Giuseppe Pisanu

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Giuseppe Pisanu
Beppe pisanu.jpg

Presidente della Commissione parlamentare Antimafia
Durata mandato 11 novembre 2008 –
14 marzo 2013
Predecessore Francesco Forgione
Successore Rosy Bindi

Ministro dell'Interno
Durata mandato 3 luglio 2002 –
17 maggio 2006
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Claudio Scajola
Successore Giuliano Amato

Ministro per l'Attuazione del Programma di Governo
Durata mandato 11 giugno 2001 –
3 luglio 2002
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore non istituito
Successore Claudio Scajola (dal 28 agosto 2003)

Dati generali
Partito politico DC (1972-1992)
FI (1994-2009)
PdL (2009-2012)
SC (dal 2013)
sen. Beppe Pisanu
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Ittiri
Data nascita 2 gennaio 1937
Partito Forza Italia, Il Popolo della Libertà
Legislatura XV, XVI
Gruppo Forza Italia, Il Popolo della Libertà
Regione Sardegna
Incarichi parlamentari
  • Presidente della Commissione parlamentare Antimafia, eletto l'11 novembre 2008
  • Membro della 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione)
on. Beppe Pisanu
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Ittiri
Data nascita 2 gennaio 1937
Partito Democrazia Cristiana, Forza Italia
Legislatura VI, VII, VIII, IX, X, XII, XIII, XIV
Gruppo Democratico Cristiano, Forza Italia
Circoscrizione XXVI (Sardegna)
Collegio Cagliari

Giuseppe Pisanu più noto come Beppe (Ittiri, 2 gennaio 1937) è un politico italiano, già ministro dell'Interno nel governo Berlusconi II e III.

Deputato DC (1972-1992)[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver militato nella FUCI, Pisanu inizia la sua esperienza politica nella Democrazia Cristiana locale, di cui, passando attraverso l'esperienza dei giovani turchi, è dirigente provinciale di Sassari, dirigente regionale della Sardegna e capo della segreteria politica nazionale dal 1975 al 1980, con Benigno Zaccagnini, durante gli anni del compromesso storico con il PCI.

Pisanu è stato deputato per la Dc eletto nel 1972, 1976, 1979, 1983, 1987, fino al 1992, periodo durante il quale ha ricoperto diversi incarichi di sottogoverno:

Lo scandalo P2-Banco Ambrosiano e le dimissioni[modifica | modifica sorgente]

Nel 1983 Pisanu è costretto a dimettersi per lo scandalo P2, per i suoi rapporti con Flavio Carboni, con Roberto Calvi, e con il crack del Banco Ambrosiano. Resterà lontano dalla politica per tre anni. È nell'ambiente della P2 che Pisanu incontra, nei primi anni '80, l'imprenditore Silvio Berlusconi[1]

Secondo i parlamentari Sergio Flamigni e Michele Caccavale, ad inizio anni ’80 Pisanu, allora sottosegretario al Tesoro, era il padrino politico di Flavio Carboni, faccendiere sardo in rapporti con mafiosi e con esponenti della Banda della Magliana, e in affari con Silvio Berlusconi:

« Sollecitato dal suo protetto Flavio Carboni, il sottosegretario al Tesoro Pisanu si interessa attivamente, e senza averne alcuna autorità istituzionale, della vicenda Calvi-Ambrosiano. L’On. Pisanu incontra privatamente Calvi per ben quattro volte, sempre accompagnato da Carboni; l’ultimo incontro col banchiere della P2 è del 22 maggio 1982, quando Pisanu vola a Milano utilizzando l’aereo di Carboni, e scortato dal suo faccendiere sardo incontra Calvi »
(Sergio Flamigni,Trame atlantiche, storia della loggia P2)

Il 6 giugno 1982 Pisanu risponde ad una interrogazione parlamentare sulla situazione del Banco Ambrosiano, ormai drammatica, sostenendo che la situazione della banca è pressoché normale, senza accennare alla gravissima situazione debitoria del collegato Banco Andino. Secondo Angelo Rizzoli, Roberto Calvi gli avrebbe rivelato di essere stato lui l'autore del discorso alla camera, e che in contropartita Carboni avrebbe versato a Pisanu 800 milioni di lire.[2]

Nel gennaio 1983 Pisanu dà le dimissioni da sottosegretario, in seguito allo scoppio dello scandalo P2 e al crac del Banco Ambrosiano. Secondo il deputato Massimo Teodori, le dimissioni erano dovute a

« fatti incontrovertibili: i rapporti strettissimi e continuativi tra Pisanu e Carboni; i rapporti di Pisanu con Calvi tramite Carboni; i rapporti di Pisanu con Calvi e Carboni per la sistemazione del “Corriere della Sera”; i rapporti di Pisanu con Calvi e Carboni quando, sottosegretario alTesoro, il ministero prendeva importanti decisioni sull’Ambrosiano »
(Ibidem)

Secondo Pisanu,

« quando l’opposizione sollevò dubbi sulla mia condotta, mi dimisi spontaneamente da sottosegretario al Tesoro, mettendomi a completa disposizione dei magistrati.

