Enrico De Pedis

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Enrico De Pedis detto "Renatino"
Fotografia originale realizzata negli anni '80 per utilizzo su documento di identità.

Enrico De Pedis, detto Renatino (Roma, 15 maggio 1954Roma, 2 febbraio 1990), è stato un criminale italiano nonché, sin dalle sue origini, uno dei boss dell'organizzazione criminale romana nota come "Banda della Magliana".

Indice

[modifica] Scomparsa di Emanuela Orlandi

Per approfondire, vedi la voce Emanuela Orlandi.

Il suo nome, oltre a molti dei misfatti della Banda, è legato alla scomparsa di Emanuela Orlandi, la ragazza di cittadinanza vaticana scomparsa nel 1983, il cui caso è stato spesso messo in relazione con l'attentato a Giovanni Paolo II, ma altrettanto spesso con il caso Calvi e i rapporti tra Vaticano e Banco Ambrosiano.

Il legame tra Renatino e il presunto rapimento di Emanuela Orlandi, in realtà, non è mai stato provato, ma ciò che ha portato a collegare i due nomi è un insieme di fatti molto curiosi e particolari, primo tra tutti la strana vicenda della sepoltura di De Pedis. La basilica dove si trovano le sue spoglie fa parte dello stesso edificio in cui aveva sede la scuola di musica frequentata dalla ragazza, dove Emanuela fu vista per l'ultima volta. Coincidenza molto particolare, considerato il raggio d'azione della Banda della Magliana nel 1983, che andava dal semplice traffico di droga ai più oscuri casi politici come il caso Calvi o quello Moro.

Ad avvalorare l'ipotesi e a far ritornare alle cronache lo strano legame fu il figlio di Roberto Calvi, secondo il quale il caso della morte del padre e le oscure vicende del Banco Ambrosiano sarebbero strettamente legate alla scomparsa della giovane Emanuela Orlandi, tutte vicende strettamente connesse anche alla Banda della Magliana e ad Enrico De Pedis.

Da ultimo, nel giugno 2008, Sabrina Minardi, per molti anni amante di De Pedis, ha rilasciato nuove dichiarazioni circa un ipotetico ruolo determinante avuto dal criminale e da monsignor Marcinkus nel rapimento della Orlandi. Queste dichiarazioni hanno acquistato maggior credibilita' nell'agosto dello stesso anno a seguito del ritrovamento della BMW che la stessa Minardi ha raccontato di aver utilizzato per il trasporto di Emanuela Orlandi e che risulta appartenuta prima a Flavio Carboni, imprenditore indagato e poi assolto nel processo sulla morte di Roberto Calvi, e successivamente ad uno dei componenti della Banda della Magliana[1].

[modifica] Morte di un bandito

De Pedis è stato ucciso in un agguato a Roma in Via del Pellegrino, nei pressi di Campo de' Fiori: la sua uccisione va catalogata come un regolamento di conti tra "ex compari"[2].

De Pedis, infatti, al contrario degli altri appartenenti alla banda, fu l'unico a possedere uno spiccato "spirito imprenditoriale": mentre gli altri sperperavano i propri bottini, egli investiva, anche in attività legali, tali illeciti proventi (in imprese edili, ristoranti, boutique...).[3]

Arrivò al punto di non voler più dividere i proventi delle attività illecite coi propri compari carcerati. Si sentiva sciolto da tale obbligo, in quanto ormai i suoi introiti provenivano in buona parte da attività proprie e non rientravano più nei bottini comuni. Gli altri interpretarono ciò come uno smacco da far pagare caro. Così nel 1989, uscì dal carcere Edoardo Toscano detto "Operaietto" (appartenente alla fazione Magliana, opposta a quella dei testaccini di cui De Pedis era il leader) e si mise sulle sue tracce. De Pedis, però, fu più rapido e fece uccidere Toscano dai suoi killer personali (tali Ciletto e Rufetto) dopo averlo fatto cadere in una imboscata con un pretesto.[3]

Quando evase successivamente dal carcere Marcello Colafigli, la fazione dei maglianesi iniziò a riorganizzarsi per eliminare De Pedis. L'occasione si presentò quando riuscirono a sapere da un antiquario di Roma (Angelo Angelotti, anch'egli legato in passato alla famigerata banda romana) dell'appuntamento che "Renatino" avrebbe avuto il 2 febbraio 1990 con lui nella sua bottega in via del Pellegrino. Appena uscito dal negozio De Pedis salì sul suo motorino Honda Vision e si avviò, ma venne affiancato da una potente motocicletta con a bordo due killer toscani assoldati per l'occasione, Dante Del Santo detto "il cinghiale" e Alessio Gozzani, che lo freddarono a colpi di arma da fuoco[4].

