Acquedolci

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Acquedolci
comune
Acquedolci – Stemma Acquedolci – Bandiera
Panorama di Acquedolci
Panorama di Acquedolci
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Messina-Stemma.png Messina
Amministrazione
Sindaco Cirino Gallo detto Ciro (lista civica) dal 14/05/2007
Territorio
Coordinate 38°03′00″N 14°35′00″E / 38.05°N 14.583333°E38.05; 14.583333 (Acquedolci)Coordinate: 38°03′00″N 14°35′00″E / 38.05°N 14.583333°E38.05; 14.583333 (Acquedolci)
Altitudine 15 m s.l.m.
Superficie 12,93[1] km²
Abitanti 5 790[2] (30-11-2013)
Densità 447,8 ab./km²
Comuni confinanti Caronia, San Fratello, Sant'Agata di Militello
Altre informazioni
Cod. postale 98070
Prefisso 0941
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 083107
Cod. catastale M211
Targa ME
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona B, 716 GG[3]
Nome abitanti acquedolcesi
Patrono san Benedetto il Moro
Giorno festivo 4 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Acquedolci
Posizione del comune di Acquedolci all'interno della provincia di Messina
Posizione del comune di Acquedolci all'interno della provincia di Messina
Sito istituzionale

Acquedolci (Acquaruci in siciliano, Euadauza in gallo-italico) è un comune italiano di 5 790 abitanti[2] della provincia di Messina in Sicilia.

Fu fondato durante il primo governo Facta con la legge n. 1045 del 9 luglio 1922[4] in seguito alla frana che distrusse l'abitato di San Fratello l'8 gennaio 1922. Rimase frazione di San Fratello fino al 28 novembre 1969, quando divenne comune autonomo con la legge regionale n. 42.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

La costa tirrenica nei pressi di Acquedolci

Acquedolci si affaccia sulla costa tirrenica settentrionale siciliana, di fronte alle Isole Eolie, e si sviluppa alle falde del maestoso monte San Fratello, popolarmente chiamato dagli abitanti del posto "'u Munti" (la Montagna). Il Monte è un massiccio calcareo (710 m) che ospita la suggestiva Grotta di San Teodoro, sito archeologico che conserva una documentazione molto ricca e importante della storia faunistica e antropologica della Sicilia.

Il territorio comunale è delimitato dal torrente Furiano ad ovest e dal torrente Inganno ad est. I monti che appartengono al comune sono parte dei Nebrodi. È distante 92 km da Messina e 125 km da Palermo.

Le contrade sono: Furiano, Badetta, Piano telegrafo, Piano Cottone, Canneto Abbate, S. Pietro, Pilato, Catritti, Nicetta, Vetrana, Marchiseo, Scorcianebbia, Castellaro, Cartolari, Barranca, Cruzzuluddu, Buonriposo, Tressanti, Buffone, Pianelle, Favara, Oliveto, S. Anna, Inganno, Sugherita, Tedesca.

Il territorio di Acquedolci è caratterizzato da colture agrarie di vigneti, oliveti e agrumeti e diversi frutteti.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La storia di Acquedolci è legata alle vicende storiche dell'antica cittadina collinare di San Fratello, posta a 675 m sul livello del mare, e fondata durante la conquista normanna della Sicilia da una colonia di Lombardi.

La storia della moderna Acquedolci iniziò la notte dell'8 gennaio 1922, quando un imponente smottamento colpiva il centro abitato di San Fratello distruggendo i tre quarti delle abitazioni e oltre dieci chiese. Migliaia di sfollati in fuga cominciavano a stabilirsi in ricoveri di fortuna ad Acquedolci, all'epoca piccolo borgo con circa 800 residenti, frazione di San Fratello denominato Marina di Acquedolci. Il borgo si sviluppava nei pressi dell'antico castello Cupane, attorno ad una torre medievale ormai distrutta nei pressi di un elegante costruzione conosciuta come "castello Di Giorgio". Gli sfollati della frana che si rifugiarono ad Acquedolci furono oltre 1500 e trovarono rifugio nei pressi del Borgo della Marina, all'interno del Castello, in contrada Tressanti e in località Buonriposo. Ma in realtà la storia di questa elegante Città giardino è molto antica. Durante l'epoca romana, Acquedolci, attraversata dalla Consolare Valeria, diventa una località di sosta presso la quale è possibile cambiare muli e operare lo scambio di posta. La località diviene parte della "Tavola Peutingeriana". In epoca medievale, la via Valeria diventa anche via Francigena percorsa da pellegrini che ad Acquedolci si riposano negli Hospitalia vicini al castello e si recano in preghiera alla Chiesa di San Giacomo, meta da tempo immemorabile di pellegrinaggi giacobei. Secondo la legenda la località attorno alla chiesa di San Giacomo, conosciuta anticamente come contrada " Tre Santi" ospitò per qualche tempo alcune reliquie dei tre santi martiri Alfio, Cirino e Filadelfo.

