Giulio Tremonti

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Giulio Tremonti
Giulio Tremonti.jpg

Ministro dell'Economia e delle Finanze
Durata mandato 8 maggio 2008 –
16 novembre 2011
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Tommaso Padoa-Schioppa
Successore Mario Monti (ad interim)

Durata mandato 22 settembre 2005 –
8 maggio 2006
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Domenico Siniscalco
Successore Tommaso Padoa Schioppa

Durata mandato 11 giugno 2001 –
3 luglio 2004
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Ottaviano Del Turco (Finanze)
Vincenzo Visco (Tesoro)
Successore Silvio Berlusconi (ad interim)

Vicepresidente del Consiglio dei Ministri
Durata mandato 23 aprile 2005 –
8 maggio 2006
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Gianfranco Fini
Marco Follini
Successore Massimo D'Alema
Francesco Rutelli

Ministro delle Finanze
Durata mandato 10 maggio 1994 –
17 gennaio 1995
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Franco Gallo
Successore Augusto Fantozzi

Vicepresidente della Camera dei deputati
Durata mandato 4 maggio 2006 –
28 aprile 2008
Presidente Fausto Bertinotti

Dati generali
Partito politico Lista Lavoro e Libertà (2012-presente)
Precedente:
PSI (fino al 1993)
AD (1993-1994)
PS (1994)
FI (1994-2009)
PdL (2009-2012)
Tendenza politica Conservatorismo sociale
on. Giulio Tremonti
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Sondrio
Data nascita 18 agosto 1947
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione Avvocato, docente universitario
Partito PS (1994), FL (1994), Forza Italia (1994-2009), PdL (2009-2012), 3L-Lista Lavoro e Libertà (dal 2012)
Legislatura XII, XIII, XIV, XV, XVI
Gruppo Misto (1994-1996), FI (1996-2008), PdL (2008-2013),
Coalizione Pentapartito (1987), PpI (1994), PpL (1996), CdL (2001, 2006), PdL-LN-MpA (2008)
Circoscrizione Lombardia 1 (1994), IV (Lombardia 2) (1996, 2008), VII (Veneto 1) (2001), XXIII (Calabria) (2006)
Incarichi parlamentari

XII Legislatura:

  • Componente della VI COMMISSIONE (FINANZE): dal 6 dicembre 1994 all'8 maggio 1996, dal 28 luglio 1998 al 17 settembre 2004 e dal 23 novembre 2011 al 14 marzo 2013,
  • Componente della XI COMMISSIONE (LAVORO): dal 25 maggio 1994 al 6 dicembre 1994,
  • I Governo Berlusconi: MINISTRO DELLE FINANZE dal 10 maggio 1994 al 17 gennaio 1995;

XIII Legislatura:

  • Componente della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali: dal 4 febbraio 1997,
  • Componente della Commissione parlamentare consultiva in materia di riforma fiscale ai sensi della legge 23 dicembre 1996, n. 662: dal 24 marzo 1997;

XIV Legislatura:

  • III COMMISSIONE (AFFARI ESTERI E COMUNITARI): dal 17 settembre 2004 al 27 aprile 2006,
  • II Governo Berlusconi: MINISTRO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE dal 10 giugno 2001 al 3 luglio 2004 e dal 22 settembre 2005 al 5 maggio 2006,
  • III Governo Berlusconi: VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI dal 23 aprile 2005 al 5 maggio 2006,
  • III Governo Berlusconi: MINISTRO SENZA PORTAFOGLIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI dal 23 aprile 2005 al 22 settembre 2005;

XV Legislatura:

  • VICEPRESIDENTE della CAMERA DEI DEPUTATI: dal 4 maggio 2006 al 28 aprile 2008,
  • PRESIDENTE del COMITATO DI VIGILANZA SULL'ATTIVITA' DI DOCUMENTAZIONE: dal 29 giugno 2006 al 28 aprile 2008,
  • PRESIDENTE della COMMISSIONE GIUDICATRICE DELLE VERIFICHE DI PROFESSIONALITA': dal 29 giugno 2006 al 28 aprile 2008,
  • Componente della XIV Commissione (Politiche dell'Unione Europea): dal 6 giugno 2006 al 28 aprile 2008 e dal 21 maggio 2008 al 10 settembre 2010;

XVI Legislatura:

