Patti

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Patti
comune
Patti – Stemma
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Messina-Stemma.png Messina
Sindaco Giuseppe Mauro Aquino (Centrodestra) dal 13/06/2011
Territorio
Coordinate 38°08′00″N 14°58′00″E / 38.133333°N 14.966667°E38.133333; 14.966667 (Patti)Coordinate: 38°08′00″N 14°58′00″E / 38.133333°N 14.966667°E38.133333; 14.966667 (Patti)
Altitudine 157 m s.l.m.
Superficie 50,18 km²
Abitanti 13 421[1] (31-12-2012)
Densità 267,46 ab./km²
Frazioni Camera, Case Nuove Malluzzo, Case Nuove Russo, Gallo, Madoro, Marinello, Mongiove, Moreri, Provenzani, San Cosimo, Scala, Scarpiglia, Sorrentini, Tindari
Comuni confinanti Gioiosa Marea, Librizzi, Montagnareale, Montalbano Elicona, Oliveri, San Piero Patti
Altre informazioni
Cod. postale 98066
Prefisso 0941
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 083066
Cod. catastale G377
Targa ME
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti Pattesi
Patrono santa Febronia
Giorno festivo 5 luglio
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Patti
Posizione del comune di Patti all'interno della provincia di Messina
Posizione del comune di Patti all'interno della provincia di Messina
Sito istituzionale
(LA)
« Tyndarium et Pactarum urbs nobilissima et magnanima »
(IT)
« Tindari e Patti città nobilissima e magnanima »
(titoli concessi alla città dal re Alfonso d'Aragona)
« In fronte ai sette gelidi Trioni / sorge in gemin colle / città vetusta al bel Timeto appresso, / Tyndari detta un tempo e Patti adesso. »
(poeta anonimo)

Patti è un comune italiano di 13.421 abitanti della provincia di Messina in Sicilia.

Ė, per posizione geografica, storia, popolazione e indotto economico-turistico uno dei maggiori centri della fascia tirrenica messinese. Situato su una doppia collina a ridosso del mar Tirreno, Patti si trova al centro dell'omonimo golfo che va da capo Milazzo a capo Calavà. È il quarto comune più importante e popoloso della provincia di Messina, dopo il capoluogo e i centri di Barcellona Pozzo di Gotto e Milazzo ed è il principale polo urbano dell'intero comprensorio dei Nebrodi, seguito da Sant'Agata di Militello e Capo d'Orlando. La città, oltre a essere sede storica di numerose istituzioni, uffici amministrativi e servizi e d'interesse pubblico, è anche sede vescovile della diocesi di Patti, una delle più antiche di Sicilia, che comprende i 41 comuni dell'area nebroidea da Oliveri a Tusa. Il comune di Patti fa parte del Consorzio Intercomunale Tindari-Nebrodi.

L'origine e la storia di Patti sono strettamente legate alla decadenza dell'antica città greco-romana di Tindari, oggi sua frazione e uno dei più importanti siti archeologici e devozionali della Sicilia. La fisionomia del centro abitato si presenta molto sviluppata con un grande centro storico arroccato sulla collina intorno alla Cattedrale, al palazzo vescovile, al seminario e agli altri palazzi storici, che digrada verso la costa fino al suo borgo marinaro detto Marina di Patti (oggi completamente integrato nel tessuto urbano).

Origine del nome[modifica | modifica sorgente]

La denominazione della città deriverebbe dal greco Ἐπακτήν (presso le acque- fra le acque- sulla sponda). Alla luce dei recenti scavi e degli studi conseguenti, l'origine della città si può far risalire all'VIII secolo a.C.[2].

Storia[modifica | modifica sorgente]

La cittadina di Patti attorno al complesso monumentale della cattedrale, del seminario e del palazzo vescovile

