Francesca Mambro

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Francesca Mambro insieme a Valerio Fioravanti durante il processo per la Strage di Bologna.

Francesca Mambro (Chieti, 25 aprile 1959) è un'ex terrorista italiana, ed esponente del gruppo eversivo d'ispirazione neofascista Nuclei Armati Rivoluzionari. Dopo la militanza politica, verso la fine degli anni settanta, passa alla lotta armata con i NAR, sodalizio con cui sarà protagonista di una stagione di violenze. Arrestata a Roma il 5 marzo 1982 e processata, verrà ritenuta colpevole di diversi reati e dell'omicidio di 96 persone. Condannata complessivamente a nove ergastoli, 84 anni e 8 mesi di reclusione, dal 2008, le è stata concessa la libertà condizionale, provvedimento che terminerà nel 2013, quando la sua pena sarà definitivamente estinta.[1]

Dal 1985 è sposata con l'ex terrorista Valerio Fioravanti[2], suo compagno sin dagli anni settanta e da cui, nel 2001, ha avuto anche una figlia (Arianna).[3]

Indice

[modifica] Biografia

Nasce a Chieti ma si trasferisce ben presto con la famiglia a Roma, nei lotti popolari nei pressi di piazza Bologna, dove si diploma alle scuole magistrali. Figlia di un maresciallo di Pubblica sicurezza e primogenita di quattro fratelli, tutti più piccoli di lei (Mariano, Mario e Italo)[4], già da giovanissima Francesca si comincia ad interessare a tematiche che riguardano le fasce più emarginate della popolazione del suo quartiere, il Prenestino.

[modifica] La militanza politica

Francesca Mambro inizia la sua militanza politica già al liceo e la prosegue, poi, nel Movimento Sociale Italiano svolgendo la propria attività, prima nel Fronte della Gioventù e poi nel FUAN, frequentando la sede di via Siena, al quartiere Nomentano. Milita anche nelle fila dell’organizzazione Lotta Popolare, corrente movimentista dell'MSI, capeggiata da Teodoro Buontempo e Paolo Signorelli, che si propone di contrastare l'offensiva dell'ala moderata del partito e che da li a breve sfocerà nella breve esperienza scissionista di Democrazia nazionale.[5]

Per Francesca, come anche per molti altri militanti neofascisti, le cose cambieranno totalmente dopo il 7 gennaio 1978. Quella sera, un commando di estremisti di sinistra appartenenti ai Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale, attacca a raffiche di mitra dei militanti del Fronte della Gioventù all'uscita dalla sede dell'MSI di via Acca Larentia. Nell'attentato rimangono uccisi Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, seguiti nella morte da un altro militante del Fronte, Stefano Recchioni, ucciso poche ore dopo nello scontro a fuoco con i carabinieri.[6]

« Per la prima volta e per tre giorni i fascisti spareranno contro la polizia. E questo segnò un punto di non ritorno. Anche in seguito, per noi che non eravamo assolutamente quelli che volevano cambiare il Palazzo, rapinare le armi ai poliziotti o ai carabinieri avrà un grande significato. Che lo facessero altre organizzazioni era normale, il fatto che lo facessero i fascisti cambiava le cose di molto, perché i fascisti fino ad allora erano considerati il braccio armato del potere. »
(Valerio Fioravanti dalla perizia del prof. F.Introna[7])

Seguiranno poi tre giorni di guerriglia urbana, con accoltellamenti, auto incendiate, negozi devastati e violenti conflitti a fuoco con la polizia che spinse poi il movimento giovanile neofascista verso una sempre più aperta spaccatura con il partito, segnando una storica rottura che porterà molti militanti, compresa la Mambro, ad abbracciare la lotta armata.

[modifica] La lotta armata con i NAR

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nuclei Armati Rivoluzionari.

All'inizio del 1978, subito a ridosso dei fatti di Acca Larentia, la Mambro si unisce ai Nuclei Armati Rivoluzionari di Valerio Fioravanti.[8] Le prime azioni alle quali partecipa attivamente furono due rapine, l’8 febbraio e il 15 marzo 1979, che i NAR compiono ai danni di altrettante armerie in pieno centro a Roma, con l'intenzione di commemorare la morte di Franco Anselmi.

