Venerabile

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Venerabile è un titolo che le Chiese cristiane attribuiscono ai santi propriamente detti (cioè coloro che hanno concluso il processo di canonizzazione) o a coloro che, per la pratica eroica delle virtù esercitata in vita, sono ritenute degne di venerazione da parte dei fedeli.

Nelle Chiese orientali[modifica | modifica sorgente]

Nella Chiesa ortodossa, che non prevede un sistematico processo di canonizzazione, si appellano come venerabili i santi che provengono dal mondo del monachesimo.

Nella Chiesa occidentale[modifica | modifica sorgente]

Lapide dedicata a san Giovanni Bosco nel 1914, anno nel quale era già stato riconosciuto venerabile ma non ancora beato

La Chiesa cattolica conferisce, post mortem, a persone che ritiene si siano distinte per "la santità di vita" o "l'eroicità delle virtù", e per le quali ha avviato il processo di beatificazione.

Conferimento[modifica | modifica sorgente]

Dopo una prima fase, in cui si riconosce il titolo di servo di Dio alla persona in esame, da parte del vescovo della diocesi a cui apparteneva l'esaminato, in una fase successiva del processo il titolo di "venerabile" è attribuito dal Papa.

Il "venerabile", una volta tale, potrà procedere verso la beatificazione e la successiva santificazione dopo il riconoscimento e l'ufficializzazione da parte della Congregazione delle Cause dei Santi di almeno un miracolo, di qualsiasi genere, realizzato grazie alle azioni del candidato in questione.

Storia dell'istituto[modifica | modifica sorgente]

La situazione prima della codificazione[modifica | modifica sorgente]

Nel periodo anteriore al Codice di Diritto Canonico del 1917, prevaleva l'uso di attribuire il titolo di “Venerabile” al servo di Dio, subito dopo il decreto d’introduzione della causa. Sul punto, però, si espresse la Congregazione dei Riti, che con un atto del 26 agosto 1913, stabilì che solo dopo il Decreto sulla eroicità delle virtù o il martirio potesse essere attribuito tale titolo.

La codificazione Piano-benedettina[modifica | modifica sorgente]

Il Codice di Diritto Canonico del 1917 (promulgato da papa Benedetto XV) ha disciplinato la prassi della Chiesa per quanto riguarda l’introduzione della Causa di canonizzazione stabilendo una riserva in materia al Papa.

Le fasi previste dai canoni 2070-2083 sono le seguenti:

  • ricerca degli scritti del servo di Dio;
  • processo informativo diocesano sulla fama di santità e virtù eroiche in generale o sul martirio e sull’assenza di culto pubblico;
  • invio degli scritti e dei processi alla Congregazione dei Riti;
  • studio degli scritti e decreto di approvazione degli stessi ratificato dal Papa;
  • decreti sulla validità dei processi informativi ordinari;
  • preparazione del “Summarium” e della “Informatio” dell’avvocato, per ottenere l’introduzione.

La Congregazione ordinaria dei Cardinali viene poi interpellata sul quesito espresso in forma dubitativa: “se deve essere firmato il decreto d’introduzione della causa nel caso concreto e per l’effetto di cui si tratta”. Infine, in caso di accoglimento, il decreto di introduzione della causa da parte della Congregazione dei Riti, richiedeva la firma del Papa. Il canone 2115 § 2° accordava il titolo di venerabile al servo di Dio solo dopo tale decreto.

Il novo Codice di Diritto Canonico[modifica | modifica sorgente]

Con il Codice di diritto canonico in vigore dal 1983 l'iter venne semplificato. Sebbene per quanto riguarda il titolo di venerabile manchi un riferimento preciso, l'uso prevalente è conforme alla disciplina regolata dal vecchio codice[1].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Questo mancato riferimento può essere stato dettato dal desiderio di ribadire che ai venerabili non può essere accordato un culto pubblico.

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