Henry John Woodcock

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Henry John Woodcock (Taunton, 23 marzo 1967) è un magistrato italiano, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Napoli diventato famoso per il Savoiagate prima e per Vallettopoli poi.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Henry John Woodcock è nato a Taunton, nella contea di Somerset in Gran Bretagna. Il padre George insegna lingue all'Accademia Navale di Livorno, mentre la madre, Gloria Pasquariello, è italiana, di origini napoletane. All'età di un anno i genitori si sono separati e la madre lo ha portato con sé a Napoli. Divenuto magistrato alla fine del 1996, è stato uditore a Napoli al fianco di due noti magistrati, Arcibaldo Miller e Paola Mastroberardino.

Dal settembre 1999 Woodcock è stato magistrato presso la procura di Potenza dove ha lavorato assieme a Luigi de Magistris. A Potenza ha svolto funzioni presso l'ufficio del pubblico ministero per oltre dieci anni ed è stato protagonista di inchieste importanti. Dall'11 settembre 2009 Woodcock è in servizio alla procura di Napoli come sostituto, nella sezione reati contro la pubblica amministrazione, incarico che potrebbe diventare definitivo dopo la conclusione del concorso interno.

Le inchieste[modifica | modifica sorgente]

Le prime inchieste[modifica | modifica sorgente]

Appena ricevuto l'incarico a Potenza, istruì un'inchiesta su Mario Campana, allora dirigente della Cancelleria del Tribunale Fallimentare della procura stessa, accusato di vendere in proprio gli immobili derivanti da fallimenti. Alla confessione dell'imputato seguì una condanna a 20 mesi e 25 000 euro di risarcimento[1].

L'anno successivo, nel 2000 lavorò a un'inchiesta sulla Banca Mediterranea di Potenza, con l'accusa di falso in bilancio per aver emesso crediti inesigibili a favore della Icla, una società facente capo a Paolo Cirino Pomicino e già coinvolta in indagini su infiltrazioni di stampo camorristico. La legge delega n. 366 del 5 ottobre del 2001, approvata durante il governo Berlusconi II, depenalizzò alcune fattispecie di questo reato. Woodcock nel maggio 2005 depositò un ricorso presso la Corte Costituzionale contro questo provvedimento, domanda tuttora in attesa di responso[1].

Nel 2000 si occupò anche di un'inchiesta sulla dirigenza del Liceo Enrico Fermi di Potenza, che portò alla luce un'associazione a delinquere formata da insegnanti e dirigenti d'istituto che aveva prodotto una "classe fantasma", inesistente e costruita falsificando registri e compiti in classe, al fine di aumentare i finanziamenti all'istituto ed evitarne la chiusura. Il processo si concluse con quattro patteggiamenti e dodici rinvii a giudizio. Nello stesso anno sostenne anche l'accusa in un processo contro due ragazzi accusati dell'omicidio di un'insegnante, conclusosi con la condanna degli imputati.

Nell'ottobre dello stesso anno una sua inchiesta portò all'arresto del presidente della Commissione Tributaria Provinciale, Emanuele Casamassima. L'uomo, un ex magistrato della Corte di Cassazione, venne accusato di falso in scrittura privata. Il 4 giugno del 2001, una sua inchiesta portò all'arresto del senatore Ds e sindaco di Castellaneta (TA), Rocco Loreto, accusato di calunnia e violenza privata nei confronti di un magistrato della Procura di Taranto. L'intervento del Senato interruppe il processo, ma Woodcock ricorse alla Corte Costituzionale, sostenendo che le minacce e le calunnie non rientrino nella normale attività del senatore[1].

Nel 2002 ottenne visibilità precedendo di pochi giorni, con la sua inchiesta, un servizio televisivo della trasmissione TV "Le Iene" sull'acquisto di patenti di guida presso la Motorizzazione Civile di Potenza. Il processo è ancora in corso, ma alcuni imputati hanno già ammesso la colpevolezza e patteggiato la pena[1]. Sempre nel 2002, ottiene due condanne per omicidio nei confronti degli assassini di un sessantasettenne.

Le tangenti Inail[modifica | modifica sorgente]

Ancora nel 2002 lavorò sull'inchiesta delle "tangenti Inail", che vedeva alcuni dirigenti dell'istituto corrotti per favorire l'assegnazione di appalti a società compiacenti. L'inchiesta, nata per caso da una piccola indagine su un illecito amministrativo minore, si concluse con 20 arresti, di cui alcuni eccellenti come il direttore generale dell'INAIL Alberigo Ricciotti e la scoperta di una vasta rete di corruzione che coinvolgeva anche il gruppo Eni-Agip. Da qui partì l'inchiesta sulle "tangenti del petrolio", che portò ad altri 17 arresti, incluso quello di Carlo Fermiani, dirigente dell'Ente Nazionale Idrocarburi.