Le prime notizie storiche che testimoniano l'esistenza della città di Patti risalgono al 1094, quando il gran conte Ruggero I di Sicilia fondava in Patti il monastero benedettino del SS. Salvatore. È probabile, tuttavia, vista la presenza di varie necropoli e della villa di Patti Marina, di epoca romana, che le origini del centro siano più remote; molti studiosi sono concordi nel ritenere che Patti sia stata fondata o comunque ampliata e popolata, dagli abitanti di Tindari, che abbandonarono la loro città a seguito di frane ed altri eventi calamitosi. La recente scoperta della necropoli a grotticelle in c,da Monte e la presenza di resti di frequentazione, fanno ipotizzare che il primo nucleo abitato sia sorto proprio intorno all' VIII- X sec. a C. in quella località. Successivamente, forse a seguito dell'aumento della popolazione o alla mancanza di acqua, gli abitanti si siano progressivamente spostati sulle colline di fronte dando vita alla Ἐπακτήν fra i gli attuali torrenti Provvidenza e Acquafico ( attuale quartiere Polline da Policne). La presenza di altri reperti di origine Ellenica scoperti sui monti Russo e Perrera, fanno immaginare l'esistenza di un insediamento a guardia di un impianto portuale molto probabilmente in quella che allora era la foce navigabile del Timetus dei Romani. Nel 1131 fu eretta la diocesi di Patti e Lipari; solo nel 1399 le due sedi si separeranno dando origine a due diocesi distinte. Il centro si sviluppò ed assunse sempre una maggiore importanza economica ed am

ministrativa in tutto il territorio dei Nebrodi, altrimenti non si giustificherebbe la sosta che la salma di Federico II di Svevia, morto in Puglia, fece nella cattedrale di Patti prima di essere seppellito a Palermo.

Nella prima metà del XIV secolo. venne fondato il convento di S. Francesco (la tradizione vuole che fu S. Antonio da Padova a posare la prima pietra). Fu una delle 42 città demaniali siciliane, dipendente direttamente dalla corona e non da signori locali, e dei giurati curavano i rapporti tra i cittadini ed il Re; ciò portò all'ottenimento di numerosi privilegi fiscali ed amministrativi. Nel 1544 Patti fu attaccata e saccheggiata dal pirata algerino Ariadeno Barbarossa; gli abitanti, che riuscirono a fuggire nelle campagne circostanti, al loro ritorno trovarono una città incendiata e depredata. Ricostruita con mura più possenti, tornò a ripopolarsi e a crescere rapidamente, anche a seguito dell'istituzione e costruzione del Seminario, voluto dal Concilio di Trento, che rappresentò l'unico centro di formazione culturale superiore per la parte occidentale della Val Demone (attuale provincia di Messina) sino alla fine del XIX secolo.

Patti divenne capoluogo di distretto per tutta la zona dei Nebrodi durante il Regno delle Due Sicilie e con la nascita del Regno d'Italia assurse a capoluogo di circondario e vennero istituiti il Tribunale, il carcere, la compagnia Carabinieri, il regio Ginnasio e altre scuole ed uffici governativi comprensoriali; vennero costruiti un teatro, un nuovo ospedale e la villa comunale Umberto I. L'economia, molto florida fino alla seconda guerra mondiale, era basata sul settore agricolo, commerciale, sulla pesca e soprattutto sull'industria delle ceramiche, esportate via mare in tutto il mondo occidentale.

Il seminario vescovile e la cattedrale

La cittadina è rimasta arroccata sino alla fine dell'Ottocento sulla collina circondata dalle antiche mura; solo allora ha avuto inizio una prima e timida espansione urbana verso le attuali piazza Marconi (anche a seguito dell'apertura della via XX Settembre) e piazza Mario Sciacca, dove vennero realizzati i nuovi cine/teatro e tribunale. Ma solo nel secondo dopoguerra si è avuto uno sviluppo edilizio incessante con la nascita del quartiere di S. Antonino e di nuovi quartieri, spesso disordinati, nei giardini limitrofi il torrente Montagnareale (corso Matteotti, via Orti), giungendo alla fine degli anni settanta alla fusione tra la parte alta e storica di Patti e la borgata di Marina. Nell'ultimo decennio stanno sorgendo numerosi complessi residenziali a monte della ferrovia in direzione Messina che porteranno all'unione del centro e della stazione ferroviaria con la frazione di Case Nuove Russo (Palasport e stadio); nella stessa zona è in costruzione un centro commerciale di notevoli dimensioni.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Distretto di Patti.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Importante e ricco di monumenti il centro storico, che mantiene intatto il tessuto viario medievale. Sono ancora visibili i resti della terza cinta muraria (XIV secolo), una delle sei porte dello stesso periodo ed una porta della seconda cinta (XI secolo). Numerosi i musei, le chiese e i palazzi, che racchiudono opere d'arte del Serpotta, del Gagini, del Catalano, del Novelli e di altri ancora. Nel territorio di Patti si trovano i resti dell'antica Tyndaris (IV secolo a.C.) con il famoso teatro greco; nel centro cittadino quelli della villa romana (III secolo d.C.), con pregevoli mosaici; di una vasta necropoli con tombe a grotticelle in contrada Monte (X-VIII secolo a.C.). In contrada San Cosimo sono stati rinvenuti reperti risalenti al XXII/XX secolo a.C. e due necropoli una del IX secolo con tombe a grotticelle ed un'altra con tombe a cappuccino sul limitrofo monte della vigna. Inoltre è interessata da presenze archeologiche tutta la zona a valle del nuovo ospedale (Acquafico).

