Carcere di San Vittore

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Coordinate: 45°27′42.97″N 9°09′56.48″E / 45.461937°N 9.165688°E45.461937; 9.165688 Il carcere di San Vittore si trova a Milano in Piazza Filangieri 2. La sua costruzione inizia nel maggio del 1872, mentre viene inaugurato il 7 luglio del 1879 durante il regno di Umberto I. Sin dagli anni settanta del XX secolo è afflitto dal problema del sovraffollamento, come peraltro gran parte delle carceri italiane.

La costruzione del nuovo carcere venne decisa dopo l'Unità d'Italia insieme ad altri provvedimenti di miglioramento delle infrastrutture milanesi, durante il periodo tra l'unificazione e il piano regolatore del 1889. Fino a quel momento, i detenuti erano rinchiusi in strutture non attrezzate allo scopo, tra cui l'ex-convento di Sant'Antonio abate, nel tribunale e nell'ex-convento di San Vittore. Per la costruzione della nuova struttura il governo acquistò dei lotti in zona periferica e poco edificata (l'attuale area tra corso Magenta e porta Ticinese) e incaricò l'ingegner Francesco Lucca, che si rifece al modello settecentesco del panopticon e disegnò un edificio a sei braccia di tre piani l'una. Tra i raggi vennero costruite le cosiddette "rose" di passeggio, divise in venti settori destinati ciascuno a un singolo detenuto, per impedire la comunicazione tra i reclusi. Su piazza Filangieri venne costruito un edificio in stile medievale in cui vennero collocati gli uffici e l'abitazione del direttore. Originariamente era in stile medievale anche il muro di cinta, ma oggi è stato quasi completamente ricostruito per motivi di sicurezza. Il corpo di guardia alle spalle degli uffici costituisce un'ulteriore barriera tra l'interno e l'esterno.

San Vittore durante l’occupazione tedesca[modifica | modifica wikitesto]

Durante il periodo bellico (1943 – 1945) il carcere di San Vittore fu soggetto in parte alla giurisdizione delle S.S. tedesche che controllavano e gestivano uno dei suoi "bracci". Le vicende riguardanti il famigerato "braccio tedesco" sono poco documentate dalle carte e molto di più dal ricordo e dalle testimonianze di coloro che vi sopravvissero. In un documento ufficiale del 1944 [1] si legge quanto segue:

"... Nel carcere esiste un braccio tedesco ed un tribunale germanico. Questo giudica i cittadini italiani colà ristretti non secondo le leggi italiane, e quindi non applica le pene stabilite nel codice e nella procedura del diritto penale italiano o militare, a seconda dei casi. Le pene inflitte sono ordinariamente quelle detentive. I detenuti ristretti nelle sezioni tedesche, sui quali l'autorità italiana non ha alcuna influenza, sono soggetti ai regolamenti germanici, e a questi è preposto un sottufficiale delle S.S. alle dirette dipendenze dell'albergo Regina, ove siede il Comando per la Lombardia delle S.S. (colonnello Rauff). I detenuti colà ristretti appena giudicati dal tribunale germanico, vengono inviati per il servizio del lavoro in Germania se innocenti, sempre che siano fisicamente idonee Se gravemente compromessi vengono inviati in campi di concentramento. In Germania vengono avviati per il lavoro anche i detenuti irrevocabilmente condannati, gli imputati che abbiano ottenuto la libertà provvisoria e gli inquisiti per i quali sia stata disposta la scarcerazione dall'autorità amministrativa".

Luigi Borgomaneri, autore di un saggio sul capo della Gestapo Theodor Saevecke e consulente nel processo a carico dell'ex capitano delle SS tedesche, fornisce diverse testimonianze su ciò che accadeva all'interno di San Vittore dal 1943 al 1945. Dei molti detenuti entrati e usciti dal "braccio tedesco" di San Vittore si trova testimonianza nei registri di iscrizione (libri matricola) che sono custoditi presso diversi istituti di conservazione. Due di questi si trovano nell'Archivio di Stato di Milano (AS MI - Carceri giudiziarie di Milano - serie Registri di iscrizione dei detenuti - pezzi n. 235 e 236), altri presso il Museo del Risorgimento di Milano e presso la Fondazione ISEC - Istituto per la Storia dell'Età Contemporanea di Sesto San Giovanni (Fondo Carte Panizza).

Detenuti famosi[modifica | modifica wikitesto]

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del carcere, come avviene in molte città, assume nel dialetto milanese (San Vitùr) e nel linguaggio parlato ruolo di sinonimo per la parola "carcere". La struttura è al centro di alcune canzoni popolari tra cui quelle di Walter Valdi e dei Gufi, e viene citata nelle canzoni Canto di galera degli Amici del Vento, "Ma mi" con testo di Giorgio Strehler e musica di Fiorenzo Carpi, portata al successo da Ornella Vanoni, e "40 pass" di Davide Van de Sfroos.

Il carcere di San Vittore è da 4 anni palcoscenico della manifestazione San Vittore Sing Sing, Festival di musica e cabaret nelle carceri di Milano, ideato da Alessandra Lanza, responsabile marketing e comunicazione dell'agenzia Piano B e realizzato da Piano b stessa con il patrocinio della Provincia di Milano. I media hanno dedicato grande attenzione all'evento.

L'edificio appare in numerose scene del film Così è la vita (1998), del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (AS MI - Gabinetto di prefettura secondo versamento - busta n. 396 - fascicolo categoria 37: documento del 2/11/1944 "Appunti al Duce. Carceri giudiziarie" firmato da Mario Bassi)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiara Bricarelli (a cura di), Una gioventù offesa. Ebrei genovesi ricordano (testo sulle deportazioni di ebrei transitati da San Vittore prima di essere avviati nei campi di concentramento nazisti)
  • Luigi Borgomaneri, Hitler a Milano: crimini di Theodor Saevecke capo della Gestapo, Roma, Datanews, 1997.
  • E. Grottanelli, L'amministrazione comunale di Milano e la costruzione del carcere di San Vittore, in "Storia in Lombardia" quadrimestrale dell'Istituto lombardo per la storia del movimento di liberazione in Italia, Milano, Franco Angeli Editore, anno IV, n. 2, 1985.
  • Antonio Quatela, "Sei petali di sbarre e cemento", Mursia Editore, Milano, 2013.