approfittando della sua posizione influente. La suprema corte romena si dichiarò d'accordo con la sentenza nº 41/1999 che cancellò la sentenza a morte di Pacepa, gli ridiede il suo grado militare e ordinò la restituzione delle sue proprietà.

Il debito estero[modifica | modifica sorgente]

Ceaușescu rivolge il suo messaggio di Capodanno a TV e radio.

Nonostante il suo dominio fosse sempre più totalitario, l'indipendenza politica di Ceauşescu dall'Unione Sovietica e le sue proteste contro l'invasione della Cecoslovacchia nel 1968 fecero crescere l'interesse delle potenze Occidentali che credettero, brevemente, che fosse un anti-sovietico e un anticonformista, e sperarono tramite lui di creare uno scisma nel Patto di Varsavia. Ceauşescu non comprese che il finanziamento non gli fu sempre molto favorevole. Ceauşescu accettò un grosso prestito (più di $13 miliardi) dall'occidente per finanziare programmi di sviluppo economico, ma questi prestiti in ultimo devastarono la situazione finanziaria del paese.

In un tentativo di correre ai ripari, Ceauşescu decise di sradicare il debito straniero della Romania[21]. Organizzò un referendum e tramite esso cambiò la costituzione, aggiungendo una clausola che proibiva alla Romania in futuro di contrarre debiti esteri. Il risultato del referendum fu un "sì" praticamente unanime. Negli anni ottanta, Ceauşescu ordinò l'esportazione della maggior parte della produzione agricola e industriale del paese per rimborsare i debiti. La penuria nazionale risultante trasformò la vita quotidiana dei cittadini rumeni in una lotta per la sopravvivenza: fu introdotto il razionamento del cibo, la riduzione del riscaldamento domestico a 13°; la penuria di benzina e le interruzioni di corrente divennero la regola.

Si registrò un netto calo nella qualità della vita (specialmente riguardo alla disponibilità di cibo e di beni nei negozi) tra il 1980 e il 1989. La spiegazione ufficiale era che il paese stava pagando i suoi debiti e le persone accettavano le conseguenti sofferenze, credendo che sarebbero durate per poco e che alla fine la situazione sarebbe migliorata. Il debito fu pagato interamente nell'estate del 1989, poco prima che Ceauşescu venisse spodestato, le esportazioni forzate e la penuria di generi di prima necessità durarono tuttavia fino alla fine dell'anno.

Le tensioni crescono[modifica | modifica sorgente]

Nel 1989 Ceaușescu stava dando segnali di essere completamente avulso dalla realtà del paese. Mentre la Romania attraversava un periodo di estreme difficoltà con lunghe file di persone in cerca di cibo davanti a negozi alimentari vuoti, Ceauşescu veniva mostrato in TV mentre entrava in negozi ben riforniti e decantava l'"alta qualità della vita" raggiunta sotto la sua guida. Nel 1989 giornalmente la TV trasmetteva una lista dei Kolkhoz che avevano raggiunto dei record nel raccolto, in aperta contraddizione con quella che era l'esperienza pratica del livello medio di disponibilità di viveri da parte dei romeni[9].

Alcune persone, credendo che Ceauşescu non riuscisse a rendersi conto della situazione reale del paese, provarono a consegnargli a mano delle lettere quando era in visita per il paese. Comunque, ogni qualvolta riceveva una lettera Ceauşescu la consegnava subito ai suoi consiglieri per la sicurezza. Il fatto se Ceauşescu abbia o meno mai letto queste petizioni rimarrà probabilmente per sempre ignoto. La gente venne fortemente scoraggiata a rivolgersi direttamente a lui e si diffuse una sensazione generalizzata che la situazione avesse ormai toccato il fondo.

Personalità e autoritarismo[modifica | modifica sorgente]

Culto della personalità e autoritarismo[modifica | modifica sorgente]

Francobollo commemorativo per il 70 ° compleanno (e 55 anni di attività politica) di Nicolae Ceauşescu, 1988.

Come Kim Il-sung nella Corea del Nord, Ceauşescu creò un pervadente culto della personalità, dando a sé stesso i titoli di "Conducător" ("Condottiero") e "Geniul din Carpaţi" ("Genio dei Carpazi"), con l'aiuto dei poeti della cultura del proletariato (Proletkult) tra i quali Adrian Păunescu e Corneliu Vadim Tudor e addirittura facendosi fare uno scettro, simile a quello del Re di Romania. Questi eccessi spinsero il pittore Salvador Dalí a spedire un telegramma di congratulazioni al "Conducător". Il giornale del Partito Comunista Scînteia pubblicò il messaggio, senza rendersi conto che Dalì lo aveva scritto con intento decisamente ironico. Per impedire nuovi tradimenti dopo quello di Pacepa, Ceauşescu dette a sua moglie Elena e ad altri membri della sua famiglia importanti incarichi di governo.

