Febronia di Nisibis

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Santa Febronia
Martirio di S. Febronia - Eremo rupestre-bizantino di S. Febronia alle "Coste", Palagonia (CT). Autore ignoto del XV-XVI secolo.
Martirio di S. Febronia - Eremo rupestre-bizantino di S. Febronia alle "Coste", Palagonia (CT). Autore ignoto del XV-XVI secolo.

Martire

Nascita III secolo
Morte IV secolo
Venerata da Chiesa cattolica, Chiese ortodosse, Chiesa copta
Ricorrenza 25 giugno

Santa Febronia (Nisibis, IV secoloNisibis, IV secolo) fu una cristiana che subì il martirio nell'antica Sibapolis, Nisibis (attuale Nusaybin, provincia di Mardin nella Turchia sud orientale, ai confini con la Siria). Viene venerata come santa dalle Chiese cattolica, copta e greco-ortodossa.

Agiografia[modifica | modifica wikitesto]

Martirio di S. Febronia - Chiesa Madre Palagonia (CT), autore ignoto dell'800

Orfana all'età di due anni visse la sua esistenza all'interno di una di quelle comunità cristiane note, secondo quanto ci riferisce più tardi sant'Efrem il Siro da Nisibis, col nome "Figlie del Patto", nate in Mesopotamia tra la metà del III secolo e l'inizio del IV secolo, di cui fu promotrice nella città di Nisibis S. Plotinide. Qui, sotto le cure della zia Brienna e della religiosa Tomaide, crebbe in virtù e dottrina, divenendo presto una grande guida spirituale per le consorelle e per le donne pagane della città.

Sotto la decima persecuzione indetta dall'imperatore Diocleziano viene catturata e condotta davanti al giudice Seleno. Il 25 giugno del 305, resistendo alle varie lusinghe, tra cui quella di convolare a nozze col giovane Lisimaco, nipote del giudice, e noncurante delle varie minacce, viene condannata al martirio. Il suo viene ricordato come uno dei più lunghi e cruenti martirii patiti dai cristiani dell'epoca: secondo la tradizione venne flagellata e sottoposta alle pene del fuoco, raschiata con pettini di ferro, le vennero tagliati i seni, le mani ed i piedi, cavati i denti ed infine fu decapitata. Nel 363 il corpo viene portato a Costantinopoli. Successivamente giunge a Trani, in Puglia, dove fino al '700 la santa viene venerata nel giorno 25 giugno con un motu proprio. Testimonianze del passaggio del corpo dalla città di Trani[1] sono un reliquiario ligneo del '500 ed una tela custoditi presso il Museo Diocesano.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Il suo culto vide un'ampia diffusione dall'Oriente all'Occidente, soprattutto grazie ai monaci di rito bizantino. È particolarmente venerata nel meridione d'Italia: a Palagonia (CT), a Patti (ME), ed a Minori (SA), anche se con variazioni leggendarie che la vorrebbero natìa di Patti e col nome di Trofimena (a Minori).[2] Sebbene i recenti studi agiografici (in particolare quelli di Paolo Chiesa e di Reginald Gregoire) abbiano chiarito l'Enigma delle Febronie, confermandole tutte variazioni della sola e unica Febronia di Sibapoli Nisibis, le tre località che la venerano come Patrona continuano a discutere vivacemente sull'argomento; in particolare Patti e Minori respingono la tesi della Santa nisibena a favore della tradizione orale che la vuole di origine siciliana. Un ulteriore contributo sulle origini storiche di questa enigmatica Santa è dato dal nuovo studio condotto da Maria Stelladoro che esplora il complesso insieme di aspetti cultuali che le ruota attorno, dall'antico Oriente all'Occidente, in particolare nelle tre città che la venerano come patrona.

Reliquiario ligneo di S. Febronia, secolo XVIII. Museo Diocesano di Trani.

Il suo culto si estese anche in Francia, importato dai monaci Celestini, restando comunque relegato negli ambienti monastici (molte priore ne hanno portato il nome, anche in vari monasteri italiani). A Milano, in corso Garibaldi esistono i resti dell'antica chiesa di Santa Febronia; nella città esisteva nel '600 un monastero ad essa intitolato, nonché un altare presso la chiesa di San Protaso. A Romanziol (fraz. di Noventa di Piave) si trova l'antico Capitello di s. Febronia, risalente secondo alcuni studiosi al XIV secolo. A Trani, in Puglia, ove era in passato molto venerata, nel Duomo esisteva, fino a prima dei lavori eseguiti nel 1837, una cappella a lei dedicata; ancora oggi si conservano presso il Museo Diocesano un pregevole reliquiario ligneo del XVIII secolo ed un dipinto che attesta in passato la custodia del suo insigne corpo presso la chiesa metropolitana della città. Sue reliquie sono custodite, oltre che a Palagonia (il pollice della mano destra), a Patti (vari frammenti) ed a Minori (il presunto corpo), anche a Roma, presso la chiesa di San Carlo ai Catinari (la testa, ivi trasferita dall'antica Chiesa di San Paolo),[3] mentre essa è anche raffigurata in una delle statue del Colonnato del Bernini in piazza S. Pietro. Un corpo di Santa Febronia viene altresì segnalato tra i venticinque corpi santi custoditi nella chiesa di San Giorgio, una della cosiddetta Quadreria delle Sette Chiese, a Monselice (PD). Una comunità di siciliani provenienti da Patti, emigrati ad Hoboken, ha trapiantato anche nella città americana il culto della Santa, edificandovi una cappella e istituendone la festa annuale, di cui si occupa la Società di Mutuo Soccorso Patti e Circondario. Intanto, una campagna di scavi archeologici condotta recentemente da un'équipe americana guidata dal dott. Michael Fuller, ha scoperto nella località di Tuneinir (Turchia), proprio nei luoghi di origine della Santa, ciò che viene segnalata come la tomba di Febronia nonché un reliquiario marmoreo per contenere un dente, che trova riscontro nel racconto della Passio.

