Banco Ambrosiano
| Banco Ambrosiano
(dal 1989 Banco Ambrosiano Veneto) |
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| Nazione | |
| Tipologia | società per azioni |
| Fondazione | 1896 a Milano |
| Chiusura | 2003 unificazione con Cariplo e Comit e ridenominazione in Banca Intesa |
| Sede principale | Milano e Vicenza |
| Slogan | Banco Ambrosiano Veneto: la banca per i tempi che corrono |
Il Banco Ambrosiano (in seguito rinominato Banco Ambrosiano Veneto dopo la fusione con la Banca Cattolica del Veneto) è stata una delle principali banche private cattoliche italiane. Aveva sede a Milano in Piazza Paolo Ferrari n. 10 e a Vicenza in contrà Santa Corona n. 25.
Indice |
[modifica] Storia
[modifica] Le origini
L'istituto, nato nel 1896 per volontà dell'avvocato camuno Giuseppe Tovini, conobbe sin dall'inizio un apprezzabile successo, sfruttando il momento del decollo economico in età giolittiana. Per preservarne il carattere di "banca cattolica", agli aspiranti dipendenti veniva richiesto all'atto dell'assunzione il certificato di battesimo unitamente ad un attestato di fede emesso dal parroco della propria parrocchia di appartenenza.
La gestione dei primi 60 anni di vita dell'istituto fu improntata ad una grande prudenza sul mercato bancario: presso l'Ambrosiano depositavano i propri averi i ricchi borghesi milanesi e le diocesi lombarde. Importante quota viene detenuta dai fratelli Vismara, componenti di una ricca famiglia industriale della Brianza.
[modifica] L'ascesa di Roberto Calvi
Entrato come semplice impiegato alla fine degli anni cinquanta del Novecento, Roberto Calvi lavora nel settore degli affari esteri della banca, emergendo per gli importanti risultati raggiunti. A seguito delle dimissioni dell'allora presidente in carica Canesi nel 1971, Calvi viene nominato amministratore delegato (figura creata ad hoc). Di qui in poi assumerà tecnicamente (prima) e formalmente (poi) il controllo della banca, diventando presidente nel 1975. Nel corso della sua presidenza, Calvi creò decine di società finanziarie in paradisi fiscali ed entrò in un pericoloso gioco di finanziamenti internazionali a realtà politiche ed economiche al limite della legalità. Durante la conduzione di Calvi si intrecciano le vicende della mafia, della Loggia P2, delitti e truffe finanziarie, fino alla morte dello stesso Calvi, avvenuta in circostanze misteriose il 17 giugno 1982.
Già nel 1978 il capo della Vigilanza della Banca d'Italia Giulio Padalino aveva rilevato, nel corso di un'ispezione, l'esistenza di una "contabilità occulta": secondo Padalino, dietro alle varie società estere che acquistavano cospicui pacchetti di azioni Ambrosiano c'erano lo stesso gruppo di Calvi e lo IOR, una banca privata con sede nella Città del Vaticano. Calvi, quindi, con la complicità della IOR, drenava risorse alla sua stessa Banca per costituire fondi esteri in noti paradisi fiscali.
[modifica] Il crack e il successivo salvataggio del Banco
Il 21 giugno 1982, 4 giorni dopo la misteriosa morte del banchiere, il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta, su proposta della Banca d'Italia allora guidata da Carlo Azeglio Ciampi, dispone lo scioglimento degli organi amministrativi dell'istituto. Sul Banco grava un buco finanziario di 1200 miliardi di lire.
Per salvarne l'identità e, con essa, i valori originari che l'avevano guidato nella sua storia, nasce il Nuovo Banco Ambrosiano, al quale è affidato il compito di far rinascere l'azienda raccogliendo l'eredità migliore del passato.
[modifica] Il Nuovo Banco Ambrosiano
Il 6 agosto 1982 il (vecchio) Banco Ambrosiano viene messo in liquidazione. Un gruppo di banche, pubbliche (BNL, IMI, Istituto San Paolo di Torino) e private (Banca Popolare di Milano, Banca San Paolo di Brescia, Credito Emiliano e Credito Romagnolo) accettano di partecipare al salvataggio apportando nuovo capitale per 600 miliardi di lire. La presidenza del nuovo istituto viene affidata il giorno stesso all'avvocato Giovanni Bazoli.
[modifica] Il rilancio e la nascita del Banco Ambrosiano Veneto
Il Nuovo Banco si accolla cespiti, perdite e debiti del vecchio istituto. Il 9 agosto riaprono gli sportelli con le nuove insegne. Sotto la regia di Giovanni Bazoli e con la guida di Pierdomenico Gallo il gruppo inizia faticosamente a crescere.
Una prima svolta, dopo due anni di sofferenze e bilanci in perdita, avviene nel 1984, con la vendita della casa editrice Rizzoli alla Gemina, società finanziaria di casa Agnelli, che batte la concorrenza di due cordate, una guidata dal fiscalista Victor Uckmar e un'altra sponsorizzata da Bettino Craxi, all'epoca presidente del Consiglio. Come conseguenza, dal capitale uscì l'IMI.
Il risanamento si conclude negli anni successivi con l'acquisizione di banche locali del Sud e grazie alla fusione con la Banca Cattolica del Veneto, che dà vita al Banco Ambrosiano Veneto. L'istituto aveva la direzione generale a Milano (così come dopo la creazione di Banca Intesa) e sede legale e sociale a Vicenza.
[modifica] Acquisizioni e fusioni
Nel 1998 il Banco Ambrosiano Veneto si unisce prima con Cariplo, creando il Gruppo Intesa, e poi, nel 2001, con la Comit, dando vita al Gruppo Intesa Bci.
Nel 2003 si arriva all'unificazione del marchio sotto il nome di Banca Intesa e nel 2007 alla fusione di Intesa con il San Paolo di Torino che dà vita al Gruppo Intesa Sanpaolo.
[modifica] Vicende processuali legate al vecchio Banco Ambrosiano
Ai tempi della gestione di Roberto Calvi, il maggiore azionista del Banco era l'Istituto per le Opere di Religione (IOR). Si presume (i processi sono ancora in corso) che esso ne fosse in realtà il diretto controllore, tanto da portare Roberto Calvi in un processo a dichiarare che "il Banco Ambrosiano non è più mio da tempo" (tre anni prima della sua morte). La dichiarazione di Calvi, però, potrebbe essere interpretata anche in relazione al fatto che, essendo lui stesso iscritto alla loggia massonica P2, molto probabilmente chi controllava le mosse finanziarie del Banco poteva essere perfino lo stesso Licio Gelli, il fondatore della loggia.
Il presidente dello IOR dal 1971 al 1989, Paul Marcinkus, fu incriminato nel 1982 in Italia come responsabile del fallimento. In accordo con i Patti lateranensi, a Marcinkus fu però permesso di ritirarsi nell'arcidiocesi di Chicago, avendo un valido passaporto vaticano.
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