Il 7 marzo 1979, alla vigilia della ricorrenza della Giornata Internazionale della Donna, assieme ad un gruppo di estremiste di destra, decide di piazzare una rudimentale bomba davanti alle finestre del Circolo culturale femminista nel quartiere Prati, a Roma mentre, a pochi metri di distanza, Valerio Fioravanti e altri estremisti armati, restavano a copertura, pronti eventualmente a intervenire.[9]

Il 30 marzo 1980, la Mambro, Valerio Fioravanti e Gigi Cavallini assaltano i locali del distretto militare di via Cesarotti, a Padova portando via 4 mitragliatrici, 5 fucili automatici, pistole e proiettili. Sul muro della caserma, prima di andarsene, la Mambro firma la rapina con la sigla BR per depistare le indagini.[10]

Il 28 maggio 1980 partecipa all'attentato davanti al liceo romano Giulio Cesare in cui viene ucciso l'appuntato di polizia Francesco Evangelista (detto "Serpico") e ferito il suo collega Giuseppe Manfreda.[11]

Il 23 giugno 1980 i NAR uccidono a Roma il sostituto procuratore Mario Amato. Il magistrato, da due anni conduce le principali inchiesta sui movimenti eversivi di destra, ereditando i fascicoli d’indagine dal giudice Vittorio Occorsio. Poco prima di essere assassinato aveva chiesto l’uso di un'auto blindata che gli era stata però negata. All’indomani dell'omicidio, il gruppo telefona a un quotidiano e fa ritrovare il volantino di rivendicazione: «Oggi 23 giugno 1980 alle ore 8:05, abbiamo eseguito la sentenza di morte emanata contro il sostituto procuratore Mario Amato, per le cui mani passavano tutti i processi a carico dei camerati. Oggi egli ha chiuso la sua squallida esistenza imbottito di piombo. Altri, ancora, pagheranno».[12] Amato aveva annunciato che le sue indagini lo stavano portando «alla visione di una verità d’assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori degli atti criminosi».

Il 2 agosto 1980 una bomba nella sala di aspetto di seconda classe della stazione di Bologna uccide 85 persone. Per questo attentato verranno condannati all'ergastolo, quali esecutori materiali dell'attentato, i terroristi Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, con sentenza resa definitiva in Cassazione il 23 novembre 1995. Riguardo a questa strage, la Mambro e Fioravanti si sono sempre proclamati innocenti adducendo inoltre di non avere particolari vantaggi nel negarne la loro eventuale paternità, anche a causa del numero di ergastoli già accumulati da ciascuno in precedenza.[13]

Il 9 settembre 1980 Francesca Mambro, Dario Mariani, Giorgio Vale, Valerio e Cristiano Fioravanti, uccidono Francesco Mangiameli, dirigente del movimento di estrema destra Terza Posizione in Sicilia accusato di essersi intascato i soldi che sarebbero serviti per l'evasione del terrorista nero Pierluigi Concutelli.[14]

Il 5 febbraio 1981, mentre tentano di recuperare delle armi gettate nel Bacchiglione, il canale scaricatore di Padova, un commando formato da Valerio Fioravanti, il fratello Cristiano, Francesca Mambro, Gigi Cavallini, Giorgio Vale e Gabriele De Francisci viene sorpreso da una pattuglia dei carabinieri. Nello scontro a fuoco che ne seguì persero la vita gli agenti Enea Codotto, 25 anni e Luigi Maronese, 23 anni. Prima di essere uccisi, i carabinieri, riescono però a colpire Valerio Fioravanti, il quale, gravemente ferito, verrà poco dopo arrestato.[15][16]

Dopo l'arresto di Fioravanti, i NAR misero in atto una vera e propria campagna di annientamento nei confronti di presunti delatori, infami e approfittatori proveniente dall'interno dell'ambiente della destra eversiva.

