Proletari Armati per il Comunismo

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Maurizio Azzolini impugna una Beretta calibro 22

I Proletari Armati per il Comunismo furono una formazione terroristica[1] di estrema sinistra che si formò in Lombardia nel 1977.

Dirigenti[modifica | modifica wikitesto]

Suoi dirigenti erano Sebastiano Masala, Arrigo Cavallina e Giuseppe Memeo ed i suoi membri erano per lo più di origine operaia. Il loro membro più famoso fu Cesare Battisti, che fu condannato a due ergastoli e tredici anni e che venne arrestato in Brasile nel 2007 per poi essere liberato nel 2011 in seguito alla scelta della Corte suprema brasiliana di non estradarlo. Anche Giuseppe Memeo, suo malgrado è rimasto famoso: è lui che, in una Milano da guerriglia urbana, coperto da un passamontagna scuro, jeans e stivaletti, mentre impugna una Beretta calibro 22 e spara, è colto dallo scatto di un fotografo. L'immagine, del 14 maggio 1977, è diventata una delle fotografie-simbolo degli Anni di piombo.[2]

Azioni[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Memeo punta la pistola verso la polizia, la foto è un simbolo degli anni di piombo

Le prime azioni del gruppo furono di appoggio alle rivendicazioni operaie come l'8 maggio 1978 il ferimento del medico dell'Inam Diego Fava e il sabotaggio allo stabilimento all'Alfa Romeo di Milano. Ma gli obiettivi più importanti dei Proletari Armati per il Comunismo furono la lotta alle strutture carcerarie e, nei quartieri, contro coloro che venivano giudicati membri o collaboratori delle forze dell'ordine.

Riguardo al primo punto vanno ricordati il ferimento di Giorgio Rossanigo, medico del carcere di Novara, di Arturo Nigro, agente nel carcere di Verona e soprattutto l'uccisione ad Udine il 6 giugno 1978 di Antonio Santoro, maresciallo nel carcere di Udine.

Sul secondo versante invece i PAC uccisero il 16 febbraio 1979 il macellaio Lino Sabbadin a Santa Maria di Sala nei pressi di Venezia e il gioielliere Luigi Torregiani a Milano, lo stesso giorno; nell'agguato Luigi Torreggiani sparò per errore al figlio, che rimase paraplegico. Ambedue le vittime erano commercianti che mesi prima durante delle rapine avevano sparato contro dei rapinatori uccidendoli (Sabbadin aveva sparato durante una rapina presso la sua macelleria, Torregiani era intervenuto durante una rapina in corso nel ristorante in cui si trovava). La contemporaneità dei due omicidi aveva lo scopo di aumentare l'effetto mediatico e ridurre drasticamente le reazioni per legittima difesa durante le rapine, favorendo le attività della "piccola malavita".

In seguito al duplice omicidio scattarono indagini serrate che portarono ad una serie di arresti tra i membri dell'organizzazione. Alcuni dei fermati lamentarono di aver subito delle torture ed in risposta a questi fatti il 19 aprile 1979 i PAC uccisero a Milano l'agente della DIGOS Andrea Campagna.

Arresti[modifica | modifica wikitesto]

1981, Cesare Battisti insieme ad altri arrestati nel carcere di Frosinone

Gli arresti seguenti nei mesi successivi stroncarono definitivamente i PAC, i cui militanti ancora liberi confluirono per lo più in Prima Linea. I "Proletari Armati per il Comunismo" hanno operato in Lombardia e Veneto; per la loro attività sono state inquisite 60 persone e sono state rilasciate dopo aver passato diverso tempo in detenzione, e dopo, secondo una testimonianza, aver subito torture[3].

Iter Giudiziario[modifica | modifica wikitesto]

Al processo il Pubblico Ministero chiese sentenze severe.[1]

Attualità[modifica | modifica wikitesto]

I PAC sono tornati alla ribalta nel 2004 per la vicenda di Cesare Battisti, condannato all'ergastolo in contumacia dalla magistratura italiana e latitante in Francia, Messico e di nuovo in Francia, sotto la protezione della Dottrina Mitterrand, che dava asilo politico a cittadini stranieri perseguiti per crimini di natura politica (tra di loro anche terroristi) a condizione che rinunciassero ad aspirazioni eversive contro lo Stato francese. In base a tale direttiva la Francia rifiutò negli anni '90 la sua estradizione richiesta dalla magistratura italiana. Cambiato il clima politico la magistratura italiana inoltrò nuova richiesta di estradizione, accolta dalla magistratura francese. Quando le autorità d'oltralpe nel 2004 concessero l'estradizione, il Battisti si rese irreperibile per poi essere arrestato il 18 marzo 2007 in un albergo a Copacabana in Brasile.

In relazione al caso Battisti alcune personalità politiche italiane (tra cui il parlamentare Giovanni Russo Spena già capogruppo di Rifondazione Comunista al Senato[4] e altri) hanno rilanciato la proposta di un'amnistia per i delitti aventi motivazione politica per chiudere definitivamente i conti con la stagione degli anni di piombo.

Tuttavia in relazione allo stesso caso Battisti vi sono state dichiarazioni contrastanti di esponenti politici che in opposizione al capogruppo di Rifondazione Comunista hanno sostenuto che il Battisti debba scontare la pena inflittagli per i quattro omicidi, tra essi Silvana Mura, deputata dell'Italia dei Valori, Enrico Buemi (Rosa nel Pugno), Luca Volontè, capogruppo dell'Udc alla Camera.

Nel 2007 una campagna di solidarietà a Cesare Battisti ha raccolto 1500 firmatari (tra cui spiccano nomi di personalità di primo piano del mondo della cultura e della politica francese) sul sito Carmilla on line, salito agli onori della cronaca italiana grazie a un servizio della rivista Panorama[5]. Il 9 giugno 2011 la Corte Suprema del Brasile, paese dove Cesare Battisti si era rifugiato dopo essere riparato in Francia, nega l'estradizione in Italia del Battisti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Milano, Per I Proletari Armati Il Pm Chiede Dieci Ergastoli - Repubblica.It » Ricerca
  2. ^ "Dalla lotta armata all'impegno nel mondo della solidarietà: storie a confronto" di Aldo Parsi
  3. ^ Le torture contro i P.A.C. : Italia, febbraio 1979 « Polvere da sparo
  4. ^ Battisti: Russo Spena propone amnistia
  5. ^ Appello per la liberazione di Cesare Battisti: le prime 1.500 firme, Carmilla on line. URL consultato il 12 marzo 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giampaolo Pansa, Storie italiane di violenza e terrorismo, Roma-Bari, Laterza, 1980.
  • La mappa perduta, Roma, Sensibili alle foglie, 1994. ISBN 88-86323-90-5; 2006. ISBN 88-89883-02-2
  • Le parole scritte, Roma, Sensibili alle foglie, 1996. ISBN 88-86323-92-1
  • Le torture affiorate, Roma, Sensibili alle foglie, 1998. ISBN 88-86323-22-0
  • Emilio Mentasti, Bergamo 1967-1980. Lotte, movimenti, organizzazioni, Paderno Dugnano, Colibrì, 2002. ISBN 88-86345-49-6
  • Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Wu Ming 1, Il caso Battisti. L'emergenza infinita e i fantasmi del passato, Rimini, NdA press, 2004. ISBN 88-89035-03-X
  • Primo Moroni e Konzeptburo, Rote fabrik (a cura di), Le parole e la lotta armata, Milano, Shake, 2009. ISBN 9788888865744

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]