Vito Ciancimino
| Vito Ciancimino | |
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| Sindaco di Palermo | |
| Durata mandato | 1970 – 1971 |
| Predecessore | Francesco Spagnolo |
| Successore | Giacomo Marchello |
| « Silvio Berlusconi è la più grande vittima della mafia » | |
Vito Alfio Ciancimino (Corleone, 2 aprile 1924 – Roma, 19 novembre 2002) è stato un politico e criminale italiano, appartenente alla Democrazia Cristiana, membro di Cosa Nostra e, secondo documenti resi pubblici dal figlio Massimo, affiliato di Gladio[2].
Indice |
[modifica] Biografia
[modifica] Origini
Figlio di un barbiere di Corleone, si diplomò Geometra nel 1943 e ricoprì, nella città di Palermo, la carica di assessore comunale ai lavori pubblici dal 1959 al 1964, periodo del cosiddetto "Sacco di Palermo".
[modifica] Alla guida del Comune di Palermo
Eletto sindaco di Palermo per la Democrazia Cristiana nel 1970, era insieme al suo predecessore Salvo Lima, il leader siciliano della corrente politica "Primavera", guidata a livello nazionale da Giulio Andreotti.
Durante gli anni della speculazione edilizia palermitana, sotto il sindaco Ciancimino, venne emesso il numero record di licenze edilizie, gestite dalla mafia di Corleone, ma che risultavano intestate invece a tre persone nullatenenti (cosiddetti prestanome).
[modifica] Inizio delle voci di cointeressenze con la mafia
Nel 1980 il giornale satirico 'Il Male' pubblicò un falso de “Il giornale di Sicilia”, che uscì con il titolo “Ciancimino parla. Ecco nomi e cognomi di mandanti e killers degli ultimi delitti”. Il giornale andò misteriosamente esaurito in poche ore e, altrettanto misteriosamente, non fu possibile farne arrivare nuove copie in Sicilia.
Dopo il delitto Dalla Chiesa, Enrico Berlinguer concluse la direzione del PCI denunciando le collusioni con la mafia di Vito Ciancimino e Salvo Lima; tranne che dall'Unità, la notizia non fu ripresa dai giornali nazionali.
[modifica] Le inchieste penali
Nel 1984 il pentito Tommaso Buscetta lo definì "organico" alla cosca dei corleonesi, riferendo a Giovanni Falcone che "Ciancimino è nelle mani dei corleonesi di Riina e Provenzano"[3]. Nello stesso anno Ciancimino venne arrestato[3].
Il partito della Democrazia Cristiana lo espulse[4]. Nel 1993 venne condannato definitivamente in Cassazione a 8 anni di reclusione per associazione mafiosa e corruzione[5]. Fu condannato inoltre a 3 anni e due mesi di carcere (pena condonata) per peculato, interesse in atti d' ufficio, falsità in bilancio, frode e truffa pluriaggravata nel processo per i grandi appalti di Palermo e a 3 anni e 8 mesi per aver pilotato due appalti comunali quando non aveva più cariche pubbliche. Pochi giorni prima che morisse, il comune di Palermo gli presentò un'ingente richiesta di risarcimento, pari a 150 milioni di euro, per danni arrecati all'amministrazione comunale: ne furono recuperati solo sette[3].
I magistrati che indagarono su di lui lo definirono «la più esplicita infiltrazione della mafia nell'amministrazione pubblica»[6].
Secondo quanto ricostruito dal giornalista Gianluigi Nuzzi[7], che si è avvalso dell'archivio di monsignor Renato Dardozzi dall'Istituto per le Opere di Religione sarebbero stati manovrati dei soldi diretti a Ciancimino per conto della mafia. A tal proposito il figlio di Vito Ciancimino, Massimo, affermò:
| « Le transazioni a favore di mio padre passavano tutte tramite i conti e le cassette dello IOR » | |
[modifica] Dopo la condanna
Negli ultimi anni della sua vita, cercò di accreditare un suo ruolo di esperto di "cose di cosa nostra": tale ruolo - che produsse il sospetto che potesse essere "utilizzato" dalle cosche per avvalorare versioni di comodo[10] - è ritornato sotto scrutinio nel 2009, quando le rivelazioni del figlio Massimo hanno proposto una ricostruzione alternativa della strage di via D'Amelio.
[modifica] La morte
Vito Ciancimino morì a Roma il 19 novembre 2002. Secondo le dichiarazioni del figlio Massimo, il padre sarebbe stato ammazzato perché intenzionato a pentirsi con l'aiuto dei magistrati Gian Carlo Caselli e Antonio Ingroia. A Caselli disse: "quando lei riuscirà a condannare anche il senatore Giulio Andreotti anche a un solo giorno di carcere, dopo 24-48 ore mi chiami e cominceremo a parlare del terzo livello". Andreotti fu condannato a Perugia il 18 novembre 2002 e il giorno dopo Vito Ciancimino fu trovato morto in casa[1].
