Pierluigi Concutelli

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Arresto di Pierluigi Concutelli, 1977

Pier Luigi Concutelli (Roma, 3 giugno 1944) è un ex terrorista italiano, militante neofascista.

Dopo i primi anni di attivismo politico nei gruppi giovanili di destra, intorno alla metà degli anni settanta, diviene uno dei capi di Ordine Nuovo, per poi maturare la scelta di passare alla lotta armata.

Condannato all'ergastolo per il delitto del giudice Vittorio Occorsio, dopo aver trascorso quasi la metà della sua vita in carcere, nel 2009, ha ottenuto prima il beneficio degli arresti domiciliari e poi (nel 2011) la sospensione della pena detentiva per motivi di salute. Negli anni dell'adesione alla lotta armata era soprannominato il comandante[1].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

L'attivismo politico[modifica | modifica sorgente]

Nato a Roma, poco dopo il servizio militare, nel 1956 si trasferisce a Palermo dove si iscrive alla facoltà di Agraria della locale università.[2] In Sicilia inizia la sua passione per l'attivismo politico e comincia a frequentare gli ambienti della destra palermitana, ed in particolare quelli legati al Fronte Nazionale, il movimento neofascista fondato da Junio Valerio Borghese.[3] Il 25 ottobre del 1969 subisce il suo primo arresto e la sua prima condanna, a 14 mesi di reclusione da scontare nel carcere dell'Ucciardone, per possesso di armi da guerra con cui si addestrava all’uso, assieme ad alcuni amici, sulla collina della frazione palermitana di Bellolampo.[4]

Nel 1971, appena uscito da carcere, esaurita la parentesi con il Fronte Nazionale, entra in contatto con il Movimento Politico Ordine Nuovo partecipando attivamente alle riunioni, alle iniziative e ai volantinaggi ma senza rinuciare a fare politica militante con altri gruppi dell'area missina.[5] Contemporaneamente, infatti, aderisce al FUAN, l'organizzazione universitaria del Movimento Sociale Italiano, di cui diviene dirigente provinciale nel 1973.[2] Nel luglio del 1972 viene trovato a esercitarsi, insieme ad altri giovani di destra, nel campo paramilitare di Menfi.[6]

La lotta armata[modifica | modifica sorgente]

In coincidenza con il trasferimento della famiglia a Catania[3], dove entra in contatto con gli oridinovisti passati in clandestinità dopo lo scioglimento, per decreto ministeriale, del Movimento Politico Ordine Nuovo nell’autunno del 1973, Concutelli inizia a maturare la scelta di passare alla lotta armata. In questa prospettiva, nel 1974, dopo l'ennesimo arresto per rissa contro militanti di sinistra, inizia anche il suo primo periodo di clandestinità.[7] In concorso con altri militanti compie diverse azioni di autofinanziamento che raggiungono l'apice con il sequestro del banchiere leccese Luigi Mariano, il 23 luglio 1975 e per la cui liberazione venne pagato un riscatto di 280 milioni di lire (dei due miliardi richiesti inizialmente).

Il rapimento, realizzato assieme ad un gruppo di fascisti toscani e di elementi della ’ndrangheta, dura un mese e mezzo e l’ostaggio viene liberato nelle campagne di Taranto il successivo 9 settembre.[8] Verso la fine del 1975, la Procura di Palermo, spicca un mandato di cattura per Concutelli nell'ambito dell'inchiesta per il sequestro Mariani. Concutelli diventa così latitante e si rifugia inizialmente a Roma dove partecipa, nel settembre 1975, ad un incontro ad Albano Laziale[9] nel quale, con la partecipazione di Stefano Delle Chiaie e Paolo Signorelli, si sarebbe dovuta sancire la fusione dei due movimenti, Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo, e la nascita di un nuovo soggetto politico.

L'ipotesi, però, non andò a buon fine e saltò definitivamente, circa tre mesi dopo, nel corso di un nuovo incontro tenutosi a Nizza.[3] In libertà vigilata, nel 1975, Concutelli viene candidato alle elezioni comunali di Palermo, nelle liste del Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, ottenendo 950 voti e senza essere eletto.[2] Nell'autunno del 1975, assieme a Delle Chiaie, personaggio di riferimento nell’assistenza ai latitanti di estrema destra, Concutelli si allontana dall'Italia per riparare in Spagna dove si unisce ai franchisti e partecipa ad azioni controrivoluzionarie in opposizione ai militanti baschi dell'ETA.[3]

Nella primavera del 1976 ritorna in Italia portando con se alcune armi, tra cui una mitraglietta Ingram, in dotazione alla polizia madrilena.[10] In clandestinità, Concutelli, mira a ricostruire le fila dell'organizzazione Ordine Nuovo che, dopo la fuga all'estero del suo gruppo dirigente (latitanti e con pesanti accuse di stragismo) e la rottura con Avanguardia Nazionale, è praticamente ridotta ai minimi termini.