  • VII COMMISSIONE (CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE): dal 10 settembre 2010 al 23 novembre 2011,
  • IV Governo Berlusconi: Ministro dell'Economia e delle finanze dal 7 maggio 2008 al 16 novembre 2011
Pagina istituzionale
sen. Giulio Tremonti
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Partito 3L-Lista Lavoro e Libertà (dal 2012)
Legislatura XVII
Gruppo Lega Nord e Autonomie (19 marzo - 7 maggio 2013), GAL (dall'8 maggio 2013)
Coalizione Popolo della Libertà
Incarichi parlamentari
  • Componente 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro): dal 7 maggio 2013,
  • Membro Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale: dal 19 luglio 2013
Pagina istituzionale

Giulio Carlo Danilo Tremonti (Sondrio, 18 agosto 1947) è un politico, avvocato e accademico italiano, più volte Ministro dell'Economia e delle Finanze della Repubblica Italiana. È stato visiting professor a Oxford, a Cambridge e in altre prestigiose università tra cui la Università di Yale. È stato vicepresidente di Forza Italia dal 2004 fino allo scioglimento del partito, confluito nel 2009 nel Popolo della Libertà. Nel 2012 lascia il PdL e fonda il movimento "3L" (Lista Lavoro e Libertà). Vedovo[1], è stato sposato con Fausta Beltrametti.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studi e inizi[modifica | modifica wikitesto]

Giulio Tremonti è nato da una famiglia, da parte paterna, originaria di Lorenzago di Cadore in provincia di Belluno e, da parte materna, originaria di Benevento. Dopo aver frequentato il Liceo Classico "Piazzi" di Sondrio, si è laureato in giurisprudenza all'Università di Pavia, alunno del Collegio Fraccaro. Il suo maestro fu Gian Antonio Micheli che era succeduto a Calamandrei nella cattedra di Diritto processuale civile a Firenze. Tremonti, di famiglia liberale, si avvicina alle idee socialiste dopo l'università, durante il servizio militare prestato come soldato semplice.

Carriera accademica[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima metà degli anni settanta, appena ventisettenne, diventa docente di Diritto tributario nell'università in cui era stato allievo. Alla fine degli anni settanta comincia a fare attività professionale in una società di consulenza e revisione internazionale. Soltanto a partire dagli anni ottanta si avvicina alla politica. Comincia a collaborare per il Corriere della Sera chiamato da Piero Ostellino (collaborerà dal 1984 al 1994) e a scrivere alcuni libri politici per Laterza, Mondadori, Il Mulino.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Candidato nelle liste del PSI alle politiche del 1987 in quanto vicino a Gianni De Michelis, tra il 1979 e il 1990 fu uno stretto collaboratore e consigliere degli ex ministri delle Finanze Franco Reviglio e Rino Formica. Per un breve periodo, nel 1993, ha fatto parte di Alleanza Democratica, e poi del movimento politico fondato da Mario Segni, il Patto Segni, con il quale venne eletto deputato nel 1994. Appena eletto, Tremonti passò, attraverso la Fondazione Liberaldemocratica, a Forza Italia e votò la fiducia al primo governo Berlusconi, nel quale divenne Ministro delle Finanze.

Rieletto alla Camera dei deputati nel 1996 e nel 2001 nelle liste di Forza Italia, fu chiamato nel secondo governo Berlusconi alla guida del neonato Ministero dell'Economia e delle Finanze, risultato dell'accorpamento del "Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica" e del "Ministero delle Finanze". Dopo più di tre anni nell'incarico fu costretto alle dimissioni il 3 luglio 2004: in quel periodo la maggioranza dell'epoca andò incontro ad un periodo di crisi, dovuta alle forti divergenze in materia di economia con Gianfranco Fini, allora vice Presidente del Consiglio.

La disputa raggiunse toni elevati, al punto che Fini denunciò dei "conti truccati" nella legge finanziaria del 2003, relativi alla differenza di due miliardi di euro fra manovra annunciata e riduzioni effettivamente ottenute, che Tremonti addusse a ragioni contabili.[2] Alla fine, rassegnò le dimissioni, e l'interim del suo ministero fu assunto dal Presidente del Consiglio Berlusconi. In seguito il dicastero venne assegnato a Domenico Siniscalco, cui spettò il compito di impostare la legge finanziaria per il 2004.

