Gioiosa Marea

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Gioiosa Marea
comune
Gioiosa Marea – Stemma
Gioiosa Marea – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Messina-Stemma.png Messina
Amministrazione
Sindaco Eduardo Spinella (lista civica) dal 07/05/2012
Territorio
Coordinate 38°10′00″N 14°54′00″E / 38.166667°N 14.9°E38.166667; 14.9 (Gioiosa Marea)Coordinate: 38°10′00″N 14°54′00″E / 38.166667°N 14.9°E38.166667; 14.9 (Gioiosa Marea)
Altitudine 30 m s.l.m.
Superficie 26,48[1] km²
Abitanti 7 251[2] (31-3-2012)
Densità 273,83 ab./km²
Frazioni Acquasanta, Balsima, Calavà, Casale, Cicà, Cirene, Fico, Fontane, Francari, Galbato, Landro, Lauro, Maddalena, Magaro, Malagotta, Mangano, Marotta, Palombaro, Puleci, Rocca, Russa, Saliceto, San Filippo, San Filippo Armo, San Leonardo, San Francesco, San Giorgio, Santa Lucia, Santa Margherita, Santo Stefano.
Comuni confinanti Montagnareale, Patti, Piraino, Sant'Angelo di Brolo, Brolo, Capo d'Orlando
Altre informazioni
Cod. postale 98063
Prefisso 0941
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 083033
Cod. catastale E043
Targa ME
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti gioiosani
Patrono san Nicolò
Giorno festivo 6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gioiosa Marea
Posizione del comune di Gioiosa Marea all'interno della provincia di Messina
Posizione del comune di Gioiosa Marea all'interno della provincia di Messina
Sito istituzionale

Gioiosa Marea (Giujusa in siciliano) è un comune italiano di 7.251 abitanti della provincia di Messina in Sicilia.

Il nome è legato a un altro paese, Gioiosa Guardia, che sorgeva sul Monte Meliuso e che fu abbandonato in seguito al terremoto del 1783 e alla carestia dell'anno successivo; i suoi abitanti, evacuati, fondarono un nuovo centro sulla costa, ribattezzandolo appunto Gioiosa Marea, per distinguerlo dal vecchio. È tra le mete turistiche più rilevanti della provincia di Messina e della Sicilia.

Geografia e economia[modifica | modifica sorgente]

Adagiata sul litorale tirrenico della costa siciliana, Gioiosa Marea è una cittadina dalla naturale vocazione turistica nonché il comune del litorale più prossimo alle Isole Eolie. Oltre al turismo che occupa buona parte della popolazione, attività preminenti nel territorio gioiosano sono legate alla piccola imprenditoria (industria nautica in primis) e al commercio che hanno in grande parte soppiantato l'agricoltura, l'artigianato e la pesca locale. Gioiosa è rinomata per le sue spiagge, i tramonti estivi, la gastronomia e l'animo gioviale dei suoi abitanti.

Il territorio ha un'estensione di 26 km² e il centro cittadino sorge a 30 metri sul livello del mare. Gioiosa Marea fa parte del consorzio Costa saracena ed è situata a circa 20 km dall'antica città greco-romana di Tindari, circa 80 km da Cefalù e 90 dall'Etna. Dista 61 km dal casello di Messina nord e 150 da Palermo est. È dotata di una piccola stazione ferroviaria sulla linea Messina-Palermo e gli aeroporti più vicini sono l'Aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo e l'Aeroporto di Catania-Fontanarossa.

Origine: Agatirno e la via dell'ossidiana[modifica | modifica sorgente]

Indissolubilmente associate alla storia di Gioiosa Guardia e del Monte Meliuso che la domina, le origini di Gioiosa si vogliono legate a quelle della città scomparsa di Agathirnon, la cui potenziale ubicazione sul Monte Meliuso non è mai stata accertata ne confutata, mantenendo dignità quantomeno pari ad ogni altro sito del comprensorio che ne rivendica l'origine. È accertato, invece, che sul Meliuso già dal V secolo a.C. vi fu un insediamento umano pressoché coevo alla nascente città greco-siracusana di Tyndaris e che, probabilmente, sorgeva sulla via dell'ossidiana che da Lipari giungeva a Mylae (Milazzo) e infine a Randazzo. A testimonianza di ciò sono state rinvenute delle ceramiche che fanno intuire l'antica e sostanziale relazione tra gli abitanti del Meliuso con Tauromenion (Taormina), Lipara (Lipari), Kephaleidon (Cefalù) e Catana (Catania).