Statista[modifica | modifica sorgente]

Con i leader del Patto di Varsavia, 1987 (da sinistra): Husák della Cecoslovacchia, Živkov della Bulgaria, Honecker della Germania Est, Gorbačëv dell'URSS, Ceauşescu, Jaruzelski della Polonia e Kádár dell'Ungheria.

La Romania di Ceauşescu fu l'unico paese comunista che mantenne relazioni diplomatiche con Israele senza interromperle, dopo l'inizio della preventiva Guerra dei sei giorni nel 1967, contro gli Stati vicini di Egitto, Giordania e Siria. Ceauşescu si impegnò come mediatore fra OLP e l'Israele.

Sotto Ceauşescu, la Romania era la quarta più grande esportatrice europea di armi. Ciononostante, molte delle azioni di Ceauşescu suggeriscono che una delle sue ambizioni era vincere un Premio Nobel per la pace. Organizzò, con successo, un referendum per ridurre le dimensioni dell'esercito rumeno del 5%. Tenne grandi raduni per la pace e scrisse un poema che divenne parte di ogni manuale di letteratura. Il suo poema parafrasava Isaia 5:4 ed era (in una traduzione letterale):

Fateci trarre trattori dai cannoni
Dalle luci e sorgenti atomiche
Dai missili nucleari
Aratri per lavorare i campi.

Ceauşescu tentò anche di influenzare e guidare i paesi africani. Era un buon alleato e amico personale del corrotto dittatore cleptomaniaco Mobutu Sese Seko della Repubblica Democratica del Congo, le relazioni non erano solo da stato a stato ma anche tra partito e partito, MBR e Partito Comunista Rumeno: molti credono la sua morte abbia influenzato Mobutu nella "democratizzazione" dello Zaire nel 1990.[22] Oltre ciò la Francia insignì Ceauşescu della Legion d'onore e nel 1978 divenne un HBK (Honorary British Knight) (GCB, rimosso) nel Regno Unito, mentre ci furono manovre per iscrivere la consorte Elena Ceauşescu nell'Accademia di Scienze negli Stati Uniti; tutti questi e molti di più, furono le manovre organizzate dai Ceauşescu attraverso gli addetti consolari alle ambasciate Rumene dei paesi coinvolti.

La Romania di Ceauşescu fu l'unico paese del Patto di Varsavia che non ruppe le relazioni diplomatiche con il Cile dopo il colpo di Stato di Augusto Pinochet.[23]

Debolezze nella leadership[modifica | modifica sorgente]

Il controllo stalinista esercitato da Ceauşescu su ogni aspetto religioso, educativo, commerciale, sociale della vita civile aggravò ulteriormente la situazione. Nel 1987 un tentativo di sciopero a Braşov fallì: l'esercito occupò le fabbriche e represse le dimostrazioni dei lavoratori.

Durante il 1989, Ceauşescu si trovò sempre più isolato, anche nel mondo Comunista: propose ad agosto un vertice per discutere i problemi del Comunismo est-europeo e "difendere il socialismo" in questi paesi, ma la sua proposta fu rifiutata dagli stati del Patto di Varsavia e dalla Cina. Anche dopo che cadde il Muro di Berlino e che il suo compagno bulgaro Todor Živkov fu sostituito nel novembre 1989, Ceauşescu ignorò la minaccia alla sua posizione in quanto ultimo presidente alla "vecchia maniera comunista" presente in Europa Orientale.

Rivoluzione e collasso del regime[modifica | modifica sorgente]

Rivoluzione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rivoluzione rumena del 1989.

Il regime di Ceauşescu crollò dopo una serie di eventi violenti avvenuti a Timișoara e a Bucarest nel dicembre 1989. Nel novembre dello stesso anno Ceauşescu, che aveva 71 anni, fu rieletto dal XIV congresso del Partito Comunista Rumeno (PCR) per altri 5 anni a guida del PCR. Le dimostrazioni a Timișoara furono provocate dal tentativo del governo di espellere László Tőkés, un popolare sacerdote ungherese, accusato di incitare all'odio etnico. I membri, di etnia ungherese, della sua congregazione circondarono il suo appartamento in segno di appoggio.

Molti studenti rumeni decisero spontaneamente di unirsi nella manifestazione che a questo punto era solo lontanamente collegata alla causa originaria e divenne invece principalmente una manifestazione anti-governativa[9]. L'esercito, la polizia e la Securitate spararono sui manifestanti il 17 dicembre 1989. All'evento venne data ampia diffusione da radio Voice of America e dagli studenti di Timișoara che ritornavano a casa per le feste di Natale. Il 18 dicembre Ceauşescu partì per una visita di stato in Iran, lasciando il compito di sopprimere la rivolta di Timișoara ai suoi collaboratori e a sua moglie.

