Marco Follini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Marco Follini
Marco Follini.JPG

Vicepresidente del Consiglio dei ministri
con Gianfranco Fini
Durata mandato 2 dicembre 2004 –
15 aprile 2005
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Gianfranco Fini
Successore Gianfranco Fini
Giulio Tremonti

Segretario dell'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro
Durata mandato 6 dicembre 2002 –
15 ottobre 2005
Predecessore carica non istituita
Successore Lorenzo Cesa

Segretario del
Centro Cristiano Democratico
Durata mandato 31 maggio 2001 –
6 dicembre 2002
Predecessore Pier Ferdinando Casini
Successore nessuno; il CCD confluisce nell'UDC

Dati generali
Partito politico DC (fino al 1994)
CCD (1994-2002)
UDC (2002-2006)
IdM (2006-2007)
PD (2007-2013)
on. Marco Follini
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Roma
Data nascita 26 settembre 1954
Professione Giornalista
Partito Democrazia Cristiana (fino al 1994)
Centro Cristiano Democratico (1994-2002)
Unione dei Democratici Cristiani e di Centro (2002-2006)
Italia di Mezzo (2006-2007)
Partito Democratico (dal 2007)
Legislatura XIII, XIV
Gruppo Misto (CCD - CDU) (XIII), UDC (XIV)
Coalizione Polo per le Libertà (XIII)
Casa delle Libertà (XIV)
Circoscrizione Puglia (XIII)
Collegio Bari-Mola di Bari (XIV)
Pagina istituzionale
sen. Marco Follini
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Legislatura XV, XVI
Gruppo UDC (XV fino al 18.10.06)
Misto (XV dal 19.10.06 al 10.06.07)
L'Ulivo - PD (XV dal 11.06.07 - XVI)
Coalizione Casa delle Libertà (XV)
PD - IdV (XVI)
Regione Campania
Pagina istituzionale

Giuseppe Follini detto Marco (Roma, 26 settembre 1954) è un politico e giornalista italiano. È stato un esponente di spicco dell'UDC, che ha abbandonato per fondare il movimento politico Italia di Mezzo, confluito nel processo costituente del Partito Democratico. Nel giugno 2013 ha abbandonato il PD.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Esordio con la Democrazia cristiana[modifica | modifica wikitesto]

La sua esperienza politica inizia tra le file della Democrazia Cristiana, del cui movimento giovanile è segretario nazionale dal 1977 al 1980.

Successivamente viene promosso alla direzione nazionale del partito, dove lavora per sei anni, dal 1980 al 1986, durante i governi di Forlani, Spadolini, Bettino Craxi e Fanfani.

Esce quindi dalla direzione di partito per entrare nel consiglio di amministrazione della RAI, dove rimane fino al 1993.

Adesione al centro-destra[modifica | modifica wikitesto]

Al momento dello scioglimento della Democrazia Cristiana, è fra i dirigenti favorevoli ad un'alleanza moderata di centrodestra, seguendo le orme di Pier Ferdinando Casini nella fondazione del Centro Cristiano Democratico (CCD), che darà vita alle coalizioni del Polo delle Libertà e Polo del Buon Governo.

Dal 1995 al 2001, Follini è membro della direzione nazionale del CCD guidato da Casini. Quando il partito partecipa alla costituzione della nuova alleanza di centro-destra (la Casa delle Libertà) che vince le elezioni, e Casini viene eletto presidente della Camera dei deputati, Follini assume la segreteria del CCD. Mantiene la carica fino al termine della storia politica del partito, determinata dalla confluenza nel nuovo soggetto centrista dell'Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro (UDC).

All'atto della costituzione del partito, con il primo congresso nazionale (dicembre 2002), Follini viene eletto segretario dell'UDC. Nel corso della sua attività, il partito raggiunge risultati ragguardevoli, toccando il ciglio del 6% dei consensi a livello nazionale.

