Giulio Tremonti

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Giulio Tremonti
Giulio Tremonti

In carica
Inizio mandato 
8 maggio 2008
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Tommaso Padoa-Schioppa
Durata mandato
22 settembre 2005 – 8 maggio 2006
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Domenico Siniscalco
Successore Silvio Berlusconi (ad interim)
Durata mandato
11 giugno 2001 – 3 luglio 2004
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Ottaviano Del Turco (Finanze)
Vincenzo Visco (Tesoro)
Successore Silvio Berlusconi (ad interim)

Durata mandato
10 maggio 1994 – 17 gennaio 1995
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Franco Gallo
Successore Augusto Fantozzi

Partito politico PDL
Monogramma della Camera dei deputati Parlamento Italiano
Camera dei deputati
On. Giulio Tremonti
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Luogo nascita Sondrio
Data nascita 18 agosto 1947
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Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione Avvocato, Docente universitario
Partito Il Popolo della Libertà
Legislatura XII, XIII, XIV, XV, XVI
Gruppo
Coalizione PdL-LN-MpA
Circoscrizione Lombardia 2
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Senatore a vita
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Incarichi parlamentari


Componente - XIV Commissione (Politiche dell'Unione Europea)

[{{{sito}}} Pagina istituzionale]
« È finita in Europa l'«età dell'oro». È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la «cornucopia» del XXI secolo. [...] Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro »
(Giulio Tremonti, dal libro "La paura e la speranza"[1])
« Questo è il momento di chiudere i libri di economia e di aprire la Bibbia. »
(Giulio Tremonti, dal programma Annozero del 26 febbraio 2009)

Giulio Tremonti (Sondrio, 18 agosto 1947) è un politico e giurista italiano, più volte ministro della Repubblica. È sostenitore di posizioni colbertiste per l'introduzione di dazi e dogane a difesa di alcuni settori dell'economia, in particolare per il tessile. È stato visiting professor a Oxford. È vicepresidente di Forza Italia dal 2004. Dall'8 maggio 2008 ricopre la carica di Ministro dell'Economia e delle Finanze nel Governo Berlusconi IV.

Indice

[modifica] Carriera politica

Dopo aver frequentato il Liceo classico "Piazzi" di Sondrio, si è laureato in giurisprudenza all'Università di Pavia, alunno del Collegio Fraccaro. Il suo maestro fu Gian Antonio Micheli che era succeduto a Calamandrei nella cattedra di Diritto processuale civile a Firenze. Tremonti, di famiglia liberale, si avvicina alle idee socialiste dopo l'università, durante il servizio militare prestato come soldato semplice. Nella prima metà degli anni settanta, appena ventisettenne, diventa docente di Diritto tributario nell'università in cui era stato allievo. Alla fine degli anni settanta comincia a fare attività professionale in una società di consulenza e revisione internazionale. Soltanto a partire dagli anni ottanta si avvicina alla politica. Comincia a collaborare per il Corriere della Sera chiamato da Piero Ostellino (collaborerà dal 1984 al 1994) e a scrivere alcuni libri politici per Laterza, Mondadori, Il Mulino.

Candidato nelle liste del PSI alle politiche del 1987 in quanto vicino a Gianni De Michelis, tra il 1979 e il 1990 fu uno stretto collaboratore e consigliere degli ex ministri delle Finanze Franco Reviglio e Rino Formica.

Per un breve periodo, negli anni '90, ha fatto parte di Alleanza Democratica, e poi del movimento politico fondato da Mario Segni, il Patto Segni, con il quale venne eletto deputato nel 1994. Appena eletto, Tremonti passò, attraverso la Federazione Liberaldemocratica, a Forza Italia e votò la fiducia al primo governo Berlusconi, nel quale divenne Ministro delle Finanze.

Rieletto alla Camera dei Deputati nel 1996 e nel 2001 nelle liste di Forza Italia, fu chiamato nel secondo governo Berlusconi alla guida del neonato Ministero dell'Economia e delle Finanze, risultato dell'accorpamento del "Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica" e del "Ministero delle Finanze". Dopo più di tre anni nell'incarico fu costretto alle dimissioni il 3 luglio 2004: in quel periodo la maggioranza dell'epoca andò incontro ad un periodo di crisi, dovuta alle forti divergenze in materia di economia con Gianfranco Fini, allora vice-premier. La disputa raggiunse toni elevati, al punto che Fini denunciò dei "conti truccati" nella legge finanziaria del 2003, relativi alla differenza di due miliardi di euro fra manovra annunciata e riduzioni effettivamente ottenute, che Tremonti addusse a ragioni contabili [2]. Alla fine, rassegnò le dimissioni, e l'interim del suo ministero fu assunto dal Presidente del Consiglio Berlusconi. In seguito il dicastero venne assegnato a Domenico Siniscalco cui spettò il compito di impostare la legge finanziaria per il 2004.