Sui monti Russo e Perrera sono stati rinvenuti reperti archeologici scavati nella roccia, manufatti e pavimenti in coccio pesto, riconducibili all'esistenza di una complessa struttura a guardia di un porto. Le indagini geologiche e le ricostruzioni storiche fanno supporre che in quel sito potrebbe essere localizzato il Nauloco, porto costruito dagli esuli di Troia ed utilizzato fino al XVI secolo, presso il quale, nel 36 a.C. Ottaviano sconfisse definitivamente Pompeo.

I recenti restauri nella chiesa di Sant'Ippolito e nella cattedrale hanno permesso di portare al luce resti di chiese forse antecedenti al periodo bizantino.

Prospetto della basilica cattedrale

Cattedrale di Patti[modifica | modifica sorgente]

Nella basilica cattedrale (secolo XI), nella cappella barocca in marmo policromo di santa Febronia, è il sarcofago rinascimentale della regina Adelasia del Vasto, moglie del gran conte Ruggero I d'Altavilla e madre di Ruggero II primo re di Sicilia. La regina, dopo il disastroso matrimonio con Baldovino I di Gerusalemme, volle ritirarsi a Patti dove visse gli ultimi anni della sua vita e morì nel 1118. Pregevoli i capitelli normanni del portale principale.

Villa romana di Patti[modifica | modifica sorgente]

La villa romana di Patti, è una residenza extraurbana di epoca romana, che si trova a Patti, in provincia di Messina. Nel corso degli anni settanta due importanti scoperte hanno gettato nuova luce sulla realtà del latifondo tardo romano, consentendo di collocare in una più chiara prospettiva storica anche la grande villa del Casale di Piazza Armerina. La villa romana di Patti è stata scoperta nel 1973, durante i lavori di costruzione di un tratto d'autostrada, quando due piloni hanno distrutto parte del lato nord della villa a 6 km di distanza da Tindari. Anche se le operazioni di scavo sono tuttora in corso e molti vani attendono di essere scavati fino al livello del pavimento, la configurazione generale della villa è piuttosto chiara.

La parte esplorata corrisponde al nucleo centrale della villa, con al centro una corte a peristilio intorno alla quale ruota la zona residenziale della villa. I vani maggiormente rappresentativi, tipici dell'edilizia privata tardoantica, sono costituiti dall'aula absidata, che si apre al centro dell'ala ovest e dal triconco, vero punto focale dell'ala sud, che dal peristilio guarda verso il mare. Il mosaico dell'aula absidata è andato distrutto, ma le pavimentazioni del peristilio e quelli del triconco sono in eccellente stato di conservazione.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Villa di Patti.

Tindari[modifica | modifica sorgente]

Resti dell'antica basilica romana
Il santuario di Tindari.

