Carlo Vizzini

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Carlo Vizzini
Vizzini nel 1992, Deputato alla Camera durante la X Legislatura

Vizzini nel 1992, Deputato alla Camera durante la X Legislatura


Ministro per i Rapporti con le Regioni e la Coesione Territoriale
Durata mandato 4 agosto 1983 –
17 aprile 1987
Predecessore Fabio Fabbri
Successore Livio Paladin

Ministro dei Beni e Attività Culturali
Durata mandato 1 dicembre 1982 –
4 agosto 1983
Predecessore Antonio Gullotti
Successore Vincenza Bono Parrino

Durata mandato 28 luglio 1987 –
13 aprile 1988
Predecessore Filippo Maria Pandolfi
Successore Vito Saccomandi

Ministro della Marina Mercantile
Durata mandato 22 luglio 1989 –
12 aprile 1991
Predecessore Giovanni Prandini
Successore Ferdinando Facchiano

Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni
Durata mandato 12 aprile 1991 –
28 giugno 1992
Predecessore Oscar Mammì
Successore Maurizio Pagani

Dati generali
Partito politico PSDI (1976-1998)
FI (1998-2009)
PdL (2009-2011)
PSI (dal 2011)
sen. Carlo Vizzini
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Palermo
Data nascita 28 aprile 1947
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione docente universitario
Partito Forza Italia (1998-2009), PdL (2009-2011), PSI
Legislatura XIV, XV, XVI
Gruppo FI (2001-2008), PdL (2008-2011), Gruppo misto (2011-2013)
Coalizione CdL (2001, 2006), PdL-LN-MpA (2008)
Circoscrizione Sicilia
Incarichi parlamentari
  • Presidente della 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali)
  • Membro della Delegazione italiana all'Assemblea parlamentare della organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE)
Pagina istituzionale
on. Carlo Vizzini
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Palermo
Data nascita 28 aprile 1947
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione docente universitario
Partito Partito Socialista Democratico Italiano (1976-1998)
Legislatura VII, VIII, IX, X, XI
Gruppo PSDI
Coalizione Pentapartito (1980-1991)
Circoscrizione Sicilia I
Pagina istituzionale

Carlo Vizzini (Palermo, 28 aprile 1947) è un politico e accademico italiano, già segretario del Partito Socialista Democratico Italiano per meno di un anno, tra il 1992 e il 1993 e più volte ministro, è stato esponente del Partito Socialista Italiano ed prima di Forza Italia e del PdL. Parlamentare dal 1976 al 1994 e dal 2001 al 2013, ricopre la carica di presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Nel giugno 2009 si è dimesso dalla Commissione Parlamentare Antimafia in seguito al suo coinvolgimento in un'inchiesta della Procura di Palermo riguardo a presunti favori all'associazione mafiosa che faceva capo a Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo condannato per mafia. Il 7 gennaio del 2013 la Procura di Palermo ha chiesto formalmente l'archiviazione dell'indagine aperta a carico del senatore.

Attività professionale[modifica | modifica wikitesto]

Si è laureato in giurisprudenza con la tesi Organizzazione e funzione dei partiti politici. Dal 1971 diventa Assistente ordinario di Scienza delle finanze e Diritto finanziario nell'Università di Palermo e nel 1973 docente di Storia delle dottrine economiche.

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Suo padre era Casimiro Vizzini, tra i fondatori del PSDI, parlamentare ed ex presidente del Palermo Calcio.

Nel 1976 viene eletto alla Camera dei deputati per il PSDI e diviene sottosegretario alle Partecipazioni Statali nel brevissimo Governo Andreotti V e nel Governo Cossiga I fino al 1980, Ministro degli Affari Regionali nel Governo Craxi I (dal 1984) e nel Governo Craxi II, Ministro dei Beni Culturali nel Governo Goria (1987-1988), Ministro della Marina Mercantile nel Governo Andreotti VI (1989-1991), Ministro delle Poste e Telecomunicazioni nel Governo Andreotti VII (1991-1992).