Il 31 luglio 1981, nell'ambito di questa sorta di regolamento di conti all'interno della destra, la Mambro Giorgio Vale e Alessandro Alibrandi uccidono Giuseppe De Luca, detto Pino il calabro e accusato dal gruppo di essere un truffatore[17], mentre il 30 settembre partecipa all'uccisione del ventitreenne Marco Pizzari, estremista di destra ritenuto responsabile dell'arresto di Luigi Ciavardini e Nanni De Angelis.[18]

Il 21 ottobre 1981, alcuni componenti dei NAR (la Mambro, Alessandro Alibrandi, Gilberto Cavallini, Giorgio Vale, Stefano Soderini e Walter Sordi), uccidono in un agguato a Roma il capitano della Digos Francesco Straullu e l'agente Ciriaco Di Roma. Il capitano Straullu, 26 anni, aveva lavorato con grande impegno per smascherare i membri dell'eversione nera. Nel 1981 ne aveva fatti arrestare 56. La mattina dell'agguato non aveva la solita auto blindata, in riparazione da due giorni.[19]

Il 5 marzo 1982, durante un conflitto a fuoco con le forze dell'ordine, al termine di una rapina messa a segno dai NAR all'agenzia della Banca Nazionale del Lavoro di Piazza Irnerio, a Roma, rimase ucciso, da una pallottola vagante, lo studente Alessandro Caravillani. Anche la Mambro venne gravemente ferita all'inguine da un proiettile.[20]

« Uno, che non era mio amico, invece di portarmi in ospedale voleva tirarmi un colpo in testa perché si dice che sotto anestesia si può parlare e si preoccupava di tornare a casa e dormire tranquillo. [...]. Giorgio (Vale, ndr) e gli altri si sono sentiti all'istante adulti. E spaventati l'hanno zittito [...]. Nemmeno per loro, che erano costretti a lasciarmi davanti all'ospedale, sembrava avere più senso quello che stava accadendo [...]. Fa più paura la morte degli altri che la tua. Il giovane medico che mi visita nel garage conferma che si tratta di una questione di tempo [...]. Giorgio si aggirava intorno alla macchina disperato, provava a proteggermi ancora cercando una via d'uscita che non c'era, come non c'erano i posti per dormire perché nessuno si sarebbe sognato di nasconderci [...]. In un momento in cui riprendo conoscenza Giorgio mi chiede cosa voglio fare [...]. Gli rispondo che potrei morire. E perdo di nuovo conoscenza. Prima che arrivino gli infermieri mi ha tolto tutto dalla borsetta lasciando solo il documento falso: Fino all'ultimo avranno il dubbio se sei davvero tu [...] io resterò qui vicino e non gli permetterò di spararti in testa'. Gli chiedo di non piangere e per favore di non farsi ammazzare. Gli voglio bene e se morisse anche lui non lo sopporterei [...]. Sento per l'ultima volta chiamarmi Chiara mentre mi accarezza e mi copre con la giacca. Riapro gli occhi svegliata adesso da un dolore lancinante alla pancia e alla gamba. Mi stanno togliendo dalla macchina e io voglio già tornare indietro perché so che adesso sarò davvero sola. Però Valerio mi aspetta. »
(Interrogatorio di Valerio Fioravanti del 10 novembre 1989[21])

Insieme a Nistri, Giorgio Vale porta Francesca nelle vicinanze del pronto soccorso dell'ospedale romano San Filippo Neri, sul Lungotevere. Si salverà ma verrà arrestata.[22] Livio Lai si assunse le responsabilità del delitto Caravillani e, nel processo Nar 2, venne condannato a 15 anni, diventati poi 22 e mezzo con gli altri reati commessi.[23]

[modifica] Le condanne

Nei vari processi che seguirono, dopo la sua cattura, venne accusata complessivamente di 96 omicidi (comprese le 85 persone morte per la Strage di Bologna) e per reati quali: furto e rapina, detenzione illegale di armi, violazione di domicilio, sequestro di persona, ricettazione, falso, associazione sovversiva, violenza privata, resistenza e oltraggio, attentato per finalità terroristiche, occultamento di atti, danneggiamento e contraffazione impronte.[24]

Venne quindi condannata complessivamente a nove ergastoli, 84 anni e 8 mesi di reclusione. Le nove condanne al carcere a vita furono comminate per:

[modifica] La pena

Dopo i processi e le condanne scontò, complessivamente, 16 anni di reclusione in carcere. Nel 1998 venne ammessa al regime di semi-libertà commutata, poi, nel 2002, in detenzione domiciliare speciale.