[modifica] La sepoltura di De Pedis

« Ecco, magari non era proprio un benefattore per tutti. Ma per Sant'Apollinare si »

Enrico De Pedis ha ricevuto una sepoltura del tutto inusuale per un comune cittadino, che risulta ancora più sorprendente trattandosi di un criminale: la sua tomba infatti si trova all'interno della cripta della basilica di Sant'Apollinare a Roma; solo alla moglie viene consentito l'accesso.

Tale sepoltura contrasta addirittura con il Diritto canonico, che sancisce che "Non si seppelliscano cadaveri nelle chiese, eccetto che si tratti di seppellire il Romano Pontefice oppure, nella propria chiesa, i Cardinali o i Vescovi diocesani anche emeriti." (Can. 1242)[6].

Il 6 marzo 1990, a soli 32 giorni dalla morte, il rettore della basilica, monsignor Piero Vergari, attestò con una lettera lo status di grande benefattore di De Pedis: "Si attesta che il signor Enrico De Pedis nato in Roma - Trastevere il 15/05/1954 e deceduto in Roma il 2/2/1990, è stato un grande benefattore dei poveri che frequentano la basilica ed ha aiutato concretamente a tante iniziative di bene che sono state patrocinate in questi ultimi tempi, sia di carattere religioso che sociale. Ha dato particolari contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione cristiana e umana".

Dopo 4 giorni l'allora Vicario della diocesi di Roma, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Ugo Poletti, rilasciava il nulla osta alla sepoltura di De Pedis all'interno della basilica di Sant'Apollinare. Il 24 aprile la salma di De Pedis venne tumulata e le chiavi del cancello vennero consegnate alla vedova, Carla De Pedis.

Il 9 luglio 1997, la giornalista Antonella Stocco scrisse su "Il Messaggero" della strana sepoltura riservata a Enrico De Pedis. A seguito di tale articolo venne preclusa al pubblico la discesa dei gradini che conducono alla cripta. Già in precedenza il giudice Andrea De Gasperis aveva dato incarico alla DIA di indagare su tale inusuale sepoltura.[7]

Nel luglio del 2005 il caso venne collegato alla vicenda di Emanuela Orlandi, quando alla redazione del programma televisivo Chi l'ha visto?, in onda su Rai Tre, arrivò una chiamata anonima che diceva: «Riguardo al fatto di Emanuela Orlandi, per trovare la soluzione del caso, andate a vedere chi è sepolto nella cripta della Basilica di Sant'Apollinare, e del favore che Renatino fece al cardinal Poletti, all'epoca». Partendo da questa telefonata, la giornalista Raffaella Notariale riuscì a trovare le fotografie della tomba e i documenti originali che autorizzavano lo spostamento dei resti di De Pedis dal cimitero del Verano, a Roma, alla cripta della basilica di Sant'Apollinare, firmati dal Cardinale Ugo Poletti e da monsignor Piero Vergari. Dopo questa telefonata, alla redazione della trasmissione di Chi l'ha visto? è stato recapitato un biglietto anonimo con su scritto: "Lasciate in pace Renatino".

[modifica] Note

  1. ^ «Sequestro Orlandi, ecco l’auto». Parcheggiata da 13 anni, articolo da "Il Corriere della Sera" del 14 agosto 2008
  2. ^ Martirano Dino. «Alla sbarra i killer di "Renatino" Cinque anni fa la spietata esecuzione di via del Pellegrino, voluta dai boss della Magliana». Corriere.it, 9-3-1995. URL consultato in data 11-05-2009.
  3. ^ a b Valentina Errante e Cristina Mangani. «Il boss e la bella tra aerei privati, feste e cocaina». Il Messaggero.it. URL consultato in data 11-05-2009.
  4. ^ Vittorio Savino. «2 febbraio 90: ucciso De Pedis, boss della Magliana poi sepolto come un Papa». Cronaca, 02-02-2009. URL consultato in data 11-05-2009.
  5. ^ Andrea Garibaldi. Andreotti: il boss nella cripta? Spostarlo non sarebbe rispettoso. corriere.it, 24 settembre 2005. URL consultato il 2009.07.01.
  6. ^ Curia romana. Codice di Diritto Canonico - LIBRO QUARTO LA FUNZIONE DI SANTIFICARE DELLA CHIESA - PARTE TERZA I LUOGHI E I TEMPI SACRI - TITOLO I I LUOGHI SACRI (Cann. 1205 – 1243) - CAPITOLO V I CIMITERI. URL consultato il 09-07-2008.
  7. ^ Andrea Garibaldi. Archivio '900: I nuovi misteri sul boss nella cripta da cardinale. URL consultato il 09-07-2008. Basato su un articolo del Corriere della Sera del 12/09/2005

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