Il terzo governo Berlusconi sorto il 23 aprile 2005, all'indomani della crisi politica che aveva investito la Casa delle Libertà dopo la sconfitta delle elezioni regionali del 2005, vide inizialmente ancora il suo successore, Siniscalco, confermato all'economia e finanze. Silvio Berlusconi in quella occasione scelse Tremonti come vicepresidente del Consiglio insieme a Gianfranco Fini, ma, pochi mesi dopo, Siniscalco si dimise sia per divergenze sulle scelte finanziarie, sia per non avere ottenuto l'appoggio del Governo per la sua richiesta di dimissioni del governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. Il 22 settembre 2005, Tremonti fu nuovamente richiamato al ministero dell'Economia e delle Finanze per la stesura della ultima legge finanziaria prima delle elezioni per il sopraggiunto termine temporale della legislatura. Lasciò l'incarico il successivo 8 maggio 2006, pochi giorni prima della fine della legislatura, cedendo l'interim a Berlusconi per gli ultimi 9 giorni.

Dal 4 maggio 2006 al 28 aprile 2008 (XV Legislatura) è stato uno dei vicepresidenti della Camera dei deputati. Terminata la legislatura in cui è stato all'opposizione contrapponendosi al Governo Prodi II, è tornato dall'8 maggio 2008 al 16 novembre 2011, esattamente due anni dopo, al vertice del ministero economico per la quarta volta con il Governo Berlusconi IV.

Il 12 novembre 2011, con le dimissioni di Silvio Berlusconi da Presidente del consiglio dei ministri, termina la sua attività di ministro.

Il 6 ottobre 2012, a Riccione fonda il movimento "3L" (Lista Lavoro e Libertà per la Patria), in netta opposizione con il Governo Monti.[3] Il movimento raggiunge in dicembre un accordo elettorale con la Lega Nord per le Politiche 2013 e per le regionali in Lombardia; detta lista ottiene appena lo 0,5% in Lombardia. Con questa formazione viene eletto senatore il 15 marzo 2013 per la XVII legislatura. Il movimento non risulta più attivo dal 2013. Aderisce poi al gruppo parlamentare Grandi Autonomie e Libertà.[4]

Nel maggio 2014 riunisce nella Sala Koch del Senato l'Officina, il laboratorio di idee che favorì la vittoria del centrodestra nel 2001, cui partecipano esponenti di spicco di Forza Italia (Paolo Romani e Augusto Minzolini), del Nuovo Centrodestra (Luigi Casero e Maurizio Sacconi), di Fratelli d'Italia (Ignazio La Russa), della Lega Nord (Giancarlo Giorgetti), di Grandi Autonomie e Libertà (Luigi Compagna e Mario Ferrara) e altri (Gianni Letta, Giuliano Urbani, Franco Frattini) ufficialmente per discutere di Europa, politiche economiche e monetarie ma che in realtà ha l'obbiettivo di riunire il centrodestra in viste di future elezioni politiche.[5]

Attualmente è anche presidente dell'Aspen Institute Italia e saltuario collaboratore del Corriere della Sera.

Ministro dell'Economia e delle Finanze nei Governi Berlusconi[modifica | modifica wikitesto]

Durante la sua carriera come Ministro delle Finanze, Tremonti nel primo Governo Berlusconi, promosse la legge per la defiscalizzazione degli utili di impresa reinvestiti nelle attività produttive. La Legge Tremonti prevedeva un alleggerimento delle aliquote per le riserve di capitale, ammortamenti, investimenti in formazione, attrezzature e macchinario.

Introdusse una No-Tax-Area (2003) e ridusse le aliquote marginali in ogni scaglione di reddito IRPEF (2005). È stato protagonista di una riduzione delle tasse sui profitti aziendali IRES (dal 36% al 33% ora al 27,5%) e ha abolito le imposte sugli utili investiti. Tremonti ha inoltre abolito le imposte sulle donazioni, sulle successioni (2001) e ha definitivamente abolito l'ICI sulla prima casa nel 2008.[6]

Rispetto al tema della moneta, propose a Wim Duisenberg, l'emissione di euro di carta da parte della Banca centrale europea. La proposta dell'euro di carta fu introdotta anche per arginare il rincaro dei prezzi in seguito all'introduzione della nuova moneta in quanto, secondo il Ministro, «alle banconote si dà più valore di quanto non si dia alle monete»[7]. Propose, inoltre, l'emissione di titoli dell'Unione europea (da lui definiti Union Bond) per ripagare le grandi opere pubbliche nell'Unione senza aggravare la situazione del debito pubblico.