Dopo il suo ritorno, avvenuto il 20 dicembre, la situazione si presentava ancora tesa e lui volle pronunciare un discorso da uno studio TV nel palazzo del Comitato Centrale (palazzo CC), nel quale parlò degli eventi di Timișoara in termini di "interferenze di forze straniere negli affari interni rumeni" e di un'"aggressione straniera alla sovranità della Romania". Il paese, che non aveva avuto informazioni dei fatti di Timișoara da parte dei media nazionali, le ebbe da radio Voice of America e da Radio Free Europe e grazie al passaparola. Un raduno di massa fu inscenato per il giorno successivo, 21 dicembre, e fu presentato, dai canali ufficiali, come "uno spontaneo movimento di supporto a Ceauşescu", riferendosi all'incontro del 1968 durante il quale Ceauşescu aveva parlato contro l'invasione della Cecoslovacchia da parte delle forze del Patto di Varsavia.

Il 21 dicembre il raduno, tenuto in quella che attualmente è Piazza della Rivoluzione, degenerò nel caos. L'espressione di sconcerto sul viso di Ceauşescu, nel momento in cui iniziano i boati di protesta della folla, segna il momento del crollo definitivo del comunismo nell'est Europa. La coppia sbalordita (al dittatore si unì la moglie), non riuscendo a controllare la folla si rifugiò all'interno del palazzo CC, dove rimase fino al giorno dopo. Nello stesso giorno si ebbe una rivolta della popolazione di Bucarest, che si era riunita in Piazza dell'Università e affrontò polizia ed esercito sulle barricate. Questi eventi iniziali sono considerati una rivoluzione genuina, non manipolata. Comunque, i ribelli disarmati non potevano affrontare l'apparato militare concentrato a Bucarest che ripulì le strade entro mezzanotte arrestando nel frattempo centinaia di persone.

Anche se la trasmissione della televisione nazionale del giorno precedente sulla "manifestazione di appoggio" e degli eventi seguenti era stata interrotta, la reazione senile di Ceauşescu agli eventi era già divenuta parte della memoria collettiva del paese. Dalla mattina del 22 dicembre, la ribellione si era diffusa in tutte le maggiori città. La morte sospetta del ministro della difesa Vasile Milea fu annunciata dai media. Immediatamente dopo Ceauşescu presiedette la riunione del CPEX e assunse il comando dell'esercito. Fece un tentativo di disperdere la folla radunata di fronte al palazzo CC, ma questa mossa disperata fu rifiutata dai ribelli che forzarono le porte dell'edificio lasciato indifeso dall'esercito, dalla polizia e dalla Securitate. La coppia Ceauşescu fuggì con un elicottero dalla cima del palazzo CC (scelta che si rivelò fatale, dato che avrebbe avuto maggior fortuna usando i tunnel sotterranei esistenti) [si veda Dumitru Burlan][24].

Deposizione[modifica | modifica sorgente]

Gli eventi del dicembre 1989 rimangono controversi. Molti, incluso Filip Teodorescu, all'epoca alto ufficiale della Securitate, affermano che un gruppo di generali cospiratori della Securitate colse l'opportunità per effettuare un colpo di stato a Bucarest. Altri hanno fatto più specifiche rivelazioni sulla natura della cospirazione. Il colonnello Burlan afferma che il colpo di stato, preparato fin dal 1982, fu progettato originariamente per le feste di Capodanno, ma venne successivamente ripianificato per approfittare del clima politico. Rimane tuttavia questione controversa se vi era una precedente cospirazione, e in questo caso chi ne era coinvolto.

Ad oggi vi sono teorie discordanti sull'origine della rivoluzione, circa se questa tragga origine da un movimento di protesta popolare spontaneo, o spinta da varie figure appartenenti all'apparato militare che abbiano approfittato delle proteste pubbliche, nel tentativo di prendere potere per essi o per soggetti da loro sostenuti. Il 22 dicembre l'esercito era senza una guida, infatti Ceauşescu (il capo ufficiale dell'esercito) era oramai scomparso, essendo stato spedito dal suo consigliere (e possibile cospiratore) Stanculescu in campagna, e il ministro della difesa Vasile Milea era morto (inizialmente i leader della "rivoluzione" sostennero che Milea era stato assassinato da Ceauşescu, ma avrebbe potuto essere stato ucciso dai cospiratori, facendo apparire il tutto come un suicidio, perché avrebbe potuto rifiutarsi di unirsi a loro).

