Popolari UDEUR

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Popolari UDEUR
Segretario Clemente Mastella
Presidente Romano Caratelli
Stato Italia Italia
Fondazione 24 maggio 1999
Sede via Dandolo 24, Roma
Partito Forza Italia (dal 2013)
Ideologia Centrismo,
Cristianesimo democratico,
Meridionalismo
Collocazione Centro-destra
Coalizione L'Ulivo (1999-2005)
L'Unione (2005-2007)
Centro-destra (2009- )
Partito europeo Partito Popolare Europeo
Gruppo parlamentare europeo Gruppo PPE
Affiliazione internazionale Internazionale Democratica Centrista
Seggi Camera
0 / 630
Seggi Senato
0 / 315
Seggi Europarlamento
1 / 73
Seggi Consiglio regionale
4 / 1042
Testata Il Campanile nuovo
Sito web www.popolariudeur.it

Popolari UDEUR è un partito politico italiano fondato nel 1999. Il partito era stato fondato come Unione Democratici per l'Europa (1999-2003), successivamente ha poi assunto la denominazione di Alleanza Popolare - UDEUR (2003-2004), Popolari UDEUR (2004-2010), Popolari per il Sud (2010), UDEUR - Popolari per il Sud (2011) ed infine nuovamente Popolari UDEUR (dal 2012).

Il partito, sorto su iniziativa di Clemente Mastella, si è collocato nella coalizione di centro-sinistra dalla sua nascita (1999) fino al 2008, quando, successivamente alla sfiducia del Governo Prodi II passa con il centrodestra, non disdegnando tuttavia rapporti di collaborazione con formazioni democristiane e meridionaliste.

Storia[modifica | modifica sorgente]

XIII Legislatura[modifica | modifica sorgente]

La nascita nel 1999 dopo l'esperienza dell'UDR[modifica | modifica sorgente]

La sede dell'UDEUR a Roma nell'aprile 2007.

Con la fine dell'Unione Democratica per la Repubblica (UDR) sancita il 24 febbraio 1999[1], l'ormai ex segretario Clemente Mastella imbastisce un duro scontro politico per mantenere nome e simbolo dell'UDR[2].

In attesa che venga risolta la querelle legale, a metà marzo Mastella opta per la creazione dell'Unione Democratica per l'Europa[3] e il 20 presenta ufficialmente il nuovo simbolo e nome. Per Mastella, che rivendica ancora il titolo di segretario UDR, l'UDEUR è la versione elettorale dell'UDR in vista delle elezioni europee[4], ma gli altri componenti dell'UDR bollano l'iniziativa come una semplice scissione[5][6].

L'UDR comunque non esiste più per sfaldamento e a Mastella non resta tardiva che la soddisfazione di essere il titolare del simbolo[7].

Il 23 maggio l'UDEUR è ufficialmente costituito con Mastella alla segreteria e l'ex presidente della Camera Irene Pivetti presidente[8][9].

L'UDEUR debutta immediatamente alle elezioni europee del 13 giugno 1999 raccogliendo mezzo milione di voti (1,6%) ma dimostrando il suo radicamento e la sua forza elettorale soprattutto al sud e nelle isole (dove raggiunge punte di oltre il 6%).

In seguito a questi risultati positivi (soprattutto in Campania, Calabria, Sicilia, Basilicata, Molise), l'UDEUR adotta una linea distintiva nella difesa del Mezzogiorno d'Italia, in contrapposizione alla Lega Nord di Umberto Bossi, ma senza eccessi.

L'adesione al centro-sinistra[modifica | modifica sorgente]

L'UDEUR lavora, in questo periodo, per la costituzione di un grande centro, mantenendo una posizione di autonomia verso i due poli ma, dopo circa un anno, stringe accordi con la coalizione dell'Ulivo di centrosinistra, guidata in questa fase da Massimo D'Alema, il cui governo in precedenza aveva già ricevuto la fiducia di Mastella e dell'UDR.

Così, alle elezioni regionali del 2000, l'UDEUR è parte integrante delle coalizioni di centrosinistra: non presenta liste in tutte le regioni, si attesta intorno all'1,5% (dato nazionale) ma radica sempre di più la sua forza al sud (in Campania è al 7%, in Basilicata al 7,4%).