Per ciò che riguarda, invece, i mercati nell'ambito della globalizzazione, Tremonti è stato un fervente sostenitore di misure di protezione dell'economia italiana dalle economie indocinesi. Questa posizione, sulla cui efficacia sono stati sollevati dubbi anche nella stessa maggioranza[8][9], evidenziando la necessità di competere con la Cina anziché imporre dazi, ha portato dapprima l'UE ad introdurre le quote di esportazione per alcuni prodotti ed infine ad adottare gli stessi dazi doganali, confortata anche dall'allargamento dei dazi proposti dagli USA nel 2005.

La produzione tessile italiana, che a marzo 2005 lamentava una contrazione occupazionale di 44.000 posti di lavoro a causa della concorrenza cinese, è stata parzialmente protetta da tali misure, anche se nel settore delle scarpe, si è ottenuta una paradossale esclusione dai dazi delle scarpe per bambini, che rappresentano un'importante fetta di mercato[10]. Gli accordi del WTO negli anni novanta prevedevano un tempo di dieci anni per attuare una graduale apertura del mercato europeo dell'abbigliamento alle esportazioni cinesi. Tale misura ha aperto a una crisi di livello europeo, che metteva a rischio circa 1 milione di posti di lavoro nel settore tessile. I sostenitori dei dazi accusano la Cina di praticare una concorrenza sleale, di non riconoscere ai lavoratori i diritti minimi.

Sempre nel 2005, Tremonti ha sollevato la questione dei "residui passivi" una quota di debito pubblico nel bilancio dello Stato cui non è stata corrisposta l'emissione di una uguale quantità di moneta. Nella Finanziaria del 2005 è stata anche inserita la cosiddetta pornotax, un'imposta del 25% sui redditi derivanti dalla vendita, noleggio, produzione e distribuzione di materiale pornografico, definita da Tremonti «un'imposta etica sul modello francese»[11].

Nel 2008 propone la "Robin Hood tax" sui profitti delle compagnie energetiche, proponendo di investire i relativi fondi in servizi per la classe povera.

A settembre 2009 entra in vigore un suo decreto che introduce una penale dell'1% per ogni mese di ritardo nei confronti delle banche che ostacolano il diritto di surroga dei mutuatari. Nello stesso periodo propone di tassare le plusvalenze della Banca d'Italia con la gestione della riserva aurea nazionale, e la proposta viene modifiata, subordinandola al consenso della banca centrale e della BCE.

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 21 marzo 2012 risulta essere indagato dalla Procura di Roma insieme al suo ex consigliere politico Marco Mario Milanese, per il quale il 22 settembre 2011 è stata respinta dalla Camera la richiesta di arresto [1] per corruzioni in cambio di nomine fatte dal Ministero dell'Economia, per finanziamento illecito di un deputato. L'inchiesta ruota intorno agli appalti Enav e ai fondi neri di Finmeccanica relativamente ad un appartamento in Via Campo Marzio a Roma dove Tremonti avrebbe alloggiato da luglio 2010 a luglio 2011 il cui canone di affitto di 8500 sarebbe stato pagato dal Milanese, così come i lavori di ristrutturazione da 250 mila euro da un imprenditore amico dello stesso, in cambio di nomine in aziende partecipate dallo Stato su cui decideva tutto Milanese per nome di Tremonti, che saputa la notizia ha lasciato l'appartamento asserendo di aver accettato l'offerta di Milanese sulla casa perché si sentiva spiato dalla Guardia di Finanza durante il suo soggiorno nella caserma romana denunciandone la divisione in cordate rivali. Il 28 marzo 2013 Milanese è stato condannato a 8 mesi di carcere. [2]. Per Tremonti il processo si è concluso con il patteggiamento della pena a quattro mesi di reclusione, convertiti in una pena pecuniaria di 30 mila euro e una multa di 10mila euro [3].
  • A ottobre 2014 è indagato per corruzione: nel 2009 l'allora ministro dell'Economia avrebbe ricevuto 2,4 milioni di euro per dare il via libera all'acquisizione della società americana DRS Technologies da parte del gruppo Finmeccanica[12].

