Campo di Fossoli

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Pianta del campo

Il campo di Fossoli nacque come campo di prigionia e concentramento situato nell'omonima località dell'Emilia-Romagna, allestito dagli italiani nel 1942. Fu successivamente utilizzato dalla Repubblica Sociale Italiana e quindi direttamente dalle SS come principale campo di concentramento e transito (in lingua tedesca: Polizei- und Durchgangslager) per la deportazione in Germania di ebrei e oppositori politici. Nel dopoguerra, vi furono internati prigionieri dello sconfitto regime, fu inoltre usato per campo profughi e fu in esso che mosse i primi passi la comunità di Nomadelfia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Campo attendato per prigionieri inglesi

A circa 5 km da Carpi, in località Fossoli, rimangono ancora visibili le tracce di quello che, dal 1942 al 1947, fu un grande campo di concentramento (ma anche di transito).

Le attuali condizioni del sito sono il risultato di una serie di stratificazioni d'uso succedutesi dal 1942 al 1970.

Maggio 1942 - 8 settembre 1943: Campo per prigionieri di guerra (PG 73)

Istituito dal Regio esercito italiano per i militari britannici, sudafricani, neozelandesi catturati nelle operazioni di guerra in Africa settentrionale.

5 dicembre 1943 - 15 marzo 1944: Campo concentramento per ebrei della Repubblica Sociale Italiana
La Repubblica Sociale Italiana apre a Fossoli, in ottemperanza ai dettami della Carta di Verona e dell'Ordine di Polizia n. 5, il campo di raccolta speciale per gli ebrei provenienti dai campi provinciali del territorio della RSI. Dal gennaio del 1944, oltre agli ebrei, cominciano ad essere internati nel campo anche gli oppositori politici. Partono anche i primi due treni di deportazione degli ebrei verso lo sterminio a Auschwitz, il 19 e il 22 febbraio 1944. Sul secondo convoglio diretto verso questa meta, viaggia con altri 650 deportati anche Primo Levi che rievoca la sua breve esperienza a Fossoli nelle prime pagine del famoso libro Se questo è un uomo e nella poesia Tramonto a Fossoli.

15 marzo - primi di agosto 1944: Polizei-und Durchgangslager

Interno baracca

Nel corso del 1944, diviene il Campo di Polizia e Transito (Polizei-und Durchgangslager) utilizzato dalle SS e inserito di fatto nel sistema concentrazionario nazista, quale principale campo deputato alla deportazione dall'Italia verso i Lager del Reich.

Campo per ebrei e politici

I circa 5000 deportati politici e razziali internati a Fossoli ebbero come tragiche destinazioni i campi di Auschwitz-Birkenau, Buchenwald, Bergen-Belsen, Mauthausen, Ravensbruck. Ad oggi è noto che tra il gennaio e l'agosto 1944 siano stati organizzati per gli internati di Fossoli almeno 8 convogli ferroviari, cinque dei quali destinati ad Auschwitz.

La Questura di Modena (Rsi) resta a dirigere il Campo Vecchio (l'area a nord che si affaccia su via Grilli) e vi fonda il campo per internati civili (attivo fino all'inverno del 1944). Già presenti dal febbraio 1944, le SS in marzo assumono ufficialmente la direzione del campo di Polizia e Transito nel Campo Nuovo (l'area a sud-est che si affaccia su via Remesina): prigionieri politici e razziali vengono qui trasferiti dai campi e dalle carceri del nord Italia per essere deportati nei Lager europei.

A causa dell'avvicinarsi del fronte e dell'intensificarsi delle pressioni partigiane nella zona, la gestione e il controllo del campo diventano difficili: il 2 agosto il comando tedesco decide la chiusura del Dulag e il suo trasferimento più a nord, a Bolzano-Gries. Si stima che siano passati da Fossoli circa 5000 deportati, di cui la metà ebrei: un terzo dei deportati ebrei dell'Italia transita per il campo di Fossoli.

Agosto 1944 - novembre 1944: Centro di raccolta per manodopera per la Germania
Il Campo Nuovo passa alle dipendenze della Direzione generale per l'ingaggio della manodopera per la Germania (Gba): il campo raccoglie cittadini rastrellati, oppositori politici, uomini e donne da inviare al lavoro coatto nei territori del Terzo Reich. In seguito ai bombardamenti il campo viene trasferito a Gonzaga nel mantovano.

Dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Seppur nato dalle vicende belliche, nel dopoguerra l'utilizzo del campo non si arresta e viene riadattato anche per scopi abitativi. Le trasformazioni fatte piegano le preesistenti strutture di prigionia alle nuove esigenze di vita quotidiana di una comunità civile, nascondendo in parte i segni più evidenti del Dulag. Si ritiene che siano originali la muratura delle baracche e la posizione delle strutture superstiti.

Campo di concentramento di prigionieri dello sconfitto regime
Dopo la fine della guerra il Campo Nuovo viene utilizzato come campo di concentramento per prigionieri, militari che avevano combattuto al servizio dello sconfitto regime o civili collaboratori dello sconfitto regime.
In questa fase, come nelle fasi precedenti, Francesco Venturelli, parroco di Fossoli, svolse opera di assistenza ai prigionieri. Nel clima di forte contrapposizione di quei mesi il Venturelli fu ucciso il 15 gennaio 1946.

Agosto 1945 - maggio 1947: Centro di raccolta profughi stranieri

Dopo la fine della guerra il Campo Nuovo viene utilizzato dalla Questura di Modena come centro di raccolta per profughi ed anche ebrei reduci dai lager in attesa del rimpatrio.[1]

Al 1946 il Campo Vecchio risulta già demolito e l'area destinata ad uso agricolo.

Maggio 1947 - agosto 1952: Nomadelfia

I Piccoli apostoli abbattono i reticolati dei campi

Il 19 maggio del 1947 il sito è occupato da Don Zeno Saltini che vi insedia l'Opera Piccoli Apostoli. Con un colpo di mano i ragazzi orfani sono in prima linea ad abbattere i reticolati e si insediano nel campo. Nascerà la comunità di Nomadelfia per bambini abbandonati e orfani di guerra. Nel momento di massima espansione si raggiunge la cifra di 700 bambini e, compresi gli adulti, si arriva alle 1.000 persone.

Dopo un po' di tempo, il governo (particolarmente il ministro degli interni Mario Scelba) decide di porre fine all'esperimento in cui il cristianesimo si univa ad un forte impegno sociale detto comunismo evangelico e don Zeno, anche per la pesante situazione debitoria, è costretto a lasciare Fossoli. Nel 1952 la comunità si trasferisce a Grosseto, in una tenuta donata dalla contessa Pirelli.[2]

1954 - 1970: Villaggio San Marco

Comunità di Nomadelfia

L'Opera assistenziale profughi giuliano-dalmati ottiene l'ex campo Fossoli per i propri assistiti: cominciano ad arrivare le prime famiglie di profughi italiani provenienti dai territori dell'Istria e della Venezia Giulia passati sotto il controllo della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Con il trasferimento nel 1970 dell'ultima famiglia nel tessuto urbano di Carpi, termina l'esperienza del Villaggio San Marco. [3]

Il campo oggi[modifica | modifica sorgente]

Il Campo oggi

Oggi del campo originale sono rimasti solo i muri delle baracche e la posizione delle strutture superstiti.

Nel 1984 grazie ad una legge speciale, l'area dell'ex campo di Fossoli venne concessa a titolo gratuito al Comune di Carpi che, dopo l'apertura nel 1973 del Museo - monumento al deportato, ne aveva fatto richiesta all'Intendenza di finanza.

Fino al gennaio 2001 la gestione del Museo e dell'ex campo fu a cura del Comune di Carpi, che da quella data in poi l'affidò alla Fondazione Fossoli.

I terremoti dell'Emilia del 20 e del 29 maggio 2012 hanno arrecato danni rilevanti alle baracche causando l'inagibilità del campo e la sua chiusura ai visitatori che vi varcano l'entrata in circa 30.000 all'anno. Il 9 novembre 2012 il museo riapre normalmente al pubblico e anche il campo torna ad essere visitabile.