L'omicidio Occorsio[modifica | modifica sorgente]

L'omicidio di Vittorio Occorsio, il 10 luglio 1976

Il 10 luglio del 1976, Concutelli uccide a Roma il Sostituto procuratore Vittorio Occorsio responsabile ai suoi occhi di svolgere indagini sugli ambienti dell'estremismo di destra.[11]

« Colpire Occorsio, per noi, significava colpire la Democrazia Cristiana. Consideravamo il giudice romano uno degli ingranaggi di quel meccanismo che si era messo in moto per stritolarci, per tagliare fuori dalla vita politica italiana buona parte dei neofascisti. Secondo il nostro punto di vista, Vittorio Occorsio era il braccio armato della DC, l'uomo che da piazza del Gesù avevano mandato avanti per annullarci. Perché ad altri, forse, scappava da ridere. Consideravamo Occorsio parte di una strategia odiosa, lo identificavamo come il vettore della potenza del "regime". Il pubblico ministero romano, ai nostri occhi, era un uomo schierato e la sua storia protessionale, purtroppo, sembrava darci ragione. Era stato ed era il titolare di tutte le inchieste scomode del periodo: compresa, naturalmente, quella sul Movimento Politico Ordine Nuovo dei primissimi anni settanta. Il suo nome saltava sempre fuori. »
(Concutelli da Io, l'uomo nero[12])

L'azione venne prepara, in prima persona, dallo stesso Concutelli con assoluto scrupolo: "non poteva essere altrimenti: ero il comandante militare del Movimento Politico Ordine Nuovo e non potevo mandare avanti i miei camerati da soli, allo sbaraglio. Non potevo restate a guardare mentre altri ragazzi rischiavano la vita, quantomeno anni e anni di galera."[13] Sceglie quindi personalmente il camerata che avrebbe dovuto partecipare con lui all'agguato, si tratta di Gianfranco Ferro, un tarantino residente a Roma dove frequenta gli ambienti degli ex parà.[14]

Intorno alle 8:30 del mattino di quel 10 luglio, i due arrivano nei pressi dell'abitazione di Occorsio, in via Giuba, al quartiere Trieste, e parcheggiano l'automobile, una Fiat 124, contromano in modo da tagliare il traffico a sinistra ed avere, in questo modo, il campo di tiro completamente libero.[11] Quando il magistrato si mette alla guida della sua Fiat 125 special, diretto in tribunale, si trova davanti i due uomini armati e, colpito da una raffica esplosa dalla mitraglietta Ingram (importata dalla Spagna) di Concutelli, si accascia senza vita in un lago di sangue.[15] Prima di darsi alla fuga, i killer prelevano dall'auto la borsa del magistrato e lasciano sul cadavere alcuni volantini con la rivendicazione dell'omicidio, firmata Movimento Politico Ordine Nuovo:

« La giustizia borghese si ferma all'ergastolo, la giustizia rivoluzionaria va oltre. Il tribunale speciale del Mpon ha giudicato Vittorio Occorsio e lo ha ritenuto colpevole di avere, per opportunismo carrieristico, servito la dittatura democratica perseguitando i militanti di Ordine Nuovo e le idee di cui essi sono portatori. Vittorio Occorsio ha, infatti, istruito due processi contro il Mpon. Al termine del primo, grazie alla complicità dei giudici marxisti Battaglini e Coiro e del barone de Taviani, il Movimento Politico è stato sciolto e decine di anni di carcere sono state inflitte ai suoi dirigenti. Nel corso della seconda istruttoria numerosi militanti del Mpon sono stati inquisiti e incarcerati e condotti in catene dinanzi ai tribunali del sistema borghese. L'atteggiamento inquisitorio tenuto dal servo del sistema Occorsio non è meritevole di alcuna attenuante: l'accanimento da lui usato nel colpire gli ordinovisti lo ha degradato al livello di un boia. Ma anche i boia muoiono! La sentenza emessa dal tribunale del Mpon è di morte e sarà eseguita da uno speciale nucleo operativo. Avanti per l'Ordine Nuovo! »
(Concutelli da Io, l'uomo nero[16])

Il carcere e gli altri omicidi[modifica | modifica sorgente]

Pochi giorni dopo l'omicidio Occorsio, il 26 luglio del 1976, Concutelli organizza una rapina di autofinanziamento alla filiale bancaria del Ministero del Lavoro che gli frutta un bottino di 460 milioni di lire.[17] Dopo il colpo decide di riparare all’estero, a Nizza, per rientrare successivamente, solo qualche mese più tardi, in Italia e rifugiarsi prima in un covo del Mpon, ad Ostia, e poi in quello che sarà l'ultimo il suo ultimo nascondiglio, in via dei Foraggi, nel centro storico Roma.[18] Il 22 ottobre del 1976, in un covo romano, le forze dell'ordine rintracciano la moto Guzzi utilizzata da Concutelli e Ferro per alcune ricognizioni sotto casa di Occorsio, nei giorni precedenti all'omicidio del giudice.