La (attuale) versione ufficiale che commise suicidio non ha pressoché credibilità. Confusi, gli ufficiali dell'esercito decisero di evitare conflitti dichiarando che avrebbero fraternizzato coi dimostranti (almeno questi furono gli ordini e le spiegazioni che diedero ai soldati nei luoghi degli eventi principali di Bucarest). Scontri violenti avvennero all'aeroporto di Bucarest-Otopeni, tra truppe spedite l'una contro l'altra con il pretesto che avrebbero dovuto affrontare dei terroristi. Ci sono vari rapporti di eventi simili. Filip Teodorescu dichiara che un certo numero di provocatori, che potrebbero essere molto pochi e probabilmente russi, provocò vari incidenti (inclusi alcuni in Timișoara); inoltre dichiara che il livello della violenza fu grandemente esacerbato da elementi militari che propagandarono il mito dei "securitate-terroristi."

In un caso discusso alla televisione rumena nel 1989, una guarnigione di soldati affiliati alla Securitate (i cui coscritti prestavano 18 mesi di servizio di leva) affermò che loro ricevettero ordini per andare e difendere la città dai terroristi di Ceauşescu (che all'epoca si riteneva fossero una fazione disobbediente della Securitate, in quanto questa fraternizzò apertamente con la rivoluzione), mentre in città fu annunciato che i soldati della Securitate stavano venendo ad attaccare la guarnigione regolare. Centinaia di persone si disposero volontariamente a lottare contro le truppe in arrivo. In quel particolare caso, il capo della guarnigione della Securitate avvertì che qualche cosa non andava e rifiutò di entrare in città. Secondo il libro del Colonnello Dumitru Burlan, i generali che facevano parte della cospirazione (condotti dal generale Victor Stanculescu) tentarono di creare questi terroristi fittizi per ispirare paura e mettere l'esercito a margine del complotto.

Teoria del colpo di stato[modifica | modifica sorgente]

Secondo la teoria del complotto, i generali Stanculescu e Neagoe (che ne erano a capo), erano tra i consiglieri di sicurezza più vicini a Ceauşescu, e lo convinsero a tenere un raduno di massa in una piazza in cui erano state posizionate delle armi automatiche comandate a distanza. Durante il discorso di Ceauşescu, le armi vennero azionate e si misero a sparare casualmente sulla folla, mentre agitatori si misero a gridare con dei megafoni contro Ceauşescu. Impaurite, le persone tentarono inizialmente di fuggire. Essendogli stato detto con i megafoni che la repressiva Securitate di Ceauşescu avrebbe sparato su loro e che una "rivoluzione" era in atto, le persone furono convinte a unirsi alla "rivoluzione". Il raduno si trasformò in una dimostrazione di protesta.

La motivazione del presunto colpo di stato, come può essere desunto dai fatti, sembra complessa. La prima legge abolita (senza alcun referendum o legalità) dalla nuova leadership fu l'articolo della costituzione che impediva alla nazione di contrarre debiti. In quel momento i debiti erano stati tutti ripianati, il che rende più complesso rintracciare i beneficiari di questi nuovi e desiderati debiti: persone, statisti corrotti, o banche internazionali. Anche gli interessi personali vennero serviti, come avvenne anche per il KGB in Unione Sovietica.

Vale a dire che le persone della Securitate nel colpo di stato si spartirono tra loro la maggior parte dell'industria rumena (300 persone, molte delle quali personaggi della "rivoluzione" e leader politici, ora possiedono una ricchezza paragonabile all'intero Prodotto Interno Lordo della nazione). Alcuni dei partecipanti (probabilmente la citazione si riferisce a Iliescu) erano semplicemente invidiosi della fama di Ceauşescu.

La fine di Ceauşescu[modifica | modifica sorgente]

Tomba di Nicolae Ceauşescu nel Cimitero Civile di Ghencea. (Bucarest)

Nello stesso giorno Ceauşescu e sua moglie Elena Ceauşescu abbandonarono il palazzo presidenziale in elicottero - un aiutante tenne una pistola puntata alla testa del pilota - in compagnia di Emil Bobu e Manea Mănescu. Si diressero verso la loro residenza di Snagov, da dove fuggirono di nuovo, questa volta per Târgovişte. Vicino a Targovişte l'elicottero fu abbandonato in quanto l'esercito aveva ordinato l'atterraggio e dichiarato chiuso lo spazio aereo romeno. La coppia presidenziale continuò a fuggire attraverso la campagna più o meno senza meta.