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

Ben 2844 ebrei passarono per il campo di Fossoli, di questi ben 2802 furono deportati.[4]

Panoramica campo-2.gif

Uccisioni, morti e violenze a Fossoli[modifica | modifica sorgente]

Ebrei morti

  • Un uomo, in principio di ribellione, venne ucciso in un convoglio di camion che si dirigeva a Fossoli, e arrivò al campo già morto. Si chiamava Leone di Consiglio.
  • Giulia Consolo, di Alessandria d'Egitto, trasferitasi a Roma per il matrimonio, morì il 5 febbraio 1944 all'ospedale di Carpi.
  • Giulio Ravenna, ferrarese, era di un'ex-famiglia ebraica, divenuta cattolica; già di salute malferma prima di giungere al campo, si aggravò il 17 febbraio, Don Venturelli, parroco della frazione Fossoli, lo assistette sino alle 17 del giorno dopo, quando morì. Aveva 71 anni.
  • Carolina Iesi, ferrarese, di 85 anni, morì, per quanto dichiarato, di "senilità", a Fossoli.
  • Giovanni Schembri, sessantunenne, proveniente da Bagni di Lucca, nato a Tripoli, morì il 13 marzo.
  • Rosa Doczi, slovena, vissuta a Fiume, doveva essere deportata ad Auschwitz con il convoglio RSHA 9, ma morì quattro giorni prima, il 1º aprile. Il nipote, invece, venne deportato, e ivi morì.
  • Il 7 giugno morì Teodoro Sacerdote, di Torino, di 95 anni.
  • Il 12 giugno morì Magenta Nissim di Firenze. Lei e Sacerdote andavano deportati il 26 giugno ed erano i più vecchi del campo.
  • Pacifico di Castro doveva essere assegnato ad una squadra di lavoro. Non capiva il tedesco e, secondo alcune fonti, era anche parzialmente sordo; Rieckhoff, un ufficiale, gli sparò il 1º maggio.
  • Giovanni Schembri.

Sepolture
Del cadavere di Giulia Consolo si occupò Don Venturelli. Voleva seppellire il suo corpo nel cimitero Ebraico Carpigiano, ma seppe che doveva avere l'autorizzazione della Comunità Ebraica di Modena, ma nessun membro era reperibile. Fu sepolta nei pressi della camera per le autopsie del Cimitero Cattolico di Carpi. Alla fine della guerra, rientrò a Carpi Manlio Campagno, che era fuggito in Svizzera, di cui don Tirelli fa menzione nella Cronaca Carpigiana. Seppe dei morti e delle sepolture dei nove Ebrei (ne mancava uno alla sua lista) morti a Fossoli. Furono rintracciati parenti per i 2/3 delle vittime. Quattro salme vennero portate in altre città. Arturo Morello e Giulio Ravenna furono esumati e messi in tombini del cimitero cattolico. Giulia Consolo, Carolina Iesi e Rosa Doczi, sino al 1957, restarono al luogo di originale sepoltura, ma il cimitero doveva essere ampliato, e i corpi spostati, e Campagno li fece seppellire nel cimitero ebraico, in presenza di varie autorità e di un rabbino. Furono avvisate le comunità di provenienza e fu rintracciato Fernando Terracina, figlio della Consolo, che fece portare a Roma i resti di Giulia. Invece, i corpi di Carolina Iesi e di Rosa Doczi sono tuttora nel Cimitero Ebraico, dove erano stati sepolti i morti della Comunità Ebraica Carpigiana, che esistette dal 1825 al 1922, con la morte di Augusto Rimini. È tuttora sconosciuta la sepoltura di Giovanni Schembri e i tombini di Morello e di Ravenna.

Politici

Leopoldo Gasparotto, capo partigiano, ucciso nel circondario di Fossoli nel giugno 1944.
  • Leopoldo Gasparotto, comandante delle Brigate partigiane Giustizia e Libertà, venne arrestato a Milano, e si recò a Fossoli nei primi mesi del suo funzionamento. Riuscì a contattare i partigiani, ai quali forniva documenti, e iniziò a predisporre un piano di fuga generale, dopo aver fatto fuggire diversi altri prigionieri. Le SS, notata la sua pericolosità, il 22 giugno 1944 lo portarono in un camion nel circondario di Carpi, e, quando la ruota del camion si bucò, gli ordinarono di scendere e lo uccisero sul posto. Tornarono al campo in bicicletta, e poco dopo vennero, con un altro mezzo che prelevò il cadavere di Gasparotto, dal luogo dell'esecuzione. Il suo corpo venne sepolto in una tomba anonima, ma ora è stato recuperato.
  • Un cinquantanovenne, Arturo Morello, di Casale Monferrato, morì il 12 marzo di morte naturale.
  • La Strage del Cibeno: il 12 luglio 1944, 67 internati politici del Campo di concentramento di Fossoli furono fucilati dalle SS al poligono di tiro di Cibeno (Carpi)[5].

