Claudio Scajola

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Claudio Scajola
ClaudioScajola-aCogoletoCropped.jpg

Ministro dello Sviluppo Economico
Durata mandato 8 maggio 2008 –
4 maggio 2010
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Pier Luigi Bersani
Successore Silvio Berlusconi (ad interim)

Ministro dell'Interno
Durata mandato 11 giugno 2001 –
3 luglio 2002
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Enzo Bianco
Successore Giuseppe Pisanu

Ministro per il Programma di Governo
Durata mandato 28 agosto 2003 –
23 aprile 2005
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Giuseppe Pisanu
Successore Stefano Caldoro

Presidente del COPASIR
Durata mandato 16 maggio 2006 –
5 maggio 2008
Predecessore Enzo Bianco
Successore Francesco Rutelli

Sindaco di Imperia
Durata mandato 6 giugno 1982 –
4 aprile 1983
Predecessore Renato Pilade
Successore Giovanni Barbagallo

Durata mandato 10 aprile 1990 –
15 maggio 1995
Predecessore Gramondo Giovanni
Successore Davide Berio

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana (1980-1994)
Forza Italia (1995-2009)
Il Popolo della Libertà (2009-2013)
Forza Italia (dal 2013)
on. Claudio Scajola
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione dirigente pubblico
Partito Forza ItaliaIl Popolo della Libertà
Legislatura XIII, XIV, XV, XVI
Gruppo Il Popolo della Libertà
Circoscrizione X (LIGURIA)
Collegio 2 - Imperia
Pagina istituzionale

Antonio Claudio Scajola (Imperia, 15 gennaio 1948) è un politico italiano, più volte ministro della Repubblica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Claudio Scajola[1] è figlio del dirigente antifascista impiegato presso l'INPS[2] Ferdinando Scajola, che fu poi fondatore ad Imperia della Democrazia Cristiana,[senza fonte] segretario provinciale dello stesso partito e sindaco della città, legato a Alcide De Gasperi[3], oltre che già dirigente Inps dal 1942, dopo il trasferimento da Roma[4]. Anche il fratello di Claudio, Alessandro Scajola, fu eletto Sindaco della città ligure e deputato per due legislature nella DC.

Claudio Scajola, seguendo l'esempio del padre morto prematuramente e del suo padrino di Cresima Paolo Emilio Taviani[3], militò nella FUCI e poi nel movimento giovanile della Democrazia Cristiana, entrando ben presto nella direzione nazionale. Frequentò in quegli anni il corso di laurea in giurisprudenza all'Università degli Studi di Genova, come studente lavoratore, senza giungere alla laurea (la conseguirà nei primi anni del 2000 quando sarà ministro in carica).

A 23 anni iniziò a lavorare come amministratore pubblico, diventando dirigente Inadel. Nel 1975, a 27 anni, divenne presidente dell'ospedale regionale di Costarainera[5], ed in seguito passò alla presidenza dell'USL d'Imperia. Scajola si sposa in quegli anni con Maria Teresa Verda da cui nasceranno Pier Carlo e Lucia[4].

Sindaco di Imperia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1980 venne eletto consigliere comunale di Imperia. Nell'ottobre 1982 divenne Sindaco d'Imperia a 34 anni, il più giovane Sindaco d'Italia in una città capoluogo di provincia[6], in sostituzione del dimissionario Renato Pilade, travolto da uno scandalo familiare. Fu il terzo membro della famiglia Scajola a ricoprire, in meno di tre decenni, il ruolo di sindaco di Imperia: oltre al già citato padre anche il fratello Alessandro, che diventò nel 1979 deputato DC alla Camera, ricoprì la carica di primo cittadino per due mandati (1974-1975 e 1977-1979).

Come il padre Ferdinando, che dovette dimettersi dopo solo un anno di mandato poiché sospettato di aver favorito il cognato per un posto di primario[7], Claudio Scajola fu costretto a dimettersi a sua volta, per l'accusa di concussione. In quella vicenda, relativa all'appalto per la gestione del Casinò di Sanremo, Scajola venne inizialmente coinvolto nelle indagini per essere stato presente a un incontro segreto a Martigny (Svizzera) insieme all'allora sindaco di Sanremo Osvaldo Vento e ad una delle parti in gara (il conte Giorgio Borletti), con l'accusa di tentata concussione aggravata[8].

