San Fratello

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« Vi è il castello de San Filadelfo, habitato da Longobardi, ch'ancora così favellano. »
(Giuseppe Carnevale, Storia e descrizione del regno di Sicilia, Napoli, 1591[1][2])
San Fratello
comune
San Fratello – Stemma San Fratello – Bandiera
San Fratello – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Messina-Stemma.png Messina
Amministrazione
Sindaco Mario Francesco Fulia (Ricostruiamo San Fratello) dall'11/06/2013
Territorio
Coordinate 38°01′00″N 14°36′00″E / 38.016667°N 14.6°E38.016667; 14.6 (San Fratello)Coordinate: 38°01′00″N 14°36′00″E / 38.016667°N 14.6°E38.016667; 14.6 (San Fratello)
Altitudine 675 m s.l.m.
Superficie 67,63[3] km²
Abitanti 3 894[4] (30-04-2012)
Densità 57,58 ab./km²
Comuni confinanti Acquedolci, Alcara li Fusi, Caronia, Cesarò, Militello Rosmarino, Sant'Agata di Militello
Altre informazioni
Cod. postale 98075
Prefisso 0941
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 083078
Cod. catastale H850
Targa ME
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti sanfratellani
Patrono san Benedetto il Moro
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Fratello
Posizione del comune di San Fratello all'interno della provincia di Messina
Posizione del comune di San Fratello all'interno della provincia di Messina
Sito istituzionale

San Fratello (San Frareau[5][6] o San Frareu[7] nel locale dialetto gallo-italico, San Frateddu[8][5] in siciliano) è un comune italiano di 3.894 abitanti della provincia di Messina in Sicilia. È un comune del Parco dei Nebrodi.

Già noto in età medievale come San Filadelfo, fu ripopolato,[9] o fondato ex novo,[10][11] durante il dominio normanno della Sicilia da soldati e coloni lombardi[12] provenienti da un'area dell'Italia nord-occidentale i cui limiti massimi, per ragioni linguistiche,[13][14] si possono racchiudere in un quadrilatero che ha i suoi vertici nelle città di Vicoforte (Cuneo), Mombaruzzo (Asti), Sassello (Savona) e Calizzano (Savona). La denominazione del paese, nel dialetto locale galloitalico, è ancora quella medievale di San Frareau (San Filadelfio), tradotto erroneamente in San Fratello, a causa del mutamento fonetico di F(i)ladelphu(m) > Fladellu(m) assimilato a Fratellu(m). In latino è Terra Sancti Philadelphi, Sanctus Philadelphus,[15] mentre il nome del più antico insediamento greco, che sorgeva circa due chilometri a nord dell'attuale centro urbano, è Apollonia.[16]

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

San Fratello è racchiuso tra i torrenti Inganno e Furiano; il territorio, di 83 km², si estende in verticale fino quasi a Monte Soro, quarta cima più elevata della Sicilia.

Dalle quote più basse (300 mt s.l.m.) a quelle più alte (1.800 mt s.l.m.) si osserva un graduale cambiamento della vegetazione, dovuto alla presenza di diverse specie arboree e arbustive. Le aree non ricoperte da boschi sono destinate al pascolo di bovini, ovini, caprini e dei cavalli sanfratellani che vivono allo stato brado.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di San Fratello è caratterizzato da colture agrarie, in ampi tratti collinari insistono piccoli vigneti e diversi frutteti di minore interesse economico a carattere familiare e tradizionali colture di oliveti. Il bosco di San Fratello ricade nel Parco dei Nebrodi, ed è attraversato dalla SS 289; la caratteristica particolare del bosco è che si conserva nella quasi sua totalità allo stato naturale ed è di particolare bellezza il paesaggio che si presenta agli occhi del visitatore. Il bosco oggi ospita nel suo habitat naturale volpi, gatti selvatici, istrici, martore, tartarughe terrestri e diverse specie di uccelli.

Durante le escursioni naturalistiche attraverso questi boschi, è possibile raccogliere funghi nel periodo autunnale e frutti di bosco nel periodo estivo. Nelle zone più basse ricco di uliveti, la pianta arborea sempre verde alta sino a 10 metri, con chioma ampia, arrotondata e leggera introdotta in Italia ed in Sicilia da antichissime popolazioni che, adattatosi al clima mediterraneo, viene coltivato per la produzione delle olive e dell'olio.

