Paolo Baffi

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Paolo Baffi

Paolo Baffi (Broni, 5 agosto 1911Roma, 4 agosto 1989) è stato un economista, banchiere e accademico italiano. È stato Governatore della Banca d'Italia dal 1975 al 1979.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Si laureò nel 1932 in economia e commercio all'Università Bocconi di Milano. Allievo e assistente di Ulisse Gobbi e Giorgio Mortara presso la stessa università, entrò nella Banca d'Italia nel 1936[1], diventandone nel 1944 capo dell'Ufficio Studi[1] e, dal 19 agosto 1960 al 18 agosto 1975, direttore generale[1].

Nel 1972 divenne socio corrispondente dell'Accademia dei Lincei.

Governatore della Banca d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nomina[modifica | modifica wikitesto]

Fu nominato Governatore il 19 agosto 1975[1], in sostituzione di Guido Carli dimissionario, carica cui nessun interno era stato mai prima chiamato. La sua nomina fu fortemente voluta dal vicepresidente del consiglio Ugo La Malfa, che ottenne facilmente il via libera da parte del presidente del consiglio Aldo Moro, anche in virtù dei segnali favorevoli pervenuti dal Partito Comunista Italiano. Baffi, infatti, godeva di grande prestigio anche tra gli economisti di area PCI.

La difesa della moneta[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 gennaio 1976, Baffi decise la chiusura del mercato ufficiale dei cambi per tutelare la lira dalle manovre speculative seguite alle dimissioni del quarto governo Moro intervenute pochi giorni prima. In quella circostanza, il ministro del Tesoro dell'epoca Emilio Colombo prese apertamante le distanze dalla Banca d'Italia in una lettera aperta sul quotidiano La Repubblica. La moneta nazionale subì una svalutazione di oltre il 6%, che salirà di un punto nel mese di febbraio. Il mercato valutario fu riaperto soltanto il 1º marzo 1976.

La vigilanza[modifica | modifica wikitesto]

Nelle considerazioni finali del 1976 sottolineò l'opportunità che, nell'esercizio della propria autonomia, ciascun istituto di emissione si uniformasse a parametri che assicurassero la razionalità e la trasparenza del suo comportamento. Coerentemente con questo programma, nel corso del suo governatorato l'attività ispettiva della Banca d'Italia si fece più incisiva.[2]

L'attacco alla Banca d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nondimeno, nel marzo 1979 Baffi fu incriminato per favoreggiamento e interesse privato in atti d'ufficio nel corso di un'inchiesta sul mancato esercizio della vigilanza sugli istituti di credito condotta dal giudice istruttore Antonio Alibrandi e dal sostituto presso la Procura della Repubblica di Roma Luciano Infelisi. Il vicedirettore della Banca d'Italia, Mario Sarcinelli, fu addirittura tratto agli arresti. L'operato della magistratura romana fu accolto da un'ondata d'indignazione, a Baffi e a Sarcinelli pervennero innumerevoli manifestazioni di solidarietà, e 147 economisti firmarono un appello pubblico in loro favore. Furono ambedue integralmente prosciolti in istruttoria l'11 giugno 1981, ma Baffi, a cui l'onta dell'arresto fu risparmiata solo a causa dell'età, preferì dimettersi dall'incarico di Governatore il 16 agosto 1979. Fra le tante lettere di elogio e di solidarietà, Baffi ne ricevette una, manoscritta, del segretario del PCI Enrico Berlinguer.[3]

Prima di lasciare l'incarico, al presidente del consiglio Francesco Cossiga fece il nome del direttore generale dell'istituto, Carlo Azeglio Ciampi, come suo auspicabile successore. Governatore onorario dal settembre 1979.