Venne perciò arrestato il 12 dicembre 1983 su disposizione del procuratore di Milano Piercamillo Davigo, ma alla fine fu prosciolto da ogni accusa di richiesta di tangenti nel 1988 perché considerato estraneo ai fatti. In pratica il giudice accolse la tesi difensiva che sosteneva che l'incontro avvenne soltanto per chiedere al conte Borletti un maggiore equilibrio politico nella gestione della casa da gioco.[9] L'accusa dei PM si basava sulla sua accettazione di un invito rivoltogli da Vento, Sindaco di Sanremo, a partecipare ad un pranzo con il conte Borletti in Svizzera.

Vento voleva con sé Scajola perché l'uomo di spicco della Dc ad Imperia, per cui sperava che questo convincesse Borletti ad invalidare l'asta per la gestione del casinò, ma non fu provato che Scajola ne sapesse qualcosa, dunque nulla di più successe[10]; a causa di quelle accuse fu recluso per 71 giorni in carcere a San Vittore.[11], dopo il quale ottenne la libertà provvisoria fino all'arrivo della sentenza che recitava: "Il fatto non sussiste"[12]. Nel 1990 tornò a ricoprire la carica di sindaco fino al 1995[13] in una giunta di pentapartito.

Negli anni come Sindaco di Imperia venne realizzata la piscina polifunzionale e vennero recuperati dal mare spazi per la realizzazione del Porto turistico. Si sviluppò inoltre la manifestazione delle "Vele d'Epoca", che raduna le barche a vela di tutto il mondo, dal quale conseguì il gemellaggio con Newport, "capitale" della vela negli Stati Uniti e storica sede delle regate della America's Cup.

Durante la sua amministrazione dovette affrontare una grave crisi idrica che risolse, inizialmente, facendo installare 34 contenitori nelle zone strategiche e 10 punti di prelievo dall'acquedotto del Roia. Successivamente, facendo costruire un nuovo acquedotto che, scavalcando il Colle San Bartolomeo, faceva confluire l'acqua del torrente Arroscia direttamente nel torrente Impero. L'opera venne denominata il “by pass” dell'Arroscia.[14],

Deputato di Forza Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1995, con la lista centrista "Amministrare Imperia" si ricandidò a sindaco di Imperia in contrapposizione al centro sinistra e al centro destra.[15] Nello stesso anno aderì poi a Forza Italia. Ne ottenne inizialmente l'incarico di coordinatore provinciale e, quindi, nelle elezioni politiche del 1996 venne eletto deputato nel collegio uninominale Liguria 2 d'Imperia della coalizione Polo per le Libertà, guidata da Silvio Berlusconi con 35.443 voti (44,7%).Ha ricoperto il ruolo di membro del consiglio direttivo di Forza Italia alla Camera.

Fu Paolo Emilio Taviani, secondo Scajola, a suggerirgli l'adesione al progetto politico di Silvio Berlusconi:[16].

« Nell’autunno del ’95 andai a trovarlo per chiedere il suo parere su una decisione che dovevo prendere a breve. Dopo la caduta della DC mi ero candidato a Imperia con una lista civica terzo polista. Grande successo al primo turno, ma la divisione dei moderati favorì la vittoria della sinistra. Ora si avvicinavano le probabili elezioni politiche. Berlusconi mi corteggiava... Che fare? Smettere di fare politica o seguire Berlusconi con Forza Italia? Lui mi guardò fissandomi, poi rispose: “Mi pare che quest’ultima sia per te l’unica scelta possibile”. È proprio in seguito a quella scelta che, divenuto deputato, iniziò il mio percorso politico romano, il coordinamento di Forza Italia, la sua trasformazione con l’adesione al Partito Popolare Europeo[16]»

Il rapporto tra Claudio Scajola e Paolo Emilio Taviani era iniziato dall'amicizia con Ferdinando, padre di Claudio, attivo già prima della guerra nell'Azione Cattolica e nel Partito Popolare. Politico ligure di riferimento, figura centrale della Democrazia Cristiana, storico e più volte Ministro, il senatore a vita Taviani fu, nel 1955, padrino di cresima[17][18][19][20][21] e nel 1978 testimone di nozze[22][23] di Scajola. Il loro ultimo incontro risale ad una settimana prima della morte di Taviani[24], pochi giorni prima della nomina di Scajola a ministro dell'Interno (incarico che aveva ricoperto anche Taviani[19] negli anni 1962-68 e 1973-74).