"Siamo alleati di un centro-sinistra scritto col trattino, anzi col trattone", precisa spesso Mastella, che sostiene in modo convinto il ritorno al sistema proporzionale e l'accentuazione del ruolo degli organi assembleari (primi fra tutti i consigli regionali) a discapito degli esecutivi.

XIV Legislatura[modifica | modifica sorgente]

Dalla Margherita all'Alleanza Popolare[modifica | modifica sorgente]

L'alleanza con l'Ulivo prosegue e, alle elezioni politiche del 13 maggio 2001, l'UDEUR sostiene la candidatura al governo di Francesco Rutelli presentata dalla coalizione, aderendo al progetto federativo della Margherita presentando una lista unitaria insieme al Partito Popolare Italiano, a I Democratici e Rinnovamento Italiano, formazione che conquista il 14,5% dei consensi e costituisce gruppi parlamentari unici (80 deputati e 43 senatori).

Quando, però, la Margherita decide di andare oltre il progetto elettorale e di costituirsi come partito unico (luglio 2002), l'UDEUR non vi aderisce, preferendo proseguire il cammino per la propria strada e abbandonando i gruppi parlamentari unitari: non c'è però la consistenza necessaria per costituire gruppi autonomi e l'UDEUR finisce nel gruppo misto (con 6 deputati e 4 senatori).

In occasione delle elezioni europee del 2004, il partito prende il nome di Alleanza Popolare-UDEUR, in seguito all'adesione di Mino Martinazzoli (ultimo segretario della Democrazia Cristiana)[10]. La nuova formazione ottiene come risultato all'elezioni l'1,3% dei voti, ottenendo un solo seggio che, dopo la rinuncia di Mastella, va a Paolo Cirino Pomicino. In seguito, però, Martinazzoli abbandona l'alleanza e lo stesso Pomicino sarà espulso dal partito.

Nasce intanto la nuova coalizione del centrosinistra, L'Unione. L'UDEUR vi aderisce e cambia ancora simbolo e nome: nel simbolo campeggia un campanile (emblema del partito) su uno sfondo più chiaro, mentre il nome è ora Popolari UDEUR[11].

Il 2005, adesione e insofferenza nell'Unione[modifica | modifica sorgente]

In vista delle elezioni regionali del 2005, l'UDEUR pone qualche pregiudiziale alla coalizione chiedendo, come elemento essenziale per dare seguito all'alleanza, la presidenza di una delle principali regioni del sud (Campania, Puglia o Calabria). Il vertice dell'Unione non tiene in considerazione la richiesta: in Campania c'è l'uscente Bassolino (DS), la Calabria va alla Margherita e in Puglia si tengono le primarie, col successo del candidato di Rifondazione Comunista.

L'UDEUR minaccia di uscire dalla coalizione e di presentarsi sola alle elezioni, con propri candidati alla presidenza di tutte le regioni. Ma la crisi rientra, il leader dell'Unione Romano Prodi e gli altri alleati riconoscono all'UDEUR lo status di partito con pari dignità e di essere un alleato "fondamentale" per la coalizione.

Si tengono le elezioni, l'UDEUR appoggia i candidati dell'Unione (che vince in 12 regioni su 14) e rafforza la sua consistenza: si attesta intorno al 2,5% sul dato delle regioni chiamate al voto, ma nelle regioni del sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia) è sulla media del 7,5%. Sandra Lonardo, moglie di Mastella, viene eletta Presidente del Consiglio Regionale della Campania.

Nel corso del 2005 il partito acquisisce nuove rappresentanze in Parlamento, accogliendo molti reduci di Forza Italia e della Casa delle Libertà, scontenti e smossi dalla sconfitta elettorale della CdL. I deputati dell'UDEUR, da 6 diventano 14 (5 provenienti da FI, 2 dalla Margherita, 1 dall'UDC); i senatori sono 5 (con un'adesione da FI).

Mastella terzo alle primarie[modifica | modifica sorgente]

A seguito dell'organizzazione delle consultazioni primarie per scegliere il candidato premier dell'Unione, Clemente Mastella decide di presentare la sua candidatura per presidiare il centro della coalizione, "un centro che diventi il vero futuro della politica". Le elezioni primarie si svolgono il 16 ottobre 2005 con sette candidati: Mastella arriva terzo, raccogliendo 196.014 voti (il 4,6% dei consensi), alle spalle di Romano Prodi (74,1%), che riceve l'investitura di candidato premier della coalizione, e di Fausto Bertinotti (14,7%).