La rete di corruzione arrivò a coinvolgere a vario titolo, oltre ai fratelli De Sio, da cui era partita l'indagine,i deputati Angelo Sanza (Forza Italia) e Antonio Luongo (DS), il generale dei Carabinieri Stefano Orlando. L'iscrizione di quest'ultimo nel registro delle notizie di reato, spinge il senatore a vita Francesco Cossiga a intervenire nel dibattito: l'ex-presidente, di cui Orlando fu responsabile alla sicurezza, si lanciò in una serie di grevi ironie e insulti al pool di magistrati che curavano l'inchiesta, tra cui Woodcock, Gerardina Romaniello e Giuseppe Galante.

Le accuse vennero tuttavia confermate il 13 giugno 2002 dal Tribunale del riesame, e solo 6 degli indagati (tra cui Orlando) furono rimessi in libertà o ebbero la pena convertita in interdizione dai pubblici uffici. L'inchiesta arrivò ai primi arresti nel tempo record di soli 12 mesi dall'apertura del fascicolo[1].

Il Vip Gate[modifica | modifica sorgente]

Dall'inchiesta INAIL/petrolio si distaccarono numerosi rami di indagine, che arrivarono a coinvolgere a diverso titolo alcuni personaggi molto noti. Tra i coinvolti nell'inchiesta, nota come Vip Gate:[2]

In tutto l'inchiesta nel dicembre del 2003 coinvolge 78 persone, tra cui numerosi personaggi dello spettacolo, del giornalismo, due ministri, politici e funzionari di ministeri, Comuni ed Enti pubblici, accusati di associazione per delinquere per la turbativa di appalti, estorsione, corruzione, millantato credito e favoreggiamento, oltre ad altri reati secondari.

Le accuse si rilevarono insussistenti al riscontro probatorio. Il G.I.P. respinse la richiesta di emissione di ordinanza di custodia cautelare avanzata da Woodcock, dichiarando la propria incompetenza territoriale e la mancanza dei requisiti previsti dall'art 291 c.p.p. per le prosecuzione delle indagini da parte di giudice incompetente per territorio per quanto atteneva le imputazioni di associazione per delinquere e corruzione, e affermando la totale assenza di elementi indiziari per alcuni dei reati contestati[3]. Una volta dichiarata l'incompetenza territoriale del Tribunale di Potenza, gli atti furono trasmessi al competente Tribunale di Roma che, anziché adottare i provvedimenti come sarebbe stato doveroso in caso di consistenza dell'accusa, archiviò l'inchiesta per impossibilità di sostenere l'accusa in giudizio, a norma dell'art. 125 delle disposizioni attuative del codice di procedura penale. Alcuni fascicoli, generati dal procedimento sopra riportato, furono stralciati e restano ancora aperti in alcune Procure; per alcuni degli imputati il Tribunale dei ministri decretò la chiusura dell'inchiesta, mentre altri (tra cui il generale Orlando) sono scarcerati solo per assenza di necessità cautelari, e i processi continuano.

Alla luce del mancato accoglimento delle richieste accusatorie, la stampa ha riportato che le accuse erano destituite da ogni fondamento[4] Ironizzando sul fatto che Woodcock non fosse in grado di distinguere la conduttrice di Telecamere dai concorrenti del Grande Fratello. I sostenitori di Woodcock, invece, sottolineano che il suo intervento non sarebbe rimasto senza conseguenze: dal punto di vista della rilevanza economica dei fatti contestati, la questione di maggior rilievo riguardava i crediti verso lo Stato del Concordato Preventivo Federconsorzi, per un ammontare di 500 milioni di euro, rivenienti da rimborso di crediti fiscali e dalla cessata gestione ammassi grano, che in parte erano stati ceduti e in parte stavano per essere ceduti a un prezzo pari a un decimo del loro valore nominale a note società specializzate in questo genere di operazioni. La procedura relativa non è ancora conclusa.