Coordinatore di Forza Italia[modifica | modifica wikitesto]

L'8 maggio del 1996 Berlusconi lo nominò coordinatore organizzativo di Forza Italia e gli affidò l'incarico di elaborare lo statuto del partito, che venne approvato nel gennaio del 1997[25] ed i regolamenti. In questi due anni si dedicò a volgere le caratteristiche del movimento berlusconiano verso l'assunzione di caratteri più propri di una organizzazione politica nazionale, con una struttura più definita e radicata nel territorio. Tra il 1997 ed il 1998 si svolsero i congressi provinciali. Si tenne invece a Milano, dal 16 al 18 aprile 1998, nella sala condressi del Forum di Assago, il primo congresso nazionale di Forza Italia, alla presenza di 3000 delegati.

Subito dopo il congresso, Claudio Scajola fu promosso da Berlusconi coordinatore nazionale di Forza Italia (incarico mantenuto fino al 2011). Scajola si spese, anche tramite una visita ad Helmut Kohl, per ottenere l'ingresso di Forza Italia nel Partito Popolare Europeo. Grazie anche all'appoggio del leader spagnolo Josè Maria Aznar e del tedesco Kohl, Forza Italia entrò nel Partito Popolare Europeo con i suoi 22 europarlamentari e divenne così il gruppo italiano più numeroso all'interno del Ppe[26].

Ministro dell'Interno (2001-2002)[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni politiche del 2001 Scajola venne nuovamente rieletto deputato nel collegio uninominale di Imperia (Collegio Liguria 2), con 43.910 voti (56,9%) e nella quota proporzionale in Liguria, Marche e Puglia come capolista.

Il 10 giugno 2001 Claudio Scajola è chiamato a far parte del Governo Berlusconi II quale Ministro dell'Interno. Il primo provvedimento che Scajola dovette emanare fu la ridefinizione della figura del Prefetto come funzionario che si deve misurare con i risultati. Scajola crea quindi una struttura innovativa del Ministero, dividendolo in dipartimenti[27].

In seguito alle polemiche sulle sue dichiarazioni su Marco Biagi, si dimise da Ministro dell'Interno. In seguito ricoprì le cariche di Ministro per l'attuazione del programma di Governo (2003-2005) e, il 23 aprile 2005, di Ministro delle Attività produttive fino al 2006.

Il G8 di Genova[modifica | modifica wikitesto]

Sotto la sua gestione, dopo meno di un mese dal suo insediamento al Viminale, avvengono i Fatti del G8 di Genova del luglio 2001 dove l'Italia viene messa sotto accusa per le violenze delle forze dell'ordine da Amnesty International[28], e su cui si è in seguito espressa anche la Corte europea dei diritti dell'uomo.

Nel febbraio 2002, il ministro Scajola dichiarò in relazione all'organizzazione del G8 di avere autorizzato ad aprire il fuoco in caso di ingresso dei manifestanti nella zona rossa ("...Fui costretto a dare ordine di sparare se avessero sfondato la zona rossa").[29] Tali dichiarazioni suscitarono sconcerto e vivaci polemiche. Vittorio Agnoletto, portavoce del movimento no-global, chiese le dimissioni del ministro, sostenendo che le affermazioni di questi costituivano prova dell'esistenza di "un piano di repressione organizzato da governo, carabinieri e servizi segreti.".[30] In seguito Scajola ritrattò, definendo "non del tutto propria sotto il profilo giuridico e approssimativa se estrapolata dal contesto" la dichiarazione da egli stesso rilasciata e affermando di non aver mai dato ordine alle forze dell'ordine di aprire il fuoco sui manifestanti.[31]

Il caso Biagi e le dimissioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2002 venne assassinato il professore universitario Marco Biagi, consulente del governo. Scajola finì al centro di polemiche poiché il ministero da lui diretto aveva tolto la scorta a Marco Biagi nonostante questi avesse manifestato preoccupazione per la propria vita. Per quanto riguarda le responsabilità relative alla mancata assegnazione della scorta a Marco Biagi, 50 anni, consulente del ministro Maroni e autore del Libro Bianco sul lavoro, dagli atti giudiziari relativi all'inchiesta sull'uccisione del professore, avvenuta a Bologna la sera del 19 marzo 2002 da parte di un commando delle Brigate Rosse, è emerso che dal 25 luglio all'11 settembre 2000 il servizio di scorta per Biagi si estendeva a Bologna, Milano, Roma e Modena[32]. A decidere a chi assegnare le scorte e a chi no, erano per legge i Comitati Provinciali per l'Ordine e la Sicurezza[33]. Ed è quello di Roma, improvvisamente, che il 9 giugno del 2001 revoca la scorta a Biagi. Il professore, che continuava a ricevere minacce di morte, inoltra la sua protesta e scrive ripetutamente ad amici delle istituzioni (ministri, prefetti e questori): Maurizio Sacconi (sottosegretario al welfare), Stefano Parisi (direttore di Confindustria), Pier Ferdinando Casini (presidente della Camera), Sergio Iovino (prefetto di Bologna), Roberto Maroni (Ministro del Welfare)[34].