Grazie alle indagini, i sostituti procuratori Pappalardo e Vigna, scoprono che la moto appartiene a Gianfranco Ferro che, una volta arrestato, confessa il nome di Concutelli quale assassino del magistrato romano.[19] Quando l'11 febbraio del 1977 viene arrestato Paolo Bianchi[20] (in compagnia di Rossano Cochis, uomo della banda Vallanzasca, che però riesce a fuggire), un fascista romano che aveva fama di essere una spia e che diventerà poi uno dei principali pentiti di estrema destra, attraverso le sue rivelazioni la Procura di Firenze viene a conoscenza del nascondiglio di Concutelli ed emette il mandato di cattura contro il terrorista.

Il 13 febbraio del 1977, scatta quindi il blitz delle forze dell'ordine per il suo arresto.[21] Quando gli agenti dell'antiterrorismo circondano lo stabile romano di via dei Foraggi, Concutelli si rende conto che è oramai in trappola e si costituisce alle forze dell'ordine. Ammanettato, davanti ai giornalisti e alle telecamere della Rai, accorsi in questura poco dopo l’arresto, si dichiara "un soldato politico e quindi un prigioniero politico [...] Sono stato preso in nottata, grazie anche all’abilità del nucleo che mi ha catturato, una menzione merita il brigadiere Antonio Germano, che è entrato per primo. Potevo opporre resistenza, ma non avevo possibilità di fuga quindi, come dovere rivoluzionario, in virtù di un ragionamento di economia rivoluzionaria, ho preferito non opporre resistenza."[1]

Secondo gli inquirenti, poco prima dell'arresto, Concutelli stava preparando un attentato al giudice Vigna programmato per il giorno successivo alla sua cattura, nella chiesa di Santa Maria Novella, a Firenze, nel corso del matrimonio della figlia al quale il giudice avrebbe partecipato.[22] Recluso inizialmente a Regina Coeli, venne poi trasferito in diversi istituti carcerari: prima a Volterra, poi in quello di massima sicurezza di Porto Azzurro, all'Asinara ed infine in un altro penitenziario di massima sicurezza, quello di Novara.[23] Qui, il 13 aprile 1981, durante l'ora d'aria mattutina, assieme al terrorista di destra toscano Mario Tuti, uccide Ermanno Buzzi, militante neofascista bresciano condannato in primo grado all'ergastolo per la Strage di piazza della Loggia.

Accusato di essere un confidente dei carabinieri, un delatore e un corruttore di giovani, Buzzi venne attirato con una scusa da Tuti e Concutelli in un angolo del cortile e strangolato con un laccio da scarpe.[24] Secondo l'ex detenuto Giuseppe Lo Presti, Buzzi era in procinto di fare confessioni sulla strage di Brescia: «Buzzi mi rivelava, usando un linguaggio metaforico ma per me chiaramente comprensibile, che intendeva fare delle dichiarazioni contro il Ferri relativamente alla strage di Brescia". Stessa sorte venne riservata da Concutelli anche a Carmine Palladino, luogotenente di Stefano Delle Chiaie in Avanguardia Nazionale, arrestato nell'ambito dell'indagine per la strage alla stazione di Bologna e anch'egli recluso nel carcere di Novara. Il 10 agosto 1982 Palladino, che nel frattempo aveva dato segni di disponibilità a collaborare con i magistrati, viene strangolato con una rudimentale garrota perché accusato di essere un delatore.[25]

In carcere, Concutelli, non ha mai rinnegato l’adesione alla lotta armata, rivendicando la paternità degli omicidi come esecutore e mandante militare, ma senza alcun pentimento. Nel corso degli anni di reclusione tentò più volte di evadere senza mai riuscirvi. La sua storia personale e politica e le azioni compiute negli anni della lotta armata ne fecero uno degli esponenti di rilievo dell'estremismo di destra degli anni settanta. Un simbolo ed un modello da imitare per tanti giovani estremisti di una nuova generazione come, ad esempio, Valerio Fioravanti e gli altri componenti del suo gruppo eversivo, i Nar, per cui Concutelli rappresentava un vero e proprio archetipo del rivoluzionario di destra. Per questo motivo, i Nar stessi, progettarono più volte elaborati piani per la sua evasione, senza mai riuscire a metterli in opera.[26]