L'inchiesta sulla criminalità in Basilicata[modifica | modifica sorgente]

Il 22 novembre del 2004 fu la volta dell'operazione "Iene 2", sui legami tra criminalità e politica nella gestione degli appalti in Basilicata. Accusa il deputato di Forza Italia Gianfranco Blasi di legami con il clan mafioso dei Martorano, legato a Ndrangheta e Camorra: il deputato avrebbe, secondo l'accusa, favorito aziende legate al gruppo in cambio di sostegno elettorale. 51 arresti, tra cui il presidente della Camera Penale della Basilicata Piervito Bardi, e nell'inchiesta compaiono: un consigliere comunale di Forza Italia e i deputati Antonio Luongo (DS, già coinvolto nell'inchiesta INAIL) e Antonio Potenza (Udeur); la posizione di quest'ultimo, dopo la ricezione dell'avviso di garanzia, si è definita con un'archiviazione richiesta dallo stesso PM. Le accuse non reggono la prova del Tribunale del Riesame, e le richieste di Woodcock vengono respinte, nonostante il tribunale del riesame riconosca gravi indizi di reità in ordine ai delitti scopo dell'associazione mafiosa[1]. Il massiccio annullamento dei rinvii a giudizio di questo processo spinge il ministro Roberto Castelli a istruire un'indagine sull'operato del PM Woodcock, inchiesta che non ha riscontrato nessuna scorrettezza nell'operato del pool.

Il Somaliagate[modifica | modifica sorgente]

Il 6 maggio del 2006 nell'ambito dell'inchiesta "Somaliagate" Woodcock scopre una rete di truffatori che estorcevano denaro a imprenditori millantando rapporti con servizi segreti e organizzazioni internazionali. L'inchiesta ha portato la Polizia a 17 arresti, tra cui il faccendiere salernitano Massimo Pizza e il funzionario del SISDE Fausto Del Vecchio (in seguito allontanato dal servizio), quest'ultimo già oggetto di altre indagini tra cui il processo ad alcuni marocchini coinvolti per un falso attentato all'ambasciata americana a Roma. Pizza si dichiara agente dei servizi segreti, e in effetti può dimostrare di aver partecipato a una missione ufficiale in Somalia per la ricerca di contatti di Al Qaeda. Pizza rende una dichiarazione, in un verbale di 326 pagine, in cui afferma di aver organizzato un giro di truffe in complicità con leader locali dell'area africana e mediorientale e con lo stesso Del Vecchio.

Risulta essere il consigliere di Hussein Mohammed Aidid, un signore della guerra somalo: l'incarico è confermato dalla presenza di un atto ufficiale firmato dal ministro Gianfranco Fini e datato 24 novembre 2004. Grazie a questo incarico conclude contratti con imprenditori italiani, per affari che poi non vengono conclusi, incassando alcuni milioni di euro in tangenti. Nell'ambito di un affare legato al traffico di armi, entra in contatto con Achille De Luca, consigliere di Vittorio Emanuele di Savoia. In seguito Pizza afferma di aver svolto dei lavori per Vittorio Emanuele, in particolare per la rimozione di materiale compromettente presente online tramite attacchi informatici[5].

Woodcock non considera Pizza un testimone attendibile, ma conduce ugualmente i dovuti approfondimenti sulle dichiarazioni: dalle parole di Pizza arriva a indagare, su Vittorio Emanuele, che viene sottoposto a intercettazioni telefoniche. Vittorio Emanuele è stato indagato nel 2005 come risulta dal registro delle notizie di reato della procura della repubblica di Potenza. In seguito a quella indagine lo stesso Pizza viene iscritto nel registro delle notizie di reato della stessa Procura. L'interrogatorio di Pizza avviene quando già Vittorio Emanuele è indagato.

Il Savoiagate[modifica | modifica sorgente]

L'inchiesta, cominciata il 16 giugno 2006, arriva ai mass media allorquando Henry John Woodcock chiese e ottenne l'arresto di Vittorio Emanuele di Savoia con le accuse di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, alla corruzione, alla concussione, falsità ideologica, minacce e favoreggiamento,[6] oltre a essere accusato di essere a capo di un’organizzazione attiva nel gioco d’azzardo illegale.[7] L'indagine portò al coinvolgimento di 24 persone delle quali 13 vennero arrestate, tra queste ultime Salvatore Sottile[8] (portavoce dell'allora presidente di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini)[9] e il sindaco dell'exclave italiana in Svizzera di Campione d'Italia Roberto Salmoiraghi[10] (che oltre a essere allora sindaco era anche il medico di base di Campione[11] e che fu tradotto da Como al carcere di Potenza ove rimase in cella per quindici giorni prima di venire posto agli arresti domiciliari).[12] A causa dell'arresto del sindaco, il comune lariano venne commissariato dal prefetto di Como.[13] Tra gli indagati vi erano anche Simeone II di Sassonia Coburgo Gotha (ex premier della Bulgaria, cugino e coetaneo di Vittorio Emanuele) il quale venne accusato di istigazione alla corruzione di membri di stati esteri.