La fuga ebbe episodi grotteschi: un inseguimento in macchina per sfuggire a dei cittadini che tentarono di arrestarli, l'abbandono dei loro aiutanti, un breve soggiorno in una scuola. I Ceauşescu vennero infine tenuti in una macchina della polizia per molte ore, mentre i poliziotti ascoltavano la radio, presumibilmente per capire quale fazione politica stava prendendo il potere. La polizia alla fine consegnò la coppia presidenziale all'esercito. I due furono condannati a morte il 25 dicembre, da un "tribunale volante" militare dopo soli 55 minuti di camera di consiglio, con l'accusa principale di genocidio per la strage di Timișoara e con l'aggravante di aver condotto la popolazione rumena alla povertà e di aver accumulato illegalmente ricchezze.

La coppia Ceauşescu fu giustiziata da un plotone d'esecuzione formato dall'élite del reggimento paracadutisti con i soldati: Iomel Boeru, Dorin Cârlan e Octavian Gheorghiu, mentre, come riferito, un secondo anche da centinaia di volontari. Per sparare i soldati usarono dei fucili AK-47 (il cosiddetto Kalashnikov). Fu ordinato di evitare di colpire il volto di Ceauşescu per poterne far riconoscere il cadavere al mondo, mentre per la moglie Elena il plotone non ebbe pietà. I coniugi Ceauşescu caddero sotto oltre 100 colpi. Il plotone cominciò a sparare appena i due si trovarono in posizione contro il muro. Il fuoco fu aperto troppo presto per la troupe del film che coprì gli eventi della registrazione stessa.[25]

Dopo la sparatoria i corpi sono stati coperti da un telo. Il processo e l'esecuzione furono registrate. Il nastro fu subito trasmesso dai media francesi e da quelli di altri Paesi occidentali. Il giorno seguente il nastro del processo e le foto dei loro corpi (ma non l'esecuzione stessa, che sfuggi alle riprese poiché eseguita rapidamente) fu trasmesso dalla televisione per il pubblico rumeno. È stato poi da allora ritrasmesso regolarmente sulla televisione nazionale ad ogni Natale.[26][27] Prima di morire Ceauşescu dichiarò che la storia avrebbe dato un buon giudizio sul suo operato e cominciò a cantare l'Internazionale, mentre la moglie gridò di "andare tutti all'inferno".[28]

Le tombe della coppia Ceauşescu sono nel cimitero di Ghencea a Bucarest. Nicolae ed Elena non sono seppelliti insieme, ma ai due estremi di un percorso. Le loro tombe sono senza pretese, ma tendono ad essere coperte da fiori e simboli del passato regime. Alcuni rumeni non credono che le tombe contengano i corpi della coppia assassinata. Nicu Ceauşescu, il figlio, che morì nel 1996, è seppellito nello stesso cimitero ma ha una tomba più "ricca". Secondo il Jurnalul Naţional,[29] sono state fatte richieste dalla loro figlia e da parte dei loro sostenitori politici per traslocarli in un mausoleo o in una chiesa costruita appositamente per loro, ma tali richieste sono state respinte da parte dello Stato rumeno.

La Romania fu l'unico paese del Blocco orientale che rovesciò violentemente il suo regime comunista. Nel luglio del 2010 le autorità rumene hanno riesumato i corpi per il riconoscimento attraverso l'analisi del DNA.[30][31]

I conti segreti di Ceauşescu[modifica | modifica sorgente]

Nei primi giorni successivi alla rivoluzione avvenuta nel dicembre del 1989, si è molto parlato dei presunti conti segreti risalenti a Nicolae Ceuşescu. Durante il processo del 25 dicembre dello stesso anno, i membri del Tribunale Militare Eccezionale, chiesero spiegazioni in merito a questi, tuttavia i coniugi Ceauşescu dichiararono di non essere a conoscenza di fondi riconducibili a conti esteri. Questa indagine fu avviata nonostante l'accusa di appropriazione indebita dei fondi statali non fosse ancora stata inclusa fra i 4 capi di imputazione contestati formalmente.[32]