È uno dei siti archeologici e devozionali più visitati e celebri della Sicilia. La città di Tindari venne fondata da Dionisio di Siracusa nel 396 a.C. come colonia di mercenari siracusani che avevano partecipato alla guerra contro Cartagine, nel territorio della città sicula di Abacaenum (Tripi), e prese il nome di Tyndaris, in onore di Tindaro, re di Sparta e sposo di Leda, padre putativo di Elena e dei Dioscuri, Castore e Polluce. Durante la prima guerra punica, sotto il controllo di Gerone II di Siracusa, fu base navale cartaginese, e nelle sue acque si combatté nel 257 a.C. la battaglia di Tindari, nella quale la flotta romana, guidata dal console Aulo Atilio Calatino, mise in fuga quella cartaginese. Con Siracusa passò in seguito nell'orbita romana e fu base navale di Sesto Pompeo. Presa da Augusto nel 36 a.C., che vi dedusse la colonia romana di Colonia Augusta Tyndaritanorum, una delle cinque della Sicilia, Cicerone la citò come nobilissima civitas. Nel I secolo d.C. subì le conseguenze di una grande frana, mentre nel IV secolo fu soggetta a due distruttivi terremoti Sede vescovile, venne conquistata dai Bizantini nel 535 e cadde nell'836 nelle mani degli Arabi, dai quali venne distrutta. I resti della città antica si trovano nella zona archeologica, in discreto stato di conservazione, per lo scarso interesse di un reimpiego dei blocchi di pietra arenaria di cui erano costituiti. I primi scavi si datano al 1838-1839 e furono ripresi tra il 1960 e il 1964 dalla Soprintendenza archeologica di Siracusa e ancora nel 1993, 1996 e 1998 dalla Soprintendenza di Messina, sezione dei beni archeologici. Sono stati rinvenuti mosaici, sculture e ceramiche, conservati in parte presso il museo locale e in parte presso il Museo archeologico regionale di Palermo. L'impianto urbanistico, risalente probabilmente all'epoca della fondazione della città, presentava un tracciato regolare a scacchiera. Si articolava su tre decumani, strade principali (larghezza di 8 m), correvano in direzione sud-est - nord-ovest, ciascuno ad una quota diversa, e si incrociavan

o ad angolo retto e a distanze regolari con i cardini, strade secondarie e in pendenza (larghezza 3 m). Uno dei decumani rinvenuti nello scavo, quello superiore doveva essere la strada principale della città: costeggia ad una estremità il teatro, situato più a monte e scavato nelle pendici dell'altura, e all'altra estremità sfocia nell'agorà, oltre la quale, nella zona più elevata, occupata oggi dal Santuario della Madonna Nera, doveva trovarsi l'acropoli.

La laguna di Tindari

Oggi Tindari è anche luogo di devozione e pellegrinaggi per via del culto dell'antica Madonna nera che si tramanda da secoli.

La Madonna nera che si venera a Tindari

Il Santuario di Tindari si trova all'estremità orientale del promontorio, a strapiombo sul mare, in corrispondenza dell'antica acropoli, dove una piccola chiesa era stata costruita sui resti della città abbandonata. La statua della Madonna Nera, scolpita in legno di cedro, vi venne collocata in epoca imprecisata, forse giunta qui dall'Oriente in seguito al fenomeno dell'iconoclastia, nell'VIII-IX secolo. La chiesa, distrutta nel 1544 dai pirati algerini, venne ricostruita tra il 1552 e il 1598 e il santuario venne ampliato dal vescovo Giuseppe Pullano con la costruzione di una nuova chiesa più grande che fu consacrata nel 1979. La festa del santuario si svolge ogni anno tra il 7 e l'8 settembre.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tindari.

Patti oggi[modifica | modifica sorgente]

Rinomata località turistica, ha 12 km di costa interamente balneabili formati da sabbie, faraglioni e grotte. Il lungomare di Marina, lungo circa due chilometri, è una piacevole passegiata all'ombra di palme e pini a ridosso dell'ampia spiaggia, dotata, nel periodo estivo, di numerosi lidi balneari. Patti è famosa anche per le ceramiche sia d'arte, sia d'uso; oltre ad un grande stabilimento esistono numerosi laboratori in cui è possibile acquistare oggetti realizzati da artigiani locali. Patti è sede vescovile con giurisdizione su 41 comuni (da Oliveri a Tusa). Ospita il Tribunale ordinario civile e penale e la Procura della Repubblica entrambi a servizio di tutto il comprensorio dei Nebrodi da Falcone a Tusa; una sede staccata dell'università di Messina delle facoltà di Giurisprudenza e Scienze della formazione), l'Istituto di formazione teologica per i laici, sezione della Pontificia Università della Santa Croce e il Seminario vescovile; il commissariato di P.S., il comando di compagnia dei carabinieri, l'Agenzia delle entrate; la Delegazione dell'ispettorato regionale dell'agricoltura; la sede distaccata della Capitaneria di porto, un distaccamento dei Vigili del Fuoco; l'INPS; l'INPDAP; il Genio civile; il Servizio turistico regionale (ex Azienda soggiorno e turismo di Patti e Tindari); vari istituti scolastici medi superiori e numerosi altri uffici pubblici. Patti è sede dell'omonimo distretto sanitario e dell'ospedale "Barone Ignazio Romeo", attrezzato nosocomio generale con reparti di alta specializzazione.