[modifica] I presunti rapporti con Berlusconi
Il 12 novembre 2010 sua moglie Epifania Silvia Scardino rivela al pm di Palermo Antonio Ingroia che suo marito si sarebbe incontrato tre volte a Milano con Silvio Berlusconi tra il 1972 e il 1975. I due avrebbero parlato dello svolgimento del progetto di realizzazione di Milano 2.[11].
Il direttore generale della Banca Popolare di Palermo Giovanni Scilabra, ormai in pensione, ha raccontato ai pm di Palermo di aver prestato nel 1986 20 miliardi di lire a Ciancimino e a Marcello Dell'Utri per le aziende di Berlusconi. Inoltre i pm stanno facendo degli accertamenti che servirebbero a riscontrare le rivelazioni di Massimo Ciancimino e la documentazione da lui consegnata ai magistrati circa presunti investimenti del padre nel complesso edilizio Milano 2, realizzato da Silvio Berlusconi. Ciancimino avrebbe riferito al figlio Massimo che nella realizzazione di Milano 2 sarebbero stati investiti soldi anche dagli imprenditori mafiosi Buscemi e Bonura. A fare da tramite tra Berlusconi, i costruttori palermitani e l'ex sindaco potrebbe essere stato Marcello Dell'Utri, ora senatore del Pdl.[12].
[modifica] Citato al processo De Mauro
Nel 2010 al processo per la morte del giornalista Mauro De Mauro, avvenuta nel 1970, il figlio Massimo Ciancimino depone un memoriale dattiloscritto del padre, sui rapporti dello stesso ex sindaco con il procuratore della Repubblica Pietro Scaglione, ucciso per mano mafiosa nel 1971. Ciancimino jr. sostiene di avere appreso dal padre che De Mauro sarebbe stato ucciso su "input istituzionali", di apparati dello Stato[13]. In seguito ha dichiarato che "Totò Riina venne più volte a casa mia in via Sciuti 85/R a Palermo" e che si trovò ad accompagnare il padre agli incontri di mafia. Per quanto riguarda l'omicidio De Mauro il padre gli spiegò che "era rimasto molto sorpreso per l’omicidio Scaglione, perché negli ambienti mafiosi erano noti i loro rapporti di amicizia". Secondo Ciancimino jr. Bernardo Provenzano avrebbe detto al padre: "Chiedi ai tuoi amici romani, noi abbiamo solo eseguito degli ordini". Sempre secondo lui, il padre gli avrebbe raccontato che "Scaglione era stato ucciso perché aveva preso in mano l'indagine sull'omicidio De Mauro" e che "De Mauro aveva fatto inchieste su situazioni molto più grandi di lui"[14].
[modifica] Note
- ^ a b [http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_11/ciancimino-berlusconi-vittima-mafia_d70d3538-5cf7-11df-97c2-00144f02aabe.shtml «Ciancimino jr: «Per mio padre Berlusconi era la più grossa vittima della mafia»»], corriere.it, 11-05-2010.
- ^ Alfio Sciacca. «Ciancimino jr consegna ai pm il papello originale». corriere.it, 30 10 2009. URL consultato in data 02-12-2009.
- ^ a b c Fonte
- ^ Diverse fonti dànno date diverse: Per Rita Di Giovacchino l'espulsione è del 1983 (Rita Di Giovacchino, Il libro nero della prima Repubblica, Fazi, 2005 - ISBN 88-8112-633-8). Per altri il 1984 stesso
- ^ Fonte
- ^ http://legislature.camera.it/_dati/leg05/lavori/stampati/pdf/004_135001.pdf
- ^ Vaticano S.p.a. di Gianluigi Nuzzi. Da un archivio segreto emerge una realtà fatta di soldi, trame, documenti cifrati, tangenti, denaro sporco… | SFUEI DAL FRIÛL LIBAR
- ^ Vaticano S.p.A., pag. 259
- ^ Vaticano S.p.A. - Da un archivio segreto la verità sugli scandali finanziari e politici della Chiesa - chiarelettere
- ^ Così la Commissione antimafia, che rifiutò di riceverlo in audizione nell'autunno del 1992 malgrado lui si fosse di fatto "proposto", con l'intervista a Giampaolo Pansa a L'espresso in cui cercava di allontanare i sospetti della stagione stragista dalla mafia: cfr NON FU LA MAFIA AD ASSASSINARE LIMA E FALCONE , Repubblica — 01 novembre 1992, pagina 20
- ^ «La vedova Ciancimino: "Io e Vito da Berlusconi nel 1972"», lastampa.it, 12-11-10.
- ^ «Don Vito e il Cavaliere», guidasicilia.it.
- ^ «MAFIA: CIANCIMINO, DE MAURO UCCISO SU "INPUT ISTITUZIONALI"», agi.it, 22-10-10.
- ^ «Ciancimino: "Input romani per De Mauro"», repubblica.it, 19-11-10.
[modifica] Voci correlate
- Mafia
- Cosa Nostra
- Corleonesi
- Palermo
- Sindaci di Palermo
- Trattativa tra Stato Italiano e Cosa Nostra
- Vaticano S.p.A.
[modifica] Collegamenti esterni
| Predecessore: | Sindaco di Palermo | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Francesco Spagnolo | 1970-1971 | Giacomo Marchello |