Viene invocata per la protezione dai terremoti, per il dono della pioggia, per le malattie al seno. Suoi attributi sono la palma, la croce, il libro del vangelo, talvolta anche la tenaglia o la spada, questi ultimi a ricordarne alcune fasi del martirio.

Il Martirologio Romano ne celebra la memoria liturgica il 25 giugno, data nella quale viene ricordata anche dalla Chiesa copta e dalla Chiesa greco-ortodossa. La Chiesa ortodossa etiope la venera con il nome di Cephronia, facendone memoria l'8 giugno. Importante notare come anticamente la festa di Santa Febronia cadesse il 14 febbraio, poi convertita in San Valentino; e lo stesso nome del mese di Febbraio deriva proprio da Februare (purificare) con preciso riferimento agli antichi riti che venivano celebrati prima dagli antichi romani in onore alla Dea Febris, e successivamente traslati nella Festa di S. Febronia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giorgio Otranto, Giacomo Varingez da Bitetto: fra storia e culto popolare, Ediz. Edipuglia - Bari, 1982;
    • Francesco Sarlo, Il Duomo di Trani, monumento nazionale, storicamente ed artisticamente descritto, con note illustrative ed appendici - Trani, 1897;
    • Antonino Maria di Jorio, Della vita di S. Nicola Pellegrino: protettore della città di Trani, Tipografia Giuliani, 1879.
  2. ^ Reginald Gregoire, Febronia e Trofimena: agiografia latina nel Mediterraneo altomedievale: atti della giornata di studio, Patti, 18 luglio 1998", Editore Avagliano, 2000.
    • Paolo Chiesa, Le versioni latine della Passio Sanctae Febroniae, Centro Italiano di Studi Sull'Alto Medioevo - Spoleto. 1990.
  3. ^ Ottavio Panciroli, Tesori nascosti dell'alma città di Roma, Per gli eredi d'Alessandro Zannetti - Roma, 1625.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Maggiore, La Sacra Pigna - Gli antichi riti di Cibele e Febronia, Amedit Magazine nº 11, giugno 2012.
  • Maria Stelladoro, Santa Febronia vergine e martire sotto Diocleziano, Editrice Velar - Elledici, 2011.
  • Giuseppe Maggiore, Dall'Oriente all'Occidente il culto millenario di S. Febronia, Amedit Magazine nº 3, giugno 2010.
  • Sauget J. M., Febronia, in Enciclopedia dei Santi - Bibliotheca Sanctorum, vol. V, - Città Nuova Editrice, Roma 1964.
  • Maria Stelladoro, Santa Febronia di Patti e Santa Febronia di Nisibi (25 giugno) - La tradizione greca manoscritta in Studi sull'Oriente Cristiano, 6/2, pp. 15–34 - 2002.
  • Maria Stelladoro, Febronia, in "Le siciliane", s.v.
  • Natale Strazzeri, Giglio Insaguinato ossia Santa Febronia v. e m., Catania, 1951.
  • Paolo Chiesa, Le versioni latine della Passio Sanctae Febroniae, Centro italiano di studi sull'alto medioevo - Spoleto, 1990.
  • Règinald Gregoire (a cura di), Febronia e Trofimena - Agiografia latina nel Mediterraneo altomedievale, Avagliano Editore, 2000.
  • Filippo Pisciotta Jr., S. Febronia-Trofimena (Un manoscritto del 1693), a cura di Alfonso Sidoti, Diocesi di Patti, 1994.
  • Riccardo Magistri, Il culto e la festa di Santa Febronia Patrona di Patti, Edizioni Mosca, 2009.
  • Giuseppe Maggiore, Febronia mistico giglio d'oriente, inserto Amedit in "Chiesa Madre" nº 2/2004.
  • Lorenzo Daniele, Santa Febronia - i luoghi, il culto, la memoria, documentario in DVD, prod. Fine Art Produzioni, 2010.
  • Antonio Cucuzza, Santa Febronia di Palagonia, in "Le paladine della fede", Siracusa 2000 (catalogo della mostra).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]