Storia antica: Oppidum Guardiae Jujusa[modifica | modifica sorgente]

Origine della città di Guardia e della Tonnara di San Giorgio[modifica | modifica sorgente]

Le origini del primo abitato sono fatte risalire alla liberazione dell'Isola dai Saraceni effettuata dal conte Ruggero d'Altavilla nel 1062. Sotto il regno di Federico III di Aragona, essendo l'Isola "travagliata da stragi, guerre intestine e pestilenze" si crearono le cosiddette capitanie a guerra nelle città demaniali e nella vicina Patti venne nominato capitano Bonifacio Aragona e successivamente Vinciguerra d'Aragona che a Gioiosa Guardia vi costruì un castello (attualmente in stato di secolare abbandono). Fu quest'ultimo che sul Meliuso vide la necessità di "fabbricarvi una torre e ne attuò l'idea" in un luogo "tutto di pietra calcare massiccia" ove sorse l'Oppidum Guardiae Jujusae. L'importanza di Jujusa Guardia era magnificata dalla sua posizione: "a ciel sereno dominava un orizzonte immenso che spaziava dalle Eolie (specie Vulcano e Lipari) all'Aspromonte di Calabria, al Capo di Messina, dall'Isola di Ustica a Capo Gallo a Palermo, al Monte Pellegrino e dalle Madonie all'Etna". Nel XV secolo sorse la cosiddetta Chiesa del Giardino, probabilmente costruita sui resti di un tempio dedicato alla dea madre, simile a quello dedicato al culto di Artemide sorto, invece, in cima alla poco distante rocca di Capo Calavà.

Nel 1407, re Martino I di Aragona concesse al barone Berengario Orioles Lanza "il Giorgio di Giojosa" per il calo della Tonnara. Da allora la pesca del tonno ha caratterizzato l'attività di questo centro marinaro fino agli inizi degli anni sessanta del Novecento, rendendolo uno dei più prestigiosi in tutto il territorio regionale anche se oggi, dell'assetto originario, restano solo l'impianto planimetrico, la volumetria e alcuni brandelli della parte abitativa.

XV e XVI secolo[modifica | modifica sorgente]

Del XV-XVI secolo è anche la marmorea statua della Madonna del Giardino, poi detta anche delle Nevi, probabilmente la statua più antica di Guardia; e suo oggetto d'arte più prezioso conservato nel tesoro parrocchiale, ovvero una corona argentea del XV secolo. Pare che la Madonna, se non è attribuibile a Antonello Gagini, lo è alla sua bottega.

Grazie alla posizione sopraelevata, l'antica Gioiosa rimane indenne alle incursioni piratesche, mentre i dintorni, la costa e le Eolie di fronte sono sciacallate dalle furiose scorrerie di Khayr al-Din Barbarossa e di Dragut. A testimonianza di queste scorribande sul litorale della Costa Saracena ancora sorgono numerose torri di vedetta marine e marittime per lo più costruite da Camillo Camilliani e Tiburzio Spannocchi. Dell'ultimo quarto del Cinquecento sono anche le prime carte parrocchiali che attestano la sempre crescente urbanizzazione della cittadina: sorgono abitazioni, palazzi, chiese, forni e nel 1537, dal sinodo tenuto da mons. Albertin, risulta che in una chiesa di Jojusa Guardia viveva un sacerdote di rito greco-ortodosso, quindi sposato vivente more graecorum, e par che ciò costituisse scandalo tanto che la Costitutiones spagnola dispose la sua rimozione.

XVII secolo[modifica | modifica sorgente]

Il secolo XVII vede il fiorire di numerose confraternite e, a causa dell'incremento demografico, la cittadina si dota della nuova Chiesa di Santa Maria delle Grazie, intorno al 1650 conta oltre dieci edifici religiosi intra et extra moenia(tra cui l'Oratorio dedicato a San Filippo Neri) e una popolazione di 2679 abitanti, ben superiore a quella della stessa Patti, con cui si contende la baronia vescovile.

Nella prima metà del Seicento si censisce anche una faida cittadina che ebbe il suo apice nel 1639 e vari omicidi (donne e preti inclusi) perpetrati con le prime armi da fuoco (ovvero i misere uccisi cum scopettata) nonché i primi commerci marinari e le prime tragedie di mare (i misere sommersi). Nel tardo Seicento turbolenta fu anche l'amministrazione della tonnara: fu venduta, poi abbandonata, infine divisa tra il segreto di Patti e il convento di San Francesco d'Assisi di Palermo e data a censo a un barone pattese. Il secolo, tra dispute varie, finì con la fondazione in Gioiosa Guardia di un convento femminile (nel 1730 vi erano 32 recluse) e di una collegiata maschile.