Persone legate al campo[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In particolare a Fossoli non fu facile il rapporto con le persone ivi raccolte considerate in genere solo degli indesiderati. Si ritrovarono insieme anche ebrei e i loro aguzzini
  2. ^ vedi Antonio Saltini Don Zeno: Il sovversivo di Dio
  3. ^ Maria Luisa Molinari, Villaggio San Marco: via Remesina 32, Fossoli di Carpi: storia di un villaggio per profughi giuliani, EGA editrice, 2006, ISBN 8876705759
  4. ^ Cfr. in Gaetano Vallini, Nessuno si chiedeva perché. La vacuità del mito degli "italiani brava gente" in un volume sul lager nazifascista di Fossoli. su L'Osservatore Romano del 27 gennaio 2010.
  5. ^ I fucilati al Poligono di Cibeno
  6. ^ http://www.anpi.it/uomini/ricci_raimondo.htm

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Renzo Baccino; Fossoli. Modena 1961
  • Enea Biondi, Caterina Liotti e Paola Romagnoli; Il Campo di Fossoli: evoluzione d'uso e trasformazioni, Ibidem, pp. 35-49
  • Enea Biondi; Una città quasi realizzata, Ibidem, pp. 64-72
  • Luciano Casali; La deportazione dall'Italia. Fossoli di Carpi, in Spostamenti di popolazione e deportazioni in Europa 1939-1945, atti del convegno (Carpi, 4-5 ottobre 1985), Bologna 1987, pp. 382-406
  • Enzo Collotti; Introduzione, in Trentacinque progetti per Fossoli, a cura di Giovanni Leoni, Milano 1990, pp. 11-22
  • Roberta Gibertoni e Annalisa Melodi; Il campo di Fossoli e il Museo Monumento al Deportato di Carpi in Un percorso della memoria. Guida ai luoghi della violenza nazista e fascista in Italia, a cura di Tristano Matta, Milano 1996, pp. 99-119
  • Roberta Gibertoni e Annalisa Melodi; Il Campo di Fossoli, in Il Museo Monumento al Deportato a Carpi, Milano 1997, pp. 21-32
  • Roberta Gibertoni; Fossoli, in Dizionario dell'Olocausto, Torino 2004, pp. 297-300
  • Anna Maria Ori, Il Campo di Fossoli. Da campo di prigionia e deportazione a luogo di memoria, Carpi 2004
  • Anna Maria Ori, La memoria stratificata del Campo di Fossoli, in Deportazione e memoria della deportazione, Cuneo 2004, pp. 125-178
  • Anna Maria Ori, Carla Bianchi, Metella Montanari, Uomini nomi memoria. Fossoli 12 luglio 1944, Carpi 2004
  • Anna Maria Ori, Il Campo di Fossoli, in Fossoli. Memoria privata, rimozione pubblica, Milano 2007, pp. 15-42
  • Anna Maria Ori, Fossoli, dicembre 1943-agosto 1944, in Il Libro dei deportati, volume II, Milano 2010, pp. 778-822
  • Paolo Paoletti, La strage di Fossoli. Milano: Mursia, 2004. ISBN 88-425-3285-1
  • Liliana Picciotto; Il libro della memoria, Milano 2002, pp. 903-929
  • Liliana Picciotto; L'alba ci colse come un tradimento. Milano, Mondadori, 2010 ISBN 978-88-04-58596-1
  • Danilo Sacchi; Fossoli: transito per Auschwitz. Quella casa davanti al campo di concentramento. Firenze: La Giuntina, 2002. ISBN 88-8057-138-9
  • Chiara Bricarelli (a cura di), Una gioventù offesa. Ebrei genovesi ricordano, Firenze: La Giuntina, 1995, ISBN 88-8057-021-8

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