Nella giornata delle votazioni, però, Mastella si rende protagonista di una serie di critiche nei confronti dell'evento, definendo le primarie come un "gioco fasullo". A scatenare la miccia è il fatto che, a metà mattinata, nel suo paese di residenza (di cui Mastella è anche sindaco), Ceppaloni, le schede erano già terminate e molta gente non aveva potuto votare. Il leader dell'UDEUR accusa altresì di essere venuto a conoscenza che in alcuni seggi di Roma erano presenti schede già votate per Prodi e pronte per essere inserite nelle urne. Già in precedenza, Mastella aveva denunciato incongruenze nell'allestimento dei seggi sostenendo che erano stati costituiti in numero inferiore al Sud, dove il suo partito è più forte.

Questa fase di contrasto viene superata definitivamente nel gennaio 2006, quando il congresso nazionale conferma l'alleanza del partito con l'Unione e presenta le sue liste all'interno della coalizione di centro-sinistra guidata da Prodi.

XV Legislatura[modifica | modifica sorgente]

Le elezioni 2006 e l'ingresso al Governo[modifica | modifica sorgente]

Il 9 e il 10 aprile 2006 si svolgono le elezioni. Il centrosinistra vince per poche decine di migliaia di voti alla Camera dei deputati, dove ottiene il 49,81% dei consensi contro il 49,74% della CdL. Mentre alla Camera il risultato basta a ottenere un ampio premio di maggioranza, al Senato la maggioranza dell'Unione è decisamente risicata.

Il risultato dell'UDEUR è fermo all'1,4% (534.000 voti alla Camera e 477.000 al Senato), riuscendo a superare l'1% soltanto nelle regioni del centro-sud. Non supera, pertanto, lo sbarramento nazionale del 2% previsto alla Camera per le liste coalizzate, ma partecipa comunque alla ripartizione dei seggi in qualità di "miglior perdente" (lista che ha raccolto il maggiore risultato al di sotto dello sbarramento), secondo la norma prevista dalla legge elettorale appena entrata in vigore. Elegge così 14 deputati, grazie anche ai deputati candidati per "diritto di tribuna" nelle liste dell'Ulivo.

Al Senato supera lo sbarramento regionale del 3% solo in Campania, Basilicata e Calabria e si verificano le condizioni per l'assegnazione di due seggi in Campania e uno in Calabria. Lo stesso Mastella, finora deputato, viene eletto senatore. Nel Governo Prodi II, l'UDEUR rivendica inizialmente il Ministero della Difesa, ma il 17 maggio 2006, all'insediamento dell'esecutivo, Mastella viene nominato Ministro della Giustizia e Marco Verzaschi sottosegretario al Ministero della Difesa.

Mauro Fabris è il capogruppo alla Camera, mentre Stefano Cusumano diventa vicepresidente del Gruppo Misto al Senato, cui aderiscono i senatori UDEUR. Intanto, al Parlamento europeo subentra un nuovo rappresentante dell'UDEUR, Armando Veneto (che in seguito, tuttavia, lascerà il partito).

All'inizio del 2007, l'UDEUR partecipa a un progetto di "Federazione Democristiana" insieme ad alcuni movimenti neo-democristiani e centristi, mentre, in occasione delle elezioni amministrative, stipula un accordo con il Partito dei Rumeni d'Italia per ospitare al suo interno rappresentanze rumene, in base alla comune ispirazione ai valori del cristianesimo.

La fine del governo e il "D-day"[modifica | modifica sorgente]

Nel corso della legislatura le posizioni dell'UDEUR si allontanano spesso da quelle del governo fino alle ripetute minacce di Mastella di uscire dalla maggioranza. Uno dei terreni di scontro è quello della riforma elettorale: l'UDEUR si schiera apertamente contro il referendum promosso da esponenti di entrambe le coalizioni volto a ripristinare un sistema sostanzialmente maggioritario e bipartitico.

Ma l'evento cruciale si verifica il 16 gennaio 2008, il cosiddetto "D-day" per l'UDEUR: in Campania vengono spiccati un gran numero di mandati d'arresto nei confronti di esponenti del partito, tra cui quello di Sandra Lonardo, moglie dello stesso Mastella, accusata di concussione ai danni del Presidente della Regione Antonio Bassolino in merito a incarichi dirigenziali regionali. Nell'inchiesta sono indagati, tra gli altri, lo stesso Mastella e i due assessori regionali dell'UDEUR in Campania[12]. Quella stessa mattina, il ministro Mastella ha in programma una relazione alla Camera sull'attività del Ministero della Giustizia, con la quale annuncia le proprie dimissioni dal Governo: «Mi dimetto perché tra l'amore per la mia famiglia e il potere scelgo il primo. Avrei potuto operare sottili distinguo. Mi dimetto per essere più libero umanamente e politicamente»[13].

Le dimissioni, in un primo momento, vengono respinte da Prodi, ma Mastella - il giorno successivo - le conferma come irrevocabili, annunciando che l'UDEUR darà appoggio esterno al Governo[14]. Dopo la richiesta di un documento con il quale la maggioranza esprimesse solidarietà al ministro (che nella sua relazione aveva criticato l'operato di una parte della magistratura italiana) e dopo le ferventi critiche del ministro Antonio Di Pietro, Mastella rende più radicale la propria posizione e quella del suo partito.

Il 21 gennaio 2008 annuncia l'uscita dell'UDEUR dalla maggioranza, per le posizioni espresse da varie forze politiche in merito alla riforma del sistema elettorale, che non avrebbe dato rappresentanza ai piccoli partiti. L'UDEUR ritiene che non ci siano più le condizioni per far andare avanti il Governo in carica, attribuendo responsabilità in tal senso al Partito Democratico e al suo segretario Walter Veltroni. Il partito annuncia che voterà "no" alla fiducia qualora il Governo si presentasse per richiederla al Senato, dove la maggioranza è molto ristretta e la decisione dell'UDEUR sarebbe determinante[15].

Nella votazione della fiducia alla Camera dei deputati, il 23 gennaio 2008, i deputati dell'UDEUR non partecipano al voto così come annunciato in aula dal capogruppo Mauro Fabris. La scelta peraltro non comporta problemi per l'ottenimento della fiducia da parte del Governo Prodi.

Il giorno successivo, nella votazione al Senato, Mastella annuncia il voto contrario da parte dei tre senatori eletti nelle liste dell'UDEUR. Tuttavia, nella votazione, si dissocia il senatore Stefano Cusumano, che annuncia invece il suo voto favorevole alla fiducia in aperto contrasto con la scelta del suo partito: ciò fa scaturire una violenta reazione da parte dell'altro rappresentante dell'UDEUR in Senato, Tommaso Barbato, che provoca un malore a Cusumano. Quest'ultimo sarà poi espulso dall'UDEUR e approderà nel PD.

Al voto contrario dei senatori UDEUR si unisce anche quello di altri senatori decisi a passare con il centrodestra, come Lamberto Dini, così il Senato nega la fiducia al Governo e, dopo lo scioglimento delle Camere per l'impossibilità di costituirne uno nuovo, l'UDEUR stipula un accordo con il nascente Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi affinché i suoi candidati vengano ospitati nelle liste del PDL. L'accordo, tuttavia, non viene rispettato perché Berlusconi ritiene che i sondaggi provochino al suo partito un calo di consensi in caso di alleanza con Mastella. Così l'UDEUR tenta, ma infruttuosamente, il dialogo con l'Unione di Centro di Pier Ferdinando Casini. Infine decide di non presentarsi alle elezioni.

Nel corso della campagna elettorale, Enrico Boselli offre a Mastella una candidatura per diritto di tribuna nelle liste del Partito Socialista, ma la proposta viene rifiutata.

Lo sfaldamento del partito[modifica | modifica sorgente]

In seguito all'uscita dalla coalizione di centrosinistra si apre all'interno dell'UDEUR un acceso dibattito che porta all'uscita dal partito di numerosi esponenti e gruppi. In particolare si verifica la scissione dell'intero gruppo UDEUR della provincia di Matera e di quasi tutti gli esponenti del gruppo nel consiglio regionale della Basilicata, che confluiscono nel nuovo movimento Popolari Uniti, guidato dall'allora assessore regionale alla sanità Antonio Potenza[16][17]. Nella stessa regione Rosa Mastrosimone, consigliere regionale, ex vicepresidente nazionale dell'UDEUR e commissario regionale di Puglia e Basilicata dal 2004 al 2008, fonda "Alleanza Democratici di Centro".