XVIII secolo[modifica | modifica sorgente]

Nel XVIII secolo ha inizio il lento esodo da Gioiosa Guardia verso le aree collinari sottostanti e verso la costa. Così, mentre la vecchia lite sul baronato si conclude a delega di Carlo III di Borbone, sotto il cui regno nel 1738 si condanna Giojosa a pagare al vescovo di Patti le decime sul vino, sull'olio, sui gelsi, sulle ghiande, sui frumenti e a riconoscere il vescovo di Patti come signore di tutte le proprietà, l'oratorio di San Filippo Neri conosce un insperato splendore: a magnificare la preziosità degli oggetti censiti, a Guardia si crearono sculture di gran maestria come una sedia presidenziale "riccamente decorata da efflorescenze", e videro luce soprattutto i dipinti di Olivio Sozzi che tuttora adornano le chiese gioiosane e del suo comprensorio.

Una "città fantasma": il terremoto del 1783 e l'abbandono di Guardia[modifica | modifica sorgente]

Il terremoto colpì Guardia di sera, alle 19 del 5 febbraio del 1783: tutte le case furono lesionate e la gran parte definita pericolante. Era il quarto terremoto in mezzo secolo e seguiva di un secolo quello del 1693 che interessò in maggior parte il Val di Noto. A seguito degli ingenti danni Jojusa Guardia venne esentata dal pagare tande e donativi. A peggiorar la situazione, l'anno dopo un'invasione di cavallette rovinò i raccolti, ne seguì una terribile carestia (che nella vicina Naso provocò tumulti). Il pericolo dei corsari era finito, si pensò di costruire Giojosa in riva al mare portando seco tutto ciò di cui possibile poteva essere il trasporto. Assai presto sorsero dissidi per la scelta del nuovo sito: Ciappe di Tono (l'odierna Gioiosa Marea) o contrada Cicero (l'odierna San Giorgio di Gioiosa Marea)? Prevalsero i primi.

Gli ultimi abitanti lasciarono Giojosa Guardia nel 1813, ma già l'ordine reale che vietava le riunioni della deputazione a Guardia è datato 29 aprile 1797. Da allora il vecchio abitato di Gioiosa Guardia risulta disabitato e può essere considerato a tutti gli effetti una delle rare città fantasma siciliane.

Storia moderna: Gioiosa Marea, perla del Tirreno[modifica | modifica sorgente]

La nuova Gioiosa si ricostruì con materiali, pietre e financo criteri urbanistici della vecchia, pur nell'ovvio rispetto della diversa disposizione territoriale che dovette innanzitutto tener conto del mare. Nel lento corso dei decenni si trasferirono gran parte degli edifici religiosi e civili di Guardia (dall'Oratorio di Sant'Ignazio di Loyola, la Chiesa e l'Oratorio di Sant'Anna, al Palazzo Forzano) e iniziarono i lavori per le nuove costruzioni. La gaginiana statua della vetusta protettrice Santa Maria delle Nevi fu posta nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Lo spostamento della statua del santo patrono (San Nicola di Bari) fu l'evento più importante per tutta la comunità gioiosana di quel periodo e avvenne nell'Ottava di Pasqua del 1797.

Gioiosa Marea nell'Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Carl Grass, viaggiatore tedesco, nel 1804, insieme alla leggenda di un antico tesoro lì nascosto e ad alcuni divertenti aneddoti riguardanti i notabili locali alle prese niente meno di che con Ferdinando I di Borbone, descrive la fiumara di Gioiosa, gli incanti delle sue colture, la bontà dei fichi locali. Nel 1809 viene ultimata la Chiesa nel popoloso borgo marinaro di San Giorgio. Nel 1812, dopo la ripartizione dell'Isola nelle tre Valli e la messa in vigore della nuova Costituzione, finalmente Gioiosa non deve più pagare contributi al vescovo, ne avere capitani di giustizia, giurati e sindaci eletti dal barone. Intorno al 1820 il paese incomincia ad aver vita tanto che proprio quell'anno vi furono insurrezioni e moti popolari cui la popolazione non poté non partecipare. Nel 1825 si censiscono 3535 abitanti, e monsignor Gatto si lamenta del "moralmente critico" stato in cui versa la condizione spirituale della popolazione! Nel 1842, grazie al contributo di fedeli e di re Ferdinando II di Borbone s'iniziò la costruzione della nuova matrice e, si costruì un orologio pubblico (collocato nella torre campanaria nel 1902).

Intorno al 1848, anno di moti popolari (nella vicina Palermo e in buona parte d'Europa) la banda musicale gioiosana è tra le più importanti del comprensorio. Tra il 1850 e il 1857 si costruisce la strada provinciale (l'odierna Strada statale 113 Settentrionale Sicula) che in prossimità di Gioiosa vuole dire la perforazione dell'imponente impianto granitico-pegmatico della Rocca di Calavà (nel 1864), unico in tal genere nell'Isola con pareti a strapiombo sul mare alte fino a 137 metri (Rocca che, inoltre, è il punto più prossimo alle Isole Eolie).

