Michele Sindona

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Michele Sindona

Michele Sindona (Patti, 11 maggio 1920Voghera, 22 marzo 1986) è stato un banchiere e criminale italiano, coinvolto nell'affare Calvi insieme allo IOR dell'arcivescovo Paul Marcinkus.

Indice

[modifica] Biografia

Michele Sindona nacque nel 1920 a Patti in provincia di Messina, nel palazzo prospiciente quello della famiglia di Enrico Cuccia.

Laureato in giurisprudenza lavora per un paio di anni all'ufficio delle imposte di Messina. Aiuta attivamente gli Stati Uniti a sbarcare sull'isola siciliana durante la fase conclusiva delle seconda guerra mondiale e proprio in seguito ai suoi fedeli servigi viene arruolato in pianta stabile nella CIA. Al termine della guerra si trasferisce a Milano nel 1946 aprendo uno studio da consulenza tributaria divenendo negli anni '50 uno tra i commercialisti più ambiti. Si specializza in pianificazione fiscale acquisendo le conoscenze nell'esportazione dei capitali e nel funzionamento dei paradisi fiscali. A ciò si aggiungono la sua intelligenza e la spregiudicatezza nelle operazioni di borsa rivelatesi a lui favorevoli che gli permettono di accumulare una considerevole fortuna economica per la futura attività di banchiere.[1] Durante la sua carriera comprò diverse banche, partendo dalla Banca Privata Finanziaria; successivamente (1972) entrò in possesso del pacchetto di controllo della Franklin National Bank (nell'elenco delle prime venti banche statunitensi) e fondò, tra le altre, la FASCO AG (Liechtenstein) e migliaia di altre società finanziarie; possedeva inoltre partecipazioni in altre aziende, tra cui una banca di investimento in Italia in diretta concorrenza con Mediobanca. Le sue banche si associarono ad altri istituti di credito, come la Finabank di Ginevra e la Continental Illinois di Chicago. Passò dall'essere un mago della finanza internazionale, dopo aver persino scoperto un complotto verso la lira italiana, ad essere uno dei più grandi e potenti criminali. Attraverso una serie numerosissima di libretti al portatore trasferì 2 miliardi di lire sulle casse della Democrazia Cristiana, e parecchi milioni di lire vennero distribuiti tramite Vito Miceli ad una ventina di politici italiani. Venne arrestato per bancarotta fraudolenta e condannato dapprima negli U.S.A. ed in seguito anche in Italia. Nel 1986 venne anche condannato all'ergastolo per essere il mandante dell'omicidio di Giorgio Ambrosoli, liquidatore delle sue banche, il quale si era sempre opposto con fermezza alle minacce che subiva. Durante le indagini emersero l'affiliazione alla P2 di Licio Gelli, contatti con il Vaticano, la Massoneria e con ambienti mafiosi. Per tentare di commuovere gli U.S.A. e di convincerli che tutte le sue sfortune finanziarie erano frutto di un sabotaggio nei suoi confronti da parte di elementi politici italiani, arrivò a simulare un rapimento. Attraverso esponenti della mafia italo americana ottenne documenti falsi, così che dopo aver simulato il rapimento da parte di un fantomatico gruppo proletario eversivo, si trasferì in Italia per un breve periodo con lo scopo di ritrovare dei documenti necessari per la sua difesa al processo. Durante questo finto rapimento si fece addirittura anestetizzare una gamba per poi farcisi sparare dal dottor Miceli Crimi, medico appartenente alla P2, al fine di rendere più veritiero il sequestro. Dopodiché, rientrò negli U.S.A., rimase alcuni giorni in un albergo e poi si fece trovare.

Due giorni dopo la condanna per l'omicidio di Ambrosoli fu avvelenato con un caffè al cianuro nel supercarcere di Voghera il 20 marzo 1986: morì due giorni dopo.

La sua morte è stata archiviata come suicidio poiché le prove e le testimonianze riguardo il veleno utilizzato ed il comportamento ed i movimenti di Sindona stesso lo confermavano, facendo pensare a un tentativo di auto-avvelenamento per essere estradato negli USA, coi quali l'Italia aveva un accordo sulla custodia di Sindona legato alla sua sicurezza e incolumità. Quindi un tentativo di avvelenamento lo avrebbe riportato al sicuro in America. Sindona fece di tutto per ottenere l'estradizione in America e l'avvelenamento, secondo l'ipotesi più accreditata, fu l'ennesimo tentativo. Quella mattina andò a zuccherare il caffè in bagno e come ricomparve davanti alle guardie carcerarie gridò: Mi hanno avvelenato. Resta comunque plausibile l'ipotesi che la persona fino a oggi ignota, che gli fornì il veleno lo manipolò in modo che lo portasse alla morte e non, come previsto, ad un semplice malore, magari in accordo con chi lo avrebbe voluto togliere di mezzo.

[modifica] Bibliografia

  • Geschäfte mit dem Vatikan. Die Affäre Sindona., Tosches N., München 1987. ISBN 3426039702,
  • In nome di Dio, Yallop David, Pironti Editore, Napoli, 1985
  • Il mistero Sindona: le memorie e le rivelazioni di Michele Sindona, Tosches N., SugarCo, 1986.
  • Soldi Truccati, i segreti del sistema Sindona, Lombard, Feltrinelli, 1980.
  • Corrado Stajano. Un eroe borghese. Il caso dell'avvocato Ambrosoli assassinato dalla mafia politica, Torino, Einaudi, 1995
  • Carlo Lucarelli. Misteri d'Italia. I casi di Blu notte. Torino, Einaudi, 2002. ISBN 88-06-15445-1.
  • Gianni Simoni, Giuliano Turone. Il caffè di Sindona. Un finanziere d'avventura tra politica, Vaticano e mafia, Milano, Garzanti, 2009. ISBN 978-88-11-62051-8.
  • Umberto Ambrosoli. Qualunque cosa succeda. Storia di un uomo libero. Sironi, 2009.

[modifica] Filmografia

  • Un eroe borghese. Regia di Michele Placido, con F. Bentivoglio, M. Placido, Italia, (1995).

[modifica] Note

  1. ^ "Il caffè di Sindona" Gianni Simoni e Giuliano Turone ed. Garzanti, ISBN 978-88-11-62051-8, p.33-34
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