Nella stessa Regione Campania, ben quattro dei i sette consiglieri regionali, più il sindaco di Benevento e numerosi consiglieri delle province di Caserta e di Benevento lasciano il partito dando vita al movimento dei Popolari Democratici[18]. A Salerno invece il parlamentare Paolo Del Mese - insieme con un pugno di fedelissimi e al giovane collega umbro Gino Capotosti - trasloca nella Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza.

Lo stesso senatore Tommaso Barbato approda nel Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo, apparentato con Il Popolo della Libertà. Il capogruppo dell'UDEUR alla Camera Mauro Fabris invece passa direttamente al PdL. Numerose altre defezioni si verificano anche tra gli amministratori locali, soprattutto in Campania e Basilicata, dove l'UDEUR era molto radicato. Lascia anche il vice di Mastella, Antonio Satta che in seguito aderirà alla Federazione dei Cristiano Popolari di Mario Baccini.

Secondo il blog di Beppe Grillo, le percentuali di voto previste per il partito di Mastella, nella campagna elettorale del 2008, vedrebbero proiezioni sfavorevoli: "per la prima volta un partito italiano registra intenzioni di voto negative. Fa perdere tra il 10 e il 12% dei voti a chi se lo prende". Questo spiegherebbe perché nessun apparentamento con tale lista sia stato ricercato o concesso da alcun partito, condannando l'UDEUR a confrontarsi con la soglia di sbarramento del 4% alla Camera e dell'8% al Senato.

La diaspora dei Popolari Udeur in Campania[modifica | modifica sorgente]

Dalla contrarietà di alcuni militanti dell'Udeur alla linea di rottura con il centrosinistra portata avanti dal segretario Clemente Mastella, nacquero i Popolari Democratici. Guidavano la scissione i tre consiglieri regionali campani Nicola Caputo, Vittorio Insigne e Giuseppe Maisto, che sono stati per questo espulsi dall'Udeur dal segretario regionale Antonio Fantini, rimasto fedele alla linea di Mastella. I tre hanno poi aderito all'Unione di Centro di Pier Ferdinando Casini[19]. Hanno aderito all'iniziativa scissionista Giacinto Russo, assessore della Provincia di Napoli; il segretario e capogruppo comunale napoletano Diego Venanzoni con l'assessore Bruno Terraciano e il consigliere Carlo Migliaccio; il Sindaco di Cardito Giuseppe Barra; l'assessore della Provincia di Caserta Giovanni Di Caprio e il vicesegretario provinciale Giovanni Cusano, oltre a un centinaio di consiglieri locali del Napoletano e del Casertano. Nel corso del 2008 i consiglieri regionali Giuseppe Maisto e Nicola Caputo hanno lasciato la neoformazione per aderire rispettivamente all'Italia dei Valori e al Partito Democratico. Dopo questi fatti, il resto del nucleo del partito si è fuso ai Popolari per la Costituente di Ciriaco De Mita, dando vita ai Popolari - Margherita per la Costituente di Centro e aderendo all'Unione di Centro. Maisto ha successivamente abbandonato l'Idv per aderire alla nascente Alleanza per l'Italia di Francesco Rutelli[20].

L'alleanza con l'Udc per le Regionali in Abruzzo del 2008[modifica | modifica sorgente]

In occasione delle elezioni regionali in Abruzzo del 2008 l'Udeur ha scelto di allearsi con l'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, correndo sotto le insegne comuni dell'Unione di Centro.

Elezioni Europee e Amministrative del 2009 ed Elezioni Regionali del 2010[modifica | modifica sorgente]

In vista delle elezioni europee del 2009, il 14 febbraio 2009 Mastella annuncia il raggiungimento del cosiddetto Patto di San Valentino[21]: alle Europee il segretario nazionale sarà candidato nelle liste de il Popolo della Libertà, ritenendo impossibile superare autonomamente il nuovo sbarramento del 4%. La scelta del PdL era maturata all'indomani del Consiglio Nazionale del 6 febbraio[22] e derivava dal comune riferimento al Partito Popolare Europeo[23]. Il patto prevedeva al contempo che i Popolari-UDEUR si sarebbero presentati alle elezioni amministrative con proprie liste nelle coalizioni del PdL.