Dissesto idrogeologico[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio su cui sorge il territorio comunale è soggetto a dissesto idrogeologico. La parte più antica del borgo di San Fratello subì nel 1754 uno smottamento che interessò una parte dell'abitato, e venne quasi completamente rasa al suolo, in occasione di una seconda rovinosa frana, l'8 gennaio 1922. Con la frana del 1922 iniziò l'espansione del paese di Acquedolci, già piccolo borgo seicentesco chiamato dai sanfratellani "la Marina", sul livello del mare. A distanza di 88 anni dall'ultima sciagura, il 14 febbraio del 2010 (tristemente noto come il giorno della frana di San Valentino), il territorio di San Fratello è stato nuovamente devastato da una frana verificatasi tra il quartiere denominato "Stazzone" e la contrada "Riana", posti sul versante nord/est, opposto rispetto a quello in cui si verificarono le precedenti catastrofi. Le conseguenze di tale evento hanno costretto buona parte degli abitanti di San Fratello ad abbandonare le proprie abitazioni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

(LA)
« Huic ad pas ferme 500 superius prominet San Philadelphi novi nominis, et Longobardorum, ut ex incolarum idiomate colligitur, oppidum; qui an cum Rogerio Sicilia comite in Siciliam venerint, an vero alio post tempore incompertum habeo. »
(IT)
« Sopra questa, quasi a un mezzo miglio di distanza, c'è il castello di San Filadelfio, che è nome nuovo, datogli dai Longobardi, come si deduce dalla lingua della popolazione. I quali non so se vennero in Sicilia con Ruggero conte normanno dell'isola, o in qualsiasi altro tempo, su questo non ho certezza. »
(Tommaso Fazello, De Rebus Siculis, Palermo 1560, Dec. I, Lib, IX, p. 201.)
San Fratello, l'origine del toponimo

Il nome di San Fratello deriva dai tre fratelli, Alfio, Cirino e Filadelfo martiri cristiani uccisi durante l'epoca delle persecuzioni imperiali. L'attestazione più antica è Sant(os) Philipp(os) del 1145, seguita da Sanctus Philadellus del 1172. Il nome Sanctus Philadelphus (San Filadelfio) attestato nel 1178 diventa nel 1240 Filadellus et Fratellus, dal quale si arriva successivamente a San Fratello, anche a causa dell'assonanza tra fraeau (Filadelfio), frea ("fratello") e il francese frèrè ("fratello"). Nella lingua gallo-italica locale San Fratello è San Frareau, San Fraréu, o Sanfrareau, in siciliano Sanfrareddu, Sanfradeddu o San Frateddu, mentre l'etnico è sanfratellano, in gallo-italico locale sanfrardéu, sanfrardéi o sanfrardean.[17][18]

Alle pendici del Monte San Fratello, a 140 metri sul livello del mare, nel 1859 fu scoperta la Grotta di San Teodoro, dove furono ritrovati numerosi reperti dell'età della pietra, ossa fossili e strumenti.[19]. Oggi la grotta di San Teodoro si trova nel territorio comunale della confinante Acquedolci che fu frazione di San Fratello fino al 1969.

Età greca[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sicilia greca.
Ritratto di Ruggero I di Sicilia (Roger de Hauteville)

Ci sono fonti poco precise che collocano l'importante cittadina greca di Apollonia sul Monte San Fratello, un altopiano alto 710 metri sul livello del mare. Questo monte offriva una posizione strategica non indifferente, perché permetteva una visuale nitida da Capo d'Orlando sino a Cefalù, località poste a 70 km distanza, e offrendo anche una visuale sulle Isole Eolie.

L'invasione araba della Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

La città romana-medioevale fu distrutta durante l'invasione araba[20]. L'odierno paese, fondato dopo nell'XI secolo, trae il nome dai tre Santi fratelli, Alfio, Cirino e Filadelfo[21], martirizzati, durante le persecuzioni dell'imperatore Valeriano nel 253 d.C., ai quali è dedicato l'omonima chiesa e convento del secolo XII.

I Normanni e la nascita di San Fratello[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Sicilia normanna e Lombardi di Sicilia.

Il borgo fu ripopolato,[9] o fondato ex novo,[10][11]) tra l'XI e il XIII secolo, durante la dominazione dei normanni nell'isola, da una colonia di piemontesi, liguri, lombardi, emiliani[22], venuti alla conquista della Sicilia con il conte Ruggero e la moglie Adelaide del Vasto (detta anche Adelasia Incisa del Vasto), figlia del marchese aleramico Manfredo del Vasto. Secondo l'ipotesi del ripopolamento, i migranti settentrionali si insediarono in un borgo già popolato da genti indigene, e lo dotarono di una rocca fortificata. L'anno di fondazione del castello di San Filadelfo (in latino Castrum Philadelphi[23] o Castrum S. Philadelphi[24]) potrebbe essere il 1116, secondo un diploma citato da Vincenzo Palizzolo Gravina[25] che indica nel "lombardo" Roberto Caldarera, governatore di Nicosia, «il tesoriere e direttore della costruzione del nuovo castello in San Filadelfo sulle rovine dell’antica Alunzio».