Il terzo governo Berlusconi sorto il 23 aprile 2005, all'indomani della crisi politica che aveva investito la Casa delle Libertà dopo la sconfitta delle elezioni regionali del 2005 vide inizialmente ancora il suo successore, Siniscalco, confermato all'economia e finanze. Silvio Berlusconi in quella occasione scelse Tremonti come vicepresidente del Consiglio insieme a Gianfranco Fini, ma, pochi mesi dopo, Siniscalco si dimise sia per divergenze sulle scelte finanziarie, sia per non avere ottenuto l'appoggio del Governo per la sua richiesta di dimissioni del governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. Il 22 settembre 2005, Tremonti fu nuovamente richiamato al ministero dell'Economia e delle Finanze per la stesura della ultima legge finanziaria prima delle elezioni per il sopraggiunto termine temporale della legislatura. Lasciò l'incarico il successivo 8 maggio 2006, pochi giorni prima della fine della legislatura, cedendo l'interim a Berlusconi per gli ultimi 9 giorni. Esattamente due anni dopo, terminata la legislatura in cui è stato all'opposizione, contrapponendosi al Governo Prodi II, è tornato dall'8 maggio 2008 al vertice del ministero economico per la quarta volta con il Governo Berlusconi IV.

Dal 4 maggio 2006 al 28 aprile 2008 (XV Legislatura) è stato uno dei vicepresidenti della Camera dei Deputati.

[modifica] Pubblicazioni, posizioni di economia e Ministero

Autore di diverse opere a sfondo economico-finanziario, Giulio Tremonti ha scritto Lo Stato criminogeno, Le cento tasse degli italiani, La fiera delle tasse, Il federalismo fiscale (sulla proposta di devolution avanzata dalla Lega Nord), Il fantasma della povertà, Rischi Fatali, in cui presenta i problemi economici della nuova Europa in relazione alla rapidissima crescita della Cina, e l'ultimo La paura e la speranza sempre sui temi della globalizzazione e dei rapporti con il colosso orientale.[3]

Durante la sua carriera come Ministro delle Finanze, Tremonti nel primo Governo Berlusconi, promosse la legge per la defiscalizzazione degli utili di impresa reinvestiti nelle attività produttive. La Legge Tremonti prevedeva un alleggerimento delle aliquote per le riserve di capitale, ammortamenti, investimenti in formazione, attrezzature e macchinario. Introdusse una No-Tax-Area (2003) e ridusse le aliquote marginali in ogni scaglione di reddito IRPEF (2005). È stato protagonista di una riduzione delle tasse sui profitti aziendali IRES (dal 36% al 33% ora al 27,5%) e ha abolito le imposte sugli utili investiti. Tremonti ha inoltre abolito le imposte sulle donazioni, sulle successioni (2001) e ha definitivamente abolito l'ICI sulla prima casa nel 2008[4].

Rispetto al tema della moneta, propose a Wim Duisenberg, l'emissione di euro di carta da parte della Banca Centrale Europea. Tale proposta pone il problema del reddito da signoraggio, poiché per le banconote il reddito da signoraggio è incamerato dalla stessa Banca Centrale Europea, mentre per le monete il reddito da signoraggio va direttamente allo Stato. La proposta dell'euro di carta fu introdotta anche per arginare il rincaro dei prezzi in seguito all'introduzione della nuova moneta in quanto, secondo il Ministro, «alle banconote si dà più valore di quanto non si dia alle monete» [5]. Propose, inoltre, l'emissione di titoli dell'UE (da lui definiti Union Bond) per ripagare le grandi opere pubbliche nell'Unione senza aggravare la situazione del debito pubblico.