Il patto non è gradito ad alcuni settori del partito[24] come a Benevento dove dal partito fuoriesce Lealtà per Benevento[25], ma permette a Mastella di tornare ad essere europarlamentare con 111.648 voti di preferenza.[26][27]

Alle elezioni regionali del 2010 i Popolari-UDEUR si presentano in Campania, Lazio e Puglia con liste autonome all'interno delle coalizioni del centrodestra totalizzando 122.697 voti, pari all'1'71% dei voti validi delle tre regioni interessate. Il picco è raggiunto in Campania dove col 3,35% il partito elegge 2 consiglieri regionali, Sandra Lonardo nella circoscrizione di Benventeo e Ugo De Flaviis nella circoscrizione di Napoli. Presenta inoltre propri candidati in Basilicata all'interno della Lista per la Basilicata (13.913 voti, 4,33%) e in Calabria all'interno della lista Insieme per la Calabria (53.158 voti, 5,16%), con la quale riesce ad eleggere un consigliere regionale, Giulio Serra, nella circoscrizione di Cosenza.[28] Dopo l'arresto del consigliere regionale repubblicano della Calabria Antonio Rappoccio, avvenuto nell'agosto 2012, subentra a quest'ultimo un altro esponente dell'UDEUR, Aurelio Chizzoniti, primo dei non eletti della lista Insieme per la Calabria.[29]

Nuovi problemi giudiziari per il partito[modifica | modifica sorgente]

Nuovi problemi giudiziari per l'UDEUR arrivano in concomitanza con un vero e proprio terremoto all'Arpac, l'agenzia dell'ambiente campano. L'operazione ha coinvolto politici, dirigenti della pubblica amministrazione, professionisti e imprenditori campani. Nell’inchiesta è risultata indagata anche la presidente del Consiglio regionale della Campania, Sandra Lonardo, destinataria di un provvedimento di divieto di dimora in Campania, dove svolge la sua attività istituzionale. Inoltre diversi ufficiali giudiziari sono entrati nella residenza della famiglia Mastella a Ceppaloni; nei confronti dell’eurodeputato, che si trovava a Strasburgo, è stato invece emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Fine dell'UDEUR e nascita dei Popolari per il Sud[modifica | modifica sorgente]

Il 25 giugno 2010 il Consiglio Nazionale del partito ha approvato all'unanimità la proposta del segretario di dar vita ai Popolari per il Sud[30][31]. Nel gennaio 2011, poi il partito muta di nuovo nome, diventando UDEUR-Popolari per il Sud

Pochi giorni dopo le regionali, il segretario Mastella afferma che ormai «ci sono le condizioni» per fare un «Partito del Sud»[32].

Nel giugno 2010 Mastella nel suo profilo Facebook si appella ai suoi amici per scegliere il nuovo nome dei Popolari-UDEUR fra «Popolari per il Sud» e «Partito Popolare Meridionale»[33].

Il 25 giugno il Consiglio Nazionale dei Popolari-UDEUR riunito nella sala dell'Assunta della Chiesa del Gesù a Roma, approva la proposta di Clemente Mastella di cambiare nome in Popolari per il Sud (PpS). Il partito in questo modo, a detta del suo leader, «intende colmare il vuoto politico nel sud a livello locale, confermando al contempo la strategica alleanza con il Pdl»[34].

Il nuovo partito mantiene lo stesso gruppo dirigente e la stessa sede centrale dei Popolari-UDEUR, mentre nel simbolo la scritta "Popolari per il Sud" sostituisce del tutto quella di "Popolari-UDEUR".

I PpS possono contare attualmente su un eurodeputato (il segretario Clemente Mastella[35][36]) e cinque consiglieri regionali[37][38][39][40], tra i quali la moglie di Mastella, Sandra Lonardo[41].

In settembre Mastella si è proposto come sindaco di Napoli[42].

Nel gennaio 2011 i PpS mutano nome in UDEUR Popolari per il Sud.

Alle elezioni comunali di Napoli del maggio 2011 l'UDEUR ottiene il 2,48%. Mastella, candidato a sindaco con l'appoggio anche di una lista civica, ottiene il 2,17%, ma non viene eletto in Consiglio Comunale.