Marina di Patti[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Ambiente[modifica | modifica sorgente]

Nel territorio comunale è situata la riserva naturale orientata di Marinello, un paradiso per gli amanti delle escursioni tra la macchia mediterranea e i famosi laghetti salmastri. Dal centro storico, ricco di ottocenteschi palazzi signorili, chiese e caratteristici vicoli medioevali, si gode l'armonioso panorama della riviera di ponente del golfo di Patti, mentre dalla frazione Sorrentini (500 s.m.) lo sguardo spazia su tutto il golfo e sui monti fino all'Etna.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Dopo le recenti affermazioni che avevano consentito alla Pallacanestro Patti di raggiungere la serie A dilettanti di Basket, la medesima per sopravvenute difficoltà di carattere economico è sparita dal panorama cestistico di rilievo, salvo continuare un'attività a carattere giovanile. Nel calcio, il Patti è scomparso lasciando, come unica squadra cittadina, la Nuova Rinascita Patti militante in Seconda Categoria. Di Patti è il pluri-campione del mondo di motocross Antonio (Tony) Cairoli.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Grazie alla sua posizione al centro dell'omonimo golfo, Patti gode di un clima estremamente mite.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Patti Tindari.

Il culto di Santa Febronia di Patti e altre tradizioni religiose[modifica | modifica sorgente]

Santa Febronia di Patti

Secondo un'antica tradizione, negli anni tramandata dalla chiesa pattese, esisterebbe una Santa Febronia nativa proprio di Patti, che nulla avrebbe a che vedere la storia della martire Febronia di Nisibis. Tutti gli agiografi moderni hanno negato ogni fondamento storico a questa presunta santa omonima originaria di Patti che viene venerata anche a Minori, in provincia di Salerno, con il nome di Trofimena, confermando che in realtà si tratterebbe della santa originaria di Nisibis, in Siria. A ogni modo, i pattesi da secoli riconoscono la propria santa protettrice in Santa Febronia, definita "patrona e concittadina". La tradizione devozionale, diffusa per via orale, parla della giovinetta Febronia che visse agli inizi del IV secolo d.C. e subì il martirio sotto l’imperatore Diocleziano. Pur appartenendo ad una famiglia agiata di origine pagana, conobbe la fede cristiana e fu battezzata dal vescovo S. Agatone ad una fonte, divenuta poi miracolosa, situata in una località detta per questo “Acqua Santa”. La giovane Febronia, abbandonato il paganesimo, si consacrò a Cristo Gesù facendo voto di verginità e, a causa di questa scelta, dovette subire angherie di ogni genere da parte del padre, che già aveva in serbo per lei altri progetti di vita. Per sfuggire infine alla collera paterna si nascose presso le grotte del Mons Iovis, presso l’attuale località di Mongiove. Ma il padre, scopertone il rifugio, la raggiunse e, accecato dall’odio per la fede cristiana, la uccise gettandone il corpo in balia delle onde. Il corpo della martire, trasportato prodigiosamente dal mare, fu rinvenuto da una lavandaia sulla spiaggia di Minori. Da qui la devozione verso la nostra Santa si diffuse rapidamente fra gli abitanti della regione che, per quanto l’abbiano chiamata Trofimena a causa di alterne vicende storiche, ne hanno sempre affermato il legame la cittadina pattese. A Patti, in un'artistica urna d'argento conservata nella cattedrale di San Bartolomeo, si custodiscono diverse reliquie della santa, donate in più occasioni dai minoresi.[3]

Secondo le cronache cittadine più volte, nel corso dei secoli, i pattesi invocarono l'aiuto e l'intercessione di Santa Febronia; tra queste occasioni si ricordano: la liberazione dalla peste (nel XVI secolo d.C.), la liberazione dalla tirannia di Ascanio Anzalone nel 1656 e la protezione della popolazione in occasione dei violenti terremoti del 1693, 1908 e 1978.

Ogni anno, il 5 luglio, la cittadina pattese onora la sua santa patrona con i festeggiamenti solenni organizzati dalla curia vescovile, dalla parrocchia cattedrale e dall'amministrazione comunale. Santa Febronia, viene ovviamente annoverata tra i santi protettori della Diocesi di Patti.