Durante i primi anni dell'occupazione della parte nord-orientale della Sicilia, i normanni costruirono a San Fratello una cittadella fortificata, dotata di un castello. A difesa della cittadella furono impiegati soldati di ventura di origine longobarda che provenivano dall'Italia settentrionale.

Nel 1270, il castello e feudo di San Fratello furono concessi a un milite di nome Giovanni. Nel 1276, il feudo e la castellania di San Fratello furono concessi all'angioino Guillot d’Alisy[26], per passare due anni più tardi al provenzale Raymond de Puy-Richard[26], e nel 1299, per concessione di Carlo II d'Angiò, al miles messinese Squarcia Riso[27]. Dopo una parentesi in cui San Fratello fu gestita direttamente dalla curia vescovile, nel 1305 il castello e la terra di San Fratello furono ceduti ai Palizzi, potente famiglia di Messina di origine normanna, nella persona del miles Damiano Palizzi. In seguito passò alla famiglia di origine aragonese degli Alagona, e nel 1356 Federico III concesse il feudo al capitano e castellano Guglielmo Ventimiglia, membro della potente famiglia Ventimiglia di origine normanno-ligure. Nel 1361 il castello e la terra di San Fratello passarono a Enrico I Rubeo già conte di Aidone per concessione di re Federico IV, mentre nel 1371 furono concessi a Guglielmo Rosso della famiglia di origine normanna dei Rosso, e nel 1392 a Enrico II Rosso della stessa famiglia. Nel 1392, il re Martino I di Aragona concesse San Fratello a Federico II d'Aragona figlio di Vinciguerra d'Aragona, ma dopo la sua ribellione, il feudo passò agli Oliveri, famiglia messinese di origine spagnola. Nel 1396, Federico d'Aragona ottenuta la clemenza del sovrano, ritornò in possesso del feudo, ma in seguito a una nuova ribellione, Martino d'Aragona concesse nel 1398 la terra e il castello di San Fratello, con i casali di Mirto, Crapi, e Fraxino, a Ugerotto Larcan della famiglia catalana dei Larcan[28] che mantenne il feudo di San Fratello per oltre due secoli, fino al XVII secolo. Dalla seconda metà del Seicento il feudo passò alla famiglia di origine genovese degli Squarciafico, ai Sancetta, agli Spatafora, ai Lucchesi, alla famiglia di origine normanna dei Gravina, e, di seguito, ai principi di Palagonia. L'ultima famiglia feudale di San Fratello fu quella dei Cupani (o Cupane).

San Fratello, 1890 circa. Sulla sinistra la Chiesa Matrice di Santa Maria Assunta. Sulla destra, la chiesa di San Nicolò

Verso la fine dell’800 San Fratello è sede di prefettura, di tribunale, e due arcipreture. Fino ai primi anni del '900, prima della frana del 1922, a San Fratello si contavano almeno 27 chiese. La chiesa madre di San Fratello era Santa Maria Assunta, dalla quale dipendevano sette chiese urbane minori:

  • Chiesa di San Pietro Apostolo;
  • Chiesa Maria Santissima delle Grazie;
  • Chiesa di San Benedetto da San Fratello;
  • Chiesa di San Giacomo;
  • Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola;
  • Chiesa di San Sebastiano Martire;
  • Chiesa dei Tre Santi Alfio, Filadelfio e Cirino. Testimonianza ancora viva della presenza normanna a San Fratello, il monastero italo-greco (basiliano) detto anche di stile arabo-normanno, attribuibile all'inizio del XII secolo per ragioni stilistiche[29], collocato sul Monte Vecchio e dedicato ai tre martiri Alfio, Cirino e Filadelfo.

E sette chiese rurali:

  • Chiesa di San Giuseppe alla Torre, (Comune di Acquedolci).
  • Chiesa di San Pancrazio Vescovo e Martire, nel fondo chiamato "Abbazia";
  • Chiesa di Sant'Elena;
  • Chiesa di Sant'Ignazio;
  • Chiesa di San Niceto ;
  • Chiesa di Sant'Antonino;
  • Chiesa di San Dionisio.
San Fratello, inizio del '900. La Chiesa di San Nicolò.