Nel frattempo, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva chiesto notizie al Consiglio Superiore della Magistratura sul fascicolo personale di Woodcock.[14] Il 13 marzo 2007 i Pm della Procura di Como, a cui era stata affidata l'inchiesta per competenza territoriale, dopo aver ascoltato le intercettazioni integrali (compresi perciò gli "omissis"), hanno chiesto al gip l'archiviazione della posizione di Vittorio Emanuele di Savoia e di tutti gli altri indagati dai reati di "corruzione per i contratti di procacciamento clienti del casinò e di sfruttamento della prostituzione per il reclutamento di prostitute per i frequentatori della casa da gioco di Campione". Il 27 marzo il gip Pietro Martinelli ha accolto l'istanza di archiviazione, poiché per quanto relativo alle posizioni degli indagati "i fatti non hanno rilevanza penale".[15]

Il 22 settembre 2010 il gup del tribunale di Roma, Marina Finiti, al termine del giudizio con rito abbreviato, ha scagionato da ogni accusa Vittorio Emanuele di Savoia e altre cinque persone coinvolte nel filone di indagine "Savoiagate" con la formula "assolti perché il fatto non sussiste".[16] Lo Stato ha risarcito con un assegno di 11.000 euro l'allora sindaco di Campione Roberto Salmoiraghi per l'ingiusta incarcerazione in quanto, secondo le motivazioni del risarcimento, «non si può mettere in dubbio che le conseguenze dell'ingiusta detenzione siano state eccezionalmente dirompenti».[17]

Vallettopoli[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del dicembre 2006, viene alla luce una sua nuova inchiesta che occupa le prime pagine dei giornali: "Vallettopoli". Riguarda ricatti che avrebbero, a vario titolo, interessato manager, giornalisti, vallette e personale in genere del mondo dello spettacolo. L'inchiesta s'incentra dapprima sui rapporti tra la soubrette Elisabetta Gregoraci e il portavoce di Gianfranco Fini Salvatore Sottile, per poi arrivare a coinvolgere anche il manager Lele Mora, il fotografo Fabrizio Corona e numerosi personaggi della televisione e della moda. La Gregoraci denuncerà qualche mese dopo di avere subito pressioni di varia natura da Woodcock, il quale, secondo gli stralci del verbale di interrogatorio sinora resi noti (apparsi anche sul sito del quotidiano la Repubblica), avrebbe insistito per farsi descrivere i particolari degli incontri sessuali tra la Gregoraci e Sottile. L'avvocato della soubrette, Fabio Lattanzi, ha chiesto che venga pubblicata la fonoregistrazione dell'interrogatorio. Le accuse di concussione sessuale nei confronti di Sottile vengono archiviate nel febbraio 2007.[8]

Da una costola dell'inchiesta, utilizzando intercettazioni a Corona, il pubblico ministero Henry John Woodcock arriva poi alla Visetur, un'agenzia di viaggi di alto livello che oltre all'organizzazione di tour, si occupa di noleggio di elicotteri e aerei privati, affitto imbarcazioni, servizio scorte per personaggi famosi. Vengono messe sotto controllo alcune utenze telefoniche e nelle conversazioni intercettate si parla anche del ministro dell'ambiente dell'epoca, Alfonso Pecoraro Scanio. Uno dei titolari della Visetur è Mattia Fella, suo fratello sarebbe inserito nella lista dei consulenti dell'Ambiente. L'agenzia avrebbe ottenuto l'appalto per occuparsi di alcune trasferte ministeriali, e avrebbe poi organizzato viaggi gratuiti per lo stesso Pecoraro Scanio[18]. Come molte altre inchieste, anche questa è trasmessa per competenza territoriale ad altra sede giudiziaria: nella fattispecie al tribunale dei ministri di Roma, che il 26 febbraio 2009 solleva questione di legittimità costituzionale dell'articolo 6 della "legge Boato" nella parte residuata dopo la sentenza n. 390 del 2007 della Corte costituzionale.