Il 16 settembre del 2008, il tribunale di sorveglianza di Roma, le ha concesso la libertà condizionale accogliendo un'istanza presentata dal suo legale, Michele Leonardi, motivata sulla base degli ultimi dieci anni passati in carcere in cui, l'ex terrorista, si sarebbe "ravveduta e dedicata senza risparmiarsi alla riconciliazione e pacificazione con i familiari delle vittime", portando come prova anche due lettere scritte alla Mambro (e a Valerio Fioravanti) da Anna Di Vittorio e Gian Carlo Calidori: una coppia che si è incontrata e innamorata in seguito alla bomba che aveva ucciso il fratello di lei e uno degli amici più cari di lui.

La decisione del tribunale venne aspramente criticata dall'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e definita, per bocca del suo presidente, Paolo Bolognesi, come " una vergogna. È scandaloso che la libertà condizionale sia stata concessa a una terrorista che non ne ha i requisiti, che è stata condannata a sette ergastoli e che non ha mai espresso alcun sentimento di distacco dal suo passato."[25].

Il provvedimento libertà condizionale terminerà il 16 settembre 2013 quando, in assenza di altri reati, la sua pena sarà definitivamente estinta.[26]

Attualmente collabora con Nessuno tocchi Caino, l’associazione contro la pena di morte legata al Partito Radicale.

[modifica] Note

  1. ^ Mambro in libertà condizionale su Il Corriere della Sera
  2. ^ Si sposano oggi Fioravanti e la Mambro su La Repubblica
  3. ^ Una figlia per Mambro e Fioravanti su La Repubblica
  4. ^ Colombo, 2007, op. cit., p. 48
  5. ^ Colombo, 2007, op. cit., p. 52
  6. ^ Acca Larentia, strage senza colpevoli su Il Tempo
  7. ^ Colombo, 2007, op. cit., p. 61
  8. ^ Acca Larentia: come l’ha raccontato Radio Popolare allora su Radio Popolare
  9. ^ L'eversione di destra dopo il 1974 su Archivio '900
  10. ^ A mano armata. Vita violenta di Giusva Fioravanti - Giovanni Bianconi [1], pp.227
  11. ^ Schede: Evangelista Francesco su Cadutipolizia.it
  12. ^ Alla sbarra i killer di Amato su La Repubblica
  13. ^ Il Caso della Strage di Bologna su Blu notte
  14. ^ Il Piombo e la Celtica - Nicola Rao [2], pp.295
  15. ^ Schede: Enea Codotto su Vittimeterrorismo.it
  16. ^ Schede: Luigi Maronese su Vittimeterrorismo.it
  17. ^ Bianconi, 2007, op. cit., p. 281
  18. ^ Colombo, 2007, op. cit., p. 186
  19. ^ Fascisteria - Ugo Maria Tassinari
  20. ^ Storia Nera - Andrea Colombo [3], pp.287
  21. ^ Bianconi, 2007, op. cit., p. 96
  22. ^ Bianconi, 2007, op. cit., p. 51
  23. ^ Alessandro Caravillani ucciso durante una sparatoria tra polizia e Nar su l'Unità
  24. ^ Curricula Criminale di Francesca Mambro su Stragi.it
  25. ^ Mambro in libertà condizionale - I parenti delle vittime: vergogna su Corriere della Sera
  26. ^ Mambro in libertà condizionale su Il Corriere della Sera

[modifica] Bibliografia

  • Gianluca Semprini, La strage di Bologna e il terrorista sconosciuto, Bietti, 2003. ISBN 88-82481-48-4
  • Mario Caprara, Gianluca Semprini, Destra estrema e criminale, Newton Compton, 2007. ISBN 88-54108-83-9

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni