Risiera di San Sabba
Coordinate: 45°37′26.09″N 13°47′22.10″E / 45.6239139°N 13.789472°E
| Campo di concentramento Risiera di San Sabba | |
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Ingresso alla Risiera di San Sabba |
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| Tipo | museo storico |
| Indirizzo | via Giovanni Palatucci 5, Trieste |
| Sito | http://www.risierasansabba.it |
La Risiera di San Sabba (in sloveno: Rižarna pri Sveti Soboti) è stata un lager nazista, situato nella città di Trieste, utilizzato per il transito, la detenzione e l'eliminazione di un gran numero di detenuti, in prevalenza prigionieri politici ed Ebrei.
Indice |
[modifica] La Risiera come luogo di sterminio
È stato uno dei tanti campi di concentramento in Italia . In esso le autorità tedesche compirono uccisioni, in un primo momento mediante gas (usando i motori diesel degli autocarri)[1][2], in seguito per fucilazione o con colpo di mazza alla nuca. Nel campo di sterminio italiano c'era un forno crematorio. Questo forno venne ricavato da un essiccatoio in cui veniva asciugato il riso. Qui i cadaveri bruciavano e diventavano polvere e cenere. Oggi la risiera è un vero e proprio museo.
In seguito all'armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943, le province italiane di Udine, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e Lubiana vennero sottoposte al diretto controllo del Terzo Reich con il nome di Zona di operazione dell'Adriatisches Küstenland (OZAK).
Tale zona faceva parte formalmente della Repubblica sociale italiana, ma l'amministrazione del territorio - considerato come zona d'operazione bellica - fu però affidata e sottomessa al controllo dell'Alto Commissario Friedrich Rainer, già Gauleiter della Carinzia.
Il complesso di edifici che costituivano lo stabilimento per la pilatura del riso era stato costruito nel 1913 nel rione di San Sabba (più correttamente san Saba), alla periferia della città e fu trasformato inizialmente in un campo di prigionia provvisorio per i militari italiani catturati dopo l'8 settembre: venne denominato Stalag 339.
Successivamente, al termine dell'ottobre 1943, il complesso diviene un Polizeihaftlager (Campo di detenzione di polizia), utilizzato come centro di raccolta di detenuti in attesa di essere deportati in Germania ed in Polonia e come deposito dei beni razziati e sequestrati ai deportati ed ai condannati a morte. Nel campo venivano anche detenuti ed eliminati Sloveni, Croati, partigiani, detenuti politici ed ebrei.
Supervisore della Risiera fu l'ufficiale delle SS Odilo Globocnik, triestino di nascita, in precedenza stretto collaboratore di Reinhard Heydrich e responsabile dei campi di sterminio attivati nel Governatorato Generale, nel quadro dell'operazione Reinhard, in cui erano stati uccisi oltre 1,2 milioni di ebrei[3].
Per i cittadini incarcerati nella Risiera, intervenne in molti casi, presso le autorità germaniche, il vescovo di Trieste, monsignor Santin; in alcuni casi con una soluzione positiva (liberazione di Giani Stuparich e famiglia) ma in altri senza successo.
I nazisti, dopo aver utilizzato per le esecuzioni i più svariati metodi, come la morte per gassazione utilizzando automezzi appositamente attrezzati, si servirono all'inizio del 1944 dell'essiccatoio della risiera, prima di trasformarlo definitivamente in un forno crematorio[1][2].
L'impianto venne utilizzato per lo smaltimento dei cadaveri e la sua prima utilizzazione si ebbe il 4 aprile 1944 con la cremazione di una settantina di cadaveri di ostaggi fucilati il giorno precedente in località limitrofe Villa Opicina (Trieste).
Questo luogo è di assoluta importanza in quanto fu l'unico campo di deportazione dell'Europa meridionale. Il forno crematorio e la connessa ciminiera furono abbattuti con esplosivi dai nazisti in fuga nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, nel tentativo di eliminare le prove dei loro crimini, ma sono stati descritti successivamente dai prigionieri testimoni del campo. Tra le rovine furono ritrovate ossa e ceneri umane[4]. Sul medesimo luogo, a ricordo, sorge oggi una struttura commemorativa costituita da una piastra metallica sul posto dove sorge il forno crematorio e da una stele che ricorda la presenza della ciminiera.
Riguardo alle ipotesi sui metodi di esecuzione, esse sarebbero avvenute o per gassazione attraverso automezzi appositamente attrezzati, o con un colpo di mazza alla nuca (ritrovata e custodita sino al 1977 nel museo della risiera. È stata rubata l'anno successivo) o per fucilazione. Nel complesso le esecuzioni sarebbero state almeno cinquemila, secondo una stima approssimativa, sebbene non si disponga di dati certi.
[modifica] Il museo e gli edifici
Nel campo erano presenti diversi edifici che oggi non esistono più, in seguito alla trasformazione in campo profughi per gli esuli giuliano-dalmati nel 1945 e alla seguente ristrutturazione e trasformazione in "Monumento Nazionale" . Sono visibili:
- La "cella della morte" dove venivano rinchiusi i prigionieri portati dalle carceri o catturati in rastrellamenti e destinati ad essere uccisi e cremati nel giro di poche ore.
- Le 17 celle in ciascuna delle quali venivano ristretti fino a sei prigionieri, riservate particolarmente agli Sloveni e Croati, ai partigiani, ai politici, agli ebrei, destinati all'esecuzione a distanza di giorni o di alcune settimane. Le due prime celle venivano usate per la tortura e la raccolta di materiale prelevato ai prigionieri e vi sono stati scoperti, fra l'altro, migliaia di documenti d'identità, sequestrati non solo ai detenuti e ai deportati, ma anche alle persone inviate al lavoro coatto.
- L'edificio seguente di quattro piani, dove venivano rinchiusi in ampie camerate gli ebrei ed i prigionieri civili e militari destinati per lo più alla deportazione in Germania, uomini e donne di tutte le età e bambini anche di pochi mesi. Da qui finivano a Dachau, Auschwitz, Mauthausen, verso un tragico destino che solo pochi hanno potuto evitare. Nell'edificio centrale, usato come caserma, con il forno crematorio si trova l'interessante Museo.
- La camera a gas in un sotterraneo vicino alle microcelle.
- il Forno crematorio con vicino il museo (allora era un obitorio con accanto questo enorme forno).
Con il D.P.R. n. 510 del 15 aprile 1965, il Presidente Giuseppe Saragat dichiarò la risiera di san Sabba Monumento Nazionale, quale "unico esempio di Lager nazista in Italia".
Nel 1975 la RAI produsse un documentario inchiesta sulla risiera a cura di Emilio Ravel per il programma AZ, un fatto come e perché.
[modifica] Note
- ^ a b Vedi: Portale su Trieste, link visitato il 6 settembre 2008
- ^ a b Vedi: Travelitalia.com, la pagina dedicata al museo della Risiera, link visitato il 6 settembre 2008
- ^ M.Mazower, L'impero di Hitler, pp. 399-400.
- ^ Polizia della Venezia Giulia, Divisione criminale investigativa, prot. 13392, Trieste 6/12/1945, Alla Procura di Stato di Trieste.
[modifica] Voci correlate
- Lista dei campi per l'internamento civile nell'Italia Fascista
- Lista dei luoghi dell'Olocausto in Italia
- Campo di concentramento
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Risiera di San Sabba
[modifica] Bibliografia
- Ferruccio Folkel. La risiera di San Sabba. Milano: BUR - Biblioteca Universale Rizzoli, 2000. ISBN 88-17-17507-2
- Siegfried J. Pucher Il nazista di Trieste - Vita e crimini di Odilo Globocnic Beit (2011) Isbn 9788895324197