[3] »

Pisanu non fu indagato dalla magistratura per lo scandalo, ma solo ascoltato come persona informata sui fatti. Ascoltato più volte volta dalla commissione Anselmi, ammetterà di avere un po' "sottovalutato" la delicatezza di certe frequentazioni.[4]

Successivamente è ancora sottosegretario di stato alla Difesa dal 1986 al 1990 nei governi Dc-Psi e Pentapartito guidati da Bettino Craxi, Giovanni Goria e Ciriaco De Mita. Nel 1992 non è rieletto in parlamento.

Deputato di Forza Italia (1994-2006)[modifica | modifica sorgente]

Con lo scioglimento della Democrazia Cristiana nel PPI, nel 1994 decide di aderire a Forza Italia, per la cui lista è eletto deputato nel '94, '96 e 2001. Nel 1994 era vice capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera e nel 1996 è stato nominato capogruppo al posto di Vittorio Dotti poco tempo la testimonianza di Stefania Ariosto fino al 2001.

Nel 2001 è ministro senza portafoglio, ministro per l'attuazione del programma di governo nel governo Berlusconi II.

Ministro dell'Interno (2002-2006)[modifica | modifica sorgente]

Il 3 luglio 2002 subentra a Claudio Scajola come Ministro dell'Interno, carica che ricopre fino al 2006 (Governi Berlusconi II e III).

Durante i quattro anni del suo mandato vengono arrestati i membri delle Nuove Brigate Rosse, viene arrestato il super latitante Bernardo Provenzano e viene fondata la Consulta islamica (esperienza poi sospesa da Roberto Maroni). Durante il suo mandato, Pisanu si scontra più volte con gli esponenti della Lega Nord, alleato di governo, che chiedono una politica ancora più dura verso migranti e musulmani.[5].

Nel 2004 Pisanu viene interrogato come testimone dalla Procura di Palermo a proposito di una telefonata intercettata il 10 gennaio di quell'anno fra Totò Cuffaro e Silvio Berlusconi, che avvertiva il governatore della Sicilia, indagato per favoreggiamento alla mafia, che a proposito delle indagini sul suo conto comunica: "io ho saputo qui... la ragione perché ti telefono... il ministro dell'Interno ... mi ha parlato e mi ha detto che tutta la... è tutto sotto controllo".[4]

Il decreto Pisanu antiterrorismo[modifica | modifica sorgente]

Roberto Castelli e Beppe Pisanu

Pisanu è stato autore di un decreto antiterrorismo (D.L. 27 luglio 2005 n. 144 - decreto Pisanu - convertito dalla legge n. 155 del 31 luglio 2005 cosiddetto "legge Pisanu") approvato dal Parlamento con una larga maggioranza che includeva anche il Centrosinistra[senza fonte].

Il decreto conteneva anche norme connesse all'utilizzo di Internet, vietando le connessioni anonime a Internet e impone a tutti gli ISP di conservare un log in cui riportano indirizzo IP e numero di telefono che identifica l'utente connesso.

In base al decreto Pisanu, per aprire un internet point in Italia bisognava richiedere la licenza al questore; tale norma (art. 7), pensata come transitoria, avrebbe dovuto restare in vigore fino al 2008, ma venne costantemente prorogata dal governo Berlusconi IV tramite l'annuale decreto milleproroghe.

Solo a fine 2010 sono state cancellate le disposizioni relative all'identificazione (tramite documento d'identità) dei frequentatori di hotspot wifi pubblici e limitazione della licenza soltanto per coloro che intendessero aprire un pubblico esercizio che avesse quale attività principale la messa a disposizione di terminali connessi ad Internet.
Un progetto di legge bipartisan presentato a fine 2010 prevedeva già l'abrogazione totale dell'art.7 del decreto Pisanu, in quanto caso unico al mondo e di utilità marginale[6].

L'abolizione dell'art. 7 è stata infine effettuata dal governo Monti, che non ne ha inserito il rinnovo nel decreto proroghe 2011.[7]

Secondo diversi commentatori, il decreto Pisanu è stato responsabile del mancato sviluppo del wifi libero in Italia.[8][9]

Senatore di Forza Italia e PdL (dal 2006)[modifica | modifica sorgente]

Alle elezioni politiche del 2006 viene eletto senatore per Forza Italia in Campania.

Lo spoglio elettorale del 2006[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni politiche italiane del 2006.