Per ciò che riguarda, invece, i mercati nell'ambito della globalizzazione, Tremonti è stato un fervente sostenitore di misure di protezione dell'economia italiana dalle economie indocinesi. Questa posizione, sulla cui efficacia sono stati sollevati dubbi anche nella stessa maggioranza [6][7], evidenziando la necessità di competere con la Cina anziché imporre dazi, ha portato dapprima l'UE ad introdurre le quote di esportazione per alcuni prodotti ed infine ad adottare gli stessi dazi doganali, confortata anche dall'allargamento dei dazi proposti dagli USA nel 2005. La produzione tessile italiana, che a marzo 2005 lamentava una contrazione occupazionale di 44.000 posti di lavoro a causa della concorrenza cinese, è stata parzialmente protetta da tali misure, anche se nel settore delle scarpe, si è ottenuta una paradossale esclusione dai dazi delle scarpe per bambini, che rappresentano un'importante fetta di mercato [8]. Gli accordi del WTO negli anni '90 prevedevano un tempo di dieci anni per attuare una graduale apertura del mercato europeo dell'abbigliamento alle esportazioni cinesi. Tale misura ha aperto a una crisi di livello europeo, che metteva a rischio circa 1 milione di posti di lavoro nel settore tessile. I sostenitori dei dazi accusano la Cina di praticare una concorrenza sleale, di non riconoscere ai lavoratori i diritti minimi. In parte, prima di riaprire i mercati, sostengono che tutti i produttori debbano adottare poche regole, ma condivise da tutti in materia di costo del lavoro. L'intervento statale nell'economia diviene legittimo quando è in pericolo la stessa sopravvivenza di un intero settore industriale: la difesa della manifattura ha lo scopo di proteggerla nella fasi di nascita o nelle crisi più gravi, per riaprire i mercati quando è nuovamente in grado di competere.[9]

Nella Finanziaria del 2005 è stata anche inserita la cosiddetta pornotax, un'imposta del 25% sui redditi derivanti dalla vendita, noleggio, produzione e distribuzione di materiale pornografico, definita da Tremonti «un'imposta etica sul modello francese» [10].

Durante il governo Berlusconi, Tremonti tentò (inutilmente) di nazionalizzare nuovamente la Banca D'Italia offrendo un risarcimento alle banche azioniste pari a 800 milioni di euro a fronte di un capitale sociale della Banca d'Italia di 300 milioni di euro.

È presidente dell'"Aspen Institute Italia" e saltuario collaboratore del Corriere della Sera.


[modifica] Questioni sul Condono Fiscale

Per anni Tremonti è stato fortemente critico nei confronti dei condoni utilizzati dai vari governi della Prima Repubblica.

« In Sudamerica il condono fiscale si fa dopo il golpe. In Italia lo si fa prima delle elezioni, ma mutando i fattori il prodotto non cambia: il condono è comunque una forma di prelievo fuorilegge »

Nonostante ciò, nel corso dei due Governi Berlusconi, Tremonti varò diversi condoni fiscali per i quali ricevette molte critiche da parte dell'opposizione parlamentare (che definì quei provvedimenti come tesi a favorire politicamente un regime di illegalità permanente a vantaggio degli evasori fiscali) nonché una denuncia da parte dell'UE per il condono Iva del 2002 che, permettendo la sanatoria di una evasione relativa a pochi mesi prima, di fatto aveva indotto ad omettere i versamenti dovuti e violato i principi di equità.

[modifica] L'amicizia col leader della Lega Umberto Bossi

Tremonti è considerato dalla base elettorale del Carroccio "un leghista con la tessera di Forza Italia", per la sua vicinanza di pensiero alle idee federaliste di Umberto Bossi e per la sua amicizia personale col Senatùr. Interviene alla manifestazione organizzata dalla Lega Nord in occasione della riapparizione di quest'ultimo sulla scena politica l'11 gennaio 2005 a Lugano (Ticino), dopo 306 giorni dall'incidente, presso l'ultima dimora del federalista lombardo Carlo Cattaneo. Con Bossi, Tremonti aveva stretto verbalmente un patto di leale collaborazione chiamato dai media "Asse del Nord". All'incontro è presente anche una delegazione della Lega dei Ticinesi (un movimento politico localista ad ispirazione cantonale elvetico) guidata dall'imprenditore luganese Giuliano Bignasca.

[modifica] Curiosità

Corrado Guzzanti imita l'onorevole Tremonti
  • È stato oggetto dell'imitazione del comico romano Corrado Guzzanti: il personaggio è apparso per la prima volta nel 2002. Celebri gli sketch sui tentativi del Ministro di "fare cassa", dal taglio delle gambe delle sedie per risparmiare sui conti pubblici al tentativo con i videopoker.
  • È stato più volte invitato alle riunioni del Gruppo Bilderberg.
  • La formula identitaria da lui proposta per l'Europa del Duemila in La paura e la speranza - Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla", marzo 2008, è: Lavoro - Patria - Famiglia, le tre parole che venivano stampate sulle monete francesi durante il governo del maresciallo Pétain al posto di Liberté, Égalité, Fraternité.