L'inchiesta sulla P4[modifica | modifica sorgente]

Nel 2011 compie un'inchiesta sulla P4, un "sistema informativo parallelo", basandosi su alcune intercettazioni a carico del mediatore Luigi Bisignani. Sulla base di tali intercettazioni viene arrestato il deputato Alfonso Papa, con l'accusa di aver fornito a Bisignani informazioni riservate con la collaborazione del maresciallo dei Carabinieri Enrico La Monica. Il Tribunale del Riesame di Napoli, tuttavia, sanci' l'insussistenza del rapporto tra Bisignani e La Monica, nonche' dell'associazione a delinquere. L'insussistenza di quest'ultimo reato e' stata in seguito confermata dalla Corte di Cassazione[19]

Lo scandalo Lega[modifica | modifica sorgente]

Con Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli è tra i magistrati chiamati a fare chiarezza, nell'aprile 2012, sul caso dei fondi che sarebbero stati deviati dal tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito (indagato per truffa ai danni dello Stato, appropriazione indebita e riciclaggio di denaro) a favore di Umberto Bossi e della sua famiglia e che hanno comportato le dimissioni di quest'ultimo da segretario del partito.

Caso Berlusconi[modifica | modifica sorgente]

Ancora con Curcio e Piscitelli e con Alessandro Milita e Fabrizio Vanorio nel febbraio 2013 fa mettere sotto indagine Silvio Berlusconi per corruzione e finanziamento illecito ai partiti.

Le critiche[modifica | modifica sorgente]

Il 18 marzo 2004 è stato avviato un procedimento disciplinare, promosso dal Ministro della giustizia Roberto Castelli; la commissione disciplinare del CSM ha concluso il provvedimento in fase istruttoria con il proscioglimento. Castelli lo ha impugnato davanti alla Cassazione che ha ribadito il proscioglimento di Woodcock e ha condannato il ministro al pagamento delle spese processuali.

Nell'ambito della vicenda "Vip Gate", secondo questa impostazione, il suo castello accusatorio si rivelò inconsistente, al punto che lo stesso Giudice per le Indagini Preliminari si rifiutò di emettere un'ordinanza di custodia cautelare, nonostante lunghe indagini e intercettazioni (a causa della propria incompetenza territoriale per taluni reati, e per carenza di indizi per altri), e al punto che i Pubblici Ministeri del Tribunale territorialmente competente non solo non chiesero l'emissione di alcun ordine di cattura, ma anzi ne chiesero l'archiviazione. Nell'ambito di tale inchiesta - coinvolgente personaggi di primo piano - Woodcock sarebbe arrivato a chiedere l'arresto, tra gli altri, di Tony Renis, Flavio Briatore e Anna la Rosa, conduttrice della trasmissione di cronaca parlamentare Telecamere.

La fine temporanea dell'inchiesta "Savoiagate" è per molti aspetti identica a quella della vicenda "Vip Gate", e ha rivelato l'inconsistenza dell'ipotesi d'accusa formulata da Woodcock: inizialmente a Potenza (foro non territorialmente competente), questi iscrive nel registro degli indagati 24 persone, di cui ben 7 vengono sottoposte a custodia cautelare in carcere e 6 agli arresti domiciliari con la pesante accusa di associazione per delinquere, il tutto anche e soprattutto sulla base di trascrizioni di intercettazioni telefoniche - a detta della difesa degli indagati - non fedeli e non complete; successivamente, quando l'inchiesta raggiunge i Tribunali competenti per territorio, gli stessi Sostituti Procuratori di Como chiedono al Giudice per le indagini preliminari l'archiviazione di tutto perché "i fatti non sono penalmente rilevanti", e il GIP accoglie la richiesta.