Dalla chiesa di San Nicolò di Bari, considerata una seconda chiesa madre, dipendevano sei chiese urbane minori:

  • Chiesa della Maddalena;
  • Chiesa Maria Santissima del Rosario;
  • Chiesa del Santissimo Crocifisso;
  • Chiesa di San Michele Arcangelo;
  • Chiesa di San Paolo Apostolo;
  • Chiesa di Sant'Antonio Abate.

E altre sette chiese rurali disseminate nel territorio:

  • Chiesa Maria Santissima del Carmine;
  • Chiesa di San Francesco di Paola;
  • Chiesa Maria Santissima della Tedesca;
  • Chiesa di San Giacomo Apostolo (Acquedolci);
  • Chiesa di Santa Cristina;
  • Chiesa di Sant'Anna (Acquedolci);
  • Chiesa di San Giuseppe.

Dopo la rovinosa frana dell'8 gennaio 1922, se ne salveranno poco meno della metà. Tra le chiese distrutte, la chiesa madre di Santa Maria Assunta.La chiesa di San Nicolò venne gravemente danneggiata ,rimangono alcuni resti nella parte alta del Paese.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Santuario dei Tre Santi (Alfio, Filadelfio e Cirino), di stile normanno, fondato attorno al 1090, posto sul Monte Vecchio. Fu costruito sui resti dell'antica Chiesa di Santa Maria Palatiorum costruita a sua volta con materiale recuperato da un tempio greco.
  • Chiesa di San Nicolò, edificata tra il 1952 e il 1955 in sostituzione della vecchia Chiesa di San Nicolò che risale al XVI secolo, danneggiata in gran parte dalla frana del 1922 e demolita nel 1951. Questa chiesa, ricostruita in località Stazzone, è stata nuovamente resa inagibile e pericolante con la frana del febbraio 2010.
  • Chiesa del Crocifisso, che risale al XV secolo.
  • Chiesa ex convento, oggi Chiesa Maria SS. Assunta con annessa biblioteca del 1500 e un chiostro francescano. L'antica Chiesa Maria SS. Assunta, è stata completamente distrutta dalla frana del 1922 e ricostruita nella frazione di Acquedolci.
  • Chiesa Maria SS. delle Grazie di stile tardo Barocco che risale agli decenni del 1600.
  • Chiesa di Sant'Antonio Abate, edificata nel 1800.
  • Chiesa di San Benedetto il Moro, edificata nel 1943.
  • Chiesa di S. Rita.
  • Cappella Maria SS. delle Catene.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • La Roccaforte e i resti del castello di San Filadelfio del XII secolo, distrutto dalle numerose frane.
  • Palazzo Mammana, palazzo storico del XV secolo.

Biblioteche e musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo Etno Storico Antropologico della cultura dei Nebrodi "Ermenegildo Latteri", ubicato nel quartiere greco-normanno.
  • Biblioteca "Benedetto Craxi", biblioteca comunale del 1500 inte­stata al Prof. Benedetto Craxi, nonno del celebre politico, che contie­ne circa 3000 volumi fra i quali rari e preziosi codici.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

  • Area archeologica dell'antica città greca di Apollonia.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

  • Parco regionale dei Nebrodi, istituito il 4 agosto 1993, con i suoi 86.000 ha di superficie è la più grande area naturale protetta della Sicilia che comprende gran parte del territorio comunale di San Fratello.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[30]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

« Il dialetto gallo-italico parlato da tutti gli abitanti del luogo [San Fratello] è molto nettamente distinto dal siciliano, che penetra nel ceto borghese della città e viene anche usato nei rapporti con persone di altre località. »
(Karl Jaberg, Jakob Jud, Atlante linguistico ed etnografico dell’Italia e della Svizzera meridionale, vol. I, Milano 1987, p. 161[31])
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gallo-italico e Gallo-italico di Sicilia.
Segnale bilingue in italiano ed in gallo-italico.

A San Fratello si parla il dialetto sanfratellano, un antico dialetto gallo-italico in cui si riscontrano elementi del piemontese, del ligure, del lombardo, dell'emiliano[32].

La lingua è dovuta alle origini dell'abitato, sorto nei primi tempi della conquista normanna della Sicilia nei pressi dell'antica città greca di Apollonia, su iniziativa del Gran Conte Ruggero, esponente dei normanni Altavilla e della moglie Adelaide del Vasto, appartenente agli Aleramici, dinastia ligure-piemontese di origini franche. Per fondare San Fratello, e più in generale per ripopolare la zona dei monti Nebrodi, tra le attuali province di Messina ed Enna, furono impiegati soldati e coloni provenienti dal Nord Italia, in particolare dal Basso Piemonte e la Liguria settentrionale, all'epoca sotto il controllo degli Aleramici, provenienti da un'area i cui limiti massimi, per ragioni linguistiche [13], si possono racchiudere in un quadrilatero che ha i suoi vertici nelle città di Vicoforte (Cuneo), Mombaruzzo (Asti), Sassello (Savona) e Calizzano (Savona).