Dal 2 dicembre del 2004 al 15 aprile 2005 ricopre la carica di vicepresidente del Consiglio nel secondo governo Berlusconi, ed è uno dei promotori del rinnovamento nella coalizione di governo dopo la palese sconfitta maturata alle elezioni regionali del 2005, che porterà alla costituzione di un nuovo esecutivo (il terzo governo Berlusconi, di cui Follini sceglierà di non entrare a far parte per dedicarsi all'attività di partito).

Secondo alcune fonti, durante questo periodo si sarebbero verificati vari episodi di conflitto tra Follini e il presidente Berlusconi[1] il quale, ancora più che a Casini, addebita a lui un surrettizio ostruzionismo che avrebbe prodotto un rallentamento della spinta riformatrice in direzione del liberismo economico e della revisione delle strutture dello Stato.

Inaspettatamente, il 15 ottobre 2005, con un breve intervento alla direzione nazionale del partito, Marco Follini presenta le sue dimissioni dalla carica di segretario dell'UDC. L'episodio avviene all'indomani dell'approvazione dalla Camera dei deputati della nuova legge proporzionale, una legge sollecitata dalla stessa UDC, ma non proprio nella misura in cui la richiedeva Follini. Dice infatti:

« La mia opinione è che servisse un'altra legge, in un altro modo. Ritenevo che si dovesse fare di più per coinvolgere l'opposizione in questo tentativo. Ritenevo che la possibilità per gli elettori di scegliere i candidati e di non subire troppo perentorie indicazioni dei partiti facesse parte di quel diritto in più e di quel potere in più che noi per primi avevamo evocato. In una parola, immaginavo una legge in cui la furbizia e la virtù si tenessero in equilibrio, e non una situazione in cui l'una schiacciasse l'altra.[2] »

Follini sostiene che con questa nuova legge si apre una stagione nuova per la politica italiana e "non esistono uomini per tutte le stagioni". Di qui le sue dimissioni, "conseguenza inevitabile" dell'attuale situazione.[senza fonte]

Dopo le elezioni politiche del 2006 (nelle quali Follini viene eletto senatore), insieme a Bruno Tabacci e ad altri esponenti del partito, è però tornato a esprimere con energia il suo dissenso rispetto alla linea politica dell'UDC, che egli ritiene succube nei confronti di Silvio Berlusconi. Follini e Tabacci hanno auspicato un cambiamento nella guida della coalizione.

Il dissenso si è manifestato anche in occasione dell'elezione del nuovo presidente della repubblica (Follini e Tabacci hanno votato per Giorgio Napolitano) e della campagna per il referendum costituzionale del 2006 (in cui Follini ed i suoi amici sono attivamente impegnati per il NO, poi risultato vincente).

Passaggio al centro-sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate 2006, sostiene che l'UDC debba dichiarare conclusa l'esperienza della Casa delle Libertà:

« Il mio consiglio all'UDC è di dichiarare chiusa l'esperienza con la CdL. Se l'UDC dichiarerà la fine della CdL, sarò con l'UDC; se l'UDC resterà nella CdL, potrà farlo anche senza di me.[3] »

Il 18 ottobre 2006 ha annunciato, assieme al deputato Riccardo Conti, la sua uscita dal gruppo parlamentare dell'UDC a favore del gruppo misto accusando i suoi ex-compagni di avere, negli ultimi mesi, "abbaiato poco e morsicato molto meno"[4].

Follini ha fondato e diretto la fondazione culturale Formiche. Ha poi fondato il movimento politico denominato Italia di mezzo.

Il 28 febbraio 2007 ha votato a favore della fiducia al Governo Prodi II, rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. La scelta di votare a favore del governo di centro sinistra, secondo quanto dichiarato in un'intervista al Corriere della sera del 24 febbraio 2007, è dovuta alla riprogrammazione da parte dell'esecutivo di Prodi, che ha fissato il proprio programma nel conseguimento di 12 specifici punti[5].

Il 22 maggio 2007 è entrato a far parte del Comitato 14 ottobre, il gruppo promotore di 45 componenti incaricato dell'elaborazione delle linee guida per la nascita del nuovo Partito Democratico.