Malgrado il comunicato venne trasmesso dalla televisione, dalla radio e dalla stampa, il giorno stesso venne aggiunto il quinto punto riguardo codesta accusa: "Cercando di fuggire dal paese sulla base dei fondi per oltre un miliardo di dollari, depositati in banche straniere"[33]. Nel 1990 le indagini di un gruppo di esperti canadesi ingaggiati dal governo romeno per rintracciare i presunti fondi di Ceauşescu, dopo l'arresto di Dan Voiculescu, furono inspiegabilmente interrotte.[34][35][36]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • I Ceauşescu avevano adottato un figlio, Valentin Ceauşescu (venne adottato per dare un esempio personale di come la gente avrebbe dovuto prendersi cura degli orfani, un grande problema della Romania)[37], e avevano avuto una figlia, Zoia Ceauşescu (1º marzo 1949 - 21 novembre 2006), che è stata una matematica, e un figlio, Nicu Ceaușescu (1º novembre 1951 - 25 settembre 1996). Per la morte dei propri genitori Nicu Ceaușescu fece costruire una chiesa ortodossa i cui muri furono decorati con i ritratti dei genitori stessi.
  • Lo stipendio mensile ufficiale di Ceaușescu era di 18.000 lei (equivalenti a 1.200 dollari statunitensi al cambio ufficiale del 1989, di circa 1 dollaro a 14,92 lei e pari allo stipendio medio USA nello stesso periodo). Di questi, circa 5000 lei al mese venivano depositati in banca per i suoi figli. Ciononostante, riceveva dei regali (e.g.., un manico di porta placcato e dorato) da paesi e organizzazioni visitati la cui appropriazione indebita era una delle accuse rivoltegli durante il processo. Mentre lui tentò di tenere a freno le proprie finanze, il figlio Nicu fu molto meno attento e le voci al riguardo abbondarono, tra le quali quella che pagò un debito di gioco in cui era incorso a Las Vegas con un allevamento di cavalli che appartenevano al Partito Comunista (l'allevamento Jegalia, in precedenza amministrato dalla Cavalleria Reale rumena).
  • La guardia di Ceauşescu era relativamente piccola rispetto a quella dell'attuale governo rumeno, contava solamente 40 persone per le sue residenze e per l'intera famiglia. Il capo di questa guardia, il Colonnello Dumitru Burlan, sostiene che i suoi uomini avevano in dotazione solamente 2 armi automatiche (insufficienti per qualsiasi difesa seria). Il Col. Burlan afferma che Ceauşescu era troppo fiducioso del fatto che il popolo rumeno lo amasse, e credeva di non aver bisogno di difesa. Questo spiega molto della facilità con la quale Ceauşescu fu catturato e deposto.
  • Ceauşescu è l'unica personalità a cui la Danimarca abbia ritirato l'Ordine dell'Elefante precedentemente conferito. Ciò successe il 23 dicembre 1989, quando S.M. la regina Margherita II ordinò che l'onorificenza venisse restituita alla Danimarca e che il nome di Ceauşescu fosse cancellato dagli albi ufficiali. A Ceauşescu venne anche tolta la GCB onoraria datagli dalla regina Elisabetta II del Regno Unito (che gli era stata data insieme alla possibilità di fare un "giro" sulla carrozza reale in cambio dell'acquisto da parte rumena di tecnologia britannica sorpassata), il giorno precedente la sua esecuzione. Elisabetta da parte sua restituì l'insegna dell'Ordine Rumeno che Ceauşescu le aveva consegnato.[38]
  • Dopo la sua morte il giudizio su Ceauşescu in Romania è migliorato. Mari Români, un popolare show televisivo, ha condotto un sondaggio informale fra i Romeni, da cui è risultato che Ceauşescu è considerato l'undicesimo rumeno di tutti i tempi in ordine di importanza; in ogni caso elogiare Nicolae Ceauşescu sui media è proibito dalla legge rumena. Dinel Staicu ha ricevuto una multa da 250 milioni di lei (circa 9.000 dollari U.S.) per aver elogiato Ceauşescu e mostrato delle sue foto sulla propria televisione privata (3TV Oltenia).[39]

Edizioni italiane delle opere di Ceauşescu[modifica | modifica sorgente]

  • La Romania sulla via verso il socialismo e nella lotta contro l'imperialismo, Milano, Edizioni del Calendario, 1971.
  • Scritti scelti, 1971, Milano, Edizioni del Calendario, 1972.
  • Scritti scelti, 1972, Milano, Edizioni del Calendario, 1973.
  • Sviluppo economico e democrazia socialista in Romania, Roma, Editori Riuniti, 1973.
  • Scritti scelti. 1973, Milano, Edizioni del Calendario, 1974.
  • Il nuovo corso. Per una collaborazione internazionale, Milano, Rusconi, 1975.
  • Scritti scelti. 1974, Milano, Edizioni del Calendario, 1975.
  • Scritti scelti. 1975, Milano, Edizioni del Calendario, 1976.
  • Cambiare il mondo, Milano, SugarCo, 1977.
  • Scritti scelti. 1976, Milano, Edizioni del Calendario, 1977.
  • Momenti di storia del popolo romeno, del movimento democratico operaio e rivoluzionario della Romania, Roma, Editori Riuniti, 1978.
  • Scritti scelti. 1977, Milano, Edizioni del Calendario, 1978.
  • Per un mondo più giusto, migliore, Milano, SugarCo, 1979.
  • Scritti scelti. 1978, Milano, Edizioni del Calendario, 1979.
  • Scritti scelti. 1979, Milano, Edizioni del Calendario, 1980.
  • Scritti scelti. 1980, Roma, Editori Riuniti, 1981.
  • Scritti scelti. 1981, Roma, Editori Riuniti, 1982. ISBN 88-359-0055-7.
  • Romania socialismo collaborazione pace, Pistoia, Carlo Longo-Settegiorni, 1988.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze rumene[modifica | modifica sorgente]