L'impresa de I Mille accende gli animi della popolazione (banda cittadina in testa) tanto che, per mantenere l'ordine pubblico, s'istituì a Gioiosa una Guardia Nazionale volontaria. Di quegli anni restano tracce in contrada Calavà dove un muro (il Muro di Garibaldi) testimonia l'appoggio della cittadinanza gioiosana alla causa garibaldina. Annessa l'Isola al nuovo regno, a Gioiosa le persone "più ragguardevoli" si munirono di un locale adatto per leggere, conversare, giocare: lo si volle chiamare Roma Redenta (1865). Nello stesso periodo, a fare da contraltare, sorse anche una Società Operaia.

La cittadina si fornì di un acquedotto, di un teatrino e vi era un piccolo scalo marittimo utile per l'esportazione della seta. S'iniziò ad alternare la coltura delle piante di limone, arancio, della vite e dell'ulivo, abbondava il "minuto commercio" dei generi di consumo, pur non mancando quelli che muovevano "capitali di non poca entità". La Tonnara della popolosa frazione San Giorgio cambiò proprietà e divenne appannaggio della Baronia di San Giorgio.

Gioiosa Marea nel primo Novecento[modifica | modifica sorgente]

A cavallo tra XIX e XX secolo, attraverso l'operato di tre importanti personalità cittadine (il sindaco Giuseppe Natoli Gatto, l'arciprete don Emanuele Barbera e il sindaco Giuseppe Prestipino Giarritta), si pongono le basi dell'attuale tessuto urbanistico, sociale e morale della comunità gioiosana. Così, se al Natoli è da attribuire l'istituzione del primo asilo infantile, la sistemazione della Piazzetta delle Erbe (ora Piazza Mercato), la sovrintendenza alla costruzione della linea ferrata (tra il 1890 e il 1892), a don Barbera si deve il completamento della Chiesa Matrice e il suo abbellimento (per esempio con lampadari provenienti dalle vetrerie di Murano), al Prestipino Giarritta va dato merito dell'ampliamento del cimitero e, intorno al 1912, la costruzione di una terrazza che domina sul mare, il Canapè, tanto invidiata dalle cittadine del comprensorio.

Con l'avvento dell'età fascista lo spiritò cittadino ebbe nuova linfa: s'inaugurò il monumento ai caduti nella prima guerra mondiale (1925), la rete stradale si arricchì di strade larghe e regolari e, intanto, mentre fiorì un prezioso artigianato locale, ci si operò per la giunta dell'energia elettrica. Nonostante ciò la condizione economica della stragrande parte della popolazione sfiorava l'indegenza e, già da decenni, costringeva molti a emigrare, soprattutto negli Stati Uniti e in Sud America tanto che compaiono nei libri parrocchiali atti rimessi da parroci d'oltreoceano.

La guerra, a parte i bombardamenti del 1943 che interessarono tutta la cittadina e danneggiarono buona parte dei palazzi più eleganti, non causò gravi danni. Il paese rischiò di essere distrutto quando un milite tedesco sparò dalla sua postazione, in cima al campanile della matrice, contro un blindato dell'armata americana del generale Patton che avanzava da Torre Ciaule; poco dopo apparvero a largo delle coste alcune navi americane che presero a bombardare il paese, per poi fermarsi e risparmiarlo.

Del primo dopoguerra è anche la costruzione del cimitero della frazione di San Giorgio, sorto dopo uno sciopero generale cui seguirono scontri con le forze dell'ordine e strascichi giudiziari.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]

Persone legate a Gioiosa Marea[modifica | modifica sorgente]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Gioiosa Marea fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali: regione agraria n.8 (Colline litoranee di Patti)[4].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dati Istat 2011. URL consultato il 22 maggio 2014.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2011.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ GURS Parte I n. 43 del 2008. URL consultato il 22 maggio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marcello Mollica, Le due Gioiose e San Giorgio. Storie di Vita Religiosa (foto di Egidio Marziano), Armando Siciliano Editore, Messina, 2004
  • Marcello Mollica, Gioiosa Marea - Dal Monte di Guardia a Ciappe di Tono e San Giorgio (foto di Egidio Marziano), Armando Siciliano Editore, Messina, 2003.
  • AA.VV., Gioiosa Marea - storie, note, immagini, ed. a cura del Comune, Gioiosa Marea 1980.
  • Gaetano Bongiovanni, Argenti barocchi di Gioiosa Marea, in "Timeto", periodico annuale della Società Pattese di Storia Patria, n.3/4, 1989, pp. 73–96.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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