I Tremonti Bond e la Banca del Sud[modifica | modifica wikitesto]

Ritornato al Ministero del Tesoro nel quarto governo Berlusconi, Tremonti ha dato il via ai cosiddetti Tremonti Bond per fronteggiare in Italia gli effetti della crisi economica che ha investito il pianeta nel 2008: si tratta di contributi in denaro utilizzabili dalle banche affinché queste continuino a garantire credito alle imprese. In sostanza, «i bond servono alle piccole e medie imprese che avranno più credito per affrontare la crisi». Per controllare che i Bond vadano nella direzione auspicata sono chiamati a intervenire delle apposite commissioni prefettizie.[13]

Il 15 ottobre 2009 Tremonti ha poi emanato un disegno di legge per creare una "Banca del Sud", al fine di risollevare le sorti economiche del meridione d'Italia. Ha spiegato in proposito che le banche attualmente presenti nel Mezzogiorno «fanno raccolta al sud ma non fanno impieghi»; ha sostenuto che «tutti i grandi paesi europei hanno banche regionali proprie» e che questa nuova banca «nasce dal territorio per poi confluire in una struttura unica, un modello disegnato dallo Stato ma realizzato dai privati».[14]

Alleati politici[modifica | modifica wikitesto]

Tremonti è considerato dalla base elettorale del Carroccio "un leghista con la tessera di Forza Italia", per la sua vicinanza di pensiero alle idee federaliste di Umberto Bossi e per la sua amicizia personale col Senatùr[15][16]. Interviene alla manifestazione organizzata dalla Lega Nord in occasione della riapparizione di quest'ultimo sulla scena politica l'11 gennaio 2005 a Lugano (Ticino), dopo 306 giorni dall'incidente, presso l'ultima dimora del federalista lombardo Carlo Cattaneo. Con Bossi, Tremonti aveva stretto verbalmente un patto di leale collaborazione chiamato dai media "Asse del Nord". All'incontro è presente anche una delegazione della Lega dei Ticinesi (un movimento politico localista ad ispirazione cantonale elvetico) guidata dall'imprenditore luganese Giuliano Bignasca.

A seguito della fondazione del Popolo della Libertà, Tremonti ha trovato la vicinanza anche di altri personaggi politici del centro-destra che condividono la sua filosofia politica basata sulla cosiddetta economia sociale di mercato, da lui descritta tra l'altro nel suo libro La paura e la speranza. Tra coloro che si riconoscono nelle sue posizioni vi sono in particolare il presidente della Lombardia Roberto Formigoni, e il sindaco di Roma Gianni Alemanno.[17]

Critiche sul condono fiscale[modifica | modifica wikitesto]

Per anni Tremonti è stato fortemente critico nei confronti dei condoni utilizzati dai vari governi della Prima Repubblica.

« In Sudamerica il condono fiscale si fa dopo il golpe. In Italia lo si fa prima delle elezioni, ma mutando i fattori il prodotto non cambia: il condono è comunque una forma di prelievo fuorilegge »
(dal Corriere della Sera, 25 settembre 1991[18])

Nonostante ciò, nel corso dei due Governi Berlusconi, Tremonti varò diversi condoni fiscali per i quali ricevette molte critiche da parte dell'opposizione parlamentare (che definì quei provvedimenti come tesi a favorire politicamente un regime di illegalità permanente a vantaggio degli evasori fiscali) nonché una denuncia da parte dell'UE per il condono Iva del 2002 che, permettendo la sanatoria di una evasione relativa a pochi mesi prima, di fatto aveva indotto ad omettere i versamenti dovuti e violato i principi di equità[18],[19].

Critiche da parte di alcuni economisti[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante Giulio Tremonti non sia un esperto di economia in quanto tributarista, cioè da giurista, ha sempre avuto un ruolo di primissimo piano nelle scelte e negli indirizzi economici tracciati dai governi presieduti da Silvio Berlusconi. Ciò gli ha attirato le critiche di alcuni economisti propriamente detti. Lo stesso collega di governo Renato Brunetta nel 2009 ha sostenuto che Tremonti «non è un economista, ma un giurista»[20]. Dal canto suo Tremonti ha polemizzato più volte con gli economisti invitandoli a tacere con l'espressione «silete economisti», adattamento del noto «tacete giuristi» di Carl Schmitt. A suo dire gli economisti sarebbero infatti colpevoli di non aver saputo predire la crisi scoppiata nel 2008.[21][22]