Eroe della Romania (3) - nastrino per uniforme ordinaria Eroe della Romania (3)
Eroe del Lavoro Socialista - nastrino per uniforme ordinaria Eroe del Lavoro Socialista
Ordine della Vittoria del Socialismo - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Vittoria del Socialismo

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di gran stella dell'Ordine della grande stella di Iugoslavia (Jugoslavia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran stella dell'Ordine della grande stella di Iugoslavia (Jugoslavia)
— 1966
Grande Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria) - nastrino per uniforme ordinaria Grande Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria)
— 1969
Medaglia commemorativa per il 2500º anniversario dell'impero persiano (Impero d'Iran) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa per il 2500º anniversario dell'impero persiano (Impero d'Iran)
— 14 ottobre 1971[40][41]
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Italia)
— 21 maggio 1973[42]
Ordine dell'Eroe del lavoro socialista - nastrino per uniforme ordinaria Ordine dell'Eroe del lavoro socialista
— 25 gennaio 1978
Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca (Repubblica Federale Tedesca) - nastrino per uniforme ordinaria Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca (Repubblica Federale Tedesca)
— 17 maggio 1971
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia)
— 4 novembre 1980
Ordine di Karl Marx (Repubblica Democratica Tedesca) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Karl Marx (Repubblica Democratica Tedesca)
— 1988
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca)
«Espulso il 23 dicembre 1989»
Collare d'oro dell'Ordine olimpico (CIO) - nastrino per uniforme ordinaria Collare d'oro dell'Ordine olimpico (CIO)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno (Regno Unito)
«Espulso il 24 dicembre 1989»
Ordine di José Martí (Cuba) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di José Martí (Cuba)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pronuncia più diffusa. Alcuni dizionari di pronuncia riportano versioni differenti e contrastanti: il Duden [ʧe̯au̯ˈʃesku]; il DOP [nikoˈlaje ʧeauˈʃɛsku] (nikolài̯e čeaušèsku).
  2. ^ Juan J. López, Democracy delayed, p 22, Johns Hopkins University Press
  3. ^ Houchang Esfandiar Chehabi, Juan José Linz, Sultanistic Regimes, p 242, Johns Hopkins University Press, 1998
  4. ^ Daniel Chirot, Modern Tyrants: the power and prevalence of evil in our age, p 258, Princeton University Press, 1996
  5. ^ BBC on this day
  6. ^ Cătălin Gruia, Viata lui Nicolae Ceausescu, in National Geographic Magazine (Romania), novembre 2007, pp. 42
  7. ^ C. Gruia, op. cit., pag. 42
  8. ^ ceausescu.org
  9. ^ a b c d e Victor Sebetsyen (2009), Revolution 1989: The Fall of the Soviet Empire, New York City: Pantheon Books
  10. ^ David Phinnemore (2006), The EU and Romania: accession and beyond, London, UK: Federal Trust for Education and Research, p. 13.
  11. ^ Martin Sajdik e Michaël Schwarzinger (2008), European Union enlargement: background, developments, facts, New Jersey, USA: Transaction Publishers, p. 10
  12. ^ (EN) Palace of Parliament - megalomania in Romania. URL consultato il 19-09-2009.
  13. ^ Communist Romania's Demographic Policy, U.S. Library of Congress country study
  14. ^ (EN) Ceausescu's Longest-Lasting Legacy -- the Cohort of '67. URL consultato il 19 settembre 2009.
  15. ^ Karen Dente e Jamie Hess, Pediatric AIDS in Romania – A Country Faces Its Epidemic and Serves as a Model of Success, MedGenMed. 2006; 8(2): 11
  16. ^ "Upheaval in the East: Romania's AIDS Babies: A Legacy of Neglect", New York Times, 8 febbraio 1990
  17. ^ Minutes of the Romanian Politburo Meeting Concerning Nicolae Ceauşescu's Visit to China, North Korea, Mongolia, and Vietnam
  18. ^ Vladimir Tismăneanu, Stalinism pentru eternitate, Polirom, Iaşi, 2005, pag. 2412