Dall'11 giugno 2007 aderisce al gruppo L'Ulivo del Senato della Repubblica.

Il 26 novembre 2007, il segretario Walter Veltroni lo ha nominato responsabile nazionale per le Politiche dell'informazione del Partito Democratico. In questi stessi mesi inizia la collaborazione con Il Riformista, quotidiano per il quale tiene una rubrica settimanale.

Alle elezioni politiche dell'aprile 2008 è stato rieletto al Senato per il quale era candidato in Campania come capolista del Partito Democratico. Nella Camera alta è stato eletto presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari: in questa veste, nella seduta del Senato del 19 febbraio 2009, ha invitato a contrastare i tribuni dell'antipolitica[6] imparando "a fare un uso più appropriato e soprattutto meno generico e indifferente delle prerogative" parlamentari, "evitando quell'abuso che già in passato si è rivelato foriero di una drastica delimitazione (...) se si continua ad (...) agire secondo stretti vincoli di maggioranza, riconoscendo sempre e comunque l'insindacabilità", si costruisce "uno scudo di cartone e ritenevo doveroso denunciarlo all'Assemblea"[7].

Alle elezioni primarie del Partito Democratico del 2009 ha sostenuto la candidatura di Pier Luigi Bersani ed è il responsabile della comunicazione del partito.

Addio al Partito democratico[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni politiche del febbraio 2013 non si ricandida al Senato. Nel giugno 2013 Follini decide di riconsegnare la tessera del PD, giudicato come un partito dal profilo socialista.[8] Dopo un'esperienza ultratrentennale, Follini lascia la politica attiva.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marco Travaglio, Carta Canta - Il Partito del Popolo delle Libertà, la Repubblica.it, 20 novembre 2007. descrive un colloquio che sarebbe avvenuto l'11 luglio 2004 durante una verifica di governo, di cui si riportano le parole:
    Silvio Berlusconi: "Parliamo della par condicio: se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è colpa tua che non l'hai voluta abolire".
    Marco Follini: "Io trasecolo. Credevo che dovessimo parlare dei problemi della maggioranza e del governo".
    Berlusconi: "Non far finta di non capire, la par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda conto, visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset".
    Follini: "Sulle reti Mediaset ho avuto 42 secondi in un mese".
    Berlusconi: "Non dire sciocchezze, la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai".
    Follini: "Ci mancherebbe pure che mi attacchino".
    Berlusconi: "Se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv".
    Follini: "Voglio che sia chiaro a tutti che sono stato minacciato".
  2. ^ Follini lascia e sferza il partito - L'Avvenire, 16 ott 2005 - Citazione da conferenza stampa
  3. ^ Marco Follini lascia l'UDC: "Abbaia ma non morde" - La Gente d'Italia, 19 ott 2006
  4. ^ Follini lascia l'Udc e fonda nuovo movimento - Il Corriere della Sera, 10 ott 2006
  5. ^ "Ecco perché scelgo di sostenere il premier" - Intervista al Corriere della sera, 24 feb 2007
  6. ^ Evidente allusione alle sue ricorrenti polemiche contro il partito di Antonio Di Pietro, che l'avevano portato all'ultima direzione del Partito democratico a presentare una mozione per l'abbandono dell'alleanza con l'Italia dei Valori.
  7. ^ Atti parlamentari, XVI legislatura, Senato della Repubblica, Assemblea, 19 febbraio 2009, resoconto stenografico.
  8. ^ Follini: “Riconsegno la tessera e rifaccio il Centro”. URL consultato il 20 luglio 2013 (archiviato dall'url originale il 20 luglio 2013).

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Segretario CCD Successore
Pier Ferdinando Casini 2001 - 2002 nessuno
Predecessore Segretario UDC Successore
nessuno 2002 - 2005 Lorenzo Cesa

Controllo di autorità VIAF: 66621015 SBN: IT\ICCU\CFIV\009414