Sarà soprattutto l'attacco lanciato da Tremonti il 28 agosto 2009 dal meeting di Comunione e Liberazione (gli economisti, disse, sono come «maghi» che «dovrebbero chiedere scusa e starsene zitti per un anno, ne guadagnerebbero tutti»[23]) a spingere il 3 settembre sedici economisti la maggioranza dei quali fa riferimento a Lavoce.info (Giorgio Basevi, Pierpaolo Benigno Franco Bruni, Tito Boeri, Carlo Carraro, Carlo Favero, Francesco Giavazzi, Luigi Guiso, Tullio Jappelli, Marco Onado, Marco Pagano, Fausto Panunzi, Michele Polo, Lucrezia Reichlin, Pietro Reichlin, Luigi Spaventa) a replicare sulle pagine del Corriere della Sera e de la Repubblica con una lettera a Tremonti che «chiede agli economisti di tacere perché non accetta critiche al suo operato», rinfacciandogli «che negli anni in cui il Ministro ha avuto la responsabilità della politica economica (2001-2005, quando il suo primo documento di programmazione prometteva “un nuovo miracolo economico”, e 2008) la crescita italiana ha esibito un divario negativo di oltre 5 punti rispetto alla crescita europea. In definitiva, vorremmo comprendere come egli si proponga di trasformare in realtà le sue speranze sul futuro del paese».[24][25]

Carlo Scarpa, in particolare, rispose che prendersela con tutta la categoria non era corretto anche perché «alcuni economisti del settore avevano dato l’allarme. Ad esempio, lo aveva fatto uno come Nouriel Roubini, economista di origine turco-iraniana che insegna a New York, quello che nel 2006 a Davos Tremonti invitò a “tornarsene in Turchia” perché osò criticare la politica economica del governo di allora»[26]. Il 7 settembre Tremonti, pur mantenendo il suo giudizio sugli economisti-maghi, tentò di smorzare i toni proprio davanti agli studenti della Bocconi sostenendo che in fondo «tutte le scienze hanno la stessa parità, siamo tutti umili lavoratori alla vigna del sapere».[27]

Nel 2010 il Collettivo noiseFromAmeriKa, un gruppo di economisti italiani che lavora in maggioranza negli Stati Uniti e formato da Alberto Bisin, Michele Boldrin, Sandro Brusco, Andrea Moro, Aldo Rustichini, e Giulio Zanella, ha criticato Tremonti nel libro Tremonti. Istruzioni per il disuso per la sua presunta pochezza e supponenza: «Tremonti ha francamente scocciato. Non tanto per quello che fa in qualità di ministro dell’Economia, visto che fa veramente poco, ma soprattutto per quello che dice. Siccome fa politica ed è uomo potente, quello che dice conta: orienta l’opinione pubblica e definisce i termini del dibattito. Questo non è un bene. Da un lato, afferma troppo frequentemente cose false o incoerenti. Dall’altro, quanto fa è spesso erroneo o in contraddizione con quanto asserisce si dovrebbe fare. Insomma, ha scocciato»[28]. Ai libri economici di Tremonti vengono dunque rimproverate le sue «visioni oniriche, frasi roboanti e la sicumera di essere l’unico al mondo investito, in modo misterioso, da una qualche sorta di conoscenza esoterica da usare per dispensare previsioni (solitamente apocalittiche) e offrire soluzioni magiche».[28]. L'opera ha conosciuto una seconda edizione ampliata nel 2011 col sottotitolo e continuano a chiamarlo Voltremont[29]