Il 30 giugno 2002 il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore pubblicarono una chiacchierata tra Scajola (in visita ufficiale a Cipro) e alcuni giornalisti.[35]

« A Bologna hanno colpito Biagi che era senza protezione ma se lì ci fosse stata la scorta i morti sarebbero stati tre. E poi vi chiedo: nella trattativa di queste settimane sull'articolo 18 quante persone dovremmo proteggere? Praticamente tutte». E a questo punto il ministro sorprende i presenti quando gli viene detto che Biagi era comunque una figura centrale nel dialogo sociale: protagonista del patto di Milano, coautore del Libro Bianco, consulente del ministero del Welfare, della Cisl, della Confindustria. C'è un attimo di silenzio, Scajola volta le spalle, si blocca, azzarda: «Non fatemi parlare. Figura centrale Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza. »

Tali affermazioni (in particolare l'ultima frase) inasprirono le polemiche e portarono alle dimissioni di Scajola il 4 luglio 2002.[36][37]

In data 21 maggio 2014 la procura della Repubblica di Bologna con il pm Antonello Gustapane riapre le indagini,[38] a danno di Scajola, per il reato di omicidio per omissione in riferimento la negata protezione di una scorta a Marco Biagi. Infatti, dai documenti ritrovati e sequestrati il 9 luglio 2013, a casa di Luciano Zocchi segretario del ministro, emerge che l'allora ministro degli interni era a conoscenza e consapevole delle minacce cui era sottoposto il giuslavorista.[39][40] Parallelamente la procura della Repubblica di Roma indaga l'ex ministro per sottrazione di atti dal Viminale, tra cui delicati dossier,[41] il cui ritrovamento ha permesso, anche, di riaprire il caso "Biagi".[42]

I voli ad personam Albenga-Fiumicino[modifica | modifica wikitesto]

Claudio Scajola era ministro dell'Interno da qualche mese quando l'Alitalia affidò ai propri manager il compito di studiare l'istituzione di un volo quotidiano dall'aeroporto di Albenga (33 chilometri da Imperia, città natale del ministro e suo collegio elettorale) a quello di Roma Fiumicino. La nuova rotta, anche grazie all'interessamento del ministro, entrò in funzione il 17 maggio 2002 e il nuovo collegamento venne presentato ufficialmente dall'amministratore delegato dell'Alitalia Francesco Mengozzi e dal ministro dell'Interno Claudio Scajola. Ma con la stessa velocità con cui era stato istituito, il collegamento diretto Albenga-Fiumicino venne soppresso dall'Alitalia poco dopo le dimissioni di Scajola dal Viminale.

L'ex deputato di Rifondazione comunista Gigi Malabarba presentò una interrogazione parlamentare affermando che il massimo storico di passeggeri registrati su quel volo era stato di 18 unità. “Era un volo ad personam per il ministro Scajola”, sottolineò. Poco dopo il rientro di Scajola al governo, questa volta come ministro per l'attuazione del Programma (28 agosto 2003), ricomparve anche il volo ma non più tra le rotte di Alitalia, bensì con Air One, in regime di continuità territoriale con i contributi dello Stato: un milione di euro che il governo Berlusconi aveva messo a disposizione dei collegamenti aerei fra le aree più “decentrate”, ma anche il volo Air One in seguito venne cancellato nel 2007, quando Scajola non era più al Governo.[43] Nel Governo Berlusconi IV Scajola è ministro delle attività produttive ed il volo Albenga-Fiumicino viene ripristinato.[44][45]

Scajola ha dichiarato che ha volato nella maggior parte dei casi dall'aeroporto di Genova e non da quello di Albenga[46] e ha sempre considerato pretestuosa la polemica: "il solo scopo di questa rotta è collegare meglio la Liguria - una regione turistica del nord molto disagiata per ragioni morfologiche - al resto dell'Italia. Albenga rientra tra gli scali minori in aree turistiche o economiche importanti (individuati in base ad una legge del 1999 fatta dal primo Governo Prodi). Dal 2005 al 2007 la linea Roma-Albenga, gestita da soli imprenditori privati senza contributi pubblici, è stata utilizzata da oltre 32.000 passeggeri, in gran parte diretti a Sanremo, Alassio e in Costa Azzurra"[46].