[modifica] Note

  1. ^ http://www.giuliotremonti.it/articoli/visualizza.asp?id=114
  2. ^ «Governo nella bufera si è dimesso Tremonti». La Repubblica, 3-7-2004. URL consultato in data 08-03-2008.
  3. ^ Giulio Tremonti. «Federalismo e valori, ancore di salvezza». La Padania, 6-3-2008. URL consultato in data 08-03-2008.
  4. ^ il Governo Prodi II aveva già introdotto una detrazione di 200 euro per il pagamento dell'ICI sull'abitazione principale
  5. ^ «Tremonti propone l'euro di carta». Rai net news, 25-agosto-2002. URL consultato in data 20-04-2008.
  6. ^ «Scarpe, la Cina accusa l'Europa». TG fin, 24-2-2006. URL consultato in data 20-04-2008.
  7. ^ Mattia Feltri. «Martino: Tremonti sbaglia sui dazi cinesi. Il governo ha tagliato poco le tasse». La Stampa, 31-3-2006. URL consultato in data 20-04-2008.
  8. ^ «Calzature: dazi UE a Cina, Vietnam ma per Italia è poco. Mandelson esclude scarpe bimbi, sport; Urso, misure deboli». ANSA, 23-2-2006. URL consultato in data 08-03-2008.
  9. ^ La visione liberista dell'economia si concilia in alcuni casi con la proposta di misure protezionistiche, come afferma Adamo Smith nella Ricchezza delle Nazioni.
  10. ^ «Manovra, pronto maxiemendamento Tremonti: 'Non ci sarà alcun condono'». La Repubblica economia, 13-12-2005. URL consultato in data 08-03-2008.

[modifica] Opere

Si tratta di saggi di economia e finanza:

  • Le cento tasse degli italiani (con G. Vitaletti). Bologna, Il Mulino, gennaio 1986. ISBN 8815011323
  • La fiscalità industriale. Strategie fiscali e gruppi di società in Italia. Bologna, Il Mulino, gennaio 1988. ISBN 8815017976
  • La fiera delle tasse. Stati nazionali e mercato globale nell'età del consumismo (con G. Vitaletti). Bologna, Il Mulino, gennaio 1991. ISBN 8815033343
  • Il federalismo fiscale. Autonomia municipale e solidarietà sociale (con G. Vitaletti). Roma-Bari, Laterza, gennaio 1994. ISBN 8842043575
  • La riforma fiscale. Milano, Mondadori, gennaio 1995. ISBN 8804404922
  • Il fantasma della povertà (con E. N. Luttwak e C. Pelanda Carlo). Milano, Mondadori, 1995. ISBN 8804400668
  • Lo Stato criminogeno. Roma-Bari, Laterza, gennaio 1998. ISBN 8842052981
  • Rischi fatali – L'Europa vecchia, la Cina, il mercatismo suicida: come reagire. Milano, Mondadori, ottobre 2005. ISBN 8804550112
  • La paura e la speranza - Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla. Milano, Mondadori, marzo 2008. ISBN 9788804580669

[modifica] Uffici di governo

Predecessore: Ministro delle Finanze della Repubblica Italiana Successore:
Franco Gallo dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995
(Governo Berlusconi I)
Augusto Fantozzi I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Franco Gallo {{{data}}} Augusto Fantozzi
Predecessore: Ministro dell'Economia e delle Finanze della Repubblica Italiana Successore:
Ottaviano Del Turco (Finanze);
Vincenzo Visco (Tesoro)
dall'11 giugno 2001 al 3 luglio 2004
(Governo Berlusconi II)
Silvio Berlusconi
ad interim
I
Domenico Siniscalco dal 22 settembre 2005 all'8 maggio 2006
(Governo Berlusconi III)
Silvio Berlusconi
ad interim
II
Tommaso Padoa-Schioppa dall'8 maggio 2008
(Governo Berlusconi IV)
in carica III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Ottaviano Del Turco (Finanze);
Vincenzo Visco (Tesoro)
{{{data}}} Silvio Berlusconi
ad interim

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