Cerami

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Cerami
comune
Cerami – Stemma
Panorama di Cerami
Panorama di Cerami
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Enna-Stemma.png Enna
Amministrazione
Sindaco Michele Pitronaci (lista civica Movimento e Libertà Cerami) dal 16/06/2008
Territorio
Coordinate 37°49′00″N 14°30′00″E / 37.816667°N 14.5°E37.816667; 14.5 (Cerami)Coordinate: 37°49′00″N 14°30′00″E / 37.816667°N 14.5°E37.816667; 14.5 (Cerami)
Altitudine 970 m s.l.m.
Superficie 95,05 km²
Abitanti 2 118[1] (31-10-2012)
Densità 22,28 ab./km²
Comuni confinanti Capizzi (ME), Cesarò (ME), Gagliano Castelferrato, Mistretta (ME), Nicosia, Troina
Altre informazioni
Cod. postale 94010
Prefisso 0935
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 086008
Cod. catastale C480
Targa EN
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 134 GG[2]
Nome abitanti ceramesi
Patrono sant'Ambrogio
Giorno festivo 7 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cerami
Posizione del comune di Cerami nella provincia di Enna
Posizione del comune di Cerami nella provincia di Enna
Sito istituzionale

Cerami (Cirami in siciliano[3]) è un comune italiano di 2.118 abitanti della provincia di Enna in Sicilia.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome potrebbe derivare da kèramos, che significa argilla cotta, o da kerma (macigno). Secondo un'ipotesi l'origine potrebbe anche trovarsi nel ricordo della cittadina greca di Kerme, che sorgeva sulle rive del golfo omonimo, nell'Asia Minore.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

È un comune del Parco dei Nebrodi.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

CERAMI Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 10,1 11,3 13,6 12,4 22,4 24,8 26,4 27,8 26,9 20,9 15,7 11,4 10,9 16,1 26,3 21,2 18,6
T. min. mediaC) 3,5 3,6 5,2 14,8 14,8 15,7 18,3 20,6 12,0 11,5 8,2 5,3 4,1 11,6 18,2 10,6 11,1

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antiche sono le origini di Cerami che si fanno risalire ai greci. I reperti archeologici venuti alla luce nei saggi di scavi effettuati in via Roma nel 1971 fanno collocare le origini di Cerami tra il IV ed il V secolo a.C. La carenza di fonti impedisce la ricostruzione della storia delle origini di Cerami.

Dobbiamo arrivare ai normanni per avere notizie piuttosto esatte, ma non sempre complete. Ed è dei normanni l'impronta più duratura, con riflessi proiettati fino ai nostri giorni. Una via del paese porta il nome di Serlone, e una tradizione locale vuole che essa sia stata percossa dall'eroe nel giorno della sua tragica fine [4].

La processione dell'alloro, detta a 'ntrata u lauru, ricorda il trionfale ingresso dei normanni a Cerami. E ancora la tradizione popolare attribuisce ai normanni di alcune contrade come quelle di Ruggero, Mille e Evangelico. Soprattutto nel culto religioso, nella particolare devozione ad alcuni santi, i normanni lasciarono l'impronta più duratura, specie per l'opera da essi condotta in seguito alla ben nota battaglia, detta appunto di Cerami. Prima di quelle fatte costruire da Ruggero d'Altavilla e dai suoi immediati successori, non si ha ricordo dell'esistenza di altre chiese a Cerami. Le prime infatti pare siano quelle di San Giorgio e San Michele, due santi che secondo la leggenda intervennero nella battaglia combattuta dai Normanni contro i Saraceni nel 1063 nei pressi di Cerami, favorendo la vittoria dei cristiani.

La chiesa di San Giorgio non esiste più, quella di San Michele soggetta a trasformazioni nel tempo, è in gran parte crollata. Varie sono le interpretazioni circa la leggenda dell'apparizione di San Giorgio, leggenda che venne cantata da Giuseppe Fedele Vitale, da Lionardo Vigo e Tommaso Balli. Secondo la leggenda locale intervenne pure alla battaglia San Michele Arcangelo, verso cui la devozione è ancora viva. Tangibile fu altresì a Cerami l'impronta del nucleo "lombardo". Questo paese sebbene non figuri tra gli oppida lombardorum, tuttavia, dà testimonianza che ebbe la presenza di latini e lombardi.

Gli abitanti di Cerami son prevalentemente greci, ma che nel castello non manchino i latini-lombardi risulta da un diploma del 1170. La presenza dei due gruppi, il latino e il greco, viene confermata dalla struttura del paese, dai nomi dei quartieri e delle chiese. Infatti la descrizione del castrum e del borgo, del nucleo dei latini e della borghesia rimasta prevalentemente greca, fatta da Nicolosi e dal Peri, si addice perfettamente a Cerami, dove è chiaro, meglio ancora lo era nel passato, il limite tra il castrum e il borgo. Alla presenza della popolazione di origine greca si debbono, in questa zona del paese, due chiese non più esistenti, quella di Santa Lucia e quella di Santa Maria dell'idra, e fuori dall'abitato di una edicola dedicata a San Marco.