Incarichi in Forza Italia (2002-2004)[modifica | modifica wikitesto]

Nominato coordinatore della campagna elettorale di Forza Italia per le elezioni amministrative del 2002, il 23 aprile 2004 il governo lo nominò Presidente del comitato nazionale per la celebrazione di Cristoforo Colombo. Il 3 dicembre 2004 il partito lo indicò come Presidente del Comitato di presidenza di Forza Italia.

Ministro per l'Attuazione del Programma di Governo (2003-2005)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un anno dalle dimissioni, il 31 luglio 2003 Claudio Scajola è reintegrato nell'organico del governo Berlusconi II come Ministro per l'Attuazione del Programma di Governo dal presidente Silvio Berlusconi. Nel 2004 fa redigere e pubblicare un "Rapporto di metà legislatura", bilancio del lavoro svolto dal Governo Berlusconi nei primi tre anni della legislatura. Dedica il "Rapporto 2005", dal titolo "Il Governo delle Grandi Riforme: 2001-2005" all'azione riformatrice del Governo Berlusconi per la modernizzazione del Paese. Istituisce inoltre il Dipartimento per il programma di Governo che, con la contestuale Direttiva presidenziale, recante "Indirizzi per garantire la coerenza programmatica dell'azione del Governo", costituiscono i pilastri organizzativo e funzionale, sui quali si strutturerà l'azione di aggiornamento e di monitoraggio dello stato di attuazione del programma[47][48]

Ministro delle Attività Produttive (2005-2006)[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 aprile 2005, in occasione della formazione del nuovo governo Berlusconi III, Claudio Scajola è nominato Ministro delle Attività Produttive. Scajola porta avanti la centralità del ministero nella politica economica del governo ed il rilancio del sistema produttivo nazionale. Presenta inoltre il Piano industriale triennale[49], centrato sull'innovazione, la specializzazione e l'internazionalizzazione delle imprese, l'attività di codificazione e semplificazione delle norme, la riforma degli incentivi, l'impulso ad una nuova politica energetica, la difesa del Made in Italy ed il rilancio del turismo[50].

Presidente COPACO (2006-2008)[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni politiche del 2006 è stato rieletto deputato per Forza Italia nelle circoscrizioni Liguria e Puglia. Opta per la Liguria. Nell'estate del 2006 viene nominato Presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza (COPACO), che diviene COPASIR a seguito della legge di riforma approvata dal Parlamento nel 2007, con Massimo Brutti vicepresidente ed Emanuele Fiano segretario. Il testimone passò successivamente a Francesco Rutelli nel 2008.

Deputato PdL (2008-2013)[modifica | modifica wikitesto]

Confermato deputato nella XVI Legislatura alle elezioni politiche dell'aprile 2008 nella circoscrizione Liguria. Dall'8 maggio 2008 ricopre la carica di Ministro dello Sviluppo Economico nel Governo Berlusconi IV dove propugna tra l'altro la necessità dell'avvio di un nuovo programma energetico nucleare, fino a nuove dimissioni il 4 maggio 2010 per lo scandalo relativo alla cricca Anemone, rispetto alla quale la magistratura lo ha ritenuto estraneo. Dal 10 novembre 2010 è Presidente della Fondazione Cristoforo Colombo per le libertà.

Ministro dello Sviluppo Economico (2008-2010)[modifica | modifica wikitesto]

L'8 maggio 2008 Claudio Scajola è stato nominato Ministro per lo Sviluppo Economico del Governo Berlusconi IV. Il ministero viene da Scajola riorganizzato ed accorpato[51], fino ad arrivare ad un risparmio di spesa del 21%[52].