La denominazione "Acquedolci" però è avvolta nel mistero. Secondo lo storico Alfonso Di Giorgio, l'origine di questo nome è riconducibile agli scoli dei trappeti che lavoravano la canna da zucchero, introdotta in Sicilia in epoca araba, che rendevano dolciastra l'acqua del mare. Questa è la teoria "ufficiale" adottata per la realizzazione dello stemma comunale: "alla piantagione di canna da zucchero, fiorita, al naturale, terrazzata di verde; alla campagna di argento mareggiata di azzurro".

Tuttavia il nome del sito è ancora più antico dei trappeti stessi. Cicerone nel libro VII delle Verrine parla del porto commerciale e militare di Apollonia (l'antico nome greco di San Fratello), base per le imbarcazioni che difendevano la costa. Attraverso il "Carricatorum Aquarium Dulcium", Apollonia riforniva di viveri i romani e viveva del commercio dei prodotti locali (formaggi, olio, vino, frumento). Nell'Eneide si indica questa zona come il luogo secondo cui Enea sbarca durante il suo peregrinare attraverso il Mediterraneo. È certo che, in epoca araba, era presente un fondaco, un magazzino attorno al quale ruotava il commercio dei prodotti locali. Di questa struttura, presumibilmente affiancata da una locanda, da un ricovero per i cavalli e da una stazione di posta, si ritrovano riferimenti sia negli scritti di Tommaso Fazello che cita le "Acquae deinde cognomate Dulce cum taberna Hospitatoria", sia negli scritti di Maurolico che annota "Acquae Dulce Fundaco". In questa località, in epoca romana, si trovava una stazione per il cambio dei muli lungo la via Valeria che attraversava questo territorio.

L'antico porto di cui parla Cicerone si trovava probabilmente in via del Caricatore nei pressi del castello, la "Taberna", di cui parla il Fazello, ed era posta nelle vicinanze dell'attuale stazione ferroviaria. La ricchezza di acqua nel territorio e la presenza di trappeti per la lavorazione dello zucchero sarebbero alla base dell'altra teoria sull'origine del nome.

Una terza teoria sull'origine del nome ha natura leggendaria. Secondo questa leggenda, sotto il territorio di Acquedolci scorrerebbero copiosi fiumi sotterranei, a causa dei frequenti smottamenti del monte San Fratello. Questi fiumi affiorerebbero a poche miglia dalla costa, rendendo l'acqua del mare dolce e potabile. La leggenda racconta inoltre, che gli antichi Romani, durante le guerre puniche, spesso attingevano acqua potabile direttamente in mare, evitando così di scendere sulla terraferma. Questa teoria dei fiumi sotterranei sembra essere confermata dalle recenti indagini effettuate nel sottosuolo dopo l'ennesima frana che ha colpito nel 2010, il paese di San Fratello. I rilevamenti indicano che la montagna rappresenta un enorme bacino idrico. Il nome Acquedolci quindi deriverebbe dalla presenza di sorgenti d'acqua dolce nel suo territorio. Ancora oggi una località della zona si chiama Favara, termine arabo che indica appunto una sorgente d'acqua. Fino a qualche decennio fa, prima di essere ricoperto, il piccolo torrente Favara faceva ruotare la macina del mulino posto a ridosso del muro di cinta del castello.

Era nota la presenza di un trappeto, risalente al 1.400, per la lavorazione dello zucchero e di una torre fatta costruire dai nobili signori di San Fratello i Larcan all'interno della quale era presente una locanda. Nei secoli successivi, attorno all'imponente torre (oggi distrutta), si sviluppò un castello che venne ingrandito dalle famiglie Gravina e Cupane. All'interno della struttura si trova la Chiesa di San Giuseppe (attualmente sconsacrata). Il castello è di proprietà del comune. IL piccolo borgo di Marina Vecchia, si sviluppa nei pressi dell'edificio e rappresenta la parte più antica dell'abitato.