Gli abitanti di San Fratello sono sempre stati percepiti come forestieri dagli altri siciliani che li hanno definiti per questo "i lombardi" o "i francisi", ovvero "i francesi" (in sanfratellano i franzais[33]). Grazie alla posizione di relativo isolamento del borgo situato sui monti Nebrodi, i sanfratellani, e di alcuni paesi in provincia di Enna, sono quelli che hanno mantenuto più a lungo e in modo più fedele la parlata gallo-italica originaria. In sanfratellano il borgo di San Fratello viene chiamato San Frareau [5] o San Frareu [34], mentre sanfratellano viene tradotto in sanfrardean [35].

Famoso poeta in lingua sanfratellana è stato Cirino Scaglione.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Due "Giudei"
"Giudeo"

È una manifestazione folkloristica della settimana pasquale caratterizzata da gruppi di persone che scorrazzano per il borgo suonando trombe ed indossando un costume carnevalesco detto appunto da "Giudeo". In accordo con la tradizione antisemita, il nome dei "Giudei", ovvero il popolo accusato per secoli di "deicidio", viene trasposto ad una sorta di demoni allegri e chiassosi, quanto il loro coloratissimo costume e la musica dei loro ottoni. Ignari dell'origine del termine, si esibiscono in una costosissima uniforme di foggia ottocentesca di colore giallo e rosso, ricamata di perline, con elmo e spalline dorate. Il volto è coperto da cappuccio caratterizzato da una lunga lingua di stoffa con una croce ricamata sulla punta, in riferimento al carattere menzognero diabolico. Essi infatti si immedesimano nei personaggi in una trasgressione che irride al carattere sacro ed austero della Passione, disturbando addirittura con le loro trombe messe e processioni. I "Giudei" frequentano bar, osterie e case facendosi offrire dolciumi e vino, i quali a loro volta lo trovano di buon auspicio.

  • 10 maggio

È una tradizione che sembra avere origini medioevali risalenti agli anni di beatificazione e santizzazione dei santi patroni Alfio, Filadelfio e Cirino. La tradizione consiste in una cavalcata dal paese fino al Monte San Fratello, meglio conosciuto come Monte Vecchio; per la cavalcata vengono per la maggior parte utilizzati i cavalli sanfratellani.

Persone legate a San Fratello[modifica | modifica wikitesto]

  • San Benedetto il Moro (San Fratello, 1524 circa – Palermo, 1589), monaco e santo Italiano. Anche noto come San Benedetto da San Fratello, viene venerato come santo dalla Chiesa Cattolica. Nel 1652 fu eletto dal Senato di Palermo tra i santi patroni della città, e nel 1807 fu canonizzato da papa Pio VII dopo un lunghissimo processo; è il primo santo nero canonizzato con regolare processo canonico.
  • Domenico Giovanni Candela (San Fratello, 1541 - 1606), gesuita dal 1564, per oltre 35 anni ricoprì incarichi di governo tra la Sicilia e Napoli all'interno dell'ordine.
  • Giuseppe Caiola (San Fratello, 1633 - Palermo, 1701), predicatore gesuita, generale della Compagnia di Gesù in Sicilia.
  • Ferdinando Tetamo (San Fratello, 1725 - 1784), dotto letterato e scrittore; promotore della ricostruzione del paese dopo la frana del'700.
  • Luigi Vasi (San Fratello, 1829 - San Fratello, 1902), sacerdote, storico e linguista.
  • Giuseppe Ricca Salerno (San Fratello, 1849 - San Fratello, 1912), professore di scienza delle finanze all'università di Pavia ed economia a Modena e Palermo, padre di Paolo Ricca Salerno.
  • Antonino Di Giorgio (San Fratello, 1867 – Palermo, 1932), generale e politico italiano; ministro della guerra nel periodo fascista.
  • Benedetto Rubino, (San Fratello, 1884 - Acquedolci 1958), scrittore e antropologo.
  • Paolo Ricca Salerno (San Fratello, 1889 - Acquedolci, 1951), economista e professore universitario.
  • Saverio Latteri (Palermo, 1895 - Palermo, 1963), medico e docente universitario.
  • Cirino Scaglione (San Fratello, 1896 - Acquedolci, 1945), ingegnere, politico e poeta.
  • Filadelfio Caroniti, (San Fratello, 1906 - 1979), politico e deputato italiano.
  • Vincenzo Consolo (Sant'Agata di Militello, 1933 - Milano, 2012), scrittore siciliano che ha usato nelle sue due opere "Sorriso" e "Lunaria" il dialetto sanfratellano.
  • Benedetto Craxi, detto Bettino (Milano, 1934 – Hammamet, 2000), politico italiano, il cui nonno paterno era originario di San Fratello.
  • Al Pacino (New York, 1940), noto attore statunitense, i cui nonni paterni erano originari di San Fratello.
  • Benedetto Di Pietro (San Fratello, 1942), poeta e scrittore.
  • Ferdinando Latteri (Palermo, 1945 – Catania, 2011), politico, medico e docente italiano. Magnifico rettore dell'Università degli studi di Catania, deputato al Parlamento Italiano.
  • Ivan Ghitti (Nato a Milano il 4 maggio 1973 da madre originaria di San Fratello), Vice Brigadiere dei Carabinieri, caduto il 12 novembre 2003 a Nassirya, insignito di Croce d’Onore “alla memoria” a cui è stata intitolata la Caserma Carabinieri di Acquedolci. La salma di Ivan Ghitti è stata trasferita nel cimitero di San Fratello per volontà della famiglia.
  • Ernesto Lamagna ( Napoli, 1945 ) scultore, Accademico Pontificio dei Virtuosi al Pantheon, autore della scultura di San Benedetto il Moro a San Fratello.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