Gastronomia tipica[modifica | modifica sorgente]

I pasticciotti di carne (a destra) e i cardinali (a sinistra), dolci tipici pattesi

La cucina tipica pattese oltre a presentare le caratteristiche e i piatti tipici della gastronomia siciliana offre alcune specialità davvero uniche, specialmente nell'ambito della pasticceria. Specialità culinarie pattesi sono i piatti di mare a base di pesce azzurro come le acciughe a beccafico o marinate. Altri prodotti da gustare sono le tipiche granite (limone, fragola e panna, caffè, nocciola, mandorla, kiwi ecc.) da gustare con brioches calde a colazione; la rosticceria (soprattutto gli arancini con sugo, al burro e alla norma); la pignolata; u piscistoccu a ghiotta (ovvero il pescestocco alla messinese). A Tindari, oltre alla tipica càlia, che si prepara tostando dei ceci, e simenza, che invece, si ricava dai semi di zucca secchi, che subiscono la stessa preparazione della calia, vengono prodotte le cosiddette "collane" di nocciole.

Pasticciotti di carne e Cardinali[modifica | modifica sorgente]

Vera specialità dolciaria della cucina pattese sono i pasticciotti di carne e i cardinali. Le origini di queste ricette affondano nella tradizione dolciaria dell'antico monastero di Santa Chiara, oggi meglio conosciuto come monastero della Sacra Famiglia, fondato a Patti nel 1407 dal vescovo Filippo Ferrerio. Nelle cucine del monastero venivano preparati questi dolci le cui ricette sono state tramandate poi dalle giovani che lo frequentavano fino alle ultime generazioni di pasticceri pattesi (tra questi le famiglie Galante e Aiello).[4] I pasticciotti di carne sono dei dolci con un ripieno particolare contenente carne di vitellina, mandorle tostate, spezie e aromi. Esternamente si presentano di forma tonda, ricoperti da abbonante zucchero al velo e con sulla sommità un decoro a base di zucchero cristallino rosso. Si tratta di una vera specialità, infatti sono rarissime le preparazioni dolciarie in Sicilia che presentino come ingrediente principale la carne di vitella. Il sapiente amalgama di mandorle e aromi rende il sapore del ripieno davvero particolare. I cardinali sono invece dei dolci a base di mandorla ricoperti da una glassa bianca e con decorazioni di zucchero cristallino rosso (secondo la tradizione tre striature fatte in senso trasversale sulla sommità). Questi due dolci tipici vengono ancora prodotti secondo l'antica ricetta (o con qualche variazione) e venduti nelle principali pasticcerie della cittadina. Altri dolci e biscotti tipici sono: le friciulette (o nuvolette), le cudduredde, le zuccarate e gli ossi 'i mortu (o scardellini), questi ultimi tipici del periodo della ricorrenza di Ognissanti e del 2 novembre.

Vino Mamertino DOC[modifica | modifica sorgente]

Patti, insieme a pochi altri comuni dell'area tirrenica messinese, è zona di produzione del Mamertino, un vino DOC istituito con decreto dello 03/09/2004 pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 11/09/04 n 214. Nel territorio pattese viene prodotto in entrambe le tipologie: rosso, da uve Nero d'Avola, Nocera (e altri vitigni a bacca rossa) e bianco da vitigni Inzolia e Grillo. Il Mamertino, insieme al Faro e alla Malvasia delle Lipari, rappresenta l'eccellenza riconosciuta della produzione vitivinicola della provincia di Messina. Il Mamertino è conosciuto fin dai tempi degli antichi romani e la sua origine e diffusione nei comprensori di Patti e Milazzo si fa risalire al III a.C. quando i Mamertini iniziarono a produrlo. È un vino caldo, generoso e confortevole. Fu offerto da Giulio Cesare in occasione del banchetto per celebrare il suo terzo consolato, poi citato anche, nel De Bello Gallico. Il geografo Strabone classificò il Mamertino fra i migliori vini dell'epoca, e Plinio lo pose al quarto posto in classifica tra 195 vini, ed ancora Marziale scriveva "…date al Mamertino il nome che volete, magari quello dei vini più celebri".[5]

Sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 11/09/2004 è stato pubblicato il decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali che riconosce la denominazione di origine controllata del vino Mamertino ed approva il relativo disciplinare di produzione. A Patti esiste più di un'azienda vitivinicola che imbottiglia e commercializza il vino Mamertino prodotto da uve coltivate nei vigneti della vallata del Timeto e sulle colline di Tindari.

