Conquista di Tunisi (1535)

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Conquista di Tunisi
Battle of Tunis 1535 Attack on Goletta.jpg
Attacco a La Goletta e Tunisi
Data giugno 1535
Luogo Tunisi
Causa Scorrerie ottomane lungo le coste dell'Italia meridionale
Esito Decisiva vittoria spagnola
Modifiche territoriali Momentaneo controllo spagnolo su Tunisi
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Forze navali
Flag of Cross of Burgundy.svg 207 navi

Bandiera del Regno di Sicilia 4.svg 10 galee
Flag of Cross of Burgundy.svg 6 galee
Flag of Flanders.svg 60 hulk
Flag of Genoa.svg 19 galee
Flag Portugal (1521).svg 20 caravelle e un man
Flag of the Papal States (pre 1808).svg 8 galee
Flag of the Sovereign Military Order of Malta.svg 4 galee

Forze terrestri
25.000 fanti
2.000 cavalieri
Naval Ensign of the Ottoman Empire (1453–1793).svg 82 navi da guerra
Pavillon royal de la France.svg 2 galee
Perdite
sconosciute: molti morirono di dissenteria 30.000 civili morti
82 navi
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La conquista di Tunisi nel 1535 fu un episodio della guerra ottomano-asburgica che vide l'intervento di Carlo V per togliere all’Impero ottomano la città di Tunisi.

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

Il timore che la conquista ottomana di Tunisi- portata a termine da Khayr al-Din che nel 1534 l'aveva occupata scacciando il legittimo sultano hafside Muley Hassan - potesse agevolare Solimano il Magnifico nella pianificazione di un'invasione della Sicilia, le numerose incursioni lungo le coste dell'Italia meridionale dei pirati del Barbarossa, lo sbarco di questi a Cetraro, il saccheggio, da parte del Dey, delle città di Fondi e Sperlonga ed infine l'incendio del castello di Capri seguito dalla devastazione dell'Isola d'Ischia e l'occupazione di Procida spinsero Carlo V, sollecitato da Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga viceré di Napoli, ad organizzare una campagna contro La Goletta e la stessa Tunisi. L'imperatore salpò da Cagliari con una armata che – a seguito dei rinforzi inviati dagli alleati – risultò forte di 335 imbarcazioni tra navi da guerra, galee, hulk e caravelle, 25.000 fanti e 2.000 cavalieri; in breve tempo raggiunse La Goletta, che fu conquistata senza difficoltà, e si impadronì di Tunisi[1]. In seguito alla capitolazione di Tunisi "ai Turchi, o piuttosto ai barbareschi, non rimase altro vigore offensivo verso l'Italia meridionale che d'incursioni, saccheggi e prede da corsari"[2].

Svolgimento della battaglia[modifica | modifica sorgente]

Il 1º giugno 1535, protetto dalla flotta genovese, Carlo V riuscì ad annientare la flotta del Dey e il 15 giugno la flotta spagnola era già all'àncora davanti alle rovine di Cartagine: quello stesso giorno La Goletta, fortezza posta a difesa di Tunisi, fu posta sotto assedio; la campagna e la conquista di La Goletta e Tunisi durarono alcune settimane e si conclusero con una decisiva vittoria spagnola. Alla capitolazione di Tunisi seguì un massacro che comportò almeno 30.000 vittime[3].

Il viaggio cerimoniale di Carlo V[modifica | modifica sorgente]

Carlo V, al ritorno dall’Africa, sbarcò il 20 agosto a Trapani, "civitas invictissima in qua Caesar primum juravit", con i 20.000 schiavi cristiani liberati in Tunisia e qui si trattenne fino al 25 agosto risolvendo problemi cruciali per le finanze locali. Più lunga fu la visita a Palermo dove giunse il 12 settembre dopo avere sostato al castello di Inici ospite dei baroni Sanclemente, ad Alcamo ed a Monreale. L’ingresso trionfale a Palermo fu sapientemente orchestrato sul modello antico del trionfo militare: l’imperatore entrò in città preceduto da schiere di prigionieri e seguito dagli schiavi cristiani liberati dirigendosi verso il duomo dove il governo ed il patriziato cittadino, prosternandosi in tre riverenze, presentarono al sovrano i privilegi della città e del Regno chiedendogli di riconfermarli. Il trionfo di Messina fu più elaborato e furono incaricati del suo allestimento il pittore Polidoro da Caravaggio e lo scienziato Francesco Maurolico; qui l’imperatore volle formalizzare la nomina di Ferrante Gonzaga a viceré di Sicilia. Lasciando la Sicilia Carlo V risalì verso Napoli, dove la sua entrata mise in luce la dimensione cittadina dell’evento che stava a significare per la città la riconsacrazione del suo ruolo di capitale del Regno; la città volle infatti che la visita del sovrano fosse tesa ad illustrare e consolidare gli equilibri istituzionali; i rappresentanti che si recarono ad accogliere l’imperatore significarono dunque la complessità delle strutture istituzionali del Regno: la visita risultò quindi rafforzare l’autorità imperiale. La tappa successiva fu Roma la cui visita tendeva a ribadire che non poteva realizzarsi senza di essa l’idea di Impero; il trionfo dei due massimi poteri della cristianità, ovvero il Papato e l’Impero, fu resa un’occasione irripetibile per ripristinare l’antica grandezza della città, per l’entrata dell’imperatore non si prevedeva, perciò, di costruire una scenografia, ma di svelare e riscoprire la città stessa; l’entrata romana fu quindi profondamente differente da quelle napoletana e messinese sia dal punto di vista ideologico sia dal punto di vista formale risultando segnata soltanto in parte da interventi architettonici provvisori; l’ingresso ebbe il carattere di una poderosa sfilata militare e durante il soggiorno l’imperatore preferì "andare vedendo privatamente con alcuni suoi più familiari le cose antiche e curiose". Dopo la partenza da Roma il viaggio di Carlo V prese un ritmo diverso: sostò a Firenze, dove la raffinata elaborazione del trionfo raggiunse il culmine, a Lucca dove fu festeggiato con i consueti archi trionfali, a Siena infine dove ricevette il cardinale Giovanni di Lorena per un ultimo inutile tentativo di concordare la pace.[4].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Saggio sulla Storia Civile, Politica, Ecclesiastica e sulla Corografia e Topografia degli Stati della Repubblica di Venezia", pag.204
  2. ^ "Mezzogiorno spagnolo: la via napoletana allo stato moderno", Aurelio Musi, pag.10
  3. ^ La Conquista di Tunisi (1535)
  4. ^ Il viaggio cerimoniale di Carlo V
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