San Fratello basa la sua economia sull'agricoltura e, soprattutto, sull'allevamento equino, con l'importante razza autoctona del cavallo Sanfratellano.

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

L'attività agricola si basa sulla produzione dell'olio d'oliva a bassa acidità.

Per quanto riguarda l'allevamento, di notevole importanza è quello dei bovini di razza locale dei colore rosso, di notevole resistenza alle malattie, e di grande adattabilità alle avversità ambientali. La ricchezza foraggiera offerta dai pascoli, non serve solo per i bovini ma anche per l'allevamento di ovini, caprini, suini neri dei Nebrodi ed equini che pascolano liberi, sfruttando anche il sottobosco. L'allevamento dunque, avviene allo stato brado con periodiche transumanze che mediamente si svolgono tra giugno e ottobre. Da questa attività zootecnica, praticata di generazione in generazione con metodi tradizionali, derivano numerosi prodotti tipici locali: formaggi, provole, ricotta ed insaccati. Tali prodotti vantano il grande pregio della genuinità, del buon sapore ed un alto valore nutrizionale.

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Coltelli sanfratellani[modifica | modifica wikitesto]

Una tradizione molto particolare di San Fratello è quella dei coltelli artigianali. Tramandata sapientemente di generazione in generazione dai maestri fabbri-maniscalchi del paese: si tratta appunto del coltello tipico "Sanfratellano" che per la sua lavorazione artigianale e la sua tipicità lo si può definire sicuramente tra i coltelli artigianali più utilizzati e conosciuti di tutta la Sicilia e non solo. La loro caratteristica principale oltre al manico in corno bovino tipicamente siciliano, è la parte in metallo tra la lama e il manico. Il tradizionale coltello sanfratellano può avere anche la lama mozza.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • È il paese di origine della famiglia Craxi: Benedetto Craxi, professore sanfratellano di lettere poi trasferitosi a Messina ed ivi morto sotto le macerie del terremoto, fu il padre di Vittorio Craxi, avvocato socialista e vice-prefetto di Milano dopo la Liberazione dai nazifascisti. Vittorio Craxi, a sua volta, fu il padre di Bettino Craxi .
  • San Benedetto il Moro è nato a san Fratello nel 1524 da genitori schiavi di origine etiope e morto a Palermo nel 1589.
  • È anche il paese di origine della famiglia Pacino: Alfio Pacino, padre di Salvatore Pacino e nonno del celebre attore Al Pacino, era di San Fratello; fu Salvatore Pacino ad abbandonare il paese e a emigrare in America.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Italia Viggiù (proposta di intesa non confermata da accordo)

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di San Fratello fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali: regione agraria n.4 (Montagna litoranea dei Nebrodi)[36].