Il Parlamento approva il 9 luglio 2009, dopo quasi dieci mesi di lavorazione, un provvedimento, proposto dal Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola (collegato alla finanziaria del 2009), denominato "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese e l'energia". Il provvedimento cosiddetto "Legge Sviluppo" è entrato definitivamente in vigore il 15 agosto 2009. Il testo, formato da 64 articoli, contiene principalmente interventi in materia di sviluppo e competitività delle imprese, semplificazione normativa, energia, riordino degli incentivi e tutela dei consumatori[53][54][55][56][57][58]. Inoltre prevedeva il ritorno dell’Italia all’energia nucleare[56] (poi inizialmente sospeso dalla Moratoria approvata dal Governo il 25 maggio 2011[59] in seguito all’incidente di Fukushima[60][61] e definitivamente interrotto dal referendum del 12 e 13 giugno 2011).

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Il caso Anemone[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2010 la Guardia di Finanza trova traccia di assegni circolari per circa 900.000 euro, tratti da un conto corrente bancario intestato ad un professionista vicino al gruppo presieduto dall'imprenditore romano Diego Anemone (coinvolto in un'inchiesta secondo la quale il gruppo avrebbe ricevuto appalti pubblici dalla Protezione civile quali frutti di corruzione). Interpellate in proposito, le beneficiarie degli assegni[62] hanno affermato di averli ricevuti per la vendita a Scajola di un appartamento a Roma, in Via del Fagutale, davanti al Colosseo. Scajola ha negato queste circostanze ribadendo in più occasioni di aver pagato l'immobile con i 600.000 euro attestati nell'atto notarile e di tasca propria, per i quali ha contratto regolare mutuo.[63].

Sotto la pressione di questa vicenda il 4 maggio Scajola si è dimesso da Ministro motivando la sua decisione con la volontà di difendersi dalle accuse.[64] Nelle spiegazioni della propria estraneità ai fatti Scajola ha dichiarato che, se gli assegni esistono e sono stati riscossi per il pagamento della casa, evidentemente la casa gli è stata pagata "a sua insaputa", frase che verrà poi ripresa numerose volte dalla satira del tempo. Il 29 agosto 2011 la procura di Roma ha aperto un'indagine sull'ex ministro per la vicenda della casa.[65][66][67][68][69][70][71].

Il 16 dicembre 2011 si viene a conoscenza che la Procura di Roma ha citato direttamente a giudizio, davanti al tribunale monocratico, l'ex ministro e Diego Anemone. Scajola sarà processato per finanziamento illecito ad un singolo parlamentare[72]. Il 7 gennaio 2013 il GIP archivia le accuse mosse a Scajola per la vicenda del Porto di Imperia decretandone l'estraneità da ogni reato.[73] Alle elezioni politiche del 2013 davanti a evidenti difficoltà, annuncia la sua volontà a non ripresentare la sua candidatura in Parlamento. Il 27 gennaio 2014 viene assolto perché il fatto non costituisce reato per la questione della casa in zona Colosseo[74].

Il caso Matacena[modifica | modifica wikitesto]

L'8 maggio 2014 viene arrestato dalla DIA di Reggio Calabria con l'accusa di aver agevolato la latitanza dell'ex deputato Amedeo Matacena.[75][76]