La collaborazione col Terzo Polo e i rapporti col centrodestra[modifica | modifica sorgente]

Dopo il primo turno delle elezioni amministrative del 2011 Mastella annuncia "un rapporto di collaborazione politica tra l'UDEUR e le altre forze politiche di Centro" e che per il ballottaggio per l'elezione del sindaco di Napoli "l'UDEUR terrà un atteggiamento analogo a quello del Terzo Polo". L'annuncio avviene dopo un incontro con i leader dell'UdC (Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa), di Futuro e Libertà (Gianfranco Fini) e dell'API (Francesco Rutelli)[43].

Tuttavia il 23 settembre 2011, nel corso della Conferenza programmatica di Campobasso, Mastella dichiara: "Noi restiamo nel centrodestra, pero' va ristrutturato; se si votasse oggi il centrodestra, così come è, non vincerebbe le elezioni"[44].

Alle elezioni regionali in Molise del 2011, in ottobre, si presenta alleata del centrodestra e dell'UDC, a sostegno del candidato Michele Iorio. Ottiene il 3,52%, eleggendo un consigliere regionale nella circoscrizione di Campobasso, Vincenzo Niro.

Alle elezioni comunali di Palermo del maggio 2012, ottiene lo 0,18% in una coalizione di centrodestra.

Alle elezioni regionali in Sicilia del 2012 del novembre 2012, l'UDEUR non presenta liste, dichiarando di non potersi comportare diversamente a causa dello sbarramento del 5% e annunciando il sostegno al candidato del centrodestra Nello Musumeci[45].

Le elezioni del 2013 e la fine dell'alleanza col centrodestra[modifica | modifica sorgente]

Alle elezioni politiche italiane del 2013 l'UDEUR non si presenta, dopo aver tentato vanamente un accordo col centrodestra e aver annunciato la presentazioni di liste autonome[46].

Alle elezioni regionali in Molise del 2013 l'UDEUR presenta proprie liste in alleanza col centrosinistra, appoggiando il candidato Paolo Di Laura Frattura, cambiando schieramento. Ottiene il 4,03% ed elegge due consiglieri, Vincenzo Niro nel listino del presidente e Nunziata Lattanzio nella circoscrizione di Campobasso, che subentra allo stesso Niro, eletto anche nella stessa circoscrizione.

Alle elezioni regionali in Lazio, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia del 2013 l'UDEUR invece non presenta le proprie liste.

Anche alle elezioni regionali in Trentino-Alto Adige e Basilicata, in autunno, non presenta liste. Tuttavia in Basilicata il commissario regionale del partito, Sergio Lapenna, si è presentato candidato nella lista Realtà Italia, nel centrosinistra[47], senza essere eletto.

L'Udeur ha quindi, dopo le elezioni in Molise, 6 consiglieri in carica, 2 per ciascuna regione in Molise, Campania e Calabria.

L'adesione a Forza Italia[modifica | modifica sorgente]

Con lo scioglimento del Popolo della Libertà e la rinascita di Forza Italia, l'UDEUR, riunitosi a Ceppaloni il 24 novembre 2013, decide di aderire alla ricostituita formazione. Mastella spiega che sarà ”con Forza Italia, senza rinunciare affatto a quello che è il nostro Dna: restiamo una forza moderata e attenta al territorio. Gli estremismi non ci appartengono e non ci apparterranno”[48].

Nel frattempo la moglie di Mastella, Sandra Lonardo, consigliere regionale della Campania, aderisce al gruppo di Forza Italia, mentre l'altro consigliere regionale dell'UDEUR, Ugo de Flaviis, aderisce al Nuovo Centrodestra[49].

In regione Molise il gruppo Udeur non si scioglie e il capogruppo Vincenzo Niro dichiara di continuare a sostenere la giunta di centrosinistra [50].L'altro consigliere regionale, Nunzia Lattanzio, lascia il gruppo Udeur per il gruppo misto il 18 febbraio 2014, accusando il capogruppo Niro di opacità nella gestione dei fondi del gruppo[51].