Galleria immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Carnevale, Storia e descrizione del regno di Sicilia, Napoli, 1591. Caltanissetta 1987, Lib. II, p. 153
  2. ^ Salvatore C. Trovato, Convegno di studi su Dialetti galloitalici dal Nord al Sud: realtā e prospettive, Volume 2 di Progetto Galloitalici, Università di Catania, cattedra di geografia linguistica, Lunario, Catania 1999, p. 162.
  3. ^ Dati Istat 2011. URL consultato il 22 maggio 2014.
  4. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2012.
  5. ^ a b c Gisella Pizzuto, Oro antico: parole d'amore, parole d'onore: antologia della poesia nei dialetti di Sicilia, dall'unità d'Italia al 1997, Prova d'autore, 1997, p 264.
  6. ^ Patrizio Pensabene, Piazza Armerina: Villa del Casale e la Sicilia tra Tardoantico e Medioevo, L'Erma di Bretschneider, 2010, p. 145.
  7. ^ Giuseppe Pitrè, Fiabe e leggende popolari siciliane, Ristampa, Forni editore, 1969, p. 460.
  8. ^ O Santu Frateddu.
  9. ^ a b Carmela Bonanno, Giovanni Perrotta, Apollonia: indagini archeologiche sul Monte di San Fratello, Messina, 2003-2005, L'Erma di Bretschneider, Roma 2008, p. 82.
  10. ^ a b Aa.Vv., Grande Enciclopedia Vallardi, Vallardi editore, Milano 1980, p. 108.
  11. ^ a b Aa.Vv., Quaderni dell'Istituto di storia dell'architettura, Università di Roma, Volumi 22-23, Roma 1975, p. 26.
  12. ^ Con il termine "lombardia", in età medievale si indicava una zona molto più ampia dell'attuale Lombardia, comprendente genericamente l'intero Nord-Italia
  13. ^ a b Giulia Petracco Siccardi, "Gli elementi fonetici e morfologici settentrionali nelle parlate gallo-italiche del mezzogiorno", in «Bollettino del Centro Studi Filologici e Linguistici Siciliani», X, pp, 326-358.
  14. ^ Aa.Vv. Migrazioni interne: i dialetti galloitalici della Sicilia, Centro di studio per la dialettologia italiana, Unipress, Padova 1994, p. 20.
  15. ^ Girolamo Caracausi, «Dizionario onomastico della Sicilia. Repertorio storico-etimologico di nomi di famiglia e di luogo», Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani, Palermo, 1993, p.1425
  16. ^ Carmela Bonanno, (a cura di) «Apollonia, indagini archeologiche sul monte di San Fratello 2003 - 2005», «L’Erma» di Bretschneider, Roma.
  17. ^ Giovan Battista Pellegrini, Toponomastica italiana: 10000 nomi di città, paesi, frazioni, regioni, contrade, fiumi, monti spiegati nella loro origine e storia, Hoepli, Milano 1990, p. .
  18. ^ Si noti che in Lombardo fratello è fradel, fredèl, mentre in Piemontese è fratèl, fradèl.
  19. ^ Gaetano Battaglia, Guida descrittiva della Sicilia, G. Pedone Lauriel, Palermo 1904, p. 101.
  20. ^ Con il toponimo Alunzium o Altuntium si identifica anche l'antica cittadina romana nei pressi delle vicina San Marco d'Alunzio.
  21. ^ Anche nominati come Elfo, Cerino e Filadelfo. Cfr. C. Trasselli, Porti e scali in Sicilia, in Aa.Vv., Les grandes escales, XXXIII, Deuxième partie Les temps moderne, Bruxelles 1972, p. 273.
  22. ^ Chiamati tutti genericamente lombardi, in quanto corruzione di longobardi. Con Lombardia, difatti, fino a qualche secolo fa si intendeva un territorio molto più vasto dell'omonima regione, un'area più vasta dell'Italia settentrionale, che comprendeva, oltre la Lombardia vera e propria, anche il Piemonte, l'Emilia e la Liguria.
  23. ^ Maria Adele Di Leo, Feste popolari di Sicilia, Newton & Compton, 1997, p. 215.
  24. ^ Riccardo Filangieri, I registri della Cancelleria angioina: ricostruiti da Ricardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti napoletani Regia Cancelleria, L'Accademia Pontaniana, Napoli 1957, p. 263.
  25. ^ Vincenzo Palizzolo Gravina, «Il blasone in Sicilia, ossia raccolta araldica», Visconti e Huber, Palermo, 1871-1875, p. 122
  26. ^ a b Giovanni Luca Barberi, I capibrevi, II, I feudi di Val Demone (a cura di G. Silvestri), Palermo, 1886.
  27. ^ Luigi Vasi, Delle origini e vicende di San Fratello, Palermo 1882, pp. 239-310.