Acquedolci rientra tra le località attraversate dalla via Francigena, la rinomata via del pellegrinaggio verso Santiago de Compostela. La piccola chiesa di San Giacomo, costruita tra l'VIII e il IX secolo, meta di pellegrinaggi, venne più volte distrutta dai Saraceni, ricostruita nel 1362, venne restaurata nel XVIII secolo e negli anni novanta del secolo appena trascorso. Viene officiata il 25 luglio in occasione della ricorrenza di San Giacomo.

Interessante sotto il profilo architettonico è anche il piccolo Borgo sviluppatosi in località Nicetta, attorno alla chiesa di Sant'Aniceto. Altre borgate storiche sono l'Oliveto e S. Anna nei pressi della strada statale per Cesarò.

Il Novecento[modifica | modifica sorgente]

Panoramica di Acquedolci

Come anticipato, l'attuale centro abitato (Marina Nuova) fu costruito a partire dal 1922, in seguito alla frana che colpì il vicino paese di San Fratello. Questo drammatico evento costrinse migliaia di abitanti a trasferirsi nel borgo denominato "Marina di Acquedolci" in ricoveri di fortuna nei pressi della località Buonriposo. Il governo, grazie all'impegno del Ministro della Guerra gen. Antonino Di Giorgio, varò la legge n. 1045 del 9 luglio 1922, che prevedeva la ricostruzione dell'abitato di San Fratello in altro luogo, identificato nella frazione "Acquedolci". Per l'occasione venne realizzato un progetto urbanistico per la realizzazione di una elegante Città giardino, che si ispira alle cittadine in stile liberty europee, caratterizzate da un'alternanza tra architettura e spazi verdi[5]. Acquedolci rappresenta uno dei primi Piani regolatori della storia italiana postunitaria. Il "Piano Acquedolci" prevedeva la realizzazione di un insediamento con ampie strade allineate e suddivise in isolati che fanno da contorno ai principali edifici pubblici. Le ampie strade e i grandiosi giardini avrebbero garantito ai residenti facili vie di fuga in caso di calamità.

In pochi anni si costruirono alloggi popolari dignitosi ed ampi, dotati di piccoli cortiletti (cosiddetti Bagli, in dialetto "Bagghi") conosciuti come "ricoveri stabili" in via Trento, in via Gorizia, in via Trieste ed in via Fiume. Il quartiere realizzato in questa area prese il nome di "Borgo Marina Nuova". In Via Armando Diaz, vennero edificati i cosiddetti "Padiglioni", abitazioni popolari a schiera ceduti ai disastrati della frana a prezzi di favore.

Vennero anche realizzate prestigiose palazzine in stile liberty come il palazzo Ricca progettato da Alessandro Giunta, il Palazzo Di Giorgio progettato da Vincenzo Perrucchetti[6] e ancora i palazzi Scaglione, Rotelli, Catania, Basile, Gerbano, Latteri, Sidoti e Mammana. Sempre in questo periodo vennero costruiti il Palazzo del Municipio (1924-1926) e la monumentale Chiesa Madre Santa Maria Assunta, conosciuta anche con il con il nome di Chiesa Madre San Benedetto il Moro, edificata tra il 1925 e il 1928 e caratterizzata da una maestosa torre campanaria.

Sotto la dittatura fascista fu avviata la costruzione dell'edificio delle Poste e Telegrafi (oggi adibito a Caserma dell'Arma) e del complesso scolastico che ospita le scuole elementari. Il comune di Palermo finanziò l'"Asilo Infantile", progettato da Salvatore Roberti. L'edificio ospita oggi le Scuole Medie.

Acquedolci è inclusa tra le città di fondazione nel periodo fascista[7], anche se la sua fondazione è avvenuta precedentemente, durante il primo governo Facta.

Gli edifici sicuramente più rappresentativi del nuovo modello edilizio della Città giardino sono: l'elegante Palazzo Municipale, che si ispira ai palazzi tardorinascimentali, abbellito dalla monumentale Piazza Vittorio Emanuele III e dalla fontana posta al centro della piazza e la maestosa Chiesa Madre Santa Maria Assunta che col maestoso campanile domina la grandissima piazza Duomo.