  19. ^ Dennis Deletant, Ceauşescu and the Securitate: Coercion and Dissent in Romania, 1965-1989, M.E. Sharpe, London, 1995, pag. 184
  20. ^ Roper, Steven D., Romania: The Unfinished Revolution, p. 51, Routledge, 2000
  21. ^ Paolo Stefanini, Ceauşescu sì che sapeva risolvere il problema del debito, www.linkiesta.it, 11 agosto 2011.
  22. ^ (EN) Relations with the Communist World. URL consultato il 19-09-2009.
  23. ^ Valenzuela, J. Samuel and Arturo Valenzuela (eds.), Military Rule in Chile: Dictatorship and Oppositions, p. 321
  24. ^ Stephen P. Aubin, Distorting defense: Network news and national security, Greenwood Publishing Group, 2008, p. 158
  25. ^ George Galloway and Bob Wylie, Downfall: The Ceausescus and the Romanian Revolution p. 198-199. Futura Publications, 1991
  26. ^ Daniel Simpson, "Ghosts of Christmas past still haunt Romanians"
  27. ^ The dictator and his henchman
  28. ^ (EN) CharonBoat: Execution of Nicolae and Elena Ceaucescu (12/25/1989). URL consultato il 19-09-2009.
  29. ^ Jurnalul Naţional, 25 gennaio, 2005
  30. ^ Romania, riesumati i corpi di Ceausescu e della moglie - Corriere della Sera
  31. ^ La riesumazione dei Ceausescu - Video - Corriere TV
  32. ^ Stenograma procesului
  33. ^ ceausescu.org
  34. ^ ziua.net
  35. ^ monitorulneamt.ro
  36. ^ interesulpublic.ro
  37. ^ Ceausescu, marchio vincente in Romania
  38. ^ Sito ufficiale della monarchia britannica: Queen and Public - Honours, provata il 19-06-2007.
  39. ^ Comunicato ufficiale dell'ufficio nazionale per l'Audio-visivo
  40. ^ Badraie
  41. ^ Badraie
  42. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Luca Falciola, Elementi per una storia istituzionale della Romania comunista: il dispotismo di Nicolae Ceauşescu, in "Giornale di Storia costituzionale", 2/2007 Journal of Constitutional History - Giornale di Storia Costituzionale: n. 14, 2/2007
  • Luca Falciola, Colpirne uno per salvarne cento. Il processo ai Ceauşescu e le strategie di transizione nella Romania post-comunista, in "Contemporanea. Rivista di storia dell'800 e del '900", 1/2010, Rivisteweb: Article Details
  • Thomas Kunze, Nicolae Ceauşescu. Eine Biographie, Berlino 2000. ISBN 3-86153-211-5
  • Stevens W. Sowards, "Twenty-Five Lectures on Modern Balkan History (The Balkans in the Age of Nationalism)", 1996 URL [1]
  • Edward Behr, Kiss the Hand you Cannot Bite, ISBN 0-679-40128-8
  • John Sweeney, The Life and Evil Times of Nicolae Ceauşescu, ISBN 0-09-174672-8 ---
  • Dumitru Burlan, "The replacement of Ceauşescu confeses", (rom. "Sosia lui Ceauşescu se destăinuie"). Ed. Ergorom. July 31, 2003,
  • Viorel Patrichi, "I was the replacement of Nicolae Ceauşescu" (rom. Eu am fost sosia lui Nicolae Ceauşescu), in World Magazin (rom. Lumea Magazin) Nr 12, 2001: [2]
  • Marian Oprea "After 15 years -- the conspiracy of Securitate" (rom. Au trecut 15 ani—Conspiraţia Securităţii), in World Magazin (rom. Lumea Magazin) Nr 10, 2004: [3]
  • Victor Stănculescu "Do not have mercy, they own 33 milion dollars" (rom. "Nu vă fie milă, au 2 miliarde de lei in cont") in National Journal (rom. Jurnalul National) Nov 22, 2004 [4]
  • Nelu Balaj: About Laszlo Tokes

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Stemma della Romania (versione maggiore) Predecessore: Presidente della Romania Successore: Stendardo presidenziale rumeno
Chivu Stoica 9 dicembre 1967 - 22 dicembre 1989 Ion Iliescu
Presidenti della Romania
Parhon (1948-1952) | Groza (1952-1958) | Maurer (1958-1961) | Gheorghiu-Dej (1961-1965) | Stoica (1965-1967) | Ceaușescu (1967-1989) | Iliescu (1989-1996) | Constantinescu (1996-2000) | Iliescu (2000-2004) | Băsescu (2004-2007) | Văcăroiu (2007-2007) | Băsescu (2007-in carica)
Predecessore Segretario generale del Partito Comunista Rumeno Successore
Gheorghe Gheorghiu-Dej 19651989 nessuno

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