Il 13 giugno 2014, dopo 36 giorni di reclusione nel carcere di Regina Coeli, il tribunale del Riesame di Reggio Calabria gli ha concesso gli arresti domiciliari accogliendo in parte il ricorso dei suoi legali, Giorgio Perroni ed Elisabetta Busuito. Depositata la decisione dei giudici, l'ex ministro dell'Interno è stato trasferito nella sua casa di Imperia (Villa Ninina) dove è stato accolto dalla moglie Maria Teresa e dai familiari. Resta invece in carcere Chiara Rizzo, la moglie di Amedeo Matacena.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ l'Unità, 14-12-1983, pag. 6
  2. ^ http://www.riviera24.it/articoli/2010/05/4/84953/storia-della-dinastia-scajola-il-politico-la-famiglia-e-la-vicinanza-al-premier-berlusconi
  3. ^ a b Scajola, la carriera di un ministro controverso, ANSA, 8 maggio 2014. URL consultato l'8 maggio 2014.
  4. ^ a b Il Giornale
  5. ^ Franco Bianchi, “Imperia 80”, Editore Amadeo
  6. ^ Volume "Claudio Scajola. L'uomo, le idee e i risultati" pag. 11
  7. ^ Il fatto, 25/04/2010, pag.6
  8. ^ l'Unità del 13/12/1983, pag.1
  9. ^ Il Fatto Quotidiano del 25 aprile
  10. ^ Volume Oltre l'Orizzonte, pag.66
  11. ^ quotidiano l'Unità del 13/10/2003, pag.8
  12. ^ Il secolo xix - Riviera dei Fiori - "È la fine di un incubo" - 2 febbraio 1989 pag. 13
  13. ^ “La Provincia di Imperia dal 1860 ad oggi”, Coop. Tipografica Savona
  14. ^ Volume Oltre l'Orizzonte, pag.70
  15. ^ On. Claudio Scajola - profilo personale scajola
  16. ^ a b Articolo de “Il Potere” – Il ricordo pagg. 24-25
  17. ^ "Taviani ricoverato in gravi condizioni" - Quotidiano.net - 17 luglio 2001
  18. ^ "È morto il senatore Taviani 50 anni di crocevia della politica" - La repubblica.it - 18 giugno 2001
  19. ^ a b "Scajola raccoglie l'eredità di Taviani - La Repubblica.it - 24 maggio 2002
  20. ^ "Addio a Taviani, il partigiano tra i segreti del potere" - Corriere della Sera.it - 19 giugno 2001
  21. ^ "Oltre l'orizzonte" - pag. 25
  22. ^ “Una piazza per Paolo Emilio Taviani” - Genova press del 13 ottobre 2005
  23. ^ "Oltre l'orizzonte" pag. 38
  24. ^ "Largo Taviani, una festa di famiglia" - Repubblica Genova - 9 ottobre 2005 - Pag. VIII
  25. ^ Emanuela Poli, “Forza Italia – Strutture, leadership e radicamento territoriale”, Il Mulino, Studi e Ricerche
  26. ^ Volume "Oltre l'Orizzonte", pag. 106
  27. ^ Volume "Claudio Scajola. L'uomo, le idee, i risultati" pag. 59
  28. ^ Amnesty International, «G8 Genoa policing operation of July 2001» Operazioni di Polizia durante il G8 di Genova
  29. ^ Rainews24.it
  30. ^ G8. Agnoletto: cade ipotesi della legittima difesa del carabiniere. Scajola si dimetta, RaiNews24, 15 febbraio 2002
  31. ^ La Repubblica
  32. ^ Volume "Oltre l'Orizzonte" pag. 183
  33. ^ Volume "Oltre l'Orizzonte" pag. 200
  34. ^ Volume "Oltre l'Orizzonte"
  35. ^ Dino Martirano, Scorta negata a Biagi, lo sfogo di Scajola in Corriere della Sera, 30 giugno 2002, p. 3. URL consultato il 19/03/08.
  36. ^ Saulino Felice, Scajola si dimette ma Berlusconi non accetta in Corriere della Sera, 1° luglio 2002, p. 3.
  37. ^ Sarzanini Fiorenza, Scajola chiama il premier: mi spiace, lascio in Corriere della Sera, 04 luglio 2002, p. 2.
  38. ^ Mancata scorta a Marco Biagi, si riaprono le indagini, Tgcom24, 14 maggio 2014.
  39. ^ Scajola e le carte segrete su Biagi si indaga per omicidio per omissione, Il Messaggero, 21 maggio 2014.
  40. ^ Delitto Biagi, la Procura di Bologna indaga per omicidio per omissione, Tgcom24, 21 maggio 2014.
  41. ^ Carte segrete: Scajola sapeva dei pericoli che correva Marco Biagi, Rai News, 21 maggio 2014.
  42. ^ Marco Biagi, la procura riapre l'indagine sulla scorta negata da Scajola, il Resto del Carlino - Bologna, 21 maggio 2014.
  43. ^ Alitalia "è sull'orlo del fallimento" Ora lo scoprono anche i ministri in Corriere della Sera, 06 luglio 2008. URL consultato il 04/05/10.
  44. ^ Scajola e il milione di euro stanziato per il volo Albenga-Roma in Corriere della Sera, 17 agosto 2008. URL consultato il 19/08/08.
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  72. ^ TM News - Appalti G8, Pm Roma citano a giudizio Scajola e Diego Anemone
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  74. ^ Casa al Colosseo: assolto Scajola, prosciolto Anemone
  75. ^ Scajola arrestato dalla Dia: "Ha favorito la latitanza dell'ex deputato Matacena" in la Repubblica, 8 maggio 2014. URL consultato l'8 maggio 2014.
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