Prima di loro Giovanni La Torre nel libro "Il Grande Bluff. Il Caso Tremonti" (Melampo Editore, 2009) aveva sostenuto che le tesi esposte da Tremonti nei suoi libri erano strampalate, contraddittorie e prive di contenuto scientifico e che la caratteristica che le accomunava era la "verbosità", nonché il sostenere una cosa e il suo contrario in modo da poter dire in seguito "io l'avevo detto" qualunque cosa fosse accaduta nella realtà. Lo stesso presunto "antimercatismo" di Tremonti viene attaccato, e a questo proposito si fa riferimento al contenuto del libro dello stesso Tremonti "Lo Stato Criminogeno", che pare il manifesto più mercatista che sia mai stato scritto. Infine si sostiene che il Tremonti "profeta della crisi" non trova riscontro in alcuno dei suoi scritti precedenti la crisi medesima, trattandosi bensì semplicemente di una riuscita montatura mediatica. L'immagine di Tremonti "maitre à penser" è uno dei misteri mediatici italiani che non trova alcun fondamento nell'attività pratica e teorica del personaggio. La Torre ha poi firmato nel 2012 il numero monografico di Critica Liberale (n. 197) che riprende in esame il "pensiero" tremontiano così come espresso nel libro "Uscita di Sicurezza".[senza fonte]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli anni ottanta Giulio Tremonti scrisse regolarmente sul quotidiano di indirizzo comunista il manifesto con lo pseudonimo di lombard.[30][31] Autore di diverse opere a sfondo economico-finanziario, Giulio Tremonti ha scritto Lo Stato criminogeno, Le cento tasse degli italiani, La fiera delle tasse, Il federalismo fiscale (sulla proposta di devolution avanzata dalla Lega Nord), Il fantasma della povertà, Rischi Fatali, in cui presenta i problemi economici della nuova Europa in relazione alla rapidissima crescita della Cina, e l'ultimo La paura e la speranza sempre sui temi della globalizzazione e dei rapporti con il colosso orientale.[32]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Imposizione e definitività nel diritto tributario, Milano, A. Giuffre, 1977.
  • Le cento tasse degli italiani, con Giuseppe Vitaletti, Bologna, il Mulino, gennaio 1986. ISBN 88-15-01132-3
  • La fiscalità industriale. Strategie fiscali e gruppi di società in Italia, Bologna, il Mulino, gennaio 1988. ISBN 88-15-01797-6
  • La fiera delle tasse. Stati nazionali e mercato globale nell'età del consumismo, con Giuseppe Vitaletti, Bologna, il Mulino, gennaio 1991. ISBN 88-15-03334-3
  • Il federalismo fiscale. Autonomia municipale e solidarietà sociale, con Giuseppe Vitaletti, Roma-Bari, Laterza, gennaio 1994. ISBN 88-420-4357-5
  • La riforma fiscale. Otto tasse, un unico codice, federalismo (vedo, pago, voto), Milano, Mondadori, gennaio 1995. ISBN 88-04-40492-2
  • Il fantasma della povertà. Una nuova politica per difendere il benessere dei cittadini, con Edward Nicolae Luttwak e Carlo Pelanda, Milano, Mondadori, 1995. ISBN 88-04-40066-8
  • Lo Stato criminogeno. La fine dello Stato giacobino. Un manifesto liberale, Roma-Bari, Laterza, 1997. ISBN 88-420-5298-1
  • Meno tasse più sviluppo. Un progetto per uscire dalla crisi, Milano, Il Giornale, 1999.
  • Guerre stellari. Società ed economia nel cyberspazio, con Carlo Jean, Milano, FrancoAngeli, 2000.
  • Rischi fatali. L'Europa vecchia, la Cina, il mercatismo suicida. Come reagire, Milano, Mondadori, ottobre 2005. ISBN 88-04-55011-2
  • La paura e la speranza. Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla, Milano, Mondadori, marzo 2008. ISBN 978-88-04-58066-9
  • Uscita di sicurezza, Milano, Rizzoli, gennaio 2012. ISBN 978-88-17-05774-5