Nel processo per l'omicidio Occorsio, il 16 marzo del 1978, la Corte d’Assise di Firenze, lo condanna all'ergastolo, pena confermata dalla in appello il 12 dicembre dello stesso anno e resa definitiva dalla Corte di cassazione, il 6 marzo 1980.[27] I due omicidi effettuati in carcere, di Buzzi e Palladino, costeranno a Concutelli altri due ergastoli.[28] Venne anche indagato dalla questura di Trapani per il sequestro, effettuato il 17 luglio 1975, dell'imprenditore Luigi Corleo, suocero dell'esattore Ignazio Salvo di Salemi. Il corpo del sequestrato non fu mai ritrovato e l'inchiesta imboccò un'altra pista.[29]

Dopo quasi 25 anni passati di carcere, in parte in regime di massimo rigore e in totale isolamento (nei cosiddetti braccetti), nel 2002 Concutelli ha ottenuto i benefici del regime di semilibertà ed il permesso di recarsi al lavoro di giorno in una cooperativa di pulizie.[30] L'8 ottobre 2008, il Tribunale di sorveglianza decise per la sospesione del beneficio in quanto venne trovato in possesso di una piccola quantità di hashish mentre rientrava in carcere dopo la giornata di lavoro.[31] Nel 2008, assieme al giornalista della Rai, Giuseppe Ardica, Concutelli ha pubblicato il volume autobiografico intitolato Io, l'uomo nero. Una vita tra politica, violenza e galera, edito da Marsilio.[32]

Nel 2009, colpito da una grave ischemia cerebrale che gli ha impedito da quel momento di parlare e di alimentarsi autonomamente, la sua misura detentiva è stata commutata in arresti domiciliari, scontati a casa del fratello, a Portogruaro. Il 18 aprile 2011, gli è stata riconosciuta la sospensione della pena detentiva per un periodo di due anni, fino al 2 marzo 2013, per gravi condizioni di salute. È stato quindi trasferito in un appartamento sul litorale di Ostia, assistito da Emanuele Macchi, uno degli estremisti dello spontaneismo armato di destra.[33]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Perché Occorsio? - La storia di una vendetta su La storia siamo noi
  2. ^ a b c Pierluigi Concutelli Militante politico su Archivio 900
  3. ^ a b c d Torna libero Concutelli, ex terrorista nero, 19 aprile 2011 su La Sicilia
  4. ^ Chi è Pierluigi Concutelli su La storia siamo noi
  5. ^ Ardica, 2008, op. cit., p.58
  6. ^ Disastro aereo di Montagna Longa. Chiesta riapertura del processo, 2 maggio 2012 su AgoraVox
  7. ^ Ardica, 2008, op. cit., p.76
  8. ^ Caprara, 2007, op. cit., p.109
  9. ^ Sentenza strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 su Stragi.it
  10. ^ Caprara, 2007, op. cit., p.108
  11. ^ a b Occorsio, giustiziato da neri e criminali, 22 aprile 2011 su La Repubblica
  12. ^ Ardica, 2008, op. cit., p.109
  13. ^ Ardica, 2008, op. cit., p.111
  14. ^ Rao, 2008, op. cit., p.110
  15. ^ Caprara, 2007, op. cit., p.110
  16. ^ Ardica, 2008, op. cit., p.114
  17. ^ L'eversione di destra dopo il 1974 su Archivio '900
  18. ^ Ardica, 2008, op. cit., p.138
  19. ^ L'arresto di Concutelli - Perché Occorsio? su La storia siamo noi
  20. ^ Sidoni, 2013, op. cit., p.146
  21. ^ Biografia Pierluigi Concutelli, 5 ottobre 2008 su Catalogo dei viventi 2009
  22. ^ Vigna. una vita per la giustizia, 29 settembre 2012 su Famiglia Cristiana
  23. ^ Ardica, 2008, op. cit., p.149-154
  24. ^ Parla Mario Tuti, il killer di Buzzi "Anni di piombo, ecco la mia verità", 05 febbraio 2013 su Il Corriere della Sera
  25. ^ Stefano Delle Chiaie Militante politico su Archivio 900
  26. ^ Strage di Bologna: Prima Corte di Assise di Appello, Sentenza del 16 maggio 1994 su Stragi.it
  27. ^ Ardica, 2008, op. cit., p.175
  28. ^ Boia chi lo molla su Il Riformista
  29. ^ E se fosse stato un missile?, 9 marzo 2007 su Quarto Potere
  30. ^ Ardica, 2008, op. cit., p.217
  31. ^ Concutelli, revoca definitiva semilibertà: torna in carcere, 8 ottobre 2008 su Reuters
  32. ^ Io, l'uomo nero. Una vita tra politica, violenza e galera di Giuseppe Ardica su Marsilio
  33. ^ Torna libero Pierluigi Concutelli, 19 aprile 2011 su Il Corriere della Sera

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]