Entrambi le strutture monumentali si trovano in una posizione soprelevata rispetto alla strada statale 113 (via Ricca Salerno). Il grande Parco Urbano separa l'edificio religioso dall'edificio politico[8].

Negli stessi anni venne realizzato il cimitero comunale monumentale all'interno del quale si trova una chiesa e le cappelle gentilizie delle famiglie Ricca Salerno, Di Giorgio, Catania, Ricca e Latteri. Il paese è ancora oggi servito da un'efficiente rete idrica e fognaria realizzata in quegli anni. Tuttavia il completo trasferimento della popolazione sanfratellana non si è mai concluso e non venne mai completato l'originario progetto redatto negli anni venti, a causa di interessi localistici da parte di alcuni politici sanfratellani.

La veloce crescita demografica, la negazione di servizi alla frazione, il definirsi di una cultura locale, il mancato utilizzo ad Acquedolci dei contributi destinati a riparare i danni causati dai bombardamenti della II Guerra Mondiale, fecero aumentare i contrasti tra la frazione di Acquedolci e il comune di San Fratello, contrasti che sin dagli anni trenta erano in atto. Una delegazione rappresentava presso il comune di San Fratello le esigenze della sempre più popolosa Acquedolci. Nei primi anni cinquanta, un gruppo di cittadini, guidati dal Parroco del paese diede vita ad un comitato spontaneo che cominciò a reclamare con insistenza l'autonomia da San Fratello, ottenuta il 12 novembre e diventata esecutiva il 28 novembre 1969. Le polemiche e le rivendicazioni patrimoniali, conseguenti alla conquistata autonomia, a distanza di quasi mezzo secolo, non sono ancora terminate ed è ancora in corso la procedura per la divisione patrimoniale tra i comuni di Acquedolci e San Fratello che, colpita nell'anno 2010 da una nuova disastrosa frana, sta vivendo un gravissimo spopolamento.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

I resti del castello
Ingresso del castello

Marina vecchia e castello[modifica | modifica sorgente]

Marina Vecchia rappresenta il suggestivo Borgo storico del comune di Acquedolci (cittadina costruita nell'ultimo secolo a partire dal 1922 e conosciuta come Marina Nuova). Il Borgo della Marina, è delimitato dalle vie Castello e Apollonia. Il cuore del pittoresco quartiere è la via Vecchia Marina, strada di collegamento che unisce il centro alla zona balneare del "Buffone". Particolare rilevanza architettonica rappresentano i ruderi del vecchio castello, all'interno del quale sono ancora riconoscibili le cantine, gli appartamenti privati del Barone e i saloni. Tra le rovine si trova la sconsacrata chiesetta di San Giuseppe, recentemente recuperata, che custodisce il pregevole altare settecentesco di San Giuseppe. Il castello fu edificato tra il XVII e il XVIII secolo dai principi di Palagonia. La torre, fatta costruire dai baroni Larcan di origine catalana, fece parte del complesso di torri d'avvistamento fatte edificare da Carlo V, nel XVI secolo, per la difesa delle coste siciliane. La torre finì per costituire la parte importante del castello attorno al quale si sviluppò nel XVI secolo il Borgo delle AcqueDolci. La Marina Vecchia è costituita anche da un nucleo di case settecentesche, alcune delle quali si trovano in una situazione di degrado. Il Borgo della Marina Vecchia comprende anche la chiesetta di San Giacomo che si trova lungo l'antica Via Francigena ed è meta di pellegrinaggi da circa mille anni.

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Grotta di San Teodoro[modifica | modifica sorgente]

Nei pressi del Pizzo Castellaro si trova la Grotta di San Teodoro. All'interno sono state ritrovate le ossa della donna più antica di Sicilia alla quale è stato attribuito il nome di Thea.[9] Nella grotta si rifugiarono intorno all'anno mille i monaci Basiliani in fuga dall'oriente Iconoclasta (Iconoclastia) che diedero il nome alla grotta dedicandola a San Teodoro martire dell'iconoclastia.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[10]


Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gallo-italico e Gallo-italico di Sicilia.

