Risiera di San Sabba

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 45°37′26.09″N 13°47′22.1″E / 45.623914°N 13.789472°E45.623914; 13.789472

Campo di concentramento Risiera di San Sabba
Ingresso alla Risiera di San Sabba
Ingresso alla Risiera di San Sabba
Tipo museo storico
Indirizzo via Giovanni Palatucci 5, Trieste
Sito http://www.risierasansabba.it

La Risiera di San Sabba è stato un lager nazista, situato nella città di Trieste, utilizzato per il transito, la detenzione e l'eliminazione di un gran numero di detenuti, in prevalenza prigionieri politici ed Ebrei.

È stato uno dei campi di smistamento in Italia. In esso le autorità tedesche smistavano le persone che sarebbero andate nei campi di concentramento, i prigionieri più pericolosi venivano invece uccisi nella risiera tramite un colpo di mazza alla nuca o tramite fucilazione.[1][2]

Nel lager italiano c'era un forno crematorio per i cadaveri: questo forno venne ricavato da un essiccatoio in cui in precedenza veniva asciugato il riso. Oggi la risiera è divenuta un museo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In seguito all'armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943, le province italiane di Udine, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e Lubiana vennero sottoposte al diretto controllo del Terzo Reich con il nome di Zona di operazione dell'Adriatisches Küstenland (OZAK).

Tale zona faceva parte formalmente della Repubblica sociale italiana, ma l'amministrazione del territorio - considerato come zona d'operazione bellica - fu però affidata e sottomessa al controllo dell'Alto Commissario Friedrich Rainer, già Gauleiter della Carinzia.

Il complesso di edifici che costituivano lo stabilimento per la pilatura del riso era stato costruito nel 1913 nel rione di San Sabba (più correttamente "san Saba"), alla periferia della città e fu trasformato inizialmente in un campo di prigionia provvisorio per i militari italiani catturati dopo l'8 settembre: venne denominato Stalag 339.

Successivamente, al termine dell'ottobre 1943, il complesso diviene un Polizeihaftlager (Campo di detenzione di polizia), utilizzato come centro di raccolta di detenuti in attesa di essere deportati in Germania ed in Polonia e come deposito dei beni razziati e sequestrati ai deportati ed ai condannati a morte. Nel campo venivano anche detenuti ed eliminati Sloveni, Croati, partigiani, detenuti politici ed ebrei.

Supervisore della Risiera fu l'ufficiale delle SS Odilo Globočnik, triestino di nascita, in precedenza stretto collaboratore di Reinhard Heydrich e responsabile dei campi di sterminio attivati nel Governatorato Generale, nel quadro dell'operazione Reinhard, in cui erano stati uccisi oltre 1,2 milioni di ebrei[3].

Per i cittadini incarcerati nella Risiera, intervenne in molti casi, presso le autorità germaniche, il vescovo di Trieste, monsignor Santin; in alcuni casi con una soluzione positiva (liberazione di Giani Stuparich e famiglia) ma in altri senza successo.

Luogo dove si trovava il forno crematorio

I nazisti, dopo aver utilizzato per le esecuzioni i più svariati metodi, come la morte per gassazione utilizzando automezzi appositamente attrezzati, si servirono all'inizio del 1944 dell'essiccatoio della risiera, prima di trasformarlo definitivamente in un forno crematorio[1][2].

L'impianto venne utilizzato per lo smaltimento dei cadaveri e la sua prima utilizzazione si ebbe il 4 aprile 1944 con la cremazione di una settantina di cadaveri di ostaggi fucilati il giorno precedente in località limitrofe Villa Opicina (Trieste). Da allora, fino alla data della liberazione, il forno crematorio fu adoperato per bruciare i corpi di oltre 3500 prigionieri della Risiera, soppressi direttamente dal personale carcerario ivi operante. La Risiera, oltre ad essere usata come campo di smistamento di oltre 8000 deportati provenienti dalle Provincie orientali destinati agli altri campi di concentramento nazisti, fu quindi adoperata in parte anche come luogo di detenzione, tortura ed eliminazione di prigionieri sospettati di attività sovversiva nei confronti delle regime nazista.[4]

Questo luogo è di assoluta importanza in quanto fu l'unico campo di deportazione dell'Europa meridionale. Il forno crematorio e la connessa ciminiera furono abbattuti con esplosivi dai nazisti in fuga nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, nel tentativo di eliminare le prove dei loro crimini, ma sono stati descritti successivamente dai prigionieri testimoni del campo. Tra le rovine furono ritrovate ossa e ceneri umane[5]. Sul medesimo luogo, a ricordo, sorge oggi una struttura commemorativa costituita da una piastra metallica sul posto dove sorge il forno crematorio e da una stele che ricorda la presenza della ciminiera.
Riguardo alle ipotesi sui metodi di esecuzione, esse sarebbero avvenute o per gassazione attraverso automezzi appositamente attrezzati, o con un colpo di mazza alla nuca (mazza ritrovata e custodita sino al 1977 nel museo della risiera. È stata rubata l'anno successivo) o per fucilazione. Nel complesso le esecuzioni sarebbero state almeno cinquemila, secondo una stima approssimativa, sebbene non si disponga di dati certi.