Tifoso del Palermo, grazie ad una iniziativa sua, di Leoluca Orlando e di Salvino Lagumina, la squadra cittadina viene rifondata il 7 gennaio 1987 dopo il fallimento di qualche mese prima.[1]

Nel maggio 1992 diviene segretario del PSDI, carica che è costretto a lasciare nell'aprile del 1993 perché coinvolto nello scandalo di Tangentopoli in seguito all'inchiesta Mani Pulite. Insieme a lui sono coinvolti molti dei maggiori politici del periodo. Sempre nel 1992, come leader dei socialdemocratici italiani, è uno dei tre fondatori italiani (insieme a Bettino Craxi e Achille Occhetto) del Partito del Socialismo Europeo.

Nel 1998 aderisce a Forza Italia e nel giugno del 1999 entra nel Consiglio di presidenza del partito di Silvio Berlusconi. Nel 2001 viene eletto senatore per Forza Italia nel collegio di Palermo centro, ed è presidente della Commissione bicamerale Affari regionali. Rieletto nel 2006 nella lista regionale. È componente della Commissione parlamentare Antimafia.

Nel 2007 si candida alle amministrative di Palermo con la lista "Vizzini per Palermo, Forum delle Libertà", satellite di Forza Italia, e ottiene due consiglieri comunali ed è nominato assessore comunale.

Nel 2008 è eletto al Senato nelle liste del Popolo della Libertà e diventa presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato.

A pochi mesi dall'elezione Vizzini, insieme a Filippo Berselli, si è fatto promotore di un discusso emendamento al decreto sicurezza. L'emendamento, nato per garantire una corsia preferenziale ai processi connessi alla criminalità organizzata e ai reati di grave allarme sociale, prevede la sospensione di un anno per tutti i processi in corso che non riguardino reati puniti con pene fino a dieci anni di reclusione commessi fino al 30 giugno 2002 e ovviamente anche dei relativi termini di prescrizione[2].

Nel novembre 2011 lascia il PdL per aderire al Partito Socialista Italiano, collocandosi all'opposizione rispetto al centrodestra guidato da Silvio Berlusconi[3][4].

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1993 viene indagato nell'ambito del Processo ENIMONT con l'accusa di aver ricevuto un finanziamento illecito di 300 milioni di lire destinato al PSDI. Condannato in primo grado, il reato si estingue per prescrizione in appello. Viene invece assolto dal Tribunale dei ministri dall'accusa di aver percepito illecitamente denaro quando era in carica al Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni (oggi Ministero delle Comunicazioni).

Il pentito di mafia Massimo Ciancimino (figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino), pur avendo dichiarato pubblicamente ed in atti giudiziari di non conoscerlo, lo accusa di avergli pagato tangenti per 900 000 euro, per questo è iscritto nel registro degli indagati della DDA di Palermo per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra assieme ai politici dell'Udc Totò Cuffaro, Saverio Romano e Salvatore Cintola. Con la ricezione dell'avviso di garanzia, rassegna le dimissioni dalla Commissione Parlamentare Antimafia. Il 7 gennaio del 2013 la Procura di Palermo ha chiesto formalmente l'archiviazione dell'indagine aperta a carico del senatore.[5][6] [7][8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storia del Palermo Calcio - 1987 Palermocalcio.it
  2. ^ Il Sole24 ore, Berlusconi ferma i processi per le alte cariche. URL consultato il 22 giugno 2008.
  3. ^ Emanuele Lauria, L'ex ministro Vizzini lascia il Pdl "Berlusconi si è spinto oltre" in la Repubblica, 4 novembre 2011. URL consultato il 4 novembre 2011.
  4. ^ Pdl: Vizzini, sono stato tra i fondatori del Pse in la Repubblica, 4 novembre 2011. URL consultato il 4 novembre 2011.
  5. ^ L’accusa di Ciancimino jr a Vizzini e Romano
  6. ^ La Repubblica, Ciancimino jr accusa "Così Vizzini riciclava il mio denaro"
  7. ^ Corriere della Sera, 11 giugno 2009 Ciancimino, indagati 4 politici
  8. ^ La Repubblica, 11 giugno 2009 Indagini sul tesoro di Ciancimino. Vizzini si dimette dall'Antimafia

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]