Altre attività[modifica | modifica wikitesto]

Visiting professor di economia internazionale dal 1959 al 1960 presso la Cornell University (Ithaca, USA). Dal 1970 al 1981 fu professore ordinario di storia e politica monetaria alla facoltà di scienze politiche dell'università La Sapienza di Roma. Dal 1975 fu membro e poi dal 13 settembre 1988 vicepresidente del comitato direttivo della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI). Nel 1980 fu vice governatore per l'Italia del FMI.

Al suo nome è intitolata dal 1990 la biblioteca della Banca d'Italia.

Citazioni su Paolo Baffi[modifica | modifica wikitesto]

«Paolo Baffi si identifica con la storia della Banca d’Italia, a cui ha dato apporti preziosi di idee e di azioni per più di mezzo secolo. Nel corso degli anni generazioni di funzionari della Banca d’Italia sono state al tempo stesso intimidite e stimolate da quella straordinaria combinazione di logica penetrante, cultura, forza morale che egli rappresentava. Direttamente o indirettamente attraverso il prestigio e l’esempio, ha contribuito più di ogni altro alla formazione degli uomini della Banca. Baffi non era solo uno studioso acuto di cose economiche; in lui era vivo l’impegno di servire, con l’azione, il bene comune». «La dignità di cui Paolo Baffi diede esempio ne ha innalzato la figura, ma farebbe torto all’elevatezza delle sue doti, alla vastità e molteplicità della sua opera, chi incentrasse su quella dolorosa vicenda la sua memoria» (Carlo Azeglio Ciampi).[4]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Il problema monetario italiano sullo scorcio del 1944, Padova, CEDAM, 1948.
  • Il dollaro e l'oro, Padova, CEDAM, 1953
  • Studi sulla moneta, Milano, A. Giuffre, 1965. Riedito da Soveria Mannelli, Rubbettino, 2011. ISBN 978-88-498-2995-2.
  • Nuovi studi sulla moneta, Milano, A. Giuffrè, 1973. Riedito da Soveria Mannelli, Rubbettino, 2011. ISBN 978-88-498-2996-9.
  • L'indebitamento esterno dei Paesi in via di sviluppo : situazioni e prospettive, introduzione di Amintore Fanfani, Roma, Tipografia del Senato, 1986.
  • Testimonianze e ricordi, Milano, Libri Scheiwiller, 1990. ISBN 88-7644-149-2.
  • Le origini della cooperazione tra le banche centrali : l'istituzione della Banca dei regolamenti internazionali, con un saggio su Paolo Baffi di Antonio Fazio, Roma-Bari, Laterza, 2002. ISBN 88-420-6906-X.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— 2 giugno 1965[5]
Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 2 giugno 1961[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Vedi: Treccani.it L'Enciclopedia Italiana, riferimenti in Collegamenti esterni.
  2. ^ "L'eredità del governatore della vigilanza", di Donato Masciandaro, Il Sole-24 Ore, 27 settembre 2009.
  3. ^ Parola di governatore, a cura di Sandro Gerbi e Beniamino Andrea Piccone, Torino 2013.
  4. ^ Dalla commemorazione fatta dall’allora Governatore Carlo Azeglio Ciampi il 21 settembre 1989 al Consiglio Superiore della Banca d'Italia.
  5. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  6. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Voce "Paolo Baffi" in AA.VV., Biografie e bibliografie degli Accademici Lincei, Roma, Acc. dei Lincei, 1976, pp. 713-714.
  • Centro di economia monetaria e finanziaria Paolo Baffi, Paolo Baffi : il ricordo della sua università : 9 aprile 1990, Milano, Università commerciale L. Bocconi, 1990.
  • Arturo Carlo Jemolo, La crisi italiana degli ultimi anni settanta nel carteggio fra Paolo Baffi e Arturo Carlo Jemolo, Firenze, Le Monnier, 1990.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Governatore della Banca d'Italia Successore BancaItalia.jpg
Guido Carli 1975 - 1979 Carlo Azeglio Ciampi
Predecessore Direttore Generale della Banca d'Italia Successore BancaItalia.jpg
Guido Carli 1960 - 1975 Rinaldo Ossola