Ancora oggi, tra gli abitanti di Acquedolci (in galloitalico "Euadauza") di origine sanfratellana, è parlato l'antico dialetto Galloitalico di Sicilia, in cui si riscontrano elementi del lombardo e del piemontese dell'XIII secolo, del francese e del provenzale. Gli abitanti originari di San Fratello sono infatti discendenti dei coloni e dei soldati provenienti dall'Italia settentrionale e dalla Francia meridionale che si stanziarono in queste zone con la conquista normanna della Sicilia.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

  • Carnevale di Acquedolci.
  • Fiera di maggio che precede la festa di San Giuseppe e che rientra tra le fiere storiche di Sicilia. Anticamente questa fiera si svolgeva in spiaggia, unitamente alla fiera del bestiame.
  • La prima domenica di agosto viene festeggiato il santo patrono,San Benedetto il Moro.
  • La domenica successiva alla fiera del 14 maggio si festeggia il compatrono San Giuseppe.
  • Il 15 agosto si svolge la processione dormitio virginis.
  • Durante la Settimana Santa viene allestito in chiesa il "sepolcro", adornato con i tradizionali laurini, piatti con steli di grano, germogliati sull'ovatta in assenza di luce, abbelliti con fiori e nastri di stoffa. Le statue dell'antico Crocifisso ligneo e dell'Addolorata vengono portate in processione durante la Via Crucis del Venerdì Santo.

Persone legate ad Acquedolci[modifica | modifica sorgente]

  • Antonino Di Giorgio (San Fratello, 1867 - Palermo, 1932), generale e ministro della Guerra del governo Mussolini;
  • Benedetto Rubino (San Fratello, 1884 - Acquedolci, 1958), scrittore e antropologo;
  • Paolo Ricca Salerno (San Fratello, 9 settembre 1889 – Acquedolci, 18 luglio 1951) è stato preside della facoltà di economia di Palermo, docente universitario ed economista italiano;
  • Saverio Latteri (Palermo, 1895 - Palermo, 1963), medico e docente universitario;
  • Cirino Scaglione (San Fratello, 1896 - Acquedolci, 1945), ingegnere e politico;
  • Filadelfio Caroniti (San Fratello, 1906 - Acquedolci, 1979) ingegnere, deputato al Parlamento Italiano;
  • Luigi Todaro (San Fratello, 1907 - Roma, 1974), sacerdote, docente, parroco di Acquedolci;
  • Benedetto Di Giorgio, tenente della G.F., sindaco di Acquedolci;
  • Attilio Basile (Itala, 1910 - Catania, 2012) chirurgo e docente universitario alla facoltà di Medicina e Chirurgia di Catania;
  • Ferdinando Latteri (Palermo, 11 maggio 1945 – Catania, 14 luglio 2011) politico, medico e docente italiano. Magnifico rettore dell'Università degli studi di Catania, deputato al Parlamento Italiano.
  • Giuseppe Artale (San Fratello 1879 - San Fratello 1952) generale

Economia[modifica | modifica sorgente]

Le attività economiche prevalenti sono l'agricoltura (settori agrumicoli e oleario) e l'artigianato. L'artigianato tipico è caratterizzato dalle lavorazioni di legno, ferro e marmo.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Acquedolci fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali: regione agraria n.4 (Montagna litoranea dei Nebrodi)[11].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dati Istat 2011. URL consultato il 20 maggio 2014.
  2. ^ a b Dato Istat al 30/11/2013. URL consultato il 19 maggio 2014.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Comune di Acquedolci, 21-12-2010.
  5. ^ Considerate le strette affinità urbanistiche di Acquedolci con Letchworth, la famosa Garden City inglese, è stata avanzata una proposta di gemellaggio tra i due centri dall' arch. Pierpaolo Faranda.
  6. ^ notizie da CITTA' GIARDINO: il piano Acquedolci dell'arch. Pierpaolo Faranda, casa editrice Quanat
  7. ^ cfr. pag. 293 de Inventario delle nuove fondazioni in Italia a cavallo degli anni trenta, in Antonio Pennacchi, Fascio e Martello. Viaggio per le città del Duce, Bari, Laterza, 2008.
  8. ^ notizie tratte dal volume dell'arch. Pierpaolo Faranda "CITTA' GIARDINO: il piano Acquedolci" - casa editrice Quanat
  9. ^ Acquedolci Online, 21-12-2010.
  10. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  11. ^ GURS Parte I n. 43 del 2008. URL consultato il 20 maggio 2014.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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