Giuseppe Pisanu
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| Giuseppe Pisanu | ||||
| Luogo di nascita | Ittiri, Sassari | |||
| Data di nascita | 22 gennaio 1937 | |||
| Partito politico | Forza Italia | |||
| Coalizione | Governo Berlusconi III | |||
| Mandato | 3 luglio 2002 - 17 maggio 2006 | |||
| Predecessore | Claudio Scajola | |||
| Successore | Giuliano Amato | |||
| Parlamento Italiano Senato della Repubblica |
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| Partito | FI, Il Popolo della Libertà |
| Legislatura | XV, XVI |
| Gruppo | Forza Italia, Il Popolo della Libertà |
| Regione | Sardegna |
| Incarichi parlamentari | |
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| Parlamento Italiano Camera dei deputati |
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| Partito | Democrazia Cristiana, Forza Italia |
| Legislatura | VI, VII, VIII, IX, X, XII, XIII, XIV |
| Gruppo | Democratico Cristiano, Forza Italia |
| Circoscrizione | ????? |
| Collegio | ???? |
Giuseppe Pisanu (Ittiri, 22 gennaio 1937) è un politico italiano, ex-ministro della Repubblica.
Indice |
[modifica] Biografia Politica
Dopo aver militato nella FUCI inizia la sua esperienza politica nella Democrazia Cristiana locale, di cui passando attraverso l'esperienza dei giovani turchi, è dirigente provinciale di Sassari, dirigente regionale della Sardegna e capo della segreteria politica nazionale dal 1975 al 1980, con Benigno Zaccagnini.
È stato deputato per la Dc dal 1972 al 1992, sottosegretario di Stato al Tesoro dal 1980 al 1983 nei governi guidati da Arnaldo Forlani, quando è costretto a dimettersi per lo scandalo P2 (per i suoi rapporti con Flavio Carboni, con Roberto Calvi, e con il crack del Banco Ambrosiano), Giovanni Spadolini e Amintore Fanfani; sottosegretario di Stato alla Difesa dal 1986 al 1990 nei governi Dc-Psi e Pentapartito guidati da Bettino Craxi, Giovanni Goria e Ciriaco De Mita.
[modifica] L'entrata in Forza Italia, il Ministero degli Interni, il rapporto con la Lega
Allo scioglimento della Democrazia Cristiana, nel 1994 decide di aderire a Forza Italia, per la cui lista è eletto deputato nel '94, '96 e 2001. Nel 1994 era vice capogruppo di Forza Italia alla Camera e nel 1996 è stato nominato capogruppo al posto di Vittorio Dotti poco tempo la testimonianza di Stefania Ariosto.
Nel 2001 è ministro senza portafoglio, ministro per la verifica del programma nel governo Berlusconi II. Il 3 luglio 2002 subentra a Claudio Scajola come Ministro dell'Interno, carica che ricopre fino al 2006 (Governi Berlusconi II e III).
Durante i quattro anni del suo mandato al Ministero degli Interni vengono sgominate le cosiddette "Nuove Brigate Rosse", autrici di numerosi delitti tra i quali l'omicidio del professor Marco Biagi, viene arrestato il super latitante Bernardo Provenzano e, soprattutto, viene fondata la Consulta Islamica [1]. Tale organo ha aperto formalmente una stagione di dialogo tra le istituzioni e la comunità islamica in Italia. L'esperienza fu proseguita dal suo successore, Giuliano Amato, e bruscamente interrotta dall'attuale Ministro, Roberto Maroni.
La sua attività politica è caratterizzata da un accentuato meridionalismo e da una apertura alle istanze e alle ragioni dei migranti, con un occhio di riguardo per il mondo islamico che lo porta spesso in rotta di collisione con le posizioni della Lega [1].
È autore di un decreto antiterrorismo (c. d. Decreto Pisanu) approvato dal Parlamento con una larga maggioranza che includeva anche il Centrosinistra. Il Decreto conteneva anche norme connesse all'utilizzo di Internet, vietando le connessioni anonime a Internet e impone a tutti gli ISP di conservare un log in cui riportano indirizzo IP e numero di telefono che identifica l'utente connesso. Era stato infatti accertato che il commando delle Brigate Rosse autore degli omicidi Biagi e D'Antona aveva utilizzato sistematicamente connessioni pubbliche per pianificare le proprie azioni.
Alle elezioni politiche del 2006 viene eletto senatore per Forza Italia in Campania. Viene poi rieletto senatore nel 2008 come capolista in Sardegna dopo la caduta del governo Prodi II, nelle liste del Popolo della Libertà
Il 16 maggio 2006 vengono pubblicate delle intercettazioni telefoniche con Luciano Moggi, conoscente di lunga data in quanto parente della moglie, in cui il Ministro dell'Interno chiede aiuto per la squadra della sua cittadina [2] sull'orlo della retrocessione e bisognosa di rinforzi [3].
Nel novembre 2006 esce il film-documentario Uccidete la democrazia!, che lo ritrae come responsabile, insieme ai leader del partito Forza Italia, di presunti brogli elettorali riguardanti le elezioni politiche del 2006. A fine novembre, dopo poche ore dall'avvio dell'inchiesta, la Procura di Roma indaga l'autore del film-documentario, il giornalista Deaglio, per diffusione di notizie false e tendenziose[2]. La successiva causa civile per danni che vede imputato lo stesso Deaglio è ancora in corso.
Nel 2008 è rieletto nelle liste del Popolo della Libertà. Sebbene la maggioranza degli osservatori si attendessero una sua elezione alla Presidenza del Senato, le sue posizioni eterodosse rispetto alla componente "aziendalista" di Forza Italia ed alla Lega glielo hanno impedito insieme all'ingresso al Governo.
L'11 novembre 2008 è stato eletto presidente della Commissione Parlamentare Bicamerale Antimafia su indicazione dei Presidenti di Camera e Senato.
Anche nel nuovo ruolo ha continuato a criticare le iniziative della lega in tema di sicurezza[4]e immigrazione [5].
È considerato il politico di Centrodestra più gradito al Centrosinistra [6]
[modifica] Note
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
| Predecessore: | Ministro per l'attuazione del programma di governo | Successore: |
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| istituito nel 2001 | 11 giugno 2001 - 3 luglio 2002 | Claudio Scajola(dal 28\8\2003) |
| Predecessore: | Ministro degli Interni della Repubblica Italiana | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Claudio Scajola | 3 luglio 2002 – 17 maggio 2006 | Giuliano Amato |