Cerami partecipò alla rivoluzione dei Vespri siciliani intervenendo all'assedio contro Sperlinga. In seguito si dichiarò contro i feudatari legati ai reali di Angiò, durante la guerra civile tra i baroni latini e i baroni catalani (1337-1354). Fu per diversi secoli dominio feudale dei Rosso, che la tennero tra alterne vicende e tra accanite lotte con gli Spatafora e Palizzi.

Sotto Girolamo e sua moglie Caterina, Cerami godette di un periodo di maggiore splendore nel campo delle opere pubbliche e dell'attività artistica. È intorno a questi anni che si costruisce la chiesa di Sant'Ambrogio, oggi chiesa madre. Vincenzo Girolamo, figlio di Girolamo e di Caterina, nel 1516 ricevette l'investitura di Cerami e di Militello. Francesco Rosso, nel 1663, da Filippo IV ottenne il privilegio del titolo di principe di Cerami e la carica di Gran Gonfaloniere. Il paese intanto si sviluppa. Cresce il numero degli abitanti; si costruiscono altre chiese. L'antico castrum comincia ad estendersi e a collegarsi con il borgo Scino. Da Nicosia, da Capizzi, da Mistretta, si fanno venire bravi maestri per eseguire delle opere.

L'Ottocento fu un secolo di ulteriore risveglio nella vita di Cerami. La famiglia Rosso (famiglia)Rosso è sempre la guida del paese, tranne qualche parentesi. Cresce ancora la popolazione, che nel 1852 arriva a 5162 unità (un po' meno del doppio di quella di oggi). Il centro della vita paesana si sposta verso sud. Due avvenimenti scuotono, in questo periodo, la vita di Cerami. Nel 1848 il popolo si ribella contro la tassa sul macinato. Nel 1860, durante disordini popolari, viene trucidata la famiglia Fego. Cerami non rimase estranea agli ideali risorgimentali, mazziniani, repubblicani, tenuti vivi da due uomini, Francesco Paolo Schifani prima, torturato dai borbonici, e l'avvocato Giuseppe Anello poi, che agiva in stretto rapporto di collaborazione con Antonio Giuseppe Schiaccitano di Capizzi. L'Anello lasciò delle lettere di Mazzini che, purtroppo, sono andate smarrite o distrutte. Si restaurano, si abbelliscono in questo secolo, le chiese. La borghesia locale acquista una certa potenza; gareggia, o cerca di gareggiare, con le famiglie nobili dei paesi vincitori, insegue la ricchezza, mira ai posti di comando. Non mancano esperti muratori, scalpellini, falegnami, come dice Pagliaro Bordone, accanto ai quali lavorano altri venuti da fuori. Non c'era infatti a Cerami un artigianato come a Nicosia, Capizzi, Troina, dove gli artigiani erano quasi degli artisti e formavano maestranze, pur attingendo e copiando da varie e diverse scuole. Langue la vita religiosa, malgrado le frequenti feste in onore dei vari santi.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[5]


Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Erano ben ventiquattro, fino al secolo scorso le chiese. Oggi ne esistono solo nove di cui sette nel centro abitato: la matrice, dedicata a San Ambrogio, sant'Antonio abate, Madonna del Carmelo, San Sebastiano, San Benedetto, San Giuseppe delle anime del purgatorio, San Biaggio, e due insone rurali, anche se oggi risultano lambite dall'espansione edilizia: la chiesetta del Crocifisso (detta del Signore della Santetta) ed il santuario della Madonna della Lavina. Inoltre sono ancora visibili, ai piedi della rocca del castello, lato nord-est, i ruderi della chiesa di San Michele, e dell'omonimo convento. Nel contesto dell'architettura ceramese va segnalato il portale di casa De Angelis, nella centrale via Umberto, che rischia di andare perduto.

Chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa madre.
  • Chiesa di Sant'Antonio abate
  • Chiesa della Madonna del Carmelo. Varie ed estese sono le discordanze sull'epoca di erezione di questa chiesa. Cercando di armonizzare le date, si è arrivata alla conclusione che intorno al 1530 venne eretto il convento dei Carmelitani con annessa una chiesetta, la quale nel 1620 venne ingrandita, o parzialmente ricostruita ed abbellita dal portale. L'ipotesi è confortata dall'esame stilistico del tempio. Particolarmente bello ed originale è, nella sua endità, il gruppo del portale di chiara intonazione barocca. Anche qui, purtroppo, il cemento ha compiuto la sua opera. In questa chiesa si trova uno dei trentatré crocifissi lignei scolpiti da Frate Umile da Petralia. Si tratta di un'opera, quella di Cerami, da collocare nel periodo della piena maturità artistica del Francescano.
  • Chiesa di San Sebastiano. Fino al 1600 una chiesa dedicata a San Sebastiano sorgeva vicino Porta Umbria, ad occidente del castello. Fu nel 1612 che per iniziativa di un sacerdote si decise di costruire, in onore dello stesso santo, una nuova chiesa, la quale sorge poco distante dalla vecchia, di cui oggi sono visibili due archi. L'attuale chiesa di San Sebastiano ha subito, nel tempo, lavori di restauro, nonché aggiunte e modifiche, e fu, agli inizi del secolo scorso, causa di un'accesa lite tra l'omonima confraternita ed il clero locale, a causa delle prepotenze di quest'ultimo. La chiesa è ad unica navata. La facciata è severa, inquadrata da pilastri e da paraste bugnate. La decorazione è sobria. Nel complesso la chiesa mostra i caratteri essenziali dell'architettura tardorinascimentale.
  • Chiesa di San Benedetto. Nessuna notizia precisa si ha sulla data di erezione. Le sue prime vicende sono legate a quelle del santuario della Madonna della Lavina. Dall'esame stilistico si può dedurre che questa chiesa, nella sua attuale struttura, tranne la facciata, risale alla prima metà del Settecento. Le suore benedettine, andato distrutto il loro monastero, che sorgeva in contrada Lavina, dove oggi sorge il santuario omonimo, si sarebbero trasferite in uno nuovo, costruito in un quartiere, in quel tempo periferico rispetto al centro abitato, ma non sappiamo quando ciò avvenne. Il monastero, nel secolo scorso, venne incamerato dallo Stato ed in seguito alienato in favore dei privati, che lo trasformarono in case di abitazione. La chiesa è a pianta centrale, di tipo tardobarocco. Belli e delicati gli stucchi. In questa chiesa si conservano la preziosa palatrecentesca della Madonna della Lavina ed una tela, raffigurante l'Assunta, di Giuseppe Rapisardi. Si sa che vi erano molte altre opere artistiche di gran pregio.

Persone legate a Cerami[modifica | modifica wikitesto]

Tradizioni e festività[modifica | modifica wikitesto]

I festeggiamenti in onore dei santi sono il fulcro delle tradizioni locali. Le feste religiose, sono sei, oltre quella del venerdì santo. Due (quella in onore di San Michele e l'altra detta dell'"Incontro") a maggio e quattro nel periodo estivo (in onore della Madonna del Carmelo, di Sant'Antonio Abate, di San Sebastiano, della Madonna della Lavina). Particolare curioso: è quasi ignorato il patrono, San Ambrogio, mentre è oggetto di devozione il protettore, San Sebastiano.

Le festività, quasi tutte concentrate nel periodo estivo, hanno inizio l'ultimo sabato del mese di maggio, con i festeggiamenti in onore di San Michele Arcangelo. La prima domenica di luglio avviene l'"incontro" tra s. Giuseppe e Maria Santissima, mentre l'ultima domenica si svolgono i festeggiamenti in onore di Sant'Antonio Abate i quali sono preceduti, il giorno prima, dalla "Cavalcata". La seconda domenica di agosto si celebra la ricorrenza della Madonna SS. del Carmelo. Il 28 si festeggia il Protettore San Sebastiano. Questa ricorrenza è preceduta il giorno 27 dalla "'Ntrata u lauru": si tratta di una sfilata di bandiere di alloro che i credenti portano di peso sulla testa. La sera precedente ognuna di queste feste, ogni confraternita annuncia l'evento con rulli di tamburo e portando in processione le reliquie dei rispettivi Santi per le vie del paese, per giungere con i vespri nelle chiese interessate. Le festività si chiudono il 7 e l'8 settembre con le celebrazioni in onore della Madonna della Lavina della quale sono particolarmente devoti tanto i ceramesi quanto le popolazioni dei paesi vicini. Suggestivo è poi il lungo pellegrinaggio attraverso cui i fedeli, la notte fra il 6 e il 7 settembre, rendono omaggio alla Madonna: partendo dal paese vicino, Troina, i pellegrini raggiungono a piedi, molti anche scalzi, il santuario. Inoltre Cerami, insieme a Nicosia, ospita uno dei più vivaci carnevali di Sicilia.


Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 ottobre 2012.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 190.
  4. ^ Serlone II d'Altavilla, nipote di Ruggero, morto in seguito ad un agguato combattendo sulla "pietra di Serlone". A p.209 de "I normanni nel Sud 1016-1130" di John Julius Norwich, edizioni Mursia.
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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