La sera delle elezioni del 2006, anziché presidiare il Ministero dell'Interno dove affluiscono i risultati dai seggi, Pisanu si reca più volte a Palazzo Grazioli a colloquio con Berlusconi.[4] Nei giorni seguenti, il ministero di Pisanu annuncia l'esistenza di ben 43.028 schede contestate per la Camera e 39.822 per il Senato, un numero sufficiente a rovesciare la nuova maggioranza di Romano Prodi nei due rami del Parlamento. Dopo qualche giorno, Pisanu ammette un "errore materiale": i computer del ministero avrebbero "sommato le schede contestate alle nulle e alle bianche": le contestate alla Camera non erano 43mila, ma 2131; e al Senato non erano 39mila, ma 3135.[10][11]

Nel novembre 2006 esce il film-documentario Uccidete la democrazia!, che ritrae Pisanu come responsabile, insieme ai leader di Forza Italia, di presunti brogli elettorali riguardanti le elezioni politiche del 2006. A fine novembre, dopo poche ore dall'avvio dell'inchiesta, la Procura di Roma indaga l'autore del film-documentario, il giornalista Mario Deaglio, per diffusione di notizie false e tendenziose[12]. La successiva causa civile per danni che vede imputato lo stesso Deaglio è ancora in corso.

Coinvolgimento in Calciopoli[modifica | modifica sorgente]

Il 16 maggio 2006 vengono pubblicate delle intercettazioni telefoniche con Luciano Moggi, conoscente di lunga data in quanto compagno di scuola della moglie, in cui il Ministro dell'Interno chiede aiuto per la squadra di calcio più rappresentativa della sua zona d'origine sull'orlo della retrocessione e bisognosa di rinforzi[13].

Presidente della commissione antimafia (dal 2008 al 2013)[modifica | modifica sorgente]

Nel 2008 Pisanu viene rieletto senatore come capolista in Sardegna dopo la caduta del governo Prodi II, nelle liste del Popolo della Libertà

L'11 novembre 2008[14] Pisanu è stato eletto presidente della Commissione Parlamentare Bicamerale Antimafia su indicazione dei Presidenti di Camera e Senato. Ha annunciato che alle elezioni amministrative italiane del 2010 «il Codice di autoregolamentazione che prevede la non candidabilità di persone in odor di mafia è stato violato 45 volte e ha riguardato 11 candidati eletti e 34 non eletti». Sullo stato dei procedimenti nei loro confronti, «risulta che 25 sono definitivi, 15 non definitivi e 5 da approfondire». Le violazioni denunciate da Pisanu sarebbero trasversali alle diverse forze politiche ma concentrate nel sud, specialmente in Puglia, Campania e Calabria.[15]

Il 30 giugno 2010 ha dichiarato che tra il 1992 e il 1993 «è ragionevole ipotizzare che nella stagione dei grandi delitti e delle stragi si sia verificata una convergenza di interessi tra cosa nostra, altre organizzazioni criminali, logge massoniche segrete, pezzi deviati delle istituzioni, mondo degli affari e della politica. Questa attitudine a entrare in combinazioni diverse è nella storia della mafia e, soprattutto è nella natura stessa della borghesia mafiosa»[16]

Preparazione del dopo-Berlusconi[modifica | modifica sorgente]

Pisanu è stato accreditato da più parti come uomo della fronda del PdL volta a costruire un governo senza Berlusconi. Secondo Wikileaks, Pisanu era coinvolto con Fini e Tremonti nella preparazione di un governo dopo-Berlusconi già nell'ottobre 2009.[17] Il 7 settembre 2011 Pisanu ha affermato che serve un governo di larghe intese senza Berlusconi,[18][19], partecipando poi ai convegni del Terzo Polo.[20]

A seguito dell'insediamento del governo Monti, Pisanu ha auspicato che Monti possa essere candidato comune di PdL, PD e Terzo Polo nel 2013,[21] venendo smentito dallo stesso Monti durante la conferenza stampa di fine anno.

Nel dicembre del 2012 si allontana dal PdL per aderire al progetto della lista Con Monti per l'Italia del premier dimissionario Mario Monti, con la quale non è stato però candidato alle elezioni politiche del 2013.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di Gran Croce del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio

Note[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati Successore
Vittorio Dotti 15 maggio 1996 - 29 maggio 2001 Elio Vito
Predecessore Ministro per l'attuazione del programma di governo Successore
istituito nel 2001 11 giugno 2001 - 3 luglio 2002 Claudio Scajola(dal 28/8/2003)
Predecessore Ministro dell'Interno della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Claudio Scajola 3 luglio 2002 – 17 maggio 2006 Giuliano Amato
Predecessore Presidente della Commissione parlamentare Antimafia Successore
Francesco Forgione dall'8 maggio 2008 al 15 marzo 2013 Rosy Bindi