Olio d'oliva Valdemone DOP[modifica | modifica sorgente]

Il territorio pattese, per la sua felice posizione e il clima mite, è sempre stato vocato alla coltivazione dell'olivo e alla produzione dell'olio extravergine.

Persone legate a Patti[modifica | modifica sorgente]

Personaggi importanti legati a Patti sono:

Il famoso presentatore televisivo Mike Bongiorno, in una trasmissione televisiva andata in onda su Raiuno nel 2007, ha dichiarato di avere lontane origini pattesi.

Istituzioni[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

  • Istituto comprensivo 2 "Pirandello"
  • Istituto comprensivo 3 "Lombardo-Radice" - "Vincenzo Bellini"
  • Liceo classico-scientifico-linguistico "Vittorio Emanuele III"
  • Istituto d'istruzione superiore "Borghese-Faranda" (3 sezioni: tecnico-commerciale, tecnologico-industriale, agraria) nato dalla fusione dell'ITGC "Borghese" e dell'IIS "Gepy Faranda"
  • Liceo delle scienze umane "San Luigi" già Istituto magistrale (paritario)
  • Istituto professionale alberghiero "Alessandro Volta" (paritario)
  • Seminario vescovile di Patti
  • Istituto teologico diocesano "Mons. Angelo Ficarra" (all'interno sede staccata Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Messina)

Sanità[modifica | modifica sorgente]

  • Ospedale "Barone Ignazio Romeo"
  • ASP Azienda Sanitaria Provinciale - Distretto di Patti (ex USL n. 46 di Patti)

Giustizia e Forze dell'ordine[modifica | modifica sorgente]

  • Tribunale ordinario civile e penale di Patti
  • Procura della Repubblica presso il Tribunale di Patti
  • Ufficio del Giudice di pace
  • Commissariato di Pubblica Sicurezza
  • Comando Compagnia dei Carabinieri di Patti
  • Tenenza di Guardia di Finanza di Patti
  • Corpo Forestale- Distaccamento di Patti
  • Vigili del fuoco- Distaccamento provinciale di Patti
  • Capitaneria di Porto - Delegazione di spiaggia di Patti

Altri uffici e istituzioni[modifica | modifica sorgente]

  • Servizio Turistico Regionale n. 4 di Patti e Tindari (ex Azienda soggiorno e turismo)
  • Agenzia delle Entrate - ufficio territoriale di Patti
  • INPS - agenzia di produzione di Patti
  • INPDAP - ufficio di Patti
  • Genio civile - ufficio periferico di Patti
  • Consorzio intercomunale Tindari-Nebrodi
  • Azienda Regionale Foreste Demaniali - Distaccamento di Patti
  • SIAE - mandataria di Patti

Media e giornali[modifica | modifica sorgente]

A Patti c'è la sede di una storica emittente radiofonica commerciale a carattere provinciale, Radio Amore Messina (già Radio Cuore e Radio Marconi). Presente inoltre l'emittente radiofonica Radio Tindari, la radio ufficiale della Diocesi di Patti. In passato Patti è stata sede anche di due emittenti televisive di genere commerciale, TelePatti e Rete 6, tra le più importanti e storiche del messinese. A Patti vengono pubblicati una serie di periodici d'informazione locale. Tra questi i mensili In Cammino e Il Gazzettino del Tirreno.

Rivista
Riviste o Periodici
Radio
Radio
Web

Portali

  • Radio Amore Messina
  • Radio Tindari

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1988 1992 Vincenzo Musmeci Democrazia Cristiana Sindaco
1992 2000 Salvatore Olivo P.D.S. Sindaco
2001 2011 Giuseppe Venuto Nuova sicilia / M.P.A. Sindaco
2011 in corso Mauro Aquino P.D.L. Sindaco

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[6]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2012.
  2. ^ Sul sito Nauloco è ampiamente documentata la tesi sull'origine del centro tirrenico.
  3. ^ Santa Febronia di Patti | Santa Febronia di Nisibis - Febronia di Patti - Trofimena di Minori
  4. ^ Pasticciotti di Carne e Cardinali, le due specialità esclusive della pasticceria di Patti | Caffè Galante
  5. ^ Disciplinare del vino Mamertino Doc - Nero d'Avola
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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