Con il D.P.R. n. 510 del 15 aprile 1965, il Presidente Giuseppe Saragat dichiarò la risiera di san Sabba Monumento Nazionale, quale "unico esempio di lager nazista in Italia".

Nel 1975 la RAI produsse un documentario inchiesta sulla risiera a cura di Emilio Ravel per il programma AZ, un fatto come e perché.

Il museo e gli edifici[modifica | modifica wikitesto]

Nel campo erano presenti diversi edifici che oggi non esistono più, in seguito alla trasformazione in campo profughi per gli esuli giuliano-dalmati nel 1945 e alla seguente ristrutturazione e trasformazione in "Monumento Nazionale".

Sono visibili:

  • La "cella della morte" dove venivano rinchiusi i prigionieri portati dalle carceri o catturati in rastrellamenti e destinati ad essere uccisi e cremati nel giro di poche ore.
  • Le 17 celle in ciascuna delle quali venivano ristretti fino a sei prigionieri, riservate particolarmente agli Sloveni e Croati, ai partigiani, ai politici, agli ebrei, destinati all'esecuzione a distanza di giorni o di alcune settimane. Le due prime celle venivano usate per la tortura e la raccolta di materiale prelevato ai prigionieri e vi sono stati scoperti, fra l'altro, migliaia di documenti d'identità, sequestrati non solo ai detenuti e ai deportati, ma anche alle persone inviate al lavoro coatto.
  • L'edificio seguente di quattro piani, dove venivano rinchiusi in ampie camerate gli ebrei ed i prigionieri civili e militari destinati per lo più alla deportazione in Germania, uomini e donne di tutte le età e bambini anche di pochi mesi. Da qui finivano a Dachau, Auschwitz, Mauthausen, verso un destino che solo pochi hanno potuto evitare. Nell'edificio centrale, usato come caserma, con il forno crematorio si trova l'interessante museo.
  • Il Forno crematorio con a fianco il museo: all'epoca i locali dell'attuale museo erano utilizzati come obitorio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Vedi: Portale su Trieste, link visitato il 6 settembre 2008
  2. ^ a b Vedi: Travelitalia.com, la pagina dedicata al museo della Risiera, link visitato il 6 settembre 2008
  3. ^ M.Mazower, L'impero di Hitler, pp. 399-400.
  4. ^ F. Longo e M. Moder, Storia della Venezia Giulia 1918-1998, pag.62 (op. cit.), AA. VV., Krajevni leksikon Slovencev v Italiji, pag.194 (op. cit.), De Szombathely Gabrio, Un itinerario di 2000 anni nella storia di Trieste, pag.184 (op. cit.)
  5. ^ Polizia della Venezia Giulia, Divisione criminale investigativa, prot. 13392, Trieste 6/12/1945, Alla Procura di Stato di Trieste.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Com’è bella Trieste, Editoriale Stampa Triestina, Trieste marzo 2011, ISBN 978-88-7174-129-1
  • AA. VV., Krajevni leksikon Slovencev v Italiji - Tržaška pokrajina, Založništvo tržaškega tiska, Trst 1990
  • De Szombathely Gabrio, Un itinerario di 2000 anni nella storia di Trieste, Edizioni Italo Svevo Trieste 1994
  • Ferruccio Folkel. La risiera di San Sabba. Milano: BUR - Biblioteca Universale Rizzoli, 2000. ISBN 88-17-17507-2
  • Francesca Longo e Matteo Moder, Storia della Venezia Giulia 1918-1998, Baldini Castoldi Dalai Editore, Milano 2004, ISBN 88-8490-629-6
  • Tristano Matta Il Lager di San Sabba. Dall'occupazione nazista al processo di Trieste Trieste: Beit casa editrice, 2013. ISBN 978-88-95324-30-2
  • Siegfried J. Pucher Il nazista di Trieste - Vita e crimini di Odilo Globočnik Trieste: Beit casa editrice, 2011. ISBN 978-88-95324-19-7

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]