Risultati elettorali[modifica | modifica sorgente]

Voti % Seggi
Europee 1999 498.742 1,61 1
Politiche 2001 Camera nella Margherita - 7
Senato nell'Ulivo - 4
Europee 2004 420.089 1,29 1
Politiche 2006 Camera 534.553 1,39 14
Senato 476.938 1,39 3
Europee 2009 nel PdL - 1
Regionali 2010 122.697 0,54 3
Regionali Molise 2011 6.332 3,52 1
Regionali Molise 2013 6.831 4,07 2

Congressi[modifica | modifica sorgente]

  • Assemblea costituente - Roma, 23 maggio 1999
  • I Congresso Nazionale - Fiuggi, 15-17 marzo 2002
  • II Congresso Nazionale - Napoli, 18-20 febbraio 2005
  • III Congresso Nazionale - Napoli, 27-29 gennaio 2006

Segretari[modifica | modifica sorgente]

Presidenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L'Udr non esiste più Buttiglione la spunta Mastella "sfiduciato"
  2. ^ Mastella: sono io il capo dell'Udr
  3. ^ L'Udr si divide in due Mastella fonda l'"Ude"
  4. ^ Mastella presenta il nuovo simbolo Udr "È l'abito da festa per le Europee"
  5. ^ Cossiga dice addio a Mastella Europee, Cardinale capolista
  6. ^ Mastella - Cossiga duello in tribunale
  7. ^ Udr, fallisce l'ultimo assalto cossighiano per togliere il logo a Mastella
  8. ^ Assemblea costituente dell'UDeuR
  9. ^ Udeur, Mastella segretario e la Pivetti presidente "Pulizia etnica contro di noi"
  10. ^ Mastella con Martinazzoli, la «simpatia» di Pezzotta
  11. ^ Mastella cambia nome al partito: ci confondevano con An
  12. ^ Terremoto sull'Udeur campana, 23 arresti
  13. ^ Mastella indagato: mi dimetto E va all'attacco dei giudici
  14. ^ Conferenza stampa di Clemente Mastella
  15. ^ L'Udeur toglie il sostegno al Governo Prodi - conferenza stampa di Clemente Mastella
  16. ^ Assessori e Consiglieri UDEur della Regione Basilicata passano a "Popolari Uniti"
  17. ^ UDEUR: SCISSIONE IN BASILICATA, NASCONO I 'POPOLARI UNITI'
  18. ^ «Caserta, ex Udeurrini formano gruppo popolari democratici», Caserta Sette, 13 febbraio 2008
  19. ^ Caffè Procope | “Popolari Democratici: rinascere da una costituente”
  20. ^ Campania: Maisto lascia IDV per Alleanza per l'Italia
  21. ^ Mastella è in pista con il Pdl - Corriere della sera da Agr
  22. ^ Consiglio nazionale dell'Udeur
  23. ^ Mastella apre al Pdl e accusa l'ex pm: con lui i magistrati sono stati più clementi
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  28. ^ Candidati e risultati alle elezioni Regionali 2010 in Calabria - Circoscrizione di Cosenza
  29. ^ Antonio Rappoccio sospeso dalla carica
  30. ^ Mastella: addio Udeur, nasce il nuovo partito. Si chiamerà Popolari per il Sud
  31. ^ "Popolari per il Sud" prende il posto dell'Udeur
  32. ^ “I TEMPI SONO MATURI, SI AL PARTITO DEL SUD”
  33. ^ Mastella lancia sul Fb il «bando» per il nuovo nome del partito
  34. ^ Mastella: annuncia fine Udeur e nascita di Popolari per il sud in ASCA, 25 giugno 2010. URL consultato il 26-6-2010.
  35. ^ Clemente MASTELLA
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  39. ^ Giulio SERRA
  40. ^ NIRO Vincenzo
  41. ^ LONARDO ALESSANDRINA
  42. ^ Mastella annuncia: «Mi candido a sindaco di Napoli. E faccio sul serio» per il entro-destra
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  44. ^ Voce - Mastella: "se si votasse oggi il centrodestra non vincerebbe le elezioni"
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  46. ^ Mastella balla da solo - Giornalettismo
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  48. ^ «Con Forza Italia da moderati» Il sì dell’Udeur a Berlusconi
  49. ^ Campanile, ultimo rintocco addio al «partito-family»
  50. ^ Vincenzo Niro: “Appoggiare Berlusconi? Io resto all’Udeur e Mastella faccia come crede”
  51. ^ [1]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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