  28. ^ I Larcan furono una famiglia catalana giunta in Sicilia nel 1391 al seguito di re Martino I di Aragona, re di Valencia, di Sardegna, di Corsica e di Maiorca, conte di Barcellona e delle altre contee catalane e conte di Sicilia.
  29. ^ G. Di Stefano - W. Krönig, Monumenti della Sicilia normanna, Palermo, 1979, pp. 18-19
  30. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  31. ^ Karl Jaberg, Jakob Jud, Atlante linguistico ed etnografico dell’Italia e della Svizzera meridionale, vol. I, Milano 1987, p. 161.
  32. ^ La lunga "quaestio" sui luoghi di origine dei migranti che portarono a San Fratello la sua parlata appassionò molti linguisti e glottologi, che si confrontarono tra la fine dell'800 e l'inizio del '900 (1884-1910). Con varie tesi, si cimentarono nella discussione i glottologi Giacomo De Gregorio, Giuseppe Morosi, Carlo Salvioni, Whilelm Meyer Lübke, ma si registrano anche gli apporti di storici, quali M. Amari, di folkloristi come Giuseppe Pitrè e Lionardo Vigo, nonché di studiosi locali come Remigio Roccella e Luigi Vasi. La ricostruzione del dibattito è fedelmente descritta in: Domenico Santamaria, «Graziadio Isaia Ascoli e il dibattito sui dialetti galloitalici della Sicilia», in Salvatore C. Trovato, (a cura di), «Progetto Galloitalici. Saggi e Materiali - 2. Convegno di Studi su Dialetti galloitalici dal Nord al Sud. Realtà e prospettive, Piazza Armerina, 7-9 aprile 1994», Enna Il Lunario, pp. 227-275. Oggi gli studiosi sono concordi nell'identificare la zona di origine dei flussi migratori settentrionali con un’area di contatto tra il Piemonte meridionale e una zona montana della Liguria occidentale (vedi: Giulia Petracco Siccardi, «Gli elementi fonetici e morfologici "settentrionali" nelle parlate gallo-italiche del Mezzogiorno», in «Bollettino del Centro Studi Filologici e Linguistici Siciliani», X, pp. 326-358, e Max Pfister, «Galloromanische Sprachkolonien in Italien und Nordspanien», Mainz/Stuttgart, Akademie der Wissenschaften und der Literatur/Steiner, 1988)
  33. ^ Gli stessi sanfratellani, come gli altri gallo-italici della Sicilia, per riferirsi a se stessi hanno usato nel corso dei secoli l'appellativo di lombardi o franzais.
  34. ^ Giuseppe Pitrè, Op. Cit.
  35. ^ Giovan Battista Pellegrini, Op. Cit.
  36. ^ GURS Parte I n. 43 del 2008. URL consultato il 20 maggio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Girolamo Caracausi, «Dizionario onomastico della Sicilia. Repertorio storico-etimologico di nomi di famiglia e di luogo», Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani, Palermo, 1993
  • Giacomo De Gregorio, Sulla varia origine dei dialetti gallo-italici di Sicilia, con osservazione sui pedemontani e gli emiliani, in Archivio Storico Siciliano, XXII, 1897
  • Giacomo De Gregorio, Ultima parola sulla varia origine del Sanfratellano, Nicosiano e Piazzese. in Romania. XVIII, 1899
  • Giacomo De Gregorio, Ancora sulle cosiddette Colonie lombarde – Replica a Luigi Vasi, in Archivio Storico Siciliano, XXV, 1900
  • Bruno Di Bartolo, Salvatore Mangione, L'epopea dei Lombardi in Sicilia, 1997
  • Salvatore Di Fazio, Personaggi storici di San Fratello, 2006
  • Benedetto Di Pietro, Â taburnira (All'imbrunire), poesie nel dialetto galloitalico di San Fratello, 2001
  • Benedetto Di Pietro, Faräbuli – 42 favole di Jean De la Fontaine scelte e riscritte nel dialetto galloitalico di San Fratello, 2004
  • Benedetto Di Pietro, I primi canti lombardi di San Fratello, Montedit, 2007
  • Pierpaolo Faranda, Città-giardino: il piano di Acquedolci. Storia e urbanistica di una città siciliana fondata in era fascista (1922-1932), Qanat, Palermo 2010.
  • Giulia Petracco Siccardi, "Gli elementi fonetici e morfologici settentrionali nelle parlate gallo-italiche del mezzogiorno", in «Bollettino del Centro Studi Filologici e Linguistici Siciliani», X, pp, 326-358.
  • Max Pfister, «Galloromanische Sprachkolonien in Italien und Nordspanien», Mainz/Stuttgart, Akademie der Wissenschaften und der Literatur/Steiner, 1988.
  • Luigi Vasi, Del dialetto sanfratellano, discorso, G. Barravecchia, 1875

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