Nell'ambito dell'inchiesta "Savoiagate", il 22 settembre 2009 il gup di Potenza Luigi Barrella ha rinviato a giudizio, per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici funzionari, Vittorio Emanuele di Savoia che era stato arrestato il 16 giugno 2006 su richiesta di Henry John Woodcock. Il dispositivo è stato letto in un'aula del Tribunale di Potenza, dove erano presenti i pm Laura Triassi e Salvatore Colella poiché Woodcock si era nel frattempo trasferito a Napoli. Il rinvio a giudizio di Vittorio Emanuele era stato chiesto da Woodcock nell'ambito dell'inchiesta cosiddetta «Savoiagate»: il 16 giugno 2006 il gip Alberto Iannuzzi ordinò altri 12 arresti. Le accuse, a vario titolo, erano associazione per delinquere finalizzata alla prostituzione, alla corruzione, alla concussione, falsità ideologica, minacce e favoreggiamento. La notizia dell'arresto di Vittorio Emanuele, che rimase nel carcere di Potenza per una settimana, fece il giro del mondo: tutto partì da una «banale» indagine che riguardava i prefabbricati di Bucaletto, il quartiere costruito a Potenza per accogliere i senzatetto del terremoto del 1980. Dall'inchiesta che portò in carcere Vittorio Emanuele scaturì quella conosciuta come «Vallettopoli» e che nel marzo del 2007 fece finire in galera, ancora a Potenza, ma per 33 giorni, il fotografo dei vip Fabrizio Corona. La prima udienza del processo fu fissata per il 21 dicembre 2009.[20] Il 22 settembre 2010, il gup del tribunale di Roma, Marina Finiti, al termine del giudizio con rito abbreviato, ha scagionato da ogni accusa Vittorio Emanuele di Savoia e altre cinque persone coinvolte nel filone di indagine "Savoiagate" con la formula "assolti perché il fatto non sussiste".[21]

La frase "è un pazzo", pronunciata dall'ex-ministro delle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri, ha portato all'emissione di un rinvio a giudizio per diffamazione aggravata emesso a carico del politico[1]. Il 2 giugno 2002 Vittorio Feltri pubblica su Il Foglio un violento editoriale contro Woodcock. Feltri viene condannato per diffamazione il 13 febbraio 2005 con sentenza del Tribunale di Monza. La linea editoriale del quotidiano è tuttora molto critica nei confronti del magistrato.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g "Il magistrato e le bolle di sapone", di Gianni Barbacetto e Giuliano Colonna, Diario, 23 giugno 2006.
  2. ^ John Woodcock, il pm del "Vip-gate", Tgcom. URL consultato il 4 ottobre 2009.
  3. ^ http://www.credfed.com/roma4.pdf
  4. ^ Corriere.it
  5. ^ La strana connection del signor Pizza, di Giacomo Amadori, su Panorama del 26/06/2006
  6. ^ Potenza, Vittorio Emanuele di Savoia rinviato a giudizio - Tg24 - Sky.it
  7. ^ Vittorio Emanuele: “Chiederò i danni allo Stato. Il pm Woodcock? Più abile di Hitler” | Blitz quotidiano
  8. ^ a b Vallettopoli, nessun reato Archiviazione per Sottile
  9. ^ "Sottile e la showgirl sesso per un posto in tv" - cronaca - Repubblica.it
  10. ^ http://www.ilgiornale.it/interni/il_sindaco_arrestato_sbaglio_e_risarcito_due_soldi/07-02-2010/articolo-id=419865-page=0-comments=1 «Sono rimasto a Potenza, in un carcere spaventoso, per quindici giorni. Ero in cella con un rapinatore, un assassino e un drogato che aveva crisi continue. Non avevo lo spazio fisico per muovermi, non potevo fare niente tutto il giorno, sentivo solo rimbombare in tv il nome di Vittorio Emanuele e poi il mio. Avevano intercettato numerose telefonate e sulla base di mezze parole, frasi e mozziconi di discorsi avevano messo insieme un quadro fantascientifico».
  11. ^ http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-7d0f4d38-b2b7-4506-af0a-ffc6b617a9be.html eletto nel 1994, riconfermato nel 1998 è uno dei 2 medici di base, in Italia le due cariche sono incompatibili, a Campione, invece è possibile.
  12. ^ Il sindaco arrestato per sbaglio e risarcito con due soldi - Interni - Pagina 2 - ilGiornale.it
  13. ^ ViviCantù – Il primo portale della città » Va in pensione il prefetto di Como, Domenico Lerro
  14. ^ Cani scelti e cani sciolti, articolo di Marco Travaglio pubblicato su L'Unità del 1 marzo 2007 [1]
  15. ^ Tgcom - Savoia, archiviata inchiesta Como
  16. ^ Savoiagate, Vittorio Emanuele assolto
  17. ^ «Ingiusta detenzione» Risarcito l' ex sindaco
  18. ^ Corriere della sera, 4 aprile 2008, "Viaggi gratis, indagato Pecoraro Scanio"
  19. ^ Andrea Cuomo (2013) Inchiesta dopo inchiesta: ecco tutti i flop di Woodcock. Il Giornale.it, accesso il 12 luglio 2014.
  20. ^ CORRIERE DELLA SERA 23 SETTEMBRE 2009
  21. ^ Corriere della Sera, 22 settembre 2010 Vittorio Emanuele Savoia assolto

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