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Corrado Guzzanti imita Giulio Tremonti
  • È stato oggetto dell'imitazione del comico romano Corrado Guzzanti: il personaggio è apparso per la prima volta nel 2002. Celebri gli sketch sui tentativi del Ministro di "fare cassa", dal taglio delle gambe delle sedie per risparmiare sui conti pubblici al tentativo con i videopoker.
  • Per motivi fiscali, ha denunciato nel 2009 uno dei redditi imponibili netti più bassi tra i parlamentari, dopo anni di cifre assai più consistenti: 39.672 € (176.897 € lordi).[33]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ E' morta la moglie di Giulio Tremonti, portò il saluto dei malati a papa Ratzinger - Il Messaggero - Libero 24x7
  2. ^ Governo nella bufera, si è dimesso Tremonti in la Repubblica, 3 luglio 2004. URL consultato il 6 dicembre 2012.
  3. ^ Tremonti lancia movimento 3L, "i politici devono essere giovani" in Agenzia Giornalistica Italia, 6 ottobre 2012. URL consultato il 6 dicembre 2012.
  4. ^ Elezioni, c'è l'accordo tra Lega Nord e Tremonti. Maroni: "Per Regione Lombardia e politiche" in TGcom24, 5 dicembre 2012. URL consultato il 6 dicembre 2012.
  5. ^ Toh, è rispuntato Giulio Tremonti
  6. ^ il Governo Prodi II aveva già introdotto una detrazione di 200 euro per il pagamento dell'ICI sull'abitazione principale
  7. ^ Tremonti propone l'euro di carta in Rai net news, 25 agosto 2002. URL consultato il 20 aprile 2008.
  8. ^ Scarpe, la Cina accusa l'Europa in TG fin, 24 febbraio 2006. URL consultato il 20 aprile 2008.
  9. ^ Mattia Feltri, Martino: Tremonti sbaglia sui dazi cinesi. Il governo ha tagliato poco le tasse in La Stampa, 31 marzo 2006. URL consultato il 20 aprile 2008.
  10. ^ Calzature: dazi UE a Cina, Vietnam ma per Italia è poco. Mandelson esclude scarpe bimbi, sport; Urso, misure deboli in ANSA, 23 febbraio 2006. URL consultato l'8 marzo 2008.
  11. ^ Manovra, pronto maxiemendamento Tremonti: 'Non ci sarà alcun condono' in La Repubblica economia, 13 dicembre 2005. URL consultato l'8 marzo 2008.
  12. ^ Il Fatto Quotidiano, Corruzione, Tremonti indagato a Milano. “Prese tangente da Finmeccanica”.
  13. ^ Misure contro la crisi: al via i Tremonti-bond.
  14. ^ Nasce la «Banca del Mezzogiorno». Tremonti: «Non sarà un carrozzone».
  15. ^ Voce - Il grande bluff. Il caso Tremonti
  16. ^ La Torre Giovanni: Il grande bluff. Il caso Tremonti. Vita, opere e pensiero del genio dell'economia italiana
  17. ^ Articolo da AltriMondi del 23/03/2009.
  18. ^ a b I condoni «mai più» e gli incassi dimenticati
  19. ^ Giulio Tremonti (FI) - Ministro dell’Economia e delle Finanze - micromega-online - micromega
  20. ^ Rinvio per i tagli a Irap e Irpef 4 miliardi a piccoli e welfare
  21. ^ «Tacete economisti, avete sbagliato tutte le previsioni»
  22. ^ Tremonti agli economisti: state zitti, le vostre analisi sempre errate
  23. ^ «Aiuti alle banche? Prima la gente» No di Tremonti a bonus e speculazione
  24. ^ Non staremo zitti
  25. ^ Gli economisti e la crisi: «Ecco perché non possiamo restare in silenzio»
  26. ^ E SI VOLEVA RICACCIARE ROUBINI IN TURCHIA
  27. ^ Con gli economisti prove di tregua
  28. ^ a b http://www.noisefromamerika.org/var/uploads/Librotremonti/tremonti-inizio.pdf
  29. ^ Commenti e recensioni a Tremonti. Istruzioni per il disuso
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  31. ^ Marco Ventura, Giulio Tremonti, il "cavallo pazzo" della politica italiana in Panorama, 24 aprile 2012. URL consultato il 6 dicembre 2012.
  32. ^ Giulio Tremonti, Federalismo e valori, ancore di salvezza in La Padania, 6 marzo 2008. URL consultato l'8 marzo 2008.
  33. ^ Articolo da ilSalvagente.it del 16/03/2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Predecessore Ministro delle Finanze della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Franco Gallo 10 maggio 1994 - 17 gennaio 1995 Augusto Fantozzi
Predecessore Ministro dell'Economia e delle Finanze della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Ottaviano Del Turco (Finanze);
Vincenzo Visco (Tesoro)
11 giugno 2001 - 3 luglio 2004 Silvio Berlusconi
ad interim
I
Domenico Siniscalco 22 settembre 2005 - 8 maggio 2006 Silvio Berlusconi
ad interim
II
Tommaso Padoa-Schioppa 8 maggio 2008 - 16